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	<title>Joseph Ratzinger Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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		<title>FedelMente e LaicaMente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 09:21:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[conservatorismo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho mai capito, da laico, la distinzione fra pontefici conservatori e progressisti. Sono pur sempre i custodi di una dottrina bimillenaria, che viene letta e riletta, interpretata e reinterpretata, ma sempre con l’impegno, o la pretesa, di aderire a quanto scritto nei testi di riferimento. Sfuggendomi la distinzione guardo con scetticismo l’automatica catalogazione di Joseph Ratzinger fra i conservatori, quando non direttamente fra i reazionari. Il che non riguarda solo chi lo ha criticato, ma anche chi lo ha per quello apprezzato. Ho l’impressione che tutto ciò si basi più su equivoci che sui fatti e i pensieri.</p>
<p>È stato un teologo, in quanto tale apprezzato da Karol Wojtyla (progressista o conservatore?) e per quello chiamato a presidiare la dottrina e la fede. Wojtyla fu pontefice con un marcato ruolo politico, uno dei protagonisti della fine dell’impero sovietico. Oltre che tante altre cose, naturalmente. Spero non sia blasfemo osservare che dopo quel pontificato è come se avessero chiamato il capo ufficio studi a ricoprire il ruolo di amministratore delegato: non gli mancava la competenza, ma l’approccio. Difatti incontrò notevoli ostacoli, dovette vedersela con faide interne al Vaticano (al punto che il suo braccio destro, Georg Gänswein, parla esplicitamente di &lt;&lt;presenze demoniache&gt;&gt;) e perse, introducendo per primo l’istituto delle dimissioni. Più che una innovazione una capitolazione.</p>
<p>Molti, in occasione della sua morte, hanno ricordato il discorso di Ratisbona, tenuto nel 2006. I più, però, ammirandolo per quel che volle chiarire fosse un errore, tralasciando il più succoso resto. Ratzinger, citando altre fonti, sembrò sostenere che l’Islam non potesse che essere sopraffazione e morte. Ma lui stesso si disse &lt;&lt;vivamente rammaricato&gt;&gt; per quella interpretazione e precisò che era stata &lt;&lt;una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero&gt;&gt;. Non si vede perché cancellare quelle sue parole.</p>
<p>Il resto del discorso, assai interessante, si riferiva ad un duplice possibile accesso alla divinità: ragionato o assoluto. Disse che &lt;&lt;non agire secondo ragione, non agire con il <em>logos</em>, è contrario alla natura di Dio&gt;&gt;. Teneva assieme fede e mente. Su quella natura non sono titolato a discettare, ma è la storia a dirci che la ragione costò a non pochi il rogo, sicché era ed è da salutarsi con gioia il riconoscimento della sua liceità e opportunità. Naturalmente non vi è “ragione” senza libertà di ragionare.</p>
<p>Il nodo profondo del pontificato di Ratzinger era il suo ragionare interno alla cultura e alla storia europee, con i lumi e con il sangue, con gli ideali e le guerre di religione, talché all’ecclesia toccasse essere comunità di fede e non altro. Ho l’impressione sia quello il nodo cui lo legarono. Scelsero un successore, gesuita, proveniente dall’America Latina, slegato da quei dilemmi e pronto a dire &lt;&lt;chi sono io per giudicare&gt;&gt;.</p>
<p>Cosa c’entri il conservatorismo e il progressismo resta oscuro, benché la distinzioni richiami l’entusiasmo di quanti ammirano la chiesa, purché non faccia, né coi fedeli né con gli infedeli, la chiesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-3-gennaio-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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