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	<title>movimento 5 stelle Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Oct 2022 14:47:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>movimento 5 stelle Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Fallimento M5s, il Reddito di cittadinanza ha distrutto il valore del lavoro</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fallimento-m5s-reddito-cittadinanza-distrutto-valore-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 14:47:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fallimento dell’impostazione del Reddito di Cittadinanza è nei numeri Meno del 2% dei beneficiari, infatti, ha avuto un primo contratto di lavoro. Un’inezia se paragonata agli alti costi sostenuti ogni anno per finanziare la misura, 6 miliardi di euro, la cui ideazione è stata concepita intorno a due capisaldi del pensiero politico del Movimento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il fallimento dell’impostazione del Reddito di Cittadinanza è nei numeri</h3>
<p>Meno del 2% dei beneficiari, infatti, ha avuto un primo contratto di lavoro. Un’inezia se paragonata agli alti costi sostenuti ogni anno per finanziare la misura, 6 miliardi di euro, la cui ideazione è stata concepita intorno a due capisaldi del pensiero politico del Movimento Cinque Stelle: le politiche distributive a sostegno dei bonus (tema sul quale hanno trovato anche la convergenza del Pd durante la fase di governo giallo-rossa) e la demonizzazione del privato, incarnata in questo caso dalla scelta sbagliata di escludere dall’intermediazione le Agenzie per il Lavoro.</p>
<p>Che questa impostazione del Reddito avrebbe ottenuto risultati fallimentari, per usare un eufemismo, era fin troppo chiaro dalla sua impostazione generale, che affidava un ruolo significativo a strutture burocratiche come i Centri per l’Impiego, il cui contributo per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in Italia raggiunge un modesto 4%.</p>
<p>Anche i navigator, il cui compito era quello di aiutare i beneficiari del Reddito a trovare un’occupazione, hanno fallito nel loro obiettivo perché spesso si è trattato di figure professionali orientate alla conoscenza della psicologia del lavoro, ma con scarsa attitudine e frequentazione del mercato, delle imprese e del sistema industriale. Il fallimento della misura, inoltre, è nell’evidente cambiamento di prospettiva e di percezione che lo stesso Conte ha provato a dare del Reddito durante la campagna elettorale. Il Reddito è servito per sostenere gli indigenti, si è detto, ed ha svolto un ruolo significativo come strumento di calmieratore sociale.</p>
<p>Il Reddito, insomma, per stessa ammissione di chi l’ha immaginato, non ha creato occupazione, ma ha svolto un diverso ruolo sociale, che oggi però il Paese non può più sostenere. Almeno con queste dimensioni perché, se da una parte il sostegno agli indigenti deve continuare a essere una priorità sociale del nuovo Governo, non si possono però più depauperare risorse dello Stato che non qualificano il capitale umano.</p>
<p>Non solo sotto il profilo delle competenze, ma anche da un punto di vista culturale, perché il danno maggiore, più profondo e subdolo che ha prodotto l’impostazione del Reddito di Cittadinanza voluta dal Movimento Cinque Stelle, è la distruzione del valore del lavoro come strumento e mezzo di riscatto e di emancipazione sociale, regalando ai nostri figli l’ennesimo alibi del lavoro che non si trova.</p>
<p>In Italia 2 milioni di ragazzi dai 15 ai 24 anni hanno scelto di non studiare e neppure provano a cercare un lavoro. L’emigrazione dei cervelli, la crisi economica e oggi il Reddito di Cittadinanza, sono diventati un ulteriore alibi per continuare a proteggere i nostri figli, destinandoli così alla paralisi e all’emarginazione.</p>
<p><a href="https://www.iltempo.it/opinioni-e-commenti/2022/10/04/news/reddito-di-cittadinanza-grillino-distrugge-valore-lavoro-fallimento-m5s-33328218/"><strong>Stefano Cianciotta su </strong><em><strong>Il Tempo</strong></em></a></p>
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		<title>Dissoluzione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dissoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 15:46:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo draghi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non basta votare Il partito di maggioranza relativa si è dissolto, ma il resto del mondo politico commetterebbe un grosso e grave errore se ritenesse che il resto è in grado di reggere. Il processo di decomposizione riguarda tutti, nessuno escluso. E non accorgersene serve solo a coinvolgere le istituzioni. Si può far finta che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Non basta votare</h3>
<p>Il partito di maggioranza relativa si è dissolto, ma il resto del mondo politico commetterebbe un grosso e grave errore se ritenesse che il resto è in grado di reggere. Il processo di decomposizione riguarda tutti, nessuno escluso. E non accorgersene serve solo a coinvolgere le istituzioni.</p>
<p>Si può far finta che tutto capiti per la pochezza, trasformismo e talora buffoneria del mondo politico, ma anche questo sarebbe un errore. Ancora una volta, come già all’inizio degli anni novanta, l’onda d’urto degli equilibri internazionali spezza e spazza non solo gli equilibri politici interni, ma direttamente i loro protagonisti.</p>
<p>Allora fu la fine della guerra fredda e della divisione europea. E non averlo compreso fu la vera colpa di un mondo politico attardato nel passato, che fu poi travolto con altri strumenti, impropri e ingiusti, anche in quel caso scassando equilibri istituzionali, ma fu travolto prima di tutto per propria incapacità e debolezza di pensiero e azione.</p>
<p>Oggi è il ripartire della guerra russa, gli effetti di un’aggressione criminale che cambia gli equilibri occidentali, rimette la Nato in prima linea, chiama Paesi neutrali ad aderirvi, e trascina con sé la ridescrizione di frontiere e rapporti anche assai lontani dai confini europei, per i riflessi che ha nel mercato delle materie prime energetiche. Gas prima di ogni altra.</p>
<p>Per i duri di comprendonio: l’odierna missione italiana in Algeria, come le altre in Africa, come l’aumento delle forniture per il tramite del Tap (dall’Azerbaigian), non si limitano a rimodulare il paniere energetico, ma cambiano e per certi aspetti ribaltano equilibri europei.</p>
<p>Sono queste le ragioni, coinvolgenti i nostri rapporti internazionali, che possono far pensare alla necessità di superare l’incoscienza e l’insipienza di tanta parte della popolazione parlamentare, inducendo alla continuità di una regia che sono gli sciocchi e i poveri di spirito possono pensare abbia a che vedere con le aspirazioni e condizioni di una sola persona.</p>
<p>Sia pure del calibro di Mario Draghi. Se i miserabili saranno riusciti a far abortire un disegno che ha una sua grandezza, a rimetterci non sarà certo una persona, ma l’Italia. E siccome avverto la possibile lettura retorica di questo richiamo, sarà bene essere più espliciti: ci rimetterà il ruolo italiano nei prossimi decenni, mentre si rimarrà profondamente liberi di spartirci il debito, accaparrarci qualche rendita, proclamare la sovranità stracciona di chi non conta nulla.</p>
<p>Se quelle ragioni, al contrario, fossero capaci di indurre a rimediare all’orrido pasticcio combinato da delle comparse, non per questo sarà stato colmato il vuoto politico, scavato in lunghi anni di propagandismo a tre palle un soldo, di contrapposizioni fra soggetti che, ora, si trovano assieme al governo, di preteso bipolarismo con annessa transumanza trasformistica.</p>
<p>Ammesso che si possa porre rimedio nell’immediato, alle forze politiche resterebbe pochissimo tempo per non fare la fine che partiti assai più votati e storicamente radicati fecero, nello spazio di pochi mesi, in quell’inizio degli anni novanta.</p>
<p>Fare della fine di un’infausta legislatura il tempo se non della rimessa in moto quanto meno della consapevolezza della necessaria ripartenza. Forze politiche che aspirino ad essere credibili non devono certo rinunciare alla diversità di vedute e programmi, ma devono rinunciare alla contrapposizione commediante fra poli al loro interno divisi e, quindi, falsi.</p>
<p>Devono affrontare, assieme, il tema del comune sentire istituzionale, ricordando che all’indomani dell’ultima (brutta) riforma costituzionale presero l’impegno di armonizzarvi il sistema elettorale. Senza questo, se si scambia la capitolazione elettorale come occasione di riassegnazione di premi e presunte maggioranze, si prendono in giro gli elettori, dopo avere ingannato sé stessi. A quel punto la dissoluzione si sarebbe completata, senza uno straccio di visione sul futuro. Altro che stabilire chi guida il governo.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-19-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Liberarsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liberarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 10:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarebbe bastato poco. Sarebbe bastata una di quelle mediazioni che il politicantismo considera il minore dei problemi. Sarebbe bastato accedere subito ad un ulteriore scostamento di bilancio, mettere in conto qualche altra spesa assistenzialista e improduttiva, millantata quale “aiuto al popolo”, e il governo avrebbe continuato la sua navigazione, nel mentre la ciurma partitante avrebbe [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe bastato poco. Sarebbe bastata una di quelle mediazioni che il politicantismo considera il minore dei problemi. Sarebbe bastato accedere subito ad un ulteriore scostamento di bilancio, mettere in conto qualche altra spesa assistenzialista e improduttiva, millantata quale “aiuto al popolo”, e il governo avrebbe continuato la sua navigazione, nel mentre la ciurma partitante avrebbe potuto continuare a far pertugi nello scafo.</p>
<p>Ma Draghi ha avvertito quel che qui indicavamo da tempo: se si concede troppo a quell’andazzo si perde la diversità dell’esecutivo e anziché riuscire Draghi a domane i demagoghi sarebbero stati i demagoghi ad imbrigliare Draghi. E non per ragioni di preminenza, reclamata da galletti castrati e ancor crestuti, ma di sostanza. Ragione per cui Draghi ha fatto bene a dire: basta.</p>
<p>Il reclamato scostamento di bilancio, invocato con ragioni di socialità, sarebbe stato asociale. I tassi d’interesse crescono, l’Italia ha un debito pubblico enorme e fatica a riuscire a spendere l’enorme quantità di soldi regalati e prestati a tassi di favore (dalle istituzioni europee), annunciare un ulteriore deficit significa garantirsi un sicuro aumento dello spread, quindi degli interessi da pagare a prestatori che avrebbero la conferma d’avere a che fare con incapaci o imbecilli, con il che ogni euro speso a soccorso avrebbe generato un bisogno di soccorso fiscale o di spesa per interessi superiore al suo stesso valore.</p>
<p>Roba da cretini, appunto. I partitanti sono intellettualmente attivi su un altro fronte: raccolta di voti. La colpa è di chi glieli fornisce.</p>
<p>Serve a nulla dilungarsi sulla suggestiva scena del far fuori l’italiano più autorevole, sulla scena internazionale, nonché il solo in grado di tenere in equilibrio gli istinti spendaroli con le compatibilità di bilancio, quindi i finanziamenti europei.</p>
<p>Tanto che si era creata la condizione positiva, descritta ieri. Si aggiunga che l’inflazione aiuta i conti pubblici, difatti migliorati nel restare drammatici, ma se la si insegue con la spesa pubblica improduttiva se ne ottiene la crescita ulteriore, sommando il salasso dei privati con l’emorragia delle casse pubbliche.</p>
<p>Possiamo votare anche domani. Possiamo rinviare alla frescura. Possiamo allungare la palla all’anno che verrà. Ma cambia nulla se torniamo a presentare schede false agli elettori. Dobbiamo trovare il modo, guardando avanti, di liberarci da questa maledizione.</p>
<p>Nel 1994 la sinistra (da poco ex comunista) si pensò vincente, per distruzione giudiziaria degli avversari. In quel pensiero c’era la sconfitta della sua cultura migliore e il sopravvento dei suoi istinti peggiori. Berlusconi creò non una, ma due false coalizioni, riuscendo ad evitare quella vittoria. Fu un bene, ottenuto con il male. Capita, nella vita. Nel 1996 l’intero mondo politico era berlusconizzato, con due false coalizioni che chiedevano di sconfiggere il falso altrui.</p>
<p>Andiamo avanti così da allora: false politiche che generano governi di cartapesta. Nel 2018 gli elettori hanno premiato la demagogia senza più neanche la vergogna di sé stessa, sconfiggendo entrambe le false coalizioni. Possiamo continuare così all’infinito, ma è in quel disfacimento che si trova la causa di un trentennio di mancata crescita. Se piace l’impoverimento, avanti con goduria.</p>
<p>Sapere chi “vince” è inutile, se si continua in quello schema, tanto poi non governerà e si sfascerà. Lo scopo del governo Draghi era: lasciate che una persona seria si occupi della rianimazione, mentre la politica imposti le riforme istituzionali e le metta in coerenza con il sistema elettorale. E la politica ha fallito, ancora.</p>
<p>A destra fanno finta d’essere prossimi alla vittoria. A sinistra non si capisce come facciano a far finta d’essere ancora dei coalizzati in gara. Senza il coraggio e la lucidità, anche darwiniana, di rompere lo schema. Giocano la rivincita del secolo scorso, mentre l’Italia si declassa nel girone futuro. Liberarsene sarebbe un bene.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-15-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 72: Politici irresponsabili ed elettori recidivi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-72-politici-irresponsabili-ed-elettori-recidivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 16:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[governo draghi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bentornati alla FLE al Massimo. Nel mondo gli adulti e delle persone serie si parla di questioni come la Guerra in Ucraina, che purtroppo è ancora in corso, del rischio che intere nazioni si trovino a corto di generi alimentarie più in generale di una prospettiva sempre più concreta di recessione economica abbinata ad elevata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornati alla FLE al Massimo. Nel mondo gli adulti e delle persone serie si parla di questioni come la Guerra in Ucraina, che purtroppo è ancora in corso, del rischio che intere nazioni si trovino a corto di generi alimentarie più in generale di una prospettiva sempre più concreta di recessione economica abbinata ad elevata inflazione. Insomma, questioni non da poco.</p>
<p>In Italia invece la questione più rilevante sembra essere Conte che fa cadere il governo Draghi e gli altri esempi di varia umanità politica che gli danno dell’irresponsabile.</p>
<p>Difficile dire chi sia peggio tra l’avvocato del popolo, che pensa pubblicamente ai fatti suoi in spregio degli interessi del Paese, e un’intera classe politica che, dopo aver condotto il paese sull’orlo del baratro, gioca a fare il governo di unità nazionale senza vergognarsi del bisogno di ricorrere a un amministratore straordinario.</p>
<p>Ma la politica italiana è noiosa ripetizione dei tentativi gattopardinani di presentare la conservazione come cambiamento sperando che il parco buoi degli elettori sia disposto a cascarci ancora.</p>
<p>Questa rubrica vuole porre l’accento per una volta sulle responsabilità degli elettori nell’aver selezionato una classe politica irresponsabile. Siete voi ad avere in mano il telecomando e per troppo tempo vi siete astenuti dal cambiare canale di fronte alle peggiori nefandezze e allo scempio di un paese dove si ruba il futuro alle generazioni future per pagare pensioni spropositate alle precedenti.</p>
<p>Quando torneremo a votare ricordatevi di questi giorni, ricordate la politica che si è fatta commissariare per manifesta incapacità e che trama nell’ombra sperando di tornare al potere quando sarà passata la bufera. Ricordate e per una volta, cambiate canale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il nulla e il dopo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-nulla-e-il-dopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo draghi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[riforme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti a parlare dei Cinque Stelle, delle divisioni, della spaccatura, ma si parla del nulla perché è una discussione persa, senza gran significato. Il Movimento Cinque Stelle è stato parte di un grande fenomeno, che non ha riguardato solo l&#8217;Italia, ma ha riguardato e riguarda una parte consistente delle democrazie che, nella felice condizione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-nulla-e-il-dopo/">Il nulla e il dopo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/g3iad9Ke8LE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Tutti a parlare dei Cinque Stelle, delle divisioni, della spaccatura, ma si parla del nulla perché è una discussione persa, senza gran significato.</p>
<p>Il Movimento Cinque Stelle è stato parte di un grande fenomeno, che non ha riguardato solo l&#8217;Italia, ma ha riguardato e riguarda una parte consistente delle democrazie che, nella felice condizione di ricchezza e di lontananza fisica e temporale dalla guerra, ha maturato nei confronti della collettività un atteggiamento esclusivamente rivendicavo.</p>
<p>Vale a dire: “Voglio qualcosa in più” e, naturalmente, tutto quello che non sono riuscito a fare nella vita, tutto quello che non sono riuscito ad avere è responsabilità di qualcun altro, di quelli che “hanno magnato”, quindi sono contro.</p>
<p>Sono fenomeni “contro”.  Naturalmente, tutti i fenomeni contro, in quanto tali, quando arrivano a governare – ricordiamo che il Movimento Cinque Stelle governa dall&#8217;inizio della legislatura – all’inizio demoliscono un po&#8217; di cose, fanno regali e bonus. L’assistenzialismo clientelare non l’hanno inventato loro: è roba vecchia e riciclata che loro, al massimo, hanno perfezionato.</p>
<p>Poi si spaccano, perché non hanno novità, perché rappresentano una pulsione. Chi li ha votati o vota questo genere di prodotti non è responsabile, ma ha le sue responsabilità. Chiedono alla collettività quello che alla collettività non bisogna neanche chiedere, che bisogna costruirsi da sé. Alla collettività bisogna chiedere che ci siano le condizioni perché io possa farlo e le condizioni perché mio figlio possa fare di più, ad esempio studiando in scuole serie e selettive.</p>
<p>Mentre si parla di tutto questo che è veramente niente, succede un&#8217;altra cosa che è passata un po&#8217; sotto silenzio, ma che serve ed è molto più significativa. Alla Camere dei Deputati, al secondo giorno di dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio prima del Consiglio Europeo, ovviamente il tema centrale è la guerra in Ucraina. L’Italia è dalla parte degli aggrediti e, mentre le forze politiche dell’area di governo si dividono su questo punto, Fratelli d&#8217;Italia presenta una mozione in cui converge con la posizione atlantista ed europeista.</p>
<p>La mozione viene approvata, perché il governo, opportunamente, si è rimesso all’Aula, senza esprimere parere positivo o negativo. Ecco, se noi abbiamo una maggioranza atlantista più vasta della maggioranza di governo, possiamo giungere a due conclusioni.</p>
<p>La prima è che se qualcuno nella maggioranza di governo sente la sofferenza di essere atlantista può anche imboccare la porta d&#8217;uscita, perché sul punto c&#8217;è una vasta maggioranza e lui è totalmente ininfluente.</p>
<p>La seconda è che tra le forze politiche, al di là di tutto, ci sono anche dei terreni comuni che devono essere utilizzati.</p>
<p>Chi può essere così svampito da credere che quando noi andremo a votare l&#8217;anno prossimo, vince le elezioni e governa, perché ha la forza e il potere di governare. Non ce l’avrà, perché comunque se avrà vinto per come si combinano oggi i poli sarà stata una falsa alleanza.</p>
<p>E allora perché non approfittare oggi di quello che è convergente e dirsi oggi che vogliamo fare assieme le riforme istituzionali e costituzionali, come fece l’Assemblea Costituente? Perché delle cose possono e devono essere cambiate per migliorare la situazione e, su questo, c&#8217;è una convergenza che supera l&#8217;immaginabile, così come nella politica estera.</p>
<p>Occorrono, però, un po&#8217; di intelligenza, un po&#8217; di buona volontà e molto meno egoismo nel fare solo una stanca campagna elettorale che induce soltanto la voglia di non andarci più a votare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mattia Feltri: Homo Erectus</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mattia-feltri-homo-erectus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 06:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Feltri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultimamente trovo deliziose le interviste ai cinque stelle. Qua e là dicono persino delle cose sensate. Non molte, ma sensate. Sembra echeggiare — sto esagerando — il pensiero di un Franco Nicolazzi o di un Remo Gaspari (per chi se li ricorda). Per fare un solo esempio, rivendicano l&#8217;abolizione del doppio mandato, aspirando al terzo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ultimamente trovo deliziose le interviste ai cinque stelle. Qua e là dicono persino delle cose sensate. Non molte, ma sensate. Sembra echeggiare — sto esagerando — il pensiero di un Franco Nicolazzi o di un Remo Gaspari (per chi se li ricorda). Per fare un solo esempio, rivendicano l&#8217;abolizione del doppio mandato, aspirando al terzo e poi al quarto, in nome della competenza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Come buttare a mare tanta competenza accumulata in anni di gavetta? Siamo evoluti, dicono all&#8217;intervistatore esterrefatto, o più spesso arreso. E in effetti un&#8217;involuzione li avrebbe retrocessi, ai miei occhi maldisposti, alla condizione di primati, poiché mi parevano mossi dagli impulsi socioculturali dell&#8217;Australopiteco, politicamente parlando. Consideravano l’incompetenza la precondizione della purezza, e la competenza il presupposto della corruzione. Ormai però l&#8217;hanno capita, sono evoluti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Volevano uscire dall&#8217;euro e ora che l&#8217;euro arriva, nella quantità di un paio di centinaia di miliardi, si fregano le mani: sono europeisti, sono evoluti. Non cominciamo con Tap, Tav, F35, eccetera. Sono evoluti, fine. Bisogna ammetterlo, hanno assunto le sembianze dell&#8217;Homo Erectus, si sono alzati sulle zampe posteriori, fanno uso del fuoco, affilano pietre, costruiscono utensili. Mi piacerebbe, per indole meschinella, se ammettessero che, se sono evoluti, è perché erano arretrati prima, e non glielo si diceva da lustrascarpe del padrone, come sostenevano e talvolta continuano a sostenere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ma forse è solo questione di tempo. Ancora un paio di governi e avremo l’Homo Sapiens, il cui vertice evolutivo, in politica italiana, è sempre il grande Giulio Andreotti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Mattia Feltri</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>La Stampa, 1/09/20</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Il realismo più forte dei principi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-realismo-piu-forte-dei-principi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Orsina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 12:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giunta raggi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[paola muraro]]></category>
		<category><![CDATA[raggi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Giovanni Orsina spiega i motivi del successo e delle difficoltà amministrative delle giunte pentastellate, Raggi in primis[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il successo del <strong>Movimento 5 stelle</strong> è figlio soprattutto di un’urgenza psicologica: l’urgenza degli elettori di manifestare la propria esasperazione a un establishment politico che ritengono incapace, autoreferenziale, corrotto. È giustificata, quest’urgenza? Se non del tutto giustificata, di certo ha radici profonde. Lo dimostra il fatto che non è soltanto italiana, ma la troviamo in pressoché tutte le democrazie. Giustificata o non giustificata che sia, a ogni modo, cedere al suo richiamo ha la funzione di placare la frustrazione, far sfogare la rabbia. Non quella di trovare soluzioni ai problemi del Paese.</p>
<p>E perché dovremmo meravigliarci, allora, se nel momento in cui deve affrontare le drammatiche condizioni della Capitale, <strong>la giunta Raggi</strong>, invece che essere aiutata dalle parole d’ordine del Movimento, ci sbatte contro come fossero un muro? Le cose stanno andando esattamente come dovevano andare: princìpi nati per soddisfare l’indignazione la soddisfano, ma non giovano a governare.</p>
<p>Ma di quali princìpi stiamo parlando? Di quattro assiomi, mi pare. <strong>Il primo</strong>: chi si organizza per far politica costruisce un’oligarchia di parassiti (un’idea mica tanto nuova: Michels l’ha scritto più di cent’anni fa), quindi la politica dev’esser fatta da gente comune, rimpiazzata di continuo, e in contatto permanente con la «base». <strong>Il secondo</strong> (conseguente dal primo): le competenze non servono, anzi sono pericolose – molto meglio un portavoce dell’«intelligenza collettiva». <strong>Il terzo</strong> (conseguente dai primi due): chi amministra la cosa pubblica, poiché non ha competenze, è solo un portavoce, e deve farlo per civismo, va pagato poco. <strong>Il quarto</strong> e ultimo: l’incompetente portavoce dell’intelligenza collettiva ha da esser onesto al di là d’ogni ragionevole dubbio. Il che nell’Italia del 2016 vuol dire: si deve dimettere al primo refolo di vento giudiziario.</p>
<p>In brevissimo tempo, le vicende (surreali a dir poco – ma, di nuovo, quale meraviglia?) della giunta Raggi stanno mostrando che, al calor bianco della realtà, questi princìpi si sciolgono come la neve. I cronisti politici ci dicono di scontri sempre più aspri fra le <strong>correnti interne</strong> del movimento, dei quali l’amministrazione romana sarebbe vittima. Fosse vero anche solo un terzo di quello che raccontano, una cosa sarebbe comunque chiara: il movimento un’oligarchia politica l’ha generata eccome. Più nuova delle altre, certo. Ma ancora più oscura e meno regolamentata, poiché nasce da un movimento che per principio rifiuta le oligarchie.</p>
<p>Proseguiamo. Alzi la mano chi s’illude che un garbuglio incancrenito come quello romano possa essere sbrogliato senza avere competenze legali, amministrative, contabili. E infatti, la sindaca Raggi si è rivolta a chi quelle competenze le ha. Appena meno illuso, chi pensa che quelle competenze le si possa avere senza pagare. Il senso di servizio alla comunità, via, è roba da libro Cuore. E infatti, la sindaca Raggi ha allargato i cordoni della borsa. S’illude ancora di più, invece, chi crede che persone esperte delle pubbliche amministrazioni, in un Paese avvolto da una fitta ragnatela di norme mal scritte e contraddittorie come il nostro, possano sfuggire a lungo alla magistratura. E infatti, la sindaca Raggi ha nominato in un assessorato-chiave una persona indagata, <strong>Paola Muraro</strong>, sapendo che lo era. La sindaca insomma, per quanto in maniera assai ondivaga e maldestra, ha fatto esattamente quello che deve fare chiunque voglia risolvere i problemi di Roma: s’è rivolta a persone competenti, le ha pagate, e ha tollerato che fossero indagate. Con buona pace dei princìpi non negoziabili del Movimento.</p>
<p>La morale della favola? Cari elettori italiani, volete dare soddisfazione alle vostre urgenze psicologiche? È legittimo, fate pure. Basta che poi non chiediate anche di essere ben amministrati. «Ma pure gli altri hanno amministrato male», mi risponderanno soprattutto i romani. «E in più – aggiungeranno – votandoli non abbiamo nemmeno placato la frustrazione». Questo, ahinoi, è verissimo. E tuttavia, fra l’amministrare male, anzi malissimo, e l’amministrare peggio, passa ancora una differenza. Speriamo davvero per la <strong>povera Roma</strong> che, dal peggio mostrato finora, la giunta Raggi risalga almeno un po’.</p>
<p>Giovanni Orsina, <em>La Stampa</em> del 6 settembre 2016</p>
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