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	<title>crisi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>crisi Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Sale il cuneo fiscale, scende il potere d’acquisto. Per la ripresa, occorre invertire la rotta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 10:42:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[cuneo fiscale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tornano a contrarsi i redditi reali delle famiglie italiane. Nonostante un avvio positivo, infatti, preoccupano le nuove rilevazioni dell’OCSE, che certifica la riduzione dello 0,6% del nostro potere d’acquisto nell’ultimo trimestre del 2024. Un dato che vede l’Italia penultima nell’area, con la sola Australia a riportare un calo più significativo (-1,8%), contro una media in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tornano a contrarsi i redditi reali delle famiglie italiane. Nonostante un avvio positivo, infatti, preoccupano le nuove rilevazioni dell’OCSE, che certifica la <a href="https://www.repubblica.it/economia/2025/05/13/news/ocse_reddito_italia_germania-424184983/">riduzione dello 0,6%</a> del nostro potere d’acquisto nell’ultimo trimestre del 2024. Un dato che vede l’Italia penultima nell’area, con la sola Australia a riportare un calo più significativo (-1,8%), contro una media in modesto rialzo dello 0,5%. Circoscrivendo l’analisi al G7, invece, il nostro Paese è fanalino di coda, seguito dalla Germania, nuovo grande malato d’Europa, che registra una contrazione simile (-0,5%). Un passo indietro a cui concorrono certamente più fattori: l’inflazione, la diminuzione del reddito netto da proprietà, l&#8217;aumento dei contributi sociali e, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/marcegaglia-il-costo-dell-energia-ammazza-imprese-AHozIsg">come denunciato dal Presidente di Confindustria Emanuele Orsini</a>, il costo dell’energia, per la quale gli italiani pagano <a href="https://www.truenumbers.it/costo-energia-italia-pia-cara-europa/">le bollette più care d’Europa</a> per distacco.</p>
<p>Tuttavia, il nodo cronico e strutturale rimane quello dei salari: “inadeguati”, per riprendere la <a href="https://www.repubblica.it/politica/2025/04/30/news/mattarella_monito_morti_lavoro_stipendi-424156796/">definizione del Presidente Mattarella</a>, e che aumentano nettamente meno dei prezzi. Al contrario, le retribuzioni reali degli italiani, adeguate al carovita, <a href="https://www.corriere.it/economia/lavoro/24_maggio_09/in-italia-si-guadagna-meno-che-nel-1990-e-l-unico-paese-ue-dove-i-salari-reali-sono-scesi-il-grafico-741356f1-2bd7-46de-b0af-1717f28c6xlk.shtml">non crescono ormai da trentacinque anni</a>: un fatto che non ha equali in Europa e per il quale registriamo anche la <a href="https://www.fanpage.it/politica/perche-litalia-e-lunico-paese-del-g20-in-cui-i-salari-sono-diminuiti-cosi-tanto/">contrazione più elevata tra i Paesi del G20</a> nel periodo tra il 2008 e il 2024, in cui il crollo riportato è dell’8,7%. Pesa certamente la <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/produttivita-italia-unione-europea-grafici">produttività</a>, che si attesta ben al di sotto della media europea e che non cresce in modo significativo da almeno vent’anni. Tuttavia, determinante risulta il cuneo fiscale, con il <a href="https://www.repubblica.it/economia/2025/04/30/news/ocse_italia_alari_netti_cuneo_fiscale-424158096/">peso delle tasse sugli stipendi</a> salito al 47,1%, di 1,61 punti dal 2023, come rilevato dal nuovo rapporto “Taxing Wages” dell’OCSE: un onere ben più gravoso della media europea, pari al 34,9%, che continua a erodere i nostri salari netti e li relega al ventitreesimo posto su trentotto nell’area di riferimento, superati ormai da quelli spagnoli e prossimi persino a quelli di Polonia e Turchia.</p>
<p>È dunque nella morsa del fisco il nodo da sciogliere. Con metà salario che se ne va in tasse, non stupisce che l’Italia resti saldamente ancorata alla cerchia dei Paesi con il più alto cuneo fiscale sul lavoro dipendente, quarta dietro a Belgio, Germania e Francia; Paesi in cui si percepiscono, però, <a href="https://www.fanpage.it/politica/litalia-ha-gli-stipendi-reali-piu-bassi-di-tutti-i-grandi-paesi-ue-la-classifica/">stipendi nettamente superiori a quelli italiani</a>. Il tutto, a dispetto del fatto che il <a href="https://www.orizzontescuola.it/italia-al-top-per-tassazione-degli-stipendi-cuneo-fiscale-al-471-la-scuola-tra-il-basso-potere-dacquisto-dei-salari-e-la-scarsa-attrattiva-allinsegnamento/#:~:text=Il%20rapporto%20OCSE%202025%20conferma,percentuali%20rispetto%20all%27anno%20precedente">costo del lavoro</a>, nel nostro Paese, risulta inferiore rispetto a quello di molte altre economie avanzate. Anche in questo contesto, il tema è quello l’inefficienza del sistema fiscale, misurata dal rendimento in busta paga di ogni euro speso in costo del lavoro: è tra le più basse nell’OCSE, con soli 68 centesimi che finiscono effettivamente nelle tasche dei lavoratori, contro gli 86 centesimi della media dell’area.</p>
<p>Senza un consistente allentamento della pressione fiscale, risulta complicato intravedere spiragli di crescita e invertire la rotta della stagflazione. Agli occhi degli italiani, infatti, l’<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/l-inflazione-percepita-si-avvicina-10percento-italiano-due-ha-ridotto-consumi-AHukabX">inflazione percepita</a> ha toccato la quota da capogiro del 10%. Il divario sostanziale con quella reale, al 2% ad aprile, è spiegato dall’<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/l-inflazione-percepita-si-avvicina-10percento-italiano-due-ha-ridotto-consumi-AHukabX">indagine di Noto Sondaggi</a> secondo cui il 61% dei nostri connazionali considera insufficiente il proprio stipendio. Sebbene più lentamente che in passato, infatti, i prezzi continuano pur sempre a crescere. Di contro, sugli stipendi reali, i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/earn_nt_net__custom_14001303/bookmark/map?lang=en&amp;bookmarkId=0d713f8b-fa03-427c-8e00-9afd0c520d63">rilievi Eurostat</a> non lasciano scampo a interpretazioni: i nostri sono i più modesti tra quelli di tutti i grandi Paesi europei.</p>
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		<title>Salvare i partiti per salvare la democrazia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/salvare-i-partiti-per-salvare-la-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Passigli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 14:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È oramai uso comune lamentare la crisi che da tempo affligge i partiti. Ben pochi però analizzano le cause di un fenomeno che ha colpito, sia pur in diversa misura, quasi tutti i sistemi democratici. Vale dunque tentare di farlo. Una prima causa del fenomeno risiede nel progressivo trasferimento di funzioni dallo Stato nazionale a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È oramai uso comune lamentare la crisi che da tempo affligge i partiti. Ben pochi però analizzano le cause di un fenomeno che ha colpito, sia pur in diversa misura, quasi tutti i sistemi democratici. Vale dunque tentare di farlo.</p>
<p>Una prima causa del fenomeno risiede nel progressivo trasferimento di funzioni dallo Stato nazionale a istituzioni sovranazionali, processo che ha in parallelo provocato un rafforzamento dei governi nei confronti dei Parlamenti: la rappresentanza degli interessi nazionali nelle sedi internazionali è infatti affidata agli esecutivi e non alle assemblee, sede tradizionale dell&#8217;attività dei partiti. A ciò si aggiunga che i grandi gruppi economici dialogano sempre più con le istituzioni sovranazionali, o con i governi e le pubbliche amministrazioni, anziché con i partiti.</p>
<p>Una seconda causa dell&#8217;indebolito ruolo dei partiti discende dal radicale mutamento della comunicazione politica introdotto dapprima dalla tv e ora dai social channels. Alla comunicazione affidata ai media tradizionali e al rapporto face to face nei circoli dei partiti si è infatti sostituita una comunicazione impersonale affidata a slogan e influencer che ha contribuito non poco a trasformare i partiti dalle organizzazioni strutturate del Novecento agli attuali partiti leaderistici.</p>
<p>Un&#8217;ulteriore causa discende proprio dal maggiore successo delle nostre liberal-democrazie, e cioè dalla crescente integrazione che ha caratterizzato le nostre società con il venir meno della lotta di classe e di quei conflitti (etnici, religiosi, linguistici) che avevano dato ai partiti la loro diversa identità, aprendo così un ancor maggiore spazio per leadership personali fondate su carismi deboli e transitori. I fattori su ricordati rappresentano mutamenti strutturali delle liberal-democrazie, che le leadership dei partiti tradizionali non potevano modificare.</p>
<p>I nostri partiti di massa sono nati e si sono strutturati in parallelo con l&#8217;allargamento del suffragio, che ha portato nei Parlamenti a sostituire le instabili alleanze di singoli eletti, caratterizzate da un elevato tasso di trasformismo, con gruppi parlamentari rigidamente controllati dai rispettivi partiti e caratterizzati da una forte disciplina. Il recente riapparire nel Parlamento italiano di un elevato livello di trasformismo è una inevitabile conseguenza della crisi dei nostri partiti strutturati.</p>
<p>Il venir meno dei partiti tradizionali porta però una seria minaccia alla nostra democrazia rappresentativa. I partiti strutturati costituivano infatti un ideale strumento di intermediazione degli interessi, rappresentando spesso interessi particolari ma integrandoli con gli altri interessi presenti nel processo politico. Frammentata e affidata non alla dialettica di un forte sistema dei partiti, ma direttamente a un accesso alla pubblica amministrazione e ai singoli parlamentari, l&#8217;articolazione degli interessi trova oggi sempre più difficilmente un momento di aggregazione, con il risultato che gli interessi forti tendono a prevalere sugli interessi deboli molto più che in passato.</p>
<p>Questi fenomeni sono stati presenti in tutti i sistemi democratici. Perché allora in Italia la crisi dei partiti è apparsa più profonda? La risposta sta in una serie di improvvide decisioni istituzionali prese proprio dai leader dei nostri partiti. L&#8217;avere, ad esempio, resi stabili ed eletti direttamente i presidenti di Regione, trasformandoli in inamovibili «governatori» a termine, ha inevitabilmente indebolito il ruolo delle rispettive assemblee regionali, e l&#8217;influenza dei partiti nazionali. L&#8217;aver esteso ai presidenti di Regione quanto era stato positivamente deciso per i sindaci, senza tener conto della diversità di funzioni, si è rivelata una delle principali cause della crisi dei nostri partiti nazionali che sarà aggravata da un&#8217;eventuale attribuzione alle Regioni di un&#8217;ampia autonomia differenziata. Si aggiunga l&#8217;effetto perverso di leggi elettorali con liste bloccate: se si impedisce ai rappresentati di scegliere i propri rappresentanti il crollo della partecipazione è inevitabile e induce quella perdita di «senso di efficacia» che caratterizza buona parte dei nostri cittadini. In una democrazia, quando gli elettori ritengono di non «contare», le decisioni politiche vengono però viste come assunte non in loro nome ma anzi senza il loro consenso. È così che si erode la legittimità di un sistema democratico.</p>
<p>Infine, anziché varare una legge sui partiti, i nostri leader abolendo il finanziamento pubblico hanno indicato ai cittadini che i partiti non sono strumenti essenziali per una democrazia. Una concessione demagogica all&#8217;antipolitica, mentre si tollerano fenomeni lesivi della res publica come l&#8217;enorme evasione fiscale che si traduce in minori servizi essenziali. Abbiamo passato il limite del non ritorno? No. Purché si inizi a correggere gli errori e non si prosegua nello svilire il Parlamento, ricorrendo a governi a termine prendendo a prestito il modello presidenziale che nel nostro sistema indebolirebbe le istituzioni di garanzia. Ai fenomeni storici su ricordati non ci si può opporre; ma agli errori di politica istituzionale occorre rispondere con un deciso no. Almeno da parte di quanti ritengono i partiti ancora indispensabili alla nostra vita democratica.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/editoriali/23_gennaio_17/perche-come-salvare-partiti-786d1254-9683-11ed-b76d-57716861e5ff.shtml"><strong><em>Il Corriere della Sera</em></strong></a></p>
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		<title>Rincari e ricordi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/rincari-e-ricordi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2023 10:16:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sui prezzi del gas e della benzina, qualche volta, l’informazione fa confusione. Si tratta di mercati diversi, ora accomunati dai rincari. Ma il giorno prima (per il gas) si parlava di prezzi in discesa. Nella realtà il prezzo del gas è oggi al di sotto di quello che si pagava prima  dell’aggressione russa all’Ucraina, quindi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sui prezzi del gas e della benzina, qualche volta, l’informazione fa confusione. Si tratta di mercati diversi, ora accomunati dai rincari. Ma il giorno prima (per il gas) si parlava di prezzi in discesa. Nella realtà il prezzo del gas è oggi al di sotto di quello che si pagava prima  dell’aggressione russa all’Ucraina, quindi le misure adottate, complice il clima, funzionano, ma quei prezzi restano più alti della media del 2021, quindi le bollette ne risentono e scenderanno poi.</p>
<p>Ogni volta che i prezzi salgono si guarda al governo di turno come colpevole. Non sempre è assennato, anche se consueto per l’opposizione. La sospensione delle accise non poteva durare a lungo e gli “aiuti” (che non sono gratis) non possono compensare oltre. Il governo Meloni ha colpe? No, su questo aspetto. Ma ne ha per altro verso: quando raccoglievano i voti raccontavano il contrario e promettevano defiscalizzazioni massicce. Erano bubbole e raccontarle non è innocente. Come non lo è nemmeno crederci.</p>
<p><em><strong>La Ragione</strong></em></p>
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		<title>Dario di Vico: Se avanza lo Stato padrone. Così l&#8217;Italia sta rottamando l&#8217;idea di un mercato aperto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 06:43:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/divico-corrieredellasera-stato-padrone-italia-rottama-idea-mercato-aperto.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giusto, necessario e urgente</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/giusto-necessario-e-urgente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 16:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se una strada è ostruita, per traffico o blocco pretestuoso, serve a nulla mettersi a frignare, prova a cambiare. Questo è il succo della saggia e utile opinione di Mario Draghi. Qui tutti gli antieuropeisti si sono messi a piagnucolare invocando gli eurobond, i titoli del debito pubblico europeo, ovvero la massima possibile espressione della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se una strada è ostruita, per traffico o blocco pretestuoso, serve a nulla mettersi a frignare, prova a cambiare. Questo è il succo della saggia e utile opinione di Mario Draghi.<br />
Qui tutti gli antieuropeisti si sono messi a piagnucolare invocando gli eurobond, i titoli del debito pubblico europeo, ovvero la massima possibile espressione della cessione di sovranità e centralizzazione delle scelte. Sono difesi da ottusità e ignoranza, ma usano la menzogna quando provano a far credere che siano sinonimo di soldi gratis. E siccome il loro starnazzare fa scopa con quello dei loro colleghi neonazi di Germania e altrove, secondo cui mai si deve mettere un centesimo a garanzia di quei dissennati che buttano via i soldi mandando prima in pensione la gente e pagando chi non fa niente, il risultato è che si resta bloccati.<br />
I soli soldi veri che si vedono sono europei. Già oggi, senza bisogno d’inventare nulla che già non esista. Ci sono 3mila miliardi di liquidità a tasso negativo, cui si sommano 870 miliardi di maggiori acquisti di titoli. L’Italia recupera anche 11 miliardi che aveva perso per sua colpa. Questi sono i soli soldi veri. E sono tanti. E c’è un fondo salva stati, Mes, che non va osteggiato, ma adattato.<br />
Ma, c’è un ma: gli 870 sono utilissimi a tenere a bada lo spread, che altrimenti sarebbe alle stelle, ma coprono, per la parte italiana, poco più di un quarto del debito che sarà emesso da qui alla fine dell’anno. Quindi, ancora una volta, la Bce compra tempo che noi c’industriamo a buttare. E c’è un altro ma: i 3mila miliardi resteranno nell’iperuranio, saranno un acquedotto potente che passa sulla testa di scemi che fanno la danza della pioggia, ma non hanno attrezzato un rubinetto. Questa è la sostanza di quel che dice Draghi, che mi permetto di volgarizzare: i soldi agli Stati qui finiscono in rendite e non si vedono investimenti; i soldi ai privati dovrebbero darli le banche, le quali sì li prendono a tassi negativi, ma dovrebbero prestarli assumendosene il rischio, cosa che non faranno perché salterebbero; allora chiudiamo il cerchio e apriamo il rubinetto: i soldi vadano dalla Bce alle banche e dalle banche ai privati perché coperti da garanzia statale. Giusto. Necessario. Urgente.<br />
Perché mentre chi era estremista delle aperture è diventato estremista delle chiusure, dimostrando di sapere fare solo l’estremista, il pericolo è che alla riapertura si trovino i morti dietro le saracinesche, che non riaprano perché asfissiati. Quindi avanti con le bombole, perché i costi di quello scenario sarebbero maggiori, visto che mancherebbero, in un solo colpo, sia la produzione di ricchezza che il gettito fiscale.<br />
E nessuno dica che questo è un cambio d’indirizzo rispetto a quando si condannava il debito pubblico, perché averlo alimentato con spesa corrente resta un atto d’incoscienza che oggi costa moltissimo all’Italia: i tedeschi hanno soldi da prestare (pre-sta-re) alle aziende, noi li regaliamo a chi non lavora. Ora, però, un debito pubblico che garantisca quello privato è giusto, necessario e urgente. Non debito per accudire la recessione, facendola diventare depressione, ma per alimentare chi produce e deve riprendere a farlo.<br />
Non lo capisce solo chi non vuole capirlo e raccogliere voti con la rendita della dissenatezza.</p>
<p>Pubblicato da <a href="http://www.formiche.net">Formiche</a></p>
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