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	<title>Evasione fiscale Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Evasione fiscale Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Taxiiiii</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/taxiiiii/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 14:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sola cosa che otterranno è l’allargarsi dell’illegalità e dell’evasione fiscale. L’assurdo blocco del mercato dei taxi – assieme all’insabbiata questione dei balneari – resterà negli annali quale esempio d’impoverimento collettivo e distorcimento del mercato, indotto da piccole corporazioni agguerrite e da forze politiche vili. Plurale senza confini di maggioranza e opposizione visto che, nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sola cosa che otterranno è l’allargarsi dell’illegalità e dell’evasione fiscale. L’assurdo blocco del mercato dei taxi – assieme all’insabbiata questione dei balneari – resterà negli annali quale esempio d’impoverimento collettivo e distorcimento del mercato, indotto da piccole corporazioni agguerrite e da forze politiche vili. Plurale senza confini di maggioranza e opposizione visto che, nella scorsa legislatura, a stralciare i taxi dalla legge sulla concorrenza furono la destra e la sinistra, unite contro quanto era stato predisposto dal governo Draghi (di cui pure erano parte).</p>
<p>Il taxi non si può più prenotare e non si trovano vetture libere, non presso villaggi sperduti ma direttamente a Piazza San Babila a Milano e a Piazza di Spagna a Roma. Presso stazioni e aeroporti le file comportano un tempo di percorrenza terrestre di pochi chilometri largamente superiore a quello impiegato per volare da una città all’altra. Il risultato non è che i tassisti guadagnino di più, ma che s’impedisce la concorrenza accrescendo l’offerta con macchine che si muovono in un mercato parallelo, spesso amministrato dai singoli tassisti (al cliente danno il numero di cellulare e quando un taxi non si trova mandano un amico). Tutto in rigorosa assenza di licenze e tassametro, con conseguente evasione fiscale.</p>
<p>Non assegnare nuove licenze porta al commercio illegale delle esistenti. Illegale perché mascherato da cessione – magari a cooperative – e perché non adeguatamente fiscalizzato. Le cifre di cui si parla, nel mercato reale, sono inoltre incompatibili con i redditi dichiarati da un tassista: chi è il matto che paga una licenza quanto l’incasso di dieci anni? Dice il ministro del Turismo che la faccenda riguarda i Comuni. Bisognerebbe chiederle perché mai, allora, era nella legge sulla concorrenza ed è stata stralciata per essere poi abbandonata al nulla. O se crede che siano i Comuni a dovere fare i decreti attuativi relativi alla legge del 2019, mai fatti.</p>
<p>Lo spettro qual è, Uber? A parte il fatto che alcune grosse cooperative di tassisti hanno già fatto un accordo con Uber – sicché non si può dire neanche per scherzo che sia contro i tassisti, semmai invisa ad alcuni – il modello secondo cui il pagamento avviene automaticamente e con carta di credito già registrata dovrebbe comunque essere sostenuto da un governo che volesse contrastare l’evasione fiscale, magari ricordandosi di mostrarsi solidale con i contribuenti onesti, a partire dal tassista di Bologna che ha raccontato come altri evadono e s’è ritrovato con le ruote tagliate. Ove il governo, naturalmente, non si consideri un esattore di pizzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>La Ragione</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/taxiiiii/">Taxiiiii</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Dagli al ricco</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dagli-al-ricco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 09:23:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[ricchezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le multe fatte ai ricchi siano più care. Questa la nuova frontiera della politica con a cuore il sociale. Uno dei capisaldi della vigorosa scuola “tassazione &#38; rottamazione”: prima faccio la voce grossa e poi ti condono, prima ti stango e poi ti mantengo. Il ricco paghi. Ci sono due ragioni per cui questa roba [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le multe fatte ai ricchi siano più care. Questa la nuova frontiera della politica con a cuore il sociale. Uno dei capisaldi della vigorosa scuola “tassazione &amp; rottamazione”: prima faccio la voce grossa e poi ti condono, prima ti stango e poi ti mantengo. Il ricco paghi. Ci sono due ragioni per cui questa roba non può funzionare e non funzionerà.</p>
<p>La prima consiste nel fatto che il sistema fiscale progressivo (al crescere del reddito non solo paghi di più, ma con quote crescenti di quel che guadagni) è buono e giusto, nonché previsto dalla Costituzione. Evviva. Tale sistema è ispirato a un principio di solidarietà, che non sempre funziona, ma che può diventare una persecuzione. In Italia sono poco meno di 5 milioni i contribuenti che pagano più di quel che ricevono. Sono gli stessi contribuenti, assieme a molti altri considerati “ricchi” (ci arriviamo) che non hanno accesso a facilitazioni e pagano per intero determinate prestazioni, sanitarie comprese. Ora li si vuole multare più degli altri, con il che si lascia la sgradevole sensazione che si stia dando la caccia al ricco, anziché all’evasore.</p>
<p>Lasciamo perdere le benedizioni e le predestinazioni, talora guadagnare bene può anche solo essere fortuna. Comunque non è una colpa. Non è il ricco ad avere la colpa dell’esistenza del povero, semmai è la socialità assistenzialista e non meritocratica che ostacola il povero (soprattutto suo figlio) che abbia la capacità di superare il ricco (soprattutto suo figlio).</p>
<p>Ma anche volendo dare la caccia ai ricchi, ed è la seconda ragione per cui non funzionerà, sarà solo immaginaria. Fallimentare. Perché i ricchi non esistono, in Italia. A leggere le dichiarazioni Irpef se ne ricava che solo lo 0.24% dei contribuenti dichiarano più di 200mila euro. Ammesso e assolutamente non concesso che 200mila euro lordi di reddito significhi essere ricchi. Sopra 1 milione c’è solo lo 0.01%. Questi ultimi ho come l’impressione che abbiano l’autista e la vettura intestata a una società. Per mettere le multe salate a qualche persona in più si deve considerare ricchi quelli che dichiarano fra i 75mila e i 200mila euro l’anno, così da fustigare il 2.23% dei contribuenti. Una presa in giro. Sotto i 75mila il concetto di ricchezza è da attribuirsi alla fantasia sprovveduta di realtà, posto che il 56.05% dei contribuenti si colloca sotto i 20mila euro l’anno.</p>
<p>Se lasci la vettura in divieto di sosta è giusto che tu sia multato ed è ingiusto che poi ti condonino la multa che non hai pagato. Ma che la macchina del ricco sia un disvalore superiore all’analoga macchina del povero è moralismo da strapazzo. Tale da suggerire la lettura dei profondi pensieri di Superciuk, &lt;&lt;la minaccia alcolica&gt;&gt;, creato da Max Bunker (faceva lo spazzino e amava i ricchi, detestando i poveri perché sporcano di più). A parte la curiosa conseguenza secondo cui le multe al Nord sarebbero più care che al Sud, mi vengono in mente talune ricche città europee, ove non c’è una macchina che sia una fuori dai parcheggi regolari (e a pagamento). Non sarà che a rendere inefficaci le nostre multe siano le rottamazioni reclamate e attuate, piuttosto che la presunta esiguità dell’ammontare?</p>
<p>Ma c’è la più sollazzevole delle implicazioni: la multa all’evasore fiscale sarà più bassa di quella all’onesto contribuente. E in un Paese che ha il record europeo dell’evasione Iva, il che comporta pagamenti non fatturati o registrati, portando con sé evasione sul reddito e sulla previdenza, mi sa che con le multe fustigatrici dei ricchi (inesistenti) si cominci ad esagerare con l’istigazione all’evasione fiscale.</p>
<p>A tal proposito: Meloni ha ragione e sarebbe incostituzionale stabilire il prezzo delle transazioni con carte di credito e debito. Quelle commissioni, però, sono sempre e continuamente scese. Miracolo? No, concorrenza. Come è capitato con le tariffe telefoniche e i biglietti aerei: mercato, concorrenza e controlli. È la socialità del “dagli al ricco” a produrre miseria ed evasione fiscale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-14-dicembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Pos(sibilità)</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/possibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 07:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo in ritardo di otto anni. E già questo la dice lunga. Se anche fossimo stati puntuali, otto anni fa, ci saremmo trovati in ritardo rispetto alla realtà. Avendo traccheggiato, come puntualmente capita, s’è finito con il danneggiare gli interessi che, a chiacchiere, si diceva di volere tutelare. Comunque ci siamo: da domani chi non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in ritardo di otto anni. E già questo la dice lunga. Se anche fossimo stati puntuali, otto anni fa, ci saremmo trovati in ritardo rispetto alla realtà. Avendo traccheggiato, come puntualmente capita, s’è finito con il danneggiare gli interessi che, a chiacchiere, si diceva di volere tutelare.</p>
<p>Comunque ci siamo: da domani chi non ha il Pos (Point of sale, la macchinetta per i pagamenti elettronici), chi non accetta o consente pagamenti con carte, pagherà una sanzione. Il Paese già paga il ritardo.</p>
<p>La prima leggenda fu relativa alla difesa dei “piccoli”, nell’assai errato presupposto siano non in grado o non interessati a gestire quel tipo di pagamenti. Peccato ci si paghi il taxi, in giro per il mondo civilizzato. Semmai i piccoli commercianti ne hanno ricavato un danno, per due ragioni:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>quanti sono dotati di carte e non di frusciante comprano altrove, a tacere dell’on line, dove si paga solo con le carte;</li>
<li>l’accumulo del contante comporta un maggiore rischio di rapine, oltre ai costi, economici e di tempo, per andare fisicamente in banca a versare. A meno che non lo si eviti, nel qual caso si è nel campo dell’evasione fiscale. Ci arriviamo.</li>
</ol>
<p>La seconda leggenda sarebbe la scomodità, laddove è vero il contrario: un tempo, effettivamente, trovarsi in coda alla cassa ed avere davanti chi tirava fuori una carta per il pagamento significava perdere più tempo, ora, da anni, è vero l’opposto e il tempo te lo fa perdere chi tira fuori le banconote e prova a contare gli spiccioli.</p>
<p>Il che porta alla terza leggenda: quel sistema va bene per le grosse cifre e non per i micropagamenti. Laddove sono proprio i più piccoli a comportare le maggiori difficoltà di cambio. Ci siamo trovati tutti a frugare nelle tasche, consapevoli che non puoi offrire cento euro per pagarne 1.50.</p>
<p>Vai con la quarta: il costo, ovvero le commissioni. Di tutto si può discutere e per i micro si dovrebbe andare a zero, ma non è che i versamenti o le girate degli assegni siano gratis (prego osservare i tempi di accredito).</p>
<p>La quinta ha dell’assurdo: si deve andare incontro ai più anziani. Giustissimo, ma il modo migliore per non fare andare loro incontro ladri e scippatori è aiutarli a pagare tutto con la carta, che è del tutto inutile rubare.</p>
<p>Non sono fra quanti ritengono si debba cancellare il contante, bastando rendere più conveniente il pagamento digitale. Poi ciascuno sceglie come saldare i conti. Ma non come incassare. Da qui, appunto, l’obbligo. Teorico dal 2014 e la sanzione da domani. Il tempo perso è stato uno svantaggio competitivo, per il Paese, per i consumatori e per i venditori di beni e servizi.</p>
<p>I pagamenti digitali non sono solo una comodità, ma una opportunità di contrasto all’evasione fiscale. E, tanto per non essere ipocriti, è questo l’aspetto che ha più favorito il lobbismo del rinvio. Intanto, dal 2012 al 2021, senza sanzioni, le transazioni con carte hanno più che triplicato il loro valore (da 1.1 a 3.8 miliardi).</p>
<p>Nello stesso lasso di tempo i punti dotati di Pos sono passati da 1.5 a 4.2 milioni. Questo grazie alla falilità e convenienza. Se agganciassimo a questo sviluppo, che sarà sempre più forte, anche una opportunità fiscale, se utilizzassimo la contabilizzazione automatica e la non necessità di conservare quintali di carta, non controllabile, per rendere effettivo il sano conflitto d’interessi, talché pagare regolarmente, per il cliente, non sia solo una fissazione per la legalità, ma anche una vocazione alla propria utilità, avremmo sconfitto una parte notevole dell’evasione fiscale.</p>
<p>Tendenzialmente tutta quella legata al mercato regolare. E ci saremmo riusciti senza pagare il salato e sgradevole prezzo della militarizzazione nella vita quotidiana, senza dovere invocare le fiamme gialle, senza l’occhiuto controllo degli scontrini fuori dai bar. Etica civile e giustizia sociale, grazie allo strumento digitale. Bello e possibile.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-29-giugno-2022-2/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Rivoltarsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/rivoltarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2022 09:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani che pagano tasse, imposte e contributi pagano troppo. Hanno (abbiamo) non solo il diritto, ma anche il dovere di rivoltarsi. Pagare, ovvero dovere rinunciare a una parte dei soldi lecitamente guadagnati e regolarmente dichiarati, non è mai piacevole. Checché ne dica qualche moralista fiscale. Ma è conveniente, è un buon affare, se serve [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani che pagano tasse, imposte e contributi pagano troppo. Hanno (abbiamo) non solo il diritto, ma anche il dovere di rivoltarsi. Pagare, ovvero dovere rinunciare a una parte dei soldi lecitamente guadagnati e regolarmente dichiarati, non è mai piacevole. Checché ne dica qualche moralista fiscale.</p>
<p>Ma è conveniente, è un buon affare, se serve a vivere in una società più giusta, in cui a tutti sia offerta una paragonabile (uguale è impossibile) opportunità di farsi strada per merito e capacità, in cui ci sia pari accesso alla salute, in cui chi è svantaggiato non sia abbandonato. È un mondo migliore, che vale il prezzo. Ma se serve a finanziare falsi poveri, a pagare il conto degli evasori fiscali, a retribuire la nullafacenza, allora no: è uno sporco affare, da contrastare con ogni mezzo, contro cui rivoltarsi.</p>
<p>Convivere con l’evasione fiscale significa rinunciare alla rivolta fiscale, perché consente di far scendere la pressione sociale affrancando troppi dal dovere di versare. E consente di spostare la maggioranza degli elettori a favore di chi promette nuove spese, che sono la premessa di nuovi prelievi o il lievito di nuovi debiti, vale a dire promessa di maggiore fiscalità.</p>
<p>A questo andazzo corrotto e corruttivo dovrebbero ribellarsi non solo i 5 milioni di italiani che, in pratica, mantengono tutti gli altri, ma anche i veri bisognosi, che ricevono meno di quel che sarebbe possibile e sotto forma di elemosina degradante anziché di investimento in competenza, produzione e dignità.</p>
<p>Un italiano che vive in una casa non accatastata è un evasore fiscale che ha realizzato l’opera in evasione fiscale. Bisogna stanarlo e costringerlo a pagare non perché lo chiede l’Unione europea, ma perché lo chiedono quanti stanno pagando il suo conto.</p>
<p>Il mio interesse è non pagare per chi non paga. E chi difende quanti non pagano offende il mio interesse. Se non la si mette chiaramente in questi termini va a finire che anche l’evasione diventa un diritto, sostenendo che pagare è impossibile, perché troppo oneroso. Lo è di già, ma solo in capo a chi è onesto. E ha il diritto e il dovere di rivoltarsi.</p>
<p>L’Italia è il Paese che più di ogni altro ha interesse a che si crei un debito comune europeo. Ma è anche il Paese che più di ogni altro crea ostacoli a che quel debito prenda forme serie, strutturali e permanenti. Noi creiamo ostacoli perché andiamo raccontando che è un diritto occupare i beni del demanio pagando quattro soldi e affittando un ombrellone a otto. Raccontando che sarebbe una specie di furto farla finita con le case non accatastate.</p>
<p>Inventando sempre nuovi bonus da distribuire, in una corsa assistenzial-clientelare che neanche più fidelizza l’elettore comprato, che tanto poi vota quelli che promettono di più. Una scena simile non intendo finanziarla non in quanto contribuente tedesco od olandese, non intendo finanziarla in quanto contribuente italiano. Gli italiani onesti sono massacrati da questo andazzo, non certo dal tentativo di drenare e risanare questo pantano d’illegalità. Che si compiace pure di sé stesso.</p>
<p>Abbiamo preso degli impegni, in cambio del più consistente trasferimento di ricchezza europeo a nostro favore. La contabilità del dare e avere non si fa solo su contributi versati e incassati (logica miserabile), ma su quanto abbiamo risparmiato grazie ai tassi bassi, quanto vale il 60% delle nostre esportazioni, quanto avere vissuto due decenni senza sottrarre ricchezza al risparmio privato.</p>
<p>Abbiamo preso degli impegni. Sono stati votati dal Parlamento. Non rispettarli non significa solo sciropparsi “moniti”, ma essere inaffidabili. Buffoneschi. Incapaci. Mentre gli italiani che mantengono la baracca hanno caratteristiche opposte e rispettate. Non si deve dirlo, perché tanto alle elezioni vince ci scassa e promette? L’opposto: si deve urlarlo, perché finanziando ignoranza e non lavoro, difendendo gli evasori si corre alla rovina. Loro avranno solo il vantaggio di non averla finanziata, ma la pagheranno ugualmente.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-24-maggio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Fisco evasivo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fisco-evasivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 06:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le dichiarazioni dei redditi relativi all&#8217;anno 2020 risentono &#8211; e non poteva essere diversamente &#8211; dell&#8217;anno della pandemia e del blocco di tante attività e di tante persone. Di conseguenza, i redditi sono al ribasso, come, del resto, al ribasso è restato il prodotto interno lordo. Tuttavia, questo più basso non è che sia per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/032dUdnvrOg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Le dichiarazioni dei redditi relativi all&#8217;anno 2020 risentono &#8211; e non poteva essere diversamente &#8211; dell&#8217;anno della pandemia e del blocco di tante attività e di tante persone. Di conseguenza, i redditi sono al ribasso, come, del resto, al ribasso è restato il prodotto interno lordo.</p>
<p>Tuttavia, questo più basso non è che sia per tutti uguale: per esempio &#8211; dati delle dichiarazioni alla mano &#8211; gli imprenditori individuali, cioè le piccole imprese, segnano un meno 11%, mentre i lavoratori autonomi, cioè i professionisti, segnano un meno 8,6% dei redditi. Per i lavoratori dipendenti già va meglio, anche se segnano pur sempre una diminuzione dell&#8217;1,6%. Credo che, in questo, più che la diminuzione degli stipendi e dei salari conta la diminuzione del numero dei lavoratori dipendenti, perché moltissimi hanno perso il posto. I pensionati, invece, aumentano il reddito del 2%, perché si tratta di redditi non legati al mercato, cioè sono rendite garantite.</p>
<p>E questo è l&#8217;insieme delle conseguenze del 2020 e di quel che abbiamo vissuto. Però, dentro quella ripartizione, dentro le dichiarazioni dei redditi, le cose non sono cambiate rispetto al passato e sono assurde!</p>
<p>Noi abbiamo 12 milioni e ottocentomila dichiaranti, che non versano nulla alla all&#8217;IRPEF, quindi non versano contributi e imposte sul reddito. Abbiamo il 27% dei dichiaranti che sono sotto i 15.000 euro annui. Il 70% stanno tra i 15 mila e i 70 mila.</p>
<p>Inoltre, solo il 4% dei dichiaranti dichiara più di 70 mila euro. Ora, ci vuole una fantasia sconfinata per considerare ricchi quelli che guadagnano 80, 100, 150 mila euro l&#8217;anno. Peraltro, non che guadagnano, che dichiarano, perché poi c&#8217;è il prelievo fiscale. Che siano solo il 4% è la dimostrazione che c&#8217;è un&#8217;ampia evasione. Quel 4%, di sicuro, paga troppo, paga uno sproposito.</p>
<p>Ecco perché quando si parla di riforme fiscali e si dice che nessuno deve pagare di più, si dice una cosa largamente inesatta o, comunque, largamente ingiusta. Infatti, quel 4% di dichiaranti italiani paga troppo, perché ce ne sono tanti altri che pagano troppo poco, che evadono, che nascondono il reddito o che, addirittura, non ci sono: ne sono un esempio gli immobili non accatastati, che è come se non ci fossero.</p>
<p>Fare una riforma significherebbe distribuire il peso. L&#8217;impegno del governo non è che nessuno paghi 1 euro in più, perché sarebbe sbagliato. L&#8217;impegno del governo è che la pressione fiscale non cresca, in rapporto al prodotto interno lordo, ma in questo non crescere della pressione fiscale deve esserci una diversa e più equa distribuzione, altrimenti si riproduce all&#8217;infinito l&#8217;evasione.</p>
<p>Non è neanche vero che i lavoratori dipendenti non possono evadere: non possono farlo sullo stipendio o sul salario, perché quello è tassato alla fonte. Possono essere evasori in quanto prestatori d&#8217;opera: ne è un esempio il docente di scuola che fa le ripetizioni e non rilascia la ricevuta. Oppure possono evadere in quanto fruitori di servizi, quando pagano in contanti, senza fattura e, quindi, senza IVA.</p>
<p>Tutto questo accade perché una pressione eccessiva finisce, in qualche modo, per indurre all&#8217;evasione. Pertanto è necessaria una distribuzione diversa, è necessario che qualcuno paghi di più e che molti paghino di meno e, infine, bisogna che le spese inutili vengano tagliate.</p>
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		<item>
		<title>Un altro fisco è possibile</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-altro-fisco-e-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 08:57:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[sistema fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Puntualmente, alla vigilia di ogni legge di bilancio si ripropone il tema delle tasse e mentre tutti a parole dicono di voler semplificare il sistema fiscale e di voler abbassare l&#8217;imposizione, con caparbia chi è al governo si impegna in cervellotiche disquisizioni su nuove aliquote, detrazioni o gabelle. Prendiamo il dibattito di queste ultime settimane. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Puntualmente, alla vigilia di ogni legge di bilancio si ripropone il tema delle tasse e mentre tutti a parole dicono di voler semplificare il sistema fiscale e di voler abbassare l&#8217;imposizione, con caparbia chi è al governo si impegna in cervellotiche disquisizioni su nuove aliquote, detrazioni o gabelle. Prendiamo il dibattito di queste ultime settimane. Spiccano tre temi e una boutade.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Il primo è un sempreverde, che ricorda «le cose antiche ma pur sempre vive come il Martini con le olive» di una canzone di Vecchioni. Si tratta del mantra «per ridurre le tasse bisogna combattere l&#8217;evasione» ripetuto con stanchezza anche dal ministro Gualtieri. Allora, in primis è bene ripeterlo: se recupero soldi dalla lotta alla evasione e li utilizzo poniamo per ridurre l&#8217;Iva, non sto attenuando il peso fiscale. No. Sto introducendo maggiore equità nel sistema, persino efficienza (i soldi in nero hanno più difficoltà ad entrare nel circolo produttivo e chi non paga il dovuto fa concorrenza sleale), ma non riduco un bel niente: sposto il carico da chi già pagava a chi evadeva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Ordunque, questa è una cosa bella e sana in sé ma la memoria ci avverte che i progressi sono lenti, le somme accertate dalla Guardia di Finanza spesso non si recuperano o non vengono confermate dalle commissioni tributarie e le ricette per ridurre l&#8217;evasione sono ormai stantie (ad esempio i controlli incrociati) mentre le presunzioni e interpretazioni vessatorie pro-Agenzia delle Entrate abbondano, generando ingiustizia ed incertezza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Il secondo è appena un po&#8217; più sofisticato: per calare le tasse eliminiamo le tax expenditures, vale a dire le miriadi di deduzioni e detrazioni che affollano il nostro ordinamento tributario. Orbene, dimentichiamoci per un attimo che negli ultimi anni bonus, crediti di imposta e deduzioni si sono moltiplicati invece che ridimensionati, in ogni caso anche qui spostiamo solo il peso delle imposte dai contribuenti generici ai beneficiari dei bonus. Si tratterebbe di un&#8217;opera meritoria, perché il denaro verrebbe speso o investito non dove è conveniente fiscalmente secondo una decisione arbitraria e motivata politicamente di chi governa, ma dove è economicamente efficiente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La razionalizzazione porterebbe vantaggi anche dal punto di vista delle minori incertezze che attanagliano la compilazione della dichiarazione dei redditi. Ma ancora una volta non stiamo parlando di un abbassamento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Terzo tema: la semplificazione della normativa e dell’apparato riscossorio. Il povero contribuente italiano perde parte della sua vita a correre dietro agli adempimenti fiscali: le imprese, ad esempio, 238 ore, il 31% in più della media europea di 182 ore con costi aggiuntivi superiori ai 2 miliardi. Il nuovo direttore dell&#8217;Agenzia delle Entrate, Ruffini, professionista capace, ha proposto che le varie leggi vengano raggruppate in Testi unici, un&#8217;ottima idea. Meno buona sembra la proposta di far pagare per cassa i lavoratori autonomi: se non meglio specificata potrebbe diventare una complicazione. I tre caposaldi dovrebbero però essere la costituzionalizzazione dello Statuto del contribuente del 2000, che prevede principi garantistici, la professionalizzazione della giustizia tributaria (che tende ad essere piuttosto erratica), il diffuso utilizzo dell&#8217;interpello per dare certezze a cittadini e imprenditori. Si perdoni il facile calembour: non è facile semplificare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Infine, la boutade, quella di Matteo Salvini che propone una bella flat tax al 15% sul fatturato delle imprese e non sugli utili, progetto che se fosse realizzato schianterebbe gli imprenditori sotto il peso delle imposte. A essere caritatevoli il leader della Lega aveva forse in mente di estendere il regime forfettario, oggi applicato ai lavoratori autonomi che, appunto, &#8220;fatturano&#8221; fino a 65.000 euro, a tutti. Avrebbe sbagliato comunque: uno dei problemi del nostro sistema impositivo è la proliferazione di balzelli ad hoc i quali, come si notava prima, creano diseguaglianze tra situazioni uguali e dirottano l&#8217;attività economica non dove conviene economicamente ma fiscalmente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Conclusione? Passerei al ministro Gualtieri un&#8217;ideuzza di Oscar Wilde che almeno soddisferebbe il senso di equità universale: celibi e nubili siano tassati in modo più pesante degli sposati. Non è giusto che alcune persone siano più felici di altre.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La Stampa, 8/09/2020</span></strong></p>
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		<title>Sabino Cassese: La cascata di regole per &#8220;semplificare&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sabino-cassese-la-cascata-di-regole-per-semplificare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 06:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[Erosione tributaria]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Sabino Cassese]]></category>
		<category><![CDATA[semplificazioni]]></category>
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		<title>Luca Ricolfi: La scorciatoia assistenziale nel deserto delle ricette</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/luca-ricolfi-la-scorciatoia-assistenziale-nel-decreto-delle-ricette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Il Messaggero]]></category>
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		<category><![CDATA[protezione civile]]></category>
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		<category><![CDATA[Troika]]></category>
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