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	<title>francesco forte Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>francesco forte Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Francesco Forte: Christine e quel segnale a Berlino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 06:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forte]]></category>
		<category><![CDATA[il Giornale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Francesco Forte, viaggio tra passato e futuro dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/francesco-forte-viaggio-tra-passato-e-futuro-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 14:40:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2017]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo dell&#8217;Italia degli ultimi decenni e dei suoi protagonisti, ma di quella presente e futura si è parlato durante la presentazione del libro A onor del vero. Un&#8217;autobiografia politica e civile di Francesco Forte. L&#8217;incontro, tenutosi nella nuova sede romana di Piazzale dell Medaglie d&#8217;Oro, è stato moderato dal bravo Giuseppe Di Leo alla presenza dell&#8217;autore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo dell&#8217;Italia degli ultimi decenni e dei suoi protagonisti, ma di quella presente e futura si è parlato durante la presentazione del libro <span class="h1"><em>A onor del vero</em>. </span><em><span class="h2">Un&#8217;autobiografia politica e civile </span></em><span class="h2">di <strong>Francesco Forte. </strong></span></p>
<p><span class="h2">L&#8217;incontro, tenutosi nella nuova sede romana di Piazzale dell Medaglie d&#8217;Oro, è stato moderato dal bravo <strong>Giuseppe Di Leo</strong> alla presenza dell&#8217;autore e di <strong>Alberto Brambilla</strong> e <strong>Davide Giacolone</strong> nelle vesti di relatori. </span></p>
<p>Di seguito, una clip con alcuni momenti salienti. Per vedere, invece, il filmato integrale ripreso da Radio Radicale, <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/521050/presentazione-del-libro-a-onor-del-vero-di-francesco-forte">clicca qui </a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=R6sB56N4c40">https://www.youtube.com/watch?v=R6sB56N4c40</a></p>
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		<title>Dividere l&#8217;Ue in due club Ecco come arriverà l&#8217;eurolira</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dividere-lue-in-due-club-ecco-come-arrivera-leurolira/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2017 10:42:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La nuova moneta virtuale sarebbe legata a distinte valute, libere di oscillare. Ma dovremo tagliare il debito[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le dichiarazioni di Angela Merkel sull&#8217;Europa a due velocità &#8211; e dunque si presume con due euro &#8211; sulla scena politica sono un fatto nuovo.</p>
<p>Non lo sono per gli economisti, perché la proposta, come ho già ricordato su il Giornale, è già ampiamente discussa fra gli economisti della scuola tedesca di Ordo di Friburgo e di quella internazionale di Public Choice di cui io faccio parte, mediante <strong>la teoria dei due club con due euro</strong>.</p>
<p>Un club raccoglierebbe i paesi come la Germania con preferenze per un euro che tende alla stabilità monetaria con inflazione verso zero. L&#8217;altro sarebbe composto da paesi dell&#8217;area mediterranea ed altri che preferiscono una stabilità monetaria meno rigida e una politica monetaria più flessibile.</p>
<p><strong>Anche il ministro dell&#8217;economia tedesco Schauble, sostiene questa tesi</strong>. Ma ora che Angela Merkel è pronta a inserirla nei programmi dell&#8217;Unione Europea, essa acquista una fattibilità molto maggiore di prima, perché la sua attuazione non sarebbe traumatica, come nelle ipotesi studiate da Mediobanca, in quanto sarebbe concordata. Essa comporterebbe una nuova, più realistica, architettura europea, capace di miglior funzionamento di quella attuale che, comunque, è largamente incompleta, come segnala ormai anche il presidente della BCE Mario Draghi.</p>
<p><strong>Presumo che questa prospettiva sia presente da tempo negli ambienti finanziari della Germania</strong>, dato che le banche tedesche in questi anni hanno ridotto i loro investimenti finanziari in Spagna e in Italia, arrivando per noi a una quota simile a quella del 1995, prima dell&#8217;euro. Non è chiara la posizione della Francia, che investe in Italia con una intensità e una strategia ad ampio raggio.</p>
<p><strong>Il modello dei due club dell&#8217;euro è ancora allo stato teorico</strong>, ma ha un precedente importante, quello del serpente monetario europeo (SME) che ha funzionato dal marzo 1979 sino alla creazione dell&#8217;euro, nel 1997. Ad esso aderirono Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Olanda, Belgio, Danimarca, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo.</p>
<p><strong>Esso aveva una banda di oscillazione del 5%</strong> nel cambio fra le valute dei paesi aderenti e, per la lira, del 12% fino al 31 dicembre 1989. I governi e le banche centrali dei paesi membri appartenevano a un organismo che si poteva definire come un club monetario di stati sovrani, che era dotato di un suo fondo il FECoM (Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria), simile a una Banca centrale.</p>
<p><strong>Un elemento chiave dello SME</strong> &#8211; che potrebbe esser adottato dall&#8217;euro composto da due club monetari fra loro collegati &#8211; era la centralizzazione, presso il FECoM, del 20% delle riserve auree e in dollari detenute da ciascuna banca centrale in cambio della creazione presso di esso di conti in ECU a favore di tutti i paesi membri cui esso potevano attingere in caso di difficoltà. L&#8217;ECU gestito dal FECoM era una «moneta di conto» composta di quelle dei vari paesi membri, che non circolava con proprie banconote.</p>
<p><strong>Nella nuova architettura la BCE potrebbe essere simile al FECoM</strong>, ma con compiti di vera e propria banca centrale dei due club dell&#8217;euro, legati da una banda ristretta di oscillazione nel loro cambio. L&#8217;Euro attuale si trasformerebbe in moneta di conto, priva di circolazione monetaria, composta dei due club con due euro. Ciascuno dei due avrebbe la propria banca centrale composta da quelle dei rispettivi paesi membri.</p>
<p><strong>Questo schema ha il vantaggio di avere funzionato sino al &#8217;97</strong>, con risultati abbastanza soddisfacenti e quello di aiutare a effettuare una separazione consensuale, non totale, sulla base di una esperienza già conosciuta che può risolvere parecchi problemi. Ma molti vanno affrontati ex novo. In ogni caso per realizzare una soluzione accettabile occorre un bilancio in quasi pareggio, con rapporto decrescente fra debito e PIL.</p>
<p>I miracoli in economia non esistono.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Francesco Forte</strong>, <em>Il Giornale</em> 5 febbraio 2017</p>
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		<title>Siamo liberali, ma non fessi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/siamo-liberali-ma-non-fessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Forte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 22:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forte]]></category>
		<category><![CDATA[mediaset scalata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Spetta ai giudici stabilire se ci sono violazioni di leggi scritte; alla pubblica opinione già imbevuta di anti europeismo anche per causa di chi ci governa (vedi immigrazione senza regole) giudicare che cosa significhi questa specie di mercato[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le operazioni del <strong>finanziere francese Bolloré</strong> con la sua scalata al 20% di Mediaset, mediante operazioni contrarie ai principi del libero mercato, ripropongono il quesito della convenienza della permanenza dell&#8217;Italia nell&#8217;Unione monetaria europea.</p>
<p>Ossia quello di una Italexit, dopo la Brexit, per ragioni diverse, ma analoghe. Il Regno Unito era scontento delle regolamentazioni europee, che urtano i suoi principi e le sue libertà tradizionali.</p>
<p><strong>Per l&#8217;Italia si pone una duplice questione di lesione dei diritti di proprietà e del risparmio sanciti dal codice civile e dalla Costituzione</strong>. Ciò mediante le regole europee sul bail in per il settore bancario e sui connessi interventi precauzionali per scongiurare le crisi bancarie e mediante l&#8217;applicazione del Trattato di Maastricht e successivi sulle grandi imprese pubbliche e private, che hanno portato alla quasi completa sparizione di grandi imprese private italiane, specie nei settori di tecnologia avanzata e nella finanza.</p>
<p><strong>Le privatizzazioni non rivolte al pubblico come quelle della signora Thatcher</strong>, ma rivolte a singoli pretendenti hanno portato alla distruzione di grandi imprese italiane di tecnologia telematica come Italtel e la incorporazione di grandi imprese farmaceutiche e di bio-tecnologia italiane in multinazionali che le hanno spolpate; la Banca nazionale del lavoro, privatizzata fuori mercato è stata assorbita da Bpn Paribas con un&#8217;operazione nel gennaio 2006 mentre la Banca d&#8217;Italia preposta alla vigilanza bancaria era senza governatore; l&#8217;acquisizione di Parmalat da parte di Lactalis avvenne con operazione di borsa corsare.</p>
<p><strong>In Francia queste operazioni potevano essere bloccate</strong> perché gli investimenti esteri che superano il 33% del capitale azionario sono soggetti ad autorizzazione e quelli in «settori sensibili» possono essere bloccati; per «settori sensibili» si intendono in Francia anche attività che sono soggette solo parzialmente all&#8217;esercizio della pubblica autorità.</p>
<p>Si tratta di norme che violano i principi del mercato di concorrenza, che nessun altro paese di economia di mercato adotta. <strong>Negli Usa e nel Regno unito gli investimenti esteri che superano un&#8217;elevata quota del capitale azionario sono soggetti a controllo, ma il divieto riguarda solo i problemi di sicurezza nazionale</strong>. Invece l&#8217;Unione europea accetta la normativa francese, che crea una situazione di disparità con i paesi che non hanno clausole di controllo di interesse nazionale o le hanno solo per la sicurezza nazionale.</p>
<p><strong>Ormai in Italia, paese liberista asimmetrico</strong>, da quando siamo entrati nella moneta unica, per una ragione o per l&#8217;altra, la distruzione non creativa di imprese private nazionali importanti prosegue a ritmo accelerato e il quesito se la moneta unica sia il paradiso o la parodia dell&#8217;economia di mercato di concorrenza si pone. La sequenza di operazioni di Bolloré-Vivendi configurano l&#8217;attuazione di un cartello europeo di integrazione verticale nel mercato delle telecomunicazioni con rete fissa e aerea, della telefonia mobile avanzata, dei servizi internet, tv e media.</p>
<p><strong>La proprietà dell&#8217;etere è dello Stato e le concessioni per i servizi delle reti via cavo o etere competono allo Stato,</strong> perché si tratta di monopoli naturali. Un cartello europeo come quello descritto, è vietato dalla normativa europea sulla concorrenza e vi sono chiare sentenze della Corte di giustizia europea sul divieto di integrazioni verticali, che creano abuso di posizione dominante.</p>
<p>Per di più, <strong>la violazione delle regole del mercato libero, c&#8217;è sin dalla prima battuta</strong>: l&#8217;accordo Vivendi-Mediaset per l&#8217;acquisto di una quota di Premium, violato da Vincent Bolloré dopo poco essere stato sottoscritto, facendo cadere Mediaset in borsa, così da facilitare l&#8217;acquisto diretto o indiretto di sue azioni, che ha permesso di acquisire &#8211; o meglio fare emergere &#8211; in pochi giorni un acquisto del 20% delle azioni dell&#8217;impresa danneggiata.</p>
<p>Spetta ai giudici stabilire se ci sono violazioni di leggi scritte; alla pubblica opinione già imbevuta di anti europeismo anche per causa di chi ci governa (vedi immigrazione senza regole) giudicare che cosa significhi questa specie di mercato.</p>
<p><strong>Francesco Forte</strong>, <em>Il Giornale</em> 16 dicembre 2016</p>
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		<title>Deflazione e spread: l’Italia è ancora al palo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/deflazione-e-spread-litalia-e-ancora-al-palo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 14:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[deflazione]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forte]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Francesco Forte commenta i dati Istat sull'economia italiana [:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In ottobre l&#8217;economia italiana è tornata in deflazione e i dati definitivi, comunicati dall&#8217;Istat, sono peggiori di quelli provvisori. I prezzi al consumo sono diminuiti di 0,1 su settembre e di 0,2 sull&#8217;ottobre dello scorso anno. Nella stima provvisoria la<strong> deflazione</strong> rispetto all&#8217;ottobre 2015 era lo 0,1. Ora è doppia.</p>
<p>E il quadro dettagliato mostra che i prezzi sono calati perché il consumatore ha ridotto la domanda di quelli non indispensabili. <strong>Il Pil del 2016</strong> è maggiore di quello del 2015 di un più 0,6-0,8%.<strong> Il bilancio pubblico</strong> è in deficit, attorno al 2,6% del Pil. Dunque il consumatore ha ridotto la domanda non perché ha meno reddito spendibile ma perché cerca di far meno debiti e più risparmi.</p>
<p>Se ne arguisce che la <strong>Renzinomics</strong>, cioè l&#8217;economia di Renzi, basata sullo stimolo ai consumi, per generare crescita non dà gli effetti espansivi sperati, ma è deflattiva, in una situazione in cui la politica monetaria europea è di massima espansione.</p>
<p>Dalle <strong>tabelle dell&#8217;Istat</strong> si vede che oltre al calo del 2% dei prezzi di gestione delle abitazioni, riguardanti acqua, elettricità e combustibili, dovuta al calo del prezzo all&#8217;origine del petrolio e del gas, fra un ottobre e l&#8217;altro, c’è un calo di 1,3% dei prezzi dei servizi di comunicazione, di 1% dei beni e servi per l&#8217;istruzione, di 0,3 nei servivi ricreativi e di ristorazione e dello 0,2 per alimentari e bevande analcoliche. Il principale aumento di prezzi su base annua è il 2% per le bevande alcooliche e tabacchi: il vizio ha una domanda rigida.</p>
<p>Dato che l&#8217;economia di Renzi consiste in parte in bonus già erogati e altri annunciati nella legge di bilancio per il 2017-19 che dovrebbero stimolare i consumi e in parte in dichiarazioni ottimistiche sulla svolta che l&#8217;Italia sta facendo e sul futuro, ove sia approvato <strong>il referendum</strong>, che toglie al Senato il potere di controllo delle leggi di spesa, trasformandolo in un consesso di consiglieri comunali e regionali, interessati a nuove spese per i loro enti, non si può dire che il governo stia mettendo il freno a mano.</p>
<p>Al contrario preme l&#8217;acceleratore e proclama che lo farà ancora. Il premier inoltre rassicura che i fondi per il post terremoto e gli immigrati sono copiosi. In sintesi: abbondanza di spese, anche con deficit per spese straordinarie fuori bilancio.</p>
<p>Come mai l&#8217;effetto è la <strong>deflazione</strong>, anziché un aumento dei prezzi, dovuto a una domanda presente e futura in aumento? La risposta è che questa politica e questa enfasi non sono rassicuranti, generano la sensazione che il secchio sia bucato e che alla fine i soldi non ci saranno.</p>
<p>E poi, chi assicura che be promesse siano mantenute, dato che in gran parte sono collegate a un referendum che il governo ha la necessità di vincere? Ottenuta la vittoria, potrebbe attuare la manovra correttiva, per tappare i buchi del secchio che stanno generando non solo facce scure a Bruxelles, ma anche quotazioni peggiorate nel debito pubblico. D&#8217;altra parte se il governo perde sul referendum, diventa una &#8220;anatra zoppa&#8221; e la legge di bilancio sarà comunque modificata, per evitare un aumento dell&#8217;Iva. Ergo, &#8220;promesse da marinaio&#8221;. Questo per il futuro.</p>
<p>Ma per il passato? Come mai i soldi che già sono entrati nei portafogli non sono stati spesi nella misura prevista? C’è molta <strong>disoccupazione</strong>, l&#8217;economia si muove poco, i giovani fanno fatica a sistemarsi, molti sono in povertà e le famiglie hanno bisogno di cautelarsi. I bonus spesso piovono sul &#8220;bagnato&#8221;, non sull&#8217;arido. Più in generale per far crescere una economia bisogna puntare sugli investimenti, ed ivi operare con ogni energia, non sui consumi e sui referendum.</p>
<p><strong>Francesco Forte</strong>, <em>Il Giornale</em> 15 novembre 2016</p>
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