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	<title>crisi governo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>crisi governo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Infetti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/infetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2023 17:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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		<category><![CDATA[xylella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guardate fuori dal finestrino, se vi trovate a passare per il Salento: vedrete i mostri d’Italia. Osservate la devastazione, sappiate che proseguirà e fate uno sforzo di memoria, in questo Paese che sembra non avere mai un passato: provate a ricordare il nome di chi ne è responsabile. Ne indicherò alcuni, ma la filiera del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate fuori dal finestrino, se vi trovate a passare per il Salento: vedrete i mostri d’Italia. Osservate la devastazione, sappiate che proseguirà e fate uno sforzo di memoria, in questo Paese che sembra non avere mai un passato: provate a ricordare il nome di chi ne è responsabile. Ne indicherò alcuni, ma la filiera del cialtronismo è lunga. E non si limita a quel che è successo e sta succedendo qui, va ben oltre. Sono i mostri d’Italia.</p>
<p>In Puglia 21 milioni di magnifici ulivi sono contagiati dalla Xylella fastidiosa (un batterio che chiude i vasi linfatici e li essicca): 41mila sono già morti. Nella sola provincia di Lecce sono andate perse 3 olive su 4. Sono infetti 8mila chilometri quadrati: il 40% della Puglia, secondo i calcoli della Coldiretti. Altre fonti ne contano assai di più. Dal finestrino non saprei dire, anche perché si appannano gli occhi. La devastazione è produttiva, economica, culturale, paesaggistica, turistica. E non è finita, perché Xylella è ancora lì. Inutile aggiungere che i soldi stanziati per reimpiantare sono ancora intonsi: domande superiori alle disponibilità, che però restano nel cassetto.</p>
<p>Chi voglia farsi un’idea dello scempio può leggere il libro di Daniele Rielli (“Il fuoco invisibile”). Si stenta a credere che sia potuto veramente succedere. Per chi va di fretta qualche breve ricordo può essere utile. Quando il batterio cominciò a colpire (2012) c’era da adottare subito un rimedio, capace di limitare moltissimo il danno: esaminare le piante ed eradicare le infette e quelle a rischio. Doloroso, ma salvifico. Invece si negò l’esistenza del batterio. Roba da totali cretini. S’andò avanti con detti popolari del tipo che l’ulivo non muore mai e si riprende sempre, che poi sono detti da chi con gli ulivi non ha mai avuto a che fare. Si sostenne che era un complotto, si chiese e ottenne l’intervento della magistratura. Ancora prima del Covid s’erano fatte le prove generali del negazionismo antiscientifico. Ed ecco i nostri eroi.</p>
<p>Beppe Grillo: «La Xylella fastidiosa è una gigantesca bufala». Chiesero anche una commissione parlamentare d’inchiesta, sulla bufala, lanciarono messaggi social a raffica con sotto la scritta «Condividete». E gli sventurati condivisero.</p>
<p>Un quotidiano scandalosamente scandalistico (Fatto e rifatto) faceva scrivere espertoni secondo cui si doveva guardare semmai alle «frequenze vibrazionali distruttive prodotte dall’inquinamento». Che ancor si dovrebbe vibrare d’indispettita indignazione.</p>
<p>Quando la Corte di giustizia europea sentenziò l’ovvio, peraltro sulla scorta di studi seri e scientifici fatti da italiani – ovvero che si dovesse provvedere a eradicare in fretta, altrimenti sarebbe successo quel che è poi successo – non si fece attendere Matteo Salvini: «Maledetta Unione Sovietica Europea! Ordina di abbattere gli ulivi in Puglia anche se non ancora malati di Xylella. Il prossimo obbligo sarà sradicare i vigneti nel Chianti o in Veneto??». E giù sguardi di furba e divertita intesa: anche oggi gliel’ho cantata.</p>
<p>Insuperabile Michele Emiliano: «Da quattro anni la Xylella è ferma, caso vuole che io sono presidente da quattro anni». Dove il problema non è nel credersi meritevole di onorificenza antibatterica, ma nel credere che il batterio fosse fermo. Il presidente della Regione più devastata non aveva la minima cognizione, lo pensava inerte e s’ergeva a difensore degli ulivi.</p>
<p>Guardate fuori dal finestrino, pensate alle facce loro e a quelle di attori e cantanti accorsi a manducare una fetta di torta complottista e antisistemica. Pensate al loro conformismo che pretende d’essere anticonformista, alla loro lucida deficienza, al loro remunerato disinteresse, pensate alla destra che li cavalca per antieuropeismo e alla sinistra che li accudisce per popolarismo antipopolare. Guardateli e guardate gli ulivi. Guardateli bene. Perché se non riuscite a capire farete la stessa fine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-4-maggio-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Le nostre dieci anomalie</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-nostre-dieci-anomalie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabino Cassese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 13:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le peculiarità con le quali saremo costretti a convivere a cominciare dalla crisi: il governo Draghi continuerà a gestire il Paese almeno fino a ottobre, che fretta c’era visto che la legislatura sarebbe finita a marzo? Che cosa ci riservano le prossime elezioni? Provo a immaginare quali possano essere svolgimenti ed esiti di questa crisi, partendo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Le peculiarità con le quali saremo costretti a convivere a cominciare dalla crisi: il governo Draghi continuerà a gestire il Paese almeno fino a ottobre, che fretta c’era visto che la legislatura sarebbe finita a marzo?</h3>
<p>Che cosa ci riservano le prossime elezioni? Provo a immaginare quali possano essere svolgimenti ed esiti di questa crisi, partendo da modalità e cause della caduta del governo Draghi.</p>
<p>Primo: il governo Draghi gestirà il Paese fino almeno ad ottobre, se non fino a dicembre, e dovrà occuparsi di affari correnti in un senso molto ampio (ad esempio, come potrebbe non rispettare i termini e vincoli europei e costituzionali relativi alla procedura di bilancio e quelli legislativi per l’approvazione dei decreti delegati?).</p>
<p>C’ era bisogno della crisi, visto che la fine della legislatura era fissata per marzo prossimo? Il motivo della discontinuità stava nel bisogno della destra di dare prova di unione. Altrimenti, sarebbe arrivata a ridosso delle elezioni, a marzo 2023, con una coalizione separata, un vero ossimoro, con due forze al governo e una all’opposizione. La campagna elettorale sarebbe stata più difficile, in queste condizioni.</p>
<p>Secondo: chi ha fatto precipitare la crisi ha impedito una eventuale riforma della formula elettorale (cioè del metodo con cui i voti si traducono in seggi). Quindi, si andrà a votare con la legge Rosato, approvata da Pd, FI e Lega nel 2017 e sperimentata nel 2018, con la modifica del numero dei parlamentari (ridotti di un terzo) votata nel 2020 e l’allineamento dei requisiti di età per votare, approvato nel 2021. L’esperienza fatta nell’ultimo quinquennio con questa legge è stata negativa, perché abbiamo avuto un Parlamento con tre maggioranze, tre indirizzi politici diversi, tre governi di durata poco più lunga di un anno. Peggio della cosiddetta Prima Repubblica, quando i governi erano altrettanto brevi, ma la costante presenza della DC assicurava almeno coerenza dell’indirizzo politico.</p>
<p>Terzo: la circostanza che vi sia concorrenza non solo tra le coalizioni, ma anche nelle coalizioni lascia presagire che queste possano servire a vincere elezioni, non a governare il Paese. Ci si mette insieme per andare al governo, non per governare. Anche la campagna elettorale sarà strabica, perché le forze politiche, frammentate e all’interno divise, debbono correre in squadra per il 37 per cento dei seggi, separate per il 61 per cento dei seggi (ma, a causa della frammentazione, la chiave per vincere sarà nei collegi uninominali/maggioritari, nonostante che ad essi sia assegnata una percentuale minore di seggi).</p>
<p>Quarto: il fatto che a sinistra si sia discusso di un «accordo tecnico» e si sia ora alla ricerca di ciò che possa unire; e che la destra si sia messa al lavoro sul programma a meno di due mesi dalle elezioni, è la prova del vuoto di politiche. I programmi saranno frutto di improvvisazione preelettorale, non di una collaborazione tra forze politiche con ideali comuni, maturati con l’esperienza e il tempo. Possiamo immaginare che vi saranno elencati i temi meno divisivi, come nel «contratto di governo» tra Lega e M5S del 2018, scritto e rapidamente dimenticato. Nelle piazze o in televisione, ogni evento quotidiano offrirà lo spunto per battibecchi che finiranno nel dimenticatoio con la stessa rapidità dell’evento che li avrà provocati. Abbiamo quindi politici senza politiche.</p>
<p>Quinto: la scelta dei candidati e la formazione delle liste sarà l’operazione più verticistica immaginabile, nelle mani delle singole persone-segretari dei partiti: questi debbono spartirsi, mediante accordi, i collegi uninominali e formare da soli le liste per la parte proporzionale.</p>
<p>Sesto: tutto lascia pensare che saranno i nuovi votanti e gli astenuti a decidere. Circa il 6 per cento degli aventi diritto al voto sarà costituito da giovani che partecipano per la prima volta a una elezione politica nazionale. Quanto agli astenuti, si può temere che possano essere più del 27 per cento registrato alle elezioni politiche nazionali del 2018. Quale affidamento può, infatti, fare l’elettorato su una classe politica così incostante, nella quale, nel corso di una legislatura, un terzo dei parlamentari ha cambiato schieramento?</p>
<p>Settimo: per differenziarsi dinanzi all’elettorato, vengono evocati il pericolo fascista e quello russo. Ma coloro che nutrono questi timori hanno ben poca fiducia negli anticorpi della nostra democrazia (il pluralismo, la varietà di voci con cui può parlare il popolo, l’esistenza di poteri contrapposti) e nella maturità della nostra opinione pubblica.</p>
<p>Ottavo: c’è il serio timore che gli italiani rimarranno in attesa di avere risposte sui problemi di fondo del Paese. La pandemia ha posto in luce le debolezze della sanità territoriale. Gli indicatori segnalano il basso tasso di scolarizzazione del Paese: La scuola bloccata è il titolo della bella sintesi fatta da Andrea Gavosto in un densissimo libro pubblicato ad aprile scorso da Laterza. Da anni viene lamentata la bassa produttività italiana e la prospettiva che la nostra diventi, anche per gli andamenti demografici, una società, più che di lavoratori, di pensionati. É stata avviata, è vero, una robusta ripresa, finanziata dall’Unione europea, ma occorre realizzarne gli obiettivi in quattro anni. Le forze politiche dovrebbero indicare le loro idee e proposte su questi temi, e, quando propongono minori tasse (che vuol dire minori entrate), dovrebbero dire quali spese vogliono tagliare.</p>
<p>Nono: con un Parlamento di 600 membri, invece di 945, le defezioni (definite anche riposizionamenti o cambi di casacca) avranno un peso molto maggiore. Quindi, coalizioni poco omogenee e coese come quelle che si preparano (a destra, tra tre forze politiche di cui due fino a ieri al governo e una all’opposizione; a sinistra, tra sei o sette forze politiche) non lasciano presagire governi stabili.</p>
<p>Decimo: le incertezze dei risultati attesi non dipendono solo dalla formula elettorale, ma anche, e principalmente, da due fattori, tra di loro connessi: la scarsa capacità aggregativa delle forze politiche e la fluidità dell’elettorato. La prima dipende dalla quasi inesistente democrazia interna dei partiti, dalla debolezza della loro offerta politica, dalla loro propensione ad interessarsi all’aggregazione solo nei periodi preelettorali. La seconda si è accentuata negli ultimi anni, con flussi di opinione pubblica ed elettorali che hanno in breve tempo premiato o sanzionato le forze politiche (si pensi all’andamento, in sondaggi ed elezioni, del M5S, di FdI, e della Lega, sul più lungo periodo anche del PD, passato dal 40 al 20 per cento).</p>
<p>Con queste dieci peculiarità e anomalie (che si aggiungono a quelle elencate da Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera del 30 luglio scorso) saremo destinati a convivere nei prossimi tempi.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/editoriali/22_agosto_01/nostre-dieci-anomalie-bd583f4c-11cc-11ed-987b-bc2e15ee3b43.shtml?refresh_ce"><em><strong>Il Corriere della Sera</strong></em></a></p>
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		<title>Avversari non nemici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/avversari-non-nemici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2022 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgia Meloni e il fascismo 11 giugno 1984. Passò a miglior vita Enrico Berlinguer. Due giorni più tardi ai funerali parteciparono un milione di cittadini. Al feretro del segretario del Pci, tra lo stupore dei presenti, giunse anche Giorgio Almirante. Il 22 maggio 1988. Fu la volta del leader del Msi. Alle esequie gli resero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Giorgia Meloni e il fascismo</h3>
<p>11 giugno 1984. Passò a miglior vita Enrico Berlinguer. Due giorni più tardi ai funerali parteciparono un milione di cittadini. Al feretro del segretario del Pci, tra lo stupore dei presenti, giunse anche Giorgio Almirante.</p>
<p>Il 22 maggio 1988. Fu la volta del leader del Msi. Alle esequie gli resero onore Nilde Iotti e Giancarlo Pajetta. Sono trascorsi più di trent’anni. Un’altra epoca, altri uomini, un’altra politica. Ma soprattutto, un’altra dignità della politica. Fatta di riconoscimento reciproco, di avversarie non di nemici.</p>
<p>Qualche sera fa, dopo un tweet della Fondazione Einaudi, mi è tornato alla mente questo episodio, alto, della storia politica italiana. Al solo affermare che Giorgia Meloni non possa essere chiamata fascista, attacchi sistematici – e a tratti violenti– si sono abbattuti sul profilo social della Fondazione che ho l’onore di presiedere.</p>
<p>Non scrivo per trovar conforto. Ho spalle sufficientemente larghe e conosco bene le perversioni della propaganda pre-elettorale e il fenomeno dei <em>troll</em>. Vorrei semmai riflettere sulla degenerazione che ci avvolge e di cui anch’io mi sento parte. Da liberale, condivido poco o nulla del programma di FdI.</p>
<p>Mi separano la visione del mercato, l’idea di Europa, la prospettiva del rapporto individuo-autorità. Credo nella concorrenza, come motore di progresso e benessere. Giorgia Meloni difende i balneari e i tassisti. Credo nel processo di integrazione europea e in istituzioni sovranazionali con più poteri. Fratelli d’Italia chiede maggiore sovranità nazionale. Mi riconosco in Alde, gruppo liberale al Parlamento europeo. Il leader di FdI è il presidente dei Conservatori.</p>
<p>La divisione non potrebbe essere più netta. Le differenze radicali che vi sono tra noi, tuttavia, non mi impediscono di riconoscere dignità alla sua proposta politica e anche ai progressi che ha fatto in questi anni. Durante l’ultimo trentennio, straziati dalla <em>fictio</em> cdx-csx, ci siamo buttati addosso fango e ingiurie. Comunisti! Fascisti! Le pseudo-coalizioni si sono rette sulla paura dell’altro.</p>
<p>Forse è giunto il momento di dire basta. Basta alla semplificazione e alla demonizzazione dell’avversario politico. Torniamo al pluralismo delle idee e al rispetto reciproco. Giorgia Meloni è una fascista? Sicuramente no. E tuttavia, a quel 24% di cittadini italiani che credono nella destra italiana, evidentemente delusi dalle scelte effettuate nelle ultime legislature, vorrei dire che i dazi doganali metterebbero in ginocchio il nostro settore produttivo, conducendo a licenziamenti e povertà.</p>
<p>Vorrei spiegar loro che meno Europa significa meno diritti, meno pace, meno progresso, meno ricchezza per tutti. Se in molti Paesi occidentali avanza una destra statalista e sovranista, il liberalismo ha il dovere di essere critico con sé stesso e riflettere sulle sue esternalità negative.</p>
<p>Spieghiamo ai cittadini perché credere nelle proposte liberali. Molto semplicemente, è il gioco della democrazia. E comunque, Giorgia Meloni non è fascista. Fatevene una ragione.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-28-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>&#8220;Noi liberali puri non staremo con chi fa alleanze pre-elettorali&#8221; intervista a Giuseppe Benedetto su Il Giornale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/noi-liberali-puri-non-staremo-con-alleanze-pre-elettorali-benedetto-ilgiornale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2022 06:34:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2022]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella grande corsa al centro, c&#8217;è un aggettivo oggi particolarmente in voga: liberale, «solo che in troppi ne abusano e qualche volta lo confondono con liberal, che in America sta per liberaleggiante e progressista, un concetto tipicamente di sinistra». A mettere i puntini sulle «i» è Giuseppe Benedetto, presidente di Fondazione Einaudi, centro di ricerca [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella grande corsa al centro, c&#8217;è un aggettivo oggi particolarmente in voga: liberale, «solo che in troppi ne abusano e qualche volta lo confondono con liberal, che in America sta per liberaleggiante e progressista, un concetto tipicamente di sinistra». A mettere i puntini sulle «i» è Giuseppe Benedetto, presidente di Fondazione Einaudi, centro di ricerca costituito nel 1962 da Giovanni Malagodi che promuove la conoscenza e la diffusione del pensiero liberale.</p>
<h3>Lei presiede il neonato comitato di garanzia dei liberali, democratici, repubblicani europei. Lo avete presentato il 7 luglio assieme Carlo Calenda e Benedetto della Vedova, segretario di +Europa. Ora però quei liberali sembrano pronti ad allearsi con il Pd di Enrico Letta. Deluso?</h3>
<p>«Ho sempre sostenuto che le alleanze pre-elettorali sono una bufala tipica soltanto della politica italiana. Sono quelle che non si basano su una identità culturale e politica ma sono solo strumentali ad acchiappare voti contro qualcuno e poi, inesorabilmente, determinano l&#8217;ingovernabilità».</p>
<h3>Quindi è deluso o no?</h3>
<p>«Purtroppo rispetto al 7 luglio, i tempi sono precipitati e ci troviamo incredibilmente alla vigilia del voto. Personalmente preferisco attenermi alle dichiarazioni programmatiche fornite da Azione, +Europa, e Italia Viva che si riconoscono nel gruppo dei liberali europei Renew Europe. E che quindi devono correre da soli perchè un partito di vera ispirazione liberale non può che far parte di un polo terzo».</p>
<h3>Però intanto i movimenti al centro sembrano proprio orientati a rimpinguare i voti del polo di centrosinistra.</h3>
<p>«Se saranno coerenti correranno da soli, ma se dovessero fare alleanze pre-elettorali, noi non ci saremo; il nostro compito è solo quello di fornire il patrimonio di idee del pensiero liberale e repubblicano, confrontandoci con l&#8217;European Liberal Forum che comprende una 50ina di fondazioni come la nostra. Ma non sarà un caso se da 25 anni non vado a votare&#8230;».</p>
<h3>In quanto liberali sostenevate il governo Draghi. Che cosa pensa dei transfughi di Forza Italia?</h3>
<p>«Guardi, il vero errore è stato non sostenere l&#8217;elezione di Draghi al Colle, che avrebbe dato all&#8217;Italia un settennato di garanzie. Quanto ai transfughi, a fine legislatura non mi scandalizzano. Non come i 300 che hanno cambiato casacca a legislatura in corso. Ripeto, 300. Pensi in 50 anni di prima Repubblica lo hanno fatto in 17&#8230;».</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/noi-liberali-puri-non-staremo-chi-fa-alleanze-pre-elettorali-2054216.html"><strong>L&#8217;intervista di Mimmo Di Marzio su <em>Il Giornale</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>Invotabili</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/invotabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 19:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un gruppo di irresponsabili ha messo in moto un meccanismo micidiale. Adesso, ormai, i cocci sono lì, il vaso è rotto e bisogna prenderne atto e capire perché è successo. Intanto è la prima crisi di governo della storia della Repubblica Italiana innescata da una faccenda di politica estera, perché quello è il discrimine e, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/invotabili/">Invotabili</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Un gruppo di irresponsabili ha messo in moto un meccanismo micidiale. Adesso, ormai, i cocci sono lì, il vaso è rotto e bisogna prenderne atto e capire perché è successo.</h3>
<p>Intanto è la prima crisi di governo della storia della Repubblica Italiana innescata da una faccenda di politica estera, perché quello è il discrimine e, attenzione, sarà anche il tema che peserà di più nell&#8217;immediato futuro.</p>
<p>Il governo Draghi non è che fosse il solo governo possibile o il governo migliore che si potesse immaginare, anzi se ne possono immaginare di assolutamente migliori. Il punto è che il governo Draghi era lo strumento più adatto a tenere l&#8217;Italia in coerenza con gli obiettivi che avrebbero portato, che hanno già portato e porteranno – o dovrebbero portare nell&#8217;immediato futuro – all&#8217;afflusso di fondi europei che fanno la differenza tra la crescita del prodotto interno lordo e la recessione; fra un costo del debito pubblico che assorbe per intero la nostra capacità di spesa oppure la capacità di avere anche disponibilità per altri impieghi.</p>
<p>Draghi ha ricordato che 33 miliardi sono stati spesi dall&#8217;inizio dell&#8217;anno per aiutare le fasce deboli in un momento di difficoltà e questo ce lo siamo potuti permettere, perché la ritrovata credibilità non ha reso proibitivo il prezzo del debito. Questo è il governo Draghi.</p>
<p>Dopodiché hanno cominciato a fare i propagandisti da quattro soldi: bisognava discutere sempre il catasto, fino al compromesso indecente del “lo facciamo nuovo subito, però lo usiamo fra qualche tempo”; sulla questione dei balneari; sui tassisti.</p>
<p>E guardate che non è solamente il centro-destra, perché anche il Partito Democratico sul catasto, sui balneari, sul Consiglio Superiore della Magistratura è così via aveva le sue resistenze.</p>
<p>Draghi ha chiesto: “Rimettiamo a punto questa alleanza e proviamo ad andare avanti?” e la risposta è stata “No, non siamo pronti. Preferiamo le elezioni.”</p>
<p>Benissimo. Le elezioni in democrazia non sono mica la fine del mondo, anzi teoricamente dovrebbe essere l&#8217;inizio di una legislatura.</p>
<p>Fatemi capire come inizia la prossima legislatura: io sono un elettore di sinistra, ero soddisfatto del governo Draghi e dovrei andare a votare per una roba che è alleata con il Movimento 5 Stelle, che ha fatto cadere il governo Draghi? Per me è invotabile.</p>
<p>Oppure sono un elettore di destra e sono un elettore di destra atlantista e mi riconosco molto bene nelle posizioni, per esempio, di Fratelli d’Italia, che, tra l&#8217;altro, sulla questione Ucraina era molto più filo-governativa di quanto non lo fossero diverse forze di governo. Quindi, io che credo in queste cose, vado a votare tranquillo.</p>
<p>Solo che per votare quello, dovrei votare un pacchetto nel quale è compresa l&#8217;alleanza con altri: per esempio, Salvini che diceva che Putin è meglio di qualsiasi nostro leader democratico, che bisogna stare attenti agli interessi del Cremlino, che non bisogna esagerare nel provocare il Cremlino, che sta ammazzando donne e bambini in Ucraina. Io dovrei votare quella roba? Per me è invotabile.</p>
<p>E allora? Si può sempre mandare tutti a quel Paese e votare Movimento 5 Stelle. Quale? Il Movimento 5 stelle che ha fatto nascere il governo Conte 1? Anti-europeista e anti-atlantista? Quello che ha fatto nascere il governo Conte 2? Europeista e atlantista? Quello che ha fatto nascere il governo Draghi? Europeista, atlantista e rigorista?</p>
<p>Questa è la scena. Il tema non è che è caduto un governo. Il tema è che è finito questo mondo. Non hanno più assolutamente nulla di coerente da dire. Rimangono solo degli apparati propagandistici, senza lo straccio di un&#8217;idea e senza alcun curriculum di serietà e coerenza.</p>
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		<title>Liberarsi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liberarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 10:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarebbe bastato poco. Sarebbe bastata una di quelle mediazioni che il politicantismo considera il minore dei problemi. Sarebbe bastato accedere subito ad un ulteriore scostamento di bilancio, mettere in conto qualche altra spesa assistenzialista e improduttiva, millantata quale “aiuto al popolo”, e il governo avrebbe continuato la sua navigazione, nel mentre la ciurma partitante avrebbe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe bastato poco. Sarebbe bastata una di quelle mediazioni che il politicantismo considera il minore dei problemi. Sarebbe bastato accedere subito ad un ulteriore scostamento di bilancio, mettere in conto qualche altra spesa assistenzialista e improduttiva, millantata quale “aiuto al popolo”, e il governo avrebbe continuato la sua navigazione, nel mentre la ciurma partitante avrebbe potuto continuare a far pertugi nello scafo.</p>
<p>Ma Draghi ha avvertito quel che qui indicavamo da tempo: se si concede troppo a quell’andazzo si perde la diversità dell’esecutivo e anziché riuscire Draghi a domane i demagoghi sarebbero stati i demagoghi ad imbrigliare Draghi. E non per ragioni di preminenza, reclamata da galletti castrati e ancor crestuti, ma di sostanza. Ragione per cui Draghi ha fatto bene a dire: basta.</p>
<p>Il reclamato scostamento di bilancio, invocato con ragioni di socialità, sarebbe stato asociale. I tassi d’interesse crescono, l’Italia ha un debito pubblico enorme e fatica a riuscire a spendere l’enorme quantità di soldi regalati e prestati a tassi di favore (dalle istituzioni europee), annunciare un ulteriore deficit significa garantirsi un sicuro aumento dello spread, quindi degli interessi da pagare a prestatori che avrebbero la conferma d’avere a che fare con incapaci o imbecilli, con il che ogni euro speso a soccorso avrebbe generato un bisogno di soccorso fiscale o di spesa per interessi superiore al suo stesso valore.</p>
<p>Roba da cretini, appunto. I partitanti sono intellettualmente attivi su un altro fronte: raccolta di voti. La colpa è di chi glieli fornisce.</p>
<p>Serve a nulla dilungarsi sulla suggestiva scena del far fuori l’italiano più autorevole, sulla scena internazionale, nonché il solo in grado di tenere in equilibrio gli istinti spendaroli con le compatibilità di bilancio, quindi i finanziamenti europei.</p>
<p>Tanto che si era creata la condizione positiva, descritta ieri. Si aggiunga che l’inflazione aiuta i conti pubblici, difatti migliorati nel restare drammatici, ma se la si insegue con la spesa pubblica improduttiva se ne ottiene la crescita ulteriore, sommando il salasso dei privati con l’emorragia delle casse pubbliche.</p>
<p>Possiamo votare anche domani. Possiamo rinviare alla frescura. Possiamo allungare la palla all’anno che verrà. Ma cambia nulla se torniamo a presentare schede false agli elettori. Dobbiamo trovare il modo, guardando avanti, di liberarci da questa maledizione.</p>
<p>Nel 1994 la sinistra (da poco ex comunista) si pensò vincente, per distruzione giudiziaria degli avversari. In quel pensiero c’era la sconfitta della sua cultura migliore e il sopravvento dei suoi istinti peggiori. Berlusconi creò non una, ma due false coalizioni, riuscendo ad evitare quella vittoria. Fu un bene, ottenuto con il male. Capita, nella vita. Nel 1996 l’intero mondo politico era berlusconizzato, con due false coalizioni che chiedevano di sconfiggere il falso altrui.</p>
<p>Andiamo avanti così da allora: false politiche che generano governi di cartapesta. Nel 2018 gli elettori hanno premiato la demagogia senza più neanche la vergogna di sé stessa, sconfiggendo entrambe le false coalizioni. Possiamo continuare così all’infinito, ma è in quel disfacimento che si trova la causa di un trentennio di mancata crescita. Se piace l’impoverimento, avanti con goduria.</p>
<p>Sapere chi “vince” è inutile, se si continua in quello schema, tanto poi non governerà e si sfascerà. Lo scopo del governo Draghi era: lasciate che una persona seria si occupi della rianimazione, mentre la politica imposti le riforme istituzionali e le metta in coerenza con il sistema elettorale. E la politica ha fallito, ancora.</p>
<p>A destra fanno finta d’essere prossimi alla vittoria. A sinistra non si capisce come facciano a far finta d’essere ancora dei coalizzati in gara. Senza il coraggio e la lucidità, anche darwiniana, di rompere lo schema. Giocano la rivincita del secolo scorso, mentre l’Italia si declassa nel girone futuro. Liberarsene sarebbe un bene.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-15-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>(S)Consolato</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sconsolato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 06:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[giuseppe conte]]></category>
		<category><![CDATA[governo draghi]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa succede ora La distanza va cercata fra certa politica e la realtà dei problemi, non tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Come preferiscono fare quanti provano a nascondere l’estremistica irresponsabilità che ha generato la crisi di governo. E siccome le propagande non vanno snobbate ma smontate, cominciamo da qui per cercare di capire come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Cosa succede ora</h3>
<p>La distanza va cercata fra certa politica e la realtà dei problemi, non tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Come preferiscono fare quanti provano a nascondere l’estremistica irresponsabilità che ha generato la crisi di governo. E siccome le propagande non vanno snobbate ma smontate, cominciamo da qui per cercare di capire come andrà, presto, a finire.</p>
<p>Draghi non poteva non dimettersi, pur avendo ancora la fiducia delle due Aule parlamentari. Era tenuto a farlo, per due ragioni:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>perché un gruppo aveva violato il patto dal quale il governo era nato e se un gruppo si permette di farlo, vista l’estrema eterogeneità dei componenti della maggioranza, proseguire facendo finta di nulla significa consegnarsi prigionieri agli altri laddove, all’opposto, il governo Draghi ha un senso solo se i suoi componenti sono tutti prigionieri del programma stabilito;</li>
<li>vero che i pentastellati si sono in vario modo smandrappati, contraddetti, divisi e scissi – dopo avere perso molti parlamentari, dediti al ripopolamento dei gruppi altrui – ma su quel simbolo ha apposto la croce, nel 2018, il 32,7% degli elettori che si sono recati alle urne: furono loro i vincitori, gli stravincitori di quelle elezioni e in democrazia non si governa contro chi vince le elezioni.</li>
</ol>
<p>Se era giusto, dunque, che Draghi si dimettesse, perché mai il presidente della Repubblica ha respinto quelle dimissioni e lo ha rinviato in Parlamento? C’è chi vede, in questo, una forzatura e un conflitto. Sbaglia. Il presidente non aveva scelta, perché nel pomeriggio di giovedì s’è presentato al Colle, dimissionario, un capo del governo che la mattina dello stesso giorno aveva avuto la fiducia del Senato, dopo avere avuto quella della Camera.</p>
<p>Ovvio che la partita non poteva chiudersi con un: hai ragione, ho capito. Anzi, proprio perché hai ragione e ho capito ti rimando alle Camere, il che non pone un problema a te ma a chi ti ha messo nella condizione di dimetterti. Non è affatto un caso che a strologare di “forzatura” e a vedere “divisioni” siano i supporter degli sfasciacarrozze.</p>
<p>Ora che succede? Per capirlo si deve misurare la distanza siderale fra certi politicanti e la realtà. Nessuno, nel globo terraqueo, riuscirà a capire il perché gli italiani fanno fuori il loro governante migliore. Peraltro anche a detta di quelli che lo fanno fuori. Nessuno in Occidente capirà una mossa che indebolisce l’Italia nel rapporto con gli Usa, proprio nel mentre un po’ approfittava dei problemi inglesi.</p>
<p>Nessuno in Ue riuscirà a immaginare in base a quale logica si fa cadere il governante che stava un po’ approfittando dei problemi tedeschi e francesi nonché il solo cui sarebbe stato difficile contestare conti e aspirazioni. E tutti questi sono in buona compagnia degli italiani, che non pensavano di dovere rinunciare alle cure del primario e luminare per affidarsi agli intrugli del cerusico guercio. Ma la frittata è fatta e le uova non si ricompongono.</p>
<p>Ora possono succedere tre cose. La prima è che si provi a evitare il dibattito parlamentare, facendo dimettere i ministri che solo in base alla responsabilità degli elettori si trovano dove mai si sarebbero dovuti trovare. Siamo stati noi elettori (mi ci metto pure io che manco sotto tortura li avrei votati) a eleggere questa roba. La colpa è nostra. La seconda è che Draghi vada in Aula, le canti chiare e l’emiciclo si mostri sordo, sicché torna al Colle e ribadisce i saluti.</p>
<p>In questo caso si crea un esecutivo di servizio e si vota subito, sperando di non ritrovarsi le false coalizioni sulla scheda. La terza è che se la fanno sotto e rivotano la fiducia a un governo che, però, muterebbe natura e diverrebbe un esecutivo “consolare”, che manda a spigolare i partitanti.</p>
<p>Non ce n’è una che sia buona e senza pericoli. Di buono, da questo troiaio, può venire solo che noi tutti ci si convinca che non si può votare inseguendo pulsioni volgari e che se è vero (purtroppo) che in democrazia si ha la classe politica che ci si merita, è semplicemente demenziale rivotare chi (mica solo i pentairresponsabili) ha incenerito il meglio che potesse capitare.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/16-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Falsi agli elettori</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/falsi-agli-elettori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 19:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[governo draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le (non) ragioni cha hanno causato la crisi del governo Draghi Se vi industriate a cercare le motivazioni che hanno portato alla crisi del governo Draghi, non ci riuscirete. Non è possibile che il problema sia un provvedimento come un decreto-legge denominato “Aiuti” – quando la smetteremo di battezzare i decreti sarà sempre troppo tardi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/0S1B6-E-rU0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3 style="text-align: center;">Le (non) ragioni cha hanno causato la crisi del governo Draghi</h3>
<p>Se vi industriate a cercare le motivazioni che hanno portato alla crisi del governo Draghi, non ci riuscirete.</p>
<p>Non è possibile che il problema sia un provvedimento come un decreto-legge denominato “Aiuti” – quando la smetteremo di battezzare i decreti sarà sempre troppo tardi – che è già passato alla Camera con il voto di tutti e di tutta la maggioranza e che si è disposti a far passare anche al Senato, perché, in realtà, il Movimento Cinque Stelle non ha votato contro, ma è uscito dall’Aula e, quindi, il decreto è passato.</p>
<p>Cosa contiene questo decreto di così particolare? Certo, c&#8217;è un inceneritore per la spazzatura di Roma: a Roma, oltre ad aver preso fuoco una discarica, che è una vergogna cielo aperto, la cosa più inquinante e più costosa per i cittadini è il fatto che abbiano riaperto una discarica che era stata chiusa, proprio perché altamente inquinante. Anche perché non sanno più dove mettere la spazzatura, a parte tenerla per la strada.</p>
<p>A Roma vanno agli inceneritori, che non ci sono, il 6 % della spazzatura. A Parigi il 60%. E questa è la ragione per cui uno ritira la fiducia ad un governo? Evidentemente no. Non ci può credere nessuno, ma neanche tra i Cinque Stelle ci credono.</p>
<p>Il Professor Conte ha detto che è perché non bisogna toccare il reddito di cittadinanza. E chi si era proposto di toccarlo? Io, personalmente lo toccherei, ma io non conto nulla. È semplicemente stato introdotto un emendamento che dice che se uno continua a rifiutare i lavori che gli offrono non si vede perché continuare a dargli un sussidio. Cos’è un attacco ai diritti civili? Cioè è un diritto civile essere mantenuti?</p>
<p>Non è questo il tema. Il tema è che il governo Draghi è nato perché larga parte del Parlamento – non solo i Cinque Stelle, che sono i parlamentari più giovani e che avevano una storia di lavoro alle spalle praticamente inesistente – sarebbe andata a casa anticipatamente.</p>
<p>Il governo Draghi è servito a prolungare la legislatura e a mettere in sicurezza il Paese sulle vaccinazioni e sulla regolarità, che riguarda la documentazione e le scadenze dei fondi europei, del recovery e, quindi, del PNRR.</p>
<p>Avevano votato questo governo per questo scopo e poi è cominciato il logoramento, perché, in realtà non si sono mai riconosciuti in questo governo, ma non solo i Cinque Stelle, anche una parte della Lega e, probabilmente, anche una parte del PD.</p>
<p>Ora si arriva in qualche modo al capolinea. Vedremo nelle prossime ore cosa succederà, ma cosa volete che succeda, alla fine, comunque, tra qualche mese si vota. Il punto è proprio questo: riportiamo davanti agli italiani la scelta falsa dello scegliere la coalizione che governerà?</p>
<p>Perché se messi davanti a questa scelta, credo che l&#8217;unica possibilità razionale di mettere una croce su quella scheda sia, a seconda dei gusti, metterla su chiunque non si sia alleato con qualcun altro, perché le coalizioni sono false. È falsa quella del Movimento Cinque Stelle con il Partito Democratico, ammesso che riesca arrivare alle elezioni; è falsa quella tra Fratelli d&#8217;Italia, Lega e Forza Italia. Sono falsi.</p>
<p>Ora se io porto ancora una volta, davanti agli elettori, delle scelte false, ma che ci vengono fuori poi dei governi veri o delle legislature serie? Tutto qui.</p>
<p>Quindi, c’è tempo. Adesso vedremo se poco o tanto. Però l&#8217;unica scelta razionale in queste condizioni sarebbe mettere la croce su chiunque non si sia alleato né con il falso centrodestra, né con il falso centrosinistra.</p>
<p>Avessero un pizzico di senso di responsabilità e di visione politica dovrebbero immediatamente togliere da torno questa falsità delle coalizioni e assumersi ciascuno le proprie responsabilità. Tanto un governo di coalizione vincitore delle elezioni non sono capaci di farlo. È dal 1994 che non ci riescono. Ad un certo punto i tentativi si esauriscono.</p>
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		<title>Un taglio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/un-taglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 16:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[mario draghi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mediare sfianca Ci sono stagioni in cui le sfide più rilevanti arrivano dall’esterno. A prevalere su ogni cosa, oggi, è la collocazione internazionale dell’Italia. Tutt’altro che scontata, viste le venature anti atlantiste che attraversano la storia repubblicana, radicate in un passato antidemocratico che ha accompagnato, opponendovisi, il Risorgimento. Mario Draghi ha, su questo fronte, meriti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Mediare sfianca</h3>
<p>Ci sono stagioni in cui le sfide più rilevanti arrivano dall’esterno. A prevalere su ogni cosa, oggi, è la collocazione internazionale dell’Italia. Tutt’altro che scontata, viste le venature anti atlantiste che attraversano la storia repubblicana, radicate in un passato antidemocratico che ha accompagnato, opponendovisi, il Risorgimento. Mario Draghi ha, su questo fronte, meriti non sottovalutabili.</p>
<p>Ciò non toglie che il tempo a disposizione del governo va scemando. E che il lavoro svolto rischia di potere essere dissolto, proprio perché non consolidatosi. Con correttezza istituzionale il presidente del Consiglio ha costantemente ricordato che la stabilità del governo la si deve al consenso dei partiti e dei parlamentari della maggioranza. Quel consenso è costato anche dei compromessi e delle rinunce, il cui peso, però, può ora essere asfissiante. Il Draghi che ha saputo cucire dovrà porsi il problema di come tagliare, se non si vuole che il lavoro svolto lo si possa strappare.</p>
<p>Abbiamo già cercato di raccontare in che contesto va inquadrata la decisione della Banca centrale europea, circa il rialzo dei tassi. Annunciata, non affrettata (semmai taluni la ritengono ritardata), non esagerata (semmai si contesta che sia troppo poco). Comunque è un fatto. La scelta di portare i tassi a zero e di avviare l’acquisto massiccio di titoli del debito pubblico, scelta ora mitigata, porta la firma di Draghi e della maggioranza del board della Bce.</p>
<p>L’obiezione fin dall’inizio mossa da chi, in quel consesso, non la condivideva era: capiamo l’intenzione, ammiriamo la competenza, ma quella disponibilità finanziaria renderà più facile la spesa pubblica improduttiva, più accessibile lo spendere senza pagar dazio, piuttosto che portare a una diminuzione del deficit e del debito, grazie alla minore spesa per gli interessi (fra il 2013 e il 2019 l’Italia ha potuto risparmiare 111 miliardi nel pagare il prezzo del proprio debito, che, però, non ha smesso di aumentare). Quella decisione della Bce ha fatto la storia della nostra Unione, ma sarebbe ottuso non riconoscere che quell’obiezione aveva un fondamento.</p>
<p>Certo, il Covid ha infettato anche i conti. Chi, come noi, si batteva perché fossero risanati non poté non prendere atto che erano inevitabilmente contagiati. Ma il Covid è solo un pezzo della faccenda. Nulla c’entrano con il virus le facciate, le tende, i monopattini e via così dilapidando. E, francamente, se avessi messo una firma a garanzia dei conti di un fratello in difficoltà, da una parte ne sarei orgoglioso, dall’altra interverrei innanzi alla sua vita dissoluta: o la smetti, e ti aiuto a smetterla, o in rovina ci vai da solo.</p>
<p>Le partite che il governo Draghi è stato chiamato a giocare sono più grandi e importanti dell’impuntarsi su questa o quella spesa sciocca, controproducente, ma, in fondo, non determinante. Vero. Capisco. Ma va capito anche che quella roba è divenuta simbolica di un andazzo che porta al suicidio e che, da un certo punto in poi, ci si può sentire dire: anche Draghi concordava. E conta niente che non concordasse affatto, perché contano i fatti. E nei fatti ha consentito.</p>
<p>Ora il tempo si consuma in fretta. La questione più delicata è internazionale. Ma se ci si limita a dirlo va a finire che non si rimedia all’interno e si lascia la possibilità al fronte antiatlantista, che è al fondo un fronte antidemocratico, di vestire i panni di un pacifismo falso e imbelle, spalla dell’imperialismo guerrafondaio, ma proprio per questo eco di una realtà che ha un lungo e poco promettente passato.</p>
<p>Nel tempo che resta, quindi, Draghi farebbe bene a rendere chiaro che consentire quei mostriciattoli dei bonus è stata una scelta di convenienza, per potere continuare il lavoro intrapreso e mettere in sicurezza l’Italia. Una scelta di convenienza che sarebbe scellerata se acriticamente avallata. Nessun governo, mai, deve avere i “pieni poteri”.</p>
<p>Questa è roba che appartiene alla cultura opposta a quella che ha reso ricca e libera l’Italia (e tutto il mondo civile). Ma a chi governa resta il potere di segnare un limite oltre il quale la mediazione è cedimento, che ci mette nulla a divenire frana. Ai cittadini va detto. Ed è meglio qualche taglio dello strappamento per sfinimento.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/mercoledi-15-giugno-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<item>
		<title>Democrazia non è votocrazia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/democrazia-non-e-votocrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 20:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi governo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=31866</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/democrazia-non-e-votocrazia/">Democrazia non è votocrazia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/EcP1rvlJk1E" width="600" height="400" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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			</item>
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