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	<title>corruzione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>corruzione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Abusare</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/abusare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jul 2023 18:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abusando delle esagerazioni si finisce con il vivere in una realtà alterata, alle soglie della follia. Vale per quanti avversano il disegno di legge Nordio, circa l’abuso d’ufficio, e vale per quanti attaccano a testa bassa il testo della direttiva europea sulla corruzione. Una discussione può essere interessante e anche animata senza che si avverta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/abusare/">Abusare</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abusando delle esagerazioni si finisce con il vivere in una realtà alterata, alle soglie della follia. Vale per quanti avversano il disegno di legge Nordio, circa l’abuso d’ufficio, e vale per quanti attaccano a testa bassa il testo della direttiva europea sulla corruzione. Una discussione può essere interessante e anche animata senza che si avverta il bisogno di estremizzarla, riducendo tutto a faziosità priva di senso.</p>
<p>Anche se quel disegno fosse approvato esattamente come è stato presentato, non significherebbe che un pubblico ufficiale potrà liberamente abusare del proprio ufficio. Nessuno che sappia di che sta parlando può sostenere una simile enormità. Anzi, il rischio che corre un tale provvedimento non è quello di essere troppo efficace, ma di non esserlo affatto, nel senso che – mancando la responsabilità della Procura in capo alle accuse che muove – potrebbe andare a finire che cancellando l’ipotesi ‘minore’ di reato verranno sostenute le ‘maggiori’: dal falso alla turbativa e alla corruzione. In quel modo l’esposizione dell’amministratore alla gogna resterebbe immutata. Se il reato d’abuso viene contestato in massa e poi porta condanne con il contagocce, probabilmente succederà la stessa cosa ma anche con i medesimi guasti. Tutto qui. Ragionando con calma e pregando di arrivare alla conclusione dell’articolo.</p>
<p>La direttiva europea sulla corruzione deve ancora essere discussa dal Parlamento europeo e adottata dal Consiglio. Una discussione è una discussione, sicché si possono anche sollevare questioni nel merito. Tanto più che quel testo nasce all’indomani del Qatargate – i cui contorni restano oscuri – in cui la condotta della Procura belga fu liberticida e noi italiani abbiamo ampia esperienza negativa di quanto procedere demagogicamente nell’approvare norme moralistiche finisca non con il diminuire la corruzione ma con l’aumentare la precarietà dell’agire politico. In ogni caso, nessuno si sogna di eliminare i reati di corruzione; quindi, con calma, meglio discutere nel merito e dopo avere almeno letto quello di cui s’intende parlare.</p>
<p>La nuvola nera sia sopra la riforma Nordio che su ogni altra iniziativa volta alla (giusta) repressione del crimine – quella che toglie luce tanto alla sete di giustizia quanto alla ripulsa del giustizialismo forcaiolo – non è la redazione di questo o quel codicillo ma il non funzionamento della nostra macchina che amministra la giustizia. Io cittadino ci sto a subire un’accusa ingiusta, so che fa parte delle regole di convivenza, ma non ci sto a passare dieci e più anni a difendermi. È incivile. E ci sto a ribadire che anche il peggiore criminale ha diritto a un giusto processo e a un’adeguata difesa, ma non ci sto al fatto che la condanna arrivi dopo un tempo superiore alla pena. È incivile.</p>
<p>Questo è il nostro problema. Cui la cagnara delle tifoserie aggiunge soltanto il fastidio di dovere mettersi a scrivere cose ovvie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/577"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Incarogniti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/incarogniti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 09:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ragionare è impegnativo, sicché rende di più piagnucolare o detestare. Che è anche il modo più semplice per cavarsela senza dire un accidente. Latrare anziché mordere. Tipo: &#60;&#60;siamo la parte lesa&#62;&#62;, laddove a essere gravemente lesionata è la capacità di vedere non quel che è nascosto, ma quel che è evidente. I denari li misero [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ragionare è impegnativo, sicché rende di più piagnucolare o detestare. Che è anche il modo più semplice per cavarsela senza dire un accidente. Latrare anziché mordere. Tipo: &lt;&lt;siamo la parte lesa&gt;&gt;, laddove a essere gravemente lesionata è la capacità di vedere non quel che è nascosto, ma quel che è evidente. I denari li misero nelle valige, ma è la politica ad averle fatte e ad essere dipartita, lasciando un nugolo di partitanti disorientati. Per questo provano a mostrarsi incarogniti, coprendo l’essere rincretiniti. Si osservi il lato corrotti e il lato canaglie, per apprezzarne le preziose informazioni.</p>
<p>Sul lato corrotti, omettiamo la nostra consueta litania. Consapevoli che giustizia e presunzione d’innocenza non sono beni disponibili nel mercato del vociare demagogico. Gli indagati non hanno ancora profferito verbo, in compenso i medesimi che non si erano accorti di nulla hanno già detto tutto su di loro. Tutti marziani in gita premio nel mondo politico.</p>
<p>I soldi sono sempre soldi, come il sesso è sempre sesso, ma una cosa è la passione altra lo stupro. Quello cui assistiamo oggi non ha nulla a che vedere con la corruzione “tradizionale”. Qui, quali che siano i fatti reali, da accertare e dimostrare, chi metteva a disposizione il denaro non puntava ad un appalto, ma a indirizzare una linea politica. Ciò significa che è semplicemente impossibile che le forze politiche non se ne accorgessero, se solo avessero ancora fatto politica. Oppure se ne sono accorte, ma consideravano legittime quelle tesi, il che può benissimo essere, ma va detto con chiarezza: eravamo favorevoli a una apertura nei confronti del Qatar (che abbiamo tanti utili interessi da coltivare), lo ribadiamo, ma deprechiamo che qualcuno ne abbia tratto illecito profitto. Da ciò discende che dirsi oggi scandalizzati, perché nei confronti del Qatar occorreva avere una linea di condanna, a parte il ridicolo di dirlo mentre tutto il mondo calcistico guardava gli eventi trasmessi dal Qatar, è da ipocriti. È come dire di non essere capaci di fare politica, di valutare il senso delle parole. Ovvero ammettere una deficienza assai più grave della corruzione.</p>
<p>E, del resto, appartiene proprio al novero delle scelte politiche stabilire con chi fare affari e in che modalità. Noi democrazie occidentali non siamo mica incaricati di bonificare il mondo dai dispotismi e dalle ingiustizie. Ove di questo volessimo fare un principio assoluto potremmo scegliere fra lo stare permanentemente in guerra e il chiudersi in un’autarchia che di suo è già la conseguenza di una guerra persa.</p>
<p>Le canaglie non sono tutte uguali e sì, c’è una grande differenza fra una canaglia che dichiara guerra al diritto internazionale e alle democrazie e una canaglia che punta “solo” a far soldi ed espandere la propria influenza. Perché anche noi, che canaglie non siamo, puntiamo a fare soldi ed espandere la nostra influenza. La regola generale è materiale, non morale: in un mondo di canaglie non devi mai dipendere troppo da una sola, perché potrebbe approfittarne. Il gas russo serva da lezione.</p>
<p>Ma anche quello qatarino, perché anziché strillazzare inorriditi e tremuli per la promessa di eventuali rappresaglie a non si sa cosa, sicché sono solo parole, quel che dobbiamo fare e chiederci se saremmo nelle condizioni di rinunciare  ad un ulteriore (dopo la Russia) fornitore di gas. E la risposta è Sì, se si saranno preparati i rigassificatori, mentre la risposta è No se continueremo a parlarne senza farli. Quindi la scelta è di politica interna, di saggezza pragmatica, non di moralismo assetato nel deserto delle idee.</p>
<p>Nel nostro mondo la “trasparenza”, dei procedimenti e degli interessi, è un mezzo, un metodo per amministrare le cose collettive, non un fine, non un contenuto. Combattiamo le corruttele per far funzionare il mercato, non per assicurare la beatitudine una volta morti.</p>
<p>La peggiore colpa della politica, Benedetto Croce docet, non è lo sporcarsi le mani, ma il non chiarirsi le idee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/martedi-20-dicembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<title>Servizi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/servizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 16:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fatta la solita premessa, ovvero che tocca alle autorità inquirenti accertare i fatti e a un tribunale attribuire le responsabilità e quantificare le pene, ricordato ai moralisti che ospitano gli immorali che il garantismo non è un piacere fatto ai criminali, ma il fondamento del diritto per le persone oneste, sicché non esiste giusta pena [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fatta la solita premessa, ovvero che tocca alle autorità inquirenti accertare i fatti e a un tribunale attribuire le responsabilità e quantificare le pene, ricordato ai moralisti che ospitano gli immorali che il garantismo non è un piacere fatto ai criminali, ma il fondamento del diritto per le persone oneste, sicché non esiste giusta pena senza giusto processo, fatta la premessa, proviamo a guardare oltre le valigiate di quattrini (altro che “bustarelle”) e sforziamo di comprenderne il significato. Il che ci allontana dallo scandalismo e ci riporta alla politica. Ci sono tre questioni da mettere a fuoco.</p>
<p>1. Sulla base di quel che è stato reso noto, non ci troviamo davanti a un tema di corruzione “classica”. Che è un reato perché manomette il mercato e crea una costosa disfunzione. Far vincere l’impresa X al posto della Y, che ha prodotto e offerta migliori, genera un’utilità illecita e provoca una disutilità collettiva. Ma lo scopo è l’arricchimento, non il sovvertimento. Qui, invece, si parla di denari per influenzare orientamenti politici, attinenti alla geopolitica o, se preferite, alla politica estera.</p>
<p>Non è una novità. Si potrebbe dire che, una volta crollato il comunismo, la Russia ha investito (appoggi e quattrini) nella destra, mentre il Qatar ha trovato interlocutori a sinistra. Entrambi, credo, se ne fregano della nostra destra e della nostra sinistra, serve loro influenzare la politica. Che è cosa molto diversa dal corrompere e, non a caso, materia di cui si occupano anche i servizi di sicurezza, alias segreti.</p>
<p>2. Queste influenze si esercitano sulle politiche nazionali e relativi interessi economici e culturali. Basta essere appassionati di calcio per sapere che la presenza del Qatar non è una novità, come non lo è nel mercato immobiliare. Se si muovono soldi e influenza sul e nel Parlamento europeo capita anche perché da fuori si sono acconti di quello che a molti europei sfugge: quel Parlamento conta. Ha un peso nel creare contesti politici. I putiniani ci hanno provato eccome, in quell’emiciclo, compiacendo i poteri cui si mostravano scompostamente devoti.</p>
<p>Senza offesa per nessuno, ma capita troppo spesso che gli eletti in quel Parlamento abbiano scarsa caratura politica. E capita, anche per colpa dell’informazione, che nessuno ne segua l’attività. Come fosse una sine cura ininfluente. Sarà bene cambiare atteggiamento all’interno, oltre che vigilare affinché nessuno li compri dall’esterno.</p>
<p>3. Il che porta a un delicato problema politico e di diritto. Il primo consiste nel fatto che ciascun parlamentare deve essere libero di esprimere il proprio pensiero, anche ove consista in amorevoli lodi per la Russia o il Qatar, senza che nessuno si possa permettere di togliergli la parola. Gli si risponda, ma lo si lasci libero e senza accusarlo d’essersi venduto. E sia libera la difesa anche degli interessi economici (che con il Qatar ci sono eccome). Altrimenti s’ammazza il Parlamento.</p>
<p>Il problema di diritto è che un parlamentare greco è stato arrestato dalla procura belga. Non ho il minimo dubbio sull’esistenza di elementi a giustificazione (per il resto se la vedranno con un tribunale), ma ne ho sull’opportunità che questo avvenga. La norma che lo consente si riferisce alla flagranza, ma una cosa è se spari a qualcuno, altra se accumuli soldi. Può farlo solo la procura ove ha sede il Parlamento? Perché per la flagranza dello sparo no, possono tutte le europee, mentre per i soldi che succede se un parlamentare francese viene arrestato in Ungheria, dopo che gli hanno piazzato i soldi in camera? Non è questione secondaria. Più è importante il Parlamento (e lo è), più questi problemi si deve porli.</p>
<p>Certo che gli europei sono colpiti da quelle montagne di banconote, ma le forze politiche europee commettono un grave errore ad accompagnarle con concetti quali: mele marce; vanno isolati; condanniamo e così via svicolando. Se non vogliono marinare in un inutile e malefico moralismo devono affrontare il problema più grosso: del Parlamento europeo si occupavano più gli altri che loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/venerdi-16-dicembre-2022/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Qatargate è un colpo all&#8217;italiana. Pregiudizio? Non tanto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-qatargate-e-un-colpo-allitaliana-pregiudizio-non-tanto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 11:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda che ha sconvolto l&#8217;Europarlamento viene iscritta al nostro carattere nazionale: “The italian job”, intendendo che noi italiani siamo più inclini alla corruzione. L&#8217;espressione offende, certo. Ma prima o poi dovremo iniziare a domandarci per quale oscura ragione ce l’abbiano tutti con noi &#160; Il cosiddetto “quatargate” che sta sconvolgendo l’Europarlamento si presta a diverse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">La vicenda che ha sconvolto l&#8217;Europarlamento viene iscritta al nostro carattere nazionale: “The italian job”, intendendo che noi italiani siamo più inclini alla corruzione. L&#8217;espressione offende, certo. Ma prima o poi dovremo iniziare a domandarci per quale oscura ragione ce l’abbiano tutti con noi</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cosiddetto “quatargate” che sta sconvolgendo l’Europarlamento si presta a diverse chiavi di lettura. La più facile ha a che fare con l’eclissi ufficiale del mitico primato morale della sinistra. Gli eredi del partito che per decenni si finanziò con i soldi di una potenza nemica e dittatoriale (l’Unione Sovietica), poi con i soldi dell’universo cooperativo emiliano, poi con i soldi di alcuni istituti di credito nazionali (“abbiamo una banca!”) e infine, da Buzzi a Soumahoro, con i soldi destinati all’assistenza dei migranti, ebbene, gli eredi di Enrico Berlinguer e i cantori della “questione morale” non sono migliori degli altri. Sono solo meglio organizzati e più ipocriti. Lettura sfiziosa, ma poco originale.</p>
<p>Più interessante, anche se più doloroso, provare a indagare le radici del fenomeno. Fenomeno che a Bruxelles viene iscritto addirittura al nostro carattere nazionale. “The italian job”, dicono. E lo dicono intendendo che noi italiani siamo più inclini di altri al sotterfugio e alla corruzione. Un pregiudizio? Mica tanto. È la conclusione cui giunsero un po’ tutti i viaggiatori europei che a partire dal Settecento attraversavano il Belpaese ammirandone le meraviglie artistiche ma deprecandone l’immoralità degli abitanti. È la conseguenza dell’aver inventato la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra e di averne fatto con indiscutibile successo prodotto da esportazione. È la conseguenza di quel “familismo amorale” che ci venne attribuito dal sociologo statunitense Edward C. Banfield negli anni Cinquanta. È la conseguenza, forse, della mancata riforma protestante e di troppe dominazioni straniere. È la logica che spinse le classi dirigenti italiane dei primi anni Novanta ad aderire a Maastricht per obbligarci, grazie al “vincolo esterno”, a quella virtù contabile che assai poco ci appartiene. Pregiudizi? Fino a un certo punto.</p>
<p>Qualche anno fa, due ricercatori della Columbia University e dell’Università della California passarono in rassegna le contravvenzioni per divieto di sosta inflitte ai diplomatici delle Nazioni Unite a New York. Poiché il personale dell’Onu gode dell’immunità, pagare le multe è faccenda che attiene all’educazione e al carattere personale. Ma educazione e carattere personale vantano anche una dimensione nazionale. Ebbene, nella classistica stilata dai due ricercatori americani i diplomatici italiani risultavano tra i più morosi del mondo. Per capirci, i nostri connazionali figuravano cento posizioni più in basso rispetto ai rappresentanti di nazioni considerate virtuose come Svezia e Norvegia…</p>
<p>“Italian job” è espressione che offende, certo. Ma prima o poi dovremo pure cominciare a domandarci per quale oscura ragione ce l’abbiano tutti con noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/blog/2022/12/13/news/il_qatargate_e_un_colpo_allitaliana_pregiudizi_fino_a_un_certo_punto-10886052/"><strong><em>Huffington Post</em></strong></a></p>
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			</item>
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		<title>Mattia Feltri: Chiamate l&#8217;ambulanza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mattia-feltri-chiamate-lambulanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 05:46:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[bonafede]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; #BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/06/feltri-lastampa-chiamate-ambulanza.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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			</item>
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		<title>Daspo e agente infiltrato, perché le norme anti-corrotti sono inefficaci</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/daspo-e-agente-infiltrato-perche-le-norme-anti-corrotti-sono-inefficaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Sep 2018 11:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto, l’ennesimo, per una “definitiva” lotta alla corruzione, è dunque in cantiere: gli arnesi sono sempre gli stessi: nuovi reati e pene più severe; con l’aggiunta del Daspo e dell’agente infiltrato. Proviamo a vederne i caratteri trattenendo, come dice la canzone, il pianto e il riso. Noi abbiamo sempre diffidato degli inasprimenti delle pene [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto, l’ennesimo, per una “definitiva”<strong> lotta alla corruzione</strong>, è dunque in cantiere: gli arnesi sono sempre gli stessi: nuovi reati e pene più severe; con l’aggiunta del Daspo e dell’agente infiltrato. Proviamo a vederne i caratteri trattenendo, come dice la canzone, il pianto e il riso.</p>
<p>Noi abbiamo <strong>sempre diffidato degli inasprimenti delle pene</strong> che non intimidiscono nessuno, né i criminali in genere né i corrotti in specie. Questo perché il potenziale bottino è enorme e il rischio di esser presi &#8211; e condannati &#8211; è minimo. E se anche riuscissimo a incarcerare tutti i corrotti, questa fila di caduti sarebbe subito sostituita, come i fucilieri di Wellington, da una seconda linea pronta a prenderne il posto. Ecco perché, più che impaurire gli amministratori infedeli, preferiremmo disarmarli, togliendo loro di mano i micidiali strumenti di cui dispongono: le troppe leggi, contraddittorie e oscure, che conferiscono a questi signori una discrezionalità che sconfina nell’arbitrio, e consente ai disonesti di fare quello che vogliono.</p>
<p>Ma sono prediche inutili. La parola corruzione genera &#8211; come la pedofilia e la violenza sessuale &#8211; una sorta di incontrollata reazione epidermica che pretende la shakespeariana libbra di carne: e allora, “so let it be”. Rassegniamoci, e così sia.</p>
<h2>Dunque, il “Daspo”</h2>
<p>Esso prevede, per il corruttore condannato, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. Ora, se la sanzione colpisce &#8211; come parrebbe &#8211; la sola persona fisica, è assolutamente inutile, perché in genere si tratta di un manager che l’Azienda può benissimo sostituire, e riprendere i sui traffici equivoci. Oppure riguarda anche l’Azienda, per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti la famosa 231/01. E allora la sproporzione è enorme, e rischia di farla fallire mandando a casa migliaia di dipendenti. Non basta. <strong>C’è un aspetto di strategia investigativa</strong>. Il reato di corruzione si consuma nel silenzio e nel segreto, non lascia tracce (perché nessuno paga le mazzette con bonifici bancari) e non ha testimoni. Gli unici che possono riferire sono i due protagonisti: chi prende e chi dà. Attualmente entrambi hanno interesse a tacere, perché altrimenti finiscono in galera, e questa attitudine sarà ora rafforzata dal timore che, oltre alla condanna, scatti anche la preclusione contrattuale. È esattamente il principio opposto a quello che il raziocinio suggerisce: spezzare cioè il comune interesse all’omertà del corrotto e del corruttore, premiando quest’ultimo se decide di collaborare. Non sarà eticamente pedagogico, ma funziona. Vedo con piacere che questa mia idea, vecchia di quasi trentanni, è stata riaffermata dall’ex Procuratore di Milano.</p>
<h2>E ora l’agente infiltrato</h2>
<p>In un primo tempo pare si fosse pensato addirittura all’agente provocatore, cioè a un subdolo individuo che, dopo aver rifilato una mazzetta, si rivela nella sua veste di sbirro e arresta il corrotto in flagranza di reato. Questa bella pensata, oltre a essere ignobile sotto il profilo giuridico e morale, era anche assurda, perché questa “corruzione” sarebbe stata solo simulata e avrebbe costituito un <strong>“reato impossibile”</strong>: come, per intenderci, vender farina spacciandola per droga. Abbandonata questa via, si ricorre ora all&#8217; “infiltrato”: una figura che in effetti per certi reati funziona. Ma si tratta di reati che coinvolgono parecchi individui, come l’associazione mafiosa o quella terroristica, dove l’infiltrato può confondersi tra i malviventi e smascherarli. Mentre <strong>la corruzione, come s’è detto, è tutt&#8217;altra cosa</strong>: è un rapporto tra due persone, sole e circospette. Che farà l’infiltrato? Si proporrà come portaborse di uno dei due? Mah.</p>
<p><strong>Concludo</strong>. Questa nuova riforma, al netto della sua velleitaria prospettiva palingenetica, infligge una nuova ferita al nostro già malconcio stato di diritto. Essa sposta pericolosamente l’assetto culturale dell’ordinamento a scapito delle garanzie, nella funesta direzione di una repressione fondata sull’ambiguità e minata dall’inefficacia. Ma forse i pentastellati lo sanno già. Tante vero che, come principale rimedio alla corruzione, ripiegano sulla rinunzia alle grandi opere, come avviene ogni volta che un costoso progetto viene bocciato siccome callidamente preordinato a una gigantesca abbuffata di imprenditori rapaci. Ed è questo, alla fine, il rischio che corriamo: chiudere i cantieri affinché non ci scappi la mazzetta. Il che sarebbe come smettere di far bambini, per paura che si ammalino, e muoiano.</p>
<p>Carlo Nordio, Il Messaggero 5 settembre 2018</p>
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		<title>Agente provocatore: 8 controindicazioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/agente-provocatore-8-controindicazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jun 2018 17:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono affascinato dall’idea dell’agente provocatore. Ne ero intrigato già nel corso delle attese negli aeroporti, dove si presenta nella versione francese: Agent Provocateur. Curiosa, però, la discussione attuale. Secondo il “contratto” e il nuovo governo l’agente provocatore deve essere utilizzato non solo come gli odierni infiltrati, che partecipano a un’associazione criminale per carpirne struttura e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sono affascinato dall’idea dell’agente provocatore</strong>. Ne ero intrigato già nel corso delle attese negli aeroporti, dove si presenta nella versione francese: Agent Provocateur. Curiosa, però, la discussione attuale.</p>
<p>Secondo il “contratto” e il nuovo governo l’agente provocatore deve essere utilizzato non solo come gli odierni infiltrati, che partecipano a un’associazione criminale per carpirne struttura e segreti, ma anche per mettere alla prova pubblici amministratori e personale politico. <strong>Per dirla in modo semplice</strong>: l’agente provocatore avvicina la cavia e gli propone un malaffare, se quello abbocca lo denuncia. <strong>Evviva</strong>. Ma vedo qualche controindicazione.</p>
<p><strong>1)</strong> Chi stabilisce chi sono i fortunati che diventeranno cavie?Cosuccia rilevante, perché la parzialità politica non sarebbe una novità. Mitigata solo dal fatto che ciascuna procura e ciascun procuratore hanno la propria linea. Caotizzata, quindi, più che mitigata.</p>
<p><strong>2)</strong> La colpevolezza si dimostra non solo per il fatto di avere commesso un reato, ma per averlo voluto commettere, non è che va a finire che l’agente provocatore diventa un’attenuante, perché quel giorno il Tale non aveva nessuna intenzione di farsi corrompere, salvo il fatto che lo hanno indotto in tentazione? Il che comporta anche una violazione di uno dei dieci comandamenti.</p>
<p><strong>3)</strong> Un pubblico ufficiale (tali sono gli amministratori) non commette reato solo se si fa corrompere o chiede tangenti, ma anche se omette di denunciare chi ha provato a corromperlo. L’onestà, pertanto, vedrebbe coincidere un nuovo procedimento penale per ciascuna azione degli agenti provocatori, vuoi per abboccamento che per rigetto. E la giustizia italiana, già lenta di suo, di tutto sente il bisogno tranne che di vedere crescere il numero dei processi pendenti.</p>
<p><strong>4)</strong> Sapendo che ci sono in giro gli agenti provocatori gli amministratori saranno più lesti nel denunciare, per cui Tizio va ad offrire una tangente e l’amministratore Caio subito corre in procura, magari pensando che Tizio sia un provocatore (così lo frega). Solo che Tizio era un corruttore vero, che negherà la circostanza e accuserà Caio di calunnia, innescando un ulteriore procedimento penale. Se ne esce solo videoregistrando sempre tutto. O, più semplicemente, non facendo mai niente. Dottrina già fin troppo diffusa.</p>
<p><strong>5)</strong> E, del resto, chi assicura che l’agente provocatore sia veramente tale? Occorrerà un albo, in modo che dopo la denuncia dell’amministratore onesto si possa dimostrare che anche il tentativo di corruzione era onesto. Ma, onestamente, questo è un inferno burogiudiziario.</p>
<p><strong>6)</strong> Nel Paese di Pirandello e di Totò, non è che poi gli iscritti all’albo dei provocatori diventano i più ricercati agenti di corruzione vera, nel senso che se la cavia abbocca si fa l’affare e se non abbocca si dice che è uno scherzo?</p>
<p><strong>7)</strong> Con i tempi della giustizia italiana, quanti anni ci si mette per stabilire se era un gioco o era vero?</p>
<p><strong>8)</strong> Dicono: perché fra spacciatori si usa l’agente provocatore, mentre con i “politici”, in realtà con gli amministratori, non si dovrebbe farlo? Forse perché gli spacciatori non sono pubblici ufficiali, o, almeno, non necessariamente, sicché se ti propongono di vendere droga puoi ben dire di no senza commettere reato nell’omettere la denuncia.</p>
<p><strong>È quello il fascino dell’agente provocatore</strong>: l’allettare in apparente innocenza, il vedo non vedo, il ricordare che ogni lasciata è persa. Ma no, scusate, quello è l’Agent Provocateur.</p>
<p>DG, 23 giugno 2018</p>
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		<title>I settori economici dove c’è più corruzione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-settori-economici-dove-ce-piu-corruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 15:19:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corruzione, il 57% dei casi riguardano gli appalti pubblici. A seguire, le autorizzazioni con il 12%.   Tradotto, nei Paesi dove lo Stato è più presente nell’economia ed è maggiormente regolatore dell’attività economica, aumentano i casi di corruzione.   Ecco alcuni dati Ocse sulla base di 427 casi di corruzione internazionale, relativi al periodo 1999-2013 [&#8230;]</p>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="f1t0v-0-0">Corruzione, il 57% dei casi riguardano gli <strong>appalti pubblici</strong>. A seguire, le <strong>autorizzazioni</strong> con il 12%.</div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="82psv-0-0"><span data-offset-key="82psv-0-0">Tradotto, <strong>nei Paesi dove lo Stato è più presente nell’economia</strong> ed è maggiormente regolatore dell’attività economica, aumentano i casi di corruzione.</span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a5k9i-0-0"><span data-offset-key="a5k9i-0-0">Ecco alcuni <strong>dati Ocse</strong> sulla base di 427 casi di corruzione internazionale, relativi al periodo 1999-2013</span></div>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a8m9q-0-0"><span data-offset-key="a8m9q-0-0">Per saperne di più, <a href="http://www.truenumbers.it/il-partito-unico-delle-tangenti-mondiali/">vai qui</a> [spacer height=&#8221;20px&#8221;]</span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="a8m9q-0-0"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-9740 size-large" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-650x545.png" alt="" width="640" height="537" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-650x545.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-250x210.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-400x335.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-768x644.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-150x126.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-800x671.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-239x200.png 239w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-24x20.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-36x30.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb-48x40.png 48w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/06/I-settori-economici-più-corrotti-fb.png 940w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></div>
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		<title>La corruzione, inseparabile compagna dell&#8217;intervento pubblico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-corruzione-inseparabile-compagna-dellintervento-pubblico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 21:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Martino]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[intervento pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Fra contraenti privati la corruzione è quasi impossibile[:]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La corruzione continua a essere protagonista delle cronache giudiziarie italiane. Per questo, proponiamo un estratto da Semplicemente liberale, saggio di Antonio Martino pubblicato da Liberilibri nel 2004.</em></p>
<p>Se uno spende 10 ed incassa 100, si tratta di un buon affare; se uno spende 100 ed incassa 10, si tratta di un cattivo affare; se uno, per poter incassare 10, fa spendere 10 ad altri, si tratta dell’intervento pubblico e della sua inseparabile compagna, la corruzione. Fra contraenti privati la <strong>corruzione</strong> è quasi impossibile: nessuno spenderebbe di suo 100 per poter incassare una mancia di 10. La corruzione è possibile solo se la tangente viene incassata da persona diversa da quella che sopporta l’intero costo dell’operazione, l’ignaro contribuente. Lo statalismo è condizione necessaria e forse addirittura sufficiente di corruzione.</p>
<p>Stando così le cose, il danno che la corruzione arreca alla collettività non è affatto rappresentato da quanto incassato dal corrotto (10), ma da quanto il contribuente è stato costretto a sborsare (100) per consentire al corrotto di percepire<strong> la tangente</strong>. In altri termini, l’intervento pubblico non solo costituisce condizione necessaria di corruzione, ma ne misura anche la portata.</p>
<p>Non la tangente, è misura del nostro danno, ma lo spreco: la <strong>spesa pubblica</strong> superflua o artatamente gonfiata a livelli molto superiori a quelli strettamente necessari. Il che ci consente di pervenire ad un’importante conclusione: il dissesto finanziario dello Stato è interamente imputabile all’intreccio fra statalismo e corruzione che caratterizza il nostro tempo.</p>
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		<title>Se i cervelli scappano, arrivano i corrotti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/se-i-cervelli-scappano-arrivano-i-corrotti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Sep 2016 16:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cervelli in fuga]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[nepotismo]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Davide Giacalone commenta la dichiarazione di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità anticorruzione, sul legame esistente tra la corruzione negli atenei e la fuga di cervelli dall'Italia[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la corruzione universitaria a far fuggire i cervelli, è l&#8217;umiliazione dei cervelli (che vadano o rimangano) a far dilagare la <strong>corruzione</strong>. Non sembri questione da poco, perché il ribaltamento dell&#8217;osservazione fatta da <strong>Raffaele Cantone</strong> è necessario, se si vuole passare dalla geremiade moralistica ai rimedi efficaci. Possiamo riprodurre all&#8217;infinito l&#8217;aneddotica dei figli imposti in cattedra e degli amanti sollevati da sotto a sopra la medesima. Possiamo emanare leggi su leggi, almeno in questo onorando la prosa manzoniana (che deprecava tale costume). Possiamo minacciare quanto si vuole. Non funzionerà mai se non si capisce qual è l&#8217;oggetto del contendere: l&#8217;accaparramento per utilizzo privato di una <strong>spesa pubblica</strong> distribuita senza alcuna attenzione ai risultati, alle misurazioni e al merito.</p>
<p>Dal palo del valore legale del titolo di studio, dall&#8217;assurda forca che pretende tutto sia uguale, pende il cappio che strangola <strong>il merito</strong>. E ce n&#8217;è, in Italia, tanto. Sia in cattedra che fra i banchi. Ma viene trattato allo stesso modo del demerito e della furbizia accaparratrice. In un sistema aperto e competitivo puoi pure avere il potere di mettere il figlio caprone a insegnare fenomenologia dell&#8217;idiota, ma il titolo di cui lo onorerai sarà il coronamento della sua insipienza, mentre i quattrini con cui campare dovrai lasciarglieli, giacche nessuno sarà disposto a darglieli.</p>
<p>Con il sistema che abbiamo creato, invece, il promuovere famigli e famigliari serve ad assicurare loro una fetta di spesa pubblica corrente, conquistata con <strong>pubblicazioni inesistenti</strong>, realizzate con il copia e incolla da altri deficienti. E fosse solo questo, si potrebbe farne un lazzaretto per presuntuosi senza costrutto. Il guaio è che poi, dopo avere fregato i soldi ai genitori, si frega cultura ai figli, creando la società dell&#8217;arrembaggio alla sola fonte che sembra inesauribile: la spesa pubblica.</p>
<p>Ecosistema di tale malapianta, del resto, è la <strong>Repubblica dei bonus</strong> (a nulla). Il mercato non è affatto perfetto, ma sa essere spietato. Lasciate che i soldi vadano dove le aziende trovano personale qualificato, dove la ricerca crea brevetti, dove la cultura è tale perché i colti, e non i sorpresi, la riconoscono, e vedrete come avvizziranno in fretta i falsi professori, lasciati in una solitudine impoverita che, magari, suggerirà loro l&#8217;opportunità di studiare.</p>
<p>A quel punto non avremo più l&#8217;assurda Autorità anti corruzione, perché solo gli inutili deraglieranno dal diritto per avere in cambio il nulla blasonato. Quel giorno, magari, ci porremo il problema di finanziare <strong>la ricerca</strong> nei campi lontani dal mercato economico (ammesso e non concesso che esistano), mentre avremo già risolto quello di finanziare gli studi ai capaci e meritevoli non abbienti: se li contenderanno i finanziatori. Tutto sta a riconoscerli, i capaci. Per farlo occorre misurare in continuazione i risultati, le carriere, le produzioni scientifiche. Rendendo riconoscibili, per inesistenza di successi, quanti sperano di campare di rendita.</p>
<p>Per far questo, però, anziché produrre pistolotti sermoneggianti, si deve accettare una rivoluzione: di cultura e di università non si occupano politici che inseguono le blandizie di cattedratici le cui «conoscenze» altro non sono che le aderenze. Se ne occupa chi ne trae profitto. Quel giorno riconosceremo<strong> i nostri docenti</strong> di qualità e apriremo la strada ai discenti capaci di superarli. I cervelli non scapperanno, ma cercheranno fortuna nel mondo. Molti cervelli arriveranno, considerando una fortuna la nostra cultura. C&#8217;è solo un ostacolo da abbattere: il corporativismo zotico di chi si sistema e langue a vita.</p>
<p><strong>Davide Giacalone</strong>, <em>Il Giornale</em> 25 settembre 2016</p>
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