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	<title>Emilia-Romagna Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>Emilia-Romagna Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Comando</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/comando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 18:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[figliuolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è organizzazione che possa funzionare senza chiarezza della linea gerarchica, senza sapere chi fa cosa e chi prevale su chi. Non c’è organizzazione che possa salvarsi da devianze e degenerazioni se al potere di comando non corrisponde la responsabilità e, di converso, se la responsabilità non corrisponde ad un potere. Nominare dei commissari, ovvero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è organizzazione che possa funzionare senza chiarezza della linea gerarchica, senza sapere chi fa cosa e chi prevale su chi. Non c’è organizzazione che possa salvarsi da devianze e degenerazioni se al potere di comando non corrisponde la responsabilità e, di converso, se la responsabilità non corrisponde ad un potere. Nominare dei commissari, ovvero sostituire la linea gerarchica con un accentramento di potere e responsabilità, può risolvere un problema, ma può diventare a sua volta un problema.</p>
<p>Prendiamo il caso del Generale Francesco Paolo Figliuolo. Esperto di logistica, ha dato prova non buona, ma eccellente nell’organizzare la vaccinazione di massa. Organizzazione perfetta, file ordinate e veloci, rari i casi di intemperanze o sprechi di tempo. Dovrebbe essere normale, ma guardate quel che succede -per dirne una- nel rilascio dei passaporti e ricordiamoci che un lavoro ben fatto va apprezzato anche perché non consueto. Ma in quel caso era indubbio che ci si trovasse davanti ad una emergenza e che dovessero essere approntati strumenti altrettanto d’emergenza. Ora il generale Figliuolo è commissario per l’alluvione in Romagna. Escluso che si discutano le sue capacità, apprezzata la continuità con le scelte del governo Draghi, in che consiste l’emergenza? I giorni terribili dell’alluvione sono alle spalle e, dopo due mesi, non si tratta di approntare i soccorsi. Le “missioni” sono due: a. fare in modo che dopo l’efficienza dei soccorsi non ci sia il vuoto negli accertamenti dei danni e nella ricostruzione di ciò che è andato perso; b. eseguire i lavori per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua e delle infrastrutture. Due “missioni” che dovrebbero essere (state) assolte dalle istituzioni amministrative esistenti. Nominare un commissario non tappa una falla improvvisamente apertasi, ma sfiducia l’organizzazione istituzionale “normale”.</p>
<p>È solo un esempio, perché molti altri se ne potrebbero fare (ci sono sistemi sanitari commissariati da decenni, che per la durata segnalano la necessità di commissariare il commissariamento). Nessun sistema istituzionale è perfetto, sicché metterli costantemente a punto è la normalità. Non è normale codificare linee di comando per poi puntualmente derogarle. Non lo è accentrare le competenze e i poteri nel mentre si pretende di decentrarli ancora di più. Anche perché in questo bailamme va a finire che si smarrisce la riconoscibilità sia del potere che della responsabilità, non sapendo più chi fa cosa, chi prevale su chi e chi ne risponde. Nel caso delle acque siamo arrivati all’assurdo di un commissario nazionale che sovraintende a commissari locali, nel mentre si pretende che la faccenda sia di competenza regionale.</p>
<p>Né ha alcun senso pensare di affrontare la contraddizione rafforzando il mandato in capo a chi governa, perché i presidenti delle Regioni sono già eletti direttamente, ma non per questo (come si è visto) non possono essere scavalcati dai commissari. Affiancare il regionalismo ancora più marcato con una specie (imprecisata) di presidenzialismo governativo, quindi, non è un modo per trovare un equilibrio, ma per cuocere lo stufato di montone mettendoci anche la rana pescatrice e la liquirizia.</p>
<p>A taluno potrà sembrare un tema adatto a perditempo che si suppongono cultori degli equilibri e funzionamenti istituzionali, ma giusto ieri, sul Corriere della Sera, il prof. Sabino Cassese non ha lanciato un allarme, ma direttamente un’accusa: molti decreti legge -che fanno del governante un legislatore- sono come la minestra di Gian Burrasca, fatta con la risciacquatura dei piatti: sovrapposti, scoordinati, incoerenti, prolissi e non funzionanti. E di Cassese non si può dire che non sia cultore della materia o che sia prevenuto contro il governo in carica.</p>
<p>Dietro tutto questo c’è la voragine del procedere per proclami e senza capacità esecutiva. Parole e fatti che divorziano. Sarebbe un tema per la politica, ove esistesse e non si dedicasse alle suggestioni anziché alla realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/560"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Ambidestri</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ambidestri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 May 2023 18:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dunque la a lungo bistrattata Unione europea è una cosa buona ed è necessario averne di più, che abbia più competenze, che estenda le proprie funzioni. Mica una cosa da poco. E accipicchia se sono significative le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, cui plaudo: «Nessun Paese europeo può difendersi da solo (…). I [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque la a lungo bistrattata Unione europea è una cosa buona ed è necessario averne di più, che abbia più competenze, che estenda le proprie funzioni. Mica una cosa da poco. E accipicchia se sono significative le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, cui plaudo: «Nessun Paese europeo può difendersi da solo (…). I tempi ci stanno obbligando a mettere insieme le forze armate dei 27 Paesi dell’Unione sul modello Nato». Bravo, ma bravo anche a contestare la tesi di chi gli fa osservare che l’Italia va a rimorchio e conta poco o nulla: «Contiamo moltissimo, assolutamente». Molto bene. È il contrario di quanto gli antieuropeisti hanno salmodiato per anni, esponenti della destra ora al governo compresi; è il contrario dell’Ue in cui non si conta nulla e dalla cui moneta unica si deve uscire. Ma va benissimo così.</p>
<p>Nel mentre Crosetto parlava a Trento, Giorgia Meloni era in Romagna con Ursula von der Leyen, annunciando che accederemo al fondo di garanzia. Giusto. Non che sia una bella cosa, perché si tratta di fondi per far fronte alle disgrazie, ma l’Italia è quella che ha usato il fondo più di ogni altro e ora torna a farlo. L’esistenza di quel fondo è la non nuova dimostrazione della natura solidale dell’Ue. L’opposto di quel che dissero. Del resto, uno dei più grandi meriti di Meloni (e uso il suo nome, anziché quello del suo partito, perché sono sicuro che molti dei suoi – così come i suoi alleati – la pensavano diversamente) è stato quello di assicurare in campagna elettorale che non ci sarebbe stato sfondamento di bilancio, che non avremmo fatto più deficit. Nei successivi atti del governo s’è confermato il percorso di rientro dal debito, già delineato dal governo precedente. E questo è il riconoscimento della validità e utilità dei vincoli di bilancio europei, senza i quali il singolo Paese si troverebbe esposto alla speculazione e soccomberebbe. Come Crosetto ben vede sul fronte militare. Anche in questo caso è il contrario di quel che sostennero, ma va benissimo così. Lo hanno capito tutti e lo hanno capito i mercati. Difatti regna la quiete.</p>
<p>Anche sull’immigrazione s’è capito che non ha senso puntare sulla redistribuzione – perché non funziona e perché già è illegittimamente praticata – ma sui confini comuni, quindi su più Europa. Alla faccia dei paventati e impossibili blocchi navali. E anche qui: bene.</p>
<p>La destra di governo somiglia soltanto nelle pose alla destra di opposizione. Che poi lottizzino la Rai lo trovo disdicevole tanto quanto lo era quando a lottizzarla erano altri. Che il loro elenco di intellettuali di destra sia divertente quanto quello di sinistra (che un intellettuale non si fa intruppare e se si fa intruppare è un corista) era ed è scontato. Si ersero a difensori dell’italianità della mitica “compagnia di bandiera” e ora ne cedono il 90% ai tedeschi di Lufthansa. Va benissimo così. Gianni Agnelli sostenne che la sinistra fa le cose che la destra non può fare. Non che faccia cose di sinistra, ma cose ovvie che agli altri non riescono perché la sinistra s’oppone. Il giochino vale anche al contrario: la destra fa le cose che la sinistra non può fare. Si stanno impiccando alla ratifica della riforma del Mes non perché non sappiano come sciogliere il nodo, ma perché provano a usare furbescamente quel che sanno di dovere fare sommessamente. Meglio non tirare e mollare, tanto più che il cappio non è il Mes – come avventatamente dissero – ma la sceneggiata che stanno facendo.</p>
<p>Dove casca l’asino? In quello che la politica, di destra e di sinistra, non sa fare. La classe dirigente è da troppo tempo selezionata nell’arte parolaia, ma quell’arte serve a nulla quando si ha in mano il Pnrr. Servono competenze, che ci sono ma non fanno politica. E l’occasione è buona per rinsanguare un mondo divenuto anemico. Sperando che, nel frattempo, la sinistra non si metta a fare la destra quand’era all’opposizione, rinunciando a spingere perché i fatti seguano alle parole e sperando di rifarsi gonfiando parole senza sostanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-27-maggio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>RiOrdino</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/riordino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 18:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[commissario]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[regioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è normale che quando una cosa non si può non farla in tempi ragionevoli, automaticamente si pensi a un commissario. Se poi ci si mette a cincischiare sul colore partitico del commissario stesso è segno che all’imperizia s’unisce l’incoscienza. Non sono due questioni diverse, ma due facce della medesima moneta. Cattiva. Che un evento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è normale che quando una cosa non si può non farla in tempi ragionevoli, automaticamente si pensi a un commissario. Se poi ci si mette a cincischiare sul colore partitico del commissario stesso è segno che all’imperizia s’unisce l’incoscienza. Non sono due questioni diverse, ma due facce della medesima moneta. Cattiva.</p>
<p>Che un evento disgraziato, terremoto o alluvione, arrivi senza preavviso rientra nell’ordine naturale delle cose. Non sai cosa, non sai quando, ma sai che le disgrazie hanno questa caratteristica e che, pertanto, occorre prepararsi all’imprevedibile. Lo sappiamo e lo facciamo anche bene, visto che protezione civile, pompieri, esercito e forze dell’ordine hanno assicurato – ancora una volta – un soccorso efficiente e immediato. La cosa curiosa (talmente curiosa da non destare neanche curiosità) è che nessuno pensa che un commissario possa fare alcunché nella fase dell’immediata emergenza, quando le cose sono tutte anormali, ma lo si invoca per la fase successiva, quando le cose vanno tornando alla normalità.</p>
<p>E ci sono cose ancora più curiose, che raccontano moltissimo dell’Italia. Quel che più appassiona il legislatore è concepire un bel pensiero, mettere a fuoco una cosa giusta e quindi scriverla in una legge. Fine. Che il Parlamento abbia anche poteri e doveri di controllo ci se ne ricorda quando si tratta di fare Commissioni d’inchiesta pittoresche o eterne. Eppure il governo è un potere “esecutivo” e ci sono amministrazioni preposte alla concretizzazione di quanto legiferato, ad esempio alimentando le banche dati sulle condizioni territoriali o redigendo i piani triennali per quell’assetto. Poi si dovrebbe controllare che i dati siano gestiti correttamente e i piani realizzati. Qui manco li si è raccolti e preparati. E a farlo sarebbero dovuti essere, in diversi casi, dei commissari. Nominati perché prima non lo si faceva.</p>
<p>È un gravissimo errore credere che questa sia “burocrazia”: è la mascheratura dell’incapacità realizzativa e dell’incompetenza politica. Il che porta ad avere tanti soldi a disposizione e a spenderne pochi secondo quanto pianificato, poi correndo a spenderli a piffero per non perderne la disponibilità. I soldi non spesi, a loro volta, restando in cassa diventano “tesoretti”, che i governi di turno sventolano come loro miracolose scoperte, laddove sono il residuato contabile di miserabili fallimenti.</p>
<p>Non è normale che, passata l’emergenza, si dia per certo che la ricostruzione non si possa fare utilizzando i protagonisti istituzionali esistenti. Si dice: bisogna coordinare Comuni, Provincie, Regioni, enti territoriali e azione governativa. Giusto, e allora? In realtà si sta dicendo: tutta quella roba non funziona, quando qualche pezzo funziona sarà l’inerzia degli altri a bloccarlo; quindi, ora che c’è bisogno di fare e fare subito, saltiamoli tutti e facciamo un commissario, anzi no: facciamo un commissario che parli con tutti loro, ma poi decida. Come dire che l’intera macchina istituzionale e amministrativa è da buttare.</p>
<p>All’apice delle curiosità si trova la superstizione secondo cui, invece, tutto funzionerebbe se il capo dell’Italia – ovunque s’allochi (che il costituzionale e comparato non lo si maneggia con disinvoltura) – lo eleggesse trionfalmente il popolo. Ma è un’allucinazione: la legge stabilisce cosa sia l’autorità; la capacità e la serietà creano l’autorevolezza; il fallimento di autorità e autorevolezza genera autoritarismo. Non è un rimedio, è il monumento al male.</p>
<p>Aggiungete lo spettacolo della discussione sul colore del commissario, con il grottesco immaginarne uno “competente” contrapposto a uno “democratico” e avrete la spiegazione del perché la politica appassiona i fanatici delle tifoserie ma disaffeziona quanti restano convinti che un Paese che fa i nostri risultati non meriti una tale condizione, che un riordino non debba essere una rivoluzione ideologica ma una evoluzione pragmatica. E hanno ragione. Popolando il torto di non sapere come cambiare andazzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-26-maggio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Emilia-Romagna, 5 false verità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/emilia-romagna-5-false-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Cerasa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 16:05:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le drammatiche alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna hanno contribuito a mettere in evidenza alcune false verità che riguardano il nostro paese. La prima falsa verità riguarda una lagna spesso ricorrente nel dibattito pubblico direttamente collegata a un’espressione che non potremo più utilizzare: in Italia i soldi non ci sono. Abbiamo visto invece che, sul dossier [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le drammatiche alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna hanno contribuito a mettere in evidenza alcune false verità che riguardano il nostro paese. La prima falsa verità riguarda una lagna spesso ricorrente nel dibattito pubblico direttamente collegata a un’espressione che non potremo più utilizzare: in Italia i soldi non ci sono. Abbiamo visto invece che, sul dossier del dissesto idrogeologico, ma non solo su quello, i soldi in Italia ci sono eccome (dal 2018 a oggi il nostro paese ha lasciato fermi nelle casse statali circa 8,4 miliardi di euro che potevano essere utilizzati per la mitigazione del rischio idrogeologico) e il vero dramma dell’Italia quando si parla di denaro pubblico è semmai un altro: assecondare l’inefficienza della burocrazia statale. Un tema che purtroppo rischia di tornare di attualità in una stagione politica dominata da un’incapacità simmetrica dell’Italia sul fronte del Pnrr. In sintesi: avere molti soldi dall’Europa ma non essere in grado di spenderli.</p>
<p>La seconda falsa verità riguarda una balla grande come una casa ripetuta spesso nelle occasioni in cui i protagonisti del dibattito pubblico discutono di siccità. Purtroppo, lo abbiamo visto in modo drammatico in queste settimane, il guaio dell’Italia non è essere a corto di acqua ma è essere incapaci di trasformare l’acqua, presente nel nostro paese, in una risorsa da sfruttare. E se si pensa che ogni anno in Italia cadono dal cielo circa 300 miliardi di metri cubi di acqua piovana e che il fabbisogno di acqua che avrebbe l’Italia, tra agricoltura, industria e usi potabili, è di circa 30 miliardi di metri cubi all’anno si avrà la perfetta fotografia di come la catastrofe dell’efficienza, nel nostro paese, sia un tema non meno grave delle catastrofi causate dalle alluvioni (anche perché il cambio climatico, evidentemente, accentuerà questa alternanza tra periodi di siccità e piogge torrenziali e a maggior ragione diventerà doppiamente importante realizzare invasi e altre infrastrutture per catturare e trattenere l’acqua, rendendola così disponibile quando serve e quando non piove).</p>
<p>La terza falsa verità riguarda un tema legato a un&#8217;espressione divenuta ormai sinonimo di malaffare, “il consumo del suolo”, e che però, se applicata al contesto dell’Emilia-Romagna, assume un’altra dimensione. Michele Munafò, responsabile del rapporto sul consumo di suolo dell’Ispra, ha ricordato, la scorsa settimana, che “le frane avvengono prevalentemente nelle zone montane e collinari dove il consumo di suolo è più ridotto” e non è difficile intuire che le aree a rischio sono più che quelle disboscate quelle che l’uomo sceglie di lasciare al proprio destino illudendosi che la natura non sia mai matrigna (le cause del dissesto, scrive ancora Ispra, vanno ricercate, in primo luogo, nelle condizioni fisiche del territorio italiano: geologicamente giovane e tettonicamente attivo, costituito per il 75 per cento da colline e montagne).</p>
<p>La quarta falsa verità emersa in questi giorni riguarda un tema sollevato spesso nelle ultime settimane: il dovere di collegare i fenomeni alluvionali esclusivamente al cambiamento climatico. Paride Antolini, presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna, in una intervista al Corriere della Sera ha ribaltato l’ordine dei fattori, dicendo esplicitamente che in questo caso “il cambiamento climatico non c’entra nulla: è un problema di manutenzione, come le strutture, anche i terreni perdono le loro caratteristiche con il tempo, e se non li si osserva, non si può intervenire”. )</p>
<p>Sottinteso: il cambiamento climatico è un problema vero, ovvio, ma pensare di risolvere i problemi pratici, che riguardano la manutenzione del territorio, volando alto e non guardando in basso è un modo come un altro per deresponsabilizzare la nostra classe politica, consentendole di occuparsi molto della ricerca di capri espiatori e poco della ricerca di soluzioni.</p>
<p>La quinta falsa verità riguarda un tema controintuitivo, complicato da mettere a fuoco ma necessario da analizzare. Un tema che riguarda non la fragilità di un paese come l’Italia ma la sua straordinaria capacità ad adattarsi alle trasformazioni del suo territorio. L’Ispra ci ricorda da tempo che complessivamente il 93,9 per cento dei comuni italiani (7.423) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera. Che 1,3 milioni di abitanti sono a rischio frane e che 6,8 milioni di abitanti sono a rischio alluvioni. E a fronte di questi dati, pensare che tra il 1971 e il 2021 i morti registrati a causa di eventi legati a frane e alluvioni sono stati contenuti rispetto alla popolazione enorme esposta a pericoli (4 al mese in media) ci permette di cogliere un’attitudine importante del nostro paese visibile quando l’Italia dell’efficienza, delle grandi opere, del Mose, delle dighe, delle bonifiche, prende il sopravvento sull’Italia della burocrazia: il suo genio idraulico. Le alluvioni di queste settimane resteranno nella nostra memoria per le ferite create all’Emilia-Romagna. Ma resteranno nella nostra memoria anche per aver illuminato alcune balle che hanno contribuito in questi anni a rendere l’Italia ostaggio dei professionisti del disfattismo, abituati a ricercare più capri espiatori che soluzioni e incapaci di trasformare quando possibile anche una tragedia in un’opportunità utile ad allontanare l’opinione pubblica dall’Italia delle false verità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://edicola.ilfoglio.it/webplayer/aviator.php?newspaper=ilfoglio&amp;issue=20230525&amp;edition=ilfoglio&amp;issue_date=2023-05-25&amp;startpage=0&amp;displaypages=2&amp;articleId=46173"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acqua</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/acqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 15:35:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il soccorso a quanti hanno visto la furia dell’acqua sommergere le proprie cose e le proprie attività è fuori discussione. In questo come in tutti i casi di disastri naturali. Esistono anche appositi fondi europei, dimostrazione della solidarietà che anima la costruzione dell’Unione europea. Fondi di cui l’Italia è stata ed è il principale beneficiario. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/acqua/">Acqua</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il soccorso a quanti hanno visto la furia dell’acqua sommergere le proprie cose e le proprie attività è fuori discussione. In questo come in tutti i casi di disastri naturali. Esistono anche appositi fondi europei, dimostrazione della solidarietà che anima la costruzione dell’Unione europea. Fondi di cui l’Italia è stata ed è il principale beneficiario. E ci sono margini di bilancio italiano. Però non è normale né promettente che le richieste e le rassicurazioni si concentrino sul fatto che i danni saranno rimborsati al 100%. Quello è un modo per risolvere il problema materiale (quelli morali, per non dire quelli umani, sono irrisarcibili) di chi è stato travolto, ma non risolve alcun problema, restando un costo collettivo. Ed è doppiamente preoccupante che si dica «come per il Covid». Come se esistessero i cittadini da una parte e dall’altra (e distante) uno Stato che possa decidere se rimborsare o meno, come se i soldi che oggi distribuisce non fossero i soldi dei cittadini stessi. Sotto forma di maggiori imposizioni, minori prestazioni o maggiore debito. E una cosa non esclude l’altra.</p>
<p>Spesa dovuta, a sua volta dimostrazione della solidarietà fra cittadini, ma che risulta essere una luttuosa dissipazione se poi non si mette mano a quel che serve per evitare che si ripeta, qui o altrove. Dovrebbe essere chiaro il nesso fra il fatto che se piove troppo succede un disastro, mentre se piove troppo poco succede lo stesso un disastro, perché nell’un caso come nell’altro non si dispone di strumenti e siti per raccogliere. Se raccogliamo solo l’11% dell’acqua piovana, poi non ce ne ritroviamo per le irrigazioni; la stessa percentuale diventa funesta se di acqua ne cade troppa, perché correrà via senza bacini di deposito, fino a travolgere chi e cosa si trova sulla sua strada.</p>
<p>L’Italia non è il Sahara, l’acqua c’è ed è pure buona. Ma poi scarseggia se dal bacino al rubinetto se ne perde quasi la metà, se costa poco, se non si fanno investimenti e, difatti, in Ue siamo quelli che la pagano meno e sprecano di più. Al tempo stesso l’Italia non è l’Olanda, non ha vaste aree al di sotto del livello del mare, quindi il lavoro da farsi è cautelarsi dall’alto verso il basso, sapendo che se la piena arriva a valle senza freni o alternative poi si conteranno soltanto danni (e, comunque, anche in Olanda si sono posti il problema delle piogge eccessive e lo affrontano con vasche e bacini di raccolta).</p>
<p>Non si tratta di invocare un novello Leonardo da Vinci, che proprio dove oggi si abbatte l’alluvione progettò canali ancora oggi d’infinita bellezza, ma di fare quel che si sa di dovere fare. Compreso intervenire sui corsi d’acqua in secca per drenare il letto e pulire gli argini, che se oggi ti provi a farlo un bel processo per danno ambientale non te lo toglie nessuno.</p>
<p>Perché non si fa? Perché i governi si succedono, ciascuno lasciando il ricordo di piani con il nome accattivante e la sorte deludente? Perché il governo (ci pensino quelli che discettano di riforme costituzionali) sarebbe il “potere esecutivo”, fin dal suo primo giorno chiamato a fare, realizzare, eseguire, ma da noi è divenuto un affascinante “potere espositivo”: conferenze stampa, decreti con i nomignoli, promesse con la mano sul cuore. Poi tocca a un altro, che ricomincia da capo. Non a fare, ma a esporre.</p>
<p>In questa palude rischiano seriamente di affondare anche i progetti Pnrr: abbozzati pittorescamente dal governo Conte (indimenticabili gli “Stati generali”), sistematizzati in fretta da Draghi (con in maggioranza due dei tre partiti oggi al governo), conosciuti da tutti, di cui il governo Meloni immaginò modifiche, poi taluni dei loro sostennero che i soldi erano troppi, poi che si sarebbero sicuramente usati tutti, poi che non c’era niente d’impossibile, poi che la Commissione era disponibile e poi… interviste. Governare è difficile, ma farlo tirando la palla avanti e in alto è impossibile.</p>
<p>Acqua, quindi. Nel senso che siamo lontani e abbiamo il dramma sia dell’abbondanza che della scarsità.</p>
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<p><strong><em>La Ragione</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/acqua/">Acqua</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Sapevamo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sapevamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[protezione civile]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa impressionante è che lo sappiamo. Sta succedendo in Emilia-Romagna, ma è già successo e succederà altrove. Anche il vocabolario si ripete uguale e si deve stare attenti a non cadere nella trappola modello pandemia, ovvero prendere parte a un dibattito di cui non si capiscono neanche i termini: bombe d’acqua, terreno impermeabilizzato e così via andando. Qui non si tratta di avere una propria spiegazione del “dissesto idrogeologico”, per usare un’altra frase fatta, come non si trattò di averlo sulle proteine spike: si tratta di osservare la realtà e comprendere che il non meravigliarsi, il sapere già che sarebbe accaduto, soltanto non sapendo il dove e il quando, è un’aggravante.</p>
<p>Sappiamo che quando si smette di parlare di siccità si comincia a parlare di alluvioni, quando s’essicca il discorso sui danni per la mancanza di acqua comincia il cordoglio per i morti provocati dall’acqua. E, a dispetto dell’ironia macabra, le due cose non sono in contraddizione, ma una accompagna e segue l’altra, per poi ripassarsi il testimone. E ogni volta si ricomincia con il racconto del disastro e il sottofondo delle responsabilità. Laddove la responsabilità più grossa è collettiva: lo sappiamo, ma non ne traiamo le conseguenze. Questo non è fra i problemi più sentiti, si preferisce metterlo nel reparto “fatalità”. Ma non è una fatalità.</p>
<p>Quando non piove si deve lavorare alla pulizia dei corsi d’acqua, alla predisposizione di aree in cui possano espandersi senza creare danni. Non è un programma innovativo ma sapienza antica, puntualmente non soltanto negletta ma contrastata. Perché chi prova a rimuovere ostacoli o a lavorare sui fondali corre il rischio di beccarsi una denuncia. Vige un’idea di rispetto della natura che non ha la minima idea di cosa sia la natura. Come si vede anche con la popolazione degli animali selvatici.</p>
<p>Basta dire “cementificazione” per bloccare ogni intervento che corregga i corsi e il loro defluire o che metta in sicurezza l’abitato. Ma il cemento non uccide nessuno e non deturpa niente, salvo che lo si metta nel posto sbagliato e nella quantità sbagliata. I soldi ci sono, mancano progetti e fatti.</p>
<p>Poi si apre l’infinita discussione sulle cause: è l’uomo ad avere alterato il clima (nel qual caso faccia penitenza) o il clima muta per i fatti suoi (nel qual caso si porti pazienza)? Un doppio schiaffo alla razionalità. Il futuro industriale coincide con un cambio delle fonti energetiche e dei sistemi produttivi, fare penitenza non serve a nulla e provare a conservare il passato serve soltanto a fallire. Su quel fronte bisogna mettere ricerca e innovazione, non contrizione. E se c’è un vantaggio immediato per chi produce sporcando si deve lavorare a che duri il meno possibile, non a fargli concorrenza sporcando di più. E se anche il clima muta per i fatti suoi, sappiamo che il modo per non esserne vittime non è guardare il cielo ma attrezzarsi per terra, adeguarsi ai cambiamenti, imparare dagli errori.</p>
<p>Anche la pandemia che ci ha colpito tre anni fa non era la prima sperimentata e non sarà l’ultima, ma è costata meno e si è usciti più in fretta perché la si è affrontata senza millenarismi, con i vaccini, superando la confusione iniziale e mettendo in campo un’azione europea coordinata. E quel che si è imparato si spera non sia dimenticato. Anche in quel caso si sarebbe (e si è) potuto perdere tempo a discettare delle cause, ma a liberarci è stata la reazione alle conseguenze.</p>
<p>Possiamo e dobbiamo apprezzare l’enorme valore della solidarietà, il coraggio dei soccorritori, la prontezza della Protezione civile, l’abnegazione di pompieri e forze dell’ordine. Ci concentreremo sul rimediare ai danni, sapendo bene che la reattività dei cittadini è un elemento fondamentale del lesto riscatto, mentre il delegare tutto ai piani di ricostruzione – restando inerti – è un sistema per vivere un futuro di lavori non completati. Ma prima di tutto sappiamo di dover fare i conti – e in fretta – con quei cambiamenti e di non avere alcuna alternativa al farli.</p>
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<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-18-maggio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Forza Emilia-Romagna! La raccolta fondi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/forza-emilia-romagna-la-raccolta-fondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Baroncini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 16:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[alluvione]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Emilia-Romagna devastata dalle alluvioni chiama, il gruppo Monrif (con le sue testate cartacee e online Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e il Giorno) risponde. Da ieri è infatti attiva una raccolta fondi per dare un aiuto concreto alle popolazioni colpite in questi giorni. Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica, durante una visita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/forza-emilia-romagna-la-raccolta-fondi/">Forza Emilia-Romagna! La raccolta fondi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Emilia-Romagna devastata dalle alluvioni chiama, il gruppo Monrif (con le sue testate cartacee e online Quotidiano Nazionale,<br />
il Resto del Carlino, La Nazione e il Giorno) risponde. Da ieri è infatti attiva una raccolta fondi per dare un aiuto concreto alle popolazioni colpite in questi giorni. Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica, durante una visita al giornale lo disse senza se e senza ma: «Il vostro quotidiano è una istituzione». E un’istituzione ha dei doveri e un ruolo che è anche sociale. Il Carlino diede via a un crowdfunding ante litteram, pioneristico in Italia, con la sottoscrizione a favore dei figli delle vedove della Prima Guerra Mondiale, sul finire degli anni Dieci del secolo breve. Poi, dalla Basilica di Santo Stefano al Nettuno di Bologna fino ai terremoti d’Emilia e delle Marche, è stata una lunga e continua storia di solidarietà e aiuti. Ora l’impegno per l’Emilia-Romagna devastata, nei giorni in cui anche la provincia di Pesaro s’è scoperta più fragile. Tutte le persone che vogliono contribuire alla raccolta fondi potranno quindi donare tramite bonifico al conto corrente bancario ‘Editoriale Nazionale Srl – Un aiuto per l’EmiliaRomagna’ – IBAN IT23 M 05387 02411 000003844487. Invece, per contribuire dall’estero vale lo stesso Iban ma bisogna aggiungere anche il codice Bic/swift: BPMOIT22XXX. Il conto è aperto presso la Bperbanca s.p.a. Agenzia 12 di Bologna. I fondi raccolti confluiranno in un conto della RegioneEmilia-Romagna e andranno a sostenere la Protezione Civile dell’Emilia-Romagna per interventi urgenti e assistenza alle popolazioni sfollate.</p>
<p>Subito tanti i testimonial accanto al nostro giornale. Il cantautore bolognese Cesare Cremonini, che coi Lunapop ha cantato quei colli ora sbriciolati, ha immediatamente condiviso il nostro appello: «Chi può, in questo momento durissimo per tutta la nostra regione, può donare per aiutare le popolazioni colpite, grazie alla raccolta lanciata da Qn -il Resto del Carlino. Forza Emilia-Romagna!». Per il cardinale Matteo Zuppi, custode della fede bolognese e da tempo anche capo della Cei, «la solidarietà è sempre la risposta di fronte alle calamità. L’abbiamo visto nella pandemia Covid, deve essere così anche nella ‘pandemia’ della guerra e lo vediamo pure in questo diluvio che ha tragicamente portato via la vita di 9 persone e case, beni e ricordi a decine di migliaia di cittadini. Non solo, questa alluvione che ha colpito le città della Romagna, ha messo in ginocchio anche la montagna, pensate all’Appenino bolognese: ecco perché la solidarietà è l’unica risposta. Un po’ di solidarietà è come il ramoscello d’ulivo che segna la fine per il diluvio di Noè. La solidarietà dà speranza, è condivisione, per questo tutti donino alla vostra sottoscrizione».</p>
<p>Ravennate doc, dunque proveniente dalle zone colpite, è Federico Marchetti, l’imprenditore-papà del colosso del lusso digitale Yoox-Ynap e ora a capo della Task force sulla moda sostenibile del re Carlo d’Inghilterra: «Partecipo anche io all’iniziativa di Qn-Carlino – dice invitando chi può a donare –.In queste ore ho chiamato il sindaco di Ravenna Michele De Pascale per esprimergli vicinanza e fargli i complimenti per come ha gestito anche l’informazione nei confronti dei cittadini. Gli ho offerto il mio aiuto concreto. Io ci sono: nonostante sia partito da Ravenna a 19 anni, mi considero un romagnolo al 100%». Sui social network, intanto, ieri Vasco Rossi ha espresso solidarietà all’Emilia-Romagna: «Sono vicino a tutte le persone colpite da questa terribile alluvione». E pure Laura Pausini, che ha visto la sua Solarolo sott’acqua, scrive ai suoi concittadini: «Vi penso e cerco di essere di aiuto nel modo più sincero possibile».</p>
<p><a href="https://www.quotidiano.net/cronaca/alluvione-emilia-romagna-raccolta-fondi-41e529bb"><strong><em>Il Resto del Carlino</em></strong></a></p>
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