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	<title>finanza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>finanza Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Le contraddizioni dell’UE: è un gigante regolatorio ma un nano finanziario</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-contraddizioni-dellue-e-un-gigante-regolatorio-ma-un-nano-finanziario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 17:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si discute e si discuterà sui vincoli europei al bilancio nazionale (il Patto di stabilità e crescita da rivedere), ma c’è un altro aspetto della finanza europea che è rilevante, quello del bilancio dell’Unione. Quest’ultimo è oggi alimentato dalle contribuzioni degli Stati membri in relazione alla loro ricchezza, da dazi doganali sulle importazioni dall’esterno dell’Unione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si discute e si discuterà sui vincoli europei al bilancio nazionale (il Patto di stabilità e crescita da rivedere), ma c’è un altro aspetto della finanza europea che è rilevante, quello del bilancio dell’Unione. Quest’ultimo è oggi alimentato dalle contribuzioni degli Stati membri in relazione alla loro ricchezza, da dazi doganali sulle importazioni dall’esterno dell’Unione, da una quota dell’Iva riscossa dagli Stati e da altre minori entrate. Esso riguarda 27 nazioni, ma è inferiore alla somma dei bilanci delle regioni italiane. Per rendersi conto delle proporzioni del problema, ricordo che l’Italia ha solo il 13 per cento della popolazione europea, ma ha un bilancio di dimensioni circa sei volte superiore a quello dell’Unione.</p>
<p>Queste non sono le uniche contraddizioni. L’Unione è un gigante regolatorio, ma un nano finanziario: disciplina quasi ogni aspetto della vita delle nazioni europee, fino alla qualità delle acque di balneazione, ma non ha una propria politica redistributiva. I mercati dei Paesi europei sono uniti; vi sono un’unione bancaria e un’unione monetaria; ma il bilancio europeo è di dimensioni molto modeste, rispetto allo sviluppo raggiunto dall’Europa in termini di territorio, popolazione e poteri.</p>
<p>L’euro è una moneta senza Stato, ma c’è da chiedersi se un potere pubblico sovranazionale, che tiene sotto controllo 27 Stati, possa sopravvivere senza un bilancio di dimensioni adeguate ai suoi obiettivi e ai suoi compiti crescenti. Il bilancio, governando entrate e spese, è l’unico strumento che consente una funzione redistributiva sia tra i cittadini, sia tra le regioni, sia tra le nazioni europee, come già fa, in parte, con le politiche di coesione che favoriscono le zone meno sviluppate, qual è il Sud dell’Italia. Per rendersi conto dell’importanza del bilancio per ogni potere pubblico, sia substatale (ad esempio, una regione), sia statale, sia sovrastatale, e per capire quanto sia rilevante l’allocazione delle risorse per ogni gestione pubblica, basta considerare il dibattito che accompagna l’analogo strumento in Italia.</p>
<p>Negli ultimi anni, qualche progresso è stato compiuto. In risposta alla pandemia, l’Unione si è dotata di strumenti finanziari, in particolare tramite l’indebitamento, per realizzare gli interventi per l’occupazione (Sure), per quelli diretti alle nuove generazioni (Next generation EU, un piano di investimenti erogati agli Stati membri), per l’acquisto dei vaccini, per gli aiuti militari all’Ucraina, per l’agenda verde e per quella digitale, tutti interventi che richiedono risorse, impongono una centralizzazione delle responsabilità di bilancio e una capacità finanziaria centrale.</p>
<p>Una Unione sempre più stretta non può quindi limitarsi a disporre vincoli ai bilanci statali, ma deve avere un proprio bilancio degno delle dimensioni dell’Unione Europea per offrire quei «beni pubblici europei» che gli Stati non possono produrre individualmente. Questo bilancio, al quale dovrebbero contribuire i cittadini europei, potrebbe rappresentare in futuro un ottimo scudo anche per i bilanci degli Stati, come quello italiano, che — a causa dell’alto debito pubblico — non sono sottoposti soltanto ai vincoli dell’Unione, ma debbono anche rispettare i vincoli che derivano dai mercati: più spese a livello europeo darebbero luogo a meno spese a livello nazionale, alleviando quindi la pressione sui bilanci degli Stati.</p>
<p>Gli articoli 313-324 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea regolano già oggi il bilancio, e ne disciplinano la procedura (che passa attraverso decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio per l’approvazione), nonché la responsabilità della Commissione per l’esecuzione.</p>
<p>Per finanziare un bilancio di maggiori dimensioni, c’è bisogno di più entrate stabili. La recente proposta della Commissione di una base imponibile armonizzata per la tassazione delle imprese — denominata Befit — può essere l’occasione per dotare l’Unione europea di adeguate «risorse proprie» per finanziare le maggiori spese a livello centrale o come garanzia per l’emissione di debito comune (in quest’ultimo caso, tuttavia, una revisione del Trattato sembra inevitabile).</p>
<p>Il raccordo necessario tra bilancio europeo e vincoli europei ai bilanci nazionali dipenderà dalla prossima revisione del Patto di stabilità e di crescita e dalla sua applicazione perché sane regole finanziarie sono la condizione per devolvere più compiti e risorse all’Unione europea.</p>
<p>Dunque, vi sono tutte le premesse perché l’Unione possa trarre vigore da un bilancio proprio, di dimensioni corrispondenti al prodotto interno lordo dell’intera area europea, aumentando le proprie entrate, sia fiscali sia derivanti dall’indebitamento, e rafforzando così il proprio ruolo di grande intermediario finanziario, capace di svolgere una funzione di supporto della doppia transizione verde e digitale, investire nella difesa e nella sicurezza e condurre una politica redistributiva tra cittadini, regioni e Stati europei.</p>
<p>In attesa di decisioni più radicali della Commissione, del Consiglio e del Parlamento dopo le elezioni del prossimo giugno, la rapida approvazione della revisione a metà percorso del bilancio pluriennale dell’Unione, proposta dalla Commissione, sarebbe un primo passo nella buona direzione.</p>
<p>In un lucido saggio su «Un nuovo mutamento di struttura della sfera pubblica politica», appena pubblicato in traduzione italiana, a cura di Marina Calloni, dall’editore Raffaello Cortina, il grande filosofo tedesco Jürgen Habermas ha scritto che «le paure del declino sociale e il timore di non essere in grado di far fronte alla inesorabile complessità dei cambiamenti sociali accelerati», «consigliano agli Stati nazionali riuniti nell’Unione Europea la prospettiva di una maggiore integrazione, nel tentativo di recuperare quelle competenze perse a livello nazionale nel corso di questo sviluppo, creando nuove capacità di azione politica a livello transnazionale».</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/23_ottobre_19/regole-bilanci-l-ambizione-che-ora-manca-all-europa-84597c24-6eaa-11ee-945f-3f883a74fca3.shtml"><em><strong>Corriere della Sera</strong></em></a></p>
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		<title>Abbottare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/abbottare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 18:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ministero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A settembre si dovrà presentare la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef), cui succederà il bilancio 2024. Al Ministero dell’Economia e Finanza, dove si lavora a preparare i due documenti, a essere condizionata non è soltanto l’aria che rinfresca ma anche la scelta che accalora: se la spesa resta invariata, perde [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A settembre si dovrà presentare la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef), cui succederà il bilancio 2024. Al Ministero dell’Economia e Finanza, dove si lavora a preparare i due documenti, a essere condizionata non è soltanto l’aria che rinfresca ma anche la scelta che accalora: se la spesa resta invariata, perde almeno il 10% d’efficacia; se invece segue l’inflazione, rimane invariata in efficacia ma cresce in valore assoluto e a una velocità enormemente superiore a quella del Prodotto interno lordo, quindi sfonda il <em>deficit</em> e il debito. Farlo nell’anno in cui il Patto di stabilità tornerà attivo (nella vecchia o nuova versione) è un suicidio. E allora? Allora sarebbe buona l’occasione per dimostrare che la politica esiste, che le riforme si fanno, che un bilancio s’imposta con il ragionare e non soltanto con il ragioniere.</p>
<p>Un po’ è la situazione in cui si trova il non etnologicamente attrezzato che, volendo far colpo sui commensali, sceglie dalla carta dei vini indirizzandosi al più costoso: è probabile (ma non sicuro) che un vino più caro sia migliore, ma è escluso che la scelta sarà assennata se la si fa in ragione della moneta anziché della pietanza. Esempio meno alticcio: la spesa pubblica per la sanità è costantemente cresciuta (con l’eccezione di una parentesi nel 2012) ma sono tutti convinti che sia stata tagliata, il che accade perché: a. si parla di tagli non rispetto alla spesa dell’anno precedente, ma rispetto a quanto si era pensato di aumentarla; b. perché si misura in percentuale sul Pil; c. perché la si valuta rispetto all’inflazione. Misurazioni corrette, ma se si vuol parlare della stessa cosa occorre usare lo stesso metro. Intanto la spesa pubblica cresce e si somma a quella privata, salvo lamentarsi del servizio.</p>
<p>Vale per la giustizia (spendiamo nella media dei Paesi Ue, abbiamo magistrati meglio pagati e il peggiore servizio continentale), vale per la scuola (costringiamo le famiglie a spese, come quella dei libri di testo, che altrove neanche esistono e lamentiamo la minore paga degli insegnanti senza mai considerare le ore contrattualizzate), vale per tutto: la misurazione meramente quantitativa è importante, ma per niente soddisfacente. Il servizio migliore non lo ottiene chi spende di più, ma chi spende meglio. E per spendere meglio si devono mettere i soldi al servizio dei cambiamenti e decidere gli investimenti che si ritengono necessari, non inseguire con i quattrini percentuali di spreco. Per questo una bella legge di bilancio è tale se connette le riforme in programma alle spese opportune per sostenerle e far aumentare la produttività, quindi far poi scendere il peso della spesa corrente.</p>
<p>Il contratto del pubblico impiego è scaduto e non ci sono i soldi per rinnovarlo secondo le aspettative e l’andamento dei prezzi, ma sarebbe sano far attendere il ragioniere e ragionare su come cambiare il contratto in modo da premiare chi è bravo e liberarsi di chi non è in grado. Altrimenti si resta nella trappola in cui siamo e che prevede, nel 2024 rispetto al 2021, una crescita superiore all’inflazione – mentre il resto s’impoverisce – di voci come le pensioni (+1,4%) o la spesa per interessi sul debito (+14%). Con quest’ultima prevista in crescita, per anni, sia in valore assoluto che in percentuale sul Pil. Significa avere sempre meno soldi per altro. Sicché pensare di rimediare chiedendo ancora più soldi in prestito è una via verso la perdizione. Siccome comunque li chiederemo, l’importante è metterli al servizio di quel che serve per far crescere più velocemente la ricchezza prodotta, riducendo lo svenamento incontrollato della spesa corrente improduttiva.</p>
<p>Nadef e legge di bilancio non sono (soltanto) esercizi contabili, ma l’atto più politico di un governo. Giustamente nel sistema inglese è escluso che il Parlamento possa fare cambiamenti, perché a quel punto cambia il governo. Da noi è capitato spesso il contrario: pur di non cambiare il governo s’abbottava e cambiava il bilancio. Il risultato si vede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/576"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Così l’Italia potrebbe attirare investimenti nelle aziende tecnologiche</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/cosi-litalia-potrebbe-attirare-investimenti-nelle-aziende-tecnologiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Tomassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2023 16:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come gli effetti della politica fiscale possono attrarre risorse ed investimenti dall’estero L’aspettativa che la situazione economica-finanziaria in Israele si deteriori e l’attesa di eventuali azioni dell’attuale governo per limitare i trasferimenti di risorse finanziarie fuori dal proprio territorio nazionale ha generato molta apprensione nella “startup nation”. Il contesto di percepita instabilità ha determinato iniziative [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Come gli effetti della politica fiscale possono attrarre risorse ed investimenti dall’estero</strong></p>
<p>L’aspettativa che la situazione economica-finanziaria in Israele si deteriori e l’attesa di eventuali azioni dell’attuale governo per limitare i trasferimenti di risorse finanziarie fuori dal proprio territorio nazionale ha generato molta apprensione nella “startup nation”. Il contesto di percepita instabilità ha determinato iniziative per ricollocare risorse finanziarie e parte delle operations in altri paesi.</p>
<p>Ne è un esempio Riskfied, azienda “tech” quotata al New York Stock Exchange con una capitalizzazione oggi non molto distante da 1 miliardo di dollari, che ha comunicato l’intenzione di trasferire 500 milioni di dollari fuori da Israele (Fonte Globes, 8 Marzo 2023), ha avviato un piano assunzioni nel dipartimento di ricerca e sviluppo a Lisbona e ha comunicato il pieno supporto ai dipendenti che hanno interesse al trasferimento in Portogallo. Certamente la percezione di instabilità internazionale, in particolare in un paese a noi vicino e importante come Israele, non giova al contesto generale, ed è auspicabile che la tensione possa risolversi nel minor tempo possibile.</p>
<p>E’ sempre più evidente, però, che la competitività di un&#8217;economia non può essere ridotta solo al PIL ma deve considerare anche la dimensione politica, sociale e culturale. La capacità di attrazione di investimenti esteri, e quindi la presenza di un ambiente caratterizzato da infrastrutture, istituzioni e politiche efficienti che incoraggino la creazione di valore sostenibile da parte delle imprese, consente l’evoluzione del sistema produttivo stesso.</p>
<p>In tale ottica, “l’attesa” riforma della politica fiscale rappresenta un elemento cardine per mantenere la competitività del nostro Paese. La riforma che ci si aspetta dovrebbe favorire la crescita delle imprese sia in termini di giro d’affari che in termini di consistenza patrimoniale, superando alcune delle principali criticità del tessuto produttivo nazionale, da tempo oramai note. In tal senso l’auspicata riduzione progressiva delle aliquote fiscali per le imprese, premiando quelle che investono e assumono a tempo indeterminato in Italia, va in questa direzione.</p>
<p>La riforma della politica fiscale, inoltre, dovrebbe auspicabilmente creare le condizioni per favorire l’ingresso di risorse e competenze da paesi esteri, fronteggiando anche la concorrenza sleale dei paradisi fiscali europei, che invece genera un flusso di risorse e di competenze inverso, ovvero dal nostro territorio nazionale verso altri paesi. Certamente, oltre al vincolo di bilancio dello Stato e dunque di sostenibilità nel tempo, gli interventi di politica fiscale focalizzati e sistemici su specifici settori produttivi o funzioni aziendali hanno mostrato nel tempo una maggiore efficacia e capacità di conseguire i risultati attesi.</p>
<p>Il settore tecnologico rappresenta uno degli elementi principali per mantenere la competitività del Paese, e la capacità di attrarre risorse e competenze qualificate da uno dei Paesi più avanzati in tale ambito, potrebbe rappresentare un’opportunità unica per generare un effetto moltiplicatore sulle competenze già presenti e la creazione di un ecosistema di innovazione attrattivo anche per altri Paesi. Lo sviluppo del settore tecnologico è quello che trasversalmente può generare una crescita in tutti i settori, generando un indotto capace di favorire un impatto sull’ammodernamento di tutto il Paese.</p>
<p>L’Italia ha da sempre un ruolo centrale, seppur faticoso, nell’area del mediterraneo e certamente può rappresentare la porta per l’integrazione europea, per un paese come Israele, con cui si condividono radici culturali e che certamente rispetto al Portogallo rappresenta un contesto economico più avanzato e dimensionalmente assai più consistente, considerato che il nostro PIL è maggiore di quello del Portogallo per circa nove volte.</p>
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		<title>Italia al collasso. Se il rispetto dei contratti è meno sicuro che in Libia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/italia-al-collasso-se-il-rispetto-dei-contratti-e-meno-sicuro-che-in-libia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 17:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro de nicola]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[La repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Repubblica </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="c5"><span class="c0"><div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/10/20201005-DeNicola-italia-al-collasso-se-il-rispetto-dei-contratti-e-meno-sicuro-che-libia.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div></span></p>
<p><strong>La Repubblica </strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Credito e porcheria</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/credito-e-porcheria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 22:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[#banche]]></category>
		<category><![CDATA[credito]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Occhio a quel che può succedere in banca, perché a credere d’essere furbi c’è il rischio di far la fine dei fessi. Sostituire il credito vecchio con quello nuovo, a tassi più bassi e garantito dallo Stato sarebbe una porcheria. C’è sempre un nesso fra la buona salute del mercato e la buona salute delle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Occhio a quel che può succedere in banca, perché a credere d’essere furbi c’è il rischio di far la fine dei fessi. Sostituire il credito vecchio con quello nuovo, a tassi più bassi e garantito dallo Stato sarebbe una porcheria.</p>
<p>C’è sempre un nesso fra la buona salute del mercato e la buona salute delle banche. In un sistema sano sono preziose entrambe. Al sopraggiungere di una recessione violenta, come è già successo, le banche si trovano in difficoltà, generata dai mancati pagamenti di clienti a corto di quattrini. È questa la ragione per cui, al giro precedente, taluni governi europei aiutarono le loro banche imparagonabilmente più di quanto non sia successo in Italia, dove, invece, demagogicamente, si spesero i soldi nel far credere che si tutelavano i risparmiatori, denominando tali anche quanti avevano investito in azioni e obbligazioni bancarie. Le banche saltate, comunque, furono poca cosa, rispetto a un sistema che resse.</p>
<p>A questo giro le banche giocano un ruolo nuovamente importante, perché sono il tramite per portare ai produttori bisognosi l’enorme liquidità messa a disposizione dalla Banca centrale europea. In Italia, come altrove, si è scelto di offrire garanzia pubblica a quei prestiti. Da noi limitata, sebbene abbondante, altrove totale (ed è la scelta più saggia, in modo da avere un passaggio più veloce). Restando una quota di rischio bancario resta operativo il Testo unico, sicché è necessaria una istruttoria, che non può essere derogata, pena anche eventuali conseguenze penali. Da qui la richiesta dei banchieri di potere disporre di uno scudo. Il fatto è che ogni volta che per fare una cosa nei tempi necessari si chiede uno scudo (vale per tutto, Ilva compresa) vuol dire che sia la regolazione che il controllo fanno cilecca. Ma il problema esiste.</p>
<p>Mentre di questo si parla, però, si tace sul rischio più grosso, ovvero la sostituzione del credito. Il cliente ha un debito con la banca, a suo tempo negoziato a tassi di mercato, e ora si trova in difficoltà, a quel punto la banca non eroga un finanziamento ulteriore, destinato a consentirgli di ripartire, ma si accordano nel sostituire il vecchio debito con uno nuovo. La convenienza consiste nel fatto che il tasso è più basso, a garantire ci sono i soldi del contribuente e la banca prende due volte la commissione. Spero sia solo un cattivo pensiero, ma questa roba deve essere fermata. Non entro nel campo reati, di sicuro è una porcheria.</p>
<p>I furbi fanno la fine dei fessi perché queste cose son segreti di Pulcinella e quando il nostro governo negozia in sede europea qualcuno farà notare il giochino e, conseguentemente, la fine che fanno i soldi europei una volta infilati nello stivale. Sarebbe esiziale, tanto più che reso possibile da un decreto governativo che non ha previsto (nel migliore dei casi) il rischio.</p>
<p>Quindi: diciamo che mi sono svegliato male e che il dubbio sorto è infondato. Ma diciamo anche che va accertato ed eventualmente bloccato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Futuro dell&#8217;Economia Mondiale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-futuro-delleconomia-mondiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 10:53:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2016]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Futuro dell’Economia Mondiale. Tendenza  occupazionali, flussi finanziari e crisi della sovranità nell&#8217;economia globale. Convegno organizzato insieme all&#8217;associazione Magna Carta Bologna sul futuro dell&#8217;economia mondiale. Dove: Accademia delle Scienze, Bologna Quando: 30 giugno 2016 Relatori: Alberto Forchielli (AD di Mandarin Capital Management SA); Roberto Fazioli (Docente di Economia Pubblica dell&#8217;Università degli studi di Ferrara); Giuseppe Castagnoli (Editorialista, già direttore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><b>Il Futuro dell’Economia Mondiale. Tendenza  occupazionali, flussi finanziari e crisi della sovranità nell&#8217;economia globale.</b></em></p>
<p>Convegno organizzato insieme all&#8217;associazione Magna Carta Bologna sul futuro dell&#8217;economia mondiale.</p>
<p><strong>Dove:</strong> Accademia delle Scienze, Bologna</p>
<p><strong>Quando: </strong>30 giugno 2016</p>
<p><strong>Relatori:</strong> Alberto Forchielli (AD di Mandarin Capital Management SA); Roberto Fazioli (Docente di Economia Pubblica dell&#8217;Università degli studi di Ferrara); Giuseppe Castagnoli (<span class="text_exposed_show">Editorialista, già direttore de Il Resto del Carlino)</span></p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/Immagine1.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-4731 size-medium" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/07/Immagine1-400x559.png" alt="Immagine1" width="215" height="300" /></a></p>
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		<title>Etica e finanza: la questione morale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/6135-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 10:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Lezione di Fabio Verna del 29 novembre 2007 a Roma<br />
[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="sommario_cut">Lezione di Fabio Verna dal titolo <em>Etica e finanza: la questione morale</em>, Roma 29 novembre 2007</span></p>
<p>Sono intervenuti: <strong>Fabio Verna</strong> (economista).</p>
<p>Tra gli argomenti discussi: Concorrenza, Cultura, Economia, Etica, Finanza, Imprenditori,<span id="sommario_all" class="sommario-inline"> Impresa, Liberalismo, Mercato, Questione Morale.<br />
</span></p>
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