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	<title>Forza Italia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Forza Italia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Una sola cosa Berlusconi non “inventò”: il bipolarismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/berlusconi-non-invento-il-bipolarismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 16:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era mosso da quegli istinti primordiali che l’economista John Maynard Keynes chiamava “spiriti animali” e che appartengono agli imprenditori geniali: coloro che vedono quel che gli altri non vedono e di conseguenza realizzano quel che gli altri non immaginano. L’imprenditore Silvio Berlusconi era così, il politico Berlusconi Silvio tutto sommato pure. Perciò, dalla prima emittente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era mosso da quegli istinti primordiali che l’economista John Maynard Keynes chiamava “spiriti animali” e che appartengono agli imprenditori geniali: coloro che vedono quel che gli altri non vedono e di conseguenza realizzano quel che gli altri non immaginano. L’imprenditore Silvio Berlusconi era così, il politico Berlusconi Silvio tutto sommato pure. Perciò, dalla prima emittente televisiva privata nazionale al partito di Forza Italia, i giornali di oggi danno conto con dovizia di particolari del caleidoscopio delle “invenzioni” indiscutibilmente attribuibili alla visione berlusconiana. Tutto vero, tutto giusto. C’è solo un’invenzione oggi attribuita da quasi tutti al talento del Cavaliere che in realtà non fu merito suo: il bipolarismo.</p>
<p>Silvio Berlusconi non ha, come hanno scritto in molti, “inventato il bipolarismo”. Il bipolarismo l’hanno inventato, o per meglio dire importato, Mario Segni e Marco Pannella attraverso i referendum del 1991 e del 1992. E gli italiani hanno fatto propria la novità tanto da obbligare il Parlamento a trasformarla in legge. Accadde con l’approvazione, nell’estate del ‘93, della legge elettorale che portava il nome dell’attuale presidente della Repubblica. La legge Mattarella.</p>
<p>Silvio Berlusconi scese in campo sei mesi dopo e poiché le regole del gioco partitico erano quelle bipolari ne sfruttò al massimo le potenzialità. Si fosse trovato in un contesto proporzionale avrebbe puntato tutto solo su Forza Italia, magari cercando di cooptare i partitini estranei alla sinistra. Trovandosi, invece, in un contesto maggioritario diede forma al centrodestra riunendo in un’alleanza tutti i soggetti politici estranei alle sinistre.</p>
<p>Il genio visionario di Berlusconi consistette, allora, nel dare per scontato che un partito ferocemente secessionista come la Lega potesse convivere e governare con un partito orgogliosamente nazionalista come il Movimento sociale italiano. Ma non scommise su un possibile comune denominatore politico: scommise su se stesso. Così come fece politica estera confidando non nelle potenzialità del Paese e nella storia d’Italia, ma nelle proprie capacità di mediazione umana ancor prima che politica, con lo stesso spirito il Cavaliere mise Bossi insieme a Fini e diede vita al centrodestra di governo. Una formula che si reggeva sul suo carisma, sulla sua capacità di mediazione e sulla centralità della sua creatura politica. Forza Italia. Non è un caso che, pur avendo la Lega abbandonato il secessionismo e la destra superato il post fascismo, da quando il carisma di Silvio Berlusconi ha cominciato ad appannarsi e Forza Italia ha iniziato a perdere voti, quella formula coalizionale sopravviva solo grazie all’ambizione dei singoli contraenti ma con una conflittualità interna che mai si era vista prima. Una conflittualità che, in tempi recenti, indusse Berlusconi a confidare tutta la propria amarezza per “essere costretto” dal sistema maggioritario e bipolare a convivere con Matteo Salvini e Giorgia Meloni.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/06/una-sola-cosa-berlusconi-non-invento-il-bipolarismo-il-corsivo-di-cangini/#:~:text=Era%20mosso%20da%20quegli%20istinti,che%20gli%20altri%20non%20immaginano."><em><strong>Formiche</strong></em></a></p>
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		<title>L’incontenibile voglia di vivere di Silvio Berlusconi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lincontenibile-voglia-di-vivere-di-silvio-berlusconi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Augusto Minzolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 15:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Telefonata a sorpresa dal San Raffaele: «Ce la farò anche questa volta Sono sempre  riuscito a risollevarmi» &#160; Alle 9,48 del mattino ti arriva la telefonata che non ti aspetti dal reparto di terapia intensiva dell&#8217;ospedale San Raffaele di Milano. All&#8217;altro capo del telefono Paolo Berlusconi, sempre accanto al Cavaliere in queste ore insieme alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Telefonata a sorpresa dal San Raffaele: «Ce la farò anche questa volta<br />
Sono sempre  riuscito a risollevarmi»</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alle 9,48 del mattino ti arriva la telefonata che non ti aspetti dal reparto di terapia intensiva dell&#8217;ospedale San Raffaele di Milano. All&#8217;altro capo del telefono Paolo Berlusconi, sempre accanto al Cavaliere in queste ore insieme alla consorte Marta Fascina, devota come sempre, e ai figli, ti dice: «Vuole parlarti Silvio». Sono parole che riscaldano il cuore dopo 24 ore in cui l&#8217;intero Paese è stato investito da una ridda di voci sulla salute di un personaggio che mai come ora è al centro dell&#8217;attenzione di un&#8217;Italia partecipe, affettuosa, preoccupata. Il tono del presidente, ovviamente, non è quello di sempre, ma la voce è ferma e la voglia di parlare è tanta, anche se attorno a lui gli consigliano, a volte gli intimano, di non affaticarsi.</p>
<p>Ma il Cav, non è una novità, ha lo spirito del guerriero. Saluta cortese come al solito e la prima frase che gli esce di bocca ha il sapore di una promessa: «È dura, ma ce la farò anche questa volta». L’uomo è così. È temprato. Indomito. Come gli eroi greci. In fondo la sua vita è una lunga battaglia che ha avuto pagine epiche. Irripetibili. E il coraggio e la caparbietà sono qualità che gli hanno sempre riconosciuto tutti, pure i suoi avversari. Anche i più feroci.</p>
<p>C’è una vita che lo dimostra. Non c’è prova più vera, più convincente dei successi e dei momenti difficili che Berlusconi ha trascorso per comprendere che il personaggio non conosce la parola resa. Tantomeno ora. La storia di un imprenditore di successo che si è fatto largo da solo. Che ha costruito case, ha  inventato la tv commerciale in Italia, ha vinto tutto con il Milan. Un personaggio che non ha mai accettato la sconfitta. «Sono riuscito – racconta al telefono -, anche in situazioni difficili e delicate, a ritirarmi su». Ricordi di ieri, un promemoria per l’oggi.</p>
<p>È impossibile già solo immaginare un Cavaliere che si arrende, che si dà per vinto. Ogni volta che si è trovato in un vicolo chiuso, in una situazione complicata, Berlusconi ha sempre trovato una via d’uscita. Basta pensare a ciò che avvenne nel 1994. Un’intera classe dirigente spazzata via, insieme a tutti i partiti che avevano governato nel dopoguerra, e il rischio di una vittoria dei comunisti. Comunisti veri, non il Pd di oggi. E lui, il Cav, all’apice come imprenditore con in mente quanto gli avevano raccontato dell’Urss, dei cento milioni di morti provocati dalla dittatura, che deve decidere il da farsi. «Quando studiavo dai Salesiani – è l’aneddoto che racconta al telefono – ho avuto un esule russo che era fuggito dall’Unione Sovietica come insegnante di religione. Non ci ha mai parlato di religione, ma ci ha raccontato per filo e per segno ciò che avveniva al di là del Muro. Ci diceva: in Russia oggi hai tre possibilità: o scappi all’estero, o finisci in carcere, o, peggio, sottoterra».</p>
<p>Nel ’94 Berlusconi era solo, tormentato da un dubbio amletico sulla scelta da compiere. Lì in quella stanza al San Raffaele ricorda quel momento: «Chiesi ai miei sondaggisti se si poteva evitare la vittoria dei comunisti. Mi dissero di sì. “Ma solo se scende in campo lei”. Lo feci». Se metti in fila tutte queste vicende ti accorgi che il Cav di sfide ne ha veramente vinte tante nella sua vita. Alcune davvero ardue, per alcuni versi impossibili. Prove che possono anche consumare. Basta pensare alla persecuzione giudiziaria a cui è stato sottoposto. Chi ha un minimo di onestà intellettuale non può definirla in modo diverso. Una miriade di processi, di atti giudiziari, di sentenze, di carte che avrebbero sfiancato chiunque. Il meccanismo perverso di eliminazione per via giudiziaria degli avversari politici era in voga nei regimi autoritari. Con la sua vicenda è stato importato anche nelle democrazie. Lo hanno ribattezzato il modello italiano. Roba da non credere.</p>
<p>Del resto, come potevi credere che nel Duemila ci fossero ancora i giacobini in certe procure, addirittura con indosso le toghe? Eppure anche lì è stato condannato solo una volta in un processo, per usare un eufemismo, “truffa” che aveva un solo obiettivo: eliminarlo dalla scena politica. «E la ragione – osserva il Cavaliere – è tutta in quello splendido articolo che don Gianni (Baget Bozzo, ndr) scrisse il 22gennaio del 2004 per il Giornale sulla vittoria di Forza Italia nel ’94». Chi non ha la memoria di Berlusconi deve andarselo a rileggere. «La speranza di Berlusconi in quelle elezioni – scriveva il don20 anni fa – non fu quella di vincere, ma quella di far intervenire il popolo, di impedire che  i cattocomunisti espropriassero il popolo senza che gli fosse consentito il diritto di parola. E Forza Italia vinse le elezioni. Ciò non tolse a Berlusconi l’ostilità delle procure, dei comunisti&#8230;</p>
<p>I magistrati ancora oggi non demordono: ma chi cerca le farfalle sotto l’arco di Tito?». Appunto, quella vittoria le toghe prestate alla politica non l’hanno mai perdonata. E hanno trasformato tutti questi anni in un calvario. Ma il Cav, indomito (l’aggettivo è quanto mai adatto) è ancora lì. «Ce la farò anche questa volta», è l’impegno. La telefonata volge al termine perché le preghiere di chi gli è accanto, di chi lo implora di non stancarsi, di riposare si fanno ancora più accorate. Il paziente cede malvolentieri. Lui, come nessuno, ha voglia di parlare, ha voglia di fare, ha voglia di vivere. «Appena esco di qui – è l’invito prima dei saluti – ci vediamo».</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/io-non-mollo-2135779.html"><em><strong>Il Giornale</strong></em></a></p>
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