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	<title>leggi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>leggi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>EmenDare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/emendare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 15:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Saggio che il governo chieda alla propria maggioranza di non presentare un diluvio di emendamenti, ma sarà il governo stesso a dovere fare emenda dell’imprudenza commessa. Le guerre attutiscono i rumori attorno ai bilanci pubblici, ma non riparano squilibri che ne provocano la fragilità. Anzi. Lunedì il governo presenterà alla Commissione europea il Documento [&#8230;]</p>
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<p>Saggio che il governo chieda alla propria maggioranza di non presentare un diluvio di emendamenti, ma sarà il governo stesso a dovere fare emenda dell’imprudenza commessa. Le guerre attutiscono i rumori attorno ai bilanci pubblici, ma non riparano squilibri che ne provocano la fragilità. Anzi.</p>
<p>Lunedì il governo presenterà alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb). In pratica la bozza di legge di bilancio. Quella sia l’occasione per emendare le previsioni fatte nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, subito apparse acrobatiche e in fretta divenute immaginarie. Far quadrare i conti per finta porta male. Il governo, in particolare il ministro dell’Economia, decanta la ‘prudenza’ dei conti abbozzati, ma questa è in relazione alle pretese di altri ministri e della maggioranza, mentre non lo è in relazione alla realtà. Se ci fosse il «significativo allentamento della disciplina di bilancio rispetto agli obiettivi precedenti», paventato da una agenzia di <em>rating</em> (Fitch), il risultato non sarebbe avere più soldi da spendere, ma buttarne di più nel costo del debito pubblico.</p>
<p>Il governo ha ragione nel chiedere che il testo, una volta presentato, non sia saccheggiato dagli emendamenti. Una riforma istituzionale seria e stabilizzatrice sarebbe quella di considerare inemendabile la legge di bilancio: rende credibili i conti, consegna al governo un’arma potente e non espropria il Parlamento delle sue funzioni, semplicemente traduce una bocciatura della legge di bilancio in una bocciatura del governo in carica. Come è del tutto ragionevole che sia. E sarebbe un bene anche per le opposizioni che – anziché essere scatenate nell’assalto alla spesa, deresponsabilizzate del saldo e sospinte verso lo scassamento – sarebbero indotte alla presentazione di leggi di bilancio alternative. Diverse nei contenuti, ma non negli equilibri complessivi.</p>
<p>Epperò tocca al governo e alla maggioranza schiodare quel che serve affinché la crescita della ricchezza non sia irragionevolmente frenata. Se i redditi sono mediamente saliti (nel 2022) del 5% e la capacità di spesa effettiva si è ridotta dell’1,6% è perché l’inflazione ha mangiato gli aumenti, mentre il lievitare dei prezzi erode la capacità di risparmio. Non serve a nulla lamentarsi per i tassi d’interesse, se non ci si accorge che il contemporaneo salire dei profitti d’impresa segnala difetti strutturali nella concorrenza. Qui siamo ancora fermi a evitare che ci sia sulle spiagge, mentre i taxi sono oramai una barzelletta.</p>
<p>Neanche serve dire (giustamente) che la leva demografica rende ardita ogni riforma non restrittiva delle pensioni (in realtà basta la Fornero, come il governo ora ammette, sebbene con un linguaggio non comprensibile a quelli cui promise di incenerirla), salvo poi continuare a giocherellare con le ‘quote’. 103 l’ultima moda. Mentre pensare di ‘limare’ le pensioni più alte è illegittimo laddove si pensi all’adeguamento asimmetrico all’inflazione ed è irragionevole se si colpiscono pensioni basate sui contributi versati, favorendo quelle senza contributi versati a sufficienza.</p>
<p>Infine, come ha giustamente detto il ministro Giorgetti: non si tema il confronto con la Commissione europea, si temano i mercati. Le imprudenze si pagano subito e in contanti, non con le procedure d’infrazione. L’ambito europeo, come si è ampiamente dimostrato, è una condizione protettiva, non ostativa. E, a tal proposito, quanto ancora deve durare la commedia orrida del Meccanismo europeo di stabilità? Non chiuderla facendo quel che tutti sanno dovere essere fatto – ovvero ratificare la riforma (perché il Mes c’è di già, non lo si introduce) – significa mostrare dei governanti che hanno paura di sé stessi e di quel che dissero. E no, non rende né più credibili né più forti.</p>
<p>Riforme e lavoro sodo sull’uso dei fondi europei. Questo è l’interesse dell’Italia. Governare non significa ‘dare’, nel senso di distribuire <em>bonus</em> o favori. Questo, semmai, è da emendare.</p>
<p>La Ragione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/emendare/">EmenDare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Abuso d&#8217;abuso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/abuso-dabuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 16:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[abusivismo edilizio]]></category>
		<category><![CDATA[abuso]]></category>
		<category><![CDATA[ischia]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abusare significa fare un cattivo, illecito o smodato uso di una qualche cosa. Ma capita che l’abuso sia nella cosa stessa, specie quando si legifera, per definire e punire gli abusi, abusando della genericità. Il risultato è che si capisce la minaccia, ma non si capisce niente del resto. E nella discussione sulla modifica del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Abusare significa fare un cattivo, illecito o smodato uso di una qualche cosa. Ma capita che l’abuso sia nella cosa stessa, specie quando si legifera, per definire e punire gli abusi, abusando della genericità. Il risultato è che si capisce la minaccia, ma non si capisce niente del resto. E nella discussione sulla modifica del reato d’abuso d’ufficio, come nelle conseguenze degli abusi edilizi, spesso si cade nell’errore di discutere le conseguenze e non le cause. Perché una legge funzioni è necessario che sia chiaro in che consista l’illecito, quali sono le sanzioni e che si sia in grado di farle valere. Non appaia strano, ma c’è molto in comune fra i procedimenti costruiti senza prove e le case costruite senza permessi. I rimedi ci sono.</p>
<p>Quasi tutti sanno cos’è un divieto di sosta: c’è un cartello, ci sono strisce per terra, c’è una curva, e so che se passa il vigile becco la multa. Ma se, per atteggiarsi a ecourbanisti, si stabilisse che è proibito parcheggiarle dove “danno fastidio”, sarebbe una cosa apparentemente giusta, ma praticamente insensata: che significa? a chi? con quale criterio? Risultato: tutti se ne impipano e le multe sono tutte ricorribili.</p>
<p>L’abuso d’ufficio funziona così: quando la procura non riesce a contestare la corruzione o la concussione, non avendo alcun elemento per farlo, contesta l’abuso d’ufficio. Tanto nessuno sa cosa sia. Risultato, relativo ai sindaci: nel 60% dei casi la procura che aveva avviato il procedimento chiede poi il proscioglimento; nel 20% sarà il giudice dell’indagine preliminare a chiudere la partita, per mancanza di palla; nel 18% si va a giudizio, che nel 2% dei casi porta alla condanna. Uno scherzo. Dispendioso.</p>
<p>Ma c’è l’altro risultato: chi ha il sindaco (o altro pubblico ufficiale) sul gozzo, magari stando all’opposizione, presenterà un generico esposto, la procura avvierà un indagine, emetterà un avviso di garanzia ed ecco che si può fare una bella campagna contro l’indagato, chiedendone le dimissioni. Se poi verrà condannato in primo grado, nonostante la Costituzione ne attesti l’immutata presunta innocenza, un’altra legge incivile (la Severino) provvede a farlo decadere. La successiva assoluzione servirà a nulla.</p>
<p>Meritorio che ci si proponga di sbaraccare questo circo, ma il tendone è solo la conseguenza di due terribili vizi:<br />
a. una giustizia lentissima, sicché fra il sospetto e l’assoluzione passa una non assolvibile vita;<br />
b. la pretesa di portare il giudizio sempre in sede giudiziaria, anziché sostenere che il sindaco è un incapace, anche senza reato.<br />
Andiamo ai mattoni.</p>
<p>Chiedo di costruire una casa o un capannone, indicando luogo e dimensioni. La risposta dovrebbe essere: sì o no. Ma nessuno mi risponde. O ci rinuncio, o dico che sono stato costretto a farlo senza permessi. La casa l’ho costruita abusivamente e deve essere demolita, ma nessuno viene a buttarla giù (a Ischia poco più dell’1% dei casi). Cosa m’insegna questo? Che la denuncia per omissione d’atti d’ufficio è inutile, tanto l’amministrazione avrà sempre un parere mancante che la vincolava, mentre se mi demolisci casa la denuncia al sindaco, per abuso, non gliela toglie nessuno, mentre il voto glielo tolgono quasi tutti. Conseguenza: nessuno firma più niente, salvo che non abbia un buon motivo per farlo.</p>
<p>Rimedi:<br />
1. una legge che non si capisce è illegittima;<br />
2. una legge fatta di richiami ad altre leggi è illeggibile, ergo è scritta da incapaci o da complici degli abusi, servono testi unici leggibili;<br />
3. se l’abuso è sempre condonato, che sia edilizio o fiscale, se ne trae incentivo ad abusare, quindi non si condona, se non dopo avere cambiato l’andazzo;<br />
4. al potere deve corrispondere la responsabilità, del fare e del non fare, il che valga per i sindaci, ma anche per i magistrati (amministrativi, civili e penali): mi porti ingiustamente a giudizio, sospendi una delibera corretta e devi risponderne.<br />
5. una società sana punisce chi sporca, non legifera pensando di cancellare il male, perché quello è pattume ipocrita, che prelude al condono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-29-novembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Come ti chiami</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/come-ti-chiami/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2022 06:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corte costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I principi solo una cosa bella, ma bisogna saperli calare nella realtà e bisogna stare attenti a che, inseguendo un sogno, non si realizzi un incubo. La Corte Costituzionale ha stabilito essere costituzionalmente illegittima qualsiasi legge stabilisca la trasmissibilità automatica del cognome paterno. Attenzione! La legge italiana, già oggi, prevede la possibilità di dare il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/-dAICJWBol8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>I principi solo una cosa bella, ma bisogna saperli calare nella realtà e bisogna stare attenti a che, inseguendo un sogno, non si realizzi un incubo.<br />
La Corte Costituzionale ha stabilito essere costituzionalmente illegittima qualsiasi legge stabilisca la trasmissibilità automatica del cognome paterno.</p>
<p>Attenzione! La legge italiana, già oggi, prevede la possibilità di dare il cognome materno o di accoppiare i cognomi dei due genitori. Tuttavia, stabilisce anche che, ove questo non accada, ove non ci sia una manifestazione esplicita dei genitori in tal senso, si dà il cognome del padre.</p>
<p>Secondo la Corte Costituzionale questo è incostituzionale, perché c&#8217;è un principio di assoluta uguaglianza che deve essere rispettato. Molto bella e molto nobile l&#8217;uguaglianza di tutti noi davanti alla legge nei diritti, ma anche nei doveri: spesso lo si dimentica, ma è una cosa già presente nella Costituzione dal 1° gennaio del 1948.</p>
<p>Il problema ora è che, però, è necessario comunque fare una legge, perché da solo questo principio rischia di creare un caos se si attribuiscono al figlio i due cognomi di mamma e papà, perché questo figlio, crescendo, potrà generare a sua volta dei figli con un&#8217;altra persona che ha due cognomi. Non essendo scritta da nessuna parte una regola di decadenza di uno dei due cognomi, ne risulterà che il nipote avrà quattro cognomi. Suo figlio potrebbe averne otto, sedici, trentadue e così via.</p>
<p>Bisogna trovare una regola: è vero che la trasmissibilità automatica del padre risponde ad un criterio patriarcale, ma, dal punto di vista del principio, non cambia nulla se questo da patriarcale diventa matriarcale. Bisogna stare attenti a non ragionare come se fossimo tutti schiappe schiatte nobiliari, per cui è necessario tenere il nome blasone, tenuto, peraltro, presente che i titoli nobiliari sono stati abrogati dalla Costituzione nelle norme transitorie e finali. Quindi questo problema lo abbiamo risolto.</p>
<p>Il problema è trovare una linea che tracci un&#8217;identità familiare da qualche parte e non basta. C&#8217;è non con un altro problema: se i genitori al momento della nascita di un figlio possono decidere liberamente di dare il cognome del padre, della madre o di accoppiarli, se avranno un secondo figlio, saranno tenuti o no a ripetere la decisione presa con il primo? Cioè un figlio può chiamarsi con un cognome e l&#8217;altro con un altro? La legge non regola questo aspetto e, quindi, questa ipotesi sarebbe possibile. Solo che, in questo caso, si avranno due fratelli che hanno due cognomi diversi e non è una cosa particolarmente semplice da poter gestire.</p>
<p>Insomma, bisogna anche tenere presente che l&#8217;attribuzione del cognome &#8211; quindi la trasmissione dell&#8217;identità &#8211; è anche uno strumento di ordine collettivo, di ordine identitario. Possiamo scegliere di fare i &#8220;nuovi diversi&#8221;, però non serve a molto essere ipocriti, perché, per esempio, se si stabilisce che i bambini hanno il cognome del padre, ma anche il cognome della madre e, poi, si stabilisce che, per evitare l&#8217;effetto di cui abbiamo detto sopra, cioè otto, sedici, trentadue cognomi, decade un cognome e si stabilisce che questa decadenza automatica non è a scelta della persona, ma decade il cognome della madre, ho solo spostato il principio di automatismo del cognome del padre alla generazione successiva.</p>
<p>Dunque, è vero che il Parlamento è in ritardo su questo, perché non ha saputo legiferare, ma è necessario che lo faccia, perché da sola la sentenza della Corte Costituzionale rischia di innescare un caos. Si realizzerebbe ciò che era scritto nel libro di Cooper <em>&#8220;La morte della famiglia&#8221;</em>, cioè si farebbero scoppiare e si cancellerebbero le famiglie.</p>
<p>Del resto, comunque, non faremmo una cosa più ordinata e razionale se facendo la metà dei figli, attribuissimo loro il doppio dei cognomi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Parlamento senza poteri e troppe leggi scritte male</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/parlamento-senza-poteri-troppe-leggi-scritte-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 08:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo un quinto delle 263 leggi approvate negli ultimi quattro anni è stato di iniziativa parlamentare. Ma si danno fondi agli allevamenti (anche se sono senza animali) Solo un quinto delle 263 leggi approvate negli ultimi quattro anni è stato di iniziativa parlamentare. Il numero dei decreti legge (135) ha raggiunto la metà delle leggi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Solo un quinto delle 263 leggi approvate negli ultimi quattro anni è stato di iniziativa parlamentare. Ma si danno fondi agli allevamenti (anche se sono senza animali)</h3>
<p>Solo un quinto delle 263 leggi approvate negli ultimi quattro anni è stato di iniziativa parlamentare. Il numero dei decreti legge (135) ha raggiunto la metà delle leggi approvate e su metà dei decreti legge è stata posta dai governi la questione di fiducia, per far cadere gli emendamenti, far votare il testo come approvato e compattare la maggioranza. Però, i decreti legge hanno registrato, nel corso del passaggio parlamentare, un aumento, rispetto al testo di base, del 70 per cento circa, sia in termini di commi, sia in termini di parole.</p>
<p>Anche le leggi di iniziativa governativa sono cresciute del 70 per cento in numero di commi e di parole (l’articolo 1 della legge di bilancio 2022 consta di 1013 commi). Però, i numerosi emendamenti parlamentari ai decreti legge e alle poche leggi di iniziativa governativa hanno quasi tutti una dubbia portata normativa.</p>
<p>I numerosi emendamenti parlamentari ai decreti legge e alle poche leggi di iniziativa governativa consistono, infatti, per lo più di singole decisioni di tipo amministrativo, come, ad esempio, il ripristino e la valorizzazione del patrimonio edilizio di Villa Candiani di Erba o l’indennizzo per allevamenti di animali da pelliccia «anche se non detengono animali» (in quest’ultimo caso, il Parlamento non ha neppure avuto timore del ridicolo).</p>
<p>Questi dati sono i segnali di una modificazione dell’assetto politico – costituzionale che si è prodotto negli ultimi anni, non imputabile a questo o a quel governo, e sviluppatosi già prima del 2018. Si tratta di un generale slittamento, per cui il governo è diventato il legislatore principale, il Parlamento si è trasformato in amministratore. Il Parlamento cede al governo la funzione legislativa, mentre sottrae all’amministrazione quella di prendere decisioni singole e puntuali. Se si aggiunge a questo l’altro fenomeno, della interferenza dell’ordine giudiziario nelle principali questioni nazionali, si comprende l’importanza dei cambiamenti in corso.</p>
<p>L’articolo 70 della Costituzione dispone solennemente che «la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle Camere», mentre ora essa è chiaramente deparlamentarizzata. Quello che il Parlamento perde sul piano normativo, viene da esso guadagnato adottando decisioni amministrative con veste legislativa. L’ordine giudiziario, a sua volta, ritenendosi padrone della funzione legislativa, protesta perché il Parlamento intende approvare una legge sulla giustizia che non proviene dalla magistratura. Insomma, nessuno dei tre poteri fa il mestiere che sarebbe chiamato a svolgere.</p>
<p>Questa deriva dell’assetto dei poteri al vertice, iniziata già prima dell’attuale diciottesima legislatura, modifica la «catena di montaggio» delle decisioni collettive ed ha implicazioni ed effetti importanti, creando ulteriori circoli viziosi.</p>
<p>La fabbrica delle leggi, spostata a palazzo Chigi, è nelle mani di magistrati e di funzionari abituati a scrivere sentenze che decidono singoli casi o provvedimenti amministrativi, e quindi degrada la legge da norma generale ed astratta in qualcosa di simile a sentenze o atti amministrativi. Questo impoverimento della legge presenta i suoi vantaggi, perché affronta immediatamente singoli problemi, dà al governo (che ratifica) l’idea di aver trovato la soluzione, anche se rende l’azione successiva sempre più difficile.</p>
<p>La legificazione delle decisioni amministrative, pur limitando o escludendo la discrezionalità amministrativa, è vista con favore dalla burocrazia, che è contenta di evitare responsabilità e di allontanare il pericolo di essere chiamata a rispondere alla Corte dei conti, all’Anac o alle procure penali. Ma danneggia i cittadini (che hanno minori possibilità di difendersi contro le leggi) e erode la democrazia (perché amministrare per emendamenti legislativi rende l’esercizio del potere meno visibile).</p>
<p>A questi circoli viziosi si aggiunge l’imprevidenza del sistema. La legge di bilancio 2022 richiede 160 regolamenti o altri atti di attuazione e i governi dedicano ogni fine d’anno al cosiddetto Milleproroghe, come se non fosse tra le facoltà degli umani di prevedere i tempi dell’attuazione delle proprie decisioni, in modo da fissarli una buona volta in modo definitivo.</p>
<p>Da ultimo, questo scambio di ruoli contribuisce al deperimento della politica, perché le forze politiche sono impegnate in un defatigante insieme di microprocessi e perdono le coordinate di fondo. Basta un esempio: perché sanità e scuola non riescono ad entrare nell’agenda politica, nonostante siano state ambedue sottoposte a una prova da stress che ne ha rivelato le debolezze (e la forza)?</p>
<p>Luigi Capogrossi Colognesi, in un acuto libro su la «Storia di Roma» (edito da il Mulino) ha messo in luce che la potenza dell’antica Roma cominciò a vacillare quando nella sua costituzione si insinuarono il principio della commistione dei poteri nello stesso soggetto e, nello stesso tempo, la scissione di uno stesso tipo di poteri, diviso tra soggetti diversi. Per evitare allo Stato italiano una simile deriva, bisogna rimettere ordine tra i poteri dello Stato, riconducendo ciascuno alla sua funzione primaria. Una proposta di legge costituzionale per l’istituzione di una Convenzione che ridisegni la seconda parte della Costituzione stabilendo il ruolo dei protagonisti è già stata presentata alla Camera dei deputati.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/22_aprile_23/parlamento-senza-poteri-troppe-leggi-scritte-male-7cfea9d4-c327-11ec-b8f2-6e6ac278e36c.shtml?refresh_ce"><em><strong>Il Corriere della Sera</strong></em></a></p>
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