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	<title>giustizia italiana Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Sep 2022 16:53:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>giustizia italiana Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Separazione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/separazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 16:53:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[separazione carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sinistra sta commettendo un grave errore, nel lasciare che la destra s’intesti la separazione delle carriere dei magistrati. Le categorie di destra e sinistra sono sempre meno significative e, difatti, qui si tratta di una questione dai profondi risvolti culturali: la separazione non dovrebbe dividere destra e sinistra, ma libertà e dispotismo, diritto individuale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sinistra sta commettendo un grave errore, nel lasciare che la destra s’intesti la separazione delle carriere dei magistrati. Le categorie di destra e sinistra sono sempre meno significative e, difatti, qui si tratta di una questione dai profondi risvolti culturali: la separazione non dovrebbe dividere destra e sinistra, ma libertà e dispotismo, diritto individuale e statolatria. Sia la destra che la sinistra democratiche non possono che essere per la separazione. Ed è per questo che la sinistra italiana sta commettendo un grave errore.</p>
<p>Importa nulla che questo o quello prenda posizione strumentalmente, o magari avendo in mente un procedimento che coinvolge un camerata o un compagno, e importa nulla che ciascuno sia fino in fondo consapevole di quale sia il nocciolo della questione. Almeno s’interroghino, ove ne abbiano gli strumenti, sul perché l’Italia sia il solo Paese civile che abbia una così concepita e illogica colleganza fra chi accusa e chi giudica.</p>
<p>La procura è intestata alla Repubblica, il che confonde le idee, perché la Repubblica è un bene. Prima, però, chi ci lavorava era definito: procuratore del re. Negli Stati uniti (avranno pur visto qualche film!) i processi iniziano: &lt;&lt;lo Stato della California contro Tizio&gt;&gt;. Non sono formulette, son cose significative: l’accusa non è la giustizia, ma un potere esecutivo, può privare della libertà (a seconda delle diverse procedure) senza che vi sia stato alcun giudizio, quindi alcuna giustizia, è un potere enormemente più forte di quello del cittadino. Il quale ha diritto, però, al giudice terzo, che rimette in equilibrio la bilancia.</p>
<p>I sistemi dispotici, giustamente, non ne sentono il bisogno. Giustamente perché sono loro il bene, sicché non c’è bisogno che taluno glielo spieghi. Il fascismo istituì i tribunali speciali apposta per ribadirlo. Nel comunismo il procuratore collabora alla condanna. Le Brigate rosse, nel loro osceno “tribunale del popolo”, non avvertivano il minimo bisogno che accusa e giudizio si separassero. L’accusa parte della giustizia è dispotismo, autocrazia dittatoriale. I sistemi di diritto, ciascuno a suo modo, considerano l’accusa una parte, sullo stesso piano della difesa. Il giudice è parimenti estraneo a entrambe le parti. Non è affatto una mostruosità, ma logico che in sistemi di diritto l’accusa possa dipendere gerarchicamente dal governo (accade in Francia e in Germania), sarebbe abominevole dipendesse il giudice. Da noi sono colleghi e irresponsabili.</p>
<p>Tale colleganza è difesa, da chi ci crede, con il bisogno di preservare la “cultura della giurisdizione”, ovvero far sì che chi accusa si comporti già un po’ come giudice. Assurdità che, unita all’obbligatorietà dell’azione penale, da una parte deresponsabilizza e dall’altra porta la difesa alle soglie della complicità. Quella “cultura” vorrebbe segnare una superiorità morale dell’accusa, concetto che è già negazione del diritto. L’accusa è fondamentale, come la difesa, ma come quella è separata dal giudizio.</p>
<p>Come fa la sinistra a non capirlo? Perché rimasta prigioniera delle correnti e di un passato (recente) in cui la prevalenza nella spartitocrazia le assicurava una rendita di posizione. Se non lo capisce per convenienza, quindi, siamo nel campo del vergognoso. Se non lo capisce per cultura traslochiamo in quello dell’ignoranza.</p>
<p>La separazione delle carriere non è di destra o di sinistra, è solo civiltà. Non citerò i nomi dei giuristi e dei magistrati che lo hanno affermato (e taluno ha duramente pagato), perché si deve uscire dalla mitologia e abbandonare l’inutile retorica. Si deve riprendere la capacità di elaborare e confrontare idee senza l’ossessione di dire il contrario dell’altro, anche perché il contrario di una cretinata non è una cosa intelligente, ma una cretinata di segno opposto. E occhio, a sinistra: contestare alla destra derive autoritarie nel mentre si resta prigionieri di un’impostazione dispotica oscilla fra l’orrido e il ridicolo.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-16-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Diritto e dispotismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diritto-e-dispotismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 19:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[brigatisti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia la cultura del diritto è quasi inesistente. Ne è un esempio la vicenda della mancata estradizione dei brigatisti in Francia… Sembra non esserci niente da fare: in Italia è difficilissimo che si affermi una cultura del diritto, nonostante noi siamo pure la culla del diritto. Cullammo il diritto troppo tempo fa e molti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/u1HZlWv4HBA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">In Italia la cultura del diritto è quasi inesistente. Ne è un esempio la vicenda della mancata estradizione dei brigatisti in Francia…</h3>
<p>Sembra non esserci niente da fare: in Italia è difficilissimo che si affermi una cultura del diritto, nonostante noi siamo pure la culla del diritto. Cullammo il diritto troppo tempo fa e molti hanno dimenticato l’abc del senso del diritto.</p>
<p>Il diritto non è una questione per giuristi, anzi, interessa tutti, qualsiasi cittadino, anche se non ha una cultura e non ha informazioni particolari relative al diritto. Il senso della giustizia è dentro l’essere umano.</p>
<p>Purtroppo sembra essere fuori a molto giornalismo, sembra essere estraneo a molti che fanno informazione e fanno informazione senza essere informati.</p>
<p>Non si può leggere sui giornali <em>“la Francia schiaffeggia l’Italia”</em>, perché non ci consegna dei cittadini italiani condannati in via definitiva dalla giustizia italiana che sono fuggiti in Francia, che sono stati arrestati e per i quali è stata richiesta l&#8217;estradizione.</p>
<p>Non si può scrivere così, perché non ha minimamente senso e perché:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>I fatti di cui sono accusate queste persone risalgono all&#8217;incirca a cinquant’anni fa. Si dice che oggi loro sono delle persone anziane. Sì, sono delle persone anziane perché nessuno li ha ammazzati. Loro sono condannati in via definitiva per aver organizzato le morti di altri. Quindi io sono autorizzato e tenuto a dire che sono degli assassini. Le vittime non hanno avuto l&#8217;occasione di veder passare cinquant’anni e di invecchiare. Cinquant’anni comportano una serie di conseguenze in termini di diritto. Infatti, in Francia va in prescrizione anche l&#8217;omicidio, perché non hanno la pena dell&#8217;ergastolo. In Germania va in prescrizione tutto, salvo il genocidio.</li>
<li>Per molti anni, negli anni del terrorismo, la Francia volle diventare con Mitterand, con quella che viene chiamata “Dottrina Mitterand” anche terra di asilo, il che ricordava un po’ quello che fu, per esempio, durante il fascismo. Ma in Italia non c&#8217;era il fascismo negli anni Settanta ed Ottanta e comunque diede ospitalità a molti di questi soggetti.</li>
</ol>
<p>La “Dottrina Mitterand” è stata archiviata: Il Ministro della Giustizia francese aveva detto che, per quel che riguarda il Governo, quei soggetti che l&#8217;Italia ha condannato potevano essere tranquillamente restituiti all&#8217;Italia.</p>
<p>Il fatto qual è? È che la decisione non spetta al Governo, cioè al potere esecutivo, né in Francia, né in Italia. Non è il Ministro che prende questa decisione, è il tribunale, è la Corte d&#8217;Appello di Parigi, la quale ha detto che non possono essere estradati. Perché? Non lo so. Non lo so io e non lo sa nessuno di quelli che ne hanno scritto e parlato, perché le motivazioni devono ancora essere depositate.</p>
<p>Dobbiamo aspettare che vengano depositate le motivazioni per sapere perché hanno così deciso, ma sappiamo già che quella decisione è ricorribile e, quindi, non definitiva, secondo l&#8217;iter di giustizia.</p>
<p>Allora la giustizia funziona così in tutto il mondo. Quello che noi dobbiamo ricordare agli italiani è che alcuni di quei condannati che oggi si trovano in Francia, fino a qualche anno fa, giravano tranquillamente a piede libero in Italia.</p>
<p>Giravano a piede libero, perché, semplicemente, non avevamo finito di processarli in una quarantina d&#8217;anni. Un sistema che ci mette una quarantina d&#8217;anni a processare qualcuno non è un sistema credibile.</p>
<p>Quindi aspettiamo le motivazioni e riusciamo, in qualche modo, a capire che il diritto “Non è io so chi è il colpevole, mettetegli le mani addosso”, perché anche il colpevole deve essere preso seguendo l&#8217;iter di legge, altrimenti si esce dello stato di diritto e si entra nel dispotismo.</p>
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		<title>I referendum, la riforma, la vera giustizia (che non c’è)</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-referendum-la-riforma-la-vera-giustizia-che-non-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Panebianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 10:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per ragioni che affondano nella nostra storia, il sistema del diritto è un vulnus permanente per la democrazia italiana. Per l’inefficienza e per i suoi tratti autoritari I referendum sulla giustizia hanno fatto la fine prevista. Se ci fosse stata una vera campagna referendaria e, pertanto, una informazione diffusa, la percentuale di votanti sarebbe stata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-referendum-la-riforma-la-vera-giustizia-che-non-ce/">I referendum, la riforma, la vera giustizia (che non c’è)</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Per ragioni che affondano nella nostra storia, il sistema del diritto è un vulnus permanente per la democrazia italiana. Per l’inefficienza e per i suoi tratti autoritari</h3>
<p>I referendum sulla giustizia hanno fatto la fine prevista. Se ci fosse stata una vera campagna referendaria e, pertanto, una informazione diffusa, la percentuale di votanti sarebbe stata molto più alta ma il quorum non sarebbe stato ugualmente raggiunto. Basta che i fautori del «no» si astengano e la somma fra astensione fisiologica e astensione del «no» è sufficiente per vanificare un referendum. Ma il fallimento non elimina il problema, la malattia di cui soffre il sistema giudiziario. È stato interessante vedere diversi magistrati che, insensibili al richiamo delle sirene corporative, hanno votato «sì». Si trattava di professionisti consapevoli della malattia.</p>
<p>Il funzionamento del sistema giustizia ci dice ciò che c’è da sapere sulla qualità di una democrazia. I diritti del cittadino diventano carta straccia quando, da un lato, chiunque abbia un diritto leso, non trovi, con la massima rapidità possibile, un giudice, penale o civile, che gli renda giustizia.</p>
<p>Inoltre, e qui mi riferisco alla giustizia penale, un cittadino indagato o inquisito conserva intatti i suoi diritti costituzionali solo a certe condizioni: se ci sono garanzie contro gli arresti ingiustificati, tutela del suo diritto a non essere trattato da colpevole prima che intervenga una sentenza definitiva e, per conseguenza, un equilibro fra i poteri dell’accusa e quelli della difesa, e un giudice sicuramente terzo, non per buona volontà ma per necessità.</p>
<p>Per ragioni che affondano nella nostra storia il sistema giustizia è un vulnus permanente per la democrazia italiana. Per l’inefficienza sistemica e per i suoi tratti autoritari. L’inefficienza è testimoniata dalla lunghezza dei procedimenti. Per ciò che riguarda i tratti autoritari l’elenco è lungo. Pubblici ministeri i cui eventuali comportamenti scorretti, lesivi dei diritti del cittadino, non sono sanzionati (il Csm, dominato dalle correnti, ha dimostrato di essere un controllore inefficiente o inesistente), irresponsabilità di chi si dice sottomesso solo alla legge (ma, in realtà, alla «interpretazione» della legge sua e dei suoi colleghi), arbitrarietà nelle scelte di quali inchieste fare o non fare (al riparo della finzione detta «obbligatorietà dell’azione penale»), principio di non colpevolezza travolto nella pratica mediante la carcerazione preventiva.</p>
<p>E travolto nella consapevolezza generale, per effetto dell’unità delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, dall’uso di chiamare «giudici» i pubblici ministeri (ricordate il «giudice Di Pietro»? Mai stato un giudice). Talché gli atti dei procuratori diventano per tanti l’equivalente di sentenze e l’inquisito un colpevole a prescindere dal fatto che ci sia poi o no un processo. Da tutto ciò deriva uno squilibrio radicale fra i poteri della accusa e quelli della difesa, incompatibile con i principi della democrazia liberale.</p>
<p>Ci sono svariati modi di fare un uso autoritario della giustizia. C’è quello «classico» del controllo governativo sui giudici (la strada oggi praticata da Polonia e Ungheria) e c’è il modo, sui generis ma ugualmente autoritario, che mette la vita delle persone alla mercé delle decisioni di altri i quali, in questa delicatissima attività, non sono controllati né, eventualmente, sanzionati, da alcuno.</p>
<p>L’Italia repubblicana non ha mai avuto un sistema di giustizia coerente con i principi democratici. È passata da uno squilibrio all’altro. In età democristiana vigeva il predominio della politica (dei partiti di governo) sull’attività giudiziaria. Nell’età post-democristiana si è affermata una radicale autonomizzazione del corpo giudiziario che, non accompagnata da meccanismi di limitazione del potere dei singoli magistrati, ossia da adeguati contrappesi, si è risolta nella affermazione di un potere corporativo che intimidisce la politica e che, quando rispetta i diritti del cittadino, lo fa solo per il buon cuore del singolo magistrato o per il suo rispetto «spontaneo» (non imposto dall’esterno) dell’etica professionale.</p>
<p>Aspirazioni a riportare il nostro ordinamento giudiziario nell’alveo dei principi della democrazia liberale ci sono (ed è lodevole) tanto in settori della destra che della sinistra politica.</p>
<p>Ma è difficile disfarsi delle tare originarie. A causa della diffusa accettazione da parte di ampi settori della pubblica opinione, di una concezione populistico-autoritaria dei compiti della giustizia che si è sedimentata nel tempo. Ma anche a causa della potenza di una corporazione che possiede i mezzi coercitivi per impedire che tale potenza venga intaccata. E per la ricorrente tentazione dei partiti di assecondare l’azione delle procure quando colpiscono il rivale politico.</p>
<p>Bisogna dire che la scelta del segretario del Pd, contestata da settori del suo partito, di pronunciarsi per il «no» a tutti i quesiti ha avuto un evidente significato politico. Sarebbe bastato un «sì» (puramente simbolico, data l’impossibilità di raggiungere il quorum) al più importante dei referendum, quello sulla separazione delle funzioni, per segnare una rottura con il passato. Ma tutti sono prigionieri del loro passato.</p>
<p>C’è stato un tempo, a partire dagli anni Settanta, che l’allora Pci si trovò ad essere fiancheggiato da un pugno di magistrati che praticavano un «uso alternativo» del diritto, ossia usavano l’arma giudiziaria per spostare a sinistra gli equilibri politici. Vero che c’era allora il terrorismo e magistrati coraggiosi (alcuni dei quali pagarono con la vita) lo combatterono. E il Pci li sostenne con sacrosanto rigore.</p>
<p>In epoca successiva, però, da quell’incontro non derivarono conseguenze positive per la democrazia. Da Mani Pulite in poi gli eredi del Pci non hanno mai smesso di fiancheggiare la ormai potentissima Associazione nazionale magistrati. Neanche questa volta ci sono stati strappi (eccezion fatta per la componente liberale del Partito democratico).</p>
<p>La riforma Cartabia è una buona cosa. Forse migliorerà, per aspetti non trascurabili, il funzionamento della giustizia, correggendo alcune delle più plateali disfunzioni.</p>
<p>Ma l’assetto illiberale del sistema giustizia non potrà essere davvero intaccato. Forse lo sarà un giorno (magari fra qualche generazione) quando nuove circostanze obbligheranno la classe politica a rimettere mano ai fondamenti della Repubblica, a riscrivere le regole della convivenza civile.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/editoriali/22_giugno_14/10-cultura-documentofcorriere-web-sezioni-34e2f9f6-ec0e-11ec-bc3d-65cd45fb31f1.shtml?refresh_ce"><em><strong>Il Corriere delle Sera</strong></em></a></p>
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		<title>&#8220;Dieci anni sono troppi nel processo Ruby-ter. Così giustizia ingiusta&#8221; intervista a Sabino Cassese su Il Giornale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dieci-anni-troppi-processo-ruby-ter-intervista-cassese-su-ilgiornale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2022 15:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Professor Sabino Cassese intervistato da Il Giornale: &#8220;Votare Sì ai cinque referendum in attesa che intervenga il Parlamento&#8221; Il professor Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale, a tutto campo sul sistema Giustizia. La maggioranza degli italiani &#8211; dice il rapporto Eurispes &#8211; non crede nella Giustizia. «Stephen Breyer, nel suo ultimo libro, pubblicato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Il Professor Sabino Cassese intervistato da Il Giornale: &#8220;Votare Sì ai cinque referendum in attesa che intervenga il Parlamento&#8221;</p>
<h3>Il professor Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale, a tutto campo sul sistema Giustizia. La maggioranza degli italiani &#8211; dice il rapporto Eurispes &#8211; non crede nella Giustizia.</h3>
<p>«Stephen Breyer, nel suo ultimo libro, pubblicato dall&#8217;Harvard University Press all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, ha osservato che la fiducia dei cittadini nella giustizia è un elemento fondamentale dell&#8217;ordine giudiziario. Breyer è stato per quasi trent&#8217;anni giudice della Corte Suprema americana ed è uno dei più grandi giuristi di quel paese. Se la giustizia italiana non è in consonanza con il Paese, com&#8217;è dimostrato da questi dati, ma anche da tutti gli altri libri recenti sulla giustizia italiana, ci si deve preoccupare.</p>
<p>Dei tanti libri critici usciti di recente, ne ricordo soltanto due: quello di Gerardo Villanacci, intitolato Giustizia cinica, contraddizioni, stereotipi e problemi del sistema giudiziario italiano (Pendragon, 2022) e quello di Vittorio Manes, Giustizia mediatica. Gli effetti perversi sui diritti fondamentali e sul giusto processo (il Mulino, 2022). Sono due piccoli ma densissimi libri dai quali emergono tutti i guai della giustizia italiana e il malessere della società per una giustizia così poco giusta».</p>
<h3>Lei ha detto alla Stampa che voterà 5 Sì al referendum.</h3>
<p>«Io ho detto che bisognerà recarsi alle urne, perché partecipare alle votazioni, sia per la scelta dei parlamentari, sia per partecipare ai referendum, è un dovere civico. E che bisognerà votare Sì per tutti quei quesiti sui quali il Parlamento non avrà nel frattempo preso una decisione. In altre parole, ritengo che la materia della giustizia sia tanto complessa da richiedere un intervento parlamentare. Tuttavia, se il Parlamento non riesce a decidere, occorrerà che decidano gli elettori direttamente attraverso il referendum».</p>
<h3>La consapevolezza del problema aumenta?</h3>
<p>«La spiegazione sta proprio in quello che ho appena osservato. I referendum sono necessariamente strumenti che tendono a semplificare, perché si può solamente esprimere una scelta positiva o negativa. Quindi, lo strumento principale per la riforma della giustizia sta nella modifica della legislazione. Tuttavia, il referendum può agire come uno strumento sollecitatore o sostitutivo. Sollecitatore, nel senso di stimolare il Parlamento a decidere. Sostitutivo nel senso di lasciare ai votanti la decisione, se questa non è stata presa dal Parlamento».</p>
<h3>Draghi ha detto che una riforma serve anche ai magistrati.</h3>
<p>«Lei mette in luce un aspetto che riguarda proprio le contraddizioni all&#8217;interno del corpo dei magistrati. Tra questi la maggioranza è fatta di persone di grande livello intellettuale, robusta preparazione giuridica, grandi capacità tecniche. Tuttavia, da un lato vi è una minoranza attiva particolarmente loquace, dall&#8217;altro la stessa maggioranza non si è preoccupata di far valere gli argomenti del realismo e della ragionevolezza nel modificare l&#8217;attuale stato della giustizia.</p>
<p>Mi riferisco alla distribuzione territoriale delle corti, alla distribuzione del personale tra gli uffici, all&#8217;ordinamento dei processo civile e di quello penale, ai gradi di giudizio, ai necessari filtri per evitare l&#8217;attuale stato di intasamento della giustizia, ai controlli delle performance, alla corrispondenza tra criteri e requisiti di selezione e compiti che devono essere svolti dai magistrati, ai limiti necessari allo svolgimento di funzioni che non sono quelle dell&#8217;accusa e del giudizio, ai limiti indispensabili per assicurare l&#8217;imparzialità e l&#8217;indipendenza della magistratura, ai criteri di funzionamento del Csm. Da un&#8217;analisi di tutti questi temi discendono decisioni importanti, come quella della separazione delle carriere, quella del divieto di svolgimento di attività politica, quella dei criteri di assegnazione, di trasferimento, di promozione e di irrogazione delle sanzioni disciplinari nei riguardi dei magistrati, e tutti gli altri temi che sono ora all&#8217;ordine del giorno».</p>
<h3>La riforma Cartabia non soddisfa tutti.</h3>
<p>«La ministra Cartabia ha svolto un&#8217;attività eccellente. Non dimentichiamo che sono già stati approvati almeno tre blocchi di provvedimenti, quelli relativi all&#8217;assetto della giustizia civile, quelli relativi alla settore della giustizia penale e quelli relativi alla presunzione di innocenza. Deve ora essere approvato dal Senato il gruppo delle norme che riguarda carriere e Csm. Le riforme Cartabia non completano certamente il percorso innovatore, ma vanno nella direzione giusta e fanno passi cospicui in tale direzione».</p>
<h3>Passiamo al Ruby-Ter. Possibile che dopo dieci anni vadano ancora avanti processo ed indagini?</h3>
<p>«Una giustizia in ritardo è una giustizia ingiusta si dice nel mondo anglosassone. Anche considerando la farraginosità dell&#8217;ordinamento processuale e l&#8217;impegno degli avvocati che possono contribuire ai ritardi nella giustizia, 10 anni sono davvero troppi. Dopo l&#8217;accusa, la decisione non dovrebbe intervenire più tardi di un anno».</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/dieci-anni-sono-troppi-nel-processo-ruby-ter-cos-giustizia-2038357.html"><strong>Intervista di Francesco Boezi su</strong><em><strong> Il Giornale</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dieci-anni-troppi-processo-ruby-ter-intervista-cassese-su-ilgiornale/">&#8220;Dieci anni sono troppi nel processo Ruby-ter. Così giustizia ingiusta&#8221; intervista a Sabino Cassese su Il Giornale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
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		<title>«Al voto per una riforma vera» intervista a Carlo Nordio su Il Tempo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/al-voto-per-una-riforma-vera-intervista-nordio-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 12:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i principali sostenitori del sì ai cinque quesiti referendari in materia di giustizia c’è Carlo Nordio, ex magistrato e presidente del Comitato «Sì per la libertà, sì per la giustizia». Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in viaggio, destinazione Teramo, per un’iniziativa a supporto della campagna per il sì, organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi. Dottor [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/al-voto-per-una-riforma-vera-intervista-nordio-il-tempo/">«Al voto per una riforma vera» intervista a Carlo Nordio su Il Tempo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i principali sostenitori del sì ai cinque quesiti referendari in materia di giustizia c’è Carlo Nordio, ex magistrato e presidente del Comitato «Sì per la libertà, sì per la giustizia». Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in viaggio, destinazione Teramo, per un’iniziativa a supporto della campagna per il sì, organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<h3>Dottor Nordio, perché votare sì?</h3>
<p>«Perché è una risposta strategica che va al di là del significato dei singoli quesiti, che sono anche tecnicamente difficili da comprendere da parte degli elettori. Ai cittadini chiediamo se siete contenti della giustizia penale italiana, allora disinteressatevi dei referendum ed andate al mare. Ma se ritenete &#8211; come tutto lascia supporre &#8211; che siate insoddisfatti per la lunghezza dei processi, per l’abuso della custodia cautelare, per l’interferenza dei pubblici ministeri sulla politica e più in generale per lo sfacelo della giustizia penale italiana, allora questa è l’occasione per esprimervi».</p>
<h3>Qual è il messaggio che gli elettori possono lanciare votando sì ai referendum?</h3>
<p>«È un messaggio orientato ad una riforma radicale della giustizia. Questo Parlamento non ha la forza politica di procedere con questa riforma, ma una vittoria del sì ai referendum sarebbe un messaggio vincolante per il prossimo Parlamento, per una riforma appunto radicale e liberale, perché la sovranità appartiene al popolo ed il referendum, per quanto nella sua forma abrogativa abbia dei limiti tecnici, è comunque espressione massima della volontà popolare».</p>
<h3>Cosa ne pensa della riforma della giustizia della guardasigilli Marta Cartabia?</h3>
<p>«La riforma Cartabia contiene soluzioni buone, è il minimo sindacale per ottenere gli aiuti economici da parte dell’Unione europea, ma incontra dei vincoli insormontabili. Il primo è che le riforme non le fa il ministro, ma il Parlamento. Questo Parlamento non ha, però, la volontà politica né il tempo di varare provvedimenti seri. Il secondo vincolo è che il nostro processo penale si è rivelato incompatibile con la Costituzione, tanto che è stato modificato diverse volte dalla Consulta, e ciò ha provocato norme incoerenti.</p>
<p>Incoerenze che sono state aumentate dai successivi interventi del legislatore, per cui oggi il processo penale è ingestibile, lungo, incerto e per di più soggetto a mille variabili capricciose della sorte. La riforma Cartabia incontra questi limiti, entro i quali ottenere i sussidi europei. È, invece, necessaria una grande riforma, indispensabile per realizzare in Italia una giustizia più rapida, più efficiente e più giusta».</p>
<h3>La sorprende l’atteggiamento di Enrico Letta, che pur lasciando libertà di scelta ai suoi parlamentari si è schierato per il no ai quesiti?</h3>
<p>«In parte mi sorprende perché Letta è sempre stato molto equilibrato ed attento nei confronti delle ragioni dei garantisti. Dall’altro lato, me lo aspettavo perché il Pd deve fare moltissima strada per emanciparsi dalla sua soggezione nei riguardi della magistratura: una soggezione che va avanti da lungo tempo anche perché la magistratura, eliminando Silvio Berlusconi per un po’ di tempo dalla vita politica, ha reso oggettivamente un favore all’opposizione di sinistra.</p>
<p>Un po’ per la paura di inchieste, un po’ per gratitudine verso i magistrati, il Partito democratico è ancora esitante per pronunciarsi a favore di una riforma che alla magistratura potrebbe dispiacere. Però, ci sono nell’ambito dei dem delle forze innovative, garantiste, che non vanno sottovalutate e che io spero abbiano complessivamente voce in capitolo nel partito. L’apertura fatta da Letta, di lasciare libertà di scelta ai suoi parlamentari, è una specie di compromesso tra questi vincoli storici che il Pd ha nei confronti della magistratura giustizialista e l’istanza di rinnovamento che preme all’interno del partito».</p>
<p><a href="https://www.iltempo.it/politica/2022/05/19/news/carlo-nordio-voto-riforma-giustizia-vera-referendum-31653030/"><strong>Intervista di Piperpaolo La Rosa su</strong><em><strong> Il Tempo</strong></em></a></p>
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		<title>(In)Giustizia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 18:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giustizia è messa assai male, ma serve a nulla dirlo. Si deve indicare un modo per uscirne. Si deve riconoscere il problema, essere consci delle forze disponibili e muoversi sul terreno del possibile. Oramai i guasti sono così profondi da essere divenuti culturali. Ci vorranno anni e nuove leve (fra i laureati e cattedratici). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La giustizia è messa assai male, ma serve a nulla dirlo. Si deve indicare un modo per uscirne. Si deve riconoscere il problema, essere consci delle forze disponibili e muoversi sul terreno del possibile. Oramai i guasti sono così profondi da essere divenuti culturali. Ci vorranno anni e nuove leve (fra i laureati e cattedratici). Ma si deve cominciare.</p>
<p>La magistratura correntizzata non ha capito di avere perso ogni prestigio. La politica demagogizzata non ha capito di avere perso ogni forza.</p>
<p>I primi volevano arrestare (in tutti i sensi) i secondi, per sostituirsi ad essi, sono invece riusciti a sputtanare l’autogoverno, trasformandolo da argine contro la politicizzazione in alluvione politicizzata. I secondi hanno, a turno, provato a cavalcare i primi, festeggiando la caduta in disgrazia degli avversari e provando a negoziare la propria incolumità, così riuscendo a finire tutti sul banco degli accusati.</p>
<p>Gli uni e gli altri hanno supposto d’essere dritti, laddove erano traditori del diritto.</p>
<p>Considerato che nella maggioranza di governo si trovano i due partiti che diedero vita al primo governo Conte, nonché alla più incivile delle riforme giustizialiste (i pentastellati non hanno vincoli tematici e festeggiano litigando in tribunale il loro essere ruspanti liberticidi, mentre i leghisti sembrano essersi convinti che battersi per l’opposto di quel che fecero sia un buon modo d’andare avanti).</p>
<p>Considerato che Forza Italia debuttò chiedendo ad Antonio Di Pietro di fare il ministro della giustizia. Considerato che Renzi lo chiese a Nicola Gratteri. Considerato, infine, che il Partito democratico non si sa se sia la carne garantista che fu il Pci, il pesce giustizialista che furono Ds e Pds, o la purga organizzatrice della correntizzazione dei magistrati.</p>
<p>Considerato tutto ciò, sebbene con un qual certo disgusto, la tattica dei piccoli passi, adottata dal governo Draghi e dal suo ministro della giustizia, Marta Cartabia, ha un senso. Da una parte non è detto che ci riesca, dall’altra non è detto che serva a molto.</p>
<p>La separazione delle funzioni, cui punta uno dei referendum e la riforma proposta dal governo, è un brodino tiepido. Meglio del fiele, comunque. La riforma del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, anche qui sommandosi referendum e iniziativa legislativa, non è manco brodino e manco tiepido.</p>
<p>Di ciò si lamentano quelli che vorrebbero la (giustissima) separazione delle carriere, come quelli che temono sia loro sottratta la spartitocrazia. Il pregio di referendum e riforme è di stare in mezzo. Il difetto è d’essere dimezzati.</p>
<p>Prendiamola da un’altra parte. Se c’è una cosa che qualsiasi persona sensata sa essere una presa in giro è l’obbligatorietà dell’azione penale, che si è tradotta, quando va bene, nell’apertura di fascicoli che poi nessuno segue, salvo privilegiare quelli che promettono di promuovere un seguito personale.</p>
<p>(A proposito, in libreria trovate due libri di Luca Palamara, sapientemente redatti da Alessandro Sallusti: a parte l’orrido, si tratta di una sequenza continua di reati, risultano altrettanti fascicoli aperti? Quanti dei citati sono indagati o hanno presentato querela?)</p>
<p>Cancelliamo quella falsa promessa e utilizziamo i risultati processuali per valutare i procuratori: quanti portano in giudizio quelli che saranno condannati sono bravi, quanti ci portano i futuri assolti non sono bravi e creano danni. Prendiamo le sentenze, nei vari gradi: quanti ne redigono di poi confermate sono bravi, mentre i sottoposti a continue riforme e revoche non sono bravi e creano danni.</p>
<p>Naturalmente vale l’insieme e non un solo caso, come può anche darsi che uno sia bravissimo, ma sfortunato. Se facesse il chirurgo nessuno vorrebbe farsi operare dallo iellato.</p>
<p>Questi dati sono già disponibili, solo che il Csm promuove tutti e spartisce le spoglie. Cominciamo dal merito, dandogli parametri verificabili. Avviamo la liberazione dagli incapaci. Non è affatto detto sia una strage, di sicuro è buona e promettente cosa.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-17-marzo-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ingiustizia/">(In)Giustizia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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