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	<title>islam Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>islam Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Scuola e feste</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-e-feste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 13:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scuola-e-feste/">Scuola e feste</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="" title="" src="https://www.youtube.com/embed/plZI3OI0SN4" width="928" height="522" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Errore della sinistra è definire “islamofobia” ogni critica al radicalismo islamico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/errore-della-sinistra-e-definire-islamofobia-ogni-critica-al-radicalismo-islamico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 13:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Qatar]]></category>
		<category><![CDATA[qatargate]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ciò che è accaduto nel Parlamento europeo dipende da gruppi privi del senso della politica e della storia che orienta le scelte delle autentiche classi dirigenti Diceva Mark Twain che non conviene fare un uso eccessivo della morale nei giorni feriali: si rischia di ritrovarsela tutta stropicciata la domenica. È una regola della politica quella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/errore-della-sinistra-e-definire-islamofobia-ogni-critica-al-radicalismo-islamico/">Errore della sinistra è definire “islamofobia” ogni critica al radicalismo islamico</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Ciò che è accaduto nel Parlamento europeo dipende da gruppi privi del senso della politica e della storia che orienta le scelte delle autentiche classi dirigenti</h3>
<p>Diceva Mark Twain che non conviene fare un uso eccessivo della morale nei giorni feriali: si rischia di ritrovarsela tutta stropicciata la domenica. È una regola della politica quella secondo cui, se ci si trova con le spalle al muro, la mossa più conveniente consiste nel «buttarla in morale», ridurre tutto a una faccenda di «mariuoli». Evitando così di parlare delle precondizioni politiche che spiegano l&#8217;esistenza del mariuolo.</p>
<p>In che contesto politico si inserisce il Qatargate, questa faccenda di mariuoli e Stati corruttori? Il contesto è dato dall&#8217;ambiguo rapporto fra settori della sinistra europea e il fondamentalismo islamico. Il riferimento qui non è, ovviamente, alla sua ala combattente. Ma a quelle forme di fondamentalismo che non fanno ricorso alle armi ma che tuttavia, a causa del loro spirito anti occidentale, sono comunque per noi assai insidiose. Quando in Europa si parla male del Qatar ci si riferisce ai diritti umani violati dall&#8217;emirato a casa propria. Ma in gioco c&#8217;è di più. Il Qatar, con le sue ricchezze, è uno dei più importanti sponsorizzatori della penetrazione del fondamentalismo nel mondo islamico e nelle comunità musulmane in Europa. Tramite al-Jazeera, l&#8217;emittente televisiva più popolare di lingua araba, finanziata dallo Stato, e tramite il sostegno finanziario e organizzativo a gruppi fondamentalisti, il piccolo Qatar è ormai da anni un centro di influenza internazionale di prima grandezza.</p>
<p>Anche se non sapevano della corruzione, i dirigenti del Pd e il gruppo socialista europeo sapevano che Panzeri e soci erano stretti collaboratori sia del Qatar che di altri centri di potere del Medio Oriente, i cui valori sono incompatibili con quelli della civiltà europea. Ma, prima che esplodesse lo scandalo, non hanno mai avuto nulla da obiettare. Da dove deriva questa indulgenza nei confronti di regimi e movimenti apertamente ostili alla civiltà occidentale? Quell&#8217;indulgenza può stupire solo chi non si è reso conto dei mutamenti intervenuti nelle forze politiche europee e nel loro retroterra intellettuale dopo il tramonto delle ideologie otto-novecentesche. Se a destra si è imposto il  neonazionalismo, una reazione difensiva nei confronti della accresciuta interdipendenza internazionale e delle sue conseguenze sociali, la sinistra ha preso un&#8217;altra strada, ha riempito di nuovi contenuti la sua antica alleanza con i chierici, con l&#8217;intellighenzia.</p>
<p>Un tempo, a cementare quell&#8217;alleanza, erano i miti connessi al ruolo della classe operaia, della lotta di classe, dell&#8217;utopia socialista variamente declinata. Persino il partito laburista britannico aveva allora, fra i suoi scopi statutariamente definiti, la statalizzazione dei mezzi di produzione. Andato in cenere quel mondo con che cosa si potevano sostituire gli antichi miti? Come tenere in piedi l&#8217;alleanza fra sinistra politica e chierici? La scelta è stata di dare vita a varianti del<em> catch-all party</em> , a partiti pigliatutto. Organizzazioni che tutelano una pluralità di interessi ma anche agenzie dedite alla promozione di diritti: qualunque diritto (o supposto tale), purché rivendicato da una minoranza.</p>
<p>Tramontato il socialismo, una vaga e indefinita ideologia progressista è ora la ragione sociale dei partiti pigliatutto della sinistra. Con due conseguenze. La prima è che il progressismo è un surrogato debole del socialismo, fatica a entrare in sintonia con le richieste delle maggioranze. Proprio per questo, nel tentativo di vincere le recenti elezioni, o di contenere le perdite, il partito socialdemocratico svedese ha dovuto assumere una posizione molto dura sull&#8217;immigrazione. La seconda conseguenza è che vengono messe insieme cose che fanno a pugni fra loro. Come il sostegno al movimento Lgbt e, per l&#8217;appunto, l&#8217;indulgenza verso il fondamentalismo islamico. Di quella indulgenza le prove sono tante. Si pensi alla copertura data per anni dai socialisti belgi e dalla sinistra francese alla islamizzazione (nel segno dell&#8217;islamismo radicale) di interi quartieri delle città belghe e francesi.</p>
<p>In Italia, se si va a spulciare fra gli eletti dei partiti di sinistra in ambito locale, qua e là si scopre la presenza di fondamentalisti. C&#8217;è una parte della sinistra che definisce «islamofobo» qualunque discorso che metta in guardia contro il radicalismo islamico. Ma poiché il termine islamofobia è stato inventato da islamici fondamentalisti per squalificare le critiche, che esponenti della sinistra abbiano adottato quell&#8217;espressione testimonia di un avvenuto cortocircuito culturale. Certamente, c&#8217;è anche un calcolo politico: l&#8217;indulgenza verso i più attivi (che sono spesso i più radicali) delle comunità islamiche europee dovrebbe aiutare a canalizzare voti verso la sinistra medesima. Ma conta, soprattutto, la crisi identitaria: se non sai più bene chi sei, non riesci a distinguere fra quelli con cui puoi accompagnarti e quelli con cui non devi farlo.</p>
<p>Vediamo, a proposito di Qatar, di chiarire bene. Una cosa sono gli accordi dettati da esigenze geo-politiche, nonché gli affari fra diversi che restano consapevoli delle loro radicali diversità &#8211; della loro incompatibilità politica &#8211; e altro sono i rapporti di stretta collaborazione che cercano di occultare quelle diversità. Prendiamo il tema dell&#8217;energia. Non possiamo più dipendere dalla Russia. Dobbiamo differenziare i fornitori. Ma molti di loro, come la Russia di Putin, non ci sono affini, sono retti da governanti che, alla luce degli standard occidentali, consideriamo tipacci. Il problema, come abbiamo ormai capito, è che non possiamo più dipendere da un solo tipaccio. Cosicché se il «tipaccio A» vuole ricattarci dobbiamo poterlo scaricare e rivolgerci al «tipaccio B». Per dire che non c&#8217;è niente di scandaloso nel fare accordi col Qatar in materia di energia. Altro è invece pretendere di annullare le differenze, stabilire «legami pericolosi» con mondi che sono dichiaratamente ostili alle libertà occidentali. La causa di ciò che è accaduto nel Parlamento europeo va ricercata nello stato confusionale di<br />
gruppi politici culturalmente fragili, in crisi di identità, privi di quel senso della politica e della storia che orienta le scelte delle autentiche classi dirigenti. Prede perfette per chi quel senso politico possiede. E sa come sfruttare tutte le risorse che servono per la conquista delle menti e dei cuori, nelle lotte per l&#8217;egemonia.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/editoriali/22_dicembre_27/qatar-politici-fragilicosa-ci-dice-questo-scandalo-c55e4df0-8628-11ed-8ecf-04471f1e32e0.shtml"><strong><em>Corriere della Sera</em></strong></a></p>
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		<title>I rischi del multiculturalismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-del-multiculturalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 14:11:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È la punta dell’iceberg. A volte alcuni episodi diventano oggetto di attenzione mediatica. Sono, verosimilmente, spie di cambiamenti diffusi, molecolari, quotidiani, che tendiamo per lo più ad ignorare. Si prenda il caso dei responsabili dell’ospedale di Parma che trasferiscono un’anziana assistita dal nipote per darla vinta a una islamica che non accetta la presenza di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-del-multiculturalismo/">I rischi del multiculturalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph"><strong>È la punta dell’iceberg</strong>. A volte alcuni episodi diventano oggetto di attenzione mediatica. Sono, verosimilmente, spie di cambiamenti diffusi, molecolari, quotidiani, che tendiamo per lo più ad ignorare. Si prenda il caso dei responsabili dell’<strong>ospedale di Parma</strong> che trasferiscono un’anziana assistita dal nipote per darla vinta a una islamica che non accetta la presenza di un uomo nella stanza in cui è ricoverata. Oppure il caso di coloro che, a Savona, <strong>coprono una statua</strong> per compiacere un gruppo di musulmani che sta per riunirsi in una sala. Non si tratta di folklore, forme di stupidità fastidiose ma innocue. Anticipano scenari che, in capo a pochi anni, potrebbero diventare drammatici.</p>
<p class="chapter-paragraph">Tre domande meritano di essere poste.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>1)</strong> Il passaggio dalla <strong>multietnicità</strong> (uno stato di fatto, in sé neutro: né buono né cattivo) <strong>al multiculturalismo</strong> (una seria minaccia per la democrazia) è inevitabile?</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>2)</strong> La seconda domanda è una articolazione della prima: <strong>è possibile difendere la società aperta</strong>, o libera, dall’azione di minoranze culturali che le sono ostili senza sopprimere, mentre si cerca di difenderla, la società libera medesima?</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>3)</strong> Sarà possibile <strong>convincere gli italiani</strong> ad affrontare senza isterismi antistranieri ma anche facendo il contrario di ciò che si è fatto a Parma o a Savona, il difficile problema della convivenza fra immigrati extraoccidentali e noialtri indigeni?</p>
</div>
<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph"><strong>La multietnicità non è </strong>in linea di principio <strong>incompatibile con la democrazia</strong>. Guidata nel modo giusto può anche infonderle vitalità mettendo i suoi cittadini a contatto con esperienze che in precedenza non conoscevano. In ogni caso, <strong>gli ostili alla multietnicità devono darsi pace</strong>: una società che ha scelto di non fare più figli non ha altri canali per alimentare la propria forza-lavoro o per mantenere la sua crescente popolazione anziana. Ma se la multietnicità è o può essere un’opportunità,<strong> diventa una minaccia</strong> se gli indigeni sono così sprovveduti, stupidi o sbadati da accettare che su di essa cresca la mala pianta del multiculturalismo.</p>
<p class="chapter-paragraph"><strong>Il multiculturalismo è una situazione nella quale</strong>, di diritto o di fatto (per l’affermazione di nuove usanze), si accetta che l’insieme dei cittadini venga segmentato, diviso lungo le barriere che separano le diverse tradizioni culturali. <strong>Si afferma una disparità di trattamento</strong>: per i diversi «segmenti» valgono regole diverse, coerenti con le rispettive usanze. La formale uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge viene dapprima neutralizzata di fatto e, in seguito, anche di diritto (in virtù di adeguamenti normativi alla situazione di fatto).</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Non è difficile ritrovarsi in un <strong>«incubo multiculturale»</strong>. È sufficiente che nei vari luoghi — dagli ospedali alle scuole agli uffici pubblici e privati — le domande di trattamenti speciali, in deroga, da parte delle minoranze culturali vengano accolte, un giorno qua e il giorno dopo là: il trattamento speciale, una volta concesso, diventerebbe, dal punto di vista della minoranza, un diritto, e i tentativi di revocarlo incontrerebbero dure resistenze. <strong>Nascerebbero controversie giudiziarie</strong> e non è impossibile che esse sfocino in sentenze volte a riconoscere il suddetto diritto. Ed ecco la società multiculturale, la frantumazione della cittadinanza, la fine dell’uguaglianza formale di fronte alla legge, l’affermazione di diritti speciali e diversità di trattamento a seconda del gruppo culturale di appartenenza.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph"><strong>Chi crede che quanto sta accadendo oggi in Belgio</strong> non ci riguardi è un incosciente. Il partito islamico, che si presenterà alle prossime elezioni amministrative, punta ad introdurre formalmente (di fatto, nei quartieri islamici è già operante) la sharia, la legge islamica, cominciando simpaticamente dall’idea di mezzi pubblici di trasporto separati per uomini e donne. Fin qui ho parlato dei rischi del multiculturalismo ma gli esempi negativi che ho citato hanno tutti a che fare con la presenza islamica. Benché problemi di vario genere sorgano anche in rapporto alle attività di altre minoranze, è quella presenza all’origine delle difficoltà maggiori.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Non sto alludendo al tema della radicalizzazione pro jihad di giovani islamici (un problema speciale all’interno di un problema più generale). Mi riferisco alla <strong>delicata questione della convivenza</strong> — impossibile per i pessimisti, comunque difficile per gli ottimisti — <strong>fra comunità islamiche e democrazia occidentale</strong>. Il problema, nella sua potenziale drammaticità, è semplice. La società libera si fonda sul principio della separazione fra politica e religione, fra economia e religione, eccetera. Ma nell’Islam queste separazioni non hanno senso. Il che spiega perché le moschee (a differenza delle chiese) non siano soltanto luoghi di culto. Ne deriva una <strong>tensione inevitabile</strong> fra società aperta e comunità islamiche. È plausibile, come molti pensano, che la compatibilità fra Islam europeo e società aperta si realizzerà solo se e quando, un giorno, le donne musulmane, influenzate dall’individualismo occidentale, riusciranno a imporre l’abbandono di vecchie regole e principi.</p>
</div>
<div class="chapter">
<p class="chapter-paragraph">Fino ad allora bisognerà stare in guardia, essere consapevoli che <strong>si sta maneggiando materiale radioattivo</strong>: non bisognerà cedere alle richieste degli (fin troppo visibili) esponenti fondamentalisti delle comunità islamiche, bisognerà favorire solo i musulmani che abbiano già maturato un atteggiamento favorevole per le libertà occidentali, non bisognerà permettere, per eccesso di zelo, deroghe alle regole della nostra convivenza quotidiana. <strong>Si riuscirà a «educare» gli italiani?</strong> Si riuscirà a impedire che per un misto di ignoranza, opportunismo e desiderio di quieto vivere, passo dopo passo, permettano l’affermazione di principi incompatibili con la democrazia occidentale? Serve una buona dose di ottimismo per crederlo.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Angelo Panebianco</strong>, &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; 22 aprile 2018.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-rischi-del-multiculturalismo/">I rischi del multiculturalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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