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	<title>fascismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>fascismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#laFLEalMassimo – Ripudio della Cultura Fascista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2024 10:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-ripudio-della-cultura-fascista/">#laFLEalMassimo – Ripudio della Cultura Fascista</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="928" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/tLHYmMTU4t0" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
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		<title>Il mito della Resistenza e la concretezza del fascismo putiniano</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-mito-della-resistenza-e-la-concretezza-del-fascismo-putiniano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 15:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ridurre il 25 aprile alla celebrazione della Resistenza che fu sarebbe inutile, piuttosto riduttivo e sostanzialmente falso. A dimostrazione della tesi ci limitiamo a citare le teorie di tre storici di sinistra, indiscutibilmente “antifascisti“. Ha osservato Renzo De Felice che “il movimento partigiano si fece moltitudine pochi giorni prima della capitolazione tedesca, quando bastava un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ridurre il 25 aprile alla celebrazione della Resistenza che fu sarebbe inutile, piuttosto riduttivo e sostanzialmente falso. A dimostrazione della tesi ci limitiamo a citare le teorie di tre storici di sinistra, indiscutibilmente “antifascisti“. Ha osservato Renzo De Felice che “il movimento partigiano si fece moltitudine pochi giorni prima della capitolazione tedesca, quando bastava un fazzoletto rosso al collo per sentirsi combattente e sfilare con i vincitori”. Ha scritto Romolo Gobbi ne Il mito della Resistenza che “certamente l’insurrezione servì ai partiti del CLN per spartirsi le principali cariche pubbliche prima dell’arrivo degli Alleati: a Torino il sindaco toccò ai comunisti, il prefetto ai socialisti, il questore agli azionisti e il capo della provincia ai democristiani. Anche da questo punto di vista l’insurrezione fu dannosa, perché instaurò il precedente della lottizzazione tra i partiti antifascisti, che caratterizzerà tutta la storia politica della Repubblica nata dalla Resistenza”.</p>
<p>Tesi in qualche modo fatta propria da Ernesto Galli della Loggia, che l’ha messa così: “La maggioranza della popolazione non crede alla mitologia della Resistenza anche perché sa bene di non avervi partecipato; non crede che siano stati i nostri pochi antifascisti a vincere il fascismo, non si lascia ammaliare dalla verità ufficiale. Sa, però, in omaggio alla grande e cinica intelligenza italiana, che bisogna far finta di crederci”. Detta con sintesi brutale, a vincere la guerra non furono i partigiani ma gli Alleati; quanto agli italiani, furono in larga maggioranza fascisti finché gli convenne e divennero antifascisti per analoga convenienza. Affermazione, naturalmente, che riguarda i grandi numeri e che nulla toglie al coraggio di chi sin all’inizio avversò il Regime pagandone le relative conseguenze. Ma allora, se così stanno le cose, che senso ha celebrare il 25 aprile? Se l’obiettivo è contrastare un rigurgito del fascismo in Italia, beh, chi scrive, in accordo con Leonardo Sciascia (“il più bell’esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è”), non ci crede.</p>
<p>Non crediamo che la democrazia italiana sia così debole, né crediamo che partiti che pure hanno le loro radici nella cassa mortuaria di Benito Mussolini (FdI, per capirci) possano oggi rappresentare un pericolo per la tenuta democratica del Paese. Crediamo, però, in sintonia con molti osservatori internazionali, che il fascismo sia un fenomeno multiforme e che possa celarsi anche laddove l’antifascismo e/o l’anti-nazionalsocialismo si fa martellante retorica. La Federazione Russa di Vladimir Putin, ad esempio. Il quale, né più e né meno come Stalin, dà di nazista ai propri avversari, indifferente al fatto che il presidente Zelensky sia ebreo e che i partiti neonazisti in Ucraina non abbiano mai superato il 3% dei consensi.</p>
<p>La Federazione russa di Putin, che nega il pluralismo, controlla i mezzi di informazione, reprime il dissenso, uccide gli oppositori e sottomette i popoli limitrofi in ossequio ad una retorica fondata sull’eccezionalità e sulla spiritualità nazionali russe. E allora, se così stanno le cose, e se è vero, come è vero, che l’intero mondo liberale e democratico è in questa fase storica ingaggiato contro la Federazione russa di Vladimir Putin e contro le autocrazie e le teocrazie che la sostengono, c’è un solo modo per dare un senso realmente compiuto alle celebrazioni del 25 aprile: farne l’occasione per diffondere nel Paese quei sentimenti di solidarietà nei confronti del popolo ucraino che, purtroppo, sembrano scarseggiare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2024/04/23/news/unidea_per_il_25_aprile_contro_putin_e_per_lucraina-15713782/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Il totalitarismo fascista, di Tarquini l&#8217;ottava lezione della Scuola di Liberalismo 2024</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-totalitarismo-fascista-di-tarquini-lottava-lezione-della-scuola-di-liberalismo-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 17:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa scuola di liberalismo 2024]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il totalitarismo fascista”, a cura della professoressa Alessandra Tarquinio, è il titolo dell’ottava lezione della Scuola di Liberalismo 2024, che si è svolta questa sera nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi. “Abbiamo diverse definizioni di totalitarismo”, ha spiegato la professoressa Tarquinio, “ci sono studi che, dagli anni ‘50 a oggi, si sono occupati di questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il totalitarismo fascista”, a cura della professoressa Alessandra Tarquinio, è il titolo dell’ottava lezione della Scuola di Liberalismo 2024, che si è svolta questa sera nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>“Abbiamo diverse definizioni di totalitarismo”, ha spiegato la professoressa Tarquinio, “ci sono studi che, dagli anni ‘50 a oggi, si sono occupati di questa definizione: da un lato gli studi degli scienziati della politica dall’altro quelli degli storici. Una definizione più «precisa» la andrei a cercare nei lavori degli storici. Un regime totalitario è un regime a partito unico che ha il monopolio del potere e della forza, che diffonde una ideologia, una religione politica, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, e controlla la società. La cosiddetta creazione dell’«uomo nuovo» è uno dei pilastri dei regimi totalitari, a differenza dei regimi autoritari, che non hanno tra i loro obiettivi quello di educare”.</p>
<p>Sono in molti, tra cui Hannah Arendt, a negare inizialmente che quello fascista fosse un fenomeno totalitario, “attraverso la riflessione sul totalitarismo si è capito che il fascismo è stato un fenomeno moderno con le sue specialità, non una riproposizione di vecchie ideologie”. I veri nemici dei totalitaristi sono i liberali: il totalitarismo, infatti è una “religione politica”, un regime neo pagano che fa della politica una divinità. “Oggi – ha sottolineato la professoressa – abbiamo desemantizzato il termine fascista. Il sovranismo, ad esempio, non ha nulla a che vedere con il fascismo. Mentre i populisti sono estremamente legati all’antipolitica, il fascismo è stato un fenomeno iper-politico: è stato il tentativo di controllare i cittadini dalla culla alla bara”.</p>
<p>Al termine della lezione, i molti studenti partecipanti, in presenza e collegati da remoto, ha posto alla professoressa Tarquinio molte domande dando vita a un dibattito interessante.</p>
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		<title>La storia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 16:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[opposizione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così è passata un’altra giornata in cui ciascuno ha parlato a sé stesso, incapace di parlare agli altri. A destra sarebbe impossibile non ammettere che la democrazia e la libertà nascono dalla sconfitta dell’infamia fascista, ma siccome c’è ancora chi nega, tocca alla presidente del Consiglio e capo della destra puntualizzare che sì, la Costituzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-storia/">La storia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Così è passata un’altra giornata in cui ciascuno ha parlato a sé stesso, incapace di parlare agli altri. A destra sarebbe impossibile non ammettere che la democrazia e la libertà nascono dalla sconfitta dell’infamia fascista, ma siccome c’è ancora chi nega, tocca alla presidente del Consiglio e capo della destra puntualizzare che sì, la Costituzione sulla quale ha giurato nasce e contiene l’antifascismo. Ma lo fa con parole tonde, con punti di fuga, sta parlando ai suoi, per dire loro: io sono sempre io, ma voi cercate di non farvi riconoscere. A sinistra sarebbe impossibile non ammettere che la democrazia e la libertà hanno consentito agli elettori di votare la destra, il che non significa che stia tornando il fascismo, ipotesi che conterrebbe sfiducia verso la Costituzione. Così si rievocano le parole d’ordine non dell’antifascismo di quando c’era il fascismo, ma dei presunti antifascisti quando il fascismo non c’era più. Dicono a sé stessi: siamo ancora noi, anche se non ci riconosciamo. Capita, quindi, che meno si abbia da festeggiare e più si dica che è una festa di tutti.</p>
<p>Nella trappola ci sono finiti perché hanno costruito due miti infetti: quello della Patria e quello della Resistenza tradite. E li costruirono perché il 25 aprile ricorda che la guerra la vinsero gli Alleati e la guerra civile i partigiani. Gli sconfitti di allora presero ad adorare il mito dei repubblichini pronti alla bella morte, cui la storia comunicava che avevano torto marcio. I vincitori di allora sapevano d’essere divisi e sapevano che nelle loro file c’era anche qualche delinquente (lapidarono Giampaolo Pansa, quando lo raccontò), ma a loro la storia comunicava che avevano radiosa ragione. La Storia non moraleggia.</p>
<p>Venne poi la Repubblica e chi prese a governarla (la Democrazia cristiana e i vari alleati) non poteva che provare a pacificare un Paese in cui la stragrande maggioranza aveva applaudito il fascismo (lapidarono Renzo De Felice, quando lo documentò) e solo una minoranza decise di combatterlo in armi. Fu così che l’opposizione, egemonizzata dai comunisti, prese per sé la rappresentanza della Resistenza, perpetuando la divisione, imponendole un colore, in oltraggio alla realtà, e vedendo ovunque fascismo risorgente. Tanto avvelenarono la memoria, gli uni e gli altri, da continuare oggi a parlare a sé stessi per placare i rispettivi demoni. Avendo una cosa in comune: sono nostalgici di quel che non furono. E per sperare d’essere qualche cosa hanno bisogno dell’altro opposto per riconoscere sé stessi. Il loro problema non è fare i conti con la Storia, ma con il cumulo di minchionerie che sostennero da giovani e con le quali fecero carriera.</p>
<p>Vadano a discuterne in cortile.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-26-aprile-2023/"><em><strong>LA RAGIONE</strong></em></a></p>
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		<title>L’Ucraina in Europa al più presto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lucraina-in-europa-al-piu-presto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Christian Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 17:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È sconcertante come parte della sinistra politica, sindacale e pubblicistica italiana non comprenda la natura fascista del suprematismo russo. È arrivato il momento di accogliere gli eroi antifascisti nell’Unione europea &#160; Ogni giorno penso all’Ucraina, cerco notizie sull’Ucraina, commissiono articoli sull’Ucraina, pubblico un giornale in lingua ucraina, e, guarda che combinazione, mi viene da scrivere solo di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">È sconcertante come parte della sinistra politica, sindacale e pubblicistica italiana non comprenda la natura fascista del suprematismo russo. È arrivato il momento di accogliere gli eroi antifascisti nell’Unione europea</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni giorno penso all’Ucraina, cerco notizie sull’Ucraina, commissiono articoli sull’Ucraina, pubblico un giornale in lingua ucraina, e, guarda che combinazione, mi viene da scrivere solo di Ucraina.<br />
È un’ossessione, forse? È una malattia seria? O, più semplicemente, l’Ucraina è la questione più importante del nostro tempo, del nostro presente e del nostro futuro (per non parlare del presente e del futuro degli ucraini che si devono quotidianamente proteggere dalle bombe dei fanatici russi)?</p>
<p>Solo il 1989 con la caduta del Muro di Berlino e il 2001 con l’attacco islamista a New York hanno per la Generazione X (i fortunati occidentali nati tra il 1965 e il 1989) una rilevanza ideale pari agli anni che stiamo vivendo dal 2022 con l’invasione russa, anche se è cominciata nel 2014 con l’Anschluss della Crimea e del Donbas, e si spera anche in questo 2023 con la vittoria definitiva dell’Ucraina sui criminali di guerra del Cremlino.</p>
<p>Una bella canzone di Dario Brunori di qualche anno fa, “Canzone contro la paura”, a un certo punto diceva «perché alla fine, dai, di che altro vuoi parlare?».</p>
<p>E, appunto, di che altro vuoi parlare se non dell’Ucraina e della sua ammirevole e coraggiosa battaglia contro le tenebre dell’autoritarismo russo che martorizza gli ucraini e minaccia da vicino l’Europa e il modello di vita occidentale.</p>
<p>Non si può parlare d’altro anche perché siamo tutti corresponsabili delle sofferenze del popolo ucraino, non per le ragioni che i fessi ripetono nelle fogne dei talk show italiani («guerra per procura», «colpa della Nato» e altre immonde oscenità), ma perché non ci siamo accorti in tempo delle palesi intenzioni del Cremlino e delle inevitabili conseguenze del suprematismo russo, malgrado fossero ben evidenti già durante la rivoluzione arancione (2004), durante la rivoluzione della dignità (le proteste pro Europa del 2013 a Maidan) e in seguito all’annessione illegale nel 2014 della Crimea e del Donbas.</p>
<p>Uno dei pochi che se ne era accorto in tempo e che invano ci aveva avvertiti è stato Bernard-Henri Levy, uno dei più lucidi intellettuali della nostra epoca, i cui ripetuti e ignorati appelli sono stati appena raccolti dalla Nave di Teseo nel libro “Dunque, la guerra”.<br />
La congiunzione conclusiva, “dunque”, è usata da BHL per sottolineare che la guerra altro non è che la conclusione logica dell’inascoltato grido del 2004 e poi del 2013-2014.</p>
<p>Oggi gli ucraini sono i patrioti e i partigiani dell’Europa, probabilmente gli unici del continente, e combattono contro gli «abiti nuovi del fascismo» (definizione di Paul Berman) indossati da Vladimir Putin.</p>
<p>Questa cosa che una buona parte della sinistra politica, sindacale e pubblicistica italiana non comprenda, o faccia finta di non comprendere, la natura tipicamente fascista dell’ideologia russa alla base dell’aggressione all’Ucraina, e anzi ripeta le bufale della propaganda del Cremlino che sostengono l’opposto, ovvero che gli aggrediti guidati da un presidente ebreo siano loro stessi i fascisti, è un elemento sconcertante e un’ulteriore dimostrazione che viviamo nell’epoca della post verità e della società dove non contano i dati di fatto.</p>
<p>Non esiste niente di più visibile e riconoscibile del bianco e del nero nella questione imperialista russa. Il male è da una sola parte e il bene è sotto attacco indiscriminato.</p>
<p>Chi invoca la complessità o altre ignobili scemenze come «la guerra di Biden» è soltanto un manutengolo del Cremlino.</p>
<p>Non c’è alcuna differenza tra la politica basata sulle bugie di un artista della truffa come Trump e quelle di Putin e dei suoi volenterosi complici di sinistra e di destra nella politica e nella televisione italiana.</p>
<p>Non c’è alcuna differenza tra l’ideologia fascista storica e il revanscismo eurasiatico e antioccidentale di ideologi come Alexander Dugin, uno che è stato allontanato da Putin per eccessivo estremismo senza però perdere lo status di ospite d’onore dei nazibol italiani e del telegiornale Rai diretto dall’attuale ministro italiano della Cultura, nonché agiografo di Putin e di Trump, Gennaro Sangiuliano.</p>
<p>Aggiungo una cosa che alcuni sedicenti intelligentoni, insufflati a loro insaputa dalla disinformazione russa, fastidiosamente ripetono ogni volta che sentono gli amici dell’Ucraina dire “Slava Ukraini”, gloria all’Ucraina, cui gli ucraini rispondono immancabilmente con “Heroiam slava”, Gloria agli eroi, come in un call-and-response tipico della tradizione della musica gospel.</p>
<p>Slava Ukraini, dicono i dotti e i sapienti che ci possiamo permettere in questi tempi impazziti, è uno slogan fascista usato da Stepan Bandera un secolo fa. Bandera era certamente antisemita ed era di simpatie fasciste, anche se le atrocità di cui è accusato in realtà sono state condotte dai suoi seguaci mentre lui era rinchiuso in un lager nazista, ma Bandera era anche un indipendentista ucraino che voleva liberare il suo popolo dal giogo sterminatore di Mosca e per questo si appoggiava alla Germania, tanto poi da essere stato ucciso dai sovietici nel secondo dopoguerra a Monaco di Baviera. Il punto però non è quanto sia deprecabile oggi il pensiero di Bandera negli anni 20 del secolo scorso, ma che l’invocazione gloriosa all’Ucraina si trovi invece nei testi ottocenteschi del principale poeta e scrittore ucraino, il Manzoni e il Dante degli ucraini, Taras Shevchenko:</p>
<p>«La nostra idea, il nostro cantare<br />
Non può morire né cadere…<br />
Ecco dov’è la nostra gloria,<br />
La gloria ch’è dell’Ucraina».</p>
<p>Soprattutto, Slava Ukraini è diventato il segno di riconoscimento dell’indipendenza, della libertà e dello spirito democratico di Kyjiv, coniato nelle fredde notti di Maidan, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, mentre il fantoccio del Cremlino che guidava l’Ucraina grazie ai brogli elettorali strappava gli accordi di amicizia con l’Europa e sparava sui connazionali che pretendevano il rispetto del processo di integrazione europea e di affrancamento dall’imperialismo russo.</p>
<p>Quindi, sia storicamente sia politicamente, Bandera non detiene né la primogenitura né il senso indipendentista dell’espressione Slava Ukraini, che invece è molto più recente, liberale, democratica e antifascista.</p>
<p>Che fare, quindi, per sostenere ancora la lotta ucraina? Certamente bisogna continuare a informare, ad aiutare (magari donando a Come back alive) e a tenere alto il dibattito pubblico sui pericoli dell’autoritarismo russo e sull’importanza degli aiuti militari a Kyjiv in vista della controffensiva di primavera volta a rimandare l’Armata rossa a casa e in rovina.</p>
<p>Ma forse è arrivato anche il momento di accelerare le procedure di adesione dell’Ucraina all’Europa, di aprire subito i negoziati con cerimonia pubblica e solenne a Kyjiv con tutti i capi di stato e di governo dei ventisette paesi membri. L’Ucraina se lo merita e noi lo dobbiamo ai patrioti e ai partigiani dell’Europa.</p>
<p><a href="https://www.linkiesta.it/2023/03/ucraina-guerra-giornalismo-parlare-campagna/"><em><strong>Linkiesta</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lucraina-in-europa-al-piu-presto/">L’Ucraina in Europa al più presto</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Francesco Rocca e il &#8220;fascismo sostanziale&#8221; di certa sinistra che nega la funzione rieducativa della pena</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/francesco-rocca-pena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 16:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[francesco rocca]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non conosco Francesco Rocca e non ho rapporti col centrodestra da quando, lo scorso 20 luglio, votai la fiducia a Mario Draghi in Senato. Epperò, c’è qualcosa che non torna. Non torna, ad esempio, il fatto che più d’un giornale di sinistra accusi il candidato del centrodestra alla Regione Lazio di essere più o meno fascista e al tempo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/francesco-rocca-pena/">Francesco Rocca e il &#8220;fascismo sostanziale&#8221; di certa sinistra che nega la funzione rieducativa della pena</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non conosco Francesco Rocca e non ho rapporti col centrodestra da quando, lo scorso 20 luglio, votai la fiducia a Mario Draghi in Senato. Epperò, c’è qualcosa che non torna.</p>
<p>Non torna, ad esempio, il fatto che più d’un giornale di sinistra accusi il candidato del centrodestra alla Regione Lazio di essere più o meno fascista e al tempo stesso di essersi macchiato di un reato in gioventù. Il reato fu in effetti orribile: spaccio di eroina. Francesco Rocca aveva 19 anni. Fu arrestato, nel 1987 fu condannato, collaborò con la giustizia, scontò una condanna a tre anni e due mesi di reclusione.</p>
<p>Ora, secondo la Costituzione italiana e secondo i principi universali dello Stato di diritto su cui si fonda il nostro ordinamento giudiziario, la funzione della pena non è afflittiva, ma rieducativa. Vige, cioè, il presupposto che la persona possa redimersi. Presupposto negato, spesso, da una certa destra, che la sinistra qualifica “fascista”, la quale ha fatto del “buttare la chiave” la propria retorica.</p>
<p>Ebbene, il giovane Francesco Rocca ha sbagliato e per il suo errore ha pagato. Poi si è rifatto una vita. Si è laureato in Giurisprudenza, ha lavorato come avvocato per la Caritas, è infine diventato presidente della Croce Rossa italiana. Eppure, Repubblica non è il solo giornale a iniziare le proprie cronache con una inesorabile “spacciava eroina” (articolo di Francesco Merlo del 16 gennaio). Si comincia così, per poi dargli di fascista a causa della propria militanza politica nelle organizzazioni giovanili del Movimento sociale italiano. Titolo emblematico: “Commissario Rocca, il nero di Ostia dalla galera al palazzo”. Viene, allora, da domandarsi quale sia, nella becera semplificazione dei giorni nostri, la differenza tra fascismo formale e fascismo sostanziale. Viene da chiedersi se davvero il bel mondo progressista sia così lontano da quel determinismo fascista il cui teorico incombere tanto li allarma.</p>
<p>Francesco Rocca si è difeso dicendo grossomodo così: “Ero giovane, ho sbagliato, ma del resto anche Eugenio Scalfari sbagliò nel celebrare il fascismo in gioventù”. Non l’avesse mai fatto. Michele Serra, sempre su Repubblica, lo ha subito canzonato e in un certo senso bastonato. “Scalfari ha fatto e scritto in favore della democrazia italiana, e dunque dell’antifascismo, più di quanto Rocca potrebbe fare per il post fascismo…”, ha scritto. Come se l’essere stati antifascisti a fascismo sconfitto fosse la stessa cosa dell’essere stati antifascisti a fascismo imperante.</p>
<p>Poi è venuta fuori l’inchiesta giudiziaria ai danni del patron di Unicusano Stefano Bandecchi. Si è allora saputo che Bandecchi, accusato di evasione fiscale, ha dato ben 10mila euro di contributo elettorale a Francesco Rocca (che poi li ha restituiti) e giù titoli e articoli per mettere in evidenza l’insano rapporto tra il candidato del centrodestra e l’evasore fiscale. Il quale, sia detto per inciso, aveva finanziato anche il Pd, il candidato del Terzo Polo D’Amato, il Movimento 5 Stelle…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/01/francesco-rocca-sinistra-para-fascista/"><strong><em>Formiche</em></strong></a></p>
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		<title>Fascisti immaginari e fascismi reali</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fascisti-immaginari-fascismi-reali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 07:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si tema il fascio mascelluto ma lo sfascio ripetuto Non vedo sopraggiungere regimi, semmai un riconvertirsi a nuovi mangimi. Comprensibilmente, il vantaggio elettorale della destra che fu fascista pone il tema del passato che torna. Tanto più che, fra i ruderi del secolo scorso, fra i rifiuti della storia, sia chi fu fascista che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Non si tema il fascio mascelluto ma lo sfascio ripetuto</h3>
<p>Non vedo sopraggiungere regimi, semmai un riconvertirsi a nuovi mangimi. Comprensibilmente, il vantaggio elettorale della destra che fu fascista pone il tema del passato che torna. Tanto più che, fra i ruderi del secolo scorso, fra i rifiuti della storia, sia chi fu fascista che chi fu comunista ha serie difficoltà a riconoscere l’empietà dell’errore, perché dovrebbe riconoscere come sbagliata la propria identità.</p>
<p>Mai sottoposta a seria revisione. Solo taluni grandi ci riuscirono, senza attendere il crollo nell’infamia dei rispettivi (e non diversi) incubi. Comprensibile, ma non giustificabile. Perché porre in questi termini la questione significa ignorare cosa fu il fascismo.</p>
<p>Lo vide benissimo un giovane, che pagò con la vita il saper guardare l’Italia, Piero Gobetti: il fascismo è l’autobiografia della nazione. Era il prevalere della “Italia che non ci piace”, per dirla con Giovanni Amendola, anche lui ucciso dalle squadracce. Ma se era autobiografia, come s’è potuto credere che si cancellasse? Si è potuto coltivare l’illusione, o piuttosto l’inganno, perché si è voluto ignorare il lavoro di Renzo De Felice, non a caso isolato dalla storiografia di stampo marxista. Quelli determinanti furono gli anni del consenso, non quelli degli stivaloni e dei manganelli. A segnare la storia fu l’entusiasmo delle masse, non le costrizioni censorie. Nessuno sensato crede che tornino le seconde, ma neanche crede che sia sparita l’Italia delle prime.</p>
<p>Dove la si vede, oggi? I quattro cretini che vanno a Predappio sono ridicoli nel loro orrore zotico. La si trova nel piagnucoloso vittimismo della nazione trascurata, frammisto al delirio della sovrana illimitata. Nell’accattonaggio che reclama fondi e nella prosopopea che rifiuta controlli. Nella svendita della sovranità mediante debito e nell’indebitarsi per avere sovranità. Nel volere chi “sbatte i pugni” e finire con lo sbattere la testa. Nell’avversione alle multinazionali sopruso dei popoli, che toglie all’Italia le multinazionali autoctone.</p>
<p>Nell’inseguire gli umori più bassi, pretendendo d’elevarsi. Nella furbizia untuosa di chi deride il vincitore nel mentre sbava per riceverne una prebenda. Nella condanna dei compromessi e delle mediazioni, per ritrovarsi con compromettenti azzardi. È l’Italia meschina, dei simboli senza sostanza. Ma è anche l’Italia che per giustificare sé stessa deve mistificare la storia, come il pretendersi patrioti ed avere nel simbolo il ricordo di chi la Patria la svergognò, come il confondere il mazzinianesimo con il bigottismo papalino.</p>
<p>Magari questa paccottiglia stesse solo da una parte, che, invece, si ritrova nelle anticamere del clientelismo e nei moti plebei del reddito senza lavoro, nell’autarchia d’importazione e nell’antistatalismo con quattrini statali. Il ceto presunto culturale che fu fascista e si riscoprì comunista era così ignorante da non riuscire a riconoscersi coerente: la stessa infatuazione per un mito e lo stesso disprezzo per la vile realtà. Che non sia quella della propria convenienza.</p>
<p>Non torna il maschio fascismo mascelluto. Ma è ancora da cacciare il fascino scellerato che ha il mascherare da superiorità la propria incapacità, da spocchia millenaria il servilismo permanente, da lamentazione vittimista l’essere vittima della propria incapacità. Non torna il fascio, ma non ci si è liberati da questo sfascio.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/22-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Tassare le promesse</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tassare-le-promesse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 06:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[autorevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[regimi]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
		<category><![CDATA[virologi]]></category>
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		<title>Il fascio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-fascio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2022 11:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è alcun “regime” alle porte, ma questo non significa che siano serrate ai pericoli. La ragione per cui Giorgia Meloni ha dovuto registrare un messaggio multilingua, per esporre il minimo della civiltà, ovvero di non essere fascista e di non essere antisemita, non si trova solo nel passato, ma anche nel presente delle sue [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è alcun “regime” alle porte, ma questo non significa che siano serrate ai pericoli. La ragione per cui Giorgia Meloni ha dovuto registrare un messaggio multilingua, per esporre il minimo della civiltà, ovvero di non essere fascista e di non essere antisemita, non si trova solo nel passato, ma anche nel presente delle sue frequentazioni europee, fra le quali ci sono autoritarismo antidemocratico e antisemitismo. Quella roba non le appartiene, e speriamo non appartenga a nessuno dei dirigenti di Fratelli d’Italia, mentre farebbero bene ad allontanare da sé quelli di cui non si può dire altrettanto. Meloni e i suoi sono democratici, nel senso che hanno vissuto e accettato le regole della democrazia, e ripugnano loro le leggi razziali, non da oggi, ma da quando lo insegnò loro il capo di allora: Gianfranco Fini.</p>
<p>Ma la faccenda non si chiude qui. Intanto perché si può non condividere nulla di quel che uno dice, senza sentire il bisogno di dargli del dittatore, come destra e sinistra hanno ripetutamente fatto, dimostrando povertà di idee.</p>
<p>Inoltre, nel secolo scorso, due fetidi fratelli ammorbarono la storia: il fascismo e il comunismo. Figli dello stesso padre mistico e della stessa madre baldracca. Si mossero il direzioni opposte, ma più per ragioni geopolitiche che ideali e, del resto, nello spartirsi la Polonia furono alleati. L’Italia visse il nazifascismo e siccome quella roba è stata sepolta dall’esito della guerra, abbiamo avuto i nostalgici, fra i quali soggetti che si ritenevano patrioti perché avevano combattuto fra i repubblichini. Non abbiamo avuto il comunismo, in compenso abbiamo avuto tanti comunisti. Non potevano essere nostalgici, ma erano ammiratori, legati e finanziati da una dittatura. Chiunque abbia seguito queste due scuole non ha ragioni d’esserne orgoglioso. Anzi. Ma abbiamo vinto noi, ha vinto l’Occidente, ha vinto la libertà e ha saputo moltiplicare la ricchezza come mai s’era prima visto. Ad oggi non vi è pericolo che il fascismo o il comunismo s’affermino altro che fra gli svalvolati.</p>
<p>Epperò attenti, perché i figli del mistico e della baldracca ci hanno lasciati, ma la geopolitica è rimasta lì. Che è la ragione per cui resta un legame fra chi punta a consolidare i dispotismi e chi punta a demolire le democrazie. Se parte da Mosca non ha alcun bisogno di colorarsi di rosso (leggete Da Empoli e Jangfeldt) e s’acconcia benissimo a colorarsi di verde, di bruno e di nero. Mentre il persistente filone mistico non ha bisogno di colorarsi di nero per sostenere che il mercato e i mercanti commerciano l’anima e la fede di un popolo, può benissimo indossare il rosso, ma anche il giallo.</p>
<p>Quindi ha ragione Meloni ad avere sentito il bisogno di aggiungere la condanna della criminale aggressione russa all’Ucraina e la condivisione delle scelte dell’Occidente, che sostiene e arma gli aggrediti. Ma è qui che il fascio riemerge, perché per vincere si tiene vicino chi è l’espressione dell’opposto. E non sono quattro righe di occidentalismo rituale a cancellare l’inno a Putin cantato sotto il Cremlino, invocandolo quale guida con cui sostituire il nostro mondo democratico. Come non cancellano il mese di silenzio prima di far conoscere il disappunto per una guerra che aveva già mietuto migliaia di vite innocenti e mandato al massacro migliaia di soldati ignoranti.</p>
<p>E il fascio si ritrova pari pari dall’altra parte. Nello schieramento che vede avvinti il ministro della Difesa e chi vota contro la Nato. Può sembrare loro una furbata tattica, invece è una porcheria strategica. Perché dopo il 25 arriva il 26 settembre e chi pensa di potere governare in virtù del fatto che avendo preso un voto in più degli altri affasciati otterrà la loro obbedienza non si sa se s’illude o prova a illudere.</p>
<p>I conti pubblici sono l’altra faccia della collocazione internazionale, non a caso essendoci, in un fascio e nell’altro, chi voleva uscire dall’euro. Ancora una volta, dal 26 settembre, i ragionevoli saranno divisi. Ed è la più grande colpa di questo mondo politico.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Il pericolo è il falso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pericolo-e-il-falso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 07:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pericolo-e-il-falso/">Il pericolo è il falso</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/rD14lNEgQag" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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