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	<title>geopolitica Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>geopolitica Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Giù il petrolio, su il deficit: il dissesto dell’economia di guerra russa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giu-il-petrolio-su-il-deficit-il-dissesto-delleconomia-di-guerra-russa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con un investimento che ha recentemente toccato la quota del 6,3% del Pil, la spesa militare russa è ormai tornata ai livelli record della Guerra Fredda. Un esborso obbligato per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina, ma la cui sostenibilità, giunti al quarto anno di conflitto, si scontra con una congiuntura in vistoso affanno, che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un investimento che ha recentemente toccato la quota del <a href="https://www.reuters.com/markets/europe/russia-raises-2025-deficit-forecast-threefold-due-low-oil-price-risks-2025-04-30/">6,3% del Pil</a>, la spesa militare russa è ormai tornata ai livelli record della Guerra Fredda. Un esborso obbligato per sostenere lo sforzo bellico in Ucraina, ma la cui sostenibilità, giunti al quarto anno di conflitto, si scontra con una congiuntura in vistoso affanno, che presenta ormai i connotati propri di un&#8217;economia di guerra.</p>
<p>Non bastano più gli idrocarburi a togliere le castagne dal fuoco a Mosca; al contrario, è proprio il costo del petrolio a inchiodare i conti pubblici russi. Il Ministero delle Finanze, infatti, si è visto costretto a ritoccare sensibilmente a ribasso le stime del costo del barile, sceso bruscamente dai 70 ai 56 dollari. Tanto è bastato a prevedere un allarmante aumento del deficit di bilancio, cresciuto in breve tempo dallo 0,5% all’1,7% del Pil, eccedendo anche le stime che lo calcolavano all’1,5%. È la conseguenza diretta del crollo delle entrate fiscali da idrocarburi, che solo a marzo hanno registrato un <a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/04/30/7509844/">sonoro -17%</a> su base annua e che, stando alle previsioni, si contrarranno del 24% nel 2025. Una testimonianza, certamente, dell’efficacia del price cap imposto sul greggio russo dall&#8217;Occidente, ma anche di quanto l’economia del Paese sia ancora di stampo “fisiocratico”, asservita alle fluttuazioni del mercato dell’energia per incapacità di differenziare a sufficienza nei settori <em>non-oil</em>.</p>
<p>Ad aggravare il dissesto dei conti vi sono poi i dati sul rallentamento della crescita. Infatti, uno <a href="https://www.economist.com/finance-and-economics/2025/04/27/vladimir-putins-money-machine-is-sputtering">studio di Goldman Sachs</a> stima che, dal robusto 5% rilevato a fine 2024, questa si sia pressoché azzerata nei primi mesi del 2025. Sono gli effetti della guerra commerciale in atto tra Trump e il resto del mondo, che ha risparmiato Mosca nell’applicazione diretta di dazi, ma che non la rende immune dagli esiti di larga scala sui commerci globali e sulla domanda di carburante.</p>
<p>Ciononostante, dal Cremlino non trapela alcuna intenzione di contenere le commesse militari. Al contrario, dal dicastero delle Finanze giunge chiara l’intenzione di tirare dritto, con un aumento della spesa pubblica di oltre 9 miliardi di euro, a scapito di cittadini e imprese che sono già chiamati a sostenere una pressione fiscale più elevata, alla luce del recente rincaro delle imposte sui redditi delle persone fisiche e sui profitti delle aziende. Tasse, queste, che vedono gli economisti concordi nel prevedere ulteriori aumenti nei mesi a venire, al fine di scongiurare dissesti di bilancio ancor più severi.</p>
<p>Nel frattempo, <a href="https://www.reuters.com/markets/europe/russian-economy-slows-sharply-with-more-turmoil-horizon-2025-04-08/">l’inflazione galoppa oltre il 10%</a> e la crescita della produzione industriale è crollata dal 2% allo 0,2%. A deprimere ulteriormente gli investimenti, ad aprile i tassi di interesse della banca centrale hanno raggiunto il 21%: il dato più alto riportato dai primi anni 2000.</p>
<p>A completare il quadro di “bellicizzazione” dell&#8217;economia nazionale, ci sarebbe la volontà, <a href="https://www.huffingtonpost.it/esteri/2025/05/04/news/il_petrolio_va_giu_e_putin_sinventa_loro_alla_patria_in_salsa_russa-19101355/">esplicitamente dichiarata dal viceministro delle Finanze Chebeskov</a>, che “entro il 2030 il 40% dei risparmi dei russi diventi a lungo termine”, leggasi titoli del debito pubblico russo, in quanto unici strumenti di investimento di tale genere rimasti nel Paese: di fatto, una nazionalizzazione silenziosa del risparmio come ultima frontiera di finanziamento di uno sforzo bellico sempre più estenuante, che si somma alla fuga di capitali, al collasso del commercio estero e all’embargo tecnologico. In un contesto di stimata stagflazione, appare evidente come la crescita sostenuta degli anni precedenti, trainata dalla cavalcata dell&#8217;industria bellica, mostri ora i segni di cedimento e il vero volto di ogni economia di guerra, in cui il costo degli armamenti è sopportato da una popolazione sempre più provata e impoverita.</p>
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		<title>Il Marocco messo nel mirino</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-marocco-messo-nel-mirino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 11:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[atlantismo]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[marocco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che le milizie separatiste del Polisario abbiano rapporti con il terrorismo islamico e rischino di essere eterodirette dall&#8217;Iran degli ayatollah è cosa nota da tempo. Nei giorni scorsi il &#8220;Washington Post&#8221; è tornato sulla questione rivelando un inedito rapporto fra i ribelli del Fronte Polisario ed Hezbollah, il braccio armato dell&#8217;Iran in Medio Oriente. Un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che le milizie separatiste del Polisario abbiano rapporti con il terrorismo islamico e rischino di essere eterodirette dall&#8217;Iran degli <em>ayatollah</em> è cosa nota da tempo. Nei giorni scorsi il &#8220;Washington Post&#8221; è tornato sulla questione rivelando un inedito rapporto fra i ribelli del Fronte Polisario ed Hezbollah, il braccio armato dell&#8217;Iran in Medio Oriente. Un rapporto che rischia di incendiare un&#8217;area del mondo di pertinenza geopolitica italiana: il Nordafrica. Sconfitto in Siria e ridimensionato da Israele in libano, secondo molti analisti il regime iraniano sarebbe infatti intenzionato a insediarsi nel Sahara Occidentale. Novità che rappresenta un&#8217;oggettiva minaccia per l&#8217;Occidente, oltre che per i governi dell&#8217;area che in questi anni hanno fatto argine alle infiltrazioni jihadiste. Parliamo in particolare del Marocco, grande amico dell&#8217;Italia a cui nel dicembre del 2020 gli Stati Uniti (sotto la presidenza Trump) riconobbero la sovranità sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione delle relazioni con Israele attraverso i Patti di Abramo.</p>
<p>I ribelli indipendentisti sahrawi del Fronte Polisario minacciano la stabilità del Marocco e di conseguenza quella del Nord Africa. Li spalleggia l&#8217;Algeria. Una tensione che risale agli anni successivi alla decolonizzazione. Dopo il ritiro della Spagna nel 1975, il Marocco annetté il Sahara occidentale suscitando la feroce opposizione del Fronte Polisario, che proclamò la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd) e diede inizio ad una guerriglia. L&#8217;Algeria offrì subito rifugio, supporto logistico e militare al Polisario, consolidando una rivalità che si è protratta fino ai giorni nostri. Nell&#8217;ultima trattativa presso le Nazioni Unite il Marocco si disse disposto a concedere l&#8217;autonomia amministrativa al Sahara occidentale, ma il Fronte Polisario rovesciò il tavolo reclamando la piena e totale indipendenza. Nel 2021 il Governo di Algeri ha sospeso le relazioni diplomatiche con Rabat. Una decisione direttamente collegabile ai Patti di Abramo e da leggere, pertanto, in chiave anti israeliana. Le tensioni Algeria-Marocco vanno dunque ben oltre il semplice sostegno di una causa separatista: riflettono un più ampio confronto per la <em>leadership</em> regionale, in un contesto aggravato da rivalità energetiche, divergenze ideologiche e alleanze internazionali contrapposte.</p>
<p>In assenza di un serio processo di dialogo, il rischio di una <em>escalation</em> armata resta concreto, minando la stabilità non soltanto dei due Paesi ma dell&#8217;interno Nord Africa. L&#8217;Italia si trova nel mezzo. Per logica politica dovrebbe collocarsi fermamente dalla parte del Marocco, ma non è così. Pesano infatti gli interessi dell&#8217;Eni e i recenti accordi per le forniture di gas e petrolio sottoscritti dal Governo Meloni nel quadro del cosiddetto Piano Mattei. Non solo. In coerenza con la tradizione culturale della destra sociale italiana &#8211; un tempo assai sensibile ai <em>revival</em> etnici e alle istanze dei popoli in cerca di Stato &#8211; Giorgia Meloni ha avuto una vera e propria infatuazione per il popolo sahrawi durante una visita nel Polisario risalente al 2000. E nel 2007 l&#8217;allora vice presidente della Camera presentò assieme ai partiti di sinistra una mozione parlamentare per riconoscere lo <em>status</em> diplomatico alla rappresentanza in Italia del Fronte.</p>
<p>Da allora è passato molto tempo. Giorgia Meloni ha ora assunto responsabilità di Governo e la situazione geopolitica si è ulteriormente infiammata. Sarebbe auspicabile un conseguente cambio di passo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-83713" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino.jpg" alt="" width="1072" height="559" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino.jpg 1072w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino-400x209.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino-650x339.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino-250x130.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino-768x400.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino-150x78.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2025/05/il-marocco-messo-nel-mirino-800x417.jpg 800w" sizes="(max-width: 1072px) 100vw, 1072px" /></p>
<p><strong><em>La Ragione</em></strong></p>
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		<title>Liberalismo, commercio e Geopolitica: è di Panebianco la settima lezione della Scuola di Liberalismo 2024</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liberalismo-commercio-e-geopolitica-e-di-panebianco-la-settima-lezione-della-scuola-di-liberalismo-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 18:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Democrazie e guerre, commercio, globalizzazione e geopolitica. Nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi si è svolta questa sera la settima lezione della Scuola di Liberalismo 2024, “Liberalismo, commercio e geopolitica” a cura del professor Angelo Panebianco. “Le sfide della sicurezza hanno un impatto sulla vita democratica, sempre”, ha detto. “Quando le democrazie sembrano funzionare bene [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Democrazie e guerre, commercio, globalizzazione e geopolitica. Nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi si è svolta questa sera la settima lezione della Scuola di Liberalismo 2024, “Liberalismo, commercio e geopolitica” a cura del professor Angelo Panebianco. “Le sfide della sicurezza hanno un impatto sulla vita democratica, sempre”, ha detto. “Quando le democrazie sembrano funzionare bene è perché non ci sono sfide alla loro sicurezza. In Europa ci sono fratture, come quella tra nord e sud, e questo ha un peso molto forte sui processi decisionali. Abbiamo visto il tentativo di arrivare a una soluzione concordata sull’Ucraina”.</p>
<p>La storia dell’Europa, ha spiegato “dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente è una storia di divisioni, al contrario di quanto avvenuto in Cina. Questo rappresenta un peso perché impedisce all’Europa di raggiungere i veri obiettivi: occorre ricostituire una leadership, che prima era il motore franco-tedesco e ora non c’è più, e occorre che gli europei capiscano che devono giocarsi la competizione per i voti a livello europeo, non nazionale. Per tutti, gli interessi nazionali sono prevalenti, perché le élite conquistano il potere internamente non in Europa. Per questo la situazione di empasse è destinata a durare”.</p>
<p>È possibile un nuovo ordine internazionale? “Secondo me sì”, ha detto il politologo, “ma bisogna essere cauti nell’augurasi questo perché i nuovi ordini sono spesso il prodotto di un conflitto”, vedi Bretton Woods. “Esiste infatti un rapporto tra guerra e ordine internazionale. Sono tempi molto difficili perché l’assetto internazionale non ha ancora trovato il suo equilibrio. Credo che resteremo nell’incertezza”.</p>
<p>L’8 e il 9 giugno prossimo si terranno le elezioni europee. “Fin quando queste continueranno a svolgersi nel modo in cui si sono svolte tuttora, saranno solo un costoso sondaggio per capire chi è più forte o più debole sul piano nazionale. Quello che conta oggi è la forza relativa degli attori, dei singoli partiti che si misurano internamente. Le elezioni non sono fatte oggi per parlare dell’Europa, anche se poi è vero hanno un effetto perché cambiano gli equilibri del parlamento”.</p>
<p>Il manifesto di Ventotene, ha concluso Panebianco, “aveva alcuni aspetti interessanti, ma non so quanto sia attuale. Sono quei documenti che acquistano un valore simbolico. In Italia ne ha molto, ma fuori da qui non ha un valore particolarmente rilevante. Gli Stati Uniti al momento restano una metà molto lontana, perché non sono nati gli europei. L’identità europea non è, e non è mai stata, più saliente delle identità nazionali. Come ho già detto la storia dell’Europa è una storia di divisioni. Un popolo europeo può nascere solo per mezzo di un atto politico, non nascerà in modo spontaneo”.</p>
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		<title>Intelligence e intelligenza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/intelligence-e-intelligenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 19:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un report dell’intelligence statunitense riporta che la Russia ha pagato leader e partiti Un report dell&#8217;intelligence statunitense ci informa che la Russia ha pagato leader o formazioni politiche di 24 Paesi per una somma accertata di 300 milioni di dollari dal 2014 ad oggi. Ora 300 milioni di dollari diviso 24, dal 2014 a oggi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/aBlKt6jCXzk" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">Un report dell’intelligence statunitense riporta che la Russia ha pagato leader e partiti</h3>
<p>Un report dell&#8217;intelligence statunitense ci informa che la Russia ha pagato leader o formazioni politiche di 24 Paesi per una somma accertata di 300 milioni di dollari dal 2014 ad oggi. Ora 300 milioni di dollari diviso 24, dal 2014 a oggi, sono praticamente la mancia un cameriere.</p>
<p>Ma non è questo il punto, perché pochi o tanti che siano hanno ovviamente un significato politico: in Francia la candidata alla Presidenza della Repubblica nel 2017, la signora Le Pen, aveva una disponibilità economica garantita da banche russe. Questo è un fatto che sapevamo già, senza aver bisogno dell&#8217;intelligence statunitense.</p>
<p>Qualcuno ha osservato che si tratta di una rivelazione ad orologeria, che si riferisce alle scadenze elettorali italiane.</p>
<p>Forse, però, bisogna guardare la cosa un po&#8217; in modo diverso: è probabile che ci sia un legame con le scadenze elettorali statunitensi. Negli Stati Uniti sono in piena campagna elettorale: a novembre si vota per le elezioni di medio termine. Gli Stati Uniti sono stati una delle democrazie penetrate dall&#8217;influenza russa.</p>
<p>Anche il Regno Unito è stato penetrato per il referendum sulla Brexit e anche altri Paesi. Quando si pensa a noi, c&#8217;è stata una forza politica: la Lega di Salvini. È inutile che facciamo finta di non saperlo. Ha detto subito che se qualcuno dice che ha preso i soldi dalla Russia, verrà querelato. Per carità e non ho neanche ragione di supporlo.</p>
<p>La questione è la sostanza: voi credete veramente che la Russia finanzi una forza politica per passione? Finanzia o aiuta quanti servono ad indebolire le democrazie e la posizione degli altri. Non c&#8217;è alcun dubbio.</p>
<p>Io non so se sono girati finanziamenti. Non ne ho idea. Sicuramente, però, sentirsi dire che Putin è meglio del Presidente della Repubblica Italiana li ha soddisfatti e li ha resi felici. Ma li ha resi felici anche sentire dire che la Tap non si sarebbe dovuta fare, in modo da dipendere solo dal gas Russo: battaglia dei 5 Stelle e non solo.</p>
<p>Non hanno di certo sofferto, anzi hanno gioito quando hanno saputo che in Italia c&#8217;erano movimenti “No-Triv” in modo tale da non prendere il nostro gas, che sta nel nostro mare Adriatico e comprarlo fuori. A chiedere quel referendum contro le trivelle nell&#8217;Adriatico furono dieci Regioni di cui otto a maggioranza di centro-sinistra.</p>
<p>È da fessi cercare nei documenti segreti quello che ciascuno di noi ha il dovere di sapere, perché è avvenuto a cielo aperto, sulla pubblica scena. Gli interessi di un Paese possono essere serviti anche per passione.</p>
<p>La penetrazione di capitali russi in Europa è vecchia, vecchissima: anzi, nel secolo scorso era indirizzata verso i partiti comunisti, che non era una fratellanza ideologica, non era una comunanza di idee era l&#8217;opposizione ai governi democratici dell’Europa occidentale e oggi è uguale: non cambia niente anche se i soldi vanno a destra, sopra o sotto.</p>
<p>L’influenza si usa per indebolire gli altri. Noi a questo dobbiamo prestare attenzione, perché un Paese che è al tempo stesso sovrano e forte non dipende dalle informazioni dell&#8217;intelligence altrui, dipende dall&#8217;intelligenza dei propri cittadini e della trasparenza dei propri politici.</p>
<p>Poi c&#8217;è una distinzione tra il reato e la responsabilità politica: se qualcuno ha preso soldi, non li ha registrati e li ha fatti girare per banche strane e via così elencando reati ne risponderà davanti alla magistratura. Ma senza tutto questo e senza neanche lontanamente presupporre l&#8217;ipotesi lontanissima di soldi o di reati non significa che non si possa duramente condannare chi ha preferito servire gli interessi di un altro Paese rispetto a quelli dell&#8217;Italia.</p>
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		<title>Frontiera</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/frontiera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 07:39:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il treno è in fase di decollo. La storia ha riproposto il suo peso, il continente europeo è sottoposto alle tensioni che quella e la geografia gli hanno riservato, per secoli. La grande novità, la pagina di storia che si sta già scrivendo, magari senza che i contemporanei ne siano tutti consapevoli, consiste nell’unità fra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il treno è in fase di decollo. La storia ha riproposto il suo peso, il continente europeo è sottoposto alle tensioni che quella e la geografia gli hanno riservato, per secoli. La grande novità, la pagina di storia che si sta già scrivendo, magari senza che i contemporanei ne siano tutti consapevoli, consiste nell’unità fra europei.</p>
<p>Non abbiamo creato una guerra e non ci è sfuggita di mano, la stiamo subendo ed abbiamo deciso di prenderla in mano. Quel treno che ha portato a Kiev i leader dei tre più grossi Paesi europei, tre governi in pace che si addentrano in territorio di guerra, preceduti da tutte le autorità dell’Unione europea, quel treno è in fase di decollo. Allacciate le cinture.</p>
<p>Quando il governo italiano, superate iniziali difficoltà, sostenne la necessità di ammettere subito l’Ucraina allo status di Paese richiedente l’ingresso nell’Unione, la reazione di diversi fu di scetticismo, quando non di diniego. La Francia fece osservare che i tempi sarebbero stati lunghi, la Germania fece presenti le difficoltà, giusto per non tirare in ballo l’inopportunità. Si veniva da settimane difficili, con l’Ungheria che aveva provocatoriamente ritardato l’adozione del sesto pacchetto di sanzioni.</p>
<p>Fu in quel frangente che si segnalò un cambio di passo istituzionale: la Commissione Ue prendeva la guida dell’operazione, con la sua presidente che andò di persona a consegnare i moduli da compilare. Gesto simbolico, ma di netto significato. E il Parlamento europeo è stato veloce nel votare a favore dell’ingresso ucraino. L’Ue delle istituzioni comunitarie aveva preso in controtempo quella bilaterale e delle istituzioni governative. Non una cosa da poco.</p>
<p>Tanto più che si tratta proprio di quelle istituzioni solitamente (e assai superficialmente) accusate di burocratismo e lentezza. Ma occorre essere ciechi alla storia per non vedere che una cosa è governare, regolare e organizzare un mercato interno, con gli interessi materiali che, giustamente, sopravanzano le declamazioni ideali, altra è rispondere ad un attacco dall’esterno.</p>
<p>Si è lamentato (anche in questo caso superficialmente) l’inesistenza di una politica estera europea, facendo finta di non sapere che quella materia non era stata delegata all’Unione, era gelosamente nazionale, ciascuno alla ricerca dei propri migliori equilibri. Tutto questo scompare quando nessuno è lontanamente in grado di far fronte da solo alle necessità di una sfida armata. La svolta è nei fatti e che, in questo frangente, l’Italia faccia da apripista non è determinate, ma inorgoglisce.</p>
<p>A dar retta ai sovranisti, dopo Brexit era iniziata la disgregazione. Poco tempo appresso c’è la fila per entrare. Tanto che taluno, non a torto, lamenta d’essere stato scavalcato.</p>
<p>Ciò porta delle conseguenze. Non solo in vista di un ulteriore allargamento dei membri, ma anche solo per la crescita delle competenze e delle responsabilità, ivi compresa l’accensione di debiti variamente a garanzia comune, il sistema decisionale, l’organizzazione istituzionale non possono che essere aggiornati. Sulle questioni “costituzionali” dovrà restare la regola dell’unanimità, ma sul resto si imparerà a procedere a maggioranza. L’esempio è quello del vertice della Banca centrale europea, che ha dato ottima prova di sé.</p>
<p>Tutto questo è avvenuto ad una velocità impressionante. Putin ha scatenato un inferno nel quale resterà seppellito. Purtroppo portando morte, distruzione e inciviltà. Sarà compito della prossima generazione d’europei aiutare i russi ad uscire dalla vergogna in cui li sta cacciando.</p>
<p>Compito presente, nel mentre le bombe esplodono, è gestire l’allargamento ad est senza che cambi l’ancoraggio ad ovest, quindi alla Nato. Così come far crescere l’operatività europea, senza lasciare indietro la sua natura democratica. Siamo nei pressi di una nuova frontiera.</p>
<p><em><strong><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-25-giugno-2022/">La Ragione</a></strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/frontiera/">Frontiera</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Un rublo per la rovina</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-rublo-per-la-rovina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Mar 2022 07:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ha un significato l&#8217;imposizione russa di pagare in rubli il gas e le altre materie prime che continuiamo ad importare dalla Russia: un significato che supera l&#8217;aspetto strettamente economico. Infatti, dal punto di vista economico, non è che le cose cambino significativamente: nessuno dei nostri Paesi e nessuno al mondo ha riserve in rubli. Nessuna [&#8230;]</p>
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<p>Ha un significato l&#8217;imposizione russa di pagare in rubli il gas e le altre materie prime che continuiamo ad importare dalla Russia: un significato che supera l&#8217;aspetto strettamente economico. Infatti, dal punto di vista economico, non è che le cose cambino significativamente: nessuno dei nostri Paesi e nessuno al mondo ha riserve in rubli.</p>
<p>Nessuna banca centrale ha valuta russa, perché non vale niente: è come tenere una collezione di conchiglie oppure cocci di vetro. L&#8217;unico soggetto che gestisce quella valuta è la Banca Centrale Russa, perché non si tratta di una moneta internazionale come il dollaro o l&#8217;euro, ma di una moneta che hanno solo in quel Paese.</p>
<p>Dunque, se bisogna pagare in rubli, a venderli è necessariamente la Banca Centrale Russa: in questo modo, il valore del rublo cresce, si apprezza, almeno un po&#8217;. Tenete presente che c&#8217;è un&#8217;inflazione molto alta e che il rublo e sceso tantissimo di valore da quando da quando si è deprezzato, cioè da quando è cominciata l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, naturalmente.</p>
<p>Succede, però, che, pagando in rubli, chi riceve i soldi &#8211; mettiamo Gazprom, cioè la società che vende il gas &#8211; prima riceveva valuta pregiata, cioè dollaro o euro, mentre ora riceverebbe una valuta che non vale niente. Quindi, alla fine, con questa operazione impoveriscono società come Gazprom, perché noi paghiamo sempre la stessa cifra.</p>
<p>Da quando è iniziata l&#8217;invasione, in Russia aveva promulgato una norma, in base alla quale chi riceveva denaro dall&#8217;estero, in valuta pregiata, era tenuto a cambiarne subito in rubli l&#8217;80%: la logica di questa norma è quella di sostenere il rublo, che, come dicevamo, non vale e non lo vuole nessuno. Il 20%, invece, rimaneva, sempre per fare un esempio, a Gazprom. Dicendo che le materie prima devono essere pagate tutte in rublo gli tolgono pure quel 20%.</p>
<p>Si tratta, quindi, di un&#8217;operazione demenziale dal punto di vista del sistema produttivo dei venditori e degli esportatori russi. Allora qual è la ragione? Intanto, noi non pagheremo in rubli, perché questa è una violazione contrattuale, che verrà opportunatamente contestata.</p>
<p>Tuttavia, dietro questa faccenda, si cela una questione più profonda, che va capita e cioè che il nostro mondo si industria a cercare il bandolo della matassa per poter negoziare e, mentre noi pensiamo a come negoziare, in Russia, al Cremlino escludono di negoziare: è come se avessero già tirato in ballo l&#8217;arma atomica.</p>
<p>Questa roba del rublo è un&#8217;arma atomica finanziaria e, in quanto arma atomica, distruggerà anche il sistema russo, ma per loro questo è ininfluente: per Putin è ininfluente, perché è un criminale che sta seguendo un incubo <em>nazi-mistico</em> di ritorno all&#8217;Impero Russo. La necessità di affermare l&#8217;Impero Russo supera qualsiasi altra convenienza.</p>
<p>Noi, che siamo figli della terra materiale, cerchiamo di negoziare pensando: <em>&#8220;qual è la tua convenienza?&#8221;</em>, <em>&#8220;cosa pensi di ricavarci?&#8221;</em>, <em>&#8220;dove possiamo trovare un equilibrio?&#8221;</em></p>
<p>Invece, lui pensa in un altro modo: lui pensa di dover ricostituire una storia, di dover tornare a prima del 1917, di dover affermare un <em>imperio</em> della Grande Madre Russia. Il resto, vita umana e vita produttiva, è totalmente secondario. Questa è la ragione per cui da questa situazione non si esce, se non cancellando Putin.</p>
<p>Devo dire che questa iniziativa di chiedere di farsi pagare in rubli serve splendidamente a spiegare al mondo, che in Russia aveva imparato a commerciare, o lo fate fuori o avete chiuso.</p>
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		<title>Cancellare Putin</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cancellare-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 07:45:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vladimir Putin è già riuscito a trasformare i russi in canaglie. Vladimir Putin è riuscito a trasformare la Russia in un Paese di assassini. La guerra che ha iniziato senza la benché minima giustificazione &#8211; ammesso e non concesso che esistano giustificazioni per dichiarare una guerra &#8211; è un crimine contro l&#8217;umanità, è un oltraggio [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: left;">Vladimir Putin è già riuscito a trasformare i russi in canaglie. Vladimir Putin è riuscito a trasformare la Russia in un Paese di assassini.</p>
<p style="text-align: left;">La guerra che ha iniziato senza la benché minima giustificazione &#8211; ammesso e non concesso che esistano giustificazioni per dichiarare una guerra &#8211; è un crimine contro l&#8217;umanità, è un oltraggio al diritto internazionale, è una sfida politica.</p>
<p style="text-align: left;">Certo, le guerre sono tutte brutte, ma le guerre che vengono dichiarate alla libertà e all&#8217;autodeterminazione di un popolo sono guerre contro l&#8217;umanità e vanno combattute per sconfiggere chi le sa iniziate.</p>
<p style="text-align: left;">Noi abbiamo anche un altro compito, più importante oggi: aiutare gli ucraini e armare gli ucraini. Armare gli ucraini perché durante la resistenza contro il nazifascismo in Europa ciò che gli alleati dovevano fare era armare la resistenza, non suggerire la resa, in nome dei morti civili. Anzi, il compito era &#8211; ed è oggi &#8211; vincere anche in nome di anche di quelle vittime e della libertà.</p>
<p style="text-align: left;">Questo è un compito che abbiamo e che stiamo assolvendo, perché, checché ne dicano quanti credono che essere obiettivi significhi essere equidistanti, in questa circostanza, essere obiettivi significa riconoscere che c&#8217;è un invasore e che c&#8217;è un invaso. L&#8217;invaso lo si difende. L&#8217;invasore lo si combatte. Non ci sono vie di mezzo.</p>
<p style="text-align: left;">Noi Occidente e noi Europa democratica lo stiamo facendo e vinceremo e su questo non c&#8217;è il benché minimo dubbio, né nella storia, né nel presente, né nel futuro.</p>
<p style="text-align: left;">Abbiamo, però, un compito in più: noi dobbiamo difendere i russi. Noi dobbiamo prendere le difese di quel vasto popolo russo che, rischiando 15 anni di galera, oggi è capace di protestare. Noi dobbiamo difendere la voce degli ex Ministri degli Esteri della Russia, che dicono apertamente che questa è una sconcezza, è una cosa che deve essere fermata al più presto. Noi dobbiamo difendere chi il giornalista lo sa fare sul serio, come chi interrompe un telegiornale per dire &#8220;vi stanno raccontando bugie&#8221;. Noi dobbiamo difendere i russi che si sono fatti arrestare in più di cento città.</p>
<p style="text-align: left;">Sfido chiunque di noi a mettere in fila più di quattro o cinque nomi di città russe. Invece, più di cento città significa tutta la Russia. Coloro che sostengono che la &#8220;Russia profonda&#8221; sia dalla parte di Putin, sono profondamente ignoranti e non sanno niente della Russia, perché quella Russia profonda si oppone.</p>
<p style="text-align: left;">Dobbiamo difendere loro, come li abbiamo difesi nel secolo scorso, quando difendevamo le voci di persone come Sacharov e sua moglie; come abbiamo difeso Solženicyn. Io ricordo quando uscì <em>Arcipelago Gulag</em> e arrivarono le recensioni dei supposti colti &#8211; sì, colti di sorpresa dalla  la storia &#8211; secondo i quali era semplicemente un autore che ce l&#8217;aveva con il sistema sovietico e che era avversario del comunismo. Certo che era avversario del comunismo, così come io sono avversario del nazismo. Sono figli della stessa mamma.</p>
<p style="text-align: left;">Li abbiamo difesi allora quei russi e il dobbiamo difenderli oggi, perché non sono un popolo di assassini, perché non sono un popolo di canaglie. Sono governati da una canaglia assassina ed è in nome della cultura russa, in nome dell&#8217;umanità russa e in nome dei tanti russi con i quali abbiamo lavorato, giocato, fatto convegni, scambiato idee diverse.</p>
<p style="text-align: left;">In loro nome la partita contro Putin non deve fermarsi. Putin va cancellato.</p>
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		<title>#ilcafFLEdelmercoledi &#8211; Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffledelmercoledi-ezio-mauro-ferruccio-de-bortoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 18:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilcafFLEdelmercoledi]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
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		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo analizzato l&#8217;evoluzione della situazione internazionale legata al conflitto in Ucraina. Con: Ezio Mauro, editorialista di La Repubblica e Ferruccio De Bortoli, editorialista de Il Corriere della Sera Ha condotto: Emanuele Raco, Capo Ufficio Stampa della Fondazione Luigi Einaudi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo analizzato l&#8217;evoluzione della situazione internazionale legata al conflitto in Ucraina.</p>
<p>Con: <strong>Ezio Mauro</strong>, editorialista di <em>La Repubblica</em> e <strong>Ferruccio De Bortoli, </strong>editorialista de <em>Il Corriere della Sera</em></p>
<p>Ha condotto: <strong>Emanuele Raco</strong>, Capo Ufficio Stampa della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/F82phjuc6xM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ilcaffledelmercoledi-ezio-mauro-ferruccio-de-bortoli/">#ilcafFLEdelmercoledi &#8211; Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Putin e i falsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/putin-e-i-falsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Mar 2022 07:00:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso della storia, una lunga storia, la Russia ha tentato diverse volte di dividere l’Occidente. Una delle costanti geopolitiche in quell&#8217;area è idea che è questa grande potenza asiatica e, per un pezzo, europea non debba avere i suoi confini occidentali nulla di forte o, comunque, di significativo. Quindi, ha sempre provato ad avere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/0MneAeqLQGI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Nel corso della storia, una lunga storia, la Russia ha tentato diverse volte di dividere l’Occidente. Una delle costanti geopolitiche in quell&#8217;area è idea che è questa grande potenza asiatica e, per un pezzo, europea non debba avere i suoi confini occidentali nulla di forte o, comunque, di significativo.</p>
<p>Quindi, ha sempre provato ad avere dentro ciascun Paese che sta dalla parte occidentale delle quinte colonne, delle componenti politiche e culturali che lavorassero a dividere e ad indebolire l&#8217;Occidente.</p>
<p>Ciascuno di noi se lo ricorda. Io ho 62 anni e sono cresciuto nell&#8217;Europa e nell&#8217;Italia in cui c&#8217;era il forte Partito Comunista Italiano, che era finanziato dall&#8217;Unione Sovietica. L’Unione Sovietica era la forma federale che la Russia aveva preso dopo la rivoluzione d&#8217;ottobre, ma sempre Russia era. La geopolitica non cambia con le stagioni o con i regimi politici.</p>
<p>Dalla parte occidentale ci sono stati, quindi, spesso, un gruppo di volontari votati all’indebolimento. Oggi, invece? Oggi l’Occidente si presenta molto unito, molto compatto ed è la ragione per la quale l&#8217;operazione di aggressione all’Ucraina è comunque destinata alla sconfitta.</p>
<p>Eppure ci sono forze che provano a dividere e ad indebolire, cercando le ragioni della Russia. In questa ottica, Putin ha delle ragioni: la più forte di queste tesi è quella secondo la quale egli reagirebbe al fatto che la NATO &#8211; Alleanza Difensiva Occidentale &#8211; gli è arrivata fino in casa, laddove era stata data assicurazione che questo non sarebbe mai capitato.</p>
<p>Ma veramente le cose stanno così? Tutto nasce da una desecretazione, che è stata ripresa dal quotidiano tedesco Spiegel, di un documento che dimostrerebbe questo: lo ha desecretato la Russia? Lo hanno messo in giro loro? No. Lo ha desecretato un archivio inglese ed è un documento del marzo 1991.</p>
<p>Non è un trattato, non è un accordo. È solo un verbale di una riunione del marzo 1991 in cui dei diplomatici, rappresentanti anche della NATO e dell&#8217;Occidente convengono su questo: la NATO non si sarebbe dovuta espandere ad est, ma, ricordiamo, non è un trattato.</p>
<p>In compenso, c&#8217;è un trattato vero del 1994 firmato, bollato, protocollato, che quando si denuclearizza l’Ucraina, le parti si impegnano a tutelare l’incolumità dei confini: infatti, prima era parte dell’Unione Sovietica, mentre in un momento successivo diventa uno Stato indipendente. A questo punto, lì si trovano le armi nucleari sovietiche, riprese, quindi, dalla Russia. Putin ha violato questo di accordo.</p>
<p>Inoltre, l&#8217;Unione Sovietica crolla nel dicembre del ‘91. Pertanto, a marzo del ’91 la Russia così come è oggi ancora non esiste. Infatti, Russia non è sinonimo di Unione Sovietica, in quanto l&#8217;Unione Sovietica comprendeva un numero notevole di Stati, che, a seguito del suo crollo, diventano indipendenti.</p>
<p>E comunque, la Polonia, ex Patto di Varsavia, blocco dell&#8217;est, entra nella NATO nel 1999. Questa potrebbe essere la prova che Putin ha ragione, che la NATO gli è arrivata in casa. La Polonia, però, non è proprio “casa sua”, pur essendo compresa nel Patto di Varsavia.</p>
<p>Questo giustificherebbe Putin? No, perché nel 2002, Putin in persona, partecipa ad un patto di fratellanza, amicizia e collaborazione con la NATO, a Pratica di Mare, in Italia. Si fotografa anche insieme a Bush e Berlusconi, mentre stringe loro la mano. Sapeva benissimo che nel 1999 la Polonia era entrata nella NATO, solo che non lo considerava un elemento di accerchiamento.</p>
<p>Dunque, questa tesi è una balla colossale, così come lo era la potenza economica dell&#8217;Unione Sovietica e il suo avanzamento scientifico. Questa narrazione è crollata miseramente, dopo aver negato la libertà.</p>
<p>È la stessa fine che farà Putin.​</p>
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		<title>Canaglie</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/canaglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 09:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che la Russia divenga uno Stato canaglia non è un bene. Per nessuno. Sta di fatto che è governata da canaglie. Solo delle canaglie potevano portare a un voto Onu in cui a loro favore hanno votato solo loro stessi, la Bielorussia, la Corea del Nord, la Siria e l’Eritrea. L’associazione canaglie. Una cosa che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che la Russia divenga uno Stato canaglia non è un bene. Per nessuno. Sta di fatto che è governata da canaglie. Solo delle canaglie potevano portare a un voto Onu in cui a loro favore hanno votato solo loro stessi, la Bielorussia, la Corea del Nord, la Siria e l’Eritrea. L’associazione canaglie.</p>
<p>Una cosa che non si era mai vista. Si tratta di operare in modo che non succeda ancora. Il negoziato. Certo, il negoziato. Speriamo tutti che possa portare a un cessate il fuoco meno precario di quello per i soli corridoi umanitari, che pure è un passo avanti cui si è arrivati ieri, nel mentre veniva ribadita la promessa russa di distruggere l’Ucraina.</p>
<p>Siamo pronti a far finta che per Putin e le sue canaglie non sia una disfatta. Ma i primi a non crederci sarebbero loro e comunque il loro disegno aggressivo non può rinunciare alla Crimea e l’Occidente non può concedere in via stabile quel che sanzionò (noi italiani combattemmo in Crimea, contro la Russia zarista, già con Cavour, ben prima che qualche falso sovranista vendesse la sovranità al fronte avverso).</p>
<p>Lavrov, addetto agli affari esteri per conto delle canaglie, dice che una soluzione si troverà. Speriamo, ma è escluso che qualcuno si dimentichi che lui e il suo capo hanno appena finito di evocare l’uso dell’arma atomica. Possono farlo credere a quattro scimuniti ignoranti, ma quella che gestiscono non è manco per niente la più potente armata del mondo.</p>
<p>Solo che ha una particolarità: è in mano a canaglie che non esitano a usarla non come deterrente, ma come strumento di aggressione. Non potrà essere dimenticato. Ecco perché nessuno siederà più a un tavolo con Putin. Che strumenti abbiamo? Quanti, in Occidente, continuano a ripetere che siamo divisi e incapaci di agire è talmente zuppo di propaganda russa da non asciugarsi neanche al sole dell’evidenza.</p>
<p>Ma l’avere dimostrato grande compattezza e determinazione non significa avere già in campo le strutture e le forze necessarie. Respingiamo la depressione, non cediamo all’esaltazione. E ci costerà, non solo per i guai immediati che le sanzioni comportano, non solo per il gas, ci costerà perché dovremo costruire una forza militare unica europea, in concerto con la Nato, ma non da quella dipendente.</p>
<p>Servono soldi e servono cessioni di sovranità. Da un passo di quel tipo ricaveremo non solo un peso politico enorme, ma anche una potente spinta alla crescita economica. Perché l’industria della difesa è roba nostra. Non la compriamo in Cina. Prendere al più presto quelle decisioni ci aiuterà a far capire che se la Russia non vuol restare uno Stato canaglia deve liberarsi delle canaglie.</p>
<p>Nelle piazze russe sono scese persone che corrono rischi enormi, la protesta contro la guerra ha coinvolto le firme di russi protagonisti della cultura e della ricerca scientifica, anche il clero ortodosso s’è fatto sentire, deprecando quel che succede. Questa Russia ha bisogno di interlocutori, ha bisogno di non restare sola, ha bisogno di vedere oltre le canaglie che hanno ammazzato e arrestato le opposizioni.</p>
<p>Merita che noi non si vada appresso ai russi che stanno con le canaglie. Ma non saranno le piazze a far cadere Putin. Serve far capire all’intero apparato statale e industriale che lasciare le canaglie al loro posto significa avere scelto il collasso economico o la sudditanza ai cinesi.</p>
<p>Da questo punto di vista le sanzioni sono già all’opera. E mordono. Non si guardi solo agli oligarchi, cui va tolto tutto quello su cui si mette le mani, perché dei soldi rubati ai russi avranno sempre una scorta altrove. C’è una fascia sottostante di russi, che non hanno la barcona ma vengono a svacanzare pacchianerie, cui va tolta la boccia (di champagne).</p>
<p>Quello crea le condizioni perché le canaglie siano cacciate. Restituendo non solo dignità ma onore alla Russia irrinunciabile, senza la quale noi stessi non saremmo quel che siamo, popolata da cultura, educazione, malinconia. Sì, la malinconia russa che ci affascina. Quella che cogliemmo in Boris Pasternak e il suo Živago. La colsero anche le canaglie di allora. E lo perseguitarono.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/04-marzo-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/canaglie/">Canaglie</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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