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	<title>fiducia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>fiducia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Con Draghi premier ci avrebbero guadagnato sia l’Italia sia la Meloni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/con-draghi-premier-ci-avrebbero-guadagnato-sia-litalia-sia-la-meloni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 16:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se lo scorso 21 luglio il governo Draghi non fosse stato fatto cadere, si sarebbe finito presumibilmente per votare in giugno e, data la balcanizzazione del centrosinistra, il centrodestra avrebbe comunque vinto le elezioni. Al governo, oggi, ci sarebbe sempre Giorgia Meloni. Ma quale Giorgia Meloni e in quale Italia? Bisogna innanzitutto con onestà intellettuale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se lo scorso 21 luglio il governo Draghi non fosse stato fatto cadere, si sarebbe finito presumibilmente per votare in giugno e, data la balcanizzazione del centrosinistra, il centrodestra avrebbe comunque vinto le elezioni. Al governo, oggi, ci sarebbe sempre Giorgia Meloni. Ma quale Giorgia Meloni e in quale Italia?</p>
<p>Bisogna innanzitutto con onestà intellettuale ammettere che le cose sono andate meglio del previsto. Molto meglio del previsto. Tanto per cominciare, la recessione che la scorsa estate le maggiori autorità economiche e finanziarie nazionali e internazionali annunciavano come scontata fortunatamente in autunno non c’è stata. Un dato di fatto non attribuibile al merito di nessuno, ma che di sicuro ha semplificato il compito di chi ha assunto la responsabilità del governo.</p>
<p>Non è bastato questo, naturalmente, ad impedire che fossero sin dalle prime ore della legislatura confermate negli inciampi del governo sul decreto Rave e nel cedimento della maggioranza parlamentare sull’elezione della seconda carica dello Stato le due critiche di fondo rivolte al centrodestra in campagna elettorale: la debolezza della classe dirigente meloniana e la mancanza di unità politica della coalizione. Limiti che danno tutt’ora i loro amari frutti. Ma quella che, soprattutto in tempo di “guerra”, poteva essere una tragedia si è rivelata più che altro una commedia. Folklore, o poco più. Come i distinguo di Matteo Salvini e di, pace all’anima sua, Silvio Berlusconi sull’Ucraina.</p>
<p>Un folklore che ha accresciuto e consolidato l’immagine di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio affidabile. Affidabile soprattutto perché graniticamente atlantista e sorprendentemente europeista. Molto istituzionale, praticamente draghiana. Ed è questo che, in tale misura, non era davvero prevedibile. Non da parte di un leader politico che aveva trascorso gli ultimi 10 anni a dir male dell’Europa e che aveva sdegnosamente rifiutato di sostenere il governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi.</p>
<p>E invece… Invece appaiono in perfetta continuità con il governo Draghi i rapporti istituzionali di Roma con Bruxelles, la vendita di Ita, la delega fiscale, il superamento del reddito di cittadinanza, quello del superbonus edilizio, le misure sul pos, le politiche sull’immigrazione… oltre che, da Bankitalia all’Agenzia delle Entrate, quasi tutte le nomine pubbliche più importanti.</p>
<p>Viene allora da pensare, senza con questo voler offendere nessuno, che con l’originale all’Italia sarebbe andata anche meglio. Se negli ultimi dieci mesi capo del governo fosse stato Mario Draghi è lecito supporre che avremmo impostato e negoziato meglio il Pnrr con Bruxelles, che saremmo rimasti nel gruppo di testa sull’Ucraina con Francia e Germania, che avremmo assunto un ruolo di leadership sia nel vitale confronto europeo in atto per la riforma del Patto di stabilità sia in quello per la rimodulazione del regolamento di Dublino sull’immigrazione e più in generale nel processo di riforma della governance europea. Detta in firma di slogan: più risorse, meno immigrati, maggiore sicurezza, maggiore autorevolezza internazionale dell’Italia, maggiore attrattività degli investimenti stranieri, maggiore efficacia ed efficienza dell’Europa in quanto tale.</p>
<p>Anche per Giorgia Meloni sarebbe stato probabilmente meglio. Avrebbe avuto il tempo per maturare un’identità politica più solida, per darsi una visione di governo più realista, per rendere credibile fino in fondo la propria conversione dalla logia dell’anti (anti Europa, anti migranti, anti trivelle, anti mercato…) alla logica del pro. Avrebbe potuto lavorare, con l’aiuto di un qualche professor Fisichella, a quella transizione liberale della Destra che ad oggi rischia di essere un’incompiuta. Avrebbe preso in carico un’Italia più stabile e più forte. Dunque più governabile.</p>
<p>Insomma, se Mario Draghi non fosse stato sconsideratamente fatto cadere dall’inconsapevole Conte e dai consapevoli Salvini e Berlusconi, a guadagnarci sarebbero stati sia l’Italia sia Giorgia Meloni. Dunque il centrodestra. Perciò, pur ammettendo che le sono andate molto, ma molto meglio del previsto, non mi pento di essere stato l’unico senatore del centrodestra ad intervenire lo scorso 21 luglio in aula per confermare la fiducia a Mario Draghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/07/18/news/meloni_nel_solco_di_draghi_tanto_valeva_tenersi_draghi-12794795/#:~:text=Se%20lo%20scorso%2021%20luglio,avrebbe%20comunque%20vinto%20le%20elezioni."><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/con-draghi-premier-ci-avrebbero-guadagnato-sia-litalia-sia-la-meloni/">Con Draghi premier ci avrebbero guadagnato sia l’Italia sia la Meloni</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Schettineggiando</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/schettineggiando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Aug 2019 14:41:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì si vota la fiducia al governo. Giovedì chi ha incassato la fiducia sostiene che non c’è più maggioranza. Venerdì presenta una mozione di sfiducia contro il presidente del Consiglio, ovvero contro il governo che compone e che sosteneva sarebbe durato cinque anni, deridendo quelli che prevedevano elezioni anticipate. Può anche darsi che chi ha gioito per la chiusura di porti che non sono mai stati chiusi sia pronto a festeggiare anche questo, ma può anche darsi che qualche conto non torni.</p>
<p>A proposito: che è successo? Perché si deve essere creduloni assai per abboccare all’idea che il governo caschi perché si fa la Tav e caschi per mano di quelli che vogliono la Tav. Non ha senso, manco nel mondo capovolto. La sola cosa successa, a ben vedere, è che non è successo nulla e che un governo sconclusionato, nato dall’enormità di un presunto contratto, non sia caduto prima su qualche cosa di serio, sicché la sua navigazione sarebbe continuata verso le rapide dei conti pubblici: il 27 settembre si presenta la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza; il 15 ottobre si spedisce alla Commissione il Documento programmatico di bilancio; il 20 ottobre si presenta in Parlamento il disegno di legge relativo al bilancio. Vista la scontata schiuma all’orizzonte una parte dell’equipaggio si butta fuori dalla barca e pretende d’affondarla, perché non si dica che l’ha abbandonata. Sono i conti che non tornano, ma l’operazione fuga non poteva essere più scomposta. Schettinesca.</p>
<p>E ora? Si tratta di capire se tutti i parlamentari e, poi, tutti gli italiani, sono incapaci quanto i pentastellati (meravigliosa l’idea che si possa sciogliere il Parlamento solo dopo avere approvato la riduzione dei parlamentari, in modo da rendere più comoda la vittoria dell’avversario). Perché ci sono aspetti grotteschi e drammatici. Alla prima categoria appartiene il fatto che se una forza di governo, la parlamentarmente meno consistente, presenta una mozione di sfiducia e se gli altri non sono così fessi da votarla, ma ancora riescono a mescolare assenze ed astensioni, il governo prende la maggioranza. Che neanche Grillo quando faceva ridere e prima di cominciare a spingere l’Italia verso il ridicolo. Alla seconda, purtroppo, che s’imposti la campagna elettorale all’insegna di meno tasse e più spesa, in una gara dissennata a chi scassa prima quel che ancora consente ricchezza e benessere, che s’immagini l’Italia vassalla di Mosca e nemica di Berlino e Parigi.</p>
<p>E allora? Allora il problema non è affatto quel che succede in Parlamento o quel che non sanno fare al governo, ma quanto gli italiani abbiano ancora voglia di capire e quanto preferiscano essere presi per scemi, quanto hanno ancora la dignità di guardare in faccia la realtà e quanto preferiscano tapparsi gli occhi e affidarsi a chi chiede i pieni poteri dopo avere avuto ben più potere di quel che sa gestire. Ancora una volta, quando rintoccano le ore della storia, il problema non è nelle miserie del palazzo, ma nella voglia popolare di trovare in quelle il modo per barare con la realtà. Che vince sempre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pubblicato da Formiche</p>
<p>&nbsp;</p>
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