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	<title>eutanasia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Aug 2024 13:46:54 +0000</lastBuildDate>
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	<title>eutanasia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>La morte e la legge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2024 12:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’Opinione del Direttore]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-morte-e-la-legge/">La morte e la legge</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="914" height="514" src="https://www.youtube.com/embed/frwYYrzAgLg" title="" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen="" class=""></iframe></p>
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		<title>Essere liberali fino in fondo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/essere-liberali-fino-in-fondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 16:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[marina berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il giorno dopo, poco o nulla si è mosso. Ieri, Marina Berlusconi ha dato un’intervista tutta politica al Corriere della Sera. Ha criticato il masochismo della cancel culture, ha biasimato la crescita dei partiti di estrema destra in Europa, ha una invocato “un’Europa più forte e più coesa” nell’interesse dell’Italia ed ha soprattutto spronato il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"> Il giorno dopo, poco o nulla si è mosso. Ieri, Marina Berlusconi ha dato un’intervista tutta politica al Corriere della Sera. Ha criticato il masochismo della cancel culture, ha biasimato la crescita dei partiti di estrema destra in Europa, ha una invocato “un’Europa più forte e più coesa” nell’interesse dell’Italia ed ha soprattutto spronato il centrodestra a percorrere senza timori né ipocrisie la via delle libertà individuali battuta da papà Silvio. “Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbt, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere…”, ha detto.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">È un’esplicita sferzata liberale, ma l’impressione è che le sue parole siano state vissute più che altro con fastidio. Antonio Tajani si è trincerato dietro la prassi della libertà di coscienza riconosciuta da Forza Italia ai propri parlamentari sulle questioni cosiddette etiche. Ma invocare la libertà di coscienza è un modo per non prendere posizione. Fratelli d’Italia non ha commentato, diversi leghisti di scuola salviniana hanno criticato l’apertura ai diritti Lgbt, preferendo ignorare il grande tema del fine vita (modo grazioso per definire l’eutanasia) e dell’aborto.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Paradossalmente, non per l’uomo ma per il partito di cui è espressione, ad esprimere la posizione più avanzata è stato un leghista, Luca Zaia. “Non dobbiamo decidere noi se una donna può o non può abortire e non dobbiamo essere noi a impedire la gestione del fine vita ad un malato terminale &#8211; ha detto il governatore del Veneto -. Marina Berlusconi ha fatto una giusta osservazione. Noi del centrodestra abbiamo una sfida che è quella di non rinnegare assolutamente le nostre origini, ma di essere liberali fino in fondo”.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Ecco, “essere liberali fino in fondo”: è questo il coraggio che manca. Un’assenza che pesa soprattutto sulle coscienze politiche di chi milita e guida il partito che fece del liberalismo uno slogan di massa. Sarebbe bello, invece, se Forza Italia si intestasse una battaglia politica per dar corso alle disposizioni della Corte Costituzionale e alle aspettative di migliaia di italiani sull’eutanasia. Sarebbe una scelta coerente con l’identità del partito e sarebbe anche una scelta popolare.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="https://formiche.net/2024/06/forza-italia-battaglia-eutanasia-la-versione-di-cangini/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></div>
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		<title>Il Palamento legiferi sul fine vita</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-palamento-legiferi-sul-fine-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 15:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[fine vita]]></category>
		<category><![CDATA[Palamento]]></category>
		<category><![CDATA[Zaia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Niente di straordinario, è stata solo «una risposta civile ad una cittadina che chiedeva di poter gestire il suo fine vita in modo libero e consapevole». Così il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, ha spiegato la decisione della giunta che presiede di accompagnare alla morte una malata oncologia terminale, Gloria. «Noi &#8211; ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Niente di straordinario, è stata solo «una risposta civile ad una cittadina che chiedeva di poter gestire il suo fine vita in modo libero e consapevole». Così il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, ha spiegato la decisione della giunta che presiede di accompagnare alla morte una malata oncologia terminale, Gloria. «Noi &#8211; ha detto &#8211; abbiamo semplicemente dato attuazione ad una sentenza della Corte costituzionale, quella che nel 2019 si è espressa sul caso del dj Fabo». Quella sentenza denunciava un vuoto legislativo e incoraggiava il Parlamento a colmarlo. Mai incoraggiamento fu più vano: il Parlamento è rimasto inerte sul delicato tema del fine vita, delegando così a regioni e magistratura il potere legislativo che la Costituzione gli attribuisce in via esclusiva.</p>
<p>Difficile andare avanti così. Difficile perché l’età media si allunga ma non per questo si accorcia la lista delle patologie gravi e invalidanti che affliggono uomini e donne soprattutto in età avanzata.</p>
<p>In «Utopia», riflettendo sulla condizione del malato grave inguaribile, Tommaso Moro esorta «sacerdoti e magistrati» ad accettare che quando «il vivere è diventato per lui una tortura, sia anzi lui stesso, animato da serena fiducia, a liberarsi di sua mano di quell&#8217;esistenza penosa come da una prigione o da un supplizio, oppure a consentire di sua volontà che siano gli altri a strapparnelo». Nel Cinquecento, il cattolico Tommaso Moro, beatificato da Leone XIII nel 1889, proclamato santo da Pio XI nel 1939 e dichiarato patrono dei governanti e dei politici da Giovanni Paolo II, non poteva sapere che un giorno la scienza medica e la tecnica applicata alla medicina avrebbero consentito a milioni di persone di allontanare la morte senza per questo poter riguadagnare la vita. È sgradevole ammetterlo, ma se anche Dio o il destino ci eviteranno malattie o traumi gravemente invalidanti, sappiamo che trascorrere l&#8217;ultima fase della vita immobilizzati su un letto senza la speranza di poterci un giorno alzare e/o attaccati a una macchina senza la possibilità di affrancarcene è quello che accadrà a buona parte di noi. E allora sarebbe giusto che chi non ce la fa più potesse sottrarsi a un dolore senza fine e sarebbe caritatevole che altri potessero eseguire la sua libera volontà nel caso in cui non si trovi nella condizione di attuare i propri propositi da solo. Ma, questo è il convincimento di chi scrive, solo in questo caso. Chi è in grado di darsi la morte, ma non lo fa, non dovrebbe poter delegare un&#8217;azione per cui non è evidentemente pronto; chi non è fisicamente in grado di darsi la morte, ma è condannato a sopravvivere in un limbo della vita, ha il diritto che la sua volontà sia doverosamente rispettata.</p>
<p>È per questo che due anni fa non ho firmato il referendum promosso dai radicali. Perché depenalizzava indistintamente l&#8217;omicidio del consenziente, di fatto tendendo all&#8217;introduzione in Italia del modello eutanasico olandese. Un modello a mio giudizio eccessivo, che sottrae la persona alle proprie responsabilità e presenta il rischio di pericolose degenerazioni. Mi fermerei un po&#8217; prima, ma sempre in linea con il pensiero di San Tommaso Moro. Pensiero su cui la Chiesa e i parlamentari “cattolici” farebbero bene a riflettere.</p>
<p>Rispetto profondamente la sensibilità di chi rifiuta l&#8217;eutanasia per sè e per i propri familiari, ma sono convinto che rispettare la sensibilità di chi la pensa diversamente sia una scelta pienamente liberale e, lo dico con rispetto, di carità cristiana. È una questione, come ha correttamente detto Luca Zaia, «di civiltà».</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/07/31/news/perche_leutanasia_e_una_scelta_di_liberta_cristiana-13035863/"><em><strong>Huffington Post</strong></em></a></p>
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		<title>Eutanasia, sì o no? Due opinioni a confronto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/eutanasia-si-o-no-due-opinioni-a-confronto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 11:28:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2018]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;eutanasia è senz&#8217;altro un tema impegnativo che divide, pone dubbi e dunque richiede un confronto. Per questo, lo scorso 16 febbraio, per il convegno &#8220;Clonazione, qual è il limite alla ricerca?&#8221;, siamo ricorsi a Versus, format della Fondazione Einaudi nel quale a due relatori con opinioni differenti vengono poste dieci domande con tre minuti a risposta. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>eutanasia</strong> è senz&#8217;altro un tema impegnativo che divide, pone dubbi e dunque richiede un confronto. Per questo, lo scorso 16 febbraio, per il convegno <strong>&#8220;Clonazione, qual è il limite alla ricerca?&#8221;</strong>, siamo ricorsi a <em>Versus</em>, format della Fondazione Einaudi nel quale a <strong>due</strong> relatori con opinioni differenti vengono poste <strong>dieci</strong> domande con<strong> tre</strong> minuti a risposta.</p>
<p>E, a sentire i presenti e gli stessi relatori, è stata la scelta giusta. I due accademici <strong>Luisella Battaglia</strong> e <strong>Pasquale Giustiniani</strong> hanno dato, infatti, vita a un vivace botta e risposta su temi impegnativi, tra i quali il testamento biologico.</p>
<p>In questo estratto, proponiamo le risposte dei relatori sull&#8217;eutanasia e il suicidio assistito. Per vedere l&#8217;intera registrazione di Radio Radicale, <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/533567/la-clonazione-e-i-limiti-o-meno-alla-ricerca">clicca qui</a>. L&#8217;argomento è stato inoltre trattato dalla stessa Luisella Battaglia <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dai-giudici-arriva-una-scossa-al-ritardo-delle-nostre-leggi/">in un articolo sul Secolo XIX</a>. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
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		<title></title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dai-giudici-arriva-una-scossa-al-ritardo-delle-nostre-leggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 12:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Cappato]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[legge su eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giudici di Milano hanno rinviato ala Corte Costituzionale la sentenza relativa a Marco Cappato, imputato di istigazione al suicidio in relazione alla morte di dj Fabo, sollevando un&#8217;eccezione di incostituzionalità. L&#8217;imputazione sarebbe infatti in conflitto con alcune norme della nostra Costituzione, in particolare con l&#8217;articolo 13 che recita &#8220;La libertà personale è inviolabile&#8230; &#8220;. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I giudici di Milano hanno rinviato ala Corte Costituzionale</strong> la sentenza relativa a Marco Cappato, imputato di istigazione al suicidio in relazione alla morte di dj Fabo, sollevando un&#8217;eccezione di incostituzionalità. L&#8217;imputazione sarebbe infatti in conflitto con alcune norme della nostra Costituzione, in particolare con l&#8217;articolo 13 che recita &#8220;La libertà personale è inviolabile&#8230; &#8220;.</p>
<p><strong>Non si può non ricordare</strong>, a questo riguardo, come la requisitoria della pm al processo, anziché un atto di accusa a Cappato, si sia trasformata in una difesa della sua condotta e delle profonde ragioni umane che l&#8217;hanno motivata.</p>
<p><strong>Come interpretare</strong> dunque la decisione dei giudici?</p>
<p><strong>Si tratta di un espediente utile</strong> a disfarsi di un caso difficile e altamente problematico, come quello del suicidio assistito o si tratta di una mossa intesa a richiamare l&#8217;attenzione su un caso che rivela, per molti aspetti, la necessità di una revisione di un impianto legislativo ormai palesemente inadeguato?</p>
<p><strong>Propendo decisamente per la seconda</strong>, alla luce del fatto che il nostro codice prevede per l&#8217;eutanasia due distinte ipotesi di reato: istigazione al suicidio e omicidio del consenziente. Dovremmo, a questo punto, onestamente chiederci se il comportamento di Cappato rientri in queste due fattispecie di reato.</p>
<p><strong>Quanto alla prima</strong>, non si può in nessun modo rinvenire nel suo comportamento un&#8217;istigazione al suicidio, in base alla volontà chiaramente e risolutamente ribadita da Fabo di voler porre termine alla sua vita. Confesso, a questo riguardo, di essere rimasta molto scossa dalla dichiarazione di Fabo che, con tutte le difficoltà e i disagi che stava vivendo, si sforzava di esprimere nella maniera più inequivocabile la sua volontà di morire, e di essermi chiesta se uno stato civile avesse il diritto di imporre a un suo cittadino una prova così straziante.</p>
<p><strong>Dovremmo considerare il suicidio</strong> come un reato di cui discolparsi o una colpa di cui giustificarsi o, viceversa, seguendo una tradizione filosofica che dagli stoici a Hume lo difende e lo sostiene, considerarlo un&#8217;affermazione di libertà?</p>
<p><strong>È questo un punto di una delicatezza estrema</strong> e di un&#8217;importanza cruciale per uno stato che si consideri liberale e che difenda l&#8217;autonomia dei suoi cittadini, la sovranità su di sé, sul proprio spirito e sul proprio corpo di cui parlava John Stuart Mill.</p>
<p><strong>Quanto alla seconda ipotesi di reato</strong>, mi sembra altrettanto difficile definire &#8220;omicidio del consenziente&#8221; il comportamento di Cappato, che si è limitato a rendere possibile e operante la volontà di suicidarsi di Fabo. Non solo non è ravvisabile neppure lontanamente una volontà omicida, ma ci troviamo palesemente davanti, in termini descrittivi, ad un aiuto al suicidio. Ora, è proprio questo il punto in discussione: il suicidio assistito.</p>
<p><strong>Come definirlo</strong>? Come giudicarlo? Come normarlo?</p>
<p><strong>La nostra legislazione appare</strong>, in questo come molti altri fatti indotti dai progressi delle tecnologie biomediche, in grande ritardo e incapace di rispondere alle nuove istanze che emergono tumultuosamente dalla società civile.</p>
<p><strong>La sensibilità che è andata maturando</strong> in questi ultimi decenni e che è ispirata alla rivoluzione liberale indotta in medicina dalla bioetica, fa emergere la necessità di riflettere sulle nuove forme che assume la nostra libertà di decidere in merito alla fine della nostra vita, valorizzando il tema del consenso informato della persona, al centro della recente legge sul biotestamento.</p>
<p><strong>Bene hanno fatto</strong> dunque a mio parere i giudici a rinviare alla Consulta una decisione che dovrà impegnare nel prossimo futuro la nostra classe politica, ponendo come indilazionabile una riforma della legislazione sul fine vita.</p>
<p>Luisella Battaglia, Il Secolo XIX 15 febbraio 2018</p>
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		<item>
		<title>Perché le tesi di Pisapia sull&#8217;eutanasia non mi convincono</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/perche-le-tesi-di-pisapia-sulleutanasia-non-mi-convincono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 10:25:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[eutaniasia]]></category>
		<category><![CDATA[giuliano pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[legge su eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Eutanasia e testamento biologico devono essere affrontati senza posizione ideologiche[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è dubbio che quella che era un tempo la priorità dei partiti progressisti, cioè la &#8220;questione sociale&#8221;, oggi sia stata soppiantata dalla <strong>battaglia per i diritti</strong>. D&#8217;altronde, oggi nessuno più (o quasi) si definisce comunista o socialista, ma più genericamente si parla di &#8220;la sinistra&#8221;. Di questa attenzione prioritaria ai diritti, non può essere un liberale a dolersene. Se non fosse che il terreno dei diritti è sempre molto scivoloso, soprattutto quando, come spesso accade, sono imputati ai gruppi e non all&#8217;individuo.</p>
<p>Considerato come vanno le cose, non è perciò strano che l&#8217;ex sindaco di Milano, <strong>Giuliano Pisapia</strong>, abbia iniziato ieri proprio con una storia di diritti la sua collaborazione a <em>La Repubblica</em>. Lo ha fatto in modo molto felpato come è nel suo stile. Ma che mi abbia convinto direi proprio di no. Come ugualmente non mi convincono i tanti che in nome di una &#8220;morte dignitosa&#8221; giustificano l&#8217;eutanasia.</p>
<p>Il fatto è che dietro il paravento di ciò che sembrerebbe il massimo della democrazia, cioè la stesura da parte di ognuno di un &#8220;<strong>testamento biologico</strong>&#8221; che indichi in anticipo ciò che si vuole che si faccia della propria vita nel caso in cui ci si dovesse trovare in una situazione disperata; dietro questo paravento, diceva, si cela una evidente asimmetria fra una opzione che la cultura predominante, niente affatto imparziale, considera &#8220;giusta&#8221; e &#8220;civile&#8221; e un&#8217;altra che di fatto tale non è considerata ed è svalutata. Che è un po&#8217; il vizietto di molto pensiero progressista: democratico nella forma ma fortemente valoriale nella sostanza.</p>
<p>Le opzioni, in quanto riferibile agli individui, dovrebbero avere invece tutte eguale valore. Eppure, avete mai visto perorare il diritto all&#8217;<strong>accanimento terapeutico</strong>, espressione che già di per sé si connota negativamente? Eppure, io desidererei, per convinzione ed esperienza, che i medici, se mai fosse, si accanissero nei miei confronti. Ma non per motivi di fede o religiosi, bensì anche pragmatici e utilitaristici, se volete. Tengo infatti molto alla mia vita, di cui mi piace gustarne ogni aspetto, ma so benissimo che è un bene fragile e che, soprattutto, non è mai da noi prevedibile né tantomeno predeterminabile. Di fronte ad essa, e anche quindi alle sue evoluzioni o involuzioni, bisogna porsi con molta umiltà: nulla esiste, sulla faccia di questa terra, di assolutamente irreversibile.</p>
<p>Nemmeno la Scienza può sottrarci alla potenza dell&#8217;imponderabile, per quanto questo sia poco probabile. E a dimostrarlo ci sono io stesso, con la mia esperienza. Dato per spacciato da accreditati clinici, dopo un intervento chirurgico, circa trent&#8217;anni fa, ora sono qui a raccontarne. E credo che altri possano dire lo stesso. Quindi si può anche accettare una legge sul &#8220;testamento biologico&#8221;, ma non si deve avvalorare con gli esempi (come è prassi comune e scontata come certi interventi giornalistici e non) una tesi ed una soltanto. Si può usare in modo meno prevedibile e ideologico il proprio armamentario ideale?</p>
<p><strong>Corrado Ocone</strong>, http://www.huffingtonpost.it/ 8 ottobre 2016</p>
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