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	<title>crescita italia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>crescita italia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Scompenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 08:52:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo, per l’Italia, un 2023 in recessione: -0.7%. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati, da lustri, a fare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’agenzia Fitch vede nero, prevedendo, per l’Italia, un 2023 in recessione: -0.7%. Vale per l’insieme delle economie europee e sul lato della produzione industriale, ad esempio, l’Italia è cresciuta nel 2022, salvo flettere da maggio, mentre la Germania scivola per l’intero corso dell’anno. Facciamo meglio della media europea, laddove eravamo abituati, da lustri, a fare peggio.</p>
<p>Nei conti italiani il 2023 era quotato con un +0.9%, quindi un rallentamento della crescita, ma pur sempre una crescita. I conti del Fondo monetario internazionale ci assegnano un +0.7%. Sappiamo che il rallentamento sarà maggiore e pesano i costi dell’energia. La realtà è questa, si tratta di affrontarla.</p>
<p>La cosa peggiore che sta capitando non è che la realtà presenti le sue difficoltà, ma che la si neghi o ribalti. La cosa peggiore è la distanza fra le parole della politica, le promesse elettorali e la realtà.</p>
<p>Non solo chiuderemo quest’anno con una crescita importante, ma da decenni non crescevamo quanto negli ultimi due anni. Nei primi sei mesi del 2022 (dati Inps) sono state fatte 4 milioni e 270mila assunzioni, con 377mila trasformazioni contrattuali da tempo determinato a indeterminato. Nello stesso periodo più di 1 milione di lavoratori hanno deciso di dimettersi.</p>
<p>Le cause possono essere diverse, alcune segnalano deficienze nel sostegno familiare, ma, comunque, non sono certo segno d’indigenza. Ci sono anche stati 266.640 licenziamenti economici, in crescita rispetto al precedente anno (ma vigeva il blocco dei licenziamenti), perché ci sono anche aziende portate ai bordi o fuori dal mercato. Compresi licenziamenti e dimissioni, comunque, nel semestre si è superato il livello occupazionale pre-pandemia, segnalando una velocità di ripresa decisamente superiore a quella (lentissima) successiva alla crisi del 2008.</p>
<p>Queste realtà convivono ed è sciocco pretendere che sia vero il brutto e falso il bello o viceversa. Il mercato del lavoro e la crescita della ricchezza hanno portato a casa successi. Ma il punto è che la politica ha elaborato lo scenario della crescita come se fosse di recessione, mentre quella prospettiva se la trova davanti e non alle spalle. Da qui un pericoloso fraintendimento sulle cose da farsi.</p>
<p>La covid-economy ha lasciato un’eredità infetta, consistente nella convinzione che i soldi dello Stato possano compensare e ristorare a piacimento. Ma siccome non esistono i “soldi dello Stato”, semmai quelli dei contribuenti, compresi i debiti, ne deriva che chi va raccontando si possa elargire senza limiti sta prendendo in giro. O non ha capito niente. Solo chi crede che prendere voti sia più importante d’essere credibili può continuare a proporre maggiori debiti (alias: scostamento di bilancio) come se fosse un rimedio e non il doloroso problema che deve fare i conti con i tassi d’interesse crescenti. E tali soggetti si trovano a destra come a sinistra, posto che a far danno saranno quelli che governeranno.</p>
<p>Se a destra si continua a strologare di sgravi fiscali di massa, ignorando l’evasione di massa e come se entrate ed uscite fossero porte di due mondi diversi, a sinistra si strologa di aumenti salariali senza pensare alla produttività.</p>
<p>Mi hanno colpito le parole di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna ed esponente del Pd, che da una parte propone salari più alti e una mensilità in più, dall’altra ricorda che nella sua regione hanno fatto un accordo con sindacati e imprese per migliorare la formazione e diminuire la precarietà: non è così difficile capire che le seconde cose sono premesse delle prime, mentre le prime sono promesse che affondano le seconde. Contraddizione che ben riassume le conseguenze della falsificazione della realtà, facendo sbagliare strada.</p>
<p>Se si pensa di essere stati in recessione per i due anni in cui più si è cresciuti, elaborando politiche assistenziali, scende a zero la capacità di affrontare i difficili mesi a venire. Questo è il nostro scompenso.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-17-settembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Si cresce a dispetto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-cresce-a-dispetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 19:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se revocassimo la sanzioni alla Russia per essere più ricchi, in realtà, diventeremmo immediatamente più poveri.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Se revocassimo la sanzioni alla Russia per essere più ricchi, in realtà, diventeremmo immediatamente più poveri.</h3>
<p style="text-align: center;"><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/FE-Khqa2NjI" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>«Flessibilità e pensioni: è ora di pensare ai giovani e alle future generazioni»</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/flessibilita-e-pensioni-e-ora-di-pensare-ai-giovani-e-alle-future-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 14:40:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna video]]></category>
		<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[austerità]]></category>
		<category><![CDATA[crescita italia]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Veronica De Romanis interviene sui temi caldi dell'economia italiana nella puntata di Omnibus del 30 settembre [:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Cos’è la <strong>flessibilità</strong>? Non sono soldi che arrivano dall’Europa, ma solo più tempo che l’Europa ci concede per rispettare alcune regole che abbiamo discusso e concordato con l’impegno di applicarle. Occhio però: sono soldi nostri che un giorno i nostri figli dovranno rimborsare.» Così l’economista <strong>Veronica De Romanis</strong> si è espressa su uno dei temi del momento nel corso della trasmissione Omnibus del 30 settembre 2016.</p>
<p>Altra questione calda è l’<strong>austerità</strong>: «Negli ultimi anni l’austerità non c’è stata. Come confermano i dati, la spesa pubblica è aumentata di circa 860 milioni nel 2015, mentre si è ridotta di appena 360 milioni nel 2016. Se l’Italia non cresce, dunque, non è per l’austerità, ma perché si è preferito fare interventi a pioggia piuttosto che interventi shock. Uno di questi avrebbe potuto riguardare il cuneo fiscale: il nostro è uno dei più alti del mondo (attorno al 47 %, mentre la media dei Paesi sviluppati è del 36%). La mancata efficacia di questi interventi del governo è confermata da una nota integrativa di qualche giorno fa, nella quale si rende noto che, nel 2015, la produttività è scesa dello 0,1%.»</p>
<p>Capitolo <strong>pensioni</strong>. «Lo stesso ministro Padoan – ha spiegato l’economista – ha dichiarato che le risorse sono scarse. Come distribuire, allora, le fette di una piccola torta? Un suggerimento viene dai numeri: la percentuale di poveri tra i 18-34 anni è attorno al 18%; quella tra gli over 65 anni è intorno al 4%. Quattro volte meno! Il dato indica che bisognerebbe intervenire sui giovani. Del resto, se diamo un’occhiata alla composizione della spesa per il welfare, vediamo che i 2/3 vanno alle pensioni, mentre appena l’8% – contro una media europea del 13% –per le politiche di sostegno alle famiglie, abitazioni ecc.»</p>
<p>«Un altro dato che invita a puntare sui giovani è il <strong>tasso d’occupazione</strong>», ha concluso la De Romanis. «Il tasso di ‘occupazione giovanile italiano è inferiore di 10 punti rispetto alla media dell’area euro, mentre quello degli over 60 è superiore di 10 punti. Ciò dimostra che, se vogliamo crescere (e ridurre il debito), abbiamo bisogno di più gente che lavori e non di più gente che vada in pensione Ne parlano pochi, ma dagli ultimi dati dell’Istat che analizzano il periodo luglio 2015-luglio 2016, il nostro tasso di disoccupazione ha raggiunto il 39% e continua a crescere. Quello degli altri Paesi della zona euro è al 22% ed è in diminuzione.»</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/x5BfigK61Xc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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