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	<title>migranti Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>migranti Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Scafando</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scafando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 09:09:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia Costiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso del 2022 la Guardia di Finanza e la Guardia Costiera, in operazioni di sicurezza o soccorso, hanno aiutato ad approdare o materialmente salvato e portato a terra 95.535 emigranti. Dall’inizio del 2023 il numero degli arrivi è significativamente cresciuto. Come è tristemente noto, l’ultima operazione non è partita ed è finita nel peggiore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del 2022 la Guardia di Finanza e la Guardia Costiera, in operazioni di sicurezza o soccorso, hanno aiutato ad approdare o materialmente salvato e portato a terra 95.535 emigranti. Dall’inizio del 2023 il numero degli arrivi è significativamente cresciuto. Come è tristemente noto, l’ultima operazione non è partita ed è finita nel peggiore dei modi. La procura indaga sulle cause, il governo si adoperi a perfezionare la procedura, ma tutto si può dire tranne che l’Italia abbia i porti chiusi e non si adoperi nei salvataggi.</p>
<p>Il governo si accinge a una riforma del sistema, sostituendo il Reddito di cittadinanza con la Mia. Misura inclusione attiva: 500 euro mensili ai poveri, 375 a quanti hanno bisogno, ma sono occupabili. Questo nel Paese in cui mancano lavoratori e il sistema produttivo reclama immigrati. Sicché se si continua a spendere in assistenzialismo e non in servizi (pasti, alloggi, formazione), si prova a ridurre la spesa, ma non si affronta il problema.</p>
<p>Nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri si riunirà in Calabria, per affrontare il tema dell’immigrazione. Abbiamo già sostenuto che non esiste soluzione che non sia europea, abbiamo fatto proposte specifiche e ricordiamo che non è mai l’Unione europea a prendersi una competenza, ma gli Stati nazionali a delegarla, con le conseguenze finanziarie e di sovranità che ciò comporta. In vista di quel Consiglio sottolineiamo il vantaggio che un governo politico ha rispetto a uno tecnico: nel secondo caso (come è stato con Draghi) nessuno si sente veramente partito di governo e ciascuno continua con la propria propaganda, nel primo i vincitori delle elezioni sono responsabili di quel che fanno o non fanno. Lo si è ben visto con il superbonus: finché era il governo a dire che andava smontato, i partiti giocavano a far finta di difendere i proprietari di casa dalla stretta, sicché al governo, privo di maggioranza propria, non restava che lavorare sulle questioni tecniche, come la cessione dei crediti; quando il governo politico s’è trovato davanti all’enorme buco nei conti e all’esilità del contributo alla crescita (1.4 punti di pil su 10.5 nel biennio ’21-’22, a fronte di un aumentato deficit di 2.4 punti e all’avere fatto schizzare i prezzi, un disastro) non ha esitato a dimenticare la propaganda e imporre la stretta. Vediamo se qualche cosa di simile è possibile sul fronte immigrazione.</p>
<p>1. Si possono aumentare finché si vuole le pene per gli scafisti e si può convenire con il pontefice sul fatto che vanno cancellati, ma agiscono in zone che non controlliamo e quelli che pigliamo sono manovalanza (mi ricorda la soluzione definitiva del problema droga: fermare la produzione, tanto giusto quanto inutile anche solo da dirsi). 2. I profughi, che hanno diritto ad essere accolti, scappano illegittimamente (per il diritto di chi li perseguita), sicché non possono arrivare legittimamente, gli scafisti sono dei profittatori, ma anche, a loro sudicio modo, dei salvatori. 3. Se non impariamo a riconoscere i profughi subito fuori dai loro confini di partenza, quello continuerà ad essere il solo modo per scappare. 4. Se imparassimo a farlo diventerebbero molto più numerosi. 5. Il tema non è affatto se facciamo entrare o no degli immigrati, ma se far entrare quelli che scegliamo noi o quelli che scelgono (e pagano) i trafficanti. 6. Il che significa avere canali non solo efficienti, ma assai più larghi d’immigrazione regolare, con decreti flussi in linea con le richieste del mercato produttivo e della famiglie (il 64.2% dei lavoratori domestici sono immigrati, di cui meno della metà in regola).</p>
<p>Passi per la retorica della punizione degli scafisti, ma al governo siano scafati da quanto hanno giustamente fatto sul superbonus: la favola del blocco e dei confini chiusi vada ufficialmente nel campo delle bubbole. Si deve puntare alla regolarità, non allo stop, si devono organizzare gli arrivi, non impedirli. Sarebbe un merito, anche se una contraddizione.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-07-marzo-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scafando/">Scafando</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>L&#8217;unione di frontiera</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lunione-di-frontiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 17:54:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[naufragio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lunione-di-frontiera/">L&#8217;unione di frontiera</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="Davide Giacalone - L&#039;unione di frontiera" width="1778" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/DpJpNvgC2D4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Sbarco Silente</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sbarco-silente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 10:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati forniti dal governo, dall’inizio dell’anno sono sbarcati 12.906 emigranti. Per più di due terzi con mezzi propri o recuperati dalla Guardia Costiera. Nello stesso periodo, l’anno scorso, erano sbarcati in 4.701. L’anno precedente in 3.728. Supporre che il numero degli sbarchi abbia a che vedere con il colore o le intenzioni del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i dati forniti dal governo, dall’inizio dell’anno sono sbarcati 12.906 emigranti. Per più di due terzi con mezzi propri o recuperati dalla Guardia Costiera. Nello stesso periodo, l’anno scorso, erano sbarcati in 4.701. L’anno precedente in 3.728.<br />
Supporre che il numero degli sbarchi abbia a che vedere con il colore o le intenzioni del governo in quel momento in carica è una pura sciocchezza. Supporre che i decreti legge tonitruanti bloccheranno il fenomeno è la sua gemella. Allora perché si temeva l’invasione e si gridava alla complicità prima, mentre ora che sono quasi il triplo e più del triplo tutto tace? Perché la differenza non la fanno i fatti reali, ma il modo in cui vengono comunicati e la speculazione con cui sono adoperati. Ed essendo al governo quanti sostennero che fermare tutto era solo questione di volontà, ora la faccenda ha perso sponsor della paura. Ma il problema resta e si dovrà pur cominciare ad affrontarlo senza le retoriche dell’abbracciare o del bloccare.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-22-febbraio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Tra Parigi, Berlino e le trappole di Salvini</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/parigi-berlino-trappole-salvini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Folli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 17:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meloni stretta in una tenaglia tra la guerra del leghista ai migranti, il Pnrr e il Patto di stabilità La tenaglia in cui si trova stretta Giorgia Meloni è dura da sopportare. Forse persino troppo, considerando che il governo è in carica da poche settimane. Ma tant&#8217;è. L&#8217;ultima cosa utile in questo momento, con i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Meloni stretta in una tenaglia tra la guerra del leghista ai migranti, il Pnrr e il Patto di stabilità</h3>
<p>La tenaglia in cui si trova stretta Giorgia Meloni è dura da sopportare. Forse persino troppo, considerando che il governo è in carica da poche settimane. Ma tant&#8217;è. L&#8217;ultima cosa utile in questo momento, con i problemi irrisolti del Patto di stabilità e del Pnrr, era inaugurare un conflitto sui migranti con la Francia e, in via indiretta, con il resto dell&#8217;Unione. Peraltro l&#8217;intera vicenda sembra condotta da Roma con imperizia e un certo velleitarismo. Era interesse del destra-centro aprire il contenzioso? In apparenza, no.</p>
<p>Di sicuro non era interesse della presidente del Consiglio, desiderosa invece di accreditarsi nelle capitali europee. Tuttavia il peggio è accaduto per varie ragioni. Una delle quali è l&#8217;attitudine di Salvini: per un verso il capo leghista tenta di dettare l&#8217;agenda, quanto meno sul controllo dei porti, vecchio cavallo di battaglia; e per l&#8217;altro lascia che sia la premier a sbrogliarsela, visto che lui non ha motivo per volerla tranquilla al centro della scena.</p>
<p>La guerra ai migranti, alle navi, alle Ong era destinata alla sconfitta in partenza: al momento attuale il governo non ha gli strumenti per vincerla. Prima deve costruire una rete di relazioni oltralpe, magari cominciando dalla Germania. L&#8217;ostilità dei mass-media è evidente e in Europa c&#8217;è chi non vedeva l&#8217;ora di far inciampare la destra italiana. Non occorreva un particolare talento per capirlo. Giorgia Meloni, per la verità, aveva cercato di seguire una linea accomodante, in particolare con la Francia, ricercando un&#8217;intesa, ma con ogni evidenza ha sottovalutato la posta in gioco.</p>
<p>È stato un errore pensare di risolvere il problema, che si trascina da anni, attraverso una garbata richiesta di solidarietà e poi scivolare nella gaffe di presentare come un cedimento il gesto di buona volontà francese. Così come ora lascia perplessi la reazione del ministro della Difesa che dice: &#8220;Vogliamo obbligare l&#8217;Unione europea a non voltarsi dall&#8217;altra parte e a prendere una decisione seria, razionale, definitiva&#8221;.</p>
<p>Obbligare? Questo atteggiamento, che vuole rappresentare l&#8217;orgoglio nazionale, in realtà dimostra debolezza. Da un lato infatti c&#8217;è un esecutivo appena nato, figlio di una cultura politica in buona misura eterodossa rispetto all&#8217;Europa come l&#8217;abbiamo conosciuta dal dopoguerra a oggi. Dall&#8217;altro c&#8217;è una Francia diffidente, timorosa del contagio destrorso, guidata da un Macron forte grazie ai poteri di cui dispone, ma fragile in parlamento. Un Macron che si considera il &#8220;lord protettore&#8221; di un&#8217;Italia riottosa e non esita a dimostrarlo, non senza una dose di arroganza.</p>
<p>Oggi la premier, che ha appena avuto l&#8217;occasione di confermare la sua lealtà all&#8217;alleanza atlantica, incontrerà Manfred Weber, autorevole esponente dei Popolari tedeschi. Questi desidera rapporti di buon vicinato con Fratelli d&#8217;Italia per coinvolgerli nella tutela degli equilibri a Bruxelles.</p>
<p>A sua volta, Giorgia Meloni può trarre vantaggio dal rapporto col Ppe, sullo sfondo delle crepe che attraversano il fronte franco-tedesco non più compatto come un tempo. È chiaro tuttavia che al governo italiano serve un&#8217;idea positiva su come stare in Europa; un&#8217;idea strategica senza la quale si troverà in balia di episodi sempre più distruttivi.</p>
<p><a href="https://www.repubblica.it/commenti/2022/11/11/news/meloni_salvini_francia_crisi_migranti-373969657/"><em><strong>La Repubblica</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Paolo Mieli: Il principio di realtà rifiutato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/paolo-mieli-il-principio-di-realta-rifiutato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 05:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di partenza. Non esiste ormai più un solo punto su cui qualcuno nella maggioranza si attenga al principio di realtà. Prendiamo il dibattito sugli aiuti europei (di cui, sia chiaro, dipendesse da noi faremmo richiesta all&#8217;istante). Quel che sconforta sono le argomentazioni messe in campo: tali aiuti devono essere donati e, nel caso si configurino come prestiti, va garantito che siano senza «condizionalità». I Paesi che pretenderebbero di ridurne l&#8217;ammontare e verificare come quei soldi saranno spesi, vengono descritti come egoisti, avidi e insensibili alla causa europea. Perché insensibili? Per il fatto che &#8211; se la Comunità non ci regala quei soldi all&#8217;istante o non ce li presta alla maniera che noi pretendiamo &#8211; noi non faremo nulla per impedire che vada a monte l&#8217;intera costruzione europea. Conta poco che noi quei soldi non sappiamo neanche bene come spenderli. E che probabilmente una parte li butteremo via. L&#8217;importante è prenderli.</p>
<p>Fino a quando? All&#8217;infinito? Ammesso che fosse ammissibile ragionare in questo modo a marzo, aprile, nell&#8217;esaurimento nervoso da crisi pandemica, oggi forse dovremmo definire meglio cosa noi, con le nostre forze, siamo pronti a fare per il nostro Paese oltre a spendere i soldi che riusciremo a farci dare dall&#8217;Europa. Al momento non si vede all&#8217;orizzonte neanche un&#8217;idea di qualcosa che ci imponga di risanare ciò che va risanato. Siamo solo capaci di spendere facendo debito, debito e ancora debito. Un&#8217;attitudine che almeno trenta o quarant&#8217;anni fa serviva a render saldi gli accordi tra partiti. Oggi non c&#8217;è più neanche quello. Nessun&#8217;intesa è in grado di reggere. Neanche quelle di impianto etico. Vari ministri avevano annunciato mesi fa che nel caso sulle nostre coste fossero approdati dei migranti li avremmo accolti e parzialmente smistati in altri Paesi (grazie ad accordi internazionali presi dalla ministra Lamorgese). Invece quando questi migranti arrivano, restano tuttora al largo per una decina di giorni con la sola differenza che non ci sono più scrittori o parlamentari che vadano su quelle navi a portar loro conforto. Qualcosa deve essere cambiato nella sensibilità dei soccorritori che si mobilitarono l&#8217;estate scorsa. Neanche sulla modifica dei cosiddetti decreti Salvini sembra esserci all&#8217;orizzonte uno straccio di intesa. Né su una decina o più di punti che non stiamo qui ad elencare.</p>
<p>Su un solo dettaglio l&#8217;accordo tra Pd e Cinque Stelle appare granitico: quello di un sistema elettorale che renda l&#8217;attuale stato delle cose immodificabile. Un sistema per fare in modo che sia impossibile per l&#8217;elettore scegliere una maggioranza e un programma di governo come tuttora accade per sindaci e presidenti di Regione. Lo scopo è quello di agevolare al massimo i rimescolamenti parlamentari divenuti da tempo l&#8217;unica, vera specialità della sinistra italiana. Il tutto accompagnato da spudorate ammissioni del vero motivo per cui si procede in questa direzione: disarticolare l&#8217;attuale opposizione e impedirne la vittoria. Qui non abbiamo niente da dire su coloro che negli ultimi quarant&#8217;anni sono rimasti coerentemente proporzionalisti.</p>
<p>Ma nei confronti di coloro che ai tempi si iscrissero con giubilo alle grandi tribù del maggioritario, vorremmo suggerire una riflessione in extremis non tanto sul loro cambiamento di idee (le idee si possono sempre, a volte si devono modificare) quanto sulla sospetta unanimità di tale trasformazione. Un fenomeno non nuovo nella storia d&#8217;Italia. Che è arduo annoverare tra le caratteristiche migliori della nostra tradizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/mieli-corriere-principio-realtà-rifiutato.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Il «paradosso della società aperta» e il Piano Marshall per l&#8217;Africa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-paradosso-della-societa-aperta-e-il-piano-marshall-per-lafrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 13:33:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[piano marshall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Europa è alle prese con molte sfide simultanee, variamente intrecciate, ed è questa simultaneità che rende così difficile fronteggiarle. C’è la crisi dei legami interatlantici che, a sua volta, esaspera la crisi europea. Ci sono le ricadute negative su settori, cospicui anche se non maggioritari, delle opinioni pubbliche dovute alla generale constatazione dei difetti dell’Unione. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Europa è alle prese con molte sfide simultanee, variamente intrecciate, ed è questa simultaneità che rende così difficile fronteggiarle. C’è la crisi dei legami interatlantici che, a sua volta, esaspera la crisi europea. Ci sono le ricadute negative su settori, cospicui anche se non maggioritari, delle opinioni pubbliche dovute alla generale constatazione dei difetti dell’Unione. C’è una crisi di leadership che ha colpito, in un modo o nell’altro, tutte le grandi democrazie europee. A queste sfide ne va aggiunta un’altra: il <strong>«paradosso della società aperta»</strong>.</p>
<p>Vediamo in che consiste. Prendiamo il caso di una società che definiamo «aperta» (o libera), ossia fondata sul primato della libertà individuale, sull’economia di mercato, sulla democrazia politica, eccetera. Messa di fronte alla prospettiva di quelli che vengono percepiti come probabili, massicci, flussi migratori di un futuro vicino, una società di tal fatta può reagire in due modi. <strong>a)</strong> Può fare la scelta di chiudere (o di tentare di chiudere) più o meno ermeticamente le frontiere. Ma se lo fa il serio rischio che corre è di perdersi: se chiudi le frontiere alle persone rischi, prima o poi, di chiuderle alle merci e poi anche alle idee. Perdi la capacità di innovare e di rinnovarti. Declino demografico e decadenza economica marceranno insieme. Ne conseguirà il passaggio dalla società aperta alla società chiusa. Si passerà dalla economia (più o meno) di mercato alla economia (più o meno) statalizzata, dalla democrazia rappresentativa all’autoritarismo (più o meno mascherato da democrazia plebiscitaria). Oppure<strong> b)</strong> quella società può fare una diversa scelta: decide di non chiudere le frontiere. Prima o poi la prevista massiccia immigrazione si realizzerà davvero. A quel punto delle due l’una: o ci sarà un contraccolpo politico, una svolta autoritaria, oppure la crescente presenza di gruppi con tradizioni differenti innescherà feroci e interminabili conflitti di civiltà: infatti, mentre una parte dei migranti si adatterà agli usi della società ricevente, un’altra parte, soprattutto a partire dalle seconde generazioni, non lo farà.</p>
<p><strong>Il paradosso della società aperta</strong> <strong>consiste dunque in questo</strong>: quale che sia la scelta (chiusura delle frontiere o no), almeno in linea di principio, l’esito finale sarà comunque la distruzione della società aperta. C’è un modo per sfuggire a questo destino? Per quanto riguarda noi europei la risposta dipende da come evolveranno i nostri rapporti con il continente africano. Le proiezioni demografiche sono impressionanti. Ci si aspetta che l’Africa raddoppi la propria popolazione in pochi decenni. È possibile, secondo certe stime, che <strong>nel 2050 un quarto degli abitanti del pianeta sia africano</strong>. Contemporaneamente, l’Europa, sia pure con differenze fra i vari Paesi (l’Italia si è guadagnata un triste primato), è complessivamente in flessione. Si ha un bel dire che i «numeri», oggi, smentiscono quelli che parlano di «invasione» dall’Africa. Certo che in questo momento non c’è alcuna invasione. Ma l’attesa generale è quella di flussi migratori sempre più consistenti verso la ricca Europa nei prossimi anni e decenni. Basterebbe questa attesa a spiegare perché in quasi tutti i Paesi europei siano sorti partiti anti migranti e abbiano mietuto consensi. Se si fosse ricorso in tempo a misure per controllare gli ingressi in Europa prima che i mercanti di schiavi scoprissero il remunerativo business delle migrazioni clandestine, forse le cose starebbero ora diversamente. <strong>Comunque sia, la frittata è fatta</strong>: il «paradosso della società aperta» è incombente e non sarà facile eluderlo.</p>
<p><strong>La salvezza della società aperta europea</strong>, se ci sarà, dipenderà da un eventuale, massiccio, sviluppo economico dell’Africa: così massiccio da assorbire gran parte della prevista espansione demografica (ma anche tale da porre le condizioni per una successiva contrazione dei ritmi di crescita della popolazione). Gli europei hanno delle eccellenti ragioni egoistiche per desiderare che in Africa — anche in quelle parti dell’Africa ove non ve ne siano ancora i segnali — ci sia un vigoroso sviluppo economico. La consapevolezza di ciò spiega perché circolino idee poco realizzabili o, se realizzabili, pericolose e controproducenti. Ogni tanto, ad esempio, si sente qualche politico europeo evocare un <strong>«piano Marshall»</strong> per l’Africa. Ma l’Europa non è l’America del dopoguerra, né l’Africa è l’Europa di allora. Il cosiddetto piano Marshall servirebbe solo a riempire di quattrini le tasche di ras locali corrotti, signori della guerra e simili.</p>
<p><strong>Lo sviluppo non dipende dagli «aiuti allo sviluppo»</strong>, comunque definiti e mascherati. Dipende dall’esistenza di istituzioni (sociali, economiche, politiche) locali solide, in grado di generare ordine: quell’ordine che serve alle persone per intraprendere, lavorare, investire i propri risparmi, eccetera. Il problema però è che nessuno sa bene come si fa a costruire istituzioni solide là dove non esistono. Nell’attesa di scoprirlo, quello che gli europei possono fare per l’Africa (e quindi per se stessi) è non lasciare alla Cina campo libero negli investimenti. Conviene ai Paesi europei scommettere sul futuro dell’Africa e investirvi molte risorse. Per un vantaggio a breve scadenza: ampliare la propria presenza in un mercato in espansione. E per un vantaggio a lungo termine: tutelare la società aperta europea.</p>
<p>Angelo Panebianco, Corriere della Sera 17 dicembre 2018</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-paradosso-della-societa-aperta-e-il-piano-marshall-per-lafrica/">Il «paradosso della società aperta» e il Piano Marshall per l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>La crisi della politica? Tre casi lo dimostrano</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giustizia-tre-errori-con-rovinose-conseguenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2018 10:21:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[bonafede]]></category>
		<category><![CDATA[di maio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre eventi, apparentemente senza rapporti, sono sintomatici della crisi non solo della politica, ma del modo di dibatterne i problemi.  1. Primo esempio. Il decreto sicurezza oggi, salvo sorprese, verrà approvato dalla Camera. Ebbene, in un lettera pubblicata dal Corriere due giorni fa, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha scritto: «Assimilare sicurezza e immigrazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre eventi, apparentemente senza rapporti, sono sintomatici della crisi non solo della politica, ma del modo di dibatterne i problemi.<strong> </strong></p>
<p><strong>1. </strong>Primo esempio. Il <strong>decreto sicurezza</strong> oggi, salvo sorprese, verrà approvato dalla Camera. Ebbene, in un lettera pubblicata dal Corriere due giorni fa, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha scritto: «Assimilare sicurezza e immigrazione in un unico decreto non mi pare né utile, né giusto. Favorisce una percezione della migrazione e dei movimenti dei rifugiati come minacce alla sicurezza pubblica. Questo è profondamente fuorviante». Ebbene, in poche righe ci sono tre contraddizioni.</p>
<p><strong>La prima</strong>, che il <strong>concetto di rifugiati</strong> è un concetto giuridico, e si riferisce ai richiedenti asilo in quanto perseguitati «per razza, religione, cittadinanza, gruppo sociale o opinioni politiche». Ne sono comunque esclusi i migranti per ragioni economiche. Ebbene, la stragrande maggioranza dei nostri rifugiati non è affatto perseguitata: non lo sono i marocchini, gli algerini e i tunisini, e tanti altri provenienti da Paesi che non saranno modelli di rispetto dei diritti umani, ma che comunque non sono brutali dittature.</p>
<p><strong>La seconda contraddizione</strong> è che anche i Paesi persecutori siedono all’Onu, e quindi contribuiscono a nominare, direttamente o meno, proprio l’Alto Commissariato. Quell’Alto Commissariato che invoca la protezione di chi scappa da loro.</p>
<p><strong>La terza contraddizione</strong> è che probabilmente <strong>il binomio insicurezza-immigrazione</strong> non sarà percepito a Ginevra, sede dell’Alto Commissariato, dove non entrano migranti né regolari né irregolari, ma lo è in modo doloroso nelle nostre periferie, dove spaccio di droga, e cosiddetta microcriminalità sono appannaggio di organizzazioni che sfruttano gli immigrati. E non è affatto una percezione suscitata dalla «fuorviante assimilazione di sicurezza e immigrazione»: è una statistica che si trae dalle denunce e dal numero dei detenuti. Probabilmente Grandi non poteva dire altrimenti, visti i vincoli postigli dai suoi committenti. Ma le contraddizioni rimangono.</p>
<p><strong>2. </strong>Secondo esempio. Malgrado le critiche di ordine tecnico provenienti praticamente da tutte le parti, opposizioni, avvocati e anche magistrati, il Ministro della Giustizia persiste nel mantenere quella <strong>mostruosità illiberale</strong> della sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. La risposta del Guardasigilli è di disarmante freschezza: fa parte del contratto di governo. Ora, a parte il fatto che l’accordo prevede soltanto che la prescrizione venga cambiata, non dice affatto che debba esserlo in modo così radicale, incostituzionale e irragionevole. Soprattutto in assenza di garanzie di contemporanea riforma del processo penale che altrimenti verrebbe snaturato.</p>
<p><strong>3. </strong>Terzo esempio. <strong>Il caso di papà Di Maio</strong>, che avrebbe violato le norme di assunzione di lavoratori, invitandoli poi al silenzio. In un paese normale questa storia non dovrebbe avere nessun riflesso politico nei confronti del figlio vicepremier. Durante la Prima Repubblica, le colpe dei padri non ricadevano sui figli, e viceversa. Pochi esempi, come quelli di Piero Piccioni e di Marco Donat Cattin confermano la regola: lì si trattava di sospettati di omicidio, droga e terrorismo: reati aggravati per il primo dalla pruderie degli anni Cinquanta, e per il secondo dalla voce che il padre Carlo avesse aiutato il rampollo nella fuga. Ora invece, di fronte a un caso di poco conto, si sta scatenando il putiferio. Perchè? Perchè lo stesso partito di Di Maio, a suo tempo, si servi di quest’arma impropria per attaccare gli avversari a cominciare da Renzi e da Maria Elena Boschi. I quali hanno reagito con signorilità compassionevole, ma hanno ricordato il linciaggio politico e umano &#8211; cui furono sottoposti per presunte colpe altrui. E cosa fanno ora i grillini? Invece di ammettere che a suo tempo furono profittatori forcaioli, e di manifestare il fermo proposito di astenersi nel futuro da simili sciacallaggi, si limitano a fare spallucce borbottando che qui si tratta di fatti diversi.</p>
<p><strong>Concludo. Cosa hanno in comune questi tre eventi?</strong> Una cosa assai evidente: che gravi e urgenti problemi politici non vengono affrontati con argomentazioni raziocinanti, ma con una sorta di emotività che sconfina negli slogan. L’appello a un generico solidarismo dell’Alto Commissario, l’impacciato rinvio all’impegno contrattuale del ministro, e un generico fare spallucce da parte dei colleghi di Di Maio. In definitiva, un approccio improprio alla politica che dimostra i condizionamenti e i limiti di chi la gestisce.</p>
<p>Carlo Nordio, Il Messaggero 28 novembre 2018</p>
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		<title>Tragedia Desirée, le cause e il rimedio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tragedia-desiree-le-cause-e-il-rimedio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 10:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Davanti a tragedie come quella di Desirée il dolore, l’incredulità e l’indignazione sono così forti da condizionare qualsiasi valutazione che aspiri alla serena obiettività. Qui non si tratta di un adulto tossicodipendente cacciatosi nel gorgo fatale degli spacciatori, dove ogni contrattazione è un rischio e ogni sostanza assunta è un potenziale veleno. Qui si tratta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Davanti a tragedie come quella di Desirée</strong> il dolore, l’incredulità e l’indignazione sono così forti da condizionare qualsiasi valutazione che aspiri alla serena obiettività. Qui non si tratta di un adulto tossicodipendente cacciatosi nel gorgo fatale degli spacciatori, dove ogni contrattazione è un rischio e ogni sostanza assunta è un potenziale veleno. Qui si tratta di una ragazzina di cui è persino blasfemo indagare le eventuali abitudini disordinate, perché solo la pietà può trovare ingresso davanti alla sua sorte dannata.</p>
<p>Tuttavia dobbiamo sforzarci di capire come ciò sia potuto accadere, e come, nel futuro possa essere evitato.</p>
<h2>1. Quella miscela esplosiva</h2>
<p>La causa prima è, naturalmente, la solita miscela esplosiva: da un lato il degrado fisico, morale ed economico delle comunità di spacciatori e dall’altro <strong>la massiccia presenza di extracomunitari irregolari</strong>. Da sempre ripetiamo che questi ultimi, senza lavoro, senza risorse e senza controlli sono destinati inevitabilmente a una sopravvivenza fondata sui reati: per molte donne lo sfruttamento della prostituzione, per gli altri i furti, le rapine e naturalmente lo spaccio. A questa constatazione, confermata peraltro dalle statistiche giudiziarie, le anime belle non hanno saputo opporre che la vaga e petulante accusa di razzismo. Una risposta ideologica ed emotiva che non solo elude il fenomeno, ma alimenta le reazioni opposte, eccitando l’intolleranza e la criminalizzazione indiscriminata. Quando poi accade la catastrofe, questa benevolenza astratta diventa sociologia convulsa e confusa. <strong>Mentre la realtà, purtroppo, è assai semplice</strong>: abbiamo migliaia di immigrati che, non sapendo come campare, finiscono per aggregarsi in comunità ad alto rischio di delitto. Se poi tra le loro mani capita una giovinetta sprovveduta, si aggiunge, come epilogo più odioso, la violenza sessuale.</p>
<h2>2. La tolleranza dell&#8217;illegalità</h2>
<p>E qui veniamo alla seconda causa: l’incapacità, negli anni passati, di comprendere, prevedere e gestire una situazione di cui gli episodi ieri di Macerata e oggi di Roma sono solo le conseguenze più visibili di una realtà ormai consolidata: quella della tolleranza dell’illegalità. Dietro a questa inerzia rinunciataria stanno le ragioni ufficiali del <strong>solidarismo assistenziale</strong>, ma si annida l’inconfessato proposito di evitare proteste e conflitti. Com’è infatti possibile che in una città come Roma da anni siano occupati abusivamente stabili e terreni? Com’è possibile che la politica, l’amministrazione e la stessa magistratura non si siano accorte che sono nate e prosperate vere e proprie isole extraterritoriali, dove le Forze dell’ordine non entrano e chi vi si accosta rischia la vita, come la povera Desirée? Si dirà che le occupazioni non sono tutte uguali. È questo l’errore. Lo stesso errore in cui è caduto il sindaco di Riace, e soprattutto i suoi stravaganti sostenitori, alcuni dei quali vanno per le scuole a tener lezioni sulla legalità. Perché non esiste una legalità a mezzo. <strong>La legge si rispetta e basta</strong>. Questo vale naturalmente per CasaPound, come per i centri sociali e tutte le altre forme di prevaricazione. Ma ormai persino tra alcuni giudici si è diffusa la convinzione che leggi vadano rispettate solo nei limiti in cui si adeguano alle nostre convinzioni. Ed è significativo che il Ministro dell’Interno, accorso sul luogo dell’omicidio, sia stato accusato, e non solo da alcuni esagitati lì presenti, di sciacallaggio politico, quando era il minimo che ci si potesse attendere come testimonianza di uno Stato se non proprio efficiente, almeno volonteroso.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong></p>
<p>Ed ora i rimedi. Il Ministro Salvini ha detto che manderà le ruspe. È un’espressione forse pittoresca, come è ormai tutta la nostra dialettica politica. Ma nella sua brutalità esprime un’ esigenza reale. Si dice che sarebbe più credibile se sgomberasse anche le occupazioni neofasciste. <strong>Bene</strong>: lo faccia, e lo faccia quanto prima. Ma le ruspe e gli sgomberi, a destra e sinistra, devono costituire solo il primo atto di una strategia più duratura, ferma e coerente, che ponga rimedio ad anni di sconsiderata indulgenza arrendevole. Se poi questa porterà anche i voti, ebbene, ciò dimostrerà che gli stessi cittadini la stanno aspettando da tempo.</p>
<p>Carlo Nordio, &#8220;Il Messaggero&#8221; 26 ottobre 2018</p>
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		<title>Il Csm? Da rifondare. E sulla corruzione&#8230;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-csm-e-da-rifondare-e-sul-ponte-e-norme-anti-corruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2018 16:11:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[prescrizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Carlo Nordio di Maurizio Tortorella per La Verità del 29 settembre 2018 È una pensione attivissima, quella di Carlo Nordio. L’ex procuratore aggiunto di Venezia pubblica libri, scrive sui giornali, lancia polemiche&#8230; Stasera a Verona, insieme con lo scrittore Ferdinando Camon e con il direttore del museo egizio di Torino, Christian Greco, riceverà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Carlo Nordio di Maurizio Tortorella per La Verità del 29 settembre 2018</em></p>
<p>È una pensione attivissima, quella di Carlo Nordio. L’ex procuratore aggiunto di Venezia pubblica libri, scrive sui giornali, lancia polemiche&#8230; Stasera a Verona, insieme con lo scrittore Ferdinando Camon e con il direttore del museo egizio di Torino, Christian Greco, riceverà il «Premio civiltà veneta» della Fondazione Masi come testimonianza del suo impegno «per un’Italia più equa e per una cosa pubblica più trasparente». L&#8217;ex pubblico ministero si dice «onorato per il riconoscimento e per la motivazione», oltre che per il prestigio del premio in sé, un cospicuo numero di bottiglie di ottimo Amarone Masi: «Accolgo il premio con orgoglio e spirito di riconoscenza» dice Nordio. E aggiunge, sorridendo: «Del resto, trattandosi di vino, lo spirito&#8230; è implicito». La Verità approfitta del sorri- soperporre all&#8217;ex magistrato alcune domande sulla stretta attualità.</p>
<p><strong>Dottor Nordio, che cosa pensa dell&#8217;elezione di David Ermini alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura?</strong></p>
<p>«Si riferisce alle infuocate polemiche per la scelta di un esponente targato” politicamente, perché ex responsabile giustizia del Pd e deputato vicino a Matteo Renzi?».</p>
<p><strong>Esattamente.</strong></p>
<p>«Guardi, già da magistrato seguivo con scarso interesse le vicende del Csm, e oggi l&#8217;interesse si è ancora attenuato. In questo caso. però, mi pare si tratti di molto rumore per nulla».</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>«Perché il vicepresidente del Csm è sempre stato un politico. Certo, stavolta si tratta di un parlamentare del<br />
Pd, e non così di sinistra. Mi stupisco comunque per le polemiche: i magistrati delle correnti di sinistra di Area, come quelli di Autonomia e indipendenza, avevano votato per un altro candidato che però era altrettanto “targato”, in quanto proposto dal Movimento 5 stelle».</p>
<p><strong>Ma il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, critica la nomina «raggiunta a maggioranza risicata» e parla di un Csm «contrappeso del governo». Non era mai accaduto&#8230;</strong></p>
<p>«È curioso anche che i magistrati di sinistra, dopo aver votato per il candidato grillino, ora critichino il ministro grillino, accusandolo di “interventi inappropriati’ e di voler “delegittimare&#8221; il Csm».</p>
<p><strong>Non crede che il Csm debba cambiare?</strong></p>
<p>«Da oltre 20 anni propongo una soluzione radicale per il Csm: andrebbero estromessi i politici, e i suoi membri dovrebbero essere scelti per sorteggio tra i migliori magistrati, proprio come accade per il Tribunale dei ministri. E la selezione andrebbe allargata anche a docenti universitari e ad avvocati. Si eliminerebbero in un colpo le correnti e gli scambi tra elettori ed eletti».</p>
<p><strong>Oltre vent’anni dice: gli stessi che serviranno per colpire i responsabili del crollo del Ponte Morandi?</strong></p>
<p>«Inchiesta difficile. Per prima cosa andranno individuate le cause del crollo. Queste possono essere occulte e originarie, quindi antiche, oppure recentissime: in questo secondo caso, penso alla colpa di chi potrebbe non aver sorvegliato adeguatamente il ponte, non intervenendo tempestivamente su suoi vizi evidenti. In mezzo, poi, ci sono mille altre ipotesi. L&#8217;unica certezza è che serviranno complesse perizie, e che il processo sarà lungo».</p>
<p><strong>Da magistrato, sta pensando al rischio prescrizione?</strong></p>
<p>«Dipende dal tipo di reato che sarà individuato. Grosso modo, comunque, la prescrizione interverrà in dieci anni. Il tempo per una sentenza c’è. Vedremo».</p>
<p><strong>E che cosa pensa delle polemiche su revoca delle concessioni ad Autostrade e sull’avvio dei lavori che tarda?</strong></p>
<p>«Ho letto una sequenza di assurdità. Ci saranno sicuramente ricorsi sull’una e sugli altri. La revoca delle concessioni sarebbe foriera di cause interminabili. E un appalto senza gara europea provocherà una valanga di ricorsi».</p>
<p><strong>Qualcuno, però, ha detto che per rifare il ponte basteranno otto mesi.</strong></p>
<p>«Sì, ma ha aggiunto la frase «al netto dei ricorsi». Serviranno anni, in realtà. Non per colpa del governo, o della magistratura. È colpa del sistema dei ricorsi. Andrebbe abolito quel meccanismo infernale che attraverso un Tar blocca tutto: ma è il classico vasto programma».</p>
<p><strong>Per restare nelle riforme necessarie: che dice del decreto sicurezza, appena varato?</strong></p>
<p>«Il decreto esprime buona volontà. Ho qualche perplessità tecnica».</p>
<p><strong>Teme che l’espulsione di un profugo condannato in primo grado per un grave reato possa essere incostituzionale?</strong></p>
<p>«No, non è questo. Anche la legge Turco-Napolitano del 1998 prevedeva l&#8217;espulsione dell&#8217;immigrato e individuava come reato la mancata ottemperanza al decreto d&#8217;espulsione: quella legge era molto meno garantista, perché non richiedeva nemmeno una sentenza di primo grado. Del resto, già oggi il ministero dell&#8217;Interno può espellere dal Paese uno straniero per motivi di ordine pubblico. Non vedo alcuno scandalo, in questo».</p>
<p><strong>E allora dove?</strong></p>
<p>«Lo scandalo è nelle migliaia di espulsioni che restano sulla carta: carta straccia. Lo scandalo è negli aerei che dovrebbero riportare in patria centinaia di immigrati espulsi, ma non decollano per un guasto».</p>
<p><strong>Lei parlava di perplessità tecniche sul decreto sicurezza: quali?</strong></p>
<p>«Il problema è nelle tante materie trattate: c&#8217;è anche l&#8217;antimafia, ci sono aumenti di pena, che personalmente ritengo sempre inutili. C’è troppa carne al fuoco, insomma: e nelle pieghe di un provvedimento così ampio si trova sempre lo spunto per scovare un&#8217;ipotesi di incostituzionalità. Sarebbe meglio scrivere decreti più limitati e incisivi».</p>
<p><strong>Va meglio il decreto contro la corruzione, forse?</strong></p>
<p>«No. Quello è inutile. Prevede la figura di un «infiltrato» che in realtà non concluderà nulla. L&#8217;infiltrato funziona solo contro i reati associativi, come mafia e droga. Ma la corruzione si compie tra due persone: difficile infiltrare un terzo…».</p>
<p><strong>E il daspo per i corrotti?</strong></p>
<p>«È inutile anche quello. Colpirà un imputato condannato, cioè un dirigente dell’impresa che ha compiuto o tentato la corruzione. Ma l’impresa potrà sempre sostituirlo e continuerà a fare quel che ha sempre fatto».</p>
<p><strong>Non c&#8217;è soluzione, allora?</strong></p>
<p>«C&#8217;è, ed è una sola: una sostanziale semplificazione di norme e burocrazia. Meno sono le porte da aprire, meno porte dovranno essere oliate».</p>
<p><strong>Si discute molto anche di legittima difesa. La sua posizione?</strong></p>
<p>«L’ho descritta martedì scorso ai membri della commissione Giustizia del Senato, che sul tema mi hanno voluto ascoltare assieme a due ottimi giuristi. Ai senatori ho detto che è giusto cambiare. E ho fatto due proposte: introdurre l’esimente dello stato di paura per chi si difende in casa propria, e fare pesare sullo Stato le spese per la difesa dell’imputato che viene assolto».</p>
<p><strong>Quindi lei crede che il processo contro chi si difende debba esserci sempre?</strong></p>
<p>«Sparare a un ladro che ti entra in casa, e di cui non conosci la pericolosità, è legittimo. Ma chi spara si sostituisce allo Stato, e l&#8217;inchiesta è inevitabile. In teoria, domani sera io potrei invitare a casa un mio nemico e poi sparargli fingendo che si sia introdotto con la violenza. Per questo deve sempre esserci la valutazione di un giudice. Però le indagini devono essere veloci e rispettose dell&#8217;indagato. E se questi viene assolto, le spese per l’avvocato non deve pagarle lui».</p>
<p><strong>A proposito di indagini: lei ha criticato quelle aperte contro il ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini per il presunto sequestro dei migranti della nave Diciotti. Come finirà?</strong></p>
<p>«Ora tutto è davanti al Tribunale dei ministri. Ma io ho un dubbio. Se il procuratore di Agrigento credeva nel reato che ha contestato al ministro, perché è salito a bordo della nave Diciotti e non lo ha interrotto, quel reato? Il Codice di procedura penale è chiarissimo, in merito: era un suo dovere d’ufficio. Non so he cosa ne uscirà, e ovviamente auguro al magistrato di uscirne bene, ma temo serviranno spiegazioni. E non dico altro».</p>
<p><strong>Che dice dei tribunali che allargano le maglie di certe leggi? Ha visto che la step-child adoption nelle coppie gay, non prevista dalla legge Cirinnà, viene autorizzata dalle Corti d’appello e dalla Cassazione?</strong></p>
<p>«Mi scusi se non rispondo, ma io ho sempre fatto penale: non è proprio la mia materia».</p>
<p><strong>Dottor Nordio, lei scenderà mai politica?</strong></p>
<p>«Mai».</p>
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		<title>De Gasperi, Schuman, Adenauer e l&#8217;Europa tradita</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/de-gasperi-schuman-adenauer-e-leuropa-tradita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2018 13:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/de-gasperi-schuman-adenauer-e-leuropa-tradita/">De Gasperi, Schuman, Adenauer e l&#8217;Europa tradita</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Com&#8217;era prevedibile, la <strong>riunione di Salisburgo</strong> si sta orientando verso un nulla di fatto. La stessa affermazione del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che l&#8217;immigrazione non deve essere strumentalizzata a fini di lotte politiche, sembra suonare come un velato rimprovero a chi cerca di cambiare le cose. Al netto delle usuali dichiarazioni programmatiche, l&#8217;Italia sarà dunque, ancora una volta, lasciata sola. È facile capire cosa accadrà nell&#8217;immediato futuro. Le anime belle, esaurite le polveri contro Orban, se la prenderanno con noi; quelle più pure diranno che abbiamo tradito lo spirito dell&#8217;Europa, e ne stiamo minando l&#8217;unità. Quest&#8217;ultima affermazione è in parte vera. Ma la prima è radicalmente falsa.</p>
<p>L&#8217;Europa di oggi non ha infatti niente a che vedere con quella immaginata dai padri fondatori, ma ne è soltanto una vaga e grottesca caricatura. <strong>De Gasperi, Schuman e Adenauer</strong>, che avevano assistito alla dissacrazione dei valori occidentali in due guerre fratricide, avevano auspicato una comunità ideale che assumesse forma politica.</p>
<p><strong>Un&#8217;entità fondata sui principi greco-romani e soprattutto giudaico-cristiani</strong>: quelle fonti che, integrate dall&#8217;illuminismo, avevano consentito a questo Continente di raggiungere grandi risultati nell&#8217;arte, nella filosofia, nella letteratura, nelle scienze e più in generale nello svolgimento dello Spirito. Tutti campi in cui sono stati conquistati vertici mai raggiunti, e forse mai più raggiungibili nella storia dell&#8217;umanità. Non erano né bigotti né utopisti, avevano patito le dittature e la miseria, conoscevano l&#8217;importanza dell&#8217;economia e i pericoli della speculazione e della finanza allegra. Ma sapevano altresì che, a differenza del pensiero materialista, quello umanista antepone alla correttezza dei bilanci consolidati il consolidamento dei concetti sottostanti, senza i quali una casa regge un tetto pericolante sopra fondamenta precarie.</p>
<p><strong>Ed è proprio questo che è accaduto all&#8217;Europa</strong>. Quando non si è riusciti a darle una Costituzione; quando il laicismo degli stenterelli si è rifiutato di inserire nel preambolo il riferimento alla tradizione cristiana; quando non si è data alla creatura un&#8217;unità legislativa, operativa, giudiziaria e fiscale; quando insomma ci si è limitati a introdurre, come unico elemento unificante, una moneta cui molti Stati erano peraltro impreparati, allora si è capito che il bambino nasceva malaticcio e storto, e senza una formidabile cura ricostituente si sarebbe presto ammalato. La cura non è arrivata e il morbo si è diffuso, aggravato da egoismi ipocritamente travestiti da esuberante europeismo. I primi sintomi si son visti con le varie crisi dell&#8217;euro nelle nazioni più deboli.</p>
<p><strong>Oggi i nodi vengono al pettine</strong> sull&#8217;elemento fondamentale, che è la sicurezza. Perché un paese può vivere, o almeno sopravvivere, anche con un&#8217;economia disastrata, e persino senza libertà, come avvenne per i regimi comunisti e nazifascisti; ma non può sopravvivere senza sicurezza. E quando questa paura ha cominciato a serpeggiare e a diffondersi, l&#8217;Europa ha cominciato a frantumarsi. Non hanno cominciato né Orban né Salvini. Hanno cominciato i democraticissimi paesi baltici, Danimarca in testa , seguiti a ruota dai francesi con le vergogne, quelle si davvero inumane, di Calais e di Ventimiglia. Poi sono arrivati gli austriaci, e poi i polacchi, e via via tutti gli altri.</p>
<p><strong>Nessuno in realtà ha agito per nazionalismo sovranista</strong>. Ha agito solo perché il proprio elettorato aveva paura. Non paura dei neri o dei musulmani, ma delle centinaia di migliaia di disperati senza lavoro, senza soldi e senza nulla che sarebbero stati inevitabilmente destinati a finire tra le strade, nei ghetti, e nelle periferie, alimentando prostituzione, droga e microcriminalità. Parigi e Londra ospitano da decenni persone di ogni etnia e confessione religiosa. Se adesso si manifestano insofferenze e disordini non è per il colore della pelle dei migranti, ma perché molti cittadini sono esasperati da un&#8217;invasione che alimenta le loro paure.</p>
<p><strong>Cosa c&#8217;entra questo con il tradimento degli originari ideali europei?</strong> C&#8217;entra perché l&#8217;Europa di De Gasperi e di Schuman avrebbe sin dall&#8217;inizio affrontato questo problema con un indirizzo unitario, con risoluzioni condivise e attuazioni concrete e programmate, senza scaricare le difficoltà sulle spalle degli stati rivieraschi appellandosi alle formalità di accordi stipulati tra ambiguità e riserve mentali. Avrebbe applicato a questi ultimi il criterio della buona fede, che nel diritto internazionale ha valore vincolante. Avrebbe sostenuto, se necessario anche davanti alle Nazioni Unite, che la legge del mare non prevede i naufragi programmati, e che non si può confondere il soccorso umanitario con l&#8217;alimentazione di una criminalità che specula sulle disgrazie altrui. Avrebbe, in sostanza, invocato la Ragione, che ora è soffocata da una pedante e ipocrita burocrazia, senza cervello per comprendere, senza cuore per decidere, e senza braccio per operare.</p>
<p>Carlo Nordio, Il Messaggero 20 settembre 2018</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/de-gasperi-schuman-adenauer-e-leuropa-tradita/">De Gasperi, Schuman, Adenauer e l&#8217;Europa tradita</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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