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	<title>legge su eutanasia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>legge su eutanasia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title></title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dai-giudici-arriva-una-scossa-al-ritardo-delle-nostre-leggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 12:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Cappato]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[legge su eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giudici di Milano hanno rinviato ala Corte Costituzionale la sentenza relativa a Marco Cappato, imputato di istigazione al suicidio in relazione alla morte di dj Fabo, sollevando un&#8217;eccezione di incostituzionalità. L&#8217;imputazione sarebbe infatti in conflitto con alcune norme della nostra Costituzione, in particolare con l&#8217;articolo 13 che recita &#8220;La libertà personale è inviolabile&#8230; &#8220;. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dai-giudici-arriva-una-scossa-al-ritardo-delle-nostre-leggi/"></a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I giudici di Milano hanno rinviato ala Corte Costituzionale</strong> la sentenza relativa a Marco Cappato, imputato di istigazione al suicidio in relazione alla morte di dj Fabo, sollevando un&#8217;eccezione di incostituzionalità. L&#8217;imputazione sarebbe infatti in conflitto con alcune norme della nostra Costituzione, in particolare con l&#8217;articolo 13 che recita &#8220;La libertà personale è inviolabile&#8230; &#8220;.</p>
<p><strong>Non si può non ricordare</strong>, a questo riguardo, come la requisitoria della pm al processo, anziché un atto di accusa a Cappato, si sia trasformata in una difesa della sua condotta e delle profonde ragioni umane che l&#8217;hanno motivata.</p>
<p><strong>Come interpretare</strong> dunque la decisione dei giudici?</p>
<p><strong>Si tratta di un espediente utile</strong> a disfarsi di un caso difficile e altamente problematico, come quello del suicidio assistito o si tratta di una mossa intesa a richiamare l&#8217;attenzione su un caso che rivela, per molti aspetti, la necessità di una revisione di un impianto legislativo ormai palesemente inadeguato?</p>
<p><strong>Propendo decisamente per la seconda</strong>, alla luce del fatto che il nostro codice prevede per l&#8217;eutanasia due distinte ipotesi di reato: istigazione al suicidio e omicidio del consenziente. Dovremmo, a questo punto, onestamente chiederci se il comportamento di Cappato rientri in queste due fattispecie di reato.</p>
<p><strong>Quanto alla prima</strong>, non si può in nessun modo rinvenire nel suo comportamento un&#8217;istigazione al suicidio, in base alla volontà chiaramente e risolutamente ribadita da Fabo di voler porre termine alla sua vita. Confesso, a questo riguardo, di essere rimasta molto scossa dalla dichiarazione di Fabo che, con tutte le difficoltà e i disagi che stava vivendo, si sforzava di esprimere nella maniera più inequivocabile la sua volontà di morire, e di essermi chiesta se uno stato civile avesse il diritto di imporre a un suo cittadino una prova così straziante.</p>
<p><strong>Dovremmo considerare il suicidio</strong> come un reato di cui discolparsi o una colpa di cui giustificarsi o, viceversa, seguendo una tradizione filosofica che dagli stoici a Hume lo difende e lo sostiene, considerarlo un&#8217;affermazione di libertà?</p>
<p><strong>È questo un punto di una delicatezza estrema</strong> e di un&#8217;importanza cruciale per uno stato che si consideri liberale e che difenda l&#8217;autonomia dei suoi cittadini, la sovranità su di sé, sul proprio spirito e sul proprio corpo di cui parlava John Stuart Mill.</p>
<p><strong>Quanto alla seconda ipotesi di reato</strong>, mi sembra altrettanto difficile definire &#8220;omicidio del consenziente&#8221; il comportamento di Cappato, che si è limitato a rendere possibile e operante la volontà di suicidarsi di Fabo. Non solo non è ravvisabile neppure lontanamente una volontà omicida, ma ci troviamo palesemente davanti, in termini descrittivi, ad un aiuto al suicidio. Ora, è proprio questo il punto in discussione: il suicidio assistito.</p>
<p><strong>Come definirlo</strong>? Come giudicarlo? Come normarlo?</p>
<p><strong>La nostra legislazione appare</strong>, in questo come molti altri fatti indotti dai progressi delle tecnologie biomediche, in grande ritardo e incapace di rispondere alle nuove istanze che emergono tumultuosamente dalla società civile.</p>
<p><strong>La sensibilità che è andata maturando</strong> in questi ultimi decenni e che è ispirata alla rivoluzione liberale indotta in medicina dalla bioetica, fa emergere la necessità di riflettere sulle nuove forme che assume la nostra libertà di decidere in merito alla fine della nostra vita, valorizzando il tema del consenso informato della persona, al centro della recente legge sul biotestamento.</p>
<p><strong>Bene hanno fatto</strong> dunque a mio parere i giudici a rinviare alla Consulta una decisione che dovrà impegnare nel prossimo futuro la nostra classe politica, ponendo come indilazionabile una riforma della legislazione sul fine vita.</p>
<p>Luisella Battaglia, Il Secolo XIX 15 febbraio 2018</p>
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		<title>Perché le tesi di Pisapia sull&#8217;eutanasia non mi convincono</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perche-le-tesi-di-pisapia-sulleutanasia-non-mi-convincono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 10:25:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[eutaniasia]]></category>
		<category><![CDATA[giuliano pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[legge su eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Eutanasia e testamento biologico devono essere affrontati senza posizione ideologiche[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perche-le-tesi-di-pisapia-sulleutanasia-non-mi-convincono/">Perché le tesi di Pisapia sull&#8217;eutanasia non mi convincono</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è dubbio che quella che era un tempo la priorità dei partiti progressisti, cioè la &#8220;questione sociale&#8221;, oggi sia stata soppiantata dalla <strong>battaglia per i diritti</strong>. D&#8217;altronde, oggi nessuno più (o quasi) si definisce comunista o socialista, ma più genericamente si parla di &#8220;la sinistra&#8221;. Di questa attenzione prioritaria ai diritti, non può essere un liberale a dolersene. Se non fosse che il terreno dei diritti è sempre molto scivoloso, soprattutto quando, come spesso accade, sono imputati ai gruppi e non all&#8217;individuo.</p>
<p>Considerato come vanno le cose, non è perciò strano che l&#8217;ex sindaco di Milano, <strong>Giuliano Pisapia</strong>, abbia iniziato ieri proprio con una storia di diritti la sua collaborazione a <em>La Repubblica</em>. Lo ha fatto in modo molto felpato come è nel suo stile. Ma che mi abbia convinto direi proprio di no. Come ugualmente non mi convincono i tanti che in nome di una &#8220;morte dignitosa&#8221; giustificano l&#8217;eutanasia.</p>
<p>Il fatto è che dietro il paravento di ciò che sembrerebbe il massimo della democrazia, cioè la stesura da parte di ognuno di un &#8220;<strong>testamento biologico</strong>&#8221; che indichi in anticipo ciò che si vuole che si faccia della propria vita nel caso in cui ci si dovesse trovare in una situazione disperata; dietro questo paravento, diceva, si cela una evidente asimmetria fra una opzione che la cultura predominante, niente affatto imparziale, considera &#8220;giusta&#8221; e &#8220;civile&#8221; e un&#8217;altra che di fatto tale non è considerata ed è svalutata. Che è un po&#8217; il vizietto di molto pensiero progressista: democratico nella forma ma fortemente valoriale nella sostanza.</p>
<p>Le opzioni, in quanto riferibile agli individui, dovrebbero avere invece tutte eguale valore. Eppure, avete mai visto perorare il diritto all&#8217;<strong>accanimento terapeutico</strong>, espressione che già di per sé si connota negativamente? Eppure, io desidererei, per convinzione ed esperienza, che i medici, se mai fosse, si accanissero nei miei confronti. Ma non per motivi di fede o religiosi, bensì anche pragmatici e utilitaristici, se volete. Tengo infatti molto alla mia vita, di cui mi piace gustarne ogni aspetto, ma so benissimo che è un bene fragile e che, soprattutto, non è mai da noi prevedibile né tantomeno predeterminabile. Di fronte ad essa, e anche quindi alle sue evoluzioni o involuzioni, bisogna porsi con molta umiltà: nulla esiste, sulla faccia di questa terra, di assolutamente irreversibile.</p>
<p>Nemmeno la Scienza può sottrarci alla potenza dell&#8217;imponderabile, per quanto questo sia poco probabile. E a dimostrarlo ci sono io stesso, con la mia esperienza. Dato per spacciato da accreditati clinici, dopo un intervento chirurgico, circa trent&#8217;anni fa, ora sono qui a raccontarne. E credo che altri possano dire lo stesso. Quindi si può anche accettare una legge sul &#8220;testamento biologico&#8221;, ma non si deve avvalorare con gli esempi (come è prassi comune e scontata come certi interventi giornalistici e non) una tesi ed una soltanto. Si può usare in modo meno prevedibile e ideologico il proprio armamentario ideale?</p>
<p><strong>Corrado Ocone</strong>, http://www.huffingtonpost.it/ 8 ottobre 2016</p>
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