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	<title>diritto Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>diritto Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Intelligenza artificiale. Quali regole?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/intelligenza-artificiale-quali-regole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giusella Finocchiaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 15:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo lavoro, scritto per tutti, e non soltanto per i giuristi e gli informatici, naturali destinatari del tema, ho cercato di indicare le coordinate di una riflessione sulle regole per normare l’intelligenza artificiale. Spesso, infatti, si invocano nuove regole, ma occorre chiedersi quali regole siano davvero necessarie, e a quale livello, nazionale o internazionale. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/intelligenza-artificiale-quali-regole/">Intelligenza artificiale. Quali regole?</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo lavoro, scritto per tutti, e non soltanto per i giuristi e gli informatici, naturali destinatari del tema, ho cercato di indicare le coordinate di una riflessione sulle regole per normare l’intelligenza artificiale.</p>
<p>Spesso, infatti, si invocano nuove regole, ma occorre chiedersi quali regole siano davvero necessarie, e a quale livello, nazionale o internazionale. Per questo la riflessione muove da una prospettiva culturale sul tema, che comprende le nostre paure e i nostri pregiudizi, per poi soffermarsi sulle parole utilizzate dalla nuova narrativa sull’intelligenza artificiale e dalla retorica che la circonda. Basti pensare a tuta la cinematografia sull’argomento, ai termini “oracolo” o “incantesimi”, che spesso sono utilizzati e all’antropomorfizzazione del’IA.</p>
<p>Esamino poi alcune possibili scelte regolatorie e alcune questioni giuridiche specifiche, quali la responsabilità per i danni cagionati dall’intelligenza artificiale, l’autorialità delle opere da essa create, e la gestione dei dati personali di cui l’IA si nutre. Infine, il volume si conclude con una riflessione sullo scenario geopolitico e sulle scelte effettuate già da altri Paesi, come la Cina e gli Stati Uniti, mentre in Europa si attende il Regolamento sull’intelligenza artificiale.</p>
<p>Non c’è dubbio che le norme in questa materia, per essere efficaci, dovranno necessariamente essere il risultato di un coordinamento internazionale, certamente non facile, ma necessario.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il diritto alla felicità</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-diritto-alla-felicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pieremilio Sammarco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 17:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno ed in tutto il mondo, il 20 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Felicità, istituita dall&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Nel documento istitutivo si legge che, scopo della giornata, è quello di promuovere la ricerca della felicità da parte di ogni individuo e incentivare lo &#8220;sviluppo sostenibile, l&#8217;eradicazione della povertà, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno ed in tutto il mondo, il 20 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Felicità, istituita dall&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Nel documento istitutivo si legge che, scopo della giornata, è quello di promuovere la ricerca della felicità da parte di ogni individuo e incentivare lo &#8220;sviluppo sostenibile, l&#8217;eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ONU ogni anno stila un rapporto fitto di dati da cui emerge che, in base ai parametri tenuti in considerazione (ad es. aspettative di vita, la libertà di fare le proprie scelte di vita, la percezione della corruzione, l&#8217;assistenza sociale), i cittadini più felici al mondo sono quelli della Finlandia, seguiti da quelli della Danimarca e poi, al terzo posto, quelli islandesi. L&#8217;Italia figura al 31° posto della classifica. Ma come può uno stato contribuire ad assicurare la felicità dei propri cittadini?</p>
<p>Nell&#8217;opera &#8220;La scienza della legislazione&#8221; del 1780, il giurista napoletano Gaetano Filangieri, afferma che «le buone leggi sono l&#8217;unico sostegno della felicità nazionale». Dunque, secondo questa tesi di stampo illuminista, è lo stato che, attraverso le sue articolazioni istituzionali, può garantire la felicità dei suoi consociati. Questa teoria è ripresa da Benjamin Franklin (con il quale il Filangeri ebbe una fitta corrispondenza) che la trasfuse nella Dichiarazione d&#8217;Indipendenza degli Stati Uniti d&#8217;America del 4 luglio 1776, nella quale si legge che «tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dal creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti vi sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità». Questo concetto viene ripreso dalla Dichiarazione francese sui diritti dell&#8217;uomo del 1789, dove all&#8217;art. 1 si legge che il fine delle istituzioni pubbliche è rappresentato dalla «felicità di tutti».</p>
<p>Il riconoscimento del diritto al perseguimento della felicità, quale fine principale del legislatore, è presente anche nell&#8217;art. 13 della Costituzione dell&#8217;Impero giapponese del 1946, che testualmente recita «tutte le persone saranno rispettate come individui ed il loro diritto alla vita, alla libertà ed al perseguimento della felicità, entro i limiti del benessere pubblico, costituiranno l&#8217;obiettivo supremo nella legislazione e negli affari di governo».</p>
<p>E nel nostro paese? L&#8217;art. 3 della nostra Costituzione, a differenza dello Statuto Albertino del 1848 che faceva riferimento alla &#8220;Nazione felice&#8221; non riconosce espressamente la felicità degli individui quale diritto, ma stabilisce che è compito dello stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona.</p>
<p>Occorre che ciò sia realizzato come premessa generale per il conseguimento di uno stato di benessere individuale, ma poi è compito di ciascuno attivarsi per realizzarlo, anche magari semplicemente seguendo Voltaire che amava dire «ho deciso di essere felice perché fa bene alla mia salute».</p>
<p><a href="https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/35252966/puo-il-diritto-garantire-la-felicita-all-individuo.html"><em><strong>Libero</strong></em></a></p>
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		<title>Diritto e dispotismo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diritto-e-dispotismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 19:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[brigatisti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia la cultura del diritto è quasi inesistente. Ne è un esempio la vicenda della mancata estradizione dei brigatisti in Francia… Sembra non esserci niente da fare: in Italia è difficilissimo che si affermi una cultura del diritto, nonostante noi siamo pure la culla del diritto. Cullammo il diritto troppo tempo fa e molti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/u1HZlWv4HBA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">In Italia la cultura del diritto è quasi inesistente. Ne è un esempio la vicenda della mancata estradizione dei brigatisti in Francia…</h3>
<p>Sembra non esserci niente da fare: in Italia è difficilissimo che si affermi una cultura del diritto, nonostante noi siamo pure la culla del diritto. Cullammo il diritto troppo tempo fa e molti hanno dimenticato l’abc del senso del diritto.</p>
<p>Il diritto non è una questione per giuristi, anzi, interessa tutti, qualsiasi cittadino, anche se non ha una cultura e non ha informazioni particolari relative al diritto. Il senso della giustizia è dentro l’essere umano.</p>
<p>Purtroppo sembra essere fuori a molto giornalismo, sembra essere estraneo a molti che fanno informazione e fanno informazione senza essere informati.</p>
<p>Non si può leggere sui giornali <em>“la Francia schiaffeggia l’Italia”</em>, perché non ci consegna dei cittadini italiani condannati in via definitiva dalla giustizia italiana che sono fuggiti in Francia, che sono stati arrestati e per i quali è stata richiesta l&#8217;estradizione.</p>
<p>Non si può scrivere così, perché non ha minimamente senso e perché:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>I fatti di cui sono accusate queste persone risalgono all&#8217;incirca a cinquant’anni fa. Si dice che oggi loro sono delle persone anziane. Sì, sono delle persone anziane perché nessuno li ha ammazzati. Loro sono condannati in via definitiva per aver organizzato le morti di altri. Quindi io sono autorizzato e tenuto a dire che sono degli assassini. Le vittime non hanno avuto l&#8217;occasione di veder passare cinquant’anni e di invecchiare. Cinquant’anni comportano una serie di conseguenze in termini di diritto. Infatti, in Francia va in prescrizione anche l&#8217;omicidio, perché non hanno la pena dell&#8217;ergastolo. In Germania va in prescrizione tutto, salvo il genocidio.</li>
<li>Per molti anni, negli anni del terrorismo, la Francia volle diventare con Mitterand, con quella che viene chiamata “Dottrina Mitterand” anche terra di asilo, il che ricordava un po’ quello che fu, per esempio, durante il fascismo. Ma in Italia non c&#8217;era il fascismo negli anni Settanta ed Ottanta e comunque diede ospitalità a molti di questi soggetti.</li>
</ol>
<p>La “Dottrina Mitterand” è stata archiviata: Il Ministro della Giustizia francese aveva detto che, per quel che riguarda il Governo, quei soggetti che l&#8217;Italia ha condannato potevano essere tranquillamente restituiti all&#8217;Italia.</p>
<p>Il fatto qual è? È che la decisione non spetta al Governo, cioè al potere esecutivo, né in Francia, né in Italia. Non è il Ministro che prende questa decisione, è il tribunale, è la Corte d&#8217;Appello di Parigi, la quale ha detto che non possono essere estradati. Perché? Non lo so. Non lo so io e non lo sa nessuno di quelli che ne hanno scritto e parlato, perché le motivazioni devono ancora essere depositate.</p>
<p>Dobbiamo aspettare che vengano depositate le motivazioni per sapere perché hanno così deciso, ma sappiamo già che quella decisione è ricorribile e, quindi, non definitiva, secondo l&#8217;iter di giustizia.</p>
<p>Allora la giustizia funziona così in tutto il mondo. Quello che noi dobbiamo ricordare agli italiani è che alcuni di quei condannati che oggi si trovano in Francia, fino a qualche anno fa, giravano tranquillamente a piede libero in Italia.</p>
<p>Giravano a piede libero, perché, semplicemente, non avevamo finito di processarli in una quarantina d&#8217;anni. Un sistema che ci mette una quarantina d&#8217;anni a processare qualcuno non è un sistema credibile.</p>
<p>Quindi aspettiamo le motivazioni e riusciamo, in qualche modo, a capire che il diritto “Non è io so chi è il colpevole, mettetegli le mani addosso”, perché anche il colpevole deve essere preso seguendo l&#8217;iter di legge, altrimenti si esce dello stato di diritto e si entra nel dispotismo.</p>
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		<title>&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 07:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[csm]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La riforma? Un successo ma parziale. Non c&#8217;è nessuna vendetta contro i magistrati, ma solo una la magistratura che vuole portare a processo la politica&#8221;. La versione dell&#8217;ex giudice della Consulta Così parla Cassese. Per iniziare, un consommé. La riforma  del Csm è una “vendetta” contro i magistrati come dice un magistrato? “E’ l’errore di chi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/">&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;La riforma? Un successo ma parziale. Non c&#8217;è nessuna vendetta contro i magistrati, ma solo una la magistratura che vuole portare a processo la politica&#8221;. La versione dell&#8217;ex giudice della Consulta</h3>
<p><strong>Così parla Cassese. Per iniziare, un consommé.</strong> La riforma  del Csm è una “vendetta” contro i magistrati come dice un magistrato? “E’ l’errore di chi pensa che una parte della società, la magistratura, possa ‘portare a processo’ un’altra parte della società, la politica”.  Lo sciopero? “Sarebbe la prova che le toghe amano farsi del male”. Mario Draghi deve mettere la fiducia? “Dal punto di vista del buon funzionamento delle istituzioni, non vi sono difficoltà”.</p>
<p>Caro professore, cosa preferisce? Sorteggiamo le domande o  i magistrati? “Io non farei tante ironie sul sorteggio. Nell’antica Grecia e a Venezia, quando questa era una potenza mondiale, il sorteggio fu ritenuto uno strumento autenticamente democratico e fu anche ampiamente utilizzato. I costituenti americani l’hanno preso in attenta considerazione come alternativa all’elezione”.</p>
<p>Dunque anche per il Csm? “Non può essere utilizzato perché sarebbe in contrasto con il chiaro dettato dell’articolo 104 della Costituzione nel quale c’è scritto che i membri del Csm sono ‘eletti’ dai magistrati”.  Nuovo Csm eletto con sistema maggioritario, aggiustamento proporzionale, ma con sorteggio dei collegi. Un successo della ministra Cartabia o solo un rompicapo? “La riforma imbocca la strada giusta, è da salutare come un successo, anche se parziale”.</p>
<p>“Un successo ma parziale”. Professore Cassese, continuiamo? “Ora bisognerà lavorare al modo di funzionamento del Csm. Questo non può operare come una specie di Parlamento dei giudici”. Prendiamo il calendario. Il 19 aprile la riforma andrà in Aula per il voto ed è già stato annunciato lo sciopero. “Trafitti da un raggio di riforma ed è subito sciopero”.</p>
<p>Una curiosità: i magistrati sono crepuscolari o sono solo malmostosi che leggono Ungaretti? “Nulla di tutto questo. Se si ricorrerà allo sciopero e se saranno molti a scioperare, bisognerà concludere che i membri dell’ordine giudiziario amano farsi male. Dovrebbero leggere l’ultimo libro di Stephen Breyer sull’autorità della Corte e il pericolo della politica. Breyer, uno dei più acuti giuristi nordamericani, che ha appena lasciato la Corte suprema, nella quale ha lavorato per più di un quarto di secolo, sottolinea l&#8217;importanza della fiducia dei cittadini nei giudici. In Italia, negli ultimi dieci anni, questa fiducia è fortemente diminuita e uno sciopero, specialmente in queste condizioni del paese e del mondo, la farebbe diminuire ancor di più”.</p>
<p>Sarebbe una specie di sciopero a “futura riforma”? “Peggio: uno sciopero contro il governo e il Parlamento sarebbe la dimostrazione che l’ordine giudiziario si ritiene una cittadella nello stato”.</p>
<p>Con la riforma è stop alle porte girevoli. Evviva! L’autore de “Il governo dei giudici” (Laterza) un noto consumatore di minestrine, Sabino Cassese, ricorda che già nel 1968, Cesare Castellano parlava di crisi della giustizia. E’ un trionfo stabilire che i magistrati eletti non possono tornare a giudicare o solo un ritardo con la modernità? “Lei confonde minestra e passato di verdure. Lasciando gli aspetti gastronomici, è fondamentale che la giustizia sia indipendente e imparziale e che venga percepita come tale. Posso ritenere imparziale un giudice del quale so che, prima di giudicarmi, ha fatto parte di un partito o è stato attivo nel mondo politico? Partito e imparzialità sono due concetti contrapposti. Se il ministero della giustizia è occupato da magistrati, che senso ha l’articolo 110 della Costituzione secondo il quale “ferme le competenze del Csm, spettano al ministro della Giustizia l’organizzazione del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”? Questo articolo non presuppone che i magistrati siano presenti nel Csm, ma non nel ministero?”.</p>
<p>La riforma spezza il potere delle correnti o è solo una piccola corrente d’aria fresca? “Il problema non sono le correnti, ma il fatto che esse si comportino come partiti e trasformino il Csm in un Parlamento. Se il Csm funzionasse in tutt’altro modo, come un collegio di ponderazione delle qualità e del merito dei magistrati, valutando il loro curriculum, giudicando la loro opera, scegliendo su base comparativa e secondo il criterio del merito, il problema sarebbe risolto”.</p>
<p>Professore, la Lega dice che la giustizia si cambia con i referendum. Lei voterà? “L&#8217;articolo 75 della Costituzione parla del ‘diritto di partecipare al referendum’. Il referendum è uno dei modi con cui il cittadino partecipa alla comunità. Se i cittadini si astengono dalla partecipazione, lo Stato avrà un minore tasso di democrazia”.</p>
<p>Bene. Tenendo conto che la riforma è essenziale per ottenere le risorse del Recovery, Draghi dovrebbe porre la questione di fiducia? “È una scelta politica che va fatta in relazione alla congiuntura e agli atteggiamenti delle forze politiche; dal punto di vista del buon funzionamento delle istituzioni, non vi sono difficoltà, salvo il problema più generale dell’eccessivo ricorso alla questione di fiducia, che è sempre segno di un malfunzionamento dei rapporti tra governo e la sua maggioranza”.</p>
<p>Cassese scrive che “i magistrati italiani iniziano a lavorare con un livello retributivo quasi doppio di quello dei loro colleghi francesi e tedeschi”. Non è che i magistrati italiani guadagnano troppo? “Quei dati sul trattamento retributivo dei magistrati italiani, comparato con quello dei magistrati degli altri paesi sono pubblicati nelle statistiche giudiziarie europee. Io penso che dovrebbero guadagnare anche di più e che il vero problema non è quanto guadagnano, ma quanto lavorano, con quanta dedizione, con quanto rispetto delle regole di giustizia e di riservatezza, quanto l’offerta di giustizia risponde alla domanda di giustizia”.</p>
<p>Concludiamo. La riforma della giustizia Cartabia risponde, citiamo un&#8217;intervista al pm Nino Di Matteo, “a una voglia di vendetta nei confronti della magistratura che è stata capace di portare a processo la politica”? “Il silenzio è d’oro, si diceva una volta”. E se parlassimo ancora un po’? “In quella frase ci sono tre errori. Quello di ritenere che una parte della società, la magistratura, possa “portare a processo” un&#8217;altra parte della società, la politica. Quello di pensare che un governo presieduto da Draghi, con Cartabia ministra della giustizia, possa essere animato da un desiderio di “vendetta”. Quello di ritenere che un magistrato possa esprimersi in tal modo sugli organi costituzionali della Repubblica”.<br />
<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2022/04/16/news/-lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese-3913231/"><strong>L&#8217;intervista di Carmelo Caruso su <em>Il</em></strong><em><strong> Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lo-sciopero-delle-toghe-contro-la-riforma-del-csm-e-da-autolesionisti-parla-sabino-cassese/">&#8220;Lo sciopero delle toghe contro la riforma del Csm è da autolesionisti&#8221;. Parla Sabino Cassese</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Presunzione d’innocenza e diritto all’informazione: un conflitto insanabile?</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/presunzione-innocenza-diritto-informazione-conflitto-insanabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 16:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Saluti introduttivi: Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi Ha coordinato: Paolo Ezechia Reale, Segretario Generale del Siracusa International Institute Sono intervenuti: Raffaele Lo Russo, Segretario Generale Federazione Nazionale Stampa Italiana; Giovanni Salvi, Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione; Francesco Paolo Sisto, Sottosegretario alla Giustizia &#160; Accredito partecipanti su fleinaudi.eventbrite.it, fino ad esaurimento posti. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/presunzione-innocenza-diritto-informazione-conflitto-insanabile/">Presunzione d’innocenza e diritto all’informazione: un conflitto insanabile?</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Saluti introduttivi:</p>
<p><strong>Giuseppe Benedetto</strong>, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi</p>
<p>Ha coordinato:</p>
<p><strong>Paolo Ezechia Reale</strong>, Segretario Generale del Siracusa International Institute</p>
<p>Sono intervenuti:</p>
<p><strong>Raffaele Lo Russo</strong>, Segretario Generale Federazione Nazionale Stampa Italiana;</p>
<p><strong>Giovanni Salvi</strong>, Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione;</p>
<p><strong>Francesco Paolo Sisto</strong>, Sottosegretario alla Giustizia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Accredito partecipanti su <a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-presunzione-dinnocenza-e-diritto-allinformazione-un-conflitto-insanabile-301308179877">fleinaudi.eventbrite.it</a>, fino ad esaurimento posti.</strong></p>
<p><strong>Accesso subordinato all&#8217;esibizione di green pass valido.</strong></p>
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		<title>Ilaria Cucchi: Io, Floyd e la polizia violenta</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 06:23:01 +0000</pubDate>
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		<title>Sabino Cassese: Il Paese che rifiuta i concorsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sabino-cassese-il-paese-che-rifiuta-i-concorsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2020 06:26:24 +0000</pubDate>
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		<title>#prescrizione: Peggio del mostro, c’è il mostriciattolo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/prescrizione-peggio-del-mostro-ce-il-mostriciattolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 21:29:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non sappiamo quale sarà l’epilogo delle attuali convulsioni della maggioranzagovernativa sulla prescrizione. L’incertezza maggiore riguarda l’atteggiamento di Italia Viva che forse voterà la fiducia, o forse insisterà per una “sospensione lunga”, cioè un rinvio della riforma Bonafede, che nel frattempo è stata imbastardita dal cosiddetto “Lodo Conte bis”. Il grottesco spettacolo cui stiamo assistendo è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sappiamo quale sarà l’epilogo delle attuali convulsioni della maggioranzagovernativa sulla prescrizione. L’incertezza maggiore riguarda l’atteggiamento di Italia Viva che forse voterà la fiducia, o forse insisterà per una “sospensione lunga”, cioè un rinvio della riforma Bonafede, che nel frattempo è stata imbastardita dal cosiddetto “Lodo Conte bis”. Il grottesco spettacolo cui stiamo assistendo è così umiliante per chi abbia a cuore quel che resta della nostra civiltà giuridica che possiamo solo attendere gemendo, con fatalistica rassegnazione.</p>
<p>Quando, su queste colonne, definimmo l’originario progetto un mostro giuridico, intendevamo usare questo termine nel suo significato originario coniato dai latini, cioè di “monstrum, vel portentum vel prodigium”: una strana creatura che nella sua singolarità ha qualcosa di terrificante. E in effetti la mostruosa proposta del ministro Bonafede vaporizzava, come poi autorevoli giuristi hanno confermato, i principi elementari del diritto.<br />
Tuttavia un “monstrum”possiede un connotato di potente identità, per quanto negativa: esso ispira appunto terrore e sgomento, non disgusto. Peggio del mostro c’è invece il mostriciattolo.</p>
<p>Il lodo Conte bis, che dovrebbe, nell’accordo compromissorio del governo, sostituirela proposta del guardasigilli, è proprio un mostriciattolo, una copia deforme del parto originario. Essa infatti introduce una bizzarra distinzione: per chi è assolto in primo grado, la prescrizione continua a correre; per chi è condannato, si sospende. Se poi quest’ultimo è assolto in appello, la prescrizione riprende, recuperando anche il tempo della precedente sospensione. Un tortuoso marchingegno che non considera l’attuale complessa disciplina delle impugnazioni, e crea un’incredibile confusione . Mentre infatti l’originario progetto nella sua devianza aveva il pregio di una chiara immutabilità parmenidea ( dopo la prima sentenza la prescrizione si blocca sempre, e il processo può non finire mai) ora subentra l’opposta filosofia di Eraclito dove il processo, come tutte le cose, scorre con dinamismo indeterminato e mutevole. Facciamo alcuni esempi che chiariranno il concetto.</p>
<p>Tizio viene assolto in primo grado: la prescrizione continua. Il Pubblico Ministero impugna, si va in Appello, e Tizio viene condannato. La prescrizione ( a quanto pare) si sospende. Ma Tizio ricorre in Cassazione, che annulla la condanna e rinvia a un’altra Corte. Quest’ultima assolve. Che fine farà al prescrizione ?Mah! E mica è finita. Perché se contro questa assoluzione ricorre il Procuratore Generale, e la Cassazione accoglie il ricorso, si fa un nuovo processo. Se stavolta la Corte d’Appello condanna, la prescrizione si sospende (pare) di nuovo. Ma se Tizio ricorrea sua volta, e la Cassazione annulla la condanna, la nuova Corte può assolvere, con la conseguenza di una nuova impugnazione del Procuratore Generale.</p>
<p>E così via senza tregua, perché nel nostro sgangherato sistema il processo può effettivamente andare avanti all’infinito, con corsi e ricorsi che ricordano, tanto per restar nella filosofia greca, la dialettica degli stoici. E badate che questo è solo un aspetto del problema. Perchè può esservi il caso opposto e simmetrico a quello di Tizio:_Caio è condannato in primo grado (la prescrizione si ferma) ma assolto in Appello ( la prescrizione riprende) ; poi un annullamento della Cassazione e condanna nel giudizio di rinvio.Altro ricorso, eccetera eccetera. Nel frattempo, come l’omino di Cartesio, la prescrizione si è perduta nella foresta normativa.</p>
<p>L’esausto e allibito lettore si domanderà se abbiamo scherzato. No, non abbiamo scherzato affatto. Questa interminabile tiritera si è realizzata molte volte, coinvolgendo centinaia di disgraziati finiti nelle maglie inestricabili della nostra ( si fa per dire) Giustizia, e soltanto la prescrizione ha posto fine al loro estenuante calvario.<br />
Talvolta, pietosa, è intervenuta la morte, che risolve ogni cosa. Con il lodo Conte bis, essa sarebbe l’unica speranza di un accertamento definitivo, naturalmente nell’Altro Mondo.</p>
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<div class="column">
<p>Pubblicato su Il Messaggero del 10.02.2020</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/prescrizione-peggio-del-mostro-ce-il-mostriciattolo/">#prescrizione: Peggio del mostro, c’è il mostriciattolo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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