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	<title>Il Messaggero Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Il Messaggero Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Luca Ricolfi: La tentazione di fare le cicale prima di uscire di scena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 06:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[luca ricolfi]]></category>
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		<title>Diserzioni in aula. Gli alibi dei docenti che offendono la categoria</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diserzioni-in-aula-gli-alibi-dei-docenti-che-offendono-la-categoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 16:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sappiamo se, alla prossima riapertura delle scuole, ci saranno tutte le aule e i banchi. Peggio ancora, non sappiamo se ci saranno tutti gli insegnanti e gli alunni. Per questi ultimi è assai allarmante che molti genitori si rifiutino di sottoporli al tampone, visto che si tratta di iniziative a tutela della salute dell’intera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sappiamo se, alla prossima riapertura delle scuole, ci saranno tutte le aule e i banchi. Peggio ancora, non sappiamo se ci saranno tutti gli insegnanti e gli alunni. Per questi ultimi è assai allarmante che molti genitori si rifiutino di sottoporli al tampone, visto che si tratta di iniziative a tutela della salute dell’intera famiglia. Per i primi invece la questione è anche più seria.</p>
<p>Pare infatti che circa un terzo di docenti accampi problemi di rischio dovuti all’età, peraltro neanche tanto avanzata, visto che si parla di 55 anni, e che un’analoga percentuale rifiuti i test diagnostici per motivi di riservatezza o più semplicemente «di principio».</p>
<p>Se a ciò si aggiunge il timore di dover rispondere personalmente se qualche allievo venisse contagiato, la prospettiva di una massiccia diserzione è abbastanza reale. Sarebbe un disastro per la scuola, e soprattutto per l’immagine del Paese, che dopo avere sopportato con dignità e disciplina vari mesi di forzati arresti domiciliari, vedrebbe ora franare le stesse fondamenta educative su cui si regge e su cui dovrebbe costruire il suo futuro.<br />
E sarebbe anche un funesto messaggio sulla figura degli insegnanti, che in fondo hanno subito meno di tante altre categorie le devastazioni economiche e professionali dell’epidemia e darebbero ora una dimostrazione di pavido e irragionevole egoismo.</p>
<p>Va detto, per doverosa imparzialità, che insegnanti e presidi hanno alcuni motivi per essere preoccupati. Ma non per i rischi del virus che, con le opportune cautele, possono essere, se non esclusi, consapevolmente gestiti, quanto per quelli della responsabilità penale e civile, che traggono origine dalla vetustà della nostra legislazione e dal sostanziale disinteresse dello Stato nel tutelare i suoi collaboratori.</p>
<p>I nostri codici penale (del 1930) e civile (del 1942) prevedono infatti la responsabilità di chi vigila sui minori, se questi subiscono un danno mentre sono affidati alla loro tutela. Senonché all’epoca della promulgazione di queste norme &#8211; in pieno fascismo &#8211; all’onere di vigilanza era connesso il potere disciplinare, quello “ius corrigendi” che talvolta si estrinsecava in modeste pene corporali, come il righello del maestro o i sassolini dietro la lavagna.<br />
Il potere degli insegnanti era virtualmente assoluto, e quasi sempre assistito dalla solidarietà degli stessi genitori.</p>
<p>Oggi, se un maestro bacchettasse un bambino, finirebbe dritto davanti al tribunale dell’infanzia, ed anche un innocuo rimprovero verbale susciterebbe le ire delle mamme e delle loro benemerite associazioni. Questo non significa che si debba reintrodurre il frustino. Significa che gli insegnanti hanno le stesse responsabilità di un tempo senza avere i poteri di impedire l’evento dannoso.</p>
<p>Non è tutto. Presidi e insegnanti non corrono il rischio di finire in prigione. Se un bambino si ammalasse bisognerebbe dimostrare che ha contratto il virus a scuola, e non a casa o altrove: una “probatio diabolica” che nessuno sarebbe in grado di fornire. Tuttavia corrono il rischio di una denuncia, che chiunque può fare senza neanche la spesa della carta bollata. E poiché da noi non esiste sanzione per la denuncia temeraria, e molti avvocati si prestano a patrocinare anche le cause più incredibili nella speranza di qualche risarcimento transattivo, possiamo star certi che molti presidi e docenti riceveranno un’informazione di garanzia, subiranno lo stress di un’indagine e quello, anche più lacerante, delle spese legali. Qui lo Stato deve fare qualcosa subito. Anche se non può, per ragioni di tempo e di tecnica normativa, cambiare le leggi vetuste, può assicurare i suoi collaboratori che non subiranno nessuna conseguenza professionale da queste aggressioni giudiziarie, e soprattutto che sarà lui, lo Stato, a pagare le parcelle dei difensori.</p>
<p>Con queste garanzie, verrebbero meno anche gli alibi un po’ meschini che, per colpa di una minoranza, gettano un’ombra funesta sulla categoria degli insegnanti. Per verità non solo su di loro, visto che un analogo ostruzionismo serpeggia un po’ dappertutto, dai genitori, come s’è detto, fino agli agenti penitenziari, alcuni dei quali si sarebbero rifiutati di rilevare la temperatura di chi accede ai tribunali perché questo esulerebbe dalla loro competenza.</p>
<p>Ora, sarebbe davvero paradossale se proprio adesso, mentre si avvertono segnali di ripresa, i primi sintomi di sgretolamento civile arrivassero proprio dalle categorie che, a titolo diverso, dovrebbero garantire la formazione dei ragazzi e la sicurezza di tutti. E sarebbe un oltraggio a quelle migliaia di medici e operatori sanitari che nei mesi passati hanno rischiato, e spesso sacrificato la vita, senza indugiare sui sofismi della privacy o delle competenze contrattuali. L’auspicio è che lo Stato mandi a tutti l’energico messaggio di Nelson a Trafalgar: «Il Paese si aspetta che ognuno faccia il proprio dovere». E naturalmente che sia Lui, lo Stato, a darne per primo il buon esempio.</p>
<p><a href="https://www.ilmessaggero.it/editoriali/primopiano/scuola_covid_prof_diserzioni_ultima_ora_11_settembre_2020-5454912.html"><strong>Il Messaggero</strong></a></p>
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		<title>Luca Ricolfi: La politica del risarcimento che illude gli italiani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-la-politica-del-risarcimento-che-illude-gli-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2020 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[luca ricolfi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo so che è doloroso, lo so che preferiremmo tutti non doverci pensare. Ma bisognerà pure, a un certo punto, dirci qualcosa di realistico sull&#8217;economia italiana. Di quanto sarà la contrazione del Pil 2020 in Italia e negli altri Paesi avanzati? In quanti anni torneremo ai livelli del 2019? E quanti ne occorreranno per tornare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Lo so che è doloroso, lo so che preferiremmo tutti non doverci pensare. Ma bisognerà pure, a un certo punto, dirci qualcosa di realistico sull&#8217;economia italiana.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Di quanto sarà la contrazione del Pil 2020 in Italia e negli altri Paesi avanzati? In quanti anni torneremo ai livelli del 2019? E quanti ne occorreranno per tornare ai livelli del 2007, prima della grande recessione? Quanti posti di lavoro verranno bruciati? Come faremo a ripagare l&#8217;enorme debito aggiuntivo che stiamo contraendo con l&#8217;Unione europea e con i mercati finanziari?</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">A giudicare dal dibattito politico in corso, non parrebbe che i nostri governanti se ne curino troppo. Eppure il nostro futuro non dipenderà dall&#8217;esito del referendum, né da chi vincerà le elezioni regionali, né dai banchi a rotelle della Azzolina, né da quanti migranti sbarcheranno sulle nostre coste prima che i mari agitati dell&#8217;inverno mettano tutti d&#8217;accordo. Con ogni probabilità, il nostro futuro dipenderà da due cose soltanto: il successo o insuccesso della scienza nella lotta al coronavirus (vaccino e cure), e la saggezza o stoltezza delle scelte economico-sociali dei nostri governanti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Sul primo punto, quello della scienza, siamo nel buio più totale. Potrebbe andare bene, ma anche malissimo. Nessuno lo sa, e nessuno può saperlo. Sul secondo punto, le scelte dei politici, invece qualcosa lo sappiamo. Sappiamo, ad esempio, che finora il partito dell&#8217;economia (riaprire prima possibile e convivere con il virus) è prevalso su quello della prudenza (mantenere e far rispettare le misure più severe, come il distanziamento, le mascherine, il divieto di assembramento).</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Quel che non tutti hanno ancora capito, invece, è quali siano i costi del prevalere del partito delle &#8220;riaperture&#8221; e delle &#8220;ripartenze&#8221;. Un costo certo e facilmente prevedibile (e di fatto previsto da molti) è l&#8217;impossibilità di riaprire le scuole in sicurezza. Quando si è deciso di tenere aperte le discoteche e chiudere un occhio sugli assembramenti (movida e mezzi pubblici) si è anche scelto, al tempo stesso, di sacrificare la riapertura in sicurezza delle scuole (che non generano Pil) all&#8217;imperativo di sostenere l&#8217;industria delle vacanze e del divertimento (che un po&#8217; di Pil lo genera). E&#8217; inutile negarlo, o arrampicarsi sugli specchi: questo governo la sicurezza delle scuole non l&#8217;ha mai messa al primo posto, altrimenti avrebbe dato ascolto a quanti, anche nel Comitato Tecnico-Scientifico, avvertivano dei rischi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Se il costo sociale e sanitario della incauta riapertura estiva è evidente, più controverso è un secondo costo, questa volta genuinamente economico. E&#8217; certo che la linea permissiva su viaggi, spiagge, discoteche, movide, vaporetti, autobus, treni, ha generato benefici economici, o se preferite ha contribuito a contenere i danni. Ma non è affatto certo che tali benefici siano maggiori dei danni che, nei prossimi mesi, inevitabilmente deriveranno all&#8217;economia dalla moltiplicazione dei focolai e da nuovi lockdown. Se i costi autunnali (nuovi focolai) dovessero risultare superiori ai benefici estivi (più turismo), al danno inferto alla scuola si aggiungerebbe la beffa di aver danneggiato pure l&#8217;economia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ma torniamo alle domande sull&#8217;economia. Le stime più recenti assegnano all&#8217;Italia l&#8217;ultimo posto nella graduatoria del Pil 2020, con una caduta che potrebbe risultare più vicina al 15% che al 10%. Quanto al futuro, neppure per l&#8217;Europa nel suo insieme si attende un ritorno ai livelli del 2019 prima del 2023.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E per l&#8217;Italia che cosa è ragionevole attendersi? Difficile dire che cosa succederà a noi, perché molto dipenderà dall&#8217;esito della guerra al virus. Però non è difficile immaginare che cosa faranno loro, i nostri governanti. Lo scenario più verosimile è che continuino sulla linea seguita fin qui, che ha avuto il dono della coerenza, sia sul piano dei provvedimenti economico-sociali che su quello della filosofia che li sorregge.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La logica dei provvedimenti è stata chiara. Distribuire soldi a pioggia (e con ritardo), più per sostenere i consumi che per tutelare i produttori di reddito. Agire come se le risorse che l&#8217;Europa e i mercati finanziari ci hanno permesso di spendere fossero a fondo perduto, anziché prestiti da restituire.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Congelare tutto con la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, per spostare il più avanti possibile nel tempo (e comunque dopo le elezioni di settembre-ottobre) il momento della resa dei conti, quando tutti potranno vedere a occhio nudo le macerie, fatte di chiusure, fallimenti e posti di lavoro distrutti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Si potrebbe riassumere tutto ciò con la consueta accusa di assistenzialismo, un male che ormai ha contagiato quasi tutta la politica. Ma sarebbe riduttivo e semplificatorio, a mio parere. Quello che è emerso, in questi mesi, è qualcosa di più radicale e più pericoloso. La filosofia che ha mosso la politica, e che ha catturato il consenso degli italiani, non è basata sulla vecchia (e nobile) idea che i più deboli debbano essere assistiti, sussidiati, aiutati. No, l&#8217;idea che si è imposta in questi mesi è che nessuno dovesse perdere alcunché, e che tutti avessero diritto a un risarcimento. Il sostegno indiscriminato ai redditi e ai consumi, dal bonus vacanze al super-bonus per le ristrutturazioni energetiche, dal bonus monopattino a quello per le partite Iva (intascato da alcuni parlamentari!), non poggiavano solo sulla credenza che il motore della ripresa non potessero che essere i consumi, ma anche su una sorta di dottrina o filosofia del risarcimento. Colpiti nei redditi e repressi nelle abitudini di vita, gli italiani sono stati ritenuti degni di risarcimento su tutta la linea. Così abbiamo sentito non solo promettere l&#8217;impossibile (&#8220;Nessuno perderà il suo lavoro&#8221;) ma anche garantire diritti per così dire esistenziali, come quelli al divertimento e alle vacanze senza restrizioni, che i due mesi di lockdown hanno reso sacrosanti come altri e più antichi valori della nostra tradizione politica e civile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Quel che è sfuggito, e tuttora sfugge ai cultori dell&#8217;economia del risarcimento, è la differenza tra un terremoto locale e una guerra. Quando c&#8217;è un terremoto, è logico e realistico che la comunità colpita chieda alla comunità più ampia di aiutarla, risarcendola più o meno integralmente delle perdite subite. La stessa logica purtroppo, non si applica nel caso di una guerra, che produce perdite generalizzate che nessuno Stato centrale è in grado di ripianare. E infatti, in una guerra, nessuno pensa in termini di risarcimenti, o pretende che lo Stato ricostruisca celermente la sua abitazione distrutta da un bombardamento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ora, il punto cruciale è che quella contro il Covid è una guerra che stiamo perdendo, e che comunque -anche se domani dovessimo trovare un vaccino &#8211; ci lascerà tutti molto meno ricchi di prima. Quella italiana era, fino a ieri, una &#8220;società signorile di massa&#8221; in lento declino. Oggi è una società che, improvvisamente, si trova a non poter conservare il proprio tenore di vita passato, ma non ha alcuna intenzione di rinunciarvi e prendere atto del cambiamento, preferendo cullarsi nell&#8217;illusione che ogni cosa possa presto tornare come prima. La filosofia risarcitoria che tutto e tutti pervade ci sta conducendo a diventare una società parassita di massa, in cui allo Stato viene chiesto di sostenere il reddito di chi non produce nulla, ma non di ripagare i debiti che a questo scopo è costretto a fare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Si potrebbe pensare che la colpa sia di questo governo, e che un governo diverso farebbe cose sostanzialmente diverse. Ma anche questa e un&#8217;illusione. L&#8217;opposizione politica è leggermente meno assistenzialista di chi ci governa, ma non è di un&#8217;altra pasta. Il copyright di &#8220;quota cento&#8221; è della Lega, e l&#8217;ossessione per la riapertura è ancor più forte fra gli esponenti dell&#8217;opposizione che fra quelli di governo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La realtà è quella di sempre: gli italiani hanno la classe politica che si meritano. I politici fanno molti errori, che saranno evidenti fra vent&#8217;anni e nei libri di storia del futuro. Ma se sbagliano è, prima di tutto, perché inseguono le nostre illusioni.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Luca Ricolfi </strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Il Messaggero, 30/08/20</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-la-politica-del-risarcimento-che-illude-gli-italiani/">Luca Ricolfi: La politica del risarcimento che illude gli italiani</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Elena Cattaneo: Agricoltura e futuro. Nei campi la scienza sconfigge l&#8217;ideologia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/elena-cattaneo-agricoltura-e-futuro-nei-campi-la-scienza-sconfigge-lideologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 06:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[elena cattaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una giornata nei campi della Pianura padana durante la raccolta di pomodori può aiutare. Può aiutare ad abbandonare ideologie e pregiudizi verso una delle attività umane più importanti e allo stesso tempo mistificate: l&#8217;agricoltura. Nel coltivare prodotti buoni e sani per tutti, utili anche a mantenerci in buona salute, in quei campi si consumano la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Una giornata nei campi della Pianura padana durante la raccolta di pomodori può aiutare. Può aiutare ad abbandonare ideologie e pregiudizi verso una delle attività umane più importanti e allo stesso tempo mistificate: l&#8217;agricoltura. Nel coltivare prodotti buoni e sani per tutti, utili anche a mantenerci in buona salute, in quei campi si consumano la fatica e l&#8217;ingegno di un&#8217;imprenditoria che studia terra, varietà, parassiti, al fine di elaborare le migliori tecniche agronomiche per &#8220;nutrire il mondo&#8221; al minor costo possibile per l&#8217;ambiente e per i cittadini. Con il lavoro dei terzisti specializzati (un esempio di quanto le specializzazioni contino in ogni ambito) i campi raggiungeranno una maturazione omogenea e i pomodori verranno raccolti. Per giorni e notti, caricati negli autorimorchi, verranno scaricati nelle aziende che li trasformeranno in prodotti pronti per essere consumati.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Chiedo cosa sarebbe di questo lavoro, dei pomodori, delle centinaia di fusti pieni, ordinatamente disposti nel cortile, se venisse vietato l&#8217;impiego di una delle sostanze più efficaci ed economiche (perché libera da brevetti), dal profilo tossicologico fra i più rassicuranti, nonostante la demonizzazione mediatica cui è sottoposta: l&#8217;erbicida glifosato. Dal terzista al responsabile dell&#8217;azienda di trasformazione che vanta &#8211; mi spiega orgoglioso &#8211; anche compratori giapponesi, la risposta è seria, ferma, univoca. Vorrebbe dire affossare un&#8217;agricoltura già in difficoltà. Non si scherza con i campi, mi rispondono.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Chi volesse informarsi aldilà delle ideologie potrebbe parlare con questi imprenditori agricoli i quali non avrebbero difficoltà a spiegare che il rispetto dell&#8217;ambiente, della fertilità del suolo e della biodiversità non passa dalla messa al bando dell&#8217;erbicida glifosato, che è stata proposta solo poche settimane fa da una mozione in Senato. Né passa &#8211; come vorrebbe una legge già approvata alla Camera e in discussione in Senato &#8211; dalla conversione massiva dell&#8217;agricoltura italiana al biologico.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Basterebbe guardare le immagini stilizzate, dette pittogrammi, riportate sulle etichette dei prodotti fitosanitari usati in agricoltura, che indicano i pericoli intrinseci dei formulati tal quali, cioè prima della diluizione e applicazione in campo.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Confrontando le avvertenze presenti sulle etichette dei formulati a base di glifosato con quelle dei prodotti fitosanitari ammessi in agricoltura biologica salta facilmente all&#8217;occhio qualcosa che, a dare ascolto alla &#8220;narrazione&#8221; prevalente, mai ci aspetteremmo: alcuni prodotti &#8220;bio&#8221; presentano pericoli nettamente maggiori per la salute umana e/o l&#8217;ambiente. Parliamo di formulati a base di estratti di piretro, di sali di potassio degli acidi grassi, di Paecilomyces lilacinus ceppo 251, di diversi feromoni, di alcuni formulati a base di spinosad, nonché di altri contenenti olio essenziale di arancio dolce oppure azadiractina, ad esempio, che hanno in comune l&#8217;indicazione di pericolo per l&#8217;ambiente, vale a dire l&#8217;immagine dell&#8217;albero secco e del pesce morto. Nei tanto usati prodotti a base di rame, poi, a questo si aggiunge il pittogramma indicante la possibilità che causino irritazioni oculari.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Se passiamo al pericolo per la salute, le conclusioni dei circa venti organismi nazionali o sovranazionali preposti alla valutazione del rischio che hanno emesso un parere sul glifosato sono concordi nell&#8217;indicare che quest&#8217;ultimo non è certamente cancerogeno, né tanto meno lo sono gli infinitesimali residui che se ne possono rinvenire, insieme a quelli di molti altri agrofarmaci biologici o di sintesi, sui prodotti dell&#8217;agricoltura. L&#8217;unica agenzia, la Iarc, che ha classificato il glifosato tra le sostanze &#8220;probabilmente cancerogene per l&#8217;uomo&#8221;, ha basato la sua valutazione solamente sul concetto di &#8220;pericolo&#8221;, che è la potenzialità astratta di una sostanza o di un&#8217;azione di causare un &#8220;rischio&#8221;, ossia la probabilità reale di conseguenze indesiderate che possono derivare da una determinata condotta o esposizione a una sostanza o a un prodotto ne hanno escluso i rischi alle normali dosi d&#8217;uso, sulla base di numerose prove scientifiche.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Da anni, grazie al supporto di esperti del settore e al continuo studio delle evidenze scientifiche via via disponibili, mi sono avvicinata alla complessità e alle necessità dell&#8217;agricoltura e tento di stimolare una discussione costruttiva su questo tema, in pubblico e in Parlamento, partendo da prove e dati verificati e accessibili. Da anni, però, mi scontro con un approccio ideologico che, costruito come una &#8220;bella favola&#8221; da raccontare, fatica a trovare riscontro concreto nella scienza e nella pratica quotidiana di chi in quei campi lavora e studia.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">È successo anche di recente quando, in Senato, di fronte ad una mozione sul glifosato che ne chiedeva la messa al bando immediata, ne ho presentata una, a mia firma, che impegnava il governo a subordinare ogni decisione relativa al suo impiego in agricoltura (o nel diserbo delle aree pubbliche, dai giardini alle autostrade alle ferrovie, fino agli aeroporti) allo studio delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili e al confronto &#8211; in termini di impatto ambientale, economico e sanitario &#8211; con prodotti e pratiche &#8220;alternative&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La discussione in Senato sul glifosato si è conclusa &#8211; non senza contraddizioni &#8211; con il voto favorevole del Parlamento a tutte le mozioni. Comunque la si pensi, l&#8217;impegno del Governo allo studio delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili dovrebbe essere un interesse condiviso da chi ambisca a una politica basata sui fatti e non sulle opinioni. Compresi tutti coloro che, sulla stampa e in Parlamento, sostengono l&#8217;esistenza di correlazioni fantasiose quale quella fra glifosato e autismo, glifosato e &#8220;contaminazioni&#8221; dei vaccini o glifosato e Covid-19.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nell&#8217;estate del 2017 il Parlamento fu animato da un intenso dibattito che si concluse con l&#8217;approvazione di una legge di buon senso, quella per la reintroduzione dell&#8217;obbligo vaccinale per la popolazione in età scolare. La politica assunse una decisione, declinandola sulla base di prove scientifiche universalmente riconosciute. Qualunque sia la lettura che in tanti hanno tentato di dare alla mia iniziativa parlamentare, con quella mozione il Parlamento chiede oggi al governo di agire con lo stesso metodo, cioè di &#8220;conoscere per deliberare&#8221;, avvalendosi delle evidenze scientifiche disponibili come base preliminare di discussione per le decisioni politiche. Niente di più, ma anche &#8220;niente di meno&#8221;. Circostanza, evidentemente, indigesta per alcuni appassionati narratori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong>Elena Cattaneo </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;"><strong>Il Messaggero, 24/08/2020</strong></span></p>
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		<title>Carlo Nordio: Il bonus preso a sua insaputa e la figuraccia in Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 06:14:54 +0000</pubDate>
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		<title>Carlo Nordio: Le chiusure che il governo deve spiegare in Parlamento</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 09:13:15 +0000</pubDate>
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		<title>Luca Ricolfi: Il populismo fiscale primo nemico della ripresa</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 06:34:06 +0000</pubDate>
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		<title>Luca Ricolfi: La scorciatoia assistenziale nel deserto delle ricette</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-la-scorciatoia-assistenziale-nel-decreto-delle-ricette/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:46:26 +0000</pubDate>
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		<title>Carlo Nordio: Ma le colpe del fallimento lombardo sono politiche</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 07:08:06 +0000</pubDate>
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