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	<title>giovanni malagodi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>giovanni malagodi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Giovanni Malagodi, la politica come servizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 14:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Partito Liberale Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[prima repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nacque a Londra, visse a Berlino, Parigi, Buenos Aires, Roma e Milano. Conobbe il mondo e dal mondo fu conosciuto e stimato. Discusse la tesi di laurea con il padre della politologia italiana, Gaetano Mosca; la pubblicò grazie all’interessamento di Benedetto Croce. Fu protagonista del salvataggio della Banca commerciale italiana, di cui divenne direttore, al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nacque a Londra, visse a Berlino, Parigi, Buenos Aires, Roma e Milano. Conobbe il mondo e dal mondo fu conosciuto e stimato. Discusse la tesi di laurea con il padre della politologia italiana, Gaetano Mosca; la pubblicò grazie all’interessamento di Benedetto Croce.<br />
Fu protagonista del salvataggio della Banca commerciale italiana, di cui divenne direttore, al fianco di Raffaele Mattioli. Fu consulente di diversi governi e di Confindustria per le questioni finanziarie e monetarie, rappresentò l’Italia nelle principali conferenze e organismi internazionali. Fu membro dell’Organizzazione europea per la cooperazione economica e dell’Organizzazione del trattato del Nord Atlantico. Rifiutò le cariche di membro della Comunità economica del carbone e dell’acciaio e di Segretario generale della Nato. Parlava sei lingue, l’ultima, il russo, iniziò a studiarla ad ottant’anni.</p>
<p>Poteva vivere di rendita, poteva accumulare fortune come banchiere, come possidente terriero (produsse vino in Chianti), come grand commis dello Stato. Scelse, invece, la politica. La scelse non per vanità, ma per passione civile. Di più: scelse la politica per senso del dovere. La politica come servizio. Una scelta obbligata, figlia di quello che percepì come “il dannato obbligo a dovere prendere partito in modo chiaramente riconoscibile”. Competenza, autorevolezza e realismo furono gli elementi attorno ai quali orbitò il suo agire politico. “Per agire politicamente bisogna sporcarsi le mani: noi non vogliamo avere le mani sporche né di sangue, né di denaro, ma sporche di terra cioè di realtà”, scrisse.</p>
<p>Ancorò, dunque, la propria azione politica ai principi liberali. Principi per lui inderogabili ed inderogabilmente inseriti nella cornice europea. Rivendicò “l’esigenza di una politica ragionata, cosciente e coerente, di cornice istituzionale e di azione pubblica conforme alle necessità intime di un mercato libero e di una società aperta”.</p>
<p>Fu eletto per la prima volta in Parlamento nel 1953, fu al vertice del Partito liberale Italiano per un trentennio, fu presidente dell’Internazionale liberale per 16 anni, fu ministro del Tesoro e presidente del Senato.</p>
<p>Nessuno si ricorda più di Giovanni Malagodi, di cui sono ricorsi sabato scorso i 120 anni dalla nascita. Non un articolo di giornale, non un evento pubblico. Se ne è ricordata solo la Fondazione Luigi Einaudi, da lui costituita nel 1962, che ha tenuto e programmato convegni e mostre, e che ha rieditato, per Rubbettino, il celebre saggio malagodiano “Massa non-massa”.</p>
<p>Nessuno si ricorda più di Giovanni Malagodi, ma soprattutto nessuno farebbe oggi la sua scelta. Nessuno si darebbe alla politica con un curriculum e con possibilità pari alle sue. E non è, questo, un buon segno per il presente e per il futuro dell’Italia.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2024/10/14/news/il_liberale_con_le_mani_sporche_di_realta-17439312/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Al Presidente dell&#8217;ALDE il Premio internazionale Giovanni Malagodi della Fondazione Einaudi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 17:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[alde]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni malagodi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 120esimo anno dalla nascita dello storico segretario del Partito liberale italiano, Giovanni Malagodi, la Fondazione Luigi Einaudi ha istituito un premio a lui intitolato per celebrarne la figura di statista e di leader europeo ed internazionale. La prima edizione del premio, una pagnotta di bronzo, è stata consegnata al co-presidente dell’Alde, Ilhan Kyuchyuk, nel corso di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 120esimo anno dalla nascita dello storico segretario del Partito liberale italiano, <strong>Giovanni Malagodi</strong>, la Fondazione Luigi Einaudi ha istituito un premio a lui intitolato per celebrarne la figura di statista e di leader europeo ed internazionale. La prima edizione del premio, una pagnotta di bronzo, è stata consegnata al co-presidente dell’Alde, <strong>Ilhan Kyuchyuk</strong>, nel corso di una cerimonia che si è svolta questa mattina nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.</p>
<p>Un riconoscimento arrivato “in ragione della coerenza di una vita spesa nella diffusione di alti principi di libertà e responsabilità nel solco degli insegnamenti di <strong>Giovanni Malagodi</strong>”, si legge nelle motivazioni. “Malagodi”, ha detto, aprendo l’incontro, il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, <strong>Giuseppe Benedetto</strong>, “non è stato solo segretario del Partito liberale italiano dal 1954 al 1972 e tra i fondatori dell’Alde, ma per un trentennio è stato il vero leader mondiale dei liberali, come dimostrano gli intensi epistolari che si stanno studiando in questo periodo negli archivi della Fondazione Einaudi”.</p>
<p>È stata una figura estremamente autorevole nel panorama politico internazionale, ha aggiunto, “e l’autorevolezza non gli veniva dall’essere segretario o presidente del partito, dall’essere o essere stato ministro del Tesoro o presidente del Senato, ma dall’avere sempre una visione chiara e anticipatrice della società, e dall’essere un uomo ricco sul piano culturale che spiccava per capacità politiche e profondità di pensiero rispetto ai propri interlocutori”.</p>
<p>Tra i partecipanti al convegno anche <strong>Matteo Renzi</strong>, <strong>Ivan Scalfarotto</strong> ed <strong>Enrico Borghi</strong> di Italia Viva, <strong>Benedetto Della Vedova</strong> di Più Europa, <strong>Andrea Marcucci</strong>, leader dei LibDem europei, gli eurodeputati di Renew Europe <strong>Nicola Danti</strong>, <strong>Sandro Gozi</strong> e <strong>Martina Dlabajova</strong>, il segretario generale di Alde, <strong>Didrik De Schaetzen</strong>, e l’ambasciatore Bulgaro in Italia, Todor Stoyanov.</p>
<p>“Ha fatto molto bene la Fondazione Luigi Einaudi ad intitolare un premio a Malagodi e a consegnarlo oggi a un liberale europeo, <strong>Ilhan Kyuchyuk</strong>, che è promotore di una spinta verso un’Europa più forte, più integrata e più libera. È quello di cui tutti i cittadini italiani ed europei hanno bisogno”, ha sottolineato <strong>Benedetto Della Vedova</strong>.</p>
<p>Nel corso dell’evento, sono intervenuti il vicepresidente di European Liberal Forum, <strong>Marco Mariani</strong>, il professor <strong>Luca Anselmi</strong>, dell’Università di Pisa, <strong>Philipp Roesler</strong>, già vicecancelliere della Germania, e l’ex presidente di <strong>Alde Graham Watson</strong>. “È un piacere essere a Roma che è il cuore dell’Unione europea”, ha detto <strong>Ilhan Kyuchyuk</strong>, “siamo qui per celebrare Malagodi, un liberale visionario che credeva nella difesa della libertà e dei valori democratici. Siamo in un momento difficile della nostra storia, le decisioni che saranno prese oggi determineranno il futuro dei prossimi decenni – ha aggiunto – I democratici devono rimanere uno accanto all’altro concentrandosi su quello che ci unisce in Europa e nei diversi Paesi. Questa unità tra i liberali è un lusso di cui non possiamo fare a meno”, ha concluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://formiche.net/2024/04/a-ilhan-kyuchyuk-il-premio-internazionale-giovanni-malagodi-della-fondazione-einaudi/?amp"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Una casa per i liberali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/una-casa-per-i-liberali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 16:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato a Milano la prima della costituente liberale. Calenda e Renzi ci sono Era il 1945. Il Fascismo era stato sconfitto militarmente, ma non culturalmente, il comunismo avanzava sotto le spoglie apparentemente bonarie del Pci e il Partito d’azione aveva già esibito, con rispetto parlando, tutto il proprio snobbismo. Luigi Einaudi prese carta e penna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Sabato a Milano la prima della costituente liberale. Calenda e Renzi ci sono</h3>
<p>Era il 1945. Il Fascismo era stato sconfitto militarmente, ma non culturalmente, il comunismo avanzava sotto le spoglie apparentemente bonarie del Pci e il Partito d’azione aveva già esibito, con rispetto parlando, tutto il proprio snobbismo. Luigi Einaudi prese carta e penna e scrisse righe importanti inneggiando al “secondo risorgimento” italiano esplicitamente rivolto agli intellettuali e ai giornalisti di cultura liberale. Si legge: “Non è più il tempo dei chiostri del primo medioevo… oggi è il tempo dei missionari. Ma la maggioranza di noi continua a parlare come ieri. E scende nella lotta politica &#8211; che è il proselitismo &#8211; con lo stesso linguaggio che userebbe a una riunione di iniziati: un linguaggio che per il pubblico è un rumore affaticante, incomprensibile, che lo annoia, che lo scoraggia, che lo allontana”. L’esortazione è chiara. I liberali debbono mettersi in gioco, affermare i propri valori e difendere i propri principi preoccupandosi di renderli, nei limiti del possibile, popolari. Le democrazie, funzionano così. Senza la capacità di fare “proseliti” anche le  migliori tra le idee ristagnano e prima o poi avvizziscono.</p>
<p>Nel corso della Prima repubblica, il Partito liberale italiano e il Partito repubblicano inastarono le bandiere del liberalismo, ma lo fecero da posizioni a dir poco minoritarie. Parteciparono ai governi con la Democrazia cristiana, ma di sicuro non riuscirono a condizionarne radicalmente l’approccio ai problemi dello Stato e a quelli dei cittadini. Con la cosiddetta Seconda repubblica si cambiò strategia. Si provò a fare quel che il fondatore della Fondazione Luigi Einaudi, l’allora segretario del Pli Giovanni Malagodi, riteneva inopportuno, per non dire impossibile. Si provò a condizionare da dentro culture politiche oggettivamente illiberali. Pattuglie di intellettuali più o meno conclamatamente liberali permearono, di conseguenza, Forza Italia, sperando di condizionare anche Alleanza nazionale. La stessa cosa, pur se in forma minore, avvenne a sinistra con il Pds, con i Ds e infine col Pd. Non si può dire sia stato un successo.</p>
<p>Se il metodo liberale consiste in un approccio realista e competente ai problemi, e se l’obiettivo dei liberali è quello di dare a ciascun cittadino le stesse possibilità di partenze per realizzarsi materialmente e spiritualmente riducendo al minimo i privilegi, le consorterie e i monopoli, per onestà intellettuale va detto che l’obiettivo è stato fallito.</p>
<p>Nasce su questi presupposti la costituente liberale che si è tenuta sabato a Milano. Ospiti i leader del Terzo polo Calenda e Renzi, le molte anime della diaspora liberale sembrano aver deciso di superare antichi rancori, pregiudizi e personalismi per dare corpo ad un’unità politica considerata necessaria al futuro dell’Italia. Il tentativo è ambizioso, gli esiti incerti, il metodo e le scelte strategiche, come tutti i metodi e come tutte le scelte strategiche, discutibili. Ma se non altro qualcosa si muove sul campo oggi arido delle idee e delle identità politiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/01/15/news/dopo_einaudi_e_malagodi_i_liberali_ci_riprovano_almeno_qualcosa_si_muove-11079552/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Bruxelles, 1973. Tre giganti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/bruxelles-1973-tre-giganti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2020 11:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni malagodi]]></category>
		<category><![CDATA[guido carli]]></category>
		<category><![CDATA[helmut schmidt]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/wfumShiQR04" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Aprire l&#8217;Italia all&#8217;aria d&#8217;Europa Il diario europeo (1950-1951)</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aprire-litalia-allaria-deuropa-il-diario-europeo-1950-1951/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 17:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni farese]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni malagodi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Diario di Giovanni Malagodi a cura di Giovanni Farese con presentazione di Giovanni Orsina (Rubbettino, 2011)[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume riporta il Diario tenuto da <strong>Giovanni Malagodi</strong> negli anni in cui l’economista e dirigente della Banca commerciale italiana, futuro leader del Partito liberale italiano, rappresenta l’Italia a Parigi presso l’OECE, l’Organizzazione europea per la cooperazione economica, istituita nel 1948. Si tratta del primo consesso in cui prende forma, dopo la fine della guerra, l’integrazione europea, le cui prospettive costituiscono la trama del Diario. Numerosi i contatti e gli scambi con molte personalità della classe dirigente dell’epoca, tra i quali Guido Carli, Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi, Ugo La Malfa, Raffaele Mattioli, Donato Menichella, Ezio Vanoni. L’introduzione del curatore si sofferma sulle principali questioni trattate nel Diario, ricostruendo sia lo sviluppo dei fatti, delle idee e delle istituzioni, sia il contesto, nazionale e internazionale, in cui Malagodi è chiamato a operare.</p>
<p><strong>Editore:</strong> Rubbettino</p>
<p><strong>Anno:</strong> 2011</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/08/farese.jpg"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-5231 size-full" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/08/farese.jpg" alt="farese" width="150" height="231" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/08/farese.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/08/farese-16x24.jpg 16w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/08/farese-23x36.jpg 23w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/08/farese-31x48.jpg 31w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aprire-litalia-allaria-deuropa-il-diario-europeo-1950-1951/">Aprire l&#8217;Italia all&#8217;aria d&#8217;Europa Il diario europeo (1950-1951)</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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