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	<title>matteo salvini Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 May 2024 13:32:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>matteo salvini Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il “pacifista” Salvini utilizza Vannacci per “coprirsi ad est” contestando la linea della NATO (e del Governo) sull’Ucraina</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pacifista-salvini-utilizza-vannacci-per-coprirsi-ad-est-contestando-la-linea-della-nato-e-del-governo-sullucraina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 May 2024 13:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per conformismo, pigrizia mentale o tic culturali ci si continua ad occupare dell’ormai celebre Roberto Vannacci quasi solo in ragione delle sue uscite machiste e/o, come usa dire oggi, sessuofobe. Vecchi cliché che in fondo poco stonano con la divisa da paracadutista e persino col grado di Generale di Divisione. A stonare con la divisa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per conformismo, pigrizia mentale o tic culturali ci si continua ad occupare dell’ormai celebre Roberto Vannacci quasi solo in ragione delle sue uscite machiste e/o, come usa dire oggi, sessuofobe. Vecchi cliché che in fondo poco stonano con la divisa da paracadutista e persino col grado di Generale di Divisione. A stonare con la divisa e col grado, e cioè con le uniche ragioni per cui il signor Roberto Vannacci anziché sproloquiare giocando a stecca nel retro di un bar ha assunto la postura, indiscutibilmente riconosciutagli dai media, di maitre a penser della destra e di capopopolo, sono le sue posizioni su Vladimir Putin e sulla Nato. È di questo che si dovrebbe, semmai, parlare.</p>
<p>Perché la notizia è, e non potrebbe non essere, che un alto e pluridecorato ufficiale dell’esercito italiano contesta le decisioni strategiche dell’Alleanza Atlantica, apprezza la leadership putiniana ed è sostanzialmente contrario ai decreti con cui il governo (di cui il suo dante causa, Matteo Salvini, sarebbe pur sempre il numero 2) finanzia l’invio di armi al popolo ucraino. A rendere chiaro che Matteo Salvini abbia voluto farsi scudo del generale Vannacci non solo per “coprirsi a destra” ma soprattutto per, diciamo così, coprirsi ad Est, è la scelta del messaggio che il più o meno leader della Lega ha voluto lanciare il giorno dopo aver dato la notizia della candidatura del generalissimo. Alle 19,39 di ieri Matteo Salvini così la mette su X: “Orgoglioso che, per parlare di Pace, la Lega possa contare in queste elezioni europee su un generale come Roberto Vannacci, che non ha combattuto contro chat o articoli di qualche giornalista di sinistra, ma ha onorato l&#8217;Italia prestando servizio in Iraq, in Afghanistan e in Ruanda. Il tema dei conflitti geopolitici sarà centrale nel prossimo quinquennio in Europa.</p>
<p>Qualche leader europeo parla sciaguratamente di nuove missioni mandando i nostri soldati a combattere fuori dai nostri confini. Come Lega lo ribadisco: MAI nel nostro nome”. Dal che si desume che il vicepremier ignori il fatto che in questo momento più di 10mila soldati italiani sono impegnati in missioni militari oltre i confini nazionali e che la consonanza ideale che lo portò a dar vita ad un governo intriso di populismo e di demagogia con il Movimento 5stelle perduri tutt’ora: in vista delle elezioni europee, Giuseppe Conte ha messo nel simbolo del proprio partito la parola “pace”, Matteo Salvini ha messo in lista quel gran pacifista di Roberto Vannacci, detto il Generale. Ad entrambi, Conte e Salvini, giungono dalla Federazione Russa di Vladimir Putin i più sentiti ringraziamenti.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/dossier/elezioni-europee-2024/2024/05/02/news/urca_un_generale_vannacci_diventa_il_campione_del_pacifismo-15779648/"><strong><em>Huffington Post</em></strong></a></p>
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		<title>Imparare dalle sconfitte</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/imparare-dalle-sconfitte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 17:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“A volte vinco, tutte le altre imparo”: chissà se Giorgia Meloni riuscirà a fare propria la saggezza orientale che trasuda da questo antico proverbio giapponese. La vittoria, infatti, notoriamente inebria d’un’ebbrezza che annebbia, e ultimamente Giorgia Meloni ha vinto molto. Ha vinto imponendosi, ha di conseguenza governato con lo stesso metodo che l’ha condotta alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“A volte vinco, tutte le altre imparo”: chissà se Giorgia Meloni riuscirà a fare propria la saggezza orientale che trasuda da questo antico proverbio giapponese. La vittoria, infatti, notoriamente inebria d’un’ebbrezza che annebbia, e ultimamente Giorgia Meloni ha vinto molto. Ha vinto imponendosi, ha di conseguenza governato con lo stesso metodo che l’ha condotta alla vittoria. Ha scelto ministri e candidati sulla base della fedeltà più che della capacità, ha trattato gli alleati con spirito autoritario più che con autorevolezza. È stata presa dalla hybris, sentimento tipicamente occidentale che nella Grecia antica era attribuito agli uomini che osavano sfidare gli dei ritenendo di averne acquisito i poteri. Uomini che, fatalmente, prima o poi scontano nella sconfitta la loro protervia.</p>
<p>In attesa dei risultati del test abruzzese che si svolgerà il 10 marzo, l’esito del voto in Sardegna potrebbe essere un bene per il centrodestra, a patto che i suoi leader e soprattutto Giorgia Meloni ne introiettassero la lezione. Anzi, le lezioni. Perché le lezioni sono in effetti due. La prima lezione attiene alla scelta del governatore di centrodestra uscente in Sardegna. Christian Solinas fu scelto nel 2019 da Matteo Salvini anche se in molti non lo ritenevano adeguato a ricoprire la non facile carica di presidente di Regione. In effetti ha vinto, ma a detta di molti ha mal governato. Una percezione diffusa anche nel centrodestra sardo su cui ha fatto leva Giorgia Meloni per imporre il proprio candidato. Il cambiamento c’è stato, ma gli echi del malgoverno hanno probabilmente condizionato l’esito elettorale. La prima lezione, dunque, è: i candidati a cariche elettive monocratiche vanno scelti non sulla base della fedeltà, ma sulla base della credibilità. Anche a costo di andarli a cercare lontani dal proprio orticello politico.</p>
<p>La seconda lezione discende dalla prima. Per imporre alla Lega il proprio candidato, Giorgia Meloni ha fatto di una tensione locale un caso nazionale. Lo scontro con Salvini è stato duro, la frattura a lungo esposta. Ed è noto che gli elettori del centrodestra non amano il conflitto interno. Alla fine, Meloni l’ha spuntata, ma l’ha spuntata con un candidato, Paolo Truzzu, molto spostato a destra e la cui principale qualità è parsa la fedeltà alla leader. Qualità evidentemente insufficiente non solo per governare, ma anche per vincere.</p>
<p>La seconda lezione, pertanto, è duplice: evitare, se possibile, di imporsi sugli alleati fino ad  umiliarli e scegliere, se si è in grado di convincerli, candidati dotati di una propria autorevolezza e del profilo politico-culturale necessario ad attirare il voto non tanto della propria base elettorale più identitaria, quanto di quella massa elettorale moderata e di confine ormai da anni incline all’astensionismo.</p>
<p>Stavolta il centrodestra in generale e Giorgia Meloni in particolare non hanno vinto. Se, messa da parte la hybris e adottata un po’ di saggezza orientale, impareranno la lezione, questa sconfitta verrà ricordata come un’utile folgorazione. In caso contrario, come l’inizio della fine.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/02/sconfitte-lezione-per-il-centrodestra/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Incatenati agli errori</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incatenati-agli-errori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2020 12:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[davide giacalone]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’autorizzare il processo a Matteo Salvini è stata commessa una catena d’errori. Ciascuno ha voluto stringersi il suo anello al collo, per pochezza culturale, opportunismo, ottusa furberia. Il risultato è una ribadita subordinazione della politica a un improprio giudizio penale. Le scelte fatte dal governo italiano, in quell’agosto del 2019, non le condivisi e non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’autorizzare il processo a Matteo Salvini è stata commessa una catena d’errori. Ciascuno ha voluto stringersi il suo anello al collo, per pochezza culturale, opportunismo, ottusa furberia. Il risultato è una ribadita subordinazione della politica a un improprio giudizio penale.</p>
<p>Le scelte fatte dal governo italiano, in quell’agosto del 2019, non le condivisi e non le condivido, ma non c’è dubbio alcuno che furono scelte del governo tutto. Tacque ed acconsentì il Movimento 5 Stelle, tant’è che, di lì a qualche settimana, nel far saltare il governo, la Lega di Salvini propose Di Maio come nuovo capo dell’esecutivo. Acconsentì anche il presidente del Consiglio, l’avvocato Conte, che nel pretendere che dalla Open Arms fossero sbarcati i minorenni certificò il proprio consenso a che gli altri rimanessero a bordo. La faccenda durò più di venti giorni e si concluse con un intervento di sequestro e ordine di sbarco della procura d’Agrigento, senza che mai, dal governo, nessuno smentisse la linea di cui il ministro dell’interno e vice presidente del Consiglio era interprete. Sicché, oggi, mandare solo lui a processo è, al tempo stesso, una vigliaccata e una meschina furbata.</p>
<p>Quella linea, naturalmente, non fu affatto dettata dal bisogno di difendere l’Italia dai clandestini, che continuarono a sbarcare, in quel caso come in altri. Né fu l’affermazione di dovere fermare l’immigrazione, visto che il medesimo governo mise nero su bianco che fossero necessari 160mila immigrati in più. Ogni anno e tutti gli anni. Fu grossolana propaganda. Eguale e contraria a quella di chi sosteneva l’esigenza d’accogliere e abbracciare. Due complici castronerie.</p>
<p>Se rimproverare incoerenza e viltà ai pentastellati potrà sembrare inutile e trasformismo a Conte ingenuo, quella che si capisce meno è la non posizione del Partito democratico: sono al governo con chi condivise quelle scelte e sostengono a chiacchiere la necessità che la politica recuperi autonomia rispetto non alla giustizia, ma alle procure, alle accuse, alle inchieste, e la più preziosa delle occasioni non è quando quelle si rivolgono contro qualche compagnuccio, ma quando colpiscono l’avversario. Occasione sprecata, a dimostrazione di una forza politica priva di forza ideale e spessore culturale.</p>
<p>Tralasciamo i giocolieri della parola, ottimi contraddittori di sé medesimi. Si può essere piccoli per forza politica e grandi per coerenza, ma riuscire a essere piccoli e incoerenti è faccenda da antropologia della decadenza. Forza Italia e Fratelli d’Italia difendono il loro alleato odierno, continuando la finzione secondo cui sarebbero interpreti di una medesima linea politica, laddove è solare che ne interpretano di opposte. Per farlo, però, inneggiano alle scelte di un governo cui si opponevano. Ancora una volta anteponendo il falso di un’alleanza puramente elettorale.</p>
<p>Ma non è forse giusto che, laddove s’ipotizzi un reato, l’ex ministro sia processato? No. Per niente. Il voto dell’Aula, presente in tutti i sistemi in cui il diritto abbia un senso, serve a distinguere il processare un politico dal processare una politica. Consentendo la seconda cosa il Parlamento ricommette suicidio, per la centesima volta.</p>
<p>Una catena micidiale, talché sembra quasi si possa essere indulgenti con chi l’anello ce l’ha al naso, rispetto a chi se lo stringe al collo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pubblicato da Formiche</p>
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		<item>
		<title>La Fondazione Einaudi presenta l’ultima fatica letteraria di Carlo Nordio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-fondazione-einaudi-presenta-lultima-fatica-letteraria-di-carlo-nordio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 11:08:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[senato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il magistrato presenta il suo ultimo volume con la presidente Alberti Casellati e il vicepremier Salvini &#160; È stato presentato nella sala Koch del Palazzo Madama il libro &#8220;La stagione dell&#8217;indulgenza e i suoi frutti avvelenati. Il cittadino tra sfiducia e paura&#8221; (Guerini e associati, 185 pagine) di Carlo Nordio, magistrato dal 1977 al 2017 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il magistrato presenta il suo ultimo volume con la presidente Alberti Casellati e il vicepremier Salvini</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È stato presentato nella sala Koch del Palazzo Madama il libro &#8220;La stagione dell&#8217;indulgenza e i suoi frutti avvelenati. Il cittadino tra sfiducia e paura&#8221; (Guerini e associati, 185 pagine) di Carlo Nordio, magistrato dal 1977 al 2017 che negli anni Ottanta ha condotto le indagini sulle Brigate rosse venete e sui sequestri di persona e negli anni Novanta sui reati di Tangentopoli. L&#8217;ex Procuratore Aggiunto di Venezia è stato anche titolare dell&#8217;inchiesta sul Mose e protagonista della stagione di &#8220;Mani pulite&#8221; con la celebre inchiesta sulle cooperative rosse.</p>
<p>Carlo Nordio, come ha tenuto a precisare più volte lui stesso nel corso della presentazione del libro, non si è mai occupato di politica e anzi, è fermamente convinto che chi amministra la legge non debba trasformarsi in un politico. È promotore rigoroso della divisione delle carriere.</p>
<p>Il titolo del libro definisce l&#8217;indulgenza da parte delle istituzioni nei confronti dei fenomeni che andavano affrontati con rigore e concretezza legislativa. Questa condiscendenza della politica ha creato sfiducia e paura nei cittadini.</p>
<p>La presentazione del volume di Carlo Nordio si inserisce tra le numerose importanti iniziative della Fondazione Einaudi, costituita nel 1962 e presieduta dall&#8217;avvocato penalista, docente e giornalista, Giuseppe Benedetto.</p>
<p>Il convegno è stato aperto con l&#8217;intervento della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha voluto evidenziare l&#8217;importante funzione del libro di analisi del malessere della società che si estende anche all&#8217;attività legislativa. Infatti, ha affermato, &#8220;non c&#8217;è vera libertà e vera sicurezza senza un sistema giudiziario efficiente che presidi e tuteli in maniera tempestiva i bisogni e i diritti dei cittadini&#8221;.</p>
<p>La presidente Casellati ha inoltre aggiunto: &#8220;La prima garanzia di efficacia della risposta giudiziaria è collegata alla sua tempestività. Penso allora all&#8217;eccessiva durata dei processi, sottolineata in più passaggi del libro di Nordio, in particolare laddove si evidenzia che essa è dannosa per l&#8217;economia perché &#8220;questa lunghezza esasperata ci costa una perdita pari a quasi il 2% del PIL&#8221;. I dati relativi alla durata dei processi sono allarmanti. Il 20% dei procedimenti incardinati nei tribunali e oltre il 40% di quelli presso le Corti di Appello sono a rischio di legge Pinto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per contrastare questi fenomeni e ridare credibilità alla nostra giustizia, occorre uno sforzo comune che richiami alle proprie responsabilità tutti i soggetti coinvolti. Uno sforzo che non si limiti a rincorrere esigenze congiunturali: non serve una legislazione dell&#8217;emergenza. C&#8217;è invece l&#8217;emergenza di riforme normative strutturali e di sistema tanto sul piano del diritto sostanziale quanto sul piano processuale&#8221;.</p>
<p>La presidente Casellati ha affermato che il libro dell&#8217;ex magistrato, suo compagno di studi dell&#8217;Università di Padova, consiste in una lettura lucida e realistica dell&#8217;attualità che non si limita ad una diagnosi, pur approfondita di alcune negatività del presente ma proietta il lettore nel futuro delle responsabilità della politica.</p>
<p>È la proposta del libro di Nordio una rivoluzione culturale che rimette al centro un nuovo rigore delle condotte individuali, sostenuta da una volontà concreta di riforme da parte della politica, quindi una nuova prospettiva che consenta il passaggio dall&#8217;etica dei diritti all&#8217;etica delle responsabilità.</p>
<p>Il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, nel suo intervento ha poi chiarito che il libro dell&#8217;ex pm di Venezia è un testo di filosofia, di teologia, di sociologia e anche di Diritto costituzionale. Ma soprattutto, ha specificato, si tratta di un libro che fa appello a quella che dovrebbe essere la prima virtù del governante: il buon senso. E questo, Carlo Nordio lo fa quando afferma che su ogni tema &#8220;bisogna servirsi del raziocinio individuale, senza asservirsi all&#8217;emotività collettiva&#8221;.</p>
<p>Lo fa, inoltre, quando ridicolizza l&#8217;aumento delle pene edittali al fine di scoraggiare i reati, quando denuncia i tanti vizi e le scarse virtù delle intercettazioni &#8220;a strascico&#8221;, quando sulla riforma della prescrizione afferma che essa senza incidere sull&#8217;accertamento della verità (nemmeno quella processuale) introduce il principio dell&#8217;eternità del processo penale a danno degli imputati e delle vittime del reato. &#8220;Lo fa &#8211; ha continuato il presidente Benedetto &#8211; quando Nordio parla delle riforme mancate in tema di Giustizia, prima fra tutte, la riforma delle riforme, la separazione delle carriere tra chi sostiene l&#8217;accusa e chi giudica. E, in questa logica, lo fa anche quando, parlando della tanto abusata custodia cautelare, evidenzia l&#8217;opportunità di passare le competenze del G.I.P. che oggi si limita ad apporre nella maggior parte dei casi un &#8220;visto si proceda&#8221;, ad una più pregnante valutazione di una sezione speciale della Corte d&#8217;Appello: si passerebbe dal collega della porta accanto, il G.I.P, appunto, ad un Giudice terzo&#8221;.</p>
<p>Il presidente Benedetto  ha fatto poi un accenno all&#8217;immigrazione, affermando l&#8217;importanza di due soluzioni, ossia, quella dei confini europei e parallelamente dell&#8217;aiuto concreto da fornire ai Paesi da cui proviene l&#8217;emigrazione disperata.</p>
<p>Il presidente ha tenuto ma ribadire, a conclusione del suo intervento, le differenze e le distinzioni del pensiero liberale della Fondazione Einaudi da  quello del ministro Salvini e del suo partito, ospite del convegno.</p>
<p>A seguire Carlo Nordio, nel suo intervento, ha ribadito l&#8217;urgenza di sostituire l&#8217;etica delle responsabilità a quella dei diritti, elencando i punti salienti del cambiamento. Ricordando Tacito che già duemila anni fa affermava come più la politica fosse corrotta e più sfornasse leggi, ha indicato come primo rimedio l&#8217;eliminazione di almeno il 50% o 70% di quelle in vigore in Italia. Sono ben oltre 250 mila, mentre il complesso legislativo europeo è di un terzo di quello italiano e quindi, più snello e attuabile. Ha evidenziato come il proliferare degli avvisi di garanzia agli amministratori comunali e ai sindaci ha creato un&#8217;amministrazione difensiva immobile per timore degli interventi della Magistratura. L&#8217;informazione di garanzia è diventata una condanna a priori che porta l&#8217;aberrazione della richiesta di dimissioni. Ma, cosa ancora più aberrante, secondo l&#8217;autore, è il fatto che magistrati ricoprano cariche politiche, creando situazioni a dir poco imbarazzanti.</p>
<p>Riguardo poi le polemiche sorte sul problema dell&#8217;immigrazione che coinvolgono e colpevolizzano il ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini, ha affermato quanto esse siano puramente strumentali, perché il suo operato non è altro che l&#8217;attuazione di scelte di Governo fatte con la Legge Napolitano-Turco del 1998 e poi con la seguente Legge Bossi-Fini. Quindi il Ministro Salvini non fa altro che realizzare ciò che era già scritto sulla carta.</p>
<p>L&#8217;autore ha denunciato come il clima attuale di denunce e contraddizioni, accuse e intimidazioni, i frutti avvelenati di una legislazione passata mai risolutiva, contribuisca a non creare quella serenità politica tanto urgente in questo momento.</p>
<p>A conclusione della mattinata, ha preso la parola Il ministro Salvini che ha ringraziato Carlo Nordio per aver ricordato come il suo lavoro non sia altro che la prosecuzione di leggi precedenti in merito all&#8217;immigrazione e ha confermato che dopo le elezioni europee del 26 maggio il suo lavoro si focalizzerà sulla riforma della Giustizia e del processo penale nel suo complesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Valentina Pelliccia, 18 Maggio 2019</p>
<p>da <a href="https://www.iltempo.it/politica/2019/05/18/news/nordio-e-gli-effetti-della-stagione-dell-indulgenza-1156123/">ilTempo.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-fondazione-einaudi-presenta-lultima-fatica-letteraria-di-carlo-nordio/">La Fondazione Einaudi presenta l’ultima fatica letteraria di Carlo Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quell&#8217;Europa che spiana la strada ai sovranisti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quelleuropa-che-spiana-la-strada-ai-sovranisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2018 09:31:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[matteo salvini]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Errare è umano ma perseverare è diabolico. A pochi giorni da un attacco del Commissario Ue Gunther Oettinger sui contributi che il nostro Paese (non) verserebbe alla Ue (con cifre contraddette dai dati ufficiali), il nostro euro censore si è prodigato in un nuovo affondo ieri, in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt. Questa volta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quelleuropa-che-spiana-la-strada-ai-sovranisti/">Quell&#8217;Europa che spiana la strada ai sovranisti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Errare è umano ma perseverare è diabolico</strong>. A pochi giorni da un attacco del Commissario Ue <strong>Gunther Oettinger</strong> sui contributi che il nostro Paese (non) verserebbe alla Ue (con cifre contraddette dai dati ufficiali), il nostro euro censore si è prodigato in un nuovo affondo ieri, in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt. Questa volta è andato ancora più lontano, ha minacciato l&#8217;Italia di sanzioni, mettendo in guardia dal sovrapporre la questione migratoria con quella del bilancio. Come se <strong>Margaret Thatcher</strong> che, negli anni Ottanta, battagliò come una leonessa sul bilancio del Regno Unito a Bruxelles, subordinandolo a una serie di altri dossier, non facesse politica e potesse esser zittita intimandole una multa.</p>
<p><strong>Il nostro</strong> <strong>Oettinger</strong> si era fatto già notare, ai tempi della Commissione Barroso, quando aveva chiesto un commissariamento formale per la Grecia (forse con trasbordo del governo ellenico direttamente a Berlino?) e soprattutto quando aveva affermato che i paesi con deficit eccessivo esponessero le loro bandiere nazionali a mezz’asta. Non capisce che, così facendo, egli rischia che non solo a mezz’asta, ma vilipesa ci finisca la bandiera europea. Nelle sue affermazioni quasi auto-parodistiche Oettinger incarna bene sì, come abbiano accennato, l’Europa dei tecnocrati, l’Europa della policy e non delle politics, l’Europa della gestione rigida ed egoista.</p>
<p>Una gestione rigida in applicazione di parametri che Bettino Craxi, riferendosi a quelli di Maastricht, diceva che «non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti». Insomma, <strong>l’Europa cinica del commissario</strong> sembra purtroppo andare in direzione opposta a quella fondata sulla «solidarietà fra popoli, Paesi e istituzioni» evocata dal nostro <strong>Presidente Mattarella</strong>. Un pensiero di largo respiro che andrebbe sostenuto con i fatti dai partner della Ue. Ma Oettinger incarna poi soprattutto altro, cioè l’Europa tedesca, quella dell’<strong>austerità</strong> eretta a dogma, secondo lo spirito che tanti classici tedeschi, da Goethe a Nietzsche a Mann, hanno rimproverato all’«anima germanica».</p>
<p>Ebbene, nel nuovo bipolarismo europeo che si sta definendo, l’Europa delle nazioni di Salvini e di Orban (e di Kurz) contro quella federalista e progressista di Macron, <strong>Oettinger</strong> sta sicuramente nel campo del presidente francese. Ma addirittura andando oltre. Non a caso, nell’intervista di ieri ha speso parole di grande elogio per l’Eliseo. Ovvio che l’Europa dei tecnocrati e dell’austerità parteggi per <strong>Macron</strong>: sa che il nucleo duro dell’egemonia tecnocratica non sarà toccato. A parole infatti il presidente francese dipinge un nuovo sogno europeo, ma di fatto egli capisce benissimo che la Francia non ha la forza per contrapporsi al modello tedesco. Per farlo dovrebbe intervenire con misure lacrime sangue sullo Stato francese e le sue spese: cosa che Macron aveva promesso, ma che ovviamente ben si guarderà dal fare, conoscendo bene i francesi e sapendo che farebbero barricate davanti all’Eliseo. Anzi <strong>il deficit francese con Macron è pure cresciuto</strong>: pare infatti che sforerà il tetto del 3%, altro totem dell’Europa contabile, nato più o meno per caso, come spiega l’economista Ashoka Mody nel recente EuroTragedy (Oxford University press). Alla fine l’Europa «progressista» e «riformista» di Macron viene scardinata da quella cruda e prosaica di Oettinger, con evidenti danni all’idea di una casa comune solidale ed equa.</p>
<p><strong>Un’Europa che invece oggi non riesce a gestire</strong> la questione migratoria e la cui moneta si regge sul Qe della Bce. Ed ecco, dunque, lo scenario che si profila all’orizzonte: finché l’Europa avrà la voce e le argomentazioni del Commissario tedesco, «l’altra Europa», quella di Orban, di Salvini, dei partiti sovranisti, si vedrà la strada spianata.</p>
<p>Marco Gervasoni, Il Messaggero 30 agosto 2018</p>
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