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	<title>Difesa Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jan 2024 10:56:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Difesa Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Spesa e difesa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/spesa-e-difesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 13:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/spesa-e-difesa/">Spesa e difesa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/4badDZuTQNA?si=frW72owYDoUs_H8q" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Scala Reale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/scala-reale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 14:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[patto di stabilità]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La realtà s’impone sempre. Si possono raccontare bubbole, si può approfittare del non avere responsabilità per far credere d’avere soluzioni mirabolanti, ma alla fine la realtà vice sempre. In almeno tre campi la realtà impone di salire nella scala dell’integrazione europea, a maggior tutela degli interessi nazionali. Magari è scomodo fare i conti con qualche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La realtà s’impone sempre. Si possono raccontare bubbole, si può approfittare del non avere responsabilità per far credere d’avere soluzioni mirabolanti, ma alla fine la realtà vice sempre. In almeno tre campi la realtà impone di salire nella scala dell’integrazione europea, a maggior tutela degli interessi nazionali. Magari è scomodo fare i conti con qualche incoerenza o pregiudizio propri, ma mancare l’appuntamento con la scala reale danneggia l’Italia e porta anche una sconfitta politica di chi se ne rende responsabile. Vediamo i tre temi.</p>
<p>Comprensibilmente si parla animatamente dell’immigrazione. Lo si fa da anni, ma il vento è cambiato, soffia in direzione opposta e oggi nessuno che conosca civiltà e realtà nega l’obbligo di accogliere i profughi e la necessità di chiamare lavoratori da fuori. Se ne sono accorti anche i fautori delle chiusure, quando non dei deliri sulla “sostituzione etnica”. E questo è un bene. La nostra presidente del Consiglio ha scritto alla presidente della Commissione europea, chiedendo più Europa e un intervento comune. La risposta è stata positiva e articolata in quattro punti: a. i salvataggi in mare sono prioritari (cosa messa in discussione a chiacchiere, ma dall’Italia sempre praticata, purtroppo non sempre in modo fortunato); b. occorre offrire ai profughi la possibilità di arrivare in sicurezza, il che significa riconoscerli subito fuori dai confini dei loro Paesi e andarli a prendere; c. per bloccare i trafficanti si devono fare interventi diplomatici, dell’Unione e non nazionali, sui Paesi di partenza; d. per gli emigranti economici devono esistere canali larghi e fluidi, talché possano arrivare regolarmente. Ha aggiunto che l’Ue mette a disposizione 500 milioni di euro per realizzare questi obiettivi (specie l’ultimo). La risposta dovrebbe essere: buona idea, ma li usi direttamente, non li dia ai Paesi di arrivo, prenda per sé la competenza e la responsabilità, che gli Stati siano pronti a cedere.</p>
<p>Siamo arrivati al dunque della revisione del Patto di stabilità e crescita, considerato che alla fine di quest’anno cessa la sua sospensione. C’è consenso sulla proposta della Commissione ed è cosa positiva. Il succo della riforma è articolato in tre punti: 1. restano fermi i parametri, non più del 3% di deficit e 60% di debito pubblici; 2. si prende atto che i rientri automatici sono stati un fallimento, sicché la Commissione negozia con ciascuno dei Paesi che non rispettano i parametri le necessarie misure specifiche; 3. il rientro avviene in 4 o 7 anni, a seconda che sia accompagnato da riforme o investimenti. È lo schema Recovery, già sperimentato e che ha portato fortuna all’Italia.</p>
<p>Che il debito vada ridotto lo dice anche il governo italiano (se non lo dicesse ci avvieremmo di gran carriera alla bancarotta, per sfiducia dei prestatori di soldi), importante è che si misuri la spesa primaria netta, in modo che quella per interessi non svantaggi chi è già più indebitato. Mentre i piani di rientro su misura implicano una discussione politica, non contabile.</p>
<p>Dobbiamo tutti far crescere la spesa per la difesa, non per finanziare gli ucraini (che continueremo ad aiutare), ma perché la minaccia armata è alle nostre porte. In ragione di ciò abbiamo interesse a coordinare e armonizzare le spese nazionali, dando vita ad una difesa europea nel quadro nella Nato. In caso contrario spenderemmo di più e saremmo meno difesi.</p>
<p>Tutti e tre i gradini di questa scalata al reale portano verso maggiore integrazione politica europea, perché tale sarebbe la difesa dei confini, dei bilanci (ovvero dei debiti) e della sicurezza. Portano in direzione opposta ai sovranismi, ma consentono di rendere reale e non parolaia la sovranità.</p>
<p>Sono occasioni per l’Unione europea, per il Paese e anche per la destra al governo. Se non fosse capace di consegnare velocemente al passato incoerenze e pregiudizi li vedrebbe in fretta ritrascinarla in quel passato. Senza che sia chiaro quale altro presente si stia preparando, per l’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-09-marzo-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Ucraina, la Costituzione e il diritto alla difesa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ucraina-la-costituzione-e-il-diritto-alla-difesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2022 14:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diritto nazionale, diritto europeo e diritto internazionale consentono la cessione di armi a scopi di difesa, in presenza di violazioni tanto gravi del diritto internazionale come quelle commesse dalla Federazione russa a danno dell’Ucraina Il prossimo 21 giugno, il Presidente del Consiglio dei ministri sarà sentito al Senato, in vista del Consiglio europeo che ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Diritto nazionale, diritto europeo e diritto internazionale consentono la cessione di armi a scopi di difesa, in presenza di violazioni tanto gravi del diritto internazionale come quelle commesse dalla Federazione russa a danno dell’Ucraina</h3>
<p>Il prossimo 21 giugno, il Presidente del Consiglio dei ministri sarà sentito al Senato, in vista del Consiglio europeo che ha all’ordine del giorno il tema dell’Ucraina. Alcune delle forze politiche di governo manifestano segni di insofferenza nei confronti dell’indirizzo da esse stesse approvato il 1 marzo scorso. Si ripresentano gli interrogativi più volte affacciati in questi mesi: facendosi coinvolgere nel conflitto, l’Italia viola la propria Costituzione? Fornire armi agli ucraini aggrediti ci fa divenire cobelligeranti? L’Italia sta rispettando il diritto internazionale?</p>
<p>Questi sono problemi sui quali si intrecciano in modo inestricabile diritto nazionale, diritto europeo e diritto internazionale, perché l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (articolo 10 della Costituzione) e la potestà legislativa statale va esercitata nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (articolo 117).</p>
<p>La Costituzione stabilisce che «l’Italia ripudia la guerra» (articolo 11), ma non impone un pacifismo assoluto. I costituenti discussero a lungo sul verbo da adoperare, se «rinunzia» o «condanna», per poi scegliere «ripudia». Aggiunsero che ripudiavano la «guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», quindi non tutte le guerre. Aggiunsero che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino» (articolo 52) e che «le Camere deliberano lo stato di guerra» (articolo 78).</p>
<p>Quindi, la Costituzione non bandisce la guerra, esclude solo quella di offesa, e solo a certe condizioni. Queste norme furono il frutto di una «ispirazione comune», come osservò Meuccio Ruini, presidente della Commissione per la Costituzione.</p>
<p>Se è vietata la guerra di offesa, mentre è consentita quella di autodifesa, è consentita anche quella di difesa di altri popoli? In altre parole, l’autodifesa si estende anche ad altri? L’articolo 11, quello sul ripudio delle guerre di offesa, continua disponendo che l’Italia promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni.</p>
<p>È a questo scopo che l’Italia ha sottoscritto la Carta delle Nazioni Unite, le cui disposizioni si intrecciano dunque con quelle costituzionali, che esse stesse consentono «limitazioni della sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni».</p>
<p>L’articolo 51 della Carta delle Nazioni unite consente l’autotutela, sia individuale, sia collettiva, nel caso di un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite. Questa norma non è diversa, nel contenuto, dall’articolo 52 del codice penale italiano, che prevede il cosiddetto soccorso difensivo.</p>
<p>Il diritto di difesa collettiva sancito dalla Carta dell’Onu ha poi avuto, negli ultimi venti anni, una applicazione particolare nei casi di crimini di guerra e contro l’umanità, tanto numerosi in Ucraina: si è affermato il principio della «responsabilità di proteggere», perché i membri della comunità internazionale debbono assistere singoli Stati a prendere appropriate iniziative collettive anche a difesa di altre nazioni. Sono quasi 150 le risoluzioni di organi dell’Onu che, a partire dal «World Summit» del 2005, hanno fatto valere tale responsabilità.</p>
<p>Se la principale organizzazione internazionale, di cui l’Italia fa parte, consente l’autotutela anche collettiva e addirittura impone una responsabilità di proteggere popolazioni offese da crimini contro l’umanità, c’è ancora da chiedersi se la cessione di armi comporti la partecipazione alla guerra di difesa dell’Ucraina, e trasformi l’Italia in cobelligerante.</p>
<p>Trenta Stati di varie parti del mondo stanno fornendo armi agli ucraini. La cessione di mezzi materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina fino al dicembre 2022 è stata consentita dal Parlamento italiano con la legge numero 28 del 5 aprile 2022, ma già il 1 marzo Camera e Senato avevano approvato una risoluzione riguardante la cessione di armi. Sulla base dell’articolo 51 della Carta dell’Onu, il Consiglio dell’Unione europea, con la «Posizione comune» 944 dell’8 dicembre 2008, aveva riconosciuto che gli Stati membri dell’Unione hanno il diritto di trasferire strumenti di difesa ad altri Stati.</p>
<p>A sua volta, l’Unione europea, consapevole che l’articolo 41 del Trattato sull’Unione europea proibisce l’uso di fondi per operazioni militari, ha costituito fin dal 22 marzo 2021 un «European Peace Facility» per la politica di sicurezza e difesa comune, previsto per interventi nel Sahel e in Mozambico e già utilizzato per quelli in Georgia, Moldavia e Mali. Con i mezzi di questo fondo, raddoppiati il 23 marzo scorso, l’Unione ha fornito a sua volta assistenza militare diretta all’Ucraina.</p>
<p>Che la cessione di armi non faccia diventare cobelligeranti è dimostrato, infine, dai precedenti dell’assistenza russa ai Vietnamiti tra il 1955 e il 1975 e da quella americana agli israeliani per la guerra del Kippur nel 1973: né gli americani nel primo caso, né egiziani e siriani nel secondo accusarono, rispettivamente, Unione sovietica e Stati Uniti di essere cobelligeranti.</p>
<p>In conclusione, diritto nazionale, diritto europeo e diritto internazionale consentono la cessione di armi a scopi di difesa, in presenza di violazioni tanto gravi del diritto internazionale come quelle commesse dalla Federazione russa a danno dell’Ucraina.</p>
<p>Dalla vicenda dell’aggressione russa dell’Ucraina possono trarsi molte lezioni. La cessione di armi ad altro Stato, che si difende e rifiuta che la guerra sia uno strumento di risoluzione di controversie internazionale, è legittima per il diritto internazionale, per quello europeo e per quello costituzionale italiano: se la Federazione russa sostenesse il contrario, affermando che i trenta Stati che inviano armamenti all’Ucraina sono cobelligeranti, sarebbe, oltre tutto il resto, in contraddizione con se stessa, visto che rifiuta di chiamare guerra la sua «operazione militare speciale».</p>
<p>Questa ennesima manifestazione di nazionalismo aggressivo è una sconfitta del sovranismo, che deve pagare il costo imposto non solo dalle sanzioni (è più corretto definirle contromisure o ritorsioni, come vengono chiamate nel diritto del commercio internazionale), ma anche da una rete di altre misure previste da accordi internazionali, quasi tutti firmati e violati dalla Federazione russa. Chi sostiene che intrappolare l’orso russo lo rende più pericoloso disconosce alcuni secoli di progresso del diritto internazionale.</p>
<p>La Russia sta commettendo le più gravi violazioni del diritto umanitario non solo a danno degli ucraini aggrediti, ma anche dei suoi stessi soldati, allo stesso modo del generale Žukov che, durante la seconda guerra mondiale, faceva avanzare la sua fanteria nei campi minati per farvi poi passare i carri (quando lo disse al generale Eisenhower, suscitò il suo orrore).</p>
<p>Il ventennio putiniano (due mandati come primo ministro, quattro come presidente della Federazione) non ha solo rovesciato il processo di democratizzazione e liberalizzazione post-sovietico, ma ha anche suscitato la reazione della comunità internazionale: la Nato ha raddoppiato il numero degli Stati membri nello stesso periodo, ed altri Stati bussano alla sua porta.</p>
<p>È ora che il rispetto del diritto internazionale ritorni nelle mani delle corti, che possono giudicare in modo indipendente, ed hanno già cominciato a valutare le violazioni della Convenzione del 1948 sul genocidio e del trattato di Roma, che ha istituito la Corte penale internazionale.</p>
<p>Termino con le parole pronunciate dal filosofo Karl Popper in una conferenza del 17 dicembre 1993: «La pace è necessaria. Per essa bisognerà ancora a lungo lottare e difenderla. Dobbiamo rassegnarci a questa lotta e a questa difesa. E anche al fatto che noi e le Nazioni Unite faremo degli errori. Ma l’ottimismo è dovere».</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/22_giugno_05/ucraina-costituzione-diritto-difesa-86741fee-e4f1-11ec-8929-c5ad2690e50c.shtml"><em><strong>Il Corriere della Sera</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/ucraina-la-costituzione-e-il-diritto-alla-difesa/">Ucraina, la Costituzione e il diritto alla difesa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 62: Ancora armi e di qualità migliore</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-62-ancora-armi-e-di-qualita-migliore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2022 16:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo oggi prendiamo spinto da un editoriale dell’Economist secondo il quale occorre fornire quantità maggiori di armi all’Ucraina e di qualità migliore. In un podcast precedente avevo ripreso il motto antico in base al quale &#8220;Si vis pacem para bellum&#8221;, ossia la migliore garanzia di conseguire e ottenere la pace [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo episodio della FLE al Massimo oggi prendiamo spinto da un editoriale dell’Economist secondo il quale occorre fornire quantità maggiori di armi all’Ucraina e di qualità migliore.</p>
<p>In un podcast precedente avevo ripreso il motto antico in base al quale <em>&#8220;Si vis pacem para bellum&#8221;</em>, ossia la migliore garanzia di conseguire e ottenere la pace risiede nella capacità poter combattere in guerra.</p>
<p>Fino ad oggi l’eroica resistenza del popolo Ucraino ha dimostrato che non ci può essere alcun negoziato di pace con l’invasore genocida che non sia preceduto da una disfatta militare.</p>
<p>L’Esercito russo ha fallito nel tentativo di prendere la capitale Kiev ed ha subito anche l’onta di perdere la nave ammiraglia Moskva, con ogni probabilità si concentrerà nei territori ad est e a sud dove potrebbe godere di vantaggi logistici legati alla vicinanza con il proprio territorio, approfittare del sostegno dei separatisti e cercare di conseguire un parziale riscatto alla campagna militare che si è dimostrata disastrosa.</p>
<p>Non è dunque il momento per smettere di supportare la resistenza Ucraina, quanto piuttosto di ampliare e intensificare la fornitura di armi. Stati Uniti, Regno Unito, e Canada hanno già annunciato la fornitura di artiglieria pesante e il resto delle società libere dovrebbe fare altrettanto.</p>
<p>Come ribadito più volte in questo podcast non esiste una scelta tra andare o meno in guerra perché l’aggressione realizzata dalla Russia ci ha trascinato in un conflitto dove sono in gioco i nostri valori e la sopravvivenza di un ordinamento internazionale dove i popoli possono essere liberi di determinare il proprio destino senza dover temere l’invasione armata dei paesi confinanti</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Discussione mal spesa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/discussione-mal-spesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 06:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[spesa militare]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma quanto è stata scombiccherata la discussione sulla spesa per la difesa? L&#8217;esito, poi, era scontato perché la crisi di governo non la voleva nessuno, specialmente quelli che parlavano contro le decisioni già prese dal governo. In realtà, erano gli stessi che l&#8217;avevano già votata alla Camera dei Deputati. Era una discussione totalmente scombiccherata per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/discussione-mal-spesa/">Discussione mal spesa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/WXsAmAwSo4c" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ma quanto è stata scombiccherata la discussione sulla spesa per la difesa? L&#8217;esito, poi, era scontato perché la crisi di governo non la voleva nessuno, specialmente quelli che parlavano contro le decisioni già prese dal governo. In realtà, erano gli stessi che l&#8217;avevano già votata alla Camera dei Deputati.</p>
<p>Era una discussione totalmente scombiccherata per tre ragioni. La prima: la decisione di portare la spesa al 2% del prodotto interno lordo è così da anni, è fissata da anni, è condivisa da tutti i governi. Anzi, la spesa è aumentata già con i due governi Conte. Dallo stesso Conte è partita la polemica contro la crescita della spesa militare.</p>
<p>Seconda ragione: il tema che è politicamente sensibile ed importante non è quanto si spende, ma come si spende e in cosa. Infatti, rendere produttiva la spesa militare è una cosa molto importante. L&#8217;Italia ha elementi di eccellenza nella produzione di sistemi di difesa. Noi siamo i primi ad essere interessati ad un sistema di difesa integrata europea, con una spesa sostenuta.</p>
<p>Il tema non è quello di comprare fucili, è quello di investire molto in ricerca e in industria. L&#8217;industria crea profitto. Il profitto crea occupazione e non è occupazione destinata a produrre ciò che serve per ammazzare gli altri, ma per evitare che le guerre si producano.</p>
<p>Gli scontri si verificano sempre quando uno dei due &#8211; solitamente l&#8217;aggressore &#8211; ha l&#8217;impressione di avere una forza sovrastante, rispetto all&#8217;altro. Infondo la Russia ha invaso l&#8217;Ucraina, perché è convinta di avere una forza enormemente superiore a quella dell&#8217;Ucraina. Proprio per evitare questo si fa spesa militare di difesa.</p>
<p>Inoltre, alla spesa militare per la difesa, noi dobbiamo molta dell&#8217;innovazione tecnologica che utilizziamo, ivi compresi questi sistemi di comunicazione o il sistema il GPS, che è stato concepito dalla ricerca militare, quindi dalla ricerca per la difesa. L&#8217;importante è mettere i soldi dove servono a creare ricchezza e a creare innovazione.</p>
<p>Avete sentito qualcuno parlare di questo? No. La discussione si è concentrata sulla percentuale ed è stata sollevata da soggetti politici che, in passato, hanno inseguito quella percentuale.</p>
<p>Poi c&#8217;è il terzo elemento, quello più attuale, più immediato: noi stiamo inseguendo il negoziato. Stiamo inseguendo la possibilità di dare uno stop all&#8217;invasione russa, solo e soltanto perché la resistenza ucraina è riuscita a fermare l&#8217;invasione, perché, se non ci fosse stata la resistenza, non ci sarebbe niente da negoziare con nessuno, in quanto la Russia avrebbe già il possesso dell&#8217;Impero.</p>
<p>L&#8217;Ucraina ha potuto resistere per il coraggio e la determinazione dei propri militari e della propria popolazione. I civili si sono messi a combattere e hanno potuto farlo, perché da Occidente sono arrivate forniture per la difesa, perché in ogni posto civile a questo mondo esiste una differenza fra l&#8217;aggredito e l&#8217;aggressore. Chi ha coscienza di questa differenza difende gli aggrediti contro gli aggressori.</p>
<p>E come li difende? Telefonando? Mandando santini? Mettendo fiori dei loro cannoni? No! Dando gli strumenti per fermare quei cannoni, esattamente come è successo in questo caso. Solo che di quelle armi ce ne siamo sguarniti noi, visto che le hanno utilizzate loro. Dunque, bisogna ricostituire l&#8217;arsenale.</p>
<p>Se non bastasse questo, l&#8217;Italia sembra poter avere un ruolo importante di garante della neutralità Ucraina, insieme ad altri paesi. Come pensate che si possa esercitare questa garanzia, se non minacciando l&#8217;eventualità di utilizzare la forza, ove qualcuno violi questa neutralità? Questo comporta spesa militare.</p>
<p>Volete la pace? Bisogna spendere per la difesa. Detta così, forse, avrebbe un pizzico in più di razionalità, di coraggio e di coscienza pulita di chi comunica e di chi fa politica, rispetto ad una discussione scombiccherata, trasformista e dall&#8217;esito ovvio: infatti, tutti sono rimasti esattamente dove erano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/discussione-mal-spesa/">Discussione mal spesa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>#laFLEalMassimo – Episodio 59: Si vis pacem para bellum</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-59-si-vis-pacem-para-bellum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2022]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo episodio de la #FLEalMAssimo continuiamo a parlare di guerre e della guerra iniziata dall’invasione Russa ai danni dell’Ucraina, ma lo facciamo finalmente in un contesto nel quale ci sono delle trattative di pace e possiamo augurarci che la fine del conflitto possa in qualche modo avvicinarsi. E’ tuttavia il caso di evidenziare che, se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo episodio de la #FLEalMAssimo continuiamo a parlare di guerre e della guerra iniziata dall’invasione Russa ai danni dell’Ucraina, ma lo facciamo finalmente in un contesto nel quale ci sono delle trattative di pace e possiamo augurarci che la fine del conflitto possa in qualche modo avvicinarsi.</p>
<p>E’ tuttavia il caso di evidenziare che, se possiamo parlare di pace è fondamentalmente perché qualcuno si era preparato alla guerra.  In un paese dove l’ipocrisia buonista esonda da mass media mediocri è bene sottolineare come la disponibilità a trattare dall’invasore sia direttamente proporzionale alla capacità eccezionale della popolazione invasa nel difendersi.</p>
<p>Di fronte alla ferocia della strategia espansiva russa, che non esita a colpire obiettivi civili e dimostra un disprezzo per la vita umana, che si estende anche al sacrificio dei propri soldati inviati ad esporsi alle radiazioni di Chernobyl senza adeguate protezioni l’unica speranza di pace risiede nella capacità di essere pronti a combattere e a vincere la guerra.</p>
<p>Nelle società aperte possiamo tollerare e dobbiamo rispettare anche le opinioni più controverse, perché disponiamo di un sistema adeguato di sanzioni, che possa intervenire per fermare e punire chiunque decidesse di prevaricare con la forza gli altri mettendone a rischio la sicurezza e la libertà.</p>
<p>Quale che sia l’accordo che verrà raggiunto tra il popolo brutalmente invaso e il suo feroce aggressore, necessiterà di qualche forma di garanzia che preveda l’intervento di una “forza maggiore”, che possa reagire in tempi brevi nel caso la Russia in futuro decida di venir meno agli impegni presi e invada nuovamente il paese confinante. Dunque, occorre che un gruppo di paesi, tra i quali verosimilmente potrebbe rientrare anche l’Italia, si impegni difendere la pace preparandosi, se necessario a fare la guerra.</p>
<p>Dobbiamo allora respingere con fermezza la retorica ipocrita di chi si oppone all’aumento della spesa militare perché denota incapacità di comprendere la dimensione della posta in gioco oppure, peggio presa di posizione opportunista nei confronti dell’invasore.</p>
<p>Per la fondazione Luigi Einaudi avete ascoltato la FLE al Massimo a cura di Massimo Famularo, arrivederci.</p>
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