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	<title>molestie Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>Il rimedio peggiore del male</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2017 11:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le vie dell’inferno a volte sono, o potrebbero essere, lastricate di buone intenzioni. E non c’è dubbio che l’intenzione del legislatore di combattere le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, a cominciare dalla pubblica amministrazione, abbia a tutta prima l’aria di essere un’iniziativa lodevole. Quale migliore occasione del rinnovo del contratto di lavoro degli statali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le vie dell’inferno a volte sono</strong>, o potrebbero essere, lastricate di buone intenzioni. E non c’è dubbio che l’intenzione del legislatore di combattere le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, a cominciare dalla pubblica amministrazione, abbia a tutta prima l’aria di essere un’iniziativa lodevole.</p>
<p><strong>Quale migliore occasione del rinnovo</strong> del contratto di lavoro degli statali per recepire in esso una norma che prevede la sospensione, prima, e il licenziamento, poi, di chi se ne rende autore?</p>
<p><strong>La pena sarebbe così prevista</strong>, da oggi in poi, da contratto, e lo sarebbe nei casi in cui si presentassero “atti o comportamenti o molestie a carattere sessuale di particolare gravità”.</p>
<p><strong>Con questa iniziativa</strong>, il governo compie un doppio movimento: da un lato rende indipendente dal processo penale il giudizio sugli atti o comportamenti incriminati; dall’altro, rende più precisa, ma anche paradossalmente più equivoca, la clausola presente nel vecchio contratto, che faceva scattare le sanzioni di fronte a comportamenti o atti “lesivi della dignità umana”.</p>
<p><strong>Ne valeva la pena?</strong> Per quanto il concetto di dignità sia anch’esso scivoloso, non è dubbio che esso conservava un carattere di “oggettività” che scompare del tutto di fronte ai tanti casi di “molestie sessuali” che, come i fatti di cronaca degli ultimi giorni dimostrano, non sempre sono netti come si vorrebbe essendo spesso frutto di percezioni soggettive o comunque variabili nel tempo.</p>
<p><strong>Si potrebbe dire che questa volta</strong> il “diavolo si annida nel dettaglio”: nel testo della bozza di contratto, infatti, gli atti e comportamenti di tipo sessuale vengono distinti ma equiparati, nella condanna disciplinare, alle molestie vere e proprie.</p>
<p><strong>Il che, seppure in prospettiva</strong>, lascia presagire l’imputabilità anche di affermazioni e azioni del tutto innocenti, molte delle quali pure connotano la nostra quotidianità: relazioni pertinenti al semplice ambito delle relazioni umane o anche, perché no?, a quel campo della seduzione che, pur giocandosi a livello intellettuale, proprio perché messo in atto da esseri umani, non può mai essere del tutto codificato o reso senza anima.</p>
<p><strong>Queste relazioni si giocano tutte</strong> a livello di quello “spirito di finezza” di cui già Blaise Pascal parlava e che, se scomparisse, lasciando campo come vorrebbe il legislatore al solo “spirito geometrico”, finirebbe per impoverirci spiritualmente e farebbe regredire la nostra stessa umanità.</p>
<p><strong>C’è da chiedersi se dopo tante battaglie</strong> per immettere la vita, con le sue irregolarità, negli uffici di lavoro, non si rischi di cadere nel modello della fredda “gabbia d’acciaio” di weberiana memoria.</p>
<p><strong>Il rischio insomma è che</strong>, in nome di una “deriva politicamente corretta”, vengano messi in gioco alcuni principi fondamentali di una società libera. In primo luogo, l’idea che non tutto può essere ridotto a norma e “regolarizzato&#8221;, perché la vita trabocca sempre e distrugge le forme in cui tentiamo di ingabbiarla o razionalizzarla.</p>
<p><strong>Poi, l’idea che, tutto normando</strong>, non ci siano più ambiti umani soggetti a dubbi e che si prestino a sfumature di giudizio e a contestualizzazioni storico-ambientali.</p>
<p><strong>Il che, a ben vedere</strong>, è un ideale altamente deresponsabilizzante. E anche pericoloso nella precisa misura in cui può fare di un innocente una vittima, sottoponendola al giudizio e pregiudizio morale ancor prima di avere diritto di replica e di difesa garantito a chiunque in sede penale.</p>
<p><strong>Che oggi su certi temi ci sia</strong> più sensibilità è sicuramente un bene e una conquista. Che la sensibilità si converta in una nuova ideologia incurante dei chiaroscuri, di questo sinceramente non se ne sente proprio il bisogno.</p>
<p>Corrado Ocone, <em>Il Mattino</em> 4 dicembre 2017</p>
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