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	<title>debitopubblico Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>debitopubblico Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>sConcerto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sconcerto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Apr 2023 13:41:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cuneofiscale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La fregola dell’annuncio ha giocato un brutto scherzo ma, a parte l’inciampo maldestro e la segnalazione del sotterraneo sobbollire nelle file della maggioranza parlamentare, è il merito che induce a dubitare. In vista del primo maggio, per far concorrenza al concerto (divertimento &amp; retorica), il governo ha seminato lo sconcerto nel correre ad assicurare un taglio del cuneo fiscale. Se per farlo è necessario uno scostamento di bilancio – quindi un maggiore deficit, quindi un maggiore debito (a tassi più alti) – l’annuncio sarà un mezzo raggiro.</p>
<p>Il cuneo fiscale è la differenza fra il costo del lavoratore per il datore di lavoro e la cifra netta che il lavoratore stesso effettivamente incassa. Tale differenza è alta in tutti i grandi Paesi europei e l’Italia non è in testa a questa classifica del prelievo (guida la Francia). È alta perché sono i Paesi con sistemi sociali e previdenziali più ampi e costosi, a cominciare dalla spesa per le pensioni (non a caso in Francia la necessaria riforma e restrizione ha creato scompiglio).</p>
<p>In teoria quei prelievi sono una forma di assicurazione forzosa: sei obbligato a versare oggi quel che potrai avere domani. In realtà non funziona così, perché i sistemi a ripartizione (come il nostro) utilizzano i versamenti odierni non per accantonarli e conservarli per il futuro, ma per pagare i pensionati di oggi. Quelli di domani saranno pagati dai lavoratori di domani, che è poi la ragione per cui se diminuiscono i lavoratori e aumentano i pensionati il sistema non regge.</p>
<p>In queste condizioni il prelievo previdenziale è molto simile a un prelievo fiscale, talché paghi non per quel che avrai ma per quel che si spende ora. Se faccio diminuire il cuneo non diminuendo le spese ma aumentando deficit e debito, sto promettendo maggiore pressione fiscale futura. Chi la pagherà? I lavoratori dipendenti, come i dati Irpef confermano anno dopo anno. Ovvero gli stessi che oggi dovrebbero essere grati per il beneficio. Se ne fossero consapevoli la gratitudine scemerebbe.</p>
<p>Stabilire chi e quanto tassare – quindi poi chi e quanto beneficiare – è una scelta eminentemente politica. Destra e sinistra è giusto ed è bene che siano diverse. Se solo ne parlassero e se solo alle parole seguissero atti coerenti. Quando la coperta è corta si deve scegliere chi coprire e chi lasciare all’agghiaccio. Ma quando la sindrome della coperta corta si produce su un unico corpo di lavoratori (talché la scelta è fra gli alluci e il naso) somiglia a un raggiro. Non è più una scelta politica, ma un politicismo che spera di non essere sgamato.</p>
<p>La magra parlamentare sarà presto dimenticata, come il trambusto vistosi ieri, ma l’ingrassare del debito non diretto a investimenti e non creatore di ricchezza – figlio dell’incapacità di ridurre la spesa corrente e contrastare decentemente l’evasione fiscale – peserà negli anni a venire e sarà indimenticabile. Come già lo è.</p>
<p>Il che innesca un circolo vizioso. Perché se il governo evita le scelte e sposta incassi e spese, al sindacato non resta che chiedere “di più”, mentre l’opposizione si guarda bene dal richiamare la realtà dei conti, sperando di raccogliere voti promettendo altri sconti. È così che una grande società industriale nega la realtà a sé stessa e usa il bilancio pubblico non per recuperare gli scompensi, ma per produrli e rimandarli. Una politica che rinuncia alla visione del futuro e un sindacato che rinuncia a ricordarsi che lavoratori e contribuenti sono le medesime persone.</p>
<p>L’alternativa c’è, consistendo nel far vedere in cosa la spesa per investimenti e le riforme che aggiornino e spianino il letto del fiume su cui scorre l’acqua del lavoro e dell’impresa possono costare oggi e giovare subito dopo. Ma non viene praticata in un Paese in cui nessuno crede che altri siano in grado di assicurare nulla già soltanto per domani mattina. Quindi ci si tiene lo sconcerto e si va al concerto. Così si festeggia il lavoro e gli si fa la festa in un colpo solo.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-29-aprile-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>ConCatenati</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/concatenati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 16:53:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[debitopubblico]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attenzione a come sono concatenati fatti e scadenze, mettendo in relazione il debito pubblico (con tensioni annunciate), il Pnrr e le riforme in corso (o ferme). Presa visione del progetto di riforma del Patto di stabilità predisposto dalla Commissione europea, udita la relazione del ministro Fitto sulle difficoltà legate all’utilizzo dei fondi europei e osservato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione a come sono concatenati fatti e scadenze, mettendo in relazione il debito pubblico (con tensioni annunciate), il Pnrr e le riforme in corso (o ferme). Presa visione del progetto di riforma del Patto di stabilità predisposto dalla Commissione europea, udita la relazione del ministro Fitto sulle difficoltà legate all’utilizzo dei fondi europei e osservato quel che si muove nei mercati e quel che non si muove in Parlamento, le preoccupazioni sono fondate. Qui non si gioca con le parole e 2+2 non fa “qualche cosa di prossimo al doppio”. Qui ci si gioca l’osso del collo italiano, non il decollo di qualche sondaggio o la (trascurabile) sorte di qualche (presunto) leader.</p>
<p>Sicurezza e coerenza dei conti necessitano che il peso percentuale del debito pubblico scenda. Fin qui dicono tutti di concordare e il governo si attiene. Per farlo si può tagliare la spesa (lallero), far crescere la ricchezza prodotta o combinare sapientemente le due cose. Il governo dice di puntare alla combinazione. Ci torniamo, intanto la Commissione Ue propone maggiore «elasticità» nel percorso di rientro, mentre la Germania obietta che qualche automaticità è sempre bene prevederla. L’elasticità suona bene alle orecchie degli spendaroli, ma quel che non hanno capito – anche perché nel dibattito politico neanche se ne parla (e già questa è una enormità) – è che comporta una contrattazione fra la Commissione e il singolo governo del Paese al di fuori dei parametri. Che forza contrattuale ha l’Italia ovvero il Paese con il debito più alto, la crescita più bassa, la conclamata incapacità a tagliare e ora il più beneficiato dai fondi Ngeu? Talmente bassa che vien voglia di guardare con meno pregiudizio alla proposta tedesca, tanto più che lascia maggiore autonomia ai governi nazionali. L’elasticità ci conviene, ma se contiamo di crescere. E qui arriva il Pnrr.</p>
<p>Se ogni mattina si annuncia al mondo che non si riuscirà a spendere tutti i fondi, che ci sono ritardi e che si vogliono modifiche che però manco si propongono, salvo poi, prima di sera, avere chiesto altri prestiti ai mercati, la deduzione è semplice: l’Italia non sa investire soldi regalati o prestati a un tasso di favore, ma ne chiede di più a un tasso più alto per pagare spese che non sa comprimere. Quindi la crescita diventa una chimera e la diminuzione del peso percentuale del debito la sua gemella. Ergo chi investe andrà corto sul debito italiano e chiederà tassi più alti. Non è una cattiveria, è una banalità.</p>
<p>Se hai un problema di natalità e hai a disposizione i fondi per fare molti, ma molti più asili e non riesci a usarli, se la Corte dei conti europea ti fa osservare che sei indietro con la digitalizzazione delle scuole, altra cosa che invoglierebbe a mandarci più pargoli, ma fai sapere che premierai con sgravi fiscali, rendendo ancora più dannato il tuo sistema, chi si deciderà a figliare, i prestatori hanno chiaro che non sai crescere, non sai riformare e sai solo fare spesa corrente. Sicché di prestiti te ne fanno meno e più cari. Inutile frignare, pestare i piedi, maledire Goldman Sachs o Moody’s, come l’incultura fasciocomunista ha insegnato a fare a generazioni di orecchianti, tanto non cambia nulla. Il pericolo non sono i cattivi speculatori, ma gli incapaci a investire.</p>
<p>Senza parlare delle riforme, con quella sulla concorrenza ferma a discettare di ambulanti e balneari (ma si può essere più ridicoli?). Posto che la concorrenza serve a far salire la qualità e a far scendere i prezzi, in una stagione in cui l’inflazione è tornata a essere un problema.</p>
<p>In gioco non c’è la sorte del governo di destra, che partito con il piglio della Nazione arriverebbe a consegnarci inerti nelle mani dei “burocrati di Bruxelles”, indispettendo tutti con capricci insensati, come sulla riforma del Mes. In gioco c’è l’osso del collo collettivo. C’è modo e (poco) tempo per uscirne bene. Ma serve una consapevolezza che al momento non si vede neanche all’opposizione. I politici sono tanti, l’Italia è una sola.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-27-aprile-2023/"><em><strong>LA RAGIONE</strong></em></a></p>
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