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	<title>grecia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>grecia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Grecale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/grecale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 14:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con coraggio leonino, anziché affrontare la questione del Meccanismo europeo di stabilità hanno preferito rimandare tutto. Una furbata ottusa, che prolunga lo strazio. Almeno si utilizzi il tempo per fiutare l’aria che tira: in particolare il Grecale, vento che soffia dalla Grecia. La leggenda vuole che la Grecia sia stata sderenata dall’austerità, imposta dall’Unione europea, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con coraggio leonino, anziché affrontare la questione del Meccanismo europeo di stabilità hanno preferito rimandare tutto. Una furbata ottusa, che prolunga lo strazio. Almeno si utilizzi il tempo per fiutare l’aria che tira: in particolare il Grecale, vento che soffia dalla Grecia.</p>
<p>La leggenda vuole che la Grecia sia stata sderenata dall’austerità, imposta dall’Unione europea, per salvare le banche tedesche. I greci sono stati affamati, lasciati senza soldi, costretti a vendere tutto, senza sanità. Una leggenda che va fortissimo presso tutti quelli che non sono greci e la cui fondatezza è ben rappresentata dalla bizzarra tesi secondo cui il Mes non va ratificato perché s’è ben visto gli effetti che ha avuto in Grecia. Peccato il Mes manco esistesse, all’epoca. E comunque è già stato ratificato. La Grecia ha anche ratificato la riforma (manca soltanto l’Italia), lo ha pure usato e con soddisfazione. La leggenda, insomma, si diffonde presso i boccaloni. Veniamo alla realtà.</p>
<p>La Grecia paga un tasso d’interesse, sul suo enorme debito (168% del Pil), inferiore a quello che paga l’Italia (con un debito intorno al 142% del Pil); lo vede scendere più rapidamente (nel 2027 sarà inferiore al nostro); ha un avanzo primario superiore al nostro. La sua economia cresce più velocemente della nostra (le previsioni dicono: +2,3% nel 2023; +3% nel 2024; + 1,3% nel 2025 e + 1,1% nel 2026). Eppure nel 2009 la Grecia era in ginocchio. Allora fu Giorgos Papandreou a comunicare ufficialmente quanto l’Istituto greco di statistica aveva appurato: i bilanci trasmessi dai precedenti governi erano falsi. Fu una tempesta violentissima e la Grecia fu salvata dall’intervento degli altri Paesi europei. Che pasticciarono all’inizio (proprio perché non esisteva il Mes) ma intervennero.</p>
<p>L’attuale capo del governo Kyriakos Mitsotakis – trionfalmente rieletto e che dispone della maggioranza assoluta, <em>leader</em> di Nuova Democrazia (partito conservatore che aderisce al Partito popolare europeo) – fu allora favorevole alle misure europee. Era già membro del governo di Antonis Samaras, dopo la drammatica crisi, e si distinse per la riforma della pubblica amministrazione, la riduzione della spesa pubblica e il licenziamento di circa 10mila dipendenti pubblici inutili. Poi le elezioni le vinse il partito Syriza, guidato da Alexis Tsipras, che prima raccolse il dissenso dal governo Samaras, cavalcando l’opposizione alle misure di risanamento, ma poi ebbe il merito di attuarle e di rompere con il suo ministro tanto caro ai populisti di sinistra: Gianis Varoufakis. Per capirsi: i seguaci della leggenda che vuole la Grecia sderenata pendono dalle labbra di Varoufakis, ma fanno fatica a capire che i greci manco un seggio gli hanno dato. Niente voti, conta un piffero. I greci, quelli veri, badano ai loro interessi e a crescere, non alle leggende farlocche.</p>
<p>Ora Mitsotakis annuncia che non soltanto ridurrà il debito riducendo la spesa (il che gli consentirà di fare ulteriormente scendere la pressione fiscale), ma i debiti bilaterali con alcuni Paesi Ue, per un valore di 5,3 miliardi, li rimborsa ora e se ne libera. Il che rende la Grecia ancora più credibile sui mercati e favorisce i finanziamenti. Il tutto non nascondendolo agli elettori e men che meno prendendo i voti raccontando cose opposte a quelle che sarà poi necessario fare, ma dicendo papale papale che il solo modo per lasciarsi alle spalle il falso in bilancio è pubblicare dati affidabili e il solo per rimediare al crollo patito è crescere. Dentro l’Ue, anche ratificando il Mes.</p>
<p>Visto che si sono presi quattro inutilissimi mesi per pensarci prima di fare l’ovvio, ovvero ratificare la riforma del Mes, provino a usarli anche per studiare il caso greco. Possibilmente quello vero, lasciando la fuffa a quanti si ritrovano uniti dall’antieuropeismo, all’estrema destra come all’estrema sinistra. Fiutino il Grecale, non perché il governo greco sia perfetto, ma perché ha trovato una via conservatrice che porta da qualche parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/565"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Grecia libera</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/grecia-libera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fondo monetario internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[tsipras]]></category>
		<category><![CDATA[varoufakis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, 20 agosto, la Grecia esce dalla “sorveglianza rafforzata” delle istituzioni europee. È in sicurezza. Salvata. Secondo alcuni è stata “massacrata”, peccato i greci la pensino diversamente. Secondo alcuni la responsabilità del massacro è del “Meccanismo europeo di stabilità”, da cui ci si deve tenere lontani. Falso. Ed è una storia istruttiva. Quando la Grecia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 20 agosto, la Grecia esce dalla “sorveglianza rafforzata” delle istituzioni europee. È in sicurezza. Salvata. Secondo alcuni è stata “massacrata”, peccato i greci la pensino diversamente. Secondo alcuni la responsabilità del massacro è del “Meccanismo europeo di stabilità”, da cui ci si deve tenere lontani. Falso. Ed è una storia istruttiva.</p>
<p>Quando la Grecia è collassata il Mes non esisteva. È nato proprio perché quell’evento ne mise in luce l’esigenza. Ma esisteva l’Fesf, suo genitore, obiettano. Falso. Il “Fondo europeo di stabilità finanziaria” nasce nel maggio del 2010, per far fronte a crisi finanziarie di Paesi dell’area dell’euro, la crisi greca inizia nell’autunno del 2009, quando il primo ministro riconosce che i conti trasmessi dal governo precedente sono falsi. Ciò porta, nell’aprile del 2010, al declassamento dei titoli greci, considerati spazzatura (occhio, quindi, alle valutazioni del rating). Per questo, in fretta e furia, a maggio nasce l’Fesf.</p>
<p>Sono stati commessi molti errori, non tutti innocenti. Il disastro greco è responsabilità dei greci. Hanno tratto un giovamento enorme dall’ingresso nell’euro, con ampio accesso ai mercati, credito a basso costo e protezione esterna, solo che lo hanno usato per aumentare significativamente il tenore di vita (corretto), elargire prebende, pensioni, assunzioni e spesa pubblica fuori controllo (scorretto), nel mentre prosperava l’evasione fiscale (masochista). Per far campagne elettorali ciascuno dei contendenti prometteva sempre di più (vi suona familiare?) e per far quadrare i conti li hanno falsificati. Quando hanno smesso di sbagliare loro hanno cominciato gli altri.</p>
<p>La prima domanda era: può un Paese dell’euroarea trovarsi o essere messo fuori? No, si rispose. Giustamente. La seconda: può, allora, andare in bancarotta? No, si rispose. Giustamente. Ma le due risposte avevano una conseguenza: gli altri si fanno carico del debito, o, almeno, del modo per gestirlo. No, fu la risposta. Disastro. L’area ricca chiamò il Fondo monetario internazionale. Se non ci si fosse impiccati al dogma secondo cui ciascuno deve pagare i propri debiti e mai uno Stato paga quello di altri, principio più che giusto (vale anche dentro gli Stati Uniti d’America), ma che c’è modo e modo per praticare, se, in quel momento, si fosse coperto il debito greco, trovando il modo di scrivere che i greci avrebbero dovuto rifondere, sarebbe costato una frazione di quel che poi costò. Il tutto aggravato dal fatto che istituti bancari europei, prevalentemente tedeschi e francesi, ma anche italiani, avevano prestato soldi alla Grecia. Si volevano tutelare le banche investitrici? Avrebbe avuto un senso, ma rilevi il debito. Se neghi di volerlo fare poi non devi creare un fondo, finanziato con i soldi degli altri contribuenti europei, e fra i soggetti da rifondere ci metti quelle banche. Epperò: il debito greco è stato tagliato due volte. Due volte sono stati alleggeriti dei loro obblighi e due volte i creditori, banche comprese, hanno visto decurtato il loro avere.</p>
<p>Nel momento in cui la Grecia si era trovata a non avere più accesso ai mercati s’è seccata la liquidità, le banche avevano chiuso e chi andava a prelevare soldi al bancomat non ne cavava nulla. La disperazione si toccava con mano e a quel momento si riferiscono immagini drammatiche, come quella di un uomo seduto per terra, in lacrime. Era quello il risultato del salvataggio europeo? No, questo era quello che accadeva prima che lo si mettesse in atto.</p>
<p>I greci non stanno oggi bene come stavano prima del dissesto. Capita, quando trucchi i conti e vai in bancarotta, ma: a. stanno meglio di come stavano prima di entrare nell’euro; b.  grazie ai trasferimenti europei la loro gracile economia s’è rimessa in moto. Sono stati salvati, anche a nostre spese.</p>
<p>La cosa curiosa è che lo nega chi dice di stare dalla parte dei greci, ma i greci non lo negano affatto. Con le doppie elezioni del 2012 (la prima volta non si riuscì a formare un governo) diedero quasi il 27% dei voti al partito guidato da Alexis Tsipras, che promette di rinegoziare gli accordi che erano alla base dell’intervento finanziario di soccorso, ma la maggioranza elettorale e parlamentare è con Antonis Samaras, che quegli accordi ha accettato. Alle successive elezioni, nel 2015, Syryza, il partito di Tsipras, prende più del 36% dei voti e (con una coalizione eterogenea) va a governare. Ma cade subito e, quello stesso anno, si rivota. Convocano un referendum, chiedendo agli elettori se approvano o meno le condizioni dei creditori (originale, chiedere ai debitori se plaudono i creditori), e il 61% risponde di no. A quel punto Tsipras, ancora governante, deve scegliere: o respinge condizioni e aiuti o li accetta. Il suo ministro dell’economia e suo compagno di partito, il sinistro Gïanis Varoufakïs, è per il rifiuto, ma Tsipras prende la direzione opposta. La Grecia gli deve molto, per quella scelta. Accettando e, poi, rinegoziando è riuscito ad ottenere un allungamento enorme del debito e un costo assai ridotto. E su questa base governerà fino al 2019, senza che le sollecitazioni dei radicali alle rivolte e agli sfaceli sortiscano alcunché.</p>
<p>Lui stesso interrompe la legislatura, con un anticipo di pochi mesi, e convoca le elezioni, nel 2019. Il suo partito raccoglie quasi il 32% dei voti. Significa che dopo scissioni e allontanamenti dei ministri e dopo avere governato per anni, su una linea che secondo quelli che credono di essere i soli interpreti della volontà dei greci sarebbe da loro condannata con sdegno, ottiene ancora un ottimo risultato. Ma perde, perché a vincere le elezioni è Nuova Democrazia, di Kyriakos Mitsostakis, ovvero un leader e un partito di centro destra, che gli accordi non ha messo in discussione. Quel che risulta misterioso, nella tesi secondo cui i greci sono stati massacrati e non salvati, è perché mai i greci siano di opinione diversa.</p>
<p>La ripartenza è costata vendite e tagli dolorosi, ma forse insegna a non sperperare per ammaliare gli elettori. Questi i fatti.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Per i mercati la Grecia ora è l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/per-i-mercati-la-grecia-ora-e-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 18:40:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[conti italiani]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La fine della maratona del salvataggio della Grecia, di lunedì scorso, potrebbe far supporre che le preoccupazioni per l&#8217;euro siano finite, ma ora i mercati tremano a causa dell&#8217;Italia». Così scrive Marcus Walker sul Wall Street Journal di ieri mostrando che lo spread sui titoli decennali italiani sui tedeschi il 17 era arrivato a 2,70 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«La fine della maratona del salvataggio della Grecia, di lunedì scorso, potrebbe far supporre che le preoccupazioni per l&#8217;euro siano finite, ma ora i mercati tremano a causa dell&#8217;Italia». Così scrive Marcus Walker sul Wall Street Journal di ieri mostrando che <strong>lo spread sui titoli decennali italiani</strong> sui tedeschi il 17 era arrivato a 2,70 punti, con una netta inversione di rotta, rispetto al marzo.</p>
<p>La ragione di ciò, secondo l&#8217;editorialista del WSJ, è che questo governo non dà garanzia circa la riduzione del deficit mentre il Pil italiano cresce in modo fiacco, sicché è ancora inferiore del 5% quello pre crisi del 2007, mentre il Pil medio dell&#8217;Ue è a +5%, il tedesco a +10, il francese a +6, lo spagnolo a +4. Anziché cercare di porre rimedio alla <strong>bassa crescita</strong>, con politiche che danno più spazio all&#8217;afflusso di capitali in Italia, garantendone la solvibilità, il governo attuale &#8211; scrive l&#8217;editorialista &#8211; si presenta con il ministro degli Affari europei Savona, che definisce l&#8217;euro come una «gabbia tedesca» e col presidente della Commissione bilancio Borghi che dice che la Banca centrale europea dovrà prendersi in carico il debito pubblico italiano, per evitare il crollo dell&#8217;euro. Ma la Bce continua Walker -, se interverrà scaricherà il costo della crisi sul sistema bancario e sull&#8217;economia dell&#8217;Italia. Perciò l&#8217;investimento finanziario sta lasciando l&#8217;Italia.</p>
<p>Sin qui il WSJ. Il 18 il <strong>ministro delle Infrastrutture Toninelli</strong> ha inviato ad Autostrade per l&#8217;Italia una lettera con cui avvia la revoca della concessione dell&#8217;Autostrada A10 del 1997 e delle successive integrazioni.</p>
<p>La revoca farebbe ricadere sulla finanza pubblica investimenti sino ad ora sostenuti dalla concessionaria, utilizzando i proventi dei pedaggi. Autostrade per l&#8217;Italia ha fatto meno investimenti di quelli che avrebbe dovuto fare. Proprio per questo il passaggio alla finanza statale della spesa di investimento in questione risulta molto pesante.</p>
<p>E dove troverà i mezzi finanziari, questo governo, che già vuole usare una parte delle risorse del bilancio per il reddito di cittadinanza, un minimo di flat tax, la ri-nazionalizzazione di Alitalia, eccetera? Invece, si potrebbe chiedere a Autostrade per l&#8217;Italia uno sforzo maggiore di investimento «riparatorio» per il <strong>disastro di Genova</strong>, costruendo non uno ma due ponti in ferro, per il traffico degli autocarri e a quello delle auto. Ciò per ridurre l&#8217;eccesso di pressione a cui è stato sottoposto il ponte Morandi e per fare manutenzioni tempestive in uno dei due ponti, senza stop al traffico, che temporaneamente andrebbe tutto sull&#8217;altro. Ho fatto solo un esempio di ciò che occorre fare, per non diventare un caso Grecia.</p>
<p><strong>Lo Stato e il mercato possono collaborare</strong> in un gioco a somma positiva, col principio aureo che al mercato bisogna dare buone regole e controllori perché funzioni. Una politica con cui l&#8217;Italia ricava il prestigio dai fatti positivi, non da atti di sfida e arroganza, che innescano giochi a somma negativa, in cui ci perdiamo tutti.</p>
<p>Francesco Forte, Il Giornale 20 agosto 2018</p>
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