<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>disoccupazione giovanile Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/disoccupazione-giovanile/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/disoccupazione-giovanile/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 May 2023 17:29:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>disoccupazione giovanile Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/disoccupazione-giovanile/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>DeButtare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/debuttare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 17:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=65131</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si parla dei giovani come fossero soggetti deboli da sostenere. Li si descrive un giorno come assopiti sul divano e il giorno appresso come in fuga verso un indeterminato “estero”. Si generalizza facendo a gara nel cordoglio, nel crucciarsi per l’alloggio non confortevole o rattristarsi nel caso la loro vita sia lacerata dal sopruso di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/debuttare/">DeButtare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla dei giovani come fossero soggetti deboli da sostenere. Li si descrive un giorno come assopiti sul divano e il giorno appresso come in fuga verso un indeterminato “estero”. Si generalizza facendo a gara nel cordoglio, nel crucciarsi per l’alloggio non confortevole o rattristarsi nel caso la loro vita sia lacerata dal sopruso di una bocciatura. Li si vuole conservare nei luoghi comuni perché questo è il modo migliore per non essere costretti a cambiamenti per il bene comune. Eppure ci sono dati che urlano la distanza fra la realtà e la sua rappresentazione.</p>
<p>Per qualche giorno si giocherà al piccolo costituzionalista, lasciando immaginare che se ci fosse l’intesa la via sarebbe in discesa. In realtà è lunga e nel suo scorrere si farà a tempo a dimenticarsene molte volte. Ma sarebbe un raggiro lasciar supporre che possa trovarsi nella riscrittura della Carta la chiave per ricondurre ai fatti forze politiche e culturali in fuga dalla realtà.</p>
<p>La disoccupazione italiana è nell’intorno dell’8%, quella giovanile supera il 22%. Tolta la crescente quota di quelli che non studiano e non lavorano – che il politicamente corretto vuole che siano compatiti e inducano tristezza, laddove sarebbe bene scuoterli con indignazione avvertendoli che ciascuno di noi ha un ruolo nella propria vita, che dare la colpa a “la società” o “il sistema” è il modo migliore per perdere senza neanche gareggiare – i giovani cercano lavoro e le aziende cercano lavoratori. Ma gli uni e le altre continuano a cercare. Per forza, avvertono quelli per cui è sempre colpa degli altri: le paghe sono troppo basse. Questo è però l’ultimo dei problemi.</p>
<p>In un Paese in cui lavora il 60,2% della popolazione attiva, dovendo mantenere gli altri il costo del lavoro sarà alto e le paghe basse. Per sempre. Se si aumenta il costo del lavoro si va fuori mercato, se si diminuisce il cuneo fiscale a debito si va fuori di testa. Si deve lavorare più numerosi, più produttivamente e più a lungo. Il che fa bene anche alla morale. L’insulto non sono le paghe basse – che cominciammo tutti con tre soldi – ma la protezione dei garantiti, il mettere in conto ai giovani pensioni che non avranno mai, una scuola poco formativa, un mondo del lavoro poco meritocratico, quindi la prospettiva inaccettabile che la paga resti povera a lungo.</p>
<p>Nonostante questo e i disoccupati, a smentire il luogo comune dei divanati mantenuti c’è il fatto che molti giovani lavorano. Nelle condizioni date. E uno studio dell’Istituto Piepoli avverte che, udite udite, sono anche soddisfatti. Il 55% è preoccupato per l’assenza di lavoro. Ma fra i lavoratori compresi fra 16 e i 26 anni il 38% si dichiara soddisfatto e ammette di avere scoperto un lavoro cui non pensava e in cui si trova bene, il 28% è soddisfatto perché sta facendo il lavoro per cui ha studiato, per il 18% è quello che avrebbe sempre voluto fare, mentre il 16% non è soddisfatto manco per niente. Dentro questo 16% la metà lamenta la paga bassa. Ora prendete giornali e discussione politica e ditemi se le due cose si somigliano. Manco da lontano. C’è un abisso fra chi parla del lavoro e chi lavora veramente.</p>
<p>La scena è occupata dal partito unico della spesa pubblica, secondo cui basta dare di più per diffondere felicità. Che poi tocchi pagare è triste ovvietà occultata. Non mancano i giovani in gamba: manca loro la libertà di crescere, di competere e di vincere. Chi emigra non cerca protezioni ma opportunità. Si deve aprirle loro anche dentro ai confini, il che farebbe crescere la ricchezza di tutti. Non saranno la Repubblica presidenziale o il premierato (ammesso che chi ne parla li distingua) ad aprire il mercato, ma la concorrenza, la preparazione e l’innovazione. Se politica e giornali preferiscono parlare di divani, attendati, sfiduciati è perché capiscono che quelli li aiuteranno a conservarsi. Mentre quanti sono capaci di camminare e correre senza compatimenti potrebbero essere presi dalla sindrome del debuttante, che s’accorge di potere buttare via quel che gli ostruisce la strada.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-9-maggio-2023-2/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/debuttare/">DeButtare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lavoro e dignità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lavoro-e-dignita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=57527</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il paradosso italiano: alta percentuale di disoccupazione giovanile e aziende che faticano a trovare i lavoratori. Ho letto di un&#8217;azienda italiana, una software house, quindi sviluppatori che predispongono software, che ha istituito un premio di 2000 euro per le donne che vengono assunte e di 1500 per i dipendenti maschi che vengono assunti. Questo come [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lavoro-e-dignita/">Lavoro e dignità</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/CNQ7ekrjQGg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">Il paradosso italiano: alta percentuale di disoccupazione giovanile e aziende che faticano a trovare i lavoratori.</h3>
<p>Ho letto di un&#8217;azienda italiana, una software house, quindi sviluppatori che predispongono software, che ha istituito un premio di 2000 euro per le donne che vengono assunte e di 1500 per i dipendenti maschi che vengono assunti. Questo come premio, come bonus di ingresso, al di là del contratto o dello stipendio.</p>
<p>Una volta era quello che cercava lavoro che festeggiava quando veniva assunto, mentre adesso è chi cerca lavoratori che festeggia e regala un premio a quelli che trovano altre persone che vanno a lavorare per l’azienda.</p>
<p>So, ad esempio, di un gruppo grosso di ristoratori ed albergatori liguri che si sono legati in una piattaforma per cercare lavoratori: scrivono di quali profili hanno bisogno ed invitano quanti vogliono andare a lavorare a registrarsi, perché magari la domanda e l&#8217;offerta si possono incontrare.</p>
<p>Ma è mai possibile che sia così difficile trovare persone che vadano a lavorare, in un Paese che ha un indice di disoccupazione spaventoso che diventa drammatico, se parliamo di disoccupazione giovanile o di disoccupazione femminile?</p>
<p>Purtroppo non solo è possibile, ma è quello che accade per due ragioni principali. La prima consiste nel fatto che c&#8217;è un problema di formazione: cioè non ci sono persone preparate a svolgere determinate attività. Allora invece di mettere i soldi in un assistenzialismo che droga il mercato del lavoro e rende più difficile trovare i lavoratori, non si investono per la formazione?</p>
<p>Non è un caso che il Ministro del Turismo Garavaglia abbia proposto di dare metà del reddito di cittadinanza a chi accetta un part-time. Vi rendete conto che ormai il contributo deve andare anche a chi va a lavorare? Perché accade questo? Perché il reddito cittadinanza rischia di essere se non superiore, comunque pari o non abbastanza inferiore al salario che si può guadagnare lavorando.</p>
<p>Dunque, i soldi vanno messi nella formazione, perché i soldi guadagnati con qualsiasi tipo di lavoro lecito sono soldi dignitosi. Mentre i soldi regalati, i soldi trasferiti, i soldi dell&#8217;assistenza tolgono dignità.</p>
<p>La seconda ragione, invece, ha natura macroscopica: domanda e offerta del lavoro non si incontrano, perché i nostri centri dell&#8217;impiego fanno pena e non funzionano. Ogni mese in Italia si concretizzano delle assunzioni e vengono stipulati dei nuovi contratti di lavoro, ma quelli che passano attraverso le agenzie del lavoro sono una minoranza.</p>
<p>È un sistema totalmente disfunzionale, che, però, ha un costo per il contribuente. Chi cerca le persone da assumere paga a sua volta un costo: ho fatto l&#8217;esempio di quell’azienda che dà un premio ai propri lavoratori che ne trovano altri oppure si rivolge ad agenzie del lavoro private e, quindi, deve retribuire quel lavoro.</p>
<p>Allora decidiamoci: o lo facciamo professionalmente e il professionista in questione viene retribuito, perché i lavoratori sono una risorsa produttiva e servono a far ricchezza e, allora, ha un senso oppure è un servizio pubblico.</p>
<p>Ma che io debba pagare, da contribuente onesto, il costo del servizio pubblico e poi da imprenditore, da dirigente d&#8217;azienda, da lavoratore debba poi pagare anche un altro servizio privato è una cosa che mi porta a essere meno competitivo, meno dinamico, meno presente.</p>
<p>Un Paese con questo numero di disoccupati non può avere né una scuola in queste condizioni, né dei sistemi di collocamento in queste condizioni, perché significa spingere le persone verso l&#8217;assistenzialismo, cioè verso la scarsa dignità. Questo, alla fine, ci si impoverisce tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lavoro-e-dignita/">Lavoro e dignità</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>«Flessibilità e pensioni: è ora di pensare ai giovani e alle future generazioni»</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flessibilita-e-pensioni-e-ora-di-pensare-ai-giovani-e-alle-future-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 14:40:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[austerità]]></category>
		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=6821</guid>

					<description><![CDATA[<p>[:it]Veronica De Romanis interviene sui temi caldi dell'economia italiana nella puntata di Omnibus del 30 settembre [:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flessibilita-e-pensioni-e-ora-di-pensare-ai-giovani-e-alle-future-generazioni/">«Flessibilità e pensioni: è ora di pensare ai giovani e alle future generazioni»</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Cos’è la <strong>flessibilità</strong>? Non sono soldi che arrivano dall’Europa, ma solo più tempo che l’Europa ci concede per rispettare alcune regole che abbiamo discusso e concordato con l’impegno di applicarle. Occhio però: sono soldi nostri che un giorno i nostri figli dovranno rimborsare.» Così l’economista <strong>Veronica De Romanis</strong> si è espressa su uno dei temi del momento nel corso della trasmissione Omnibus del 30 settembre 2016.</p>
<p>Altra questione calda è l’<strong>austerità</strong>: «Negli ultimi anni l’austerità non c’è stata. Come confermano i dati, la spesa pubblica è aumentata di circa 860 milioni nel 2015, mentre si è ridotta di appena 360 milioni nel 2016. Se l’Italia non cresce, dunque, non è per l’austerità, ma perché si è preferito fare interventi a pioggia piuttosto che interventi shock. Uno di questi avrebbe potuto riguardare il cuneo fiscale: il nostro è uno dei più alti del mondo (attorno al 47 %, mentre la media dei Paesi sviluppati è del 36%). La mancata efficacia di questi interventi del governo è confermata da una nota integrativa di qualche giorno fa, nella quale si rende noto che, nel 2015, la produttività è scesa dello 0,1%.»</p>
<p>Capitolo <strong>pensioni</strong>. «Lo stesso ministro Padoan – ha spiegato l’economista – ha dichiarato che le risorse sono scarse. Come distribuire, allora, le fette di una piccola torta? Un suggerimento viene dai numeri: la percentuale di poveri tra i 18-34 anni è attorno al 18%; quella tra gli over 65 anni è intorno al 4%. Quattro volte meno! Il dato indica che bisognerebbe intervenire sui giovani. Del resto, se diamo un’occhiata alla composizione della spesa per il welfare, vediamo che i 2/3 vanno alle pensioni, mentre appena l’8% – contro una media europea del 13% –per le politiche di sostegno alle famiglie, abitazioni ecc.»</p>
<p>«Un altro dato che invita a puntare sui giovani è il <strong>tasso d’occupazione</strong>», ha concluso la De Romanis. «Il tasso di ‘occupazione giovanile italiano è inferiore di 10 punti rispetto alla media dell’area euro, mentre quello degli over 60 è superiore di 10 punti. Ciò dimostra che, se vogliamo crescere (e ridurre il debito), abbiamo bisogno di più gente che lavori e non di più gente che vada in pensione Ne parlano pochi, ma dagli ultimi dati dell’Istat che analizzano il periodo luglio 2015-luglio 2016, il nostro tasso di disoccupazione ha raggiunto il 39% e continua a crescere. Quello degli altri Paesi della zona euro è al 22% ed è in diminuzione.»</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/x5BfigK61Xc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flessibilita-e-pensioni-e-ora-di-pensare-ai-giovani-e-alle-future-generazioni/">«Flessibilità e pensioni: è ora di pensare ai giovani e alle future generazioni»</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
