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	<title>flat tax Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>flat tax Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Giusto fermarsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 18:00:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bisogna stare attenti a non farsi prendere dal partito preso, a non valutare questa o quella proposta a seconda di chi la fa, a non soffiare sul fuoco del luogo comune e della faziosità. L’idea, avanzata in un ordine del giorno da sei senatori di Fratelli d’Italia, tesa a fermare al primo grado il contenzioso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna stare attenti a non farsi prendere dal partito preso, a non valutare questa o quella proposta a seconda di chi la fa, a non soffiare sul fuoco del luogo comune e della faziosità. L’idea, avanzata in un ordine del giorno da sei senatori di Fratelli d’Italia, tesa a fermare al primo grado il contenzioso fiscale nel caso in cui il giudice abbia dato ragione al contribuente, è giusta. E non c’entra un bel niente con la compiacenza verso l’evasione fiscale.</p>
<p>In materia fiscale la destra ha fatto la campagna elettorale e poi annunciato il proprio indirizzo di governo, proponendo la flat tax per tutti. È una tale corbelleria che per sostenerla sono costretti a barare sul significato di flat e a spostarne l’avvento alla fine della legislatura. Il cielo provveda. Poi è stata la Lega a proporre altri e osceni condoni, che sono schiaffi in faccia ai contribuenti che pagano il dovuto. Ma non è che, se penso questo, sono poi tenuto a dire che vada male qualsiasi cosa dicano.</p>
<p>I sei senatori scrivono: «Le modalità di gestione del contenzioso tributario non sempre sono caratterizzate da una gestione efficiente e imparziale». Se la lingua italiana la si rispettasse, oltre a esaltarla sconoscendola, non sarebbe male. Ma quel che propongono è giusto: se il giudice riconosce che il contribuente ha ragione non ha senso continuare. Anche perché: a. è l’Agenzia delle Entrate che mi chiede di pagare un determinato tributo od ottemperare a un adempimento; b. io cittadino obietto che no, non è dovuto e mi rivolgo a un giudice che, per giunta, fa capo all’amministrazione fiscale; c. il giudice riconosce che sono nel giusto; d. la differenza fra me e l’Agenzia è che io pago, mentre la controparte è pagata per reclamare. Le parti non sono affatto sullo stesso piano.</p>
<p>Sostiene l’ottimo Luigi Marattin, di Italia Viva: allora lo stesso criterio deve valere per tutti i processi, anche civili. No, vale e deve valere in tutti i casi in cui è lo Stato ad accusarmi e, quindi, spetta allo Stato dimostrare che sono colpevole o evasore. E se mi assolvono non ha il diritto di continuare a dire che sono un criminale o un evasore (al quotidiano “la Repubblica” ieri hanno messo in pagina il peggiore giustizialismo, partendo dalla presunzione di colpevolezza ed evasione). Nel civile è diverso, perché un cittadino ne cita un altro.</p>
<p>Piuttosto: si sono accorti che nel processo contabile (Corte dei conti) manca il terzo grado e l’accusato non ha manco il diritto di parlare? Prima di dire che tutti i processi hanno tre gradi, provino ad approfondire.</p>
<p>In sintesi: se lo Stato accusa, è lo Stato che deve dimostrare; se non ci riesce davanti al primo giudice non può inchiodarmi a vita nei ricorsi. Per la teorizzazione opposta rivolgersi all’inciviltà giuridica del governo Conte e all’abolizione della prescrizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/579"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Tre in Uno</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tre-in-uno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2023 15:12:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[irpef]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una carrellata di titoli e annunci ha informato gli italiani dell’imminente riforma fiscale, consistente in tre aliquote Irpef e una flat tax. Peccato che se ci sono tre aliquote non può esserci la flat, ovvero l’aliquota unica, e viceversa. Non si tratta d’essere esperti di fisco, ma di capire che o è una o sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una carrellata di titoli e annunci ha informato gli italiani dell’imminente riforma fiscale, consistente in tre aliquote Irpef e una flat tax. Peccato che se ci sono tre aliquote non può esserci la flat, ovvero l’aliquota unica, e viceversa. Non si tratta d’essere esperti di fisco, ma di capire che o è una o sono tre. Il solo caso in cui le due cose coincidono ha a che vedere con il sacro. È come avere annunciato una legge per i bipedi con quattro gambe. La spiegazione c’è e mostra più di quel che quegli annunci nascondono.</p>
<p>Il viceministro all’Economia Maurizio Leo, che conosce bene la materia e ha lunga esperienza, ha detto che la riforma in cantiere conta di avere il valore che ebbe la riforma degli anni Settanta. Ma la riforma che porta il nome di Bruno Visentini, varata nel 1975, era da subito compiuta, non un divenire sottoposto ai marosi della politica, e comportava una modalità di tassazione uguale per i redditi di natura differente. La così detta Visentini bis del 1983 non modificò quell’assetto ma intervenne sui bilanci societari.</p>
<p>Posto che, allo stato attuale, c’è una legge delega già approvata (per sua natura dettagliata nell’elenco e generica nelle modalità) e si dispone soltanto di anticipazioni, per giunta prestate in modo confuso, quel che si prospetta è piuttosto diverso. Fra le altre cose: 1. Le aliquote Irpef (ovvero il reddito delle persone fisiche, la dichiarazione che presentiamo, almeno quanti di noi pagano le imposte) passano da 4 a 3, ma per valutarne gli effetti occorre sapere quali siano e per quali scaglioni di reddito. Se il gettito restasse invariato qualcuno pagherebbe di più e altri meno; se il gettito calasse occorrerebbe sapere quali spese si tagliano; 2. La flat per tutti sarebbe una non flat relativa al reddito incrementale maturato nel corso dell’anno, quindi non scatterebbe lo scaglione successivo ma si pagherebbe un’aliquota diversa (che già non sono più 3); 3. La flat rimane per gli autonomi sotto un certo livello e che accettino il forfettario ma – a parte che anche questa è una non flat, bensì un’aliquota specifica (e daje a vederle aumentare) per determinati redditi – ne discende che trattasi del contrario della riforma Visentini, impostando una tassazione diversa a seconda non del livello ma della tipologia di reddito; 4. La flat vera, (un’aliquota uguale per tutti) resta come l’approdo promesso, ma non si sa con quale rotta e, comunque, anche in questo caso l’opposto della Visentini, che come era restava.</p>
<p>Fin quando non leggeremo i testi non siamo autorizzati a esprimere giudizi sulla riforma in sé. Riordino, semplificazione e lealtà verso il contribuente sono buone cose. Ma non sono quelle che finora leggiamo.</p>
<p>Veniamo alla pressione fiscale, a quanto costa il fisco per i contribuenti onesti. Lo slogan di tutti è che debba diminuire, fin qui è andata bene se non aumentava. Capiamoci: se la pressione fiscale dovesse crescere perché si fa pagare il dovuto agli evasori festeggeremmo, essendo la premessa per farla scendere agli onesti. Ma all’opinione pubblica si fa credere che l’evasore fiscale sia il pescecane approfittatore che s’arricchisce, il che è vero in qualche caso, per il quale è previsto anche il carcere (lallero); la gran parte dell’evasione consiste invece in scontrini non battuti, prestazioni in nero e fatture non fatte, il che comporta un accordo fra fornitore e cliente, mentre nessuno dei due ha la sensazione d’arricchirsi ma ritiene giusto non impoverirsi. Certo, sono disonesti. Ma è disonesto anche far credere che il recupero dell’evasione non riguardi il ricorrente dialogo: «Quanto le devo?», «Con la fattura o senza, nel primo caso c’è anche l’Iva». Chi si prende l’onere politico di spiegarlo, visto che si partì con lo sbagliatissimo piede di limitare anziché incentivare i pagamenti digitali?</p>
<p>Non c’è nessun gusto nel criticare a prescindere. Attendiamo il testo. Ma neanche è piacevole essere presi per quelli che salutano la mirabolante novità dei calvi con la zazzera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-11-marzo-2023-la-ragione/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Luca Ricolfi: Il populismo fiscale primo nemico della ripresa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-il-populismo-fiscale-primo-nemico-della-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 06:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Manovra, un premio ai furbetti all&#8217;italiana</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/manovra-il-premio-ai-furbetti-allitaliana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2018 08:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[manovra governo]]></category>
		<category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anni fa, circolava l’innocente barzelletta del cumenda milanese che vede un tizio il quale in pieno orario lavorativo se ne sta bel bello ad oziare steso al sole. «Ueh, ma cosa fai seduto lì a far niente? Perché non vai a lavorare?». Il tizio gira appena la testa: «E poi?». «Beh poi impari sempre meglio, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anni fa, circolava l’innocente barzelletta del cumenda milanese che vede un tizio il quale in pieno orario lavorativo se ne sta bel bello ad oziare steso al sole. «Ueh, ma cosa fai seduto lì a far niente? Perché non vai a lavorare?». Il tizio gira appena la testa: «E poi?». «Beh poi impari sempre meglio, sei pagato di più e risparmi qualcosa». «E poi?». «Se hai testa investi quello che hai risparmiato, metti su una tua attività, crei posti di lavoro e diventi benestante». «E poi?». Il cumenda esasperato: «E alla fine ti godi un meritato riposo!». «E io che sto facendo?».</p>
<p>Ecco, nell&#8217;Italia di oggi il cumenda ha perso e l&#8217;ozioso, furbo, neghittoso tizio ha il suo momento di gloria. Le misure contenute in parte nella<strong> legge di bilancio</strong> o in altre annunciate disposizioni, oltre ai prevedibili effetti economici negativi stanno legittimando in Italia una cura che non porterà nulla di buono.</p>
<p>Partiamo da una misura in teoria a favore del lavoro, la <strong>flat tax per i lavoratori autonomi</strong>. Fino a 65.000 € di fatturato si applica un regime forfettario del 15%, da 65.000 a 100.000 del 20%. Bene, se invece si fattura 100.001€, allora si riapplica in toto l&#8217;attuale regime che oltre 75.000 euro prevede il 43% di imposta sul reddito. In altre parole il messaggio è non «crescere!»: se il tuo giro d&#8217;affari supererà i 100.000 euro dovrai incassarne molte decine di migliaia in più perché netto ti rimanga quanto già ottieni con 99.999.</p>
<p><strong>E le pensioni?</strong> Oltre ai danni alle casse dello Stato, il messaggio è lo stesso «non lavorare!», ritirati presto dalla vita attiva se puoi e se per caso hai una pensione superiore ai 1500€ al mese noi te la blocchiamo o decurtiamo, a prescindere dal fatto che tu abbia versato a sufficienza per coprire l’assegno pensionistico (contributivo) o no (retributivo): che tu abbia meritato quei soldi è indifferente. Se poi a ciò si aggiungerà il divieto di cumulo pensione-lavoro, il capolavoro sarà completo.</p>
<p><strong>Che dire del reddito di cittadinanza?</strong> Sarà ridotto perché non ci sono le risorse, ma ormai le frottole sui tutor fanno ridere (chi sarebbero? Di quante decine di migliaia di controllori ci sarebbe bisogno?), così come quelle sulle tre offerte di lavoro che se non accettate tolgono il diritto. A Napoli la disoccupazione è al 24%: chi mai troverà i tre posti disponibili nel raggio di 50 km? Anche se i centri per l’impiego fossero meno inefficienti di oggi, non succederebbe. È una mancia con l&#8217;invito a non lavorare e, semmai, a fare un po&#8217; di nero.</p>
<p><strong>La proroga di 15 anni ai concessionari degli stabilimenti balneari</strong> è uno schiaffo a chi potrebbe amministrarli meglio e magari pagare di più allo Stato: oggi in regioni come la Sicilia i gestori versano in tutto poche decine di migliaia di euro e nel resto del paese la situazione è di poco migliore. Hai una rendita di posizione? Non temere, dunque. Per esempio, anche se sei un insegnante meno bravo o dedicato di altri, non ti preoccupare, i presidi non potranno fare più chiamate dirette e ci si può rilassare senza nemmeno preoccuparsi di dare i compiti a casa ai ragazzi, sconsigliati dal ministro dell&#8217;istruzione che, per andare sul sicuro, vuole togliere o «modificare» i test internazionali Invalsi.</p>
<p>E se non hai pagato i contributi previdenziali il fisco o addirittura hai esercitato abusivamente una professione sanitaria, niente paura, ci sono<strong> condoni per tutti</strong> (con in sovrappiù i rischi per la salute dei cittadini).</p>
<p>lnfine, c&#8217;è un tipo di organizzazione che necessariamente reinveste i suoi profitti e non li distribuisce ai suoi azionisti, quella <strong>non profit</strong>, che crea così nuove opportunità di lavoro e aiuta le persone. Certamente ci sono degli abusi, ma invece di reprimere quelli cosa si fa? Si raddoppiano le tasse agli enti senza scopo di lucro: non fare del bene!</p>
<p>Questa battaglia culturale contra il lavoro, il merito, l’innovazione, l&#8217;altruismo e la concorrenza a favore di furbizia e rendite di posizione fa dell’Italia un caso unico al mondo. E non da celebrare.</p>
<p>Alessandro De Nicola, La Stampa 28 dicembre 2018</p>
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		<title>Quel taglio alle tasse buono e giusto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-taglio-alle-tasse-buono-e-giusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 08:41:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facciamo una breve premessa la flat tax, chiunque e in qualunque maniera la introduca, è cosa buona e giusta. Il suo principio è sacrosanto. Il reddito è roba nostra. Noi non lavoriamo per lo Stato, altrimenti saremmo dei moderni schiavi, noi si lavora per il nostro egoistico e privatissimo soddisfacimento. La battaglia contro l&#8217;ipertassazione prima [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo una breve premessa la<strong> flat tax</strong>, chiunque e in qualunque maniera la introduca, è cosa buona e giusta. <strong>Il suo principio è sacrosanto</strong>. Il reddito è roba nostra. Noi non lavoriamo per lo Stato, altrimenti saremmo dei moderni schiavi, noi si lavora per il nostro egoistico e privatissimo soddisfacimento.</p>
<p>La battaglia contro l&#8217;ipertassazione prima di tutto è <strong>una battaglia di libertà</strong>. Poi grazie al cielo essa agisce sugli incentivi. Maggiore è il reddito che tengo per me stesso, maggiore è l&#8217;incentivo a guadagnarne di più, e maggiore la probabilità che esso venga speso. <strong>Meglio un euro speso da un privato</strong>, di un euro speso da un burocrate pubblico in nome nostro.</p>
<p>È evidente che in una società moderna sono necessarie delle risorse collettive per mantenere il funzionamento dello Stato, che è pur sempre necessario. A ciò si aggiunga la<strong> tutela dei più deboli</strong> e dei più sfortunati, che in una civiltà moderna e ricca come la nostra è sacrosanto mettere in carico alla collettività. Ma da qui a pretendere che <strong>più del 50% della spesa pubblica</strong>, come avviene in Italia, sia gestito dallo Stato è un orrore fiscale.</p>
<p><strong>La flat tax prevede una semplificazione</strong> (anche se con due aliquote) enorme e un abbassamento del carico fiscale per i maggiori contribuenti. Non staremo qui a ricordarne i benefici. E non vogliamo fare come gli amici dell&#8217;Istituto Bruno Leoni, detentori di una proposta sulla ftat tax, che stanno storcendo il naso perché cercano il «pelo nell&#8217;uovo».</p>
<p>Portiamoci a casa questa rivoluzione e poi vediamo.</p>
<p><strong>C&#8217;è un solo grande problema sulla riduzione fiscale</strong> e riguarda le banche, che potrebbe creare una distorsione difficilmente gestibile per tutti: da Carlo Messina di Intesa San Paolo, la banca più solida in Italia, a Mustier di Unicredit, per non parlare di quelle con le spalle meno larghe. Per un complesso meccanismo, che sarebbe difficile qui spiegare, <strong>rischiano di vedersela brutta</strong> se dovesse passare l&#8217;aliquota unica del 15%. In sostanza, secondo i calcoli del Sole 24 ore, potrebbero vedersi addossati costi straordinari per tre miliardi. Dolori che si aggiungano alle incredibili previsioni europee sulla gestione delle partite incagliate e sofferenti.</p>
<p><strong>Ve la facciamo semplice</strong>. Oggi gli istituti di credito (a differenza delle società di capitali) pagano un&#8217;imposta sul reddito del 27,5%: dunque tre punti in più alle normali imprese. Se l&#8217;aliquota Ires dovesse scendere al 15%, dovrebbero (la diciamo male, ma la sostanza è questa) ridare indietro la maggiore e non dovuta imposta che si sono messi a credito negli anni passati.</p>
<p><strong>Armando Siri</strong>, l&#8217;economista che ha studiato la flat tax per Salvini, dice che la situazione la conosce bene e a questa Zuppa dichiara: «<strong>Punto primo</strong> non abbiamo intenzione di mettere una doppia aliquota per le imprese, come invece ci sarà per le famiglie. Essa sarà unica, come d&#8217;altronde lo è oggi. <strong>Punto secondo</strong>: le banche non avranno alcuna riduzione fiscale in termini di sconto Ires, per l&#8217;esistenza delle Dta (questo meccanismo di imposte differite, di cui abbiamo parlato, nda) e per il fatto che non sono assimilabili alle imprese commerciali tradizionali».</p>
<p>Insomma le banche a sentire Siri, non avranno sconti fiscali, e paradosso dei paradossi, proprio per questo motivo possono dormire sonni tranquilli.</p>
<p>Nicola Porro, Il Giornale 26 maggio 2018</p>
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		<title>&#8220;La ricetta per l&#8217;Italia? Taglio della spesa e meno tasse&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-ricetta-per-litalia-taglio-della-spesa-e-meno-tasse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 May 2018 09:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Governo tecnico, spesa pubblica, tasse, politica monetaria e Ue: ne parla Carlo Cottarelli in questa intervista a Pietro Senaldi per Libero Buongiorno presidente&#8230; Presidente è uno dei pochi titoli che non ho, mi chiami dottore. Anche professore sarebbe esagerato. Insegno in università, ma a contralto, non ho mai vinto un concorso. Ma oggi Mattarella potrebbe [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Governo tecnico, spesa pubblica, tasse, politica monetaria e Ue: ne parla Carlo Cottarelli in questa intervista a Pietro Senaldi per Libero</em></p>
<p><strong>Buongiorno presidente&#8230; </strong></p>
<p>Presidente è uno dei pochi titoli che non ho, mi chiami dottore. Anche professore sarebbe esagerato. Insegno in università, ma a contralto, non ho mai vinto un concorso.</p>
<p><strong>Ma oggi Mattarella potrebbe chiamarla e offrirle la Presidenza del Consiglio, tutta la stampa la dà tra i papabili&#8230; </strong></p>
<p>Da dopo il voto non ho sentito nessuno, prima invece qualcuno si era fatto vivo. Comunque mi stupirei molto di ricevere una chiamata di quel tipo: se ci fosse un governo istituzionale, la prima emergenza da affrontare sarebbe dotare il Paese di una legge elettorale che consenta di avere un vincitore dopo il voto, e allo scopo è più indicato un giurista, io sono un economista.</p>
<p><strong>Mattarella però è molto preoccupato dai conti ed è sensibile alle reprimende che l&#8217;Europa continua a farci in materia&#8230; </strong></p>
<p>Per un italiano servire il governo è un onore e io non sono uno che si tira indietro. Però bisogna vedere per fare cosa uno viene chiamato.</p>
<p><strong>Le interesserebbe un dicastero economico?</strong></p>
<p>Se si parla di un governo a tempo, di pochi mesi, come pare, non credo che potrei incidere più di tanto. Se poi si vuole aumentare il deficit, non sono io la persona giusta.</p>
<p><strong>Ah già: lei non ha avuto fortuna in politica perché è un duro&#8230;</strong></p>
<p>Io non sono un duro. Non sono uno di quei medici che dice &#8220;l&#8217;operazione è riuscita ma il paziente è morto&#8221;. Più semplicemente, sono un interventista e offro delle soluzioni tecniche, che i politici difficilmente adottano perché pensano alle elezioni e molti non sono troppo interessati a una strategia di medio periodo.</p>
<p><strong>E quanto ha imparato dalla sua esperienza di commissario alla spending review, quattro anni fa?</strong></p>
<p>Sì. Peraltro allora il tempo ci sarebbe anche stato. E poi le elezioni sono state perse anche senza i miei tagli. Io non voglio sparare sui politici, sarebbe troppo facile per me che poi non devo rendere conto nell&#8217;urna delle mie azioni, però mi lasci dire che ogni tanto avverto della miopia nel loro modo di pensare.</p>
<p><strong>Che cosa serve al Paese adesso?</strong></p>
<p>Mi auguro un governo politico che duri. Non mi entusiasmano i governi tecnici. Certo che mi rendo conto che, stante la situazione, non è improbabile che ci troveremo davanti a una situazione transitoria: un esecutivo di qualche mese, poco politico, per fare la Legge elettorale e sbrigare le pratiche ordinarie.</p>
<p><strong>Che faccia anche la finanziaria?</strong></p>
<p>Se necessario, per me basterebbe la legge elettorale.</p>
<p><strong>Ma come, si sente dire che senza un governo che sventi l’lva, faccia la manovra e rimetta a posto i conti finiremmo nei guai. E poi l&#8217;Europa ci chiede stabilità&#8230;</strong></p>
<p>Le preoccupazioni dell&#8217;Europa sono legittime ma io non credo che nell&#8217;immediato ci sia da preoccuparsi per l&#8217;assenza di governo o per gli sviluppi politici incerti. Non siamo nel 2011, con lo spread che incombe e non è vero che l’Europa preme per un governo di tecnici, come faceva invece allora. L&#8217;unica spinta a un esecutivo istituzionale è data dal fatto che i partiti non riescono a mettersi d&#8217;accordo per fame uno politico. In realtà, dal punto di vista dei mercati potremmo tranquillamente permetterci di cambiare la legge elettorale e tornare alle urne a ottobre: quanto tempo serve al Parlamento per darci un nuovo sistema di voto?</p>
<p><strong>Rivotare significa mandare a casa mille neoeletti e sconquassare la mappa dei poteri, non solo politici. Ma parliamo d&#8217;economia: perché non c’è emergenza, ci stanno prendendo in giro?</strong></p>
<p>I mercati sono narcotizzati da Draghi, che continua a comprare titoli di Stato. E poi, finché c’è crescita, i mercati sono tranquilli. Io invece sono preoccupato che uno choc esterno possa causare una recessione e far schizzare lo spread, esattamente come avvenne nel 2011.</p>
<p><strong>E il debito pubblico monstre?</strong></p>
<p>Quello conta poco, finché cresce l&#8217;economia. Ma diventerebbe invece molto pericoloso se entrassimo in recessione, perché riprenderebbe a crescere rispetto al Pil. La situazione è fragile: finché uno non tira il sasso, il vetro regge, ma se ci fosse uno choc esterno la pagheremmo cara.</p>
<p><strong>Ma allora la crisi è davvero finita: possiamo tagliare le tasse come vogliono Lega, Forza Italia e Fdi e distribuire redditi di cittadinanza come promette M5S? </strong></p>
<p>Le persone sono preoccupate che i partiti non mantengano le promesse elettorali, io invece temevo che fossero mantenute e il fatto che non lo siano state è l’unico effetto positivo del non governo. Nei programmi elettorali, tutti avevano sforato: il Pd di 38 miliardi, il centrodestra di 52, M5S di 64.</p>
<p>Vis-a-vis, nel suo studio presso l&#8217;Università Cattolica di Milano, dove dirige l&#8217;Osservatorio sui Conti Pubblici, Carlo Coltarelli riesce a semplificare perfino l&#8217;ingarbugliata situazione italiana. Siamo nei guai, ma ce la possiamo fare. I conti tengono, risanare l&#8217;Italia è possibile, si può tornare a votare subito, a patto che si abbia una legge elettorale efficace, l&#8217;Europa è una bisbetica domabile, si può tagliare la spesa pubblica senza perdere consenso e mettere sul lastrico le famiglie, esiste un modo sano per gestire il fenomeno migratorio. Così la vede Mister Forbici.</p>
<p>«Anche se il soprannome che più mi piace è un altro. Me lo appioppò, proprio su Libero, Mario Giordano. Feci una proposta per risparmiare sull&#8217;illuminazione nelle città e mi ribattezzò &#8220;il genio del lampione&#8221;. Simpatico, anche se un po&#8217; impreciso nel raccontare il mio progetto.</p>
<p><strong>Oggi parte l&#8217;ultimo giro di consultazioni, presto potremmo avere il governo: se non disinneschiamo le clausole Ue sull&#8217;aumento dell&#8217;Iva sono dolori? </strong></p>
<p>L&#8217;aumento dell&#8217;Iva rallenterebbe l&#8217;economia, perché incide sui consumi. Certo, nel breve migliora i conti pubblici, ma ci sarebbero modi migliori per rafforzarli. Comunque, per evitarlo servono 12,5 miliardi, esattamente l&#8217;aumento della spesa pubblica previsto per il prossimo anno dal documento di programmazione finanziaria. Basta mantenere la spesa costante e si scongiura il problema.</p>
<p><strong>Alla fine si torna sempre lì, mister Forbici? </strong></p>
<p>Io non sono di quelli che pensano che tagliando la spesa l&#8217;economia parta per una sorta di effetto fiducia. Se si taglia, nel breve c’è un prezzo da pagare. Però devi farlo, e prima che torni la recessione, perché altrimenti torna il film del 2011: le cose vanno fatte per gradi, non in emergenza, perché quando sei pressato non hai possibilità di scelta e ti avviti, come capitato al governo Monti.</p>
<p><strong>Quel governo fu una iattura&#8230; </strong></p>
<p>Data l’emergenza non si poteva fare molto altro. Per questo bisogna muoversi adesso, per evitare che si renda necessario un altro governo stile Monti.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia è in tempo per salvarsi? </strong></p>
<p>Sì, a meno che non capiti una recessione improvvisa.</p>
<p><strong>Che è alle porte? </strong></p>
<p>Le recessioni sono imprevedibili ma prima o poi capitano, è matematico. Ora, le previsioni sono buone.</p>
<p><strong>Nel 2019, quando Draghi lascerà la Banca Europea e smetterà di comprare vagonate di debito pubblico, torneranno i guai? </strong></p>
<p>Aumenteranno i tassi, ma non sarà drammatico se nel frattempo avremo migliorato i nostri conti.</p>
<p><strong>Mi spieghi la sua ricetta graduale per salvare il Paese? </strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo è raggiungere gradualmente il pareggio di bilancio. Non siamo lontani: basta congelare la spesa per tre-quattro anni, al netto dell&#8217;inflazione, e in una situazione di crescita moderata come oggi raggiungi la scopo senza particolare sforzo.</p>
<p><strong>Congelamento lineare? </strong></p>
<p>No. Iniziamo a togliere dei bonus elettorali, come quello ai diciottenni alle neomamme, non è così che si aiutano giovani e famiglie. Abbiamo ancora un costo dei trasporti sussidiato: io guadagno bene e pago l’abbonamento del tram 300 euro l&#8217;anno, ma in sede di dichiarazione dei redditi ne potrei avere indietro 60: le pare giusto? E poi basta con trasferimenti senza senso alle imprese e con il groviglio di detrazioni e deduzioni. Non sono per la flat tax, ma riconosco che ha il pregio di eliminare un sacco di sconti fiscali dannosi. Certe proposte delle forze cosiddette populiste non sono da buttare.</p>
<p><strong>Non è per la detassazione? </strong></p>
<p>Sì, certo che abbassare le tasse aiuta l’economia, ma in Italia è rischioso se la riduzione non è finanziata dal taglio della spesa.</p>
<p><strong>Il Pil sale ma su 28 Paesi Ue, l’Italia, quanto a crescita, si classifica ventiseiesima. Gli occupati salgono, ma siamo ventottesimi su 28&#8230; </strong></p>
<p>Pero siamo messi un po&#8217; meglio in classifica in termini di reddito pro-capite, grazie al fatto che la popolazione è diminuita. Comunque la crescita non è sufficiente per recuperare il terreno perso negli ultimi vent&#8217;anni, che sono stati per l’economia i peggiori dall&#8217;Unità d&#8217;Italia a oggi.</p>
<p><strong>I guai sono iniziati con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;euro: è un caso? </strong></p>
<p>Prima svalutavamo, ora non è possibile. Per cui se il costo del lavoro aumenta più della produttività, come successo nei primi dieci anni dell&#8217;euro, perdiamo competitività. Come disse l&#8217;allora governatore di Bankitalia, Fazio, nel &#8217;98, quando variano le regole del cambio monetario, se non muti i comportamenti economici ci impieghi poco a perdere competitività e occupazione. Abbiamo adottato una moneta più forte ma abbiamo continuato a comportarci come se potessimo svalutare. L&#8217;inflazione è rimasta più alta che in Germania per una decina d&#8217; anni anche perché abbiamo aumentato la spesa pubblica anziché stringere la politica fiscale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p><strong>Come se ne esce? </strong></p>
<p>Uscire dall&#8217;euro è complicato. In termini di competitività e costo del lavoro stiano recuperando. Bisogna accelerare riducendo altri costi che gravano sulle imprese: l&#8217;eccesso di burocrazia, il peso della tassazione, la giustizia lenta.</p>
<p><strong>Gettiamo la maschera: l&#8217;Unione Europea è sorella o matrigna? </strong></p>
<p>Gli Stati che compongono la Ue sono spesso ancora troppo egoisti e ciechi. Ognuno persegue il proprio interesse e alla fine ci perdono tutti, perché anziché difendere l&#8217;area economica che hanno creato, la danneggiano. Ci facciamo competizione interna anziché competere con il mondo. La viviamo male, tedeschi compresi: da otto anni violano le linee guida Ue con un avanzo nei conti con l&#8217;estero di 300 miliardi di dollari. Ma in realtà significa che lavorano per gli altri, come i cinesi. Non si godono il frutto della loro ricchezza, consumano troppo poco.</p>
<p><strong>Con questa Europa divisa, comprende le istanze dei sovranisti? </strong></p>
<p>Non sono un politico, dò giudizi tecnici. Se per sovranismo si intende l’uscita dall&#8217;euro, non la ritengo conveniente. Se viceversa si intende far valere i nostri interessi a Bruxelles, è quello che dovremmo fare, visto che gli altri Paesi lo fanno. Ma attenti all&#8217;antieuropeismo spinto. In realtà, con le clausole delle forme strutturali, del ciclo economico, della sicurezza e dell&#8217;allarme immigrazione, la Ue ci ha concesso più di una deroga al patto di stabilità. Siamo noi che non le abbiamo ottimizzate. Presto in Europa saranno prese decisioni sulle banche, l’immigrazione, la politica agricola: se ci presenteremo al tavolo senza un governo forte, non riusciremo a far pesare i nostri interessi e a difenderci.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Pietro Senaldi</strong>, Libero 7 maggio 2018</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-ricetta-per-litalia-taglio-della-spesa-e-meno-tasse/">&#8220;La ricetta per l&#8217;Italia? Taglio della spesa e meno tasse&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Flat tax? Per 3/4 degli italiani c&#8217;è già</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-per-3-4-degli-italiani-ce-gia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 14:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aliquote progressive, tax expenditures e bonus 80 euro fanno già una “flat tax”. Non nella forma, naturalmente, ma nella sostanza. Almeno per tre quarti degli italiani. Il 75% dei contribuenti è infatti a Irpef zero o comunque sconta un prelievo inferiore al 15% del proprio reddito complessivo. Chi beneficerebbe della “tassa piatta”, sarebbe invece il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aliquote progressive, tax expenditures e bonus 80 euro <strong>fanno già una “flat tax”</strong>. Non nella forma, naturalmente, ma nella sostanza. Almeno per tre quarti degli italiani. <strong>Il 75%</strong> dei contribuenti è infatti a Irpef zero o comunque sconta un prelievo inferiore al 15% del proprio reddito complessivo. Chi beneficerebbe della “tassa piatta”, sarebbe invece <strong>il restante 24,92%</strong> della platea, vale a dire 10,2 milioni di persone che applicano oggi un&#8217;Irpef superiore al 15%: un popolo che spazia dai 2,2 milioni di contribuenti con un reddito complessivo compreso tra i 26 mila e i 29 mila euro annui, per i quali la differenza sarebbe comunque limitata rispetto al 17,35% di oggi, fino ai 35.677 “Paperoni”, che dichiarano oltre 300 mila euro, versandone attualmente il 39,52% al fisco.</p>
<p><strong>È quanto evidenzia</strong> uno studio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, basato sulle statistiche diffuse dal Dipartimento delle finanze con riferimento alle dichiarazioni 2017 (si veda ItaliaOggi del 29 marzo scorso). L&#8217;analisi dei grandi numeri associati ai redditi dichiarati, ma soprattutto alle spese fiscali (deduzioni e detrazioni), costituiscono “la premessa ineludibile per qualsiasi ragionamento di ridisegno del prelievo osserva il Cndcec.</p>
<p><strong>Rispetto ai circa 843 miliardi di euro</strong> prodotti dalle persone fisiche nell&#8217;anno 2016, la base imponibile vera e propria si attesta a <strong>797 miliardi</strong>. Ciò per effetto dello scomputo dei redditi assoggettati a cedolare secca sulle locazioni di immobili (circa 13 miliardi di euro), delle deduzioni sulla prima casa (8,8 miliardi) e degli altri oneri deducibili, superiori ai 26 miliardi di euro. Tra questi spiccano i 19,5 miliardi di euro per contributi previdenziali e assistenziali, ma anche i 3,6 miliardi destinati dagli italiani alla pensione integrativa.</p>
<p>Una volta determinata un&#8217;Irpef lorda pari a 216 miliardi di euro <strong>subentrano le detrazioni</strong>. Come di consueto le voci più costose per l&#8217;erario sono quelle per i redditi da lavoro (42,1 miliardi di euro) e per i familiari a carico (12,6 miliardi), ai quali si aggiungono i bonus per ristrutturazioni edilizie (5,3 miliardi), per il risparmio energetico (1,3 miliardi) e le spese sanitarie (3,3 miliardi).</p>
<p><strong>Il totale delle detrazioni</strong> ammonta a 67,5 miliardi di euro, anche se circa 7 miliardi vengono persi dai contribuenti incapienti (ossia privi di Irpef). Sommando il bonus degli 80 euro mensili, fruibile da 11,5 milioni di lavoratori, il totale di soggetti con imposta nulla sale a 12,6 milioni, ossia 31% del totale. Si ricorda che nel 2016 il 45% dei contribuenti ha dichiarato redditi compresi entro i 15 mila euro annui, versando appena il 4,2% dell&#8217;imposta totale.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Valerio Stroppa</strong>, ItaliaOggi 4 aaprile 2018</p>
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		<title>&#8220;Arrivano i barbari&#8221;. Considerazioni e (3) certezze post-voto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/arrivano-i-barbari-considerazioni-e-3-certezze-post-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 09:06:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[reddito cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Arrivano i barbari”, cantava Giorgio Gaber. Ascoltatela, quella riflessione profetica. Avvertiva che ci sono già, i barbari, perché siamo noi. Adesso li abbiamo anche contati nell’urna elettorale. Come quelli cantati, anche questi barbari non sono un’invasione dall’esterno, ma dall’interno. Tanti sono allarmati, da quando hanno visto come è composta la maggioranza degli elettori. Ero allarmato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/arrivano-i-barbari-considerazioni-e-3-certezze-post-voto/">&#8220;Arrivano i barbari&#8221;. Considerazioni e (3) certezze post-voto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Arrivano i barbari”, cantava Giorgio Gaber</strong>. Ascoltatela, quella riflessione profetica. Avvertiva che ci sono già, i barbari, perché siamo noi. Adesso li abbiamo anche contati nell’urna elettorale. Come quelli cantati, anche questi barbari non sono un’invasione dall’esterno, ma dall’interno.</p>
<p><strong>Tanti sono allarmati</strong>, da quando hanno visto come è composta la maggioranza degli elettori. Ero allarmato prima, bastandomi la quasi totalità di quelli che i voti li chiedevano.</p>
<p><strong>A leggere e ascoltare i commenti</strong> sembra che il pericolo consista nella diversità dei nuovi eletti. Lo vedo, piuttosto, nel loro essere uguali, figli di letti diversi, ma di un medesimo padre: l’assistenzialismo a debito.</p>
<p>Ci si allarma perché potrebbe non esserci una maggioranza.</p>
<p><strong>Mi allarmo per la sua potenziale vastità</strong>. Già, perché se si va oltre lo sbandierare di straccetti incolori e senza vessillo, pregni d’idee come l’insegna appresso la quale Dante accoda gli ignavi, se si omette il delirio egolatrico dei capetti tonitruanti, ci si accorge che sono, fra loro, tanto vicini da essere quasi avvinghiati.</p>
<p><strong>I pentastellati fecero messe di voti</strong> proponendo il reddito di cittadinanza. Ma non erano i loro antagonisti a proporre il reddito d’inclusione e quello di dignità? Nessuno di loro saprebbe spiegare come funziona l’uno o l’altro, ma tutti hanno coltivato la medesima speranza: che l’ascoltatore senza reddito adeguato intendesse d’essere destinatario di soldi altrui.</p>
<p>Possibile che siano così fessi da averci creduto? E perché non avrebbero dovuto?</p>
<p><strong>Dal governo Renzi varò anche il regalo di compleanno</strong>, a spese dell’erario, mentre Berlusconi, tralasciando la più alta spesa pensionistica d’Europa, prometteva più pensioni ricordando d’averle già alzate.</p>
<p><strong>Chi paga?</strong> E chi se ne frega, intanto si vincono le elezioni. I frinenti non erano i più credibili, bensì i meno incredibili. Per mancanza di prove.</p>
<p><strong>I forzisti, divenuti debolisti, speravano di sbancare</strong> proponendo la flat tax al 23%. E che importa se i soli conti ben fatti la volevano al 25, ma con aumento dell’iva. Conta l’idea, che attira voti.</p>
<p><strong>I leghisti, però, li surclassarono: 15%</strong>. La magia affabulatoria voleva che più l’aliquota fosse bassa maggiore sarebbe stato il gettito.</p>
<p><strong>Miracolo!</strong> E tutti s’industriarono a spiegare che aumentando la spesa pubblica e il deficit sarebbe diminuito il debito, perché sarebbe cresciuto il pil.</p>
<p><strong>Arimiracolo!</strong> Diciamo che il Gatto e la Volpe furono meno creativi e più rurali. Ricordare a tutti loro che se si consuma più ricchezza di quanta se ne produce cresce una sola cosa, la povertà, era inutile pedanteria. Era il confessare d’essere servi della finanza e propugnatori della schiavitù.</p>
<p>Mi facevano e mi fanno impressione, ma non per quanto sono fra loro diversi, bensì per quanto sono fra loro simili.</p>
[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=2nwJVn7zyug[/embedyt] [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong> Come era ragionevole supporre, in questa gara dissennata</strong>, il M5S s’è mangiato il Pd e la Lega s’è pappata FI. Anche io, del resto, quando mi capita di comprare il biglietto di qualche lotteria scelgo quella che ha il monte premi più alto: ovvio che non vinco, ma, se capita, meglio il più del meno.</p>
<p><strong>Per il resto, che volete?</strong> La Lega aveva “no euro” nel simbolo e i 5S volevano il referendum per riprendersi la libertà. Berlusconi straparlava di doppia moneta e Renzi strologava di pugni battuti per avere elasticità. E a chi osservava che trattavasi di minchionerie galattiche rispondevano in coro: ti sta bene il mondo come è? No, non mi sta bene, ma quello modellato da cotante mani sarà peggiore.</p>
<p><strong>C’è ancora tempo, tanto tempo</strong>, prima che si avvii la formazione di un nuovo governo. Il punto di partenza non potrà che essere il responso degli elettori, fatto di tre cose:</p>
<p><strong>a.</strong> il partito di maggioranza relativa è il non partito (lo è ancora?) M5S;</p>
<p><strong>b.</strong> la coalizione di maggioranza relativa è il centro destra a trazione leghista;</p>
<p><strong>c.</strong> nessuno manco s’avvicina a quel che proclamava certo e indispensabile, ovvero una propria maggioranza. Il Pd può, in cortile, sfasciarsi con comodo.</p>
<p>Stando alle cose dette, lo ripeto, quel che inquieta non è che non ci sia una maggioranza, ma che sia fin troppo vasta.</p>
<p><strong>Intanto il neonato bipolarismo è fra estreme</strong>. Codesto è il capolavoro realizzato in ventiquattro anni di consegna dell’elettorato ragionevole al ricatto delle forze irragionevoli.</p>
<p><strong>Nel frattempo invito a dare un occhio alla cartina d’Italia</strong>, colorata elettoralmente: fate pure un governo dei pentastellati senza i leghisti, o viceversa, e la penisola si spacca in due. In campagna elettorale misero su una pantomima per sentirsi combattenti del 1945, salvo rischiare di abbattere il 1861.</p>
<p>Davide Giacalone, 8 marzo 2018</p>
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		<title>Flat tax, 5 domande a 3 liberali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-5-domande-a-3-liberali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 15:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La flat tax, l&#8217;aliquota fiscale unica, è stata uno degli argomenti più dibattuti della campagna elettorale 2018. Incostituzionale, vantaggiosa o inopportuna? Lo abbiamo chiesto a tre liberali doc: Alessandro De Nicola, Davide Giacalone e Antonio Martino. 1) La flat tax è incostituzionale? ADN: Sì, se non ci sono detrazioni significative. DG: No. Il riferimento è alla progressività, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La flat tax, l&#8217;aliquota fiscale unica, è stata uno degli argomenti più dibattuti della campagna elettorale 2018. Incostituzionale, vantaggiosa o inopportuna? Lo abbiamo chiesto a tre liberali doc: Alessandro <strong>De Nicola</strong>, Davide <strong>Giacalone</strong> e Antonio <strong>Martino</strong>.</p>
<p><strong>1) La flat tax è incostituzionale?</strong></p>
<p><strong>ADN</strong>: Sì, se non ci sono detrazioni significative.</p>
<p><strong>DG</strong>: No. Il riferimento è alla progressività, che rimane tale anche con una sola aliquota, data la diversa incidenza del reddito non tassabile (no tax area). <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-una-buona-idea-con-un-problema/">Lo ha spiegato benissimo Ricolfi</a>.</p>
<p><strong>AM</strong>: No. Se ne sostiene l’incostituzionalità perché non sarebbe progressiva, violando il principio costituzionale secondo cui “il sistema tributario è improntato a criteri di progressività”. In realtà, la flat tax è progressiva per via del reddito non soggetto a imposta.</p>
<p>Per semplicità di esempio, supponiamo che la quota di reddito esente sia pari a 5.000 euro, e prendiamo in considerazione due soggetti con redditi di 10.000 e 50.000 euro. L’aliquota di flat tax sia il 20%.</p>
<p>Il primo, con reddito di 10.000 euro, pagherebbe il 20% del suo reddito al netto della no-tax area. Cioè 10.000 – 5.000 = 5.000 * 0,2 = 1.000. Il rapporto fra imposte pagate e reddito sarebbe 1.000/10.000= 10%.</p>
<p>Il secondo pagherebbe il 20% di 45.000 euro, cioè 9.000 euro. Per lui il rapporto fra imposte pagate e reddito sarebbe 9.000/50.000 cioè il 18%. Le imposte, quindi, assorbono una percentuale di reddito maggiore per i redditi più alti, rispettando il principio della progressività.</p>
<p><strong>2) La flat tax è: a) lo shock che serve al Paese, b) semplicemente una buona proposta, c) una promessa elettorale? </strong></p>
<p><strong>ADN</strong>:<strong> </strong>Una buona proposta.</p>
<p><strong>DG</strong>: È una buona proposta.</p>
<p><strong>AM</strong>: È esattamente il tipo di shock che serve all’Italia in un momento in cui la crescita è inferiore all’errore statistico. Se impostata correttamente, la flat tax accrescerebbe l’incentivo a investire e renderebbe meno conveniente l’erosione di base imponibile e l’elusione delle imposte. Farebbe emergere forse anche una parte del reddito sommerso e tutte queste ragioni stimolerebbero reddito, produzione e occupazione. Altro vantaggio sarebbe l’aumento del gettito erariale. Contrariamente a quanto si crede, infatti, se si imposta correttamente la flat tax rende in termini di gettito, non costa.</p>
<p><strong>3) Quali sono i suoi principali vantaggi?</strong></p>
<p><strong>ADN</strong>: Semplificazione, proporzionalità, limitato recupero evasione fiscale, generale abbassamento delle tasse.</p>
<p><strong>DG: </strong>La semplicità.</p>
<p><b>AM: </b>I vantaggi, oltre quelli già detti, includono la semplificazione del sistema fiscale che diverrebbe facilmente comprensibile per tutti. Commercialisti e esperti di diritto tributario avrebbero meno lavoro, ma i contribuenti risparmierebbero sui costi di pagamento delle imposte perché non avrebbero bisogno di essere assistiti da astuti esperti in grado di suggerire qualche modo legale per pagare meno.</p>
<p><strong>4) Quali, invece, gli svantaggi?</strong></p>
<p><strong>ADN</strong>: Necessità di copertura adeguata e di una revisione del sistema di welfare, sulla falsariga di quanto propone l’Istituto Bruno Leoni.</p>
<p><strong>DG: a) </strong>deve essere chiaro che vengono meno una infinità di detrazioni; <strong>b)</strong> non si può giocare d’azzardo con le coperture, sicché deve essere chiaro che il solo modo per ottenere minore pressione fiscale consiste nel far calare la (spropositata) spesa pubblica.</p>
<p><strong>AM</strong>: Non ne vedo alcuno, tranne il fiorire di critiche insulse dettate sopratutto dall&#8217;invidia.</p>
<p><strong>5) Un bilancio delle esperienze reali dell’aliquota unica?</strong></p>
<p><strong>ADN</strong>: In generale positivo, ma applicata in contesti molto diversi all’Europa Occidentale.</p>
<p><strong>DG: </strong>Troppo disomogenee per essere paragonabili.</p>
<p><strong>AM</strong>: Ovunque sia stata introdotta la flat tax ha determinato un aumento del gettito, una condotta fiscale dei contribuenti più onesta, e lo sviluppo economico. Ovviamente, questo non prova nulla. Il vero bilancio si potrà fare solo qualche anno dopo la sua introduzione. Ma, anche se non amo il rischio, sarei disposto a scommettere su un formidabile successo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-5-domande-a-3-liberali/">Flat tax, 5 domande a 3 liberali</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Flat tax, da liberale perché non mi convince</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-da-liberale-perche-non-mi-convince/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 14:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ridurre le tasse agli italiani, e semplificare il sistema di imposizione fiscale, mi sembrano due importanti obiettivi di politica liberale. E la cosiddetta flat tax si muove proprio in questa direzione. Nonostante ciò la proposta, che sia nella versione della Lega o in quella di Forza Italia, presa in senso complessivo, non mi convince. Perché per raggiungere questi due obiettivi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flat-tax-da-liberale-perche-non-mi-convince/">Flat tax, da liberale perché non mi convince</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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<p><strong>Ridurre le tasse agli italiani</strong>, e semplificare il sistema di imposizione fiscale, mi sembrano due importanti obiettivi di politica liberale. E la cosiddetta <em>flat tax</em> si muove proprio in questa direzione.</p>
<p><strong>Nonostante ciò la proposta</strong>, che sia nella versione della Lega o in quella di Forza Italia, presa in senso complessivo, non mi convince.</p>
<p><strong>Perché per raggiungere questi due obiettivi</strong>, che fra l&#8217;altro a mio avviso potrebbero avere riscontri positivi sulle due vere emergenza economiche italiane, cioè la scarsa produttività e la perdita di competitività del sistema, si deve seguire la via dell&#8217;ingegneria sociale e fiscale, del keynesismo non keynesiano per dirla con un gioco di parole?</p>
<p><strong>Non avevamo detto</strong> che i progetti ingegneristici a ampio raggio portano a risultati inintenzionali, cioè imprevedibili e non programmabili? Come possiamo scommettere, perché di scommessa si tratta, su un&#8217;automatica crescita complessiva del sistema e sull&#8217;emersione dell&#8217;evasione solo per virtù di un&#8217;aliquota fiscale unica?</p>
<p><strong>Solo se questi risultati saranno raggiunti</strong>, la <em>fl</em><em>at tax</em> potrà rendersi compatibile con il nostro debito pubblico esorbitante. Ma che essi si siano effettivamente raggiunti mi sembra, ripeto, solo una scommessa che, nella nostra situazione attuale, non possiamo permetterci di giocare.</p>
<p><strong>C&#8217;è tanto determinismo</strong>, e per giunta di tipo economico come quello marxiano, in questa proposta. Ma le variabili sociali sono imprevedibili e veramente tante e un liberale dovrebbe ben saperlo e considerarlo.</p>
<p>Più in generale, <strong>non mi piace l&#8217;idea &#8220;giacobina&#8221;</strong> e politicistica (in questo caso di politica economica) della &#8220;scossa&#8221;: i risultati si raggiungono più riformando quotidianamente il sistema che non provocando &#8220;catastrofi&#8221; e &#8220;rivoluzioni&#8221;.</p>
<p><strong>La via maestra da seguire</strong> sarebbe invece proprio quella che è stata accantonata: una seria <em>spending review</em> che elimini sprechi e spese ingiustificate (in cui senza dubbio rientrano anche le deduzioni di imposta e gli sconti fiscali settoriali che propone di abolire Forza Italia contestualmente all&#8217;introduzione della flat tax).</p>
<p><strong>E, accanto a essa, una riforma della giustizia amministrativa</strong>, una vera e propria sburocratizzazione, ponderate privatizzazioni e liberalizzazioni dei mercati protetti. Cioè l&#8217;eliminazione di tutti quegli ostacoli che rendono difficile fare impresa nel nostro Paese, agli italiani come agli stranieri che vogliono da noi investire.</p>
<p><strong>Diminuire in proporzione le tasse più ai ricchi che ai poveri</strong>, a me che son liberale non genera indignazione. Ma se il senso di questa operazione è che i ricchi investano poi le risorse risparmiate per creare lavoro, in modo da aumentare la ricchezza generale del sistema come ci hanno insegnato i padri della dottrina, eliminare ostacoli più che studiare a tavolino politiche attive dovrebbe essere il compito primo di una politica liberale. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p>Corrado Ocone, huffingtonpost.it 26 febbraio 2018</p>
<p>&nbsp;</p>
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