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	<title>gas Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>gas Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Ipnotico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ipnotico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 12:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[bonus 110%]]></category>
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		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non si sa se reclamare un minimo di coerenza o se lasciare che l’incoerenza ponga rimedio alle enormità che si dissero. E, ancora una volta, la questione non riguarda solo il giudizio che si può esprimere su quanti fanno politica, ma il modo in cui quel giudizio si forma e trasforma in voto. Perché se ci trovassimo difronte a uno o più saltabeccanti incoerenti sarebbe facile riconoscerli come tali e metterli ai margini della vita pubblica, più complicato procedere se il modo scriteriato di zompare da una tesi al suo opposto diventa un costume diffuso, per non dire collettivo.</p>
<p>Prendiamo il caso del bonus 110%. Che fosse una mostruosità distorsiva era così evidente che taluni di noi lo sostennero nel mentre ancora lo si stava discutendo. Per essere precisi: siamo gli stessi che non hanno mai apprezzato i produttori di bonus, oramai estesi dalle supposte cose giuste ad ogni altro capriccio sconsiderato, monopattini compresi. Lo vararono. Cosa sarebbe successo, agevolando una spesa in quantità superiore al suo valore, non era difficile da immaginarsi. E lo dicemmo. Poi arriva il governo Draghi e ci mette un nanosecondo ad accorgersene. Per come la vedo io, avrebbe dovuto cancellarlo, ma, non avendone la forza, introdusse correttivi come i controlli, ovvero quelli che hanno portato a scoprire truffe per almeno 9 miliardi. Fu accusato di volere “affossare” la splendida idea del 110%. Contro Draghi si mossero vivacemente il Movimento 5 Stelle e la Lega, che della maggioranza facevano parte, si opposero silenti il Partito democratico e Forza Italia, preferirono defilarsi i renziani, che nel Conte 2 di quella roba erano corresponsabili, mentre s’opposero anche quelli di Fratelli d’Italia. Certo, erano all’opposizione, ma da quella collocazione reclamavano meno vincoli e controlli, per agevolare l’uso del 110%.</p>
<p>Intanto nascevano imprese edili improvvisate, con materiali comprati all’estero e lavoratori stranieri, che ora strillano perché andrebbero fuori mercato. Ma quello mica era un mercato, era un’illusione, un gioco ipnotico, una dilapidazione di quattrini del contribuente. Fatto è che i pochi contrari rimasero pochi. Mentre oggi sembra che lo sapessero tutti e non si capisce perché il guaio non fu fermato: perché eravate contrari a fermarlo e favorevoli ad allargarlo.</p>
<p>Così per il gas presente in Adriatico: tutti a far la commediola dell’ecologista scampanellante domenicale, tutti a fare i no-triv e ad accusare d’inconfessabili ed occulti interessi quanti di noi dicevano: siete scemi, il gas lo prendono i croati (bravi) e noi stiamo qui a discutere se disturbare o meno le cernie. Poi arriva la crisi del gas ed eccoli tutti a dire: prendiamo il gas nazionale, chi lo ha fermato? Voi.</p>
<p>Il tutto è talmente grottesco da chiedersi come possa durare, ma la risposta è scomoda: cancellati i (veri) partiti politici, cancellata la politica delle idee e delle convinzioni, s’è potuto credere che la democrazia consista nel prendere i voti. Un travisamento. La democrazia è un meccanismo decisionale delicato, il migliore, che si basa sul rispetto dello Stato di diritto, sulla libertà d’espressione del pensiero e sull’attività dei partiti (la leggano, la Costituzione che citano) i quali provano a convincere il maggior numero possibile di persone di quanto siano giuste le cose che dicono e propongono, il voto, infine, misura la distribuzione di quei convincimenti. Se ribalti la logica e cominci a credere che la democrazia consista nel prendere quanti più voti possibili, non importa dicendo cosa, per poi riuscire a comandare, l’hai distrutta, l’hai trasformata in votocrazia e demagogia.</p>
<p>Poi, finiti i ludi elettorali, restano le bidonate che hai detto. A quel punto non si sa se è meglio che tu sia coerente o incoerente. In tutti e due i casi l’effetto ipnotico funziona solo perché troppi cittadini elettori la pensano, in fondo, come i peggiori fra i politici: prendiamoci il prendibile e chi se ne frega del resto. E, in questo, si nota una certa coerenza.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-23-febbraio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Eurogas</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/eurogas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 07:39:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">L&#8217;accordo c&#8217;è</h3>
<p>Legittimo, naturalmente, che in Italia ci si sia concentrati sulle vicende interne, sui passi verso il nuovo governo e sui passi falsamente falsi delle polemiche interne alla (falsa) coalizione vincente. Intanto, però, come è giusto che sia, gli interessi italiani ed europei erano difesi dal governo ancora in carica, nel corso di un importante e trascurato Consiglio europeo.</p>
<p>Legittimo, inoltre, che taluno dubitasse si potesse giungere ad un accordo, mentre qui continuavamo a ritenere più probabile un compromesso positivo. Come è stato. Meno legittimo che, per giorni e ancora ieri, il tono trasversale e pervasivo fosse uno solo: l’Europa (e daje, si chiama: Unione europea) è divisa, un fallimento, nessun accordo. À la Bartali.</p>
<p>Una sorta di lussuria della disfatta, la speranza di una profittevole sconfitta che possa giustificare e alimentare un vittimismo piagnucoloso che sfocia in grottesca prosopopea. E invece le cose sono andate in modo diverso, un accordo è stato raggiunto. E che il negoziato sia stato lungo e complesso attiene al fatto che si tratta di interessi diversi, non solo fra questo o quel Paese, ma anche al loro interno.</p>
<p>Il tutto senza dimenticare che l’accordo più importante era stato acquisito all’inizio e in pochi minuti: la condanna della criminale aggressione russa e sanzioni che solo aderendo alle fonti del Cremlino si può credere non vadano a segno. In quanto al fatto che anche qui si subiscono conseguenze negative, complimenti per la perspicacia: capita, quando qualcuno dichiara guerra alla sovranità e alla libertà.</p>
<p>I risultati più importanti sono relativi all’acquisto comune di gas e alla solidarietà in caso di sospensione delle forniture. Il tetto al prezzo del gas c’è, a cominciare da quello per la produzione di energia elettrica. È temporaneo, come è giusto che sia, visto che alla metà del 2024 saremo completamente affrancati dal gas russo e non è che si possa indirizzare troppo a lungo il mercato, senza produrre effetti negativi.</p>
<p>Su questo fronte, piuttosto, si introducono altri parametri di fissazione, che cancellino l’unicità del Ttf al mercato di Amsterdam. Resta l’accesso a energie finanziarie frutto di debito comune. A questo si accompagnano indicazioni per la trasparenza del mercato elettrico (le bollette), il risparmio energetico e lo sveltimento delle procedure per l’istallazione di impianti rinnovabili.</p>
<p>Si poteva fare meglio e di più? Sempre. È totalmente soddisfacente? Mai. Ma è molto ed è bene. Un mesto pensiero ai cantori dei fallimenti, quale intonazione monocorde del ripetitivo lamentio.</p>
<p>Ottenere questi risultati ha avuto un prezzo, dato che si erano manifestate rigide opposizioni, con argomenti legittimi e talora forti. Se quelle opposizioni sono state in gran parte superate lo si deve a un solo dato politico: è stata riconfermata l’unità europea nell’appoggio all’Ucraina e nella condanna degli aggressori. L’opposto dell’inerte divisione. Il prezzo è stato anche un disallineamento del tradizionale asse fra Francia e Germania. Sul quale vale spendere due parole.</p>
<p>È importante, quell’asse, perché è dai contrasti fra quelle potenze che sono nati molti conflitti europei. Ed è su quell’asse che si è costruita la pace, tutelata dall’ombrello difensivo Nato. Sono anche le due più forti economie. E la Francia è la sola potenza atomica dell’Ue.</p>
<p>Quell’asse ha anche dato l’impressione di dominare troppo, ma questo si deve anche alla dabbenaggine di Paesi come l’Italia, che anziché costruire alleanze imbastivano scuse e geremiadi questuanti. Quell’asse è importante, ma il disallineamento chiama tutti i membri dell’Ue alla responsabilità di non sentirsi passeggeri riottosi, ma equipaggio volenteroso. C’è spazio politico libero. A patto di piantarla con quell’atteggiamento che è diffuso costume nazionale, dall’informazione alla politica, dai corpi intermedi a tanti cittadini. L’Italia che produce ricchezza sta da un’altra parte.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-22-ottobre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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