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	<title>mercato Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>mercato Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Incapacità nociva</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incapacita-nociva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 12:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mercato funziona quando le regole sono chiare e stabili nel tempo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incapacita-nociva/">Incapacità nociva</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un mercato funziona quando le regole sono chiare e stabili nel tempo</p>
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		<title>Gesticolare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gesticolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 09:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[azioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[regole di mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è una faccenda tecnica, per esperti di telecomunicazioni o gnomi della finanza, e riguarda tutti. Al fondo le cose stanno in modo semplice. E per il governo Meloni può essere una grana, ma anche un’opportunità. Il mercato ha sempre bisogno di regole, altrimenti non esiste. L’anarcocapitalismo non è né anarchico né capitalistico, è giungla. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gesticolare/">Gesticolare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una faccenda tecnica, per esperti di telecomunicazioni o gnomi della finanza, e riguarda tutti. Al fondo le cose stanno in modo semplice. E per il governo Meloni può essere una grana, ma anche un’opportunità.</p>
<p>Il mercato ha sempre bisogno di regole, altrimenti non esiste. L’anarcocapitalismo non è né anarchico né capitalistico, è giungla. Le regole cambiano nel tempo, si aggiornano e cercano di non essere scavalcate dalla tecnologia. Le leggi spettano al legislatore, che sia nazionale o sovranazionale, con accordi fra stati o parlamenti sovranazionali, mentre regolamenti e altri atti amministrativi sono di competenza esecutiva, che sia il governo nazionale o altro organo sovranazionale. Diciamo, per semplificare, che le regole sono roba che spetta allo Stato, sebbene latamente inteso. Cosa succede se lo Stato, oltre a fissare le regole, si mette a giocare?</p>
<p>Se per il giocatore pubblico non valgono le regole imposte agli altri, siamo fuori dallo Stato di diritto e in dittatura. Rossa o nera, non cambia. Non è il nostro caso, naturalmente. Lo Stato può giocare, come effettivamente fa, utilizzando società di forma privata, ma di cui ha il controllo. Esempi: Eni, Enel, Leonardo e via elencando. In questo caso, se la società è quotata in Borsa, lo Stato è come se dicesse: gestisco questa impresa e se tu privato vuoi partecipare, investendo, ma accettando di non prendere mai la guida, sei il benvenuto. Ciascuno è libero di decidere. Certo, un margine d’equivoco rimane, perché chi fissa le regole, garantisce i controlli ed eventualmente, nei tribunali, dirime le controversie è anche diretto protagonista di quelle, sicché il sospetto che la sua mano sia più invadente che invisibile è legittimo. Esempio: la Rai.</p>
<p>Però capita anche, come nel caso di cui ora ci occupiamo, che lo Stato si dedichi a regolare, ma poi comincia a giocare e lo fa sotto mentite spoglie, finendo pure in minoranza. A quel punto il frammisto di gestire e regolare rischia d’essere uno scomposto gesticolare.</p>
<p>Erano società pubbliche, quotate in Borsa e senza debiti. Erano diventate delle multinazionali: Sip, Italcable e Telespazio, controllate dalla finanziaria Stet, a sua volta parte del mondo Iri. Storia lunga, gloriosa, poi straziante, andiamo oltre. Si decide, giustamente, di consegnare le società fuse (Telecom Italia, poi Tim) al mercato. Lo Stato esce e fissa le regole. Quelle regole furono violate e lo Stato si girò dall’altra parte. Tanto per ricordare: governo D’Alema e Consob diretta da chi poi divenne parlamentare di quel partito. Società sventrata e depauperata.</p>
<p>Le azioni Tim sono oggi il mano di investitori esteri per il 44% e della francese Vivendi per quasi il 24%. La Cassa depositi e prestiti (che non è lo Stato, ma è lì per conto del governo) ne possiede quasi il 10%. La società ha debiti per 25 miliardi e il fondo statunitense ne offre 20 per prendersi la rete. Il Consiglio d’amministrazione di Tim deciderà il 24 febbraio e sarebbe saggio acconsentisse, per due ragioni: a. perché rifiutare espone gli amministratori a responsabilità personale; b. perché tanto non conta nulla, visto che poi deciderà il governo. Il quale ha in tasca il golden power, che di dorato ha poco, perché qualora affermasse di volere tenere la rete in mani italiane (essendo ora in mani straniere) gli toccherebbe metterci i 20 miliardi. E non è finita, perché al CdA non hanno preso parte né il presidente di FiberCop, concorrente nella rete, né quello della Cdp, che stava negoziando con Vivendi e, per giunta, è azionista anche di FiberCop. In mezzo alle reti c’è anche Sparkle, che governa quelle internazionali ad alta sensibilità di sicurezza, non solo italiana (c’è anche Israele). Un casotto.</p>
<p>Se il governo s’incaponisse a volere la rete unica e italica, si troverebbe in una brutta trappola. Ma può cogliere l’occasione per dire: mi sono stufato di gesticolare e mi rimetto a regolare, perché l’interesse degli italiani non consiste nell’intestazione delle azioni, ma negli investimenti e funzionamento della rete. Sarebbe un modo per cavarne le gambe e ridare un senso al gioco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-4-febbraio-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gesticolare/">Gesticolare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Ecco perché una maggiore flessibilità dell&#8217;Europa sugli aiuti di Stato può rappresentare un problema per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ecco-perche-una-maggiore-flessibilita-delleuropa-sugli-aiuti-di-stato-puo-rappresentare-un-problema-per-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Barba Navaretti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 15:36:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Sussidi]]></category>
		<category><![CDATA[Von Der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fa una certa impressione il dialogo di ieri tra Meloni e Von der Leyen sulla competitività dell&#8217;industria europea e sulla riforma degli aiuti di Stato. La presidente della Commissione propone di alleggerire le regole che vietano i sussidi in modo da poter sostenere gli investimenti green. La premier è invece preoccupata da una corsa agli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fa una certa impressione il dialogo di ieri tra Meloni e Von der Leyen sulla competitività dell&#8217;industria europea e sulla riforma degli aiuti di Stato. La presidente della Commissione propone di alleggerire le regole che vietano i sussidi in modo da poter sostenere gli investimenti green. La premier è invece preoccupata da una corsa agli aiuti, dove i paesi con poco spazio fiscale come il nostro sarebbero nei guai rispetto ai partner virtuosi del Nord. È un rovesciamento di fronte rispetto a qualche anno fa. Ricordate la rigidità della Commissione sull&#8217;utilizzo di fondi pubblici da parte dei governi nazionali per sostenere le banche in crisi (nel nostro caso la liquidazione delle banche venete o il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena), imponendo vincoli ancora più stretti di quelli della direttiva sulla risoluzione delle banche dell&#8217;Unione bancaria? Rigidità in linea con il forte orientamento al mercato della Commissione, campione nella tutela della concorrenza, molto più determinata delle autorità americane, almeno fino agli anni più recenti.</p>
<p>La proposta di Von der Leyen, già condivisa con i partner europei a metà dicembre, deriva dalla consapevolezza che oggi è molto difficile tutelare il mercato senza un maggiore sostegno pubblico dell&#8217;economia. Le ragioni di questo nuovo orientamento sono tre. La necessità per i governi nazionali di aiutare le imprese di fronte a ripetute crisi dovute a ragioni estranee al funzionamento dei mercati: la pandemia e la crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina. E dunque la temporanea esenzione dal divieto dei sussidi con lo <em>State Aid Temporary Framework</em>.</p>
<p>La seconda è la grande quantità di investimenti necessari alla transizione energetica che difficilmente avverrebbe sulla base di una pura logica di mercato e che dunque necessita di supporto pubblico. In quest&#8217; ottica è già stato varato il piano <em>REPowerEU</em>, in aggiunta al <em>Next Generation EU</em>. Infine, terza ragione, i sussidi concessi dagli Stati Uniti alle imprese che producono sul proprio territorio, nell&#8217;ambito dell&#8217;<em>Inflation Reduction Act</em> <em>(Ira)</em>, anch&#8217; essi legati alla transizione verde.</p>
<p>L&#8217;iniziativa americana determina un forte vantaggio competitivo alle proprie imprese a scapito di tutti i concorrenti, non solo europei. Il nuovo corso delle regole sugli aiuti di Stato, per quanto non ancora definito, solleva non pochi problemi. Intanto, le questioni geopolitiche. Reagire con sussidi europei a quelli americani significa innescare una corsa al ribasso (o meglio al rialzo del supporto alle imprese), con azioni e reazioni che inevitabilmente coinvolgeranno anche altri partner commerciali a cominciare da quelli asiatici. Oltretutto, le regole della Wto, che vietano l&#8217;uso di questi strumenti verrebbero deliberatamente infrante.</p>
<p>Sarà dunque difficile varare una politica europea autonoma, senza trovare forme di accordo a livello bilaterale con gli Stati Uniti e poi con altri paesi. L&#8217;obiettivo della transizione energetica riguarda tutti e nonostante le difficoltà della Cop 27 rimane uno dei terreni su cui è forse ancora possibile esplorare accordi e regole globali. Esiste poi un chiaro problema europeo. Allentare le regole sugli aiuti di Stato innescherebbe una corsa al ribasso tra i paesi dell&#8217;area, con grande vantaggio dei ricchi. Da qui la diffidenza italiana.</p>
<p>La Commissione, allora, propone la creazione di un fondo per la politica industriale, il &#8220;Fondo per la Sovranità Europea&#8221;, finanziato da debito comune. Si evita così di mettere in difficoltà chi non ha spazio di manovra fiscale. È una buona idea, ma ovviamente i paesi virtuosi storcono il naso all&#8217;idea di mutualizzare altro debito dopo quello emesso con il <em>Next generation EU</em>. Inoltre, il fondo ha ambizioni maggiori della transizione energetica, come lo sviluppo e la produzione dei microchip e l&#8217;integrazione dell&#8217;industria della difesa. L&#8217;Europa ha certo bisogno di maggior integrazione commerciale e produttiva su alcuni assist strategici fondamentali. Ma l&#8217;obiettivo della sovranità (vedi il nome del fondo) è materia delicata. Rischia di essere in totale conflitto con quello della concorrenza e del libero mercato e di alzare ancor più il livello del confronto con gli Usa.</p>
<p>Se a competere non sono solo le imprese, ma anche le Nazioni (o gruppi di Nazioni) che le sostengono, il terreno di gioco non è più uguale per tutti e i mercati non sono più aperti. La sovranità rischia insomma di essere sinonimo di protezionismo. Per questo l&#8217;area di intervento a sostegno del mercato deve essere ben definita e giustificata dai fallimenti del mercato stesso. E per questo un accordo tra concorrenti globali per evitare una corsa al ribasso rimane comunque assolutamente necessario.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/editoriali/lettere-e-idee/2023/01/10/news/noi_la_ue_e_i_rischi_degli_aiuti_di_stato-12456273/"><strong><em>La Stampa</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>BiLancio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/bilancio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 15:38:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[legge di bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una serie di riflessioni sulla prima legge di bilancio redatta da un governo di destra: alcune promesse mantenute, altre meno. C’è prudenza, si vede meno la prospettiva. &#160; La legge di bilancio non è il collage di tanti provvedimenti diversi, valutabili separatamente. Se viene scritta in quel modo a predisporla è un cattivo governante. Se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Una serie di riflessioni sulla prima legge di bilancio redatta da un governo di destra: alcune promesse mantenute, altre meno. C’è prudenza, si vede meno la prospettiva.</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La legge di bilancio non è il collage di tanti provvedimenti diversi, valutabili separatamente. Se viene scritta in quel modo a predisporla è un cattivo governante. Se viene modificata con quello spirito a emendarla è un cattivo legislatore. Se viene esposta e valutata in quella chiave a farlo è un cattivo giornalismo. Se ne può discutere questo o quell’aspetto, ma va prima di tutto considerata nel suo significato unitario. Se c’è.</p>
<p>Nella prima legge di bilancio redatta da un governo di destra si è escluso di sfondare i conti e iscrivere a debito il costo di tutte le promesse elettorali. Ed è positivo. A promettere più spese, più deficit e più debito erano stati Lega e Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia aveva tirato il freno e promesso responsabilità. Che l’argine tenga è un bene. Eppure il deficit, rispetto ai conti del governo Draghi, passa dal 3,9 al 4,5% del Prodotto interno lordo, il che non ha destato reazioni e lo spread è rimasto basso. L’aumento non deriva (tanto) da decisioni politiche, ma dal maggiore costo del debito. Quando si dice che questo o quel titolo del debito è andato “a ruba”, ci si dimentica di aggiungere che pagano bene, aumentando la spesa. Se il mercato non reagisce ruvidamente, dando l’aumento per scontato, non significa che si possa dimenticare che quel costo crescerà ancora, togliendo margine ad altre spese.</p>
<p>Sarebbe stato un incrocio fra sciocchezza e presunzione supporre che il nuovo governo potesse dare subito corpo alle promesse elettorali. Anche solo quelle (vaghe) condivise dall’intera coalizione di destra. Chi per questo li critica gareggia in demagogia. Quel che conta è capire se il governo descriva un percorso chiaro e pluriennale, rendendo coerenti i primi passi. E qui le cose si fanno nebbiose, perché avere scelto di puntare su mozziconi di promesse – dal fisco alle pensioni – senza spiegare come possano mai essere interamente compatibili con la stabilità finanziaria fa sì che non si capisca dove intendano andare a parare, tanto meno poterne valutare la coerenza.</p>
<p>Prendiamo il Reddito di cittadinanza: la destra ha detto chiaramente di volerlo cancellare (anche se una delle componenti, la Lega, contribuì a crearlo). Mettiamo pure che “cancellare” diventi “modificare”: chi è in grado di lavorare ci vada. Basta un rifiuto per perdere il beneficio. Bene. Ci sono, però, percettori che non hanno mai rifiutato nulla, ma ai quali neanche nessuno ha mai proposto alcunché. Allora non basta tagliare l’esborso, perché quella non è una riforma, un cambiamento, semmai dovrebbe esserne la conseguenza. Ad esempio: integrazione fra uffici del lavoro e agenzie private, con banca dati nazionale sia di domanda e offerta che di assistenza. Non è un problema dire che ci vuole tempo, lo è non dire dove si voglia arrivare.</p>
<p>L’elevazione della soglia entro la quale un autonomo può utilizzare un regime forfettario (che non è manco per niente una flat tax) non significa nulla e riguarda una percentuale minima di contribuenti. Il problema non è la ridotta portata, ma il non sapere cos’altro significhi se non dare “un segnale”. Manca lo sfondo di una riforma fiscale documentata. Tassare le multinazionali unisce in coro la destra e la sinistra ideologiche, ma significa poco. O, meglio, per quel che significa ci lavora la Commissione europea. Se tassi le consegne a domicilio, però, tassi i clienti. E se detassi l’Iva per quattro centesimi a ogni euro per pane e pasta, non se ne accorge il cliente ma il maggiore incasso del venditore. Se rimangono intenzioni, sono pure segnali equivoci.</p>
<p>C’è la prudenza. Si vede meno la prospettiva. In ultimo: la legge dovrà essere approvata entro il 31 dicembre e l’esame parlamentare sarà compresso. Di questo la destra si lamentò spesso. Ora che si trova a fare quel che detestò, perché non c’è alternativa, potrebbe usare l’inconveniente per ragionare, con l’opposizione, sulla riforma di quel procedimento. Anche ipotizzando la non emendabilità, cui si lega la caduta del governo nel caso di bocciatura.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/bilancio/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>L&#8217;eco del reddito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leco-del-reddito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 07:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano lavoratori per la stagione estiva e si deve provvedere. Anche perché è già iniziata. Si deve procedere con pragmatismo, dice il ministro del turismo, Massimo Garavaglia, e se lasciare una parte del reddito di cittadinanza e chi (bontà sua) accetta di lavorare può servire, lo si faccia. Ha ragione, procediamo con pragmatismo. Due cittadini [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leco-del-reddito/">L&#8217;eco del reddito</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano lavoratori per la stagione estiva e si deve provvedere. Anche perché è già iniziata. Si deve procedere con pragmatismo, dice il ministro del turismo, Massimo Garavaglia, e se lasciare una parte del reddito di cittadinanza e chi (bontà sua) accetta di lavorare può servire, lo si faccia.</p>
<p>Ha ragione, procediamo con pragmatismo. Due cittadini potrebbero fare uno stesso lavoro, ma uno non prende il reddito di cittadinanza e l’altro sì. Il lavoro prevede una retribuzione pari a 100. Se il secondo mantiene una parte del reddito di cittadinanza significa che anche il datore di lavoro paga meno (concorrendo il sussidio) o che il lavoratore incassa di più (sommandosi)?</p>
<p>Nel primo caso i contribuenti starebbero finanziando quell’impresa, distorcendo il mercato rispetto alla concorrenza. Nel secondo si storcerebbero le budella a quello senza sussidio, che non solo non ebbe i soldi del contribuente, ma ora, lavorando, incassa anche meno. Pragmaticamente, quale delle due? Perché nel vuoto le astruserie fanno l’eco ed è già il secondo ministro che ripete questa tesi.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-10-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leco-del-reddito/">L&#8217;eco del reddito</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Negozi chiusi nei superfestivi? Proposta contro i centri commerciali&#8230;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/negozi-chiusi-nei-superfestivi-proposta-contro-i-centri-commerciali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 10:56:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negozi chiusi durante i festivi e superfestivi? Davide Giacalone, a Tagada, interviene su un argomento che ha tenuto banco nelle ultime settimane. Guarda il video [spacer height=&#8221;20px&#8221;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negozi chiusi durante i festivi e superfestivi? <strong>Davide Giacalone</strong>, a <em>Tagada</em>, interviene su un argomento che ha tenuto banco nelle ultime settimane. Guarda il video [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
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		<title>Lavoro, ecco i fallimenti dell&#8217;Ingegnere sociale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lavoro-ecco-i-fallimenti-dellingegnere-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 16:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché rendere più difficoltoso il contratto a tempo determinato non funziona? Perché in Italia la produttività da vent&#8217;anni non cresce o cresce di poco? Perché aumentano le partite Iva? Alessandro De Nicola, durante la puntata di Omnibus del 12 dicembre 2017, interviene sul tema lavoro. Guarda il breve estratto. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché rendere più difficoltoso <strong>il contratto a tempo determinato</strong> non funziona? Perché in Italia la <strong>produttività</strong> da vent&#8217;anni non cresce o cresce di poco? Perché aumentano le partite Iva? <strong>Alessandro De Nicola</strong>, durante la puntata di Omnibus del 12 dicembre 2017, interviene sul tema lavoro.</p>
<p>Guarda il breve estratto. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
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		<item>
		<title>Lo Stato liberale e le nuove guerre</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-stato-liberale-e-le-nuove-guerre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 20:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[angelo airaghi]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Lezione di Angelo Airaghi del 24 novembre 2011 [:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="sommario_cut">Lezione di Angelo Airaghi dal titolo<em> Lo Stato liberale e le nuove guerre,</em> Roma 24 novembre 2011</p>
<p>Sono intervenuti: <strong>Enrico Morbelli</strong> (direttore della Scuola di Liberalismo),</span><span id="sommario_all" class="sommario-inline"><strong> Angelo Airaghi</strong> (presidente di ANIE Energia (Federazione Nazionale delle Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche)).</p>
<p>Sono stati discussi i seguenti argomenti: Economia, Guerra, Libano, Liberalismo, Mercato, Onu, Stato, Storia, Tecnologia, Usa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.radioradicale.it/scheda/340394/scuola-di-liberalismo-2012-lo-stato-liberale-e-le-nuove-guerre-lezione-di-angelo">La registrazione audio di Radio Radicale</a></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mercato, concorrenza e liberalismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mercato-concorrenza-e-liberalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 09:45:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[stefano da empoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Conferenza di Domenico Da Empoli del 13 marzo 2008 a Napoli[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="sommario_cut">Conferenza di Domenico Da Empoli dal titolo <em>Mercato, concorrenza e liberalismo</em>, Napoli 13 marzo 2008</p>
<p>Sono intervenuti: <strong>Domenico Da Empoli</strong> (docente di Economia Politica presso l&#8217;Università La Sapienza di Roma).</p>
<p>Tra gli argomenti discussi: Banca Centrale Europea, Banca D&#8217;italia, Burocrazia, Capitalismo, Concorrenza, Costi, Difesa, Economia, Energia, Europa,</span><span id="sommario_all" class="sommario-inline"> Fisco, Fonti Rinnovabili, G8, Gas, Giustizia, Gran Bretagna, Industria, Italia, Liberalismo, Mercato, Ocse, Pensioni, Petrolio, Pil, Prezzi, Privato, Produzione, Salario, Sicurezza, Smith, Socialismo, Società, Stato, Storia, Sviluppo, Urss, Vento, Welfare.</span></p>
<p><a href="https://www.radioradicale.it/scheda/249355/mercato-concorrenza-e-liberalismo">La registrazione audio di Radio Radicale</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mercato-concorrenza-e-liberalismo/">Mercato, concorrenza e liberalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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