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	<title>consiglio di stato Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>consiglio di stato Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Le mani dei burocrati sui nostri affetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Jul 2016 14:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[cirinnà]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio di stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Alessandro De Nicola su Repubblica del 23 luglio scrive sulle unioni civili [:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-mani-dei-burocrati-sui-nostri-affetti/">Le mani dei burocrati sui nostri affetti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Consiglio di Stato è stato chiaro: le prime unioni civili si potranno celebrare prima di Ferragosto. Bene, qualunque cosa si pensi della <strong>legge Cirinnà</strong>, non aveva molto senso che, una volta approvata, si facesse passare troppo tempo prima di poterla applicare appieno. Tuttavia, come è normale quando entra in vigore una norma che introduce istituti giuridici nuovi, qualche dubbio interpretativo comincia già ad affiorare.</p>
<p>Uno di questi riguarda le convivenze di fatto e la chiarezza sul punto è importante, perché la scelta dell&#8217;una o l&#8217;altra interpretazione ci dirà se l&#8217;ordinamento giuridico italiano tiene ancora in conto la <strong>libertà degli individui</strong> di autodeterminarsi o se si avvia inesorabilmente a diventare un paternalistico sistema in cui lo Stato sa sempre meglio della persona qual è il suo &#8220;bene&#8221;.</p>
<p>Com&#8217;è noto, la <strong>legge 76 del 2016</strong> regola anche le convivenze di fatto tra due persone che sono unite &#8220;stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale&#8221;. I conviventi possono essere dello stesso sesso o di sesso diverso, e per accertare &#8220;la stabile convivenza&#8221; devono presentare all&#8217;anagrafe un&#8217;apposita dichiarazione. Questa condizione fa sorgere diritti e doveri per la coppia da un punto di vista successorio, di accesso ai dati personali, di reciproco sostegno, di possibile corresponsione di alimenti dopo la rottura del legame è così via. Inoltre, la registrazione è condizione per poter stipulare un contratto di convivenza che regoli i rapporti tra i contraenti.</p>
<p>La nuova legge, peraltro, non ha abrogato la possibilità prevista da <strong>un decreto del 1989</strong> di dichiarare all&#8217;anagrafe l&#8217;esistenza di una convivenza per vincoli affettivi, che possono essere anche di amicizia o parentela (zio e nipote, per esempio) e riguardare più persone.</p>
<p>Infine, esistono le convivenze di persone che mantengono la residenza separata o che non hanno né tempo né voglia di registrarsi da alcuna parte.</p>
<p>Ecco, secondo un&#8217;interpretazione estensiva ed in punto di diritto la convivenza é &#8220;accertata&#8221; dalla dichiarazione prevista dalla legge Cirinnà ma non costituita dalla stessa, quindi esiste a prescindere. La conseguenza sarebbe che, salvo per gli effetti tipici previsti dalla novella legislativa, ossia la possibilità di sottoscrivere <strong>il contratto di convivenza</strong>, gli altri diritti e doveri si applicherebbero anche a tutti gli altri conviventi, compresi quelli registrati secondo il decreto del 1989 o gli &#8220;anonimi&#8221;.</p>
<p>Io non penso che la lettura della norma porti a tale conclusione ma, se così fosse, saremmo di fronte ad un classico caso di summum ius, summa iniuria.</p>
<p>È mai possibile che un cittadino non possa sfuggire all&#8217;amorevole aiuto della legge? Che il legislatore, considerandolo un minus habens, lo protegga e gli imponga dei doveri nell&#8217;ambito dei rapporti personali quando è ovvio che di tale amorevoli diritti e cavillosi doveri il nostro cittadino vuole fare a meno?</p>
<p>Senza nemmeno soffermarsi sul caos che si produrrebbe per stabilire se un paio di settimane con la morosa siano stabile convivenza o meno, o se la legge, pensata per le coppie che vivono insieme, come si diceva una volta, more uxorio, sia applicabile allo studente che invece divide i costi dell&#8217;appartamento con un suo caro amico, il punto centrale è un altro: perché<strong> lo Stato</strong> deve per forza imporre comportamenti o garantire privilegi in una sfera personalissima come quella affettiva? La giurisprudenza nel corso degli anni aveva già regolato alcuni problemi scaturenti da una situazione di convivenza caratterizzata da &#8220;affetto familiare&#8221; proprio perché mancava una legge apposita; ora che c&#8217;è, solo chi rientra nella sua definizione e come tale si registra dovrebbe essere sottoposto alle relative prescrizioni.</p>
<p>Perché dei terzi, ad esempio gli eredi di uno dei conviventi non registrati ed ahimè deceduto, dovrebbero vedere i loro diritti (ereditari), diminuiti da altri diritti che in vita i conviventi non avevano inteso creare visto che non si erano registrati?</p>
<p>L&#8217;intrusione del  nella vita e nelle tasche degli individui é già arrivata a livelli mai prima raggiunti: almeno nei propri affetti lasciamo liberi i cittadini di evitare di avere a che fare con burocrati e carte bollate.</p>
<p>Alessandro De Nicola, <em>Repubblica</em> del 23 luglio 2016</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/le-mani-dei-burocrati-sui-nostri-affetti/">Le mani dei burocrati sui nostri affetti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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