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	<title>laicità Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>laicità Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Il bisogno di Dio e la partecipazione popolare ai funerali di Francesco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 08:55:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa cattolica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di uno tra i commentatori cattolici ha interpretato la straordinaria partecipazione popolare ai funerali di papa Francesco come il segno di una riscoperta del divino. Più d’uno tra i commentatori laici si è sorpreso che, nell’epoca del massimo trionfo della scienza e della tecnologia, un leader religioso potesse riscuotere tanto consenso. Entrambe le categorie di commentatori, sia i cattolici sia i laici, scontano evidentemente una scarsa conoscenza dell’umano. L’uomo, infatti, ha bisogno di credere. E per quanto l’appartenenza religiosa sia ormai superficiale al pari dell’appartenenza politica (“credere senza appartenere” è la brillante formula coniata dalla storica delle religioni britannica Grace Davie; “religione à la carte” è l’evoluzione del concetto formulata dal suo collega canadese Reginald Bibby), da questo bisogno è difficile affrancarsi. Lo testimonia il fatto che meno del 20% dei cittadini occidentali osi dichiararsi ateo o agnostico.</p>
<p>Lo avevano ben compreso persino i filosofi illuministi. Secondo Jean-Jacques Rousseau, ad esempio, le religioni positive &lt;consolano gli afflitti&gt; alleggerendo il peso della &lt;loro miseria&gt; e &lt;frenano le passioni&gt; dei potenti. Secondo François-Marie Arouet, meglio noto come Voltaire, &lt;è tale la debolezza del genere umano, tale la sua perversità, che è meglio per lui, senza dubbio, essere in preda a tutte le superstizioni possibili, purché non siano fonte di delitti, anziché vivere senza religione&gt;. Una concezione della religione eminentemente politica e assai poco “spirituale”, quella dei due filosofi illuministi, ma comunque significativa vista la fonte da cui scaturisce.</p>
<p>&lt;Dio è morto&gt;, sentenziò Fridrich Nietzsche, intendendo con ciò rappresentare la definitiva tragedia e la complessiva insensatezza della condizione umana. Ma quando, in un gelido gennaio del 1889, a Torino vide un cocchiere frustare selvaggiamente il proprio cavallo gli si scagliò contro denunciandone la &lt;disumanità&gt; e con gli occhi pieni di lacrime abbracciò l’ignaro animale carezzandogli paternamente il capo. Se Dio era morto, in quel momento era evidentemente risorto in lui.</p>
<p>Nel 2001, la psicologa americana Margaret Evans ha pubblicato un&#8217;interessante ricerca condotta sui bambini nati nel Midwest americano e cresciuti in famiglie sia fondamentaliste sia non fondamentaliste. L&#8217;esperimento era volto ad indagare le credenze dei più piccoli circa la natura della vita e del mondo attraverso domande che vertevano sull&#8217;origine di alcune specie animali. Erano, perciò, enunciate le tesi creazionista (&lt;sono creature di Dio&gt;),  spontaneista (&lt;sono scaturite dalla terra&gt;) ed evoluzionista (&lt;discendono da un genere diverso e più antico di animale&gt;). Ebbene, i bambini più piccoli del gruppo, quelli compresi tra i 5 e i 7 anni di età, hanno dato spiegazioni creazioniste &#8211; più frequenti tra i figli di genitori fondamentalisti cattolici &#8211; e spontaneiste. L&#8217;interpretazione evoluzionista, che come sappiamo è l&#8217;unica “scientificamente” corretta, è stata snobbata da tutti. Mentre tra gli 8 e i 10 anni i due gruppi si sono uniformati e hanno aderito quasi completamente alla tesi creazionista: il mondo e i suoi abitanti sono opera di Dio. Punto e basta, mistero risolto.</p>
<p>Nel Settimo sigillo, film cult del regista svedese Ingmar Bergman, giunto al cospetto della Morte ed avendo da questa appreso l&#8217;inesistenza di Dio, il cavaliere Antonius Block così manifesta il proprio sgomento: &lt;Allora la vita non è che un vuoto senza fine! Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo in un nulla senza speranza&gt;. Concetto per molti versi fatto proprio del grande storico delle religioni di origine rumena Mircea Eliade, secondo il quale l’alternativa alla fede in Dio non è il trionfo della Dea Ragione, ma il trionfo della superstizione.</p>
<p>Non occorre, dunque, come nel caso di chi scrive, aver ricevuto il dono della fede per capacitarsi di questa realtà. È così e basta. Ciò su cui, semmai, sarebbe opportuno riflettere è l’efficacia complessiva delle scorciatoie. Capi religiosi come Bergoglio e capi politici come Trump &#8211; giusto per citare i più citati &#8211;  hanno ritenuto di rigettare il linguaggio, i principi e lo stile della Chiesa l’uno e della Politica l’altro, per rivolgersi direttamente alla pancia e in parte al cuore degli uomini. Difficile credere che tutto questo abbia rinvigorito la fiducia nelle Istituzioni che i due rappresentano.</p>
<p>Le semplificazioni populistiche possono servire a consolidare la carriera personale di questo o quel leader religioso o politico, ma l’impressione è che non servano a consolidare la fiducia nella Chiesa e nella Politica in quanto tali.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/04/27/news/la_realta_del_divino_perche_non_ci_si_deve_stupire_dellamore_per_francesco-19057760/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Scuola e feste</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-e-feste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 13:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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