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	<title>mattarella Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>mattarella Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Calimero</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/calimero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2023 18:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[mattarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Quirinale non è il luogo delle reprimende. Definire “moniti” le parole del Presidente della Repubblica è una forma di pigrizia mentale, mentre sperarci perché siano redarguiti i governanti è l’ultima sponda del naufragio oppositorio. Ciascun Presidente ha il proprio stile e quello di Sergio Mattarella non s’ispira né alla loquacità né all’interventismo manovratore di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Quirinale non è il luogo delle reprimende. Definire “moniti” le parole del Presidente della Repubblica è una forma di pigrizia mentale, mentre sperarci perché siano redarguiti i governanti è l’ultima sponda del naufragio oppositorio. Ciascun Presidente ha il proprio stile e quello di Sergio Mattarella non s’ispira né alla loquacità né all’interventismo manovratore di qualche suo predecessore. Il vaglio presidenziale – in occasione di disegni di legge o decreti così come di Dpr, vale a dire Decreti del Presidente della Repubblica (che non sono suoi capricci e originano dal governo) – è infine ispirato a criteri e ha finalità assai precise. Viaggia tutto sui binari della Costituzione. Che non vieta, questo il punto, qualche riservato consiglio, restando nella responsabilità del governo stabilire se accoglierlo o meno.</p>
<p>La visita di Giorgia Meloni ieri al Quirinale rientra in queste regole: veniva da importanti incontri internazionali, vale a dire il vertice Nato di Vilnius, e si è recata a “riferire”. La materia era assai comoda, perché in politica estera la presidente del Consiglio è oggi la continuatrice della politica atlantica che fu del governo Draghi (cui soltanto il suo partito si opponeva) nonché della tradizione che stette (e sta) in gran antipatia alla sinistra ideologica, alla destra nazionalista e al cattolicesimo a vocazione mediterranea e terzaforzista. Non è per niente un caso che la sinistra ideologica e la destra nazionalista si siano ritrovate nel guardare verso Mosca con straziante languore. Mannaggia alla storia, che puntualmente li mette fuori gioco.</p>
<p>Ma è ragionevole supporre che fra il Quirinale e Palazzo Chigi non vi sia da discutere soltanto questo comodo tema. Fatte salve le prerogative costituzionali, non credo il Colle intenda entrare nel parapiglia di talune questioni aperte. Ma alla presidente del Consiglio è facile abbia fatto osservare il controsenso di scegliere un magistrato quale ministro della Giustizia, per poi ritrovarsi a far la parte di quanti intendono bastonare i magistrati. Non ha senso. E la trappola scatta quando si commette l’errore di entrare con i piedi istituzionali sbagliati nelle scarpe di vicende giudiziarie specifiche. Quando poi la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, si mette a dire che ha interrogato un figlio e appurato come stanno le cose, pendente una denuncia, le scarpe si sfondano e si rimane a piedi ignudi sull’asfalto rovente. Difatti Meloni ha dovuto prendere nettamente le distanze. Posto che essere indagati non intacca manco per niente la propria innocenza e, semmai, sarebbe una buona occasione per evolvere la destra dicendo: ebbene sì, sostenemmo il contrario, oltraggiammo degli innocenti, ma avevamo torto; posto ciò, sarà pure vero, forse, chissà, ma ci credo poco, che quelle indagini sono delle provocazioni, ma non un buon motivo per cascarci con tutte le scarpe già prematuramente usurate.</p>
<p>Sull’attuazione del regionalismo differenziato – la cui responsabilità ricade su una sinistra irresponsabile – aveva un senso coinvolgere una figura come il professor Sabino Cassese, circondandolo di anziane saggezze di plurima provenienza, ma la frittata non è riuscita. Cosa intendono fare? Soprattutto – si legge negli occhi del Presidente della Repubblica, che dalla bocca non se lo fa uscire – l’unità dell’esecutivo regge alla presenza di contrapposizioni interne piuttosto vivaci? Ed è bello che chi guida il governo e il ministro competente dicano che sul Pnrr è tutto a posto e siamo in anticipo, ma non altrettanto i ministri che poi arrivano in ordine sparso ad avvisare della necessità di cambiare per non arenarsi.</p>
<p>Insomma, temi ce ne sono diversi. Da svolgersi nella riservatezza. Sicuro è che il governo non può cavarsela con una specie di sindrome Calimero (che oggi compie 60 anni, auguri!), talché a ogni successo tende a descriversi come dominus del mondo e a ogni insuccesso lamenta l’avversione a chi è «piccolo e nero». È ora di abbandonare tutto intero il guscio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/570"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Il monito di Mattarella: &#8220;Hanno superato ogni limite&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-monito-di-mattarella-hanno-superato-ogni-limite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ugo Magri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 09:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[mattarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente condanna la repressione: &#8220;Basta calpestare la dignità umana&#8221; &#160; «Quanto sta avvenendo in queste settimane in Iran supera ogni limite», denuncia con forza Sergio Mattarella. La repressione scatenata contro i giovani che protestano contro le chiusure del regime teocratico «non può essere in alcun modo accantonata», insiste il capo dello Stato. Già la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Il Presidente condanna la repressione: &#8220;Basta calpestare la dignità umana&#8221;</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Quanto sta avvenendo in queste settimane in Iran supera ogni limite», denuncia con forza Sergio Mattarella. La repressione scatenata contro i giovani che protestano contro le chiusure del regime teocratico «non può essere in alcun modo accantonata», insiste il capo dello Stato. Già la scorsa settimana, rivolgendosi al corpo diplomatico accreditato in Italia, il presidente aveva segnalato la gravità delle violenze poliziesche a Teheran e nelle altre città teatro della rivolta pacifica contro l&#8217;oscurantismo degli ayatollah. Stavolta ha rafforzato la sua condanna proprio mentre in Iran si moltiplicano le minacce contro i manifestanti.</p>
<p>Il mondo, l&#8217;Europa, l&#8217;Italia non possono voltare gli occhi dall&#8217;altra parte, fingendo che quel dramma non interpelli le nostre coscienze. Abbiamo dei valori da difendere, ricorda il presidente in un messaggio alla XV Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d&#8217;Italia che si sta svolgendo alla Farnesina (il Covid gli ha impedito di partecipare personalmente). Al centro di questi valori, sottolinea Mattarella, «vi è la dignità umana e il rispetto della persona che oggi vediamo invece in tante parti del mondo calpestato».</p>
<p>Il pensiero immediatamente corre  a quanto accade ai confini dell&#8217;Unione, in Ucraina. «L&#8217;aggressione brutale della Federazione Russa ha messo in discussione le regole sulle quali abbiamo fondato la nostra pacifica convivenza: un ordine basato sul rispetto del diritto internazionale. Alla diplomazia», è l&#8217;appello presidenziale, «spetta in questo momento storico il difficile compito di tutelare questo patrimonio faticosamente conquistato, che trova i suoi baluardi nel processo di integrazione europea e nel sistema multilaterale rappresentato dall&#8217;Onu».</p>
<p>Puntare sul dialogo è sempre stato il nostro punto di forza e dovrà esserlo anche in futuro, auspica Mattarella, specie in vista di appuntamenti come l&#8217;Expo2030 cui Roma ha avanzato la propria candidatura. I lavori della Conferenza saranno conclusi oggi da<br />
Giorgia Meloni.</p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/"><strong><em>La Stampa</em></strong></a></p>
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		<title>Investitura</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sapprossima-linvestitura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[governo italiano]]></category>
		<category><![CDATA[mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>S&#8217;approssima l’investitura S&#8217;approssima l’investitura. Una volta ricevuto il mandato presidenziale i tempi si faranno veloci. Vedremo presto la composizione del nuovo governo, sapremo quale via l’onorevole Meloni avrà deciso d’imboccare. Una cosa la sappiamo già: Silvio Berlusconi andò per indebolire ed è stato demolito. L’ha anche favorita: la destra non ha una buona tradizione europeista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">S&#8217;approssima l’investitura</h3>
<p>S&#8217;approssima l’investitura. Una volta ricevuto il mandato presidenziale i tempi si faranno veloci. Vedremo presto la composizione del nuovo governo, sapremo quale via l’onorevole Meloni avrà deciso d’imboccare. Una cosa la sappiamo già: Silvio Berlusconi andò per indebolire ed è stato demolito.</p>
<p>L’ha anche favorita: la destra non ha una buona tradizione europeista e anche nell’atlantismo vedeva l’opposto del nazionalismo, sicché poteva anche starci che taluno si proponesse di fare da garante della nostra collocazione internazionale, ma – a parte che l’aggressione russa all’Ucraina, complice la netta posizione polacca, aveva indotto la destra a plaudire l’europeismo atlantista del governo Draghi – le sparate di Berlusconi hanno reso possibili queste parole di Meloni: «L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica».</p>
<p>Semmai è Meloni che potrà garantire per Berlusconi, che le ha fatto un gran favore. Molti sono sinceramente convinti che Meloni abbia ricevuto dagli elettori il mandato a governare e che sia stata premiata per la sua coerenza. Le cose stanno in modo diverso, il che è rilevante per provare a intravedere il futuro, non per rimestare il passato. La coalizione di destra ha incassato la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta degli eletti.</p>
<p>Secondo le cose che essi stessi dissero (chi prenderà più vo-ti sarà il capo), il mandato a governare lo ha ricevuto una coalizione nella quale Meloni ha avuto il mandato a guidarla. Purtroppo, però, la coalizione era falsa, era un cartello elettorale e questo crea e creerà problemi. La coerenza è certificata dall’essere stata costantemente all’opposizione, per tutta la scorsa legislatura, mentre in passato non solo è stata in partiti che si candidarono in coalizioni (altrettanto false) che poi provvidero a distruggere, ma fu anche ministro.</p>
<p>E se anche restiamo alla sola scorsa legislatura, non è confutabile che sia stata costantemente alleata con chi si trovava al governo: prima alleata della Lega, stando all’opposizione con Forza Italia, poi alleata di Lega e Forza Italia, stando all’opposizione degli altri due. Variopinta, come coerenza. Le alleanze, si dice, sono solo il frutto di questo (anche del precedente e di quello prima ancora, tutte furbate mal riuscite) sistema elettorale.</p>
<p>Vero, ma allora coerenza vorrebbe che lo si cambiasse. In fretta, che non si sa mai e visto che già esponenti di Fratelli d’Italia hanno evocato possibili elezioni anticipate. La storia d’Italia e le origini della destra, in era repubblicana, inducono a chiedere di fare i conti con il passato fascista. Son conti seri, ma anche in questo caso le parole di Meloni sono state nette il 16 ottobre, ricorrenza del rastrellamento degli ebrei romani (1943).</p>
<p>Una volta al governo i conti andranno fatti con il passato assai più recente, con l’antieuropeismo mascherato da comunitarismo di nazionalismi, con la demonizzazione dei mercati, con il dileggio dei vincoli di bilancio e degli impegni sottoscritti dall’Italia. Meloni ha già iniziato questo cammino, ma le parole attendono i fatti. E non sarà facile.</p>
<p>Questa, comunque, è la sfida che farà la differenza fra una fiammata (in tutti i sensi) demagogica – con il solito premio a chi critica e si oppone – e una diversa pagina della nostra storia democratica. Pagina che sarà aperta ove Meloni si dimostri in grado di interpretare il ruolo della destra di governo in un Paese che ovviamente resta democratico, ma non meno fermamente nell’Unione europea (si chiama così) e nella comunità atlantica.</p>
<p>Per riuscirci dovrà scegliere se prediligere l’essere federatrice delle destre, come fece Berlusconi, o iniziatrice di una nuova stagione, che dismesse le dighe ideologiche non ha timori nell’affrontare le diversità programmatiche e ideali. Prosaicamente si tratta di vedere se cercherà i voti di maggioranza nell’ombra parlamentare o proverà a rivolgersi alla maggioranza degli italiani in piena luce. La scalata è compiuta, inizia la salita.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/21-ottobre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Mattarella e la memoria</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mattarella-e-la-memoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 23:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Foto copertina: Copyright Letizia Battaglia</p>
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<p>Foto copertina: Copyright Letizia Battaglia</p>
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		<title>La crisi istituzionale? Una guerra che lascerà macerie&#8230;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-crisi-istituzionale-una-guerra-che-lascera-macerie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2018 13:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[mattarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono diversi gli elementi che sfuggono a qualsiasi logica, costituzionale e politica, nelle vicende che hanno portato domenica sera alla bocciatura del governo Conte e alla quasi contemporanea convocazione in Quirinale per un nuovo incarico di Carlo Cottarelli, che pure aveva pubblicamente giudicato in passato un errore avere aderito a suo tempo all&#8217;euro senza aver [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono diversi gli elementi che sfuggono a qualsiasi logica</strong>, costituzionale e politica, nelle vicende che hanno portato domenica sera alla bocciatura del governo Conte e alla quasi contemporanea convocazione in Quirinale per un nuovo incarico di <strong>Carlo Cottarelli</strong>, che pure aveva pubblicamente giudicato in passato un errore avere aderito a suo tempo all&#8217;euro senza aver prima risanato i nostri conti.</p>
<p>In prima istanza bisogna dire, per onestà intellettuale, come ha scritto su queste colonne Paolo Flores d&#8217;Arcais, che, da un punto di vista meramente costituzionale, <strong>quella di Mattarella</strong> è stata quanto meno una forzatura. Ma la cosa più incomprensibile è che questa forzatura sembra essere stata compiuta senza un minimo calcolo delle conseguenze politiche che poteva avere.</p>
<p>A tutta prima, infatti, essa sembra non solo inopportuna ma anche <strong>controproducente</strong> sia per il raggiungimento dei fini politici &#8220;europeisti&#8221; che il presidente si propone, sia per la necessaria tenuta democratica del Paese.</p>
<p>Di fronte alla sfida lanciata alla vecchia classe dirigente da leghisti e Cinque Stelle, culminata in un inequivocabile risultato elettorale <strong>lo scorso 4 marzo</strong>, sarebbe stato necessario agire forse con più accortezza politica, o quanto meno esercitare con più discrezione la &#8220;moral suasion&#8221; senza contrapporre rigidità a rigidità.</p>
<p>Preso certo atto della incoerenza, e in molti aspetti velleità, del programma di governo presentato nel cosiddetto &#8220;contratto&#8221;, ma constata altresì e soprattutto la volontà non &#8220;eversiva&#8221; dei suoi promotori, <strong>era a mio avviso opportuno</strong> politicamente che questi ultimi fossero messi alla prova del governo. Questa prova avrebbe infatti o istituzionalizzato e reso meno acerbi i due gruppi, oppure avrebbe chiaramente mostrato agli italiani la loro inadeguatezza a governare.</p>
<p>In ogni caso, per quanto dannosa e irresponsabile possa essere considerata la <strong>Italexit</strong>, questa scelta non può essere sottratta al gioco politico o democratico, non vertendo su questioni costituzionali ma prettamente politiche. Non si vede perché, in linea di diritto o teoria, ciò che è permesso al popolo della più antica democrazia del mondo non possa essere permesso al nostro.</p>
<p>Tuttavia, a quel che emerge dal &#8220;contratto&#8221;, e come ribadito dallo stesso <strong>Paolo Savona</strong>, l&#8217;uscita dall&#8217;euro non era assolutamente in cantiere. È vero che Savona aveva più volte, individualmente e da studioso, parlato di un piano di riserva, o <strong>&#8220;piano B&#8221;</strong>, ma esso il paese lo avrebbe dovuto preparare, secondo lui, solo per tenersi pronto a una eventuale uscita indotta dai partner stranieri (un&#8217;ipotesi non di pura accademia).</p>
<p>Oppure come mera ipotesi da mettere sul tavolo per farci avere più peso nei negoziati (il che non significa essere &#8220;sovranisti&#8221; ma curare i nostri &#8220;interessi nazionali&#8221; come in questa fase del progetto europeo fanno tutti agli altri paesi, a cominciare da Francia e Germania).</p>
<p><strong>La conseguenza politica di quanto accaduto il 27 maggio</strong>, delle opposte impuntature di Salvini e di Mattarella, è che quella che era una discussione politica sull&#8217;Europa e sull&#8217;euro rischia di trasformarsi ora, e forse si è già trasformata, in una vera battaglia, anzi una guerra, fra europeisti e non.</p>
<p><strong>Una guerra che lascerà macerie</strong> e il cui esito non può dirsi certo scontato per gli &#8220;europeisti&#8221;, almeno stando ai sondaggi. Perché arrivare a tanto? Perché spostare sui principi una battaglia che poteva essere gestita con le armi della politica? Sono domande forse destinate a restare ancora per un po&#8217; senza risposta, ma che non può non porsi chi crede che in politica esista una logica e una seppur specifica razionalità.</p>
<p>Giudicata invece tutta la faccenda in un&#8217;ottica metapolitica, o storica, si potrebbe invece fare anche cinicamente il discorso sulla positività degli &#8220;scandali&#8221;, quanto avvengono, secondo il dettato evangelico. Sia nel senso che, su alcune questioni, le forze in campo sono ora chiamate a chiarire fino in fondo davanti agli elettori le loro posizioni.</p>
<p>Sia nel senso che, per chi ha occhi per vedere e cervello per intendere, <strong>risultano finalmente evidenti tutti i limiti costituzionali-istituzionali</strong> di una struttura di potere e di amministrazione pensata in un diverso contesto storico. Una struttura che oggi non è più adatta a garantire né la stabilità né la rappresentatività dei governi, e nemmeno e soprattutto una corretta e chiara dialettica fra i poteri dello Stato.</p>
<p>Corrado Ocone, www.huffingtonpost.it 29 maggio 2018</p>
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