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	<title>conte Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>conte Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#laFLEalMassimo – Conte e la paura della Guerra</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-conte-e-la-paura-della-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Parrinello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 11:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
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		<title>I tre cappi al collo dei bipopulisti italiani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-tre-cappi-al-collo-dei-bipopulisti-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 18:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una classe politica senza memoria, priva di continuità istituzionale e consegnata ad un eterno presente che impedisce ogni visione strategica a medio, lungo periodo. È questa l’immagine dell’Italia dopo il voto alla Camera sul Mes. La memoria. Se i partiti che non hanno votato a favore della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (FdI, Lega, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una classe politica senza memoria, priva di continuità istituzionale e consegnata ad un eterno presente che impedisce ogni visione strategica a medio, lungo periodo. È questa l’immagine dell’Italia dopo il voto alla Camera sul Mes.</p>
<p>La memoria. Se i partiti che non hanno votato a favore della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (FdI, Lega, FI, M5s) sostenendo che “serve solo alle banche tedesche” avessero avuto memoria della crisi finanziaria che travolse l’Europa nel 2010, saprebbero che quando le banche tedesche entrano in sofferenza il contagio dilaga ai paesi considerati più fragili. E l’Italia è il primo della lista. Se il Mes, inapplicabile a causa della mancata ratifica italiana, non salverà, all’occorrenza, le “banche tedesche”, chi salverà il sistema creditizio italiano?</p>
<p>La continuità istituzionale. Di prassi, i cambiamenti dei governi non cambiano il merito degli accordi internazionali sottoscritti dai governi precedenti. La riforma del Mes è stata avviata dal governo Conte nel 2021, ma né il partito di Conte, né i partiti che oggi compongono la maggioranza hanno ritenuto di confermare tale continuità. Un chiaro segno di inaffidabilità nazionale agli occhi di partner e investitori internazionali</p>
<p>Il presentismo. Alcuni osservatori vicini alla Meloni cavillano: a dichiararsi contrario non è stato il governo, ma il parlamento, il che non esclude che dopo le elezioni Europee del prossimo giugno il governo non possa indurre le Camere a ribaltare il voto espresso ieri approfittando magari di una qualche parziale ma simbolica modifica. Tesi bizzarra, che presuppone una disinvoltura degna dei corsari di Tortuga, oltre ad una naturale inclinazione a prendere per i fondelli gli elettori.</p>
<p>Questi, dunque, i tre cappi nei quali ieri i leader di FdI, Lega, FI e M5s hanno disinvoltamente infilato il collo. Si attendono le rappresaglie dei partner europei, e in modo particolare della Germania. Giorgia Meloni ha dimostrato di non reggere la competizione, densa di demagogia, di Matteo Salvini alla sua destra. Giuseppe Conte ha dimostrato di non reggere il peso delle sue pur recenti responsabilità istituzionali. Ieri, ancora una volta, il bipolarismo italiano ha esibito i tratti poco rassicuranti del bipopulismo. La campagna per le Europee è ufficialmente iniziata, ed è iniziata nel peggiore dei modi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/12/mes-tre-cappi-al-collo-bipopulisti-italiani/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Conte evoca la questione morale, una nemesi per sé e per la Meloni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/conte-evoca-la-questione-morale-una-nemesi-per-se-e-per-la-meloni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 18:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[conte]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parafrasando la celebre massima dell’intellettuale britannico Samuel Johnson sul nazionalismo, “il moralismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”. Dove per canaglie in politica si intendono i furbi, gli irresponsabili, i demagoghi. C’è da credere che Giuseppe Conte abbia negoziato con Repubblica non solo la pubblicazione dell’odierna lettera aperta a Giorgia Meloni, ma anche il titolo: il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parafrasando la celebre massima dell’intellettuale britannico Samuel Johnson sul nazionalismo, “il moralismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”. Dove per canaglie in politica si intendono i furbi, gli irresponsabili, i demagoghi.</p>
<p>C’è da credere che Giuseppe Conte abbia negoziato con Repubblica non solo la pubblicazione dell’odierna lettera aperta a Giorgia Meloni, ma anche il titolo: il riferimento alla “questione morale” è, infatti, un classico della demagogia grillina. Lo è ancor più per Conte, il quale, dismessi i panni sovranisti, ora per erodere voti al Pd indossa con analoga classe quelli post comunisti. Di “questione morale” (degli altri, s’intende) parlò Enrico Berlinguer nel 1981 in una celebre intervista rilasciata proprio al fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Di questione morale parla di conseguenza Giuseppe Conte.</p>
<p>Il leader di quel che resta del Movimento 5stelle mette in sequenza i casi Delmastro, Donzelli, Santanchè, Sgarbi, Durigon e Lollobrigida, accusa la premier di privilegiare “gli interessi dei potenti” rispetto a quelli del popolo e conclude rammaricandosi del fatto che “sempre più italiani si allontanano dalla politica, si astengono, non partecipano più alla vita democratica perché non ritengono più credibile la classe politica”. Tale mancanza di credibilità, secondo Conte, è dovuta alla restaurazione di “privilegi” che non avrebbero ragion d’essere.</p>
<p>Da qual pulpito, verrebbe da dire. È infatti noto che il Movimento 5stelle abbia tradito tutte le proprie istanze identitarie a base moralistica: non praticano la trasparenza, non si dimettono quando ricevono un avviso di garanzia, si spartiscono il denaro pubblico che un tempo restituivano, non rispettano la regola dei due mandati, versano ogni anno 300mila euro a Beppe Grillo di finanziamenti pubblici ai gruppi parlamentari…</p>
<p>“L’onestà in politica è l’ideale che canta nell’animo degli imbecilli”, scrisse il filosofo liberale Benedetto Croce. Di sicuro Conte imbecille non è: è semplicemente un demagogo, come lo fu Giorgia Meloni nel decennio trascorso all’opposizione. Fratelli d’Italia è stato infatti il partito di centrodestra che più ha predicato il pauperismo in politica, che più ha degradato a “privilegi” quelle garanzie poste dai padri costituenti a difesa della Politica e delle Istituzioni. Non a caso, i meloniani furono (naturalmente senza crederci) i più determinati sostenitori del vergognoso taglio alla rappresentanza parlamentare voluto, appunto, dal Movimento 5stelle allora guidato da Giggino Di Maio. Ora che si trova a ricoprire funzioni di governo, tocca a Giorgia Meloni incassare le accuse che Meloni Giorgia rivolgerebbe ad altri al suo posto. È la nemesi, bellezza. E prima o poi tocca tutti.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/12/conte-questione-morale-meloni/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Il narcisismo della coppia Landini-Schlein</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/narcisismo-landini-schlein/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 18:00:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto. Sui giornali odierni troneggia il gran [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’era del narcisismo, con un dibattito pubblico di conseguenza caratterizzato da posizioni assunte per partito preso su impulso demagogico, la giornata di oggi verrà ricordata come uno spartiacque. Mai, infatti, la sinistra, nella sua duplice declinazione politica e sindacale, era apparsa più autoreferenziale, velleitaria e graniticamente chiusa al confronto.</p>
<p>Sui giornali odierni troneggia il gran rifiuto di Elly Schlein. Giorgia Meloni aveva invitato la segretaria del Pd ad un confronto pubblico ad Atreju, la kermesse del movimento giovanile di Fratelli d’Italia. In passato, da Walter Veltroni a Enrico Letta fino a Giuseppe Conte, altri leader della sinistra erano stati invitati e nessuno aveva mai rifiutato. L’ha fatto Elly Schlein, e nel farlo ha disconosciuto la figura presidente del Consiglio come avversario politico e interlocutore legittimo, preferendo trattarlo da “nemico assoluto”, in ciò confermando le tesi di un vecchio saggio di Luca Ricolfi sull’arroganza intellettuale di certa sinistra (“Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori”). “Dietro la scelta di Elly Schlein si intravede ancora l’ombra di quella presunzione e di quell’arroganza che tanto hanno allontanato la sinistra dal suo popolo”, ha scritto Federico Geremicca sulla Stampa. E ha scritto la verità.</p>
<p>Analogo atteggiamento hanno assunto i sindacati. Nelle scorse settimane, i segretari generali di Cgil e Uil hanno ostentatamente disertato gli incontri con il governo sulla legge di bilancio. E si capisce, dal momento che avevano programmato una giornata di sciopero quando della manovra non si conosceva ancora neanche una virgola. La giornata è infine giunta, ma oggi, in piazza, la coppia Landini-Bombardieri ha esibito una piattaforma politica pot-pourri che andava delle morti sul lavoro all’evasione fiscale. Tutto e nulla. Il senso dello sciopero risiede, evidentemente, nello sciopero in quanto tale. Una logica affine a quella dei Cobas, lontana anni luce dalla logica cgiellina dei Di Vittorio, dei Lama, dei Trentin. Demagogia allo stato puro.</p>
<p>Di ben altra pasta è fatto Luigi Sbarra. Lo si capisce dal suo inascoltato monito ai colleghi di Cgil e Uil: “State attenti a non svilire lo sciopero, a non farlo diventare un rito fine a se stesso, che, ripetuto in maniera compulsiva, alla lunga logora la rappresentanza sociale e dà spazio ai populismi”, ha detto il segretario generale della Cisl enunciando una tesi che in anni lontani accomunò personalità culturalmente distanti, ma accomunate da un prorompente senso dello Stato e della realtà, come il socialista Filippo Turati e il liberale Luigi Einaudi.</p>
<p>Sbarra, oggi, è rimasto a casa. Riunirà la sua piazza il prossimo sabato, ma lo farà su una serie di proposte circostanziate, che daranno dignità alla Cisl e metteranno in difficoltà il governo. La politica, che sia partitica o sindacale, si fa così: attraverso il metodo del confronto e con l’obiettivo della mediazione. In alternativa c’è solo la demagogia, che in politica si traduce nel narcisismo più inconcludente. Inconcludente come proclamare un grande sciopero per poi accorgersi che le adesioni nei comparti principali sono state, ma guarda un po&#8217;, molto al di sotto delle aspettative.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/11/narcisismo-coppia-landini-schlein/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>#laFLEalMassimo &#8211; Episodio 74: Pensioni ed Elezioni</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/laflealmassimo-episodio-74-pensioni-ed-elezioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2022 16:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bentornati alla FLE al Massimo, ultimo episodio prima della pausa estiva. Mentre in Europa continua a imperversare il conflitto avviato dall’invasione russa ai danni dell’Ucraina in Italia assistiamo ad una campagna elettorale che si divide tra le elucubrazioni tattiche per massimizzare il risultato, anche a costo di ventilare le alleanze più improbabili e i più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bentornati alla FLE al Massimo, ultimo episodio prima della pausa estiva. Mentre in Europa continua a imperversare il conflitto avviato dall’invasione russa ai danni dell’Ucraina in Italia assistiamo ad una campagna elettorale che si divide tra le elucubrazioni tattiche per massimizzare il risultato, anche a costo di ventilare le alleanze più improbabili e i più abusati stratagemmi comunicativi. Si passa  dagli appelli apocalittici per salvare il paese dalle destre alla demolizione dell’Agenda Draghi in chiave populista per capitalizzare il consenso alle urne, derubricando a questione secondaria la predisposizione anche del più vago programma di governo.</p>
<p>Un atteggiamento oltremodo miope a fronte delle rilevanti sfide che il nostro paese si trova ad affrontare con una congiuntura globale particolarmente incerta a causa dell’inflazione e degli squilibri causati dal conflitto in Ucraina, una politica monetaria che dopo decenni ritorna ad orientarsi in chiave restrittiva e il peso di numerosi squilibri macroeconomici, primo fra tutti la presenza di un debito pubblico molto elevato in rapporto al PIL</p>
<p>Senza entrare nel merito di questa o quella proposta politica questa rubrica vuol suggerire di utilizzare come criterio di riferimento per orientarsi le indicazioni date in materia previdenziale.</p>
<p>Il sistema pensionistico del nostro paese è squilibrato, iniquo e realizza un trasferimento intergenerazionale molto penalizzante soprattutto per i giovani. Il totale dei contributi raccolti attualmente non è sufficiente a pagare le prestazioni erogate e dunque si necessita di una integrazione a carico della fiscalità generale.</p>
<p>Un sistema messo in piedi quando il rapporto tra lavoratori e pensionati era molto diverso da oggi e l’aspettativa di vita significativamente inferiore è diventato di fatto insostenibile. Occorre un ribilanciamento che riduca le prestazioni troppo generose erogate oggi e tuteli quelle che rischiano di essere troppo penalizzate in futuro.</p>
<p>Dunque un criterio efficace per valutare le proposte politiche è quello di verificare se sono orientate a peggiorare gli squilibri anticipando l’età per andare in pensione oppure se al contrario si provano a porre rimedio all’ingiustizia della struttura attuale.</p>
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		<title>Mattia Feltri: La triplice alleanza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/mattia-feltri-la-triplice-alleanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 07:22:33 +0000</pubDate>
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		<title>Carlo Cottarelli: Interesse pubblico e calcoli politici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 06:30:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="su-button-center"><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2020/07/cottarelli-larepubblica-interesse-pubblico.pdf" class="su-button su-button-style-flat su-button-wide" style="color:#ffffff;background-color:#003c71;border-color:#00305b;border-radius:5px" target="_self"><span style="color:#ffffff;padding:9px 30px;font-size:22px;line-height:33px;border-color:#4d779c;border-radius:5px;text-shadow:0px 0px 0px #ffffff"><i class="sui sui-newspaper-o" style="font-size:22px;color:#ffffff"></i> VISUALIZZA ARTICOLO</span></a></div>
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		<title>Paolo Mieli: Il principio di realtà rifiutato</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 05:37:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda del ponte di Genova e del rapporto con la famiglia Benetton ci rivela in fin dei conti soprattutto una cosa: Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di partenza. Non esiste ormai più un solo punto su cui qualcuno nella maggioranza si attenga al principio di realtà. Prendiamo il dibattito sugli aiuti europei (di cui, sia chiaro, dipendesse da noi faremmo richiesta all&#8217;istante). Quel che sconforta sono le argomentazioni messe in campo: tali aiuti devono essere donati e, nel caso si configurino come prestiti, va garantito che siano senza «condizionalità». I Paesi che pretenderebbero di ridurne l&#8217;ammontare e verificare come quei soldi saranno spesi, vengono descritti come egoisti, avidi e insensibili alla causa europea. Perché insensibili? Per il fatto che &#8211; se la Comunità non ci regala quei soldi all&#8217;istante o non ce li presta alla maniera che noi pretendiamo &#8211; noi non faremo nulla per impedire che vada a monte l&#8217;intera costruzione europea. Conta poco che noi quei soldi non sappiamo neanche bene come spenderli. E che probabilmente una parte li butteremo via. L&#8217;importante è prenderli.</p>
<p>Fino a quando? All&#8217;infinito? Ammesso che fosse ammissibile ragionare in questo modo a marzo, aprile, nell&#8217;esaurimento nervoso da crisi pandemica, oggi forse dovremmo definire meglio cosa noi, con le nostre forze, siamo pronti a fare per il nostro Paese oltre a spendere i soldi che riusciremo a farci dare dall&#8217;Europa. Al momento non si vede all&#8217;orizzonte neanche un&#8217;idea di qualcosa che ci imponga di risanare ciò che va risanato. Siamo solo capaci di spendere facendo debito, debito e ancora debito. Un&#8217;attitudine che almeno trenta o quarant&#8217;anni fa serviva a render saldi gli accordi tra partiti. Oggi non c&#8217;è più neanche quello. Nessun&#8217;intesa è in grado di reggere. Neanche quelle di impianto etico. Vari ministri avevano annunciato mesi fa che nel caso sulle nostre coste fossero approdati dei migranti li avremmo accolti e parzialmente smistati in altri Paesi (grazie ad accordi internazionali presi dalla ministra Lamorgese). Invece quando questi migranti arrivano, restano tuttora al largo per una decina di giorni con la sola differenza che non ci sono più scrittori o parlamentari che vadano su quelle navi a portar loro conforto. Qualcosa deve essere cambiato nella sensibilità dei soccorritori che si mobilitarono l&#8217;estate scorsa. Neanche sulla modifica dei cosiddetti decreti Salvini sembra esserci all&#8217;orizzonte uno straccio di intesa. Né su una decina o più di punti che non stiamo qui ad elencare.</p>
<p>Su un solo dettaglio l&#8217;accordo tra Pd e Cinque Stelle appare granitico: quello di un sistema elettorale che renda l&#8217;attuale stato delle cose immodificabile. Un sistema per fare in modo che sia impossibile per l&#8217;elettore scegliere una maggioranza e un programma di governo come tuttora accade per sindaci e presidenti di Regione. Lo scopo è quello di agevolare al massimo i rimescolamenti parlamentari divenuti da tempo l&#8217;unica, vera specialità della sinistra italiana. Il tutto accompagnato da spudorate ammissioni del vero motivo per cui si procede in questa direzione: disarticolare l&#8217;attuale opposizione e impedirne la vittoria. Qui non abbiamo niente da dire su coloro che negli ultimi quarant&#8217;anni sono rimasti coerentemente proporzionalisti.</p>
<p>Ma nei confronti di coloro che ai tempi si iscrissero con giubilo alle grandi tribù del maggioritario, vorremmo suggerire una riflessione in extremis non tanto sul loro cambiamento di idee (le idee si possono sempre, a volte si devono modificare) quanto sulla sospetta unanimità di tale trasformazione. Un fenomeno non nuovo nella storia d&#8217;Italia. Che è arduo annoverare tra le caratteristiche migliori della nostra tradizione.</p>
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		<title>Federico Fubini: L&#8217;aiuto tedesco non è per sempre</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/federico-fubini-laiuto-tedesco-non-e-per-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 06:17:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un&#8217;immagine che aiuta a capire Angela Merkel è quella del suo sguardo durante un incontro con una scolaresca, il 15 luglio 2015. Una rifugiata adolescente arrivata dai campi palestinesi in Libano le chiede se davvero, come sembra, dovrà tornare indietro. La cancelliera le risponde che la Germania non può accogliere tutti, «das kann man nicht schaffen», non ci si riesce. Il momento rivelatore arriva subito dopo, quando Merkel – mentre parla &#8211; si rende conto che la ragazza sta piangendo: la maschera della leader cade e per un istante gli occhi lasciano presagire quel che avrebbe deciso qualche settimana più tardi. All&#8217;inizio di settembre la cancelliera apre la Germania a più di un milione di rifugiati. «Wir schaffen das» , disse , noi ci riu sciamo. La frase uguale e contraria. Il Recovery Fund finanziato da eurobond non è dunque la prima volta che la cancelliera sfida i tabù dei suoi elettori. Giuseppe Conte, che al vertice del 27 marzo disse alla collega tedesca «Guardi alla realtà di oggi con gli occhiali di dieci anni fa», non è un adolescente che chiede asilo. Ma la risposta della cancelliera quel giorno («Non dovremmo promettere alle persone cose che non possiamo dar loro») è l&#8217;equivalente finanziario di quel «non ci si riesce» alla giovane rifugiata. Anche qui, in meno di due mesi Merkel ha invertito la rotta e la domanda ora è se i parallelismi finiscono qui. Perché all&#8217;epoca la folla alla stazione di Monaco applaudì i primi rifugiati siriani all&#8217;arrivo ma poi, nel giro di pochi mesi, l&#8217;umore cambiò.</p>
<p>Per anni la cancelliera è stata circondata e paralizzata dal rancore verso quella sua scelta, in Germania e nel suo stesso partito. Sarebbe dunque ingenuo escludere che a un certo punto il consenso &#8211; o il silenzio &#8211; dei tedeschi sulle concessioni offerte all&#8217;Italia non si muti in risentimento e poi in rivolta aperta. Del resto la cancelliera ha ancora quattordici mesi di potere &#8211; almeno lei assicura così &#8211; poi lascerà a un successore.</p>
<p>È dunque il caso di guardare dove siamo per vedere quali siano le strade davanti a noi. La polvere non si è ancora depositata dopo la tragica primavera 2020, ma è possibile che la peggiore recessione in tempo di pace sia anche una delle più brevi ( ovviamente, a meno di una seconda ondata del virus). In Spagna il ricorso a Erte, la cassa integrazione, è già dimezza to. In giugno il livello di fiducia dei manager dell&#8217;industria nell&#8217;area euro (e un po&#8217; di più anche in Italia) è risalito da livelli comatosi a quelli tipici di una contrazione lieve. A maggio rispetto ad aprile gli acquisti delle famiglie sono risaliti del 17% in Germania e del 24% in Italia. Dal 18 maggio, quando Merkel ha annunciato il suo sì al Recovery Fund, l&#8217;indice più ampio delle borse europee (Eurostoxx 600) è salito al passo con lo S&amp;P500 di Wall Street. E i mobility report di Apple &#8211; una fotografia dei movimenti degli smartphone – mostra che in Italia, Germania, Francia o Spagna gli spostamenti in auto hanno già superato di netto i livelli di gennaio. In ritardo sembrano semmai gli Stati Uniti e soprattutto la Gran Bretagna.</p>
<p>Niente di tutto questo significa che l&#8217;Europa stia guarendo. Ne siamo lontani.</p>
<p>Il crollo dei redditi e il timore di un ritorno della pandemia continueranno a frenare gli investimenti, le assunzioni e i viaggi. Per ora assistiamo solo ai primi segni di un rimbalzo meccanico, dopo che l&#8217;economia ha toccato il fondo durante il lockdown.</p>
<p>Salito il primissimo scalino, la ripresa potrebbe rivelarsi faticosa e diseguale: all&#8217;interno stesso dell&#8217;Italia i dati di Apple segnalano che Napoli, Padova o Genova si stanno rimettendo in moto più facilmente di Roma, Firenze o della stessa Milano.</p>
<p>Le conseguenze politiche dei primi accenni di (relativa) stabilità però potrebbero non essere lontani. Al Corriere Valdis Dombrovskis ha detto che bisognerebbe tornare ad applicare le regole europee sui conti «una volta finita la recessione»; sarà discutibile chiedere una stretta di bilancio quando il reddito è del 10% più basso di prima, ma il vicepresidente della Commissione riflette idee diffuse anche in Germania. Merkel, giorni fa, ha chiesto a Conte cosa intende fare sulle pensioni. E Isabel Schnabel, la tedesca nell&#8217;esecutivo della Banca centrale europea, ha già osservato che forse non ci sarà bisogno di eseguire tutti gli acquisti di titoli decisi dalla Bee in giugno (con un a scelta di tempo che ha profondamente diviso il consiglio direttivo).</p>
<p>Insomma, come sui migranti nel 2015, anche oggi un a reazione tedesca a Merkel è solo questione di tempo. E l&#8217;Italia deve farsi trovare pronta. Se non vuole che arrivi troppo presto la richiesta di un giro di vite sui conti, il Paese deve dimostrare che non si affida solo all&#8217;aiuto degli altri. Sa aiutarsi</p>
<p>da sé, con atti concreti. Evitando promesse irrealistiche di tagli di tasse coperte con spending review, per esempio.</p>
<p>O evitando una «semplificazione» per decreto che dà alla Corte dei conti un potenziale controllo «concomitante» al lavoro degli amministratori.</p>
<p>Ma quanto a questo, la strada sembra lunga davvero.</p>
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		<title>De Nicola: Il premier accantoni quell&#8217;idea</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 06:14:51 +0000</pubDate>
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