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	<title>economia italiana Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>economia italiana Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Frusciante</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/frusciante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 18:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[contanti]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Polemiche accese per la soglia del limite al contante. In molti lo vogliono più alto, anche per questioni di libertà. Si tratta, però, di una discussione inutile… Scoppia subito la polemica sul limite all&#8217;uso del contante. Quanto deve essere? Lo vogliamo più alto. È una questione di libertà. Favorisce l&#8217;evasione fiscale. Ecco, temo sia, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/X98te1jmTwU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">Polemiche accese per la soglia del limite al contante. In molti lo vogliono più alto, anche per questioni di libertà. Si tratta, però, di una discussione inutile…</h3>
<p>Scoppia subito la polemica sul limite all&#8217;uso del contante. Quanto deve essere? Lo vogliamo più alto. È una questione di libertà. Favorisce l&#8217;evasione fiscale.</p>
<p>Ecco, temo sia, in grandissima parte, una discussione totalmente inutile. La pressoché totalità delle persone normali nemmeno lo sanno qual è il limite all&#8217;uso del contante, perché siamo in una stagione nella quale chiudono le filiali delle banche e chiudono anche i bancomat.</p>
<p>Con il pagamento elettronico si fa prima, è più sicuro, se ti rubano il portafoglio ti hanno rubato un pezzo di plastica e basta bloccare la carta.  A quant’era sto benedetto tetto del contante? Nel 1991, quando ancora c&#8217;era la Lira, era 20 milioni. Nel 2002, con l’euro, erano 12.500.  Poi è sceso a 5000, 2500, 1000, 3000, 2000. Adesso è 2000, ma dal primo gennaio dovrebbe essere 100.</p>
<p>Ma chi riesce a ricordare tutte queste cose? Soprattutto, considerato che sono praticamente scomparse dalla circolazione e non vengono più prodotte le banconote da 500, il taglio più grosso che normalmente si usa è 50, uno che gira con 5000 euro nel portafoglio è un soggetto strano.</p>
<p>Allora cerchiamo di ragionare sui fatti reali: qualsiasi limite all&#8217;uso del contante si riferisce alle transazioni lecite, perché le transazioni illecite saranno comunque fatte in nero, a prescindere dal limite. Ad esempio, se vado a comprare la cocaina, è difficile che io faccio il tracciamento del pagamento perché è un “negozio” illecito e, quindi, avverrà tutto di nascosto.</p>
<p>Se ho deciso di comprare casa, pagando una quota in nero, cioè in evasione fiscale, non è il limite all&#8217;uso del contante che mi spaventa ovviamente, perché sto organizzando un’evasione fiscale di enormi dimensioni. Quello influisce zero.</p>
<p>La grande differenza è tra mettere o non mettere un limite all&#8217;uso del contante, perché una volta che lo si è messo, per la stragrande maggioranza delle persone normali, che sia 2000 o sia 5000 è lo stesso.</p>
<p>Il tema è se posso fare anche transazioni importanti in contanti. Ci sono Paesi europei come l&#8217;Austria, l’Irlanda, la Germania e il Lussemburgo dove non c&#8217;è alcun limite all&#8217;uso del contante. Posso comprare direttamente l&#8217;appartamento cash. Ma attenzione! Sono Paesi dove è comunque obbligatoria l&#8217;identificazione di chi sta pagando. Bisogna fornire un documento di riconoscimento e il pagamento viene tracciato.</p>
<p>Dunque, la differenza non sta nel limite o nel non limite, sta nel sistema fiscale. Il tracciamento delle transazioni non c&#8217;è dubbio che faccia diminuire l&#8217;evasione fiscale. Ma per me che pago è la stessa cosa. Se pago 100 euro con la carta o in contanti, pago sempre 100 euro. La differenza la fa chi incassa, che potrebbe essere in evasione fiscale.</p>
<p>Dice la Meloni – quindi un governo di destra – che bisogna perseguire i grandi evasori. È la stessa posizione di rifondazione comunista di qualche anno fa, secondo cui anche i ricchi devono piangere. Certo che esistono i ricchi evasori, non c’è dubbio. Ma la maggior parte dell’evasione è la sommatoria di tutta la piccola evasione.</p>
<p>Peraltro è prevista la galera per il grande evasore, mentre per chi non fa lo scontrino è prevista la multa. Secondo voi perché? Perché sono due cose totalmente diverse.</p>
<p>Cosa è utile fare? Intanto è utile tenere bassissimi i costi delle transazioni digitali. Anche prelevare o depositare soldi in banca costa, non è gratis. L’importante è che le transazioni digitali costino meno del prelievo di contanti. Le banche dati devono essere interoperabili, in modo da scoprire gli evasori anche con i consumi e deve essere garantita totalmente la privacy: cioè quello che spendo sono affari miei, salvo che per qualche ragione non intervenga il giudice penale.</p>
<p>Fuori da questo l’intera discussione è totalmente priva di senso.</p>
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		<title>Si cresce a dispetto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-cresce-a-dispetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 19:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se revocassimo la sanzioni alla Russia per essere più ricchi, in realtà, diventeremmo immediatamente più poveri.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Se revocassimo la sanzioni alla Russia per essere più ricchi, in realtà, diventeremmo immediatamente più poveri.</h3>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/FE-Khqa2NjI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>TSO politico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tso-politico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 07:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la crescita dell’Italia (unico fra i Paesi sviluppati) per l’anno in corso, fissandola al 3%. Poi sono arrivati i dati Istat, che parlando di una crescita acquisita al 3.4%. Ieri la stessa fonte ha fatto sapere che è al lavoro il 60.1% delle popolazione attiva (ovvero [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la crescita dell’Italia (unico fra i Paesi sviluppati) per l’anno in corso, fissandola al 3%. Poi sono arrivati i dati Istat, che parlando di una crescita acquisita al 3.4%.</p>
<p>Ieri la stessa fonte ha fatto sapere che è al lavoro il 60.1% delle popolazione attiva (ovvero di quanti possono lavorare), con una crescita di 400mila occupati rispetto all’anno scorso (in cui siano cresciuti molto, ma con un effetto di rimbalzo rispetto al pessimo 2020), 116mila nell’ultimo mese. È sempre significativamente meno della media europea, ma il nostro massimo dal 1977.</p>
<p>Non significa che tutto vada bene, anche perché non è mai possibile. Ma è falso che tutto vada male. Se, nella condizione data, delle occasioni si sono colte e a dei guai s’è provato a porre rimedio, lo si deve a un equilibrio politico e alle scelte fatte. Siccome si attendono le urne, guardiamo alla politica. Che fa venire in mente un acronimo: TSO.</p>
<p>Scorrete interviste e slogan e vi accorgerete che la politica ha in mente un’Italia povera, affamata e in ginocchio. Ancora regge lo stellone, ma non si sa per quanto. Quel che si propongono per il futuro è reggere, ristorare, sussidiare. Chiunque obietti viene coperto d’improperi, accusato di avere le terga protette, d’essere un privilegiato e di vivere in un altro mondo.</p>
<p>Che, detto da taluni, dimostra la persistenza del senso dell’umorismo. Ma l’Italia che produce e porta a casa successi non c’è, in quella visione plumbea. Evidentemente sono convinti che chi sappia cosa fare mai li voterebbe, mentre il mercato del consenso fiorisce ove si conta di ricevere.</p>
<p>La grande differenza fra destra e sinistra consiste nel fatto che a destra sanno chi sono i coalizzati, ma ieri hanno avviato la discussione sul programma, come a dire che trattasi non del collante, ma, semmai, del solvente che potrebbe scioglierli, mentre a sinistra non sanno ancora chi sono, pur sapendo chi non ci sta, avendo in programma di battere la destra e provando a emularne la capacità di mettere assieme non solo i diversi, ma anche gli opposti. Per il resto è una gara al TSO: Tasse, Spese e Omissioni.</p>
<p>Non ce né uno che non voglia sgravare qualche cosa. C’è chi lo dice in inglese (senza curarsi della traduzione), chi in sindacalese, nessuno avendo la grazia di indicare come saranno coperte le mancanze di gettito, o come saranno compensate da diminuzione della spesa.</p>
<p>Sicché sappiamo, ed il guaio è che lo sanno anche i mercati, che tali promesse si tradurranno in maggiore deficit (e, difatti, condividono lo scostamento di bilancio) e maggiore debito. Una parola d’umana pietà per i giovani, che saranno assai meno numerosi e assai più indebitati dei loro cari, nel senso di costosi, genitori.</p>
<p>Sul lato Spese, del resto, è una multicolore fontana: c’è chi ti offre il dentista (e l’ortopedico?), chi vuole aumentare le pensioni e chi i pensionati (che come rappresentanza dell’Italia che lavora la dice lunga), chi già vede il ponte sullo Stretto (senza campate, innovativo perché immaginario) e chi, sapendo che ci sarà da aspettare, pianta alberi per accomodarsi all’ombra, ma c’è anche chi vuol dare la “dote” ai diciottenni (criticato da chi inventò il bonus diciottenni, una gara a chi premia prima e di più chi è eroicamente riuscito a non crepare prima).</p>
<p>Che ci sia una sanità pubblica diseguale, una leva demografica di cui tenere conto e un sistema formativo che nega adeguata preparazione prima della maggiore età, son questioni volentieri demandate al “tavolo” programmatico. E non vorrei essere nei panni del tavolo, che ancora cerca di capire perché talora lo vogliano “aprire” e talaltra pretendono che s’apparecchi da solo.</p>
<p>Andiamo fortissimi in quanto a Omissioni: chi, come, in che tempi e con che soldi? E perché per riuscirci s’è cominciato demolendo la condizione che ha portato i risultati di cui alle prime righe? Chi spera di avere risposte è da TSO. Ma l’altro.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-2-agosto-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Scalciando</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scalciando/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 15:47:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domani (giovedì) si riunisce il board della Banca centrale europea. Dovrebbe varare il modello di scudo, destinato ad evitare che le speculazioni sui tassi d’interesse, e relativi spread, possano farsi pericolose. L’Italia è il Paese più esposto al pericolo ed arriva a questa scadenza nella condizione peggiore. Tutto Made in Italy. Ce la siamo costruita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Domani (giovedì) si riunisce il board della Banca centrale europea. Dovrebbe varare il modello di scudo, destinato ad evitare che le speculazioni sui tassi d’interesse, e relativi<em> spread</em>, possano farsi pericolose. L’Italia è il Paese più esposto al pericolo ed arriva a questa scadenza nella condizione peggiore.</p>
<p>Tutto <em>Made in Italy</em>. Ce la siamo costruita con le nostre mani. Anche se, a ben vedere, si tratta solo della continuazione del lavoro avviato con il governo Conte 1, ad opera degli stessi che lo componevano. Per queste forze minare la solidarietà atlantica e demolire le istituzioni europee è una missione che vale più dell’Italia e degli italiani. Nel 2018 pensavano di avere delle utili sponde esterne, oggi è solo disperazione distruttiva.</p>
<p>Sono già attivi diversi strumenti finanziari europei utili ad evitare che la speculazione si faccia nociva. Un Paese sotto attacco è sufficiente che chieda aiuto e quei meccanismi vengono attivati. Ma quella richiesta, con le condizionalità che porta con sé, crea problemi politici e fa dire ai sovranisti che le istituzioni europee erodono la nostra sovranità. A minarla, in realtà, è il debito troppo alto. A fronte del quale l’Italia ha una bilancia commerciale invidiabile e una posizione netta attiva con l’estero. Cose che altri Paesi non hanno.</p>
<p>Ora ha costruito anche un futuro prossimo di anello decisivo per l’approvvigionamento europeo di gas. Che non è cosa da poco. Nel mazzo, insomma, abbiamo anche buone carte. Ma rischiamo di mandare al tavolo non chi voglia vincere nel nostro interesse, ma chi preferisce ribaltarlo per servire quello altrui.</p>
<p>Dalle prime indiscrezioni si apprende che la Bce è orientata a due automatismi: uno relativo al livello di scostamento (spread) fra i tassi d’interesse (ipotesi 350, con il rischio di indicare il punto dove arrivare subito); l’altro relativo all’allineamento e al rispetto del Paese da aiutare degli impegni già presi in sede Ue. In questo modo non ci sarebbero condizionalità specifiche. Il che fa storcere la bocca a chi preferirebbe regole più stringenti, anche per evitare che i soldi della Bce, quindi di tutti gli europei, vengano utilizzati più per coltivare i vizi che per riagguantare le virtù.</p>
<p>Che è poi la ragione per cui sia la presidenza del Consiglio che il ministero dell’Economia si sono opposti alla petulante e generale richiesta di ulteriori scostamenti di bilancio: farlo in queste condizioni significa dare ragione a chi considera troppo morbida la posizione della Bce. Il capolavoro è consistito nel far capire che, pur di ottenere altri soldi da spendere improduttivamente, si è pronti a cacciare presidente del Consiglio e ministro dell’Economia. Grandioso masochismo.</p>
<p>Naturalmente questi sfasciacarrozze non aspettano altro che lo spread salga per mettersi ad ululare che “l’Europa ci abbandona”, ove non sia l’artefice dell’oscura e vile manovra anti italiana. Manco il nome sono riusciti a imparare: Unione europea. Che noi si sia il Paese che ha ricevuto più fondi regalati e più prestiti agevolati è, per loro, solo uno sgradevole inciampo. Se si riuscisse a buttarli, anziché investirli, potrebbero dire: missione compiuta.</p>
<p>Sono queste le ragioni per cui non si dovrebbe mai dargliela vinta. Le ragioni per cui varrebbe la pena che Draghi restasse dove si trova. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: restarci dovendo negoziare anche i sospiri e perdendo tempo appresso alle bizze, farebbe venire meno la ragione per cui Draghi è Draghi, divenendo inutile. In una democrazia il consenso conta, i voti pesano e non si rimedia agli errori né votando in continuazione né considerando i voti espressi a loro volta un errore.</p>
<p>La palla, ora o fra poco, torna fra i piedi dei cittadini italiani. Sono loro, siamo noi a dovere decidere se calciarla per vincere o scalciarla per ribellismo latrante. E non ci sono scudi che possano modificare il risultato. Se l’orrida sceneggiata servisse a far ragionare tanti, sarebbe già un successo.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/category/tutti-i-numeri/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>A manetta</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/a-manetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 11:43:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La forza c’è e, nelle condizioni date, le cose stanno andando bene. Se avessimo dovuto fare i conti solo con l’arresto da pandemia e l’inflazione innescata dalla ripartenza della domanda e dal precedente infarto della logistica internazionale, andrebbero meglio. Ma si continua ad avanzare anche dopo che una criminale scelta bellica ha cambiato lo scenario [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La forza c’è e, nelle condizioni date, le cose stanno andando bene. Se avessimo dovuto fare i conti solo con l’arresto da pandemia e l’inflazione innescata dalla ripartenza della domanda e dal precedente infarto della logistica internazionale, andrebbero meglio. Ma si continua ad avanzare anche dopo che una criminale scelta bellica ha cambiato lo scenario nel quale muoversi.</p>
<p>Il prodotto interno lordo cresce. E lo fa a un ritmo che solo qualche anno addietro avrebbe fatto gridare al miracolo. I conti pubblici sono quelli che sono, con un debito enorme, ma il <em>deficit</em> (sempre alto) è in discesa rispetto alle previsioni. Il dollaro rafforzato rende più costosi gli acquisti dall’estero, ma il prezzo del petrolio scende più velocemente di quanto il primo salga. Mentre un cambio con un euro meno alto rende più facile vendere i nostri prodotti. Difatti la bilancia corrente continua ad accumulare avanzi e siamo, in questo, fra i meglio messi al mondo.</p>
<p>Nell’anno prosciugato dalla siccità aumentiamo di un poderoso 19% le esportazioni dei prodotti agroalimentari. Il principale mercato resta quello europeo, ma poi vengono quelli americano e asiatico, dove il dollaro aiuta. E basta uscire da casa per rendersi conto che i turisti, benvenuti, hanno invaso l’Italia.</p>
<p>Nella vita ci si deve sempre impegnare a far meglio, ma sta andando niente affatto male. Il che non avviene per caso o per circostanze fortunate (tutt’altro), ma per impegno e capacità. La stagione estiva è iniziata all’insegna della mancanza di personale, che si è confermata e che comporta il perdere occasioni di crescita e arricchimento, ma in qualche modo si fa fronte e l’Italia che vuol lavorare sta lavorando sodo.</p>
<p>L’osservazione dei ristoranti pieni può sembrare banale, ma non lo è affatto osservare quel che succede fra i tavoli, con molti giovani in attività. Alla faccia del volerli descrivere tutti come divanizzati. La riforma degli Its (Istituti tecnici superiori), finalmente completata in Parlamento, li riguarda direttamente, come riguarda l’intera Italia produttiva, e racconta la storia di tanti giovani che studiano per lavorare e trovano il lavoro quando non hanno ancora finito di studiare. Uno splendido esempio.</p>
<p>Ora non ci si perda nei decreti attuativi, non si deluda quella speranza, non si scemi in qualità, perché di quegli istituti ne servono di più, che offrano formazione a più ragazzi, perché siano padroni della loro vita e parte della produzione di ricchezza. Che serve molto, alla propria e collettiva dignità.</p>
<p>Ogni tanto anche noi ci cimentiamo nella contabilizzazione degli obiettivi legati al Pnrr. Essere in regola e rispettare gli impegni serve ad avere quei fondi, abbondanti e preziosi. Ma attenzione a non perdere la visione profonda: quei quattrini europei non sono lo scopo, ma lo strumento. Gli effetti veri dell’avere rispettato regole e tempi si sentiranno fra un paio d’anni, rendendo possibile un ritmo di crescita che è il solo modo per far diminuire il peso soffocante del debito pubblico. Per ora ci siamo. E anche questo è bene.</p>
<p>Restano due demenze, che ci portiamo dietro. Due tare che ci fanno sembrare un corpo forte con una mente debole. La prima è che a questa corsa partecipa solo una parte dell’Italia. Più vasta di quel che si crede, sebbene, talora, con detestabili vizi. Ma una parte ancora troppo consistente ne è esclusa.</p>
<p>La seconda è un mondo politico tutto teso non tanto a rappresentare gli esclusi, che andrebbe anche bene, ma ad accudirli perché restino tali. Una condotta dettata dal credere che la via per il benessere stia nella spesa pubblica (che poi diventa pressione fiscale) e non nella sinergia fra capitale e lavoro. Non è un caso, del resto, che la gran parte di quella classe politica non abbia mai lavorato.</p>
<p>Ogni volta che l’Italia è costretta a cambiare e competere avanza a manetta e vince. Noi preferiamo festeggiare anziché consolare, battendo una cultura e tante politiche da licenziare.</p>
<p><a href="http://www.laragione.eu"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>L’euro e l’inflazione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/euro-e-inflazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Ricolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dannazione che fu L&#8217;euro chiuse la dannazione dell’inflazione e assicurò stabilità monetaria. Per noi fu la fine della più iniqua delle tasse. Al contrario che in altre parti dell’Euro-area, però, i salari si sono da noi fermati. Perché s’è fermata la crescita. Inchiodata da arretratezze cui sembriamo affezionati. Ora l’inflazione ricompare, spinta dall’esterno. Sarà domata, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Dannazione che fu</h3>
<p>L&#8217;euro chiuse la dannazione dell’inflazione e assicurò stabilità monetaria. Per noi fu la fine della più iniqua delle tasse. Al contrario che in altre parti dell’Euro-area, però, i salari si sono da noi fermati. Perché s’è fermata la crescita. Inchiodata da arretratezze cui sembriamo affezionati. Ora l’inflazione ricompare, spinta dall’esterno. Sarà domata, se non si commetteranno i vecchi errori. Servono riforme e soldi che vadano a investimenti, non all’assistenzialismo.</p>
<h3 style="text-align: center;">La prima volta della moneta unica</h3>
<p>Questo luglio si è tornato a parlare di inflazione. Dopo circa un trentennio di quiete caratterizzato da una sostanziale stabilità dei prezzi, si è osservato un rapido e ripido incremento dell’inflazione. Quest’ultima, passata dal 4,8% di gennaio agli 8 punti percentuali di fine giugno, ha raggiunto il valore più alto da quando è stato introdotto l’euro nel nostro Paese.</p>
<p>Se la perdita di potere d’acquisto rappresenta una novità per la moneta unica, lo stesso non si può dire per la lira. Il vecchio conio, come evidenziato dal primo grafico, ha conosciuto un lungo periodo di crisi (dal 1972 al 1985) caratterizzato da un’inflazione stabilmente e abbondantemente sopra il 10%, con un picco massimo del 21,2% raggiunto nel 1980.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-58403" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-650x303.jpg" alt="luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022" width="650" height="303" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-650x303.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-400x187.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-250x117.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-768x358.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-150x70.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022-800x373.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico1-06072022.jpg 1001w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Dal 1985 in poi assistiamo a un decremento abbastanza costante dell’inflazione che nel 1999, in concomitanza con l’introduzione dell’euro come valuta contabile, giunge all’1,70%. L’esordio dell’euro come denaro contante avviene nel 2002, anno nel quale l’inflazione si attesta al 2,50%. Negli anni successivi la moneta unica si conferma una valuta stabile e abbastanza forte, capace di mantenere bassi (sempre sotto al 3,5% fino al 2022) i livelli dell’inflazione.</p>
<p>L’aumento sopraggiunto quest’anno, dunque, rappresenta un’assoluta novità e costringe gli esperti a domandarsi quale sia la migliore strategia possibile per arginare gli effetti negativi della perdita del potere di acquisto. I sindacati spingono per un adeguamento dei salari ai prezzi correnti, trovando però opposizione da parte della Banca d’Italia che teme che questo tipo di soluzione finirebbe per spingere ancora più in alto l’inflazione, innescando una spirale salari-prezzi come quella degli anni Settanta e Ottanta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-58405" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-650x293.jpg" alt="luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022" width="650" height="293" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-650x293.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-400x180.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-250x113.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-768x346.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-150x68.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022-800x360.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico2-06072022.jpg 1020w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Il terzo grafico, che mette a confronto l’andamento dell’inflazione con il livello dello stipendio medio negli ultimi 30 anni (stipendio nominale, non corretto per il livello dei prezzi), sembrerebbe dare qualche supporto all’istanza dei sindacati in quanto all’aumento del salario parrebbe corrispondere addirittura un decremento dell’inflazione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-58407" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-650x347.jpg" alt="luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022" width="650" height="347" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-650x347.jpg 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-400x214.jpg 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-250x134.jpg 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-768x410.jpg 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-150x80.jpg 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022-800x428.jpg 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2022/07/luca-ricolfi-euro-inflazione-laragione-grafico3-06072022.jpg 1016w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Tuttavia, dato che sia il valore dell’inflazione che quello dello stipendio medio vengono influenzati da un complesso sistema di variabili, la relazione apparente tra questi due termini potrebbe essere casuale o legata all’influenza di altre variabili in grado di incidere su entrambi i valori in maniera opposta.</p>
<p>Inoltre, va sottolineato come il livello degli stipendi in oggetto sia rimasto sostanzialmente stabile lungo tutto il trentennio e che anzi, trattandosi di stipendi nominali, il loro valore reale (confrontato quindi con l’indice del livello dei prezzi) sia addirittura diminuito nel corso del tempo.</p>
<p>È dunque plausibile che negli scorsi 30 anni si sia verificata una riduzione del valore dei salari reali accompagnata da tassi di inflazione decrescenti e una produttività stagnante.</p>
<p>Oggi la situazione appare più complessa: il valore reale degli stipendi continua a decrescere, però l’inflazione è in forte ascesa. Sarà necessario quindi incrementare la produttività al fine di non scivolare nella stagflazione.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/6-luglio-2022/"><strong>a cura di Luca Ricolfi e Luca Princivalle (Fondazione David Hume) su <em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/euro-e-inflazione/">L’euro e l’inflazione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Recessione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/recessione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Borse valori non sono l’intera economia. Non ne sono neanche l’oroscopo. Sono, però, posti dove si può sentire l’aria che tira. Per fiutarla bene ci si deve difendere dall’informazione troppo urlata, perché, se frugate nella vostra memoria, ci trovate un notevole numero di volte in cui sono “crollate”, in cui miliardi sono stati “bruciati”, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/recessione/">Recessione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Borse valori non sono l’intera economia. Non ne sono neanche l’oroscopo. Sono, però, posti dove si può sentire l’aria che tira. Per fiutarla bene ci si deve difendere dall’informazione troppo urlata, perché, se frugate nella vostra memoria, ci trovate un notevole numero di volte in cui sono “crollate”, in cui miliardi sono stati “bruciati”, mentre ricorderete pochi titoloni inneggianti alla risalita e alla “creazione” di denaro (che, difatti, né si brucia né si crea).</p>
<p>Eppure, nel medio periodo, le Borse sono sempre salite e si può essere fiduciosi che continuerà ad essere così. Epperò, se Wall Streat chiude il peggiore semestre dal 1970, qualche cosa significa (sempre ricordando che la ricchezza accumulata dal 1970 è solo scheggiata dal peggiore semestre appena concluso).</p>
<p>Significa che le Borse, ovvero la collettività di soggetti investitori professionali, uno diverso e in competizione con gli altri, sicché ciascuno spera di vedere quel che gli altri non vedono e fregarli, quella collettività sente odore di recessione e non scorge rimedi all’opera.</p>
<p>La pandemia non è stata uno scherzo, ma ci sarebbe voluto poco a riprendere la ricchezza consumata e non prodotta. Logistica e inflazione hanno creato un problema immediato, ma sarebbe velocemente passato. Il guaio della criminale invasione dell’Ucraina non è solo l’avere aggravato e gettato benzina sul fuoco dell’inflazione, ma dall’avere inceppato il giocattolo che ha creato la più poderosa crescita di ricchezza, la sua più massiccia diffusione e la più vasta e spettacolare sottrazione di moltitudini alla fame: la globalizzazione.</p>
<p>Lasciate perdere quelli che ne cantano la fine, perché la globalizzazione non è finita affatto e riprenderà la sua corsa, ma in condizioni diverse: dove le filiere produttive inseguivano la convenienza prenderanno a mettersi al riparo dell’affidabilità. Il mondo resterà globale, ma dovendo riscoprire il ruolo dei confini. Che è poi la ragione per cui la Cina, con la globalizzazione divenuta fabbrica del mondo, dovrà decidere se fare della Russia una propria colonia sia più conveniente rispetto al perdere il resto dei mercati.</p>
<p>Le più recenti crisi globali sono state risolte in breve tempo e con strumenti a disposizione delle banche centrali. Chi ne abbia dedotto che sono onnipotenti, però, si sbaglia. Oggi, appunto, possono ben scegliere di fermare l’inflazione, aumentando i tassi, ma in un mercato in cui i Paesi sono a loro volta assai indebitati e con il rischio di strozzare la crescita, chiamando la recessione.</p>
<p>Oppure potrebbero scegliere, come nel recente passato, di favorire il sostegno alla crescita, con tassi molto bassi, ma così soffiando sul fuoco dell’inflazione. La quale andrebbe anche bene agli Stati indebitati, diminuendo il valore del debito, ma assai meno ai risparmiatori privati che vedrebbero diminuito il valore dei loro soldi, e dai cittadini tutti, che continuerebbero a reclamare l’indicizzazione del loro potere d’acquisto.</p>
<p>Ma, ad esempio, il governo italiano non ha il potere di tagliare o congelare gli aumenti dei prezzi energetici, sicché si limita a spostarli, toglierli, in parte, dalle bollette e trasferirli nei conti pubblici. Peccato che:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>il “taglio” non sarà mai abbastanza;</li>
<li>l’averlo raccontato diffonderà la convinzione che sia possibile;</li>
<li>con i tassi in crescita lo spostamento costa, agli stessi che pagano le bollette.</li>
</ol>
<p>Stanti così le cose, non vedendo all’orizzonte soluzioni miracolose (che non esistono), le Borse s’affliggono e non credono al ribasso di qualche giorno, pertanto i titoli in discesa non vengono ricomprati (mentre le obbligazioni vanno benino, beneficiando del trasloco).</p>
<p>Noi italiani siamo in una condizione particolare: lo Stato è esageratamente indebitato, mentre le famiglie meno della media europea. Il nostro debito è pubblico, mentre l’aggregato nella media. Imprecare contro il passato, serve a nulla. L’importante è non commettere gli stessi errori. Inseguire l’inflazione importata finisce con il riprodurla e ingigantirla.</p>
<p>Il debito per spesa corrente è un suicidio. Mentre sui piani d’investimento, con fondi europei e sborsati dai (pochi) contribuenti, sarebbe economicamente conveniente un impegno di ciascuno a proseguirli quali sono, chiunque governi. Si sopportano le chiacchiere inutili, non quelle costose.</p>
<p><a href="http://www.laragione.eu"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/recessione/">Recessione</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Scudo e illusioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scudo-e-illusioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 19:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fra propaganda e approssimazione, si rischia di fare guai seri o di infondere illusioni che sono basate sul nulla. Allora, il nostro spread è il differenziale di tasso di interesse che paghiamo sul nostro debito rispetto a quello più basso, che è quello della Germania, è stato sempre alto.  Non è vero che c&#8217;è stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/84Gtq1FqCk4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Fra propaganda e approssimazione, si rischia di fare guai seri o di infondere illusioni che sono basate sul nulla.</p>
<p>Allora, il nostro spread è il differenziale di tasso di interesse che paghiamo sul nostro debito rispetto a quello più basso, che è quello della Germania, è stato sempre alto.  Non è vero che c&#8217;è stata una stagione in cui non c&#8217;era. Era basso rispetto a se stesso, ma, per esempio, era più alto di quello del Portogallo o della Spagna.</p>
<p>Questo è segno che anche con antidolorifici massicci, messi in circolo dalla Banca Centrale Europea, in Italia il dolore si sentiva. L&#8217;Italia l&#8217;ha avvertito come un possibile rischio, però era messa la prova perché aveva avuto l&#8217;assegnazione della maggior parte dei fondi europei, ma deve prendere un ritmo di crescita superiore alla crescita del costo del debito pubblico.</p>
<p>La Banca Centrale Europea ha stabilito che a luglio avrebbe fatto un aumento dello 0,25 e a settembre, probabilmente, di un altro 0,25. Totale: 0,50. Negli Stati Uniti, nel frattempo, il tasso di interesse era a 1 e, nel frattempo, sono passati dieci giorni, ed è a 1,75, perché, all&#8217;ultimo momento hanno fatto un ulteriore aumento dello 0,75. Hanno una posizione di infrazione diversa e tutto quello che volete.</p>
<p>Invece in Italia, 0,25 annunciato &#8211; e non fatto – ha mosso immediatamente lo spread italiano, perché esiste il rischio, perché il nostro debito è esagerato.</p>
<p>A questo punto, a seguito della divaricazione, c&#8217;è stato un consiglio della BCE che ha dato ordine, entro la fine luglio, di preparare uno scudo.</p>
<p>Qui hanno tutti i giornali italiani hanno esultato per lo scudo della BCE, ma non esiste scudo nei confronti della realtà. Non esiste l&#8217;antidolorifico in grado di eliminare qualsiasi dolore. Quello si chiama sedazione profonda, è la morte in buona sostanza.</p>
<p>Quello che uno scudo può fare è cercare di intervenire laddove la speculazione divarica i tassi d&#8217;interesse, ma la condizione che le che dà quella divaricazione, cioè l&#8217;esagerazione del debito e la crescita troppo bassa rispetto alla crescita del prezzo &#8211; quindi del costo di quel debito pubblico – non può essere impedita con un provvedimento.</p>
<p>Qualcuno è convinto che le banche centrali abbiano il potere sui mercati: tu puoi spendere quello che vuoi, tanto la banca centrale è sovrana e stampa denaro, che non vale più nemmeno la carta su cui è stampato però.</p>
<p>La Repubblica di Weimar arrivò ad avere le banconote stampate da una parte, sola perché se la giravi e facevi stampare la seconda parte già aveva perso valore. Quella è una tragedia, non è una soluzione. Quello è il disfacimento, non è la costruzione.</p>
<p>Allora noi abbiamo tutte le condizioni per metterci nell&#8217;ordine di idee che i soldi che ci sono devono essere utilizzati per creare ricchezza, quindi creare occupazione, creare istruzione, creare ascensori sociali e promozione dei più bravi e così far scendere, gradualmente, nel tempo, il peso percentuale del debito.</p>
<p>Ma se qualcuno pensa di fare la campagna elettorale, che dura un anno, proponendo sussidi e solidarietà agli affamati, ì ai disperati, agli ultimi, gli stanno fregando tutto, perché li faranno vivere in un Paese non più capace di creare ricchezza. E non c&#8217;è nulla che faccia male alla povertà, tanto quanto la povertà, quindi attenzione a non coltivare illusioni non fondate e a non creare guai grossi, quali si sono, in qualche modo, già visti.</p>
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		<title>Condizionalità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/condizionalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 14:47:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Evviva! c’è lo scudo. Qualche volta viene voglia delle scudisciate, anche perché è lo stesso coro che gioiva per la prolungata sospensione del patto di stabilità, per la possibilità di continuare a far crescere il già spaventoso debito pubblico. Ora si festeggia lo scudo. Prima o dopo arriverà la realtà, che consiste nelle condizionalità. Ci [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Evviva! c’è lo scudo. Qualche volta viene voglia delle scudisciate, anche perché è lo stesso coro che gioiva per la prolungata sospensione del patto di stabilità, per la possibilità di continuare a far crescere il già spaventoso debito pubblico. Ora si festeggia lo scudo. Prima o dopo arriverà la realtà, che consiste nelle condizionalità. Ci saranno condizioni da rispettare. Il che non nuocerà affatto alla nostra sovranità, semmai cercherà di salvarne il salvabile dall’opera dei sovranamente incoscienti. Chi è troppo indebitato non è mai del tutto padrone di sé.</p>
<p>La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, non è proprio formidabile nella comunicazione. Le capita di dire cose esatte nel modo e nei tempi sbagliati. Non un problema da poco. Che sarebbero saliti i tassi d’interesse era scontato, annunciato e risaputo. Sono piccoli ritocchi. Era facile prevedere che all’annuncio di quei rialzi i differenziali fra i diversi Paesi dell’Eurozona, meglio noti come spread, si sarebbero mossi.</p>
<p>Esistevano anche sotto l’anestesia Draghi, a dimostrazione che il problema era lì e che, prima o dopo, avrebbe ripreso a mandare fitte di dolore. Sapendolo, la Bce ha annunciato di avere allo studio uno scudo, per evitare la “frammentazione”. Non è l’annuncio dei minimi rialzi ad avere scosso i rami della giungla, ma l’idea che qualcuno stesse studiando una cosa che nessuno poteva quindi sapere come avrebbe funzionato.</p>
<p>Ha ragione Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, a ricordare che una così vistosa divaricazione degli spread ha a che vedere con la speculazione. Ma gli speculatori non sono i cattivoni, bensì quelli che vedono anticipatamente una debolezza (o forza) e contano, scommettendo, di farci dei soldi. Debito alto e scudo nebbioso hanno messo in moto gli speculatori. Messina, però, ha aggiunto altre cose, rilevanti.</p>
<p>Fra le altre:</p>
<p>a. abbiamo un patrimonio immobiliare pubblico immenso, che ci costa anziché essere messo a reddito, il che è assurdo, visto che chi ha tanto debito e molto patrimonio non dovrebbe trovarsi in guai troppo grossi;</p>
<p>b. siamo fra i campioni mondiali del risparmio, ma non ci finanziamo granché né il debito pubblico nazionale né le aziende nazionali, ma lo portiamo ad operare in lidi lontani.</p>
<p>Entrambi i punti hanno storia e spiegazioni, ma resta quel che si dovrebbe vedere e, comunque, da fuori si vede: continuiamo a fare debiti senza usare il patrimonio e prendiamo i nostri soldi e li investiamo altrove. Dopo di che pretendiamo che altri comprino e garantiscano i nostri debiti. Curioso.</p>
<p>Nell’ordinamento europeo già esistono diversi meccanismi di soccorso finanziario. Sperimentati. Ma funzionano a richiesta di parte, il bagnino si muove se qualcuno grida: aiuto! Evitare la “frammentazione”, come si propone lo scudo, le cui caratteristiche reali conosceremo a fine luglio, comporta una specie di automatismo: si osserva il mercato, si vede la normalità dei differenziali, poi si vede arrivare un’onda più alta e allora, senza che nessuno lo chieda, lo scudo si attiva.</p>
<p>Bello. Ma non reale. O, meglio, per evitare che si apra la discussione se l’onda alta ha una cresta di due centimetri o venti metri, mentre chi non sa nuotare è bene se ne stia sulla battigia e non reclami salvataggi solo perché vuol far credere d’essere un delfino, ci saranno delle condizioni alla base dell’automatismo. Delle regole.</p>
<p>Tanto per essere chiari: se ti sei indebitato ulteriormente per lanciare dei bonus utili ad acquistare le biciclette sarà il caso che ti metta a pedalare e ti tiri fuori dai guai da solo. E questo non è un attentato alla sovranità, semmai è la grandinata di bonus ad essere un attentato alla decenza.</p>
<p>Sullo sfondo la riforma del Patto di stabilità, ovvero delle regole che vanno comunque rispettate. E i cittadini che pagano le tasse non possono che festeggiare quel rispetto. Infine: solo gli allocchi credono che lo spread cresca se governa un antipatico agli oscuri e adunchi mercati, mentre se ne stia a bada se c’è un amico dei medesimi. Noi lo sapevamo, cerchino di capirlo i mercanti di voti.</p>
<p><a href="http://www.laragione.eu"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Tassi e polli</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tassi-e-polli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 07:48:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlano della ferocia dei falchi, pensano d’essere furbi come volpi e mostrano l’acume e il destino dei polli. Fossero solo i partitanti, si potrebbe sperare di liberarsene. Ma non sono i soli e, anzi, incarnano un vasto umore lamentoso, che unisce il complesso d’inferiorità alla prosopopea della superiorità. L’informazione è parte di questa perdita del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tassi-e-polli/">Tassi e polli</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlano della ferocia dei falchi, pensano d’essere furbi come volpi e mostrano l’acume e il destino dei polli. Fossero solo i partitanti, si potrebbe sperare di liberarsene. Ma non sono i soli e, anzi, incarnano un vasto umore lamentoso, che unisce il complesso d’inferiorità alla prosopopea della superiorità. L’informazione è parte di questa perdita del senso della realtà.</p>
<p>S’odono strilli e commenti: la Banca Centrale Europea rialza i tassi, finisce l’era dei soldi facili e riprendono a volare i falchi nordici. Falso. Quando il primo rialzo sarà stato effettuato, a luglio, avremo un tasso d’interesse pari a un terzo di quello inglese e un quarto di quello americano, a settembre passeremo alla metà. Il nostro resta il più basso perché si ritiene l’inflazione importata dall’esterno e non prodotta dall’interno. Forse lo era, ora meno.</p>
<p>In ogni caso: il nostro tasso d’interesse non solo resta il più basso, ma anche ben sotto l’inflazione esistente e prevista. Quindi i “soldi facili” restano. Purtroppo facili anche da buttare, come si vede (sono stati stanziati 33.3 miliardi per il bonus 110%, alla fine di maggio il fondo non era solo esaurito, ma superato da autorizzazioni di spesa per 33.7 miliardi, soldi presi a debito e non diretti certo a poveri e bisognosi, che non rifanno le facciate, ma ad alimentare l’inflazione favorendo rialzo dei costi, tanto paga un altro).</p>
<p>Altro gemito: la Bce non comprerà più titoli del debito pubblico. Falso. Riacquisterà tutto quello che ha in portafoglio, quindi comprerà. Senza contare che sono attivi programmi europei predisposti ad evitare squilibri pericolosi. Se si rischia di affondare, insomma, basta chiamare i soccorsi.</p>
<p>Ma neanche questo sta bene, ne va del loro onore di lupi di mare, sicché pretendono di stare con la barca su un Tir, in autostrada, e uscire sulla tolda bardati da capitano e strambare, virare e babordare a casaccio. A secco di rischi, tutelati dalla finzione. Temo ci si sia dimenticati che l’Italia non ha ancora ratificato il Meccanismo europeo di stabilità. Perché noi vogliamo i salvataggi, ma siamo contro i salvatori: gentaccia che ti mette le mani addosso.</p>
<p>Giri pagina, cambi canale o aspetti che prenda fiato il solenne dichiarante di turno (ci avete fatto caso che hanno preso un po’ tutti la cadenza sciocca dei conduttori di tg?) ed ecco il guaito successivo: l’inflazione erode il potere d’acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie. Ma, benedetti sventurati, perché credete che si alzino i tassi d’interesse? L’inflazione nell’area dell’euro è all’8%, in Italia siamo a 6.3, in Germania 7.8, in Olanda 11.2. Non parliamo dei baltici. Non ci si può lamentare della febbre e dell’antipiretico nella stessa frase.</p>
<p>Il dilemma, semmai, è: come faccio a contrastare l’inflazione senza strozzare la crescita? Intanto destinando i soldi dove si conta, o almeno si spera di innescare una crescita che sia superiore a quella dei tassi d’interesse. Se ti fai trapiantare i capelli per sembrare più giovane, gonfiare le labbra per sembrare un canotto o rifai la facciata con una costosa pittata, non stai investendo: stai dilapidando. E qui arriva l’economista che se Keynes lo incontra lo ribalta: ma fai lavorare estetisti e muratori, quindi cresce il pil. L’estetista è moldava, il muratore è suo marito, gli infissi rumeni e spendere non è sinonimo di lavorare e produrre.</p>
<p>Se i tassi crescono, come si fa ad avere credito a basso costo per la riconversione energetica e per la difesa europea? Creando debito europeo. Per allargarlo (c’è già) occorre che i contribuenti europei non abbiano l’impressione di star garantendo l’occultamento della calvizie altrui. E noi italiani, che dovremmo essere i primi (come Draghi con Macron) interessati a imboccare quella strada, noi che (come dimostrano i fondi Recovery) ne saremmo i primi beneficiari, noi ce la stiamo mettendo tutta per rendere tutto maledettamente difficile.</p>
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