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	<title>comunismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>comunismo Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>#laFLEalMassimo – Ripudio della Cultura Fascista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Famularo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2024 10:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#laFLEalMassimo]]></category>
		<category><![CDATA[Attività 2024]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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		<title>Tassare le promesse</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tassare-le-promesse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Aug 2022 06:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[autorevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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		<category><![CDATA[regimi]]></category>
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		<title>Il fascio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-fascio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Aug 2022 11:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è alcun “regime” alle porte, ma questo non significa che siano serrate ai pericoli. La ragione per cui Giorgia Meloni ha dovuto registrare un messaggio multilingua, per esporre il minimo della civiltà, ovvero di non essere fascista e di non essere antisemita, non si trova solo nel passato, ma anche nel presente delle sue [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è alcun “regime” alle porte, ma questo non significa che siano serrate ai pericoli. La ragione per cui Giorgia Meloni ha dovuto registrare un messaggio multilingua, per esporre il minimo della civiltà, ovvero di non essere fascista e di non essere antisemita, non si trova solo nel passato, ma anche nel presente delle sue frequentazioni europee, fra le quali ci sono autoritarismo antidemocratico e antisemitismo. Quella roba non le appartiene, e speriamo non appartenga a nessuno dei dirigenti di Fratelli d’Italia, mentre farebbero bene ad allontanare da sé quelli di cui non si può dire altrettanto. Meloni e i suoi sono democratici, nel senso che hanno vissuto e accettato le regole della democrazia, e ripugnano loro le leggi razziali, non da oggi, ma da quando lo insegnò loro il capo di allora: Gianfranco Fini.</p>
<p>Ma la faccenda non si chiude qui. Intanto perché si può non condividere nulla di quel che uno dice, senza sentire il bisogno di dargli del dittatore, come destra e sinistra hanno ripetutamente fatto, dimostrando povertà di idee.</p>
<p>Inoltre, nel secolo scorso, due fetidi fratelli ammorbarono la storia: il fascismo e il comunismo. Figli dello stesso padre mistico e della stessa madre baldracca. Si mossero il direzioni opposte, ma più per ragioni geopolitiche che ideali e, del resto, nello spartirsi la Polonia furono alleati. L’Italia visse il nazifascismo e siccome quella roba è stata sepolta dall’esito della guerra, abbiamo avuto i nostalgici, fra i quali soggetti che si ritenevano patrioti perché avevano combattuto fra i repubblichini. Non abbiamo avuto il comunismo, in compenso abbiamo avuto tanti comunisti. Non potevano essere nostalgici, ma erano ammiratori, legati e finanziati da una dittatura. Chiunque abbia seguito queste due scuole non ha ragioni d’esserne orgoglioso. Anzi. Ma abbiamo vinto noi, ha vinto l’Occidente, ha vinto la libertà e ha saputo moltiplicare la ricchezza come mai s’era prima visto. Ad oggi non vi è pericolo che il fascismo o il comunismo s’affermino altro che fra gli svalvolati.</p>
<p>Epperò attenti, perché i figli del mistico e della baldracca ci hanno lasciati, ma la geopolitica è rimasta lì. Che è la ragione per cui resta un legame fra chi punta a consolidare i dispotismi e chi punta a demolire le democrazie. Se parte da Mosca non ha alcun bisogno di colorarsi di rosso (leggete Da Empoli e Jangfeldt) e s’acconcia benissimo a colorarsi di verde, di bruno e di nero. Mentre il persistente filone mistico non ha bisogno di colorarsi di nero per sostenere che il mercato e i mercanti commerciano l’anima e la fede di un popolo, può benissimo indossare il rosso, ma anche il giallo.</p>
<p>Quindi ha ragione Meloni ad avere sentito il bisogno di aggiungere la condanna della criminale aggressione russa all’Ucraina e la condivisione delle scelte dell’Occidente, che sostiene e arma gli aggrediti. Ma è qui che il fascio riemerge, perché per vincere si tiene vicino chi è l’espressione dell’opposto. E non sono quattro righe di occidentalismo rituale a cancellare l’inno a Putin cantato sotto il Cremlino, invocandolo quale guida con cui sostituire il nostro mondo democratico. Come non cancellano il mese di silenzio prima di far conoscere il disappunto per una guerra che aveva già mietuto migliaia di vite innocenti e mandato al massacro migliaia di soldati ignoranti.</p>
<p>E il fascio si ritrova pari pari dall’altra parte. Nello schieramento che vede avvinti il ministro della Difesa e chi vota contro la Nato. Può sembrare loro una furbata tattica, invece è una porcheria strategica. Perché dopo il 25 arriva il 26 settembre e chi pensa di potere governare in virtù del fatto che avendo preso un voto in più degli altri affasciati otterrà la loro obbedienza non si sa se s’illude o prova a illudere.</p>
<p>I conti pubblici sono l’altra faccia della collocazione internazionale, non a caso essendoci, in un fascio e nell’altro, chi voleva uscire dall’euro. Ancora una volta, dal 26 settembre, i ragionevoli saranno divisi. Ed è la più grande colpa di questo mondo politico.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Il pericolo è il falso</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-pericolo-e-il-falso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2022 07:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2022]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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		<title>L&#8217;assassinio Moro e quel filo &#8220;rosso&#8221; che porta alla rivoluzione mancata</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/lassassinio-moro-e-quel-filo-rosso-che-porta-alla-rivoluzione-mancata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 13:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[moro]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali furono, se ci furono, i presupposti culturali, o sottoculturali, che spinsero le Brigate Rosse a &#8220;sferrare&#8221;, come suol dirsi, &#8220;un attacco al cuore dello Stato&#8221;? E perché, ad un Pci e a una classe operaia che furono compatti nello stare dalla parte delle istituzioni repubblicane, non corrispose un uguale sentimento nel corpo degli &#8220;intellettuali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="post-contents">
<p><strong>Quali furono, se ci furono</strong>, i presupposti culturali, o sottoculturali, che spinsero le <strong>Brigate Rosse</strong> a &#8220;sferrare&#8221;, come suol dirsi, &#8220;un attacco al cuore dello Stato&#8221;? E perché, ad un <strong>Pci</strong> e a una classe operaia che furono compatti nello stare dalla parte delle istituzioni repubblicane, non corrispose un uguale sentimento nel corpo degli &#8220;intellettuali di sinistra&#8221;, cioè in pratica di buona parte del mondo culturale? Perché fu quella l&#8217;epoca, soprattutto fra gli <strong>intellettuali</strong>, dei distinguo, dei giustificazionisti (i &#8220;compagni che sbagliano&#8221;) e addirittura della falsa equidistanza (&#8220;né con lo Stato né con le Br&#8221;)?</p>
<p><strong>Sono domande che hanno ancora un senso</strong>, a quarant&#8217;anni dalla strage di via Fani, dal rapimento di Aldo Moro e dai tragici 55 giorni che portarono al ritrovamento del suo corpo in via Caetani. Domande che interrogano la nostra coscienza e che forse aiutano a capire l&#8217;oggi.</p>
<p><strong>Scortato da qualche non conformista lettura</strong>, sono abituato ad affiancare mentalmente il delitto Moro a un altro delitto &#8220;di peso&#8221; della nostra storia: l&#8217;agguato e l&#8217;uccisione, questa volta seduta stante, di un altro grande uomo politico e di cultura, avvenuta a un altro bivio stradale, questa volta a Firenze, <strong>il 15 aprile 1944</strong>. Certo, il peso politico di <strong>Giovanni Gentile</strong> era allora in una fase discendente, in un&#8217; &#8220;Italia tagliata in due&#8221; e avviata alla sconfitta; mente Moro, autentico democratico, era, quando fu rapito, nel pieno del suo potere, vedendo anzi proprio in quei giorni, in un&#8217;Italia cupa e segnata dal terrorismo ma sicuramente molto meno povera di quella del &#8217;44, concretizzarsi il suo progetto politico.</p>
<p><strong>Ma Gentile si era proposto</strong>, con un discorso in Campidoglio del dicembre 1943, come una sorta di riconciliatore nazionale, così come Moro era il patrocinatore del governo di &#8220;solidarietà nazionale&#8221; che avrebbe preso corpo proprio il giorno del suo rapimento. In entrambi i casi, conosciamo i nomi dei membri del comando e degli esecutori che spararono, ma non i mandanti ultimi (anche se, almeno nel caso di Gentile, ci fu una rivendicazione netta ma tutta politica da parte di <strong>Palmiro Togliatti</strong> appena rientrato dal lungo esilio in Italia).</p>
<p><strong>Lasciamo stare le piste</strong>, forse dietrologiche, che individuano in alcuni comunisti della Resistenza rifugiatisi a Praga per non aver voluto deporre le armi dopo il 25 aprile gli addestratori militari dei brigatisti che avrebbero agito tanti anni dopo in via Fani.</p>
<p><strong>Quel che è certo</strong> è che, nell&#8217;uccidere a sangue freddo un uomo del calibro intellettuale e umano di Gentile, ormai ininfluente politicamente, e nel giustificare l&#8217;assassinio, molti uomini della <strong>Resistenza</strong> mostrarono allora quale fosse per loro il vero obiettivo della guerra partigiana: non tanto un contribuito, altamente simbolico, dato agli alleati per liberare l&#8217;italia dal nazifascismo e instaurare la democrazia, quanto il primo atto di <strong>una rivoluzione violenta</strong> che avrebbe dovuto portare all&#8217;instaurazione del comunismo anche nel nostro Paese.</p>
<p>Invitati a deporre le armi dai dirigenti comunisti, in nome di un domani con condizioni migliori per la rivoluzione o di un gradualismo che non era il loro, costoro elaborarono il mito della <strong>&#8220;rivoluzione mancata&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>E fu questo mito a covare e a correre sotterraneo</strong> per molti anni dopo la guerra, in ambienti marginali ma a volte non ininfluenti della sinistra italiana, soprattutto intellettuale. Questo mito riemerse forte in una parte del nostro <strong>Sessantotto</strong> e armò la mano terrorista negli anni Settanta.</p>
<p>Nel bene o nel male, <strong>Moro era il simbolo maggiore di quell&#8217;Italia repubblicana</strong> che, asservitasi agli americani e allo &#8220;Stato imperialista delle multinazionali&#8221;, aveva fatto della vittoria sui nazifascisti una &#8220;vittoria mutilata&#8221;.[spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Corrado Ocone</strong>, huffingtonpost.it 15 marzo 2018</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Maledetto Ottobre rosso!</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/maledetto-ottobre-rosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 14:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[destra sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comunismo ha in comune con il fascismo e il nazismo molto più di quanto le storiografie compiacenti abbiano voluto far credere. Avvalorando la tesi che il comunismo sarebbe un “bene” realizzato male, mentre il nazismo e il fascismo un male assoluto. No, entrambi sono una reazione al mondo borghese e capitalistico. Comunismo e nazismo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il comunismo ha in comune con il fascismo e il nazismo</strong> molto più di quanto le storiografie compiacenti abbiano voluto far credere. Avvalorando la tesi che il comunismo sarebbe un “bene” realizzato male, mentre il nazismo e il fascismo un male assoluto.</p>
<p><strong>No, entrambi sono una reazione al mondo borghese e capitalistico</strong>. Comunismo e nazismo, due totalitarismi Non dite che sono diversi!</p>
<p><strong><em>I dieci giorni che sconvolsero il mondo</em></strong>, come li ebbe a definire il giornalista americano John Reed, autore di un racconto “in presa diretta” degli avvenimenti che portarono i bolscevichi di Lenin a conquistare il potere il 7 novembre di un secolo fa (25 ottobre secondo il vecchio calendario gregoriano russo), furono veramente sconvolgenti.</p>
<p>Anche e soprattutto perché, da quel preciso momento, <strong>la storia del Novecento non fu più la stessa</strong>. Non solo in Russia, ma anche in Occidente.</p>
<p><strong>“Breve”, come voleva Eric Hobsbawm</strong>, o “non breve” che sia, il Ventesimo secolo ha comunque una cifra ben definita: è il secolo delle idee al potere, dell’ideologia che si fa ideocrazia, dei politici che sono intellettuali, della <strong>crisi delle società e delle istituzioni liberali</strong> e dell’avvento delle masse sulla scena del potere, del potere totalitario, della tragedia delle guerre e degli stermini di massa ( delle tante “uova rotte”, per usare una metafora di Lenin ripresa da Isaiah Berlin, senza riuscire a fare una “frittata” che a ben vedere sarebbe stata, se realizzata, indigeribile).</p>
<p><strong>Tutto questa storia inizia lì, in Russia, in quei giorni</strong>. Anche gli autoritarismi di destra, i nazionalismi, i fascismi, il nazionalsocialismo tedesco, generano da quel momento e da quell’episodio. E con l’operato dei comunisti sovietici, di Lenin prima e di Stalin poi, hanno molti più elementi in comune di quanto le storiografie compiacenti abbiano voluto far credere.</p>
<p><strong>Avvalorando addirittura la tesi</strong> che il comunismo sarebbe un “bene” realizzato male, mentre il nazismo e il fascismo un male assoluto.</p>
<p><strong>No, in verità, entrambi sono momenti di una comune reazione</strong> al mondo borghese e capitalistico. Né il fascismo può essere affatto considerato, giusta l’interpretazione della stessa storiografia, come una reazione di cui i capitalisti si son serviti per combattere il comunismo quando le armi della democrazia formale o borghese sono risultate spuntate.</p>
<p><strong>L’alleanza con le forze padronali, o meglio conservatrici, dei fascismi</strong> ci fu ma fu contingente. E, in ogni caso, essi hanno invece sempre avuto un’impronta socialista che derivava loro dal modello originale (si legga, per farsene un’idea, il capitolo intitolato <em>Le radici socialiste del nazismo</em> ne <em>La via della schiavitù</em> di Friedrich von Hayek).</p>
<p><strong> Già nel 1921, quando il movimento fascista di Mussolini</strong> muoveva i primi passi in Italia, Guido de Ruggiero, che avrebbe poi pubblicato una <em>Storia del liberalismo europeo</em> (1925) di vasto successo internazionale, scriveva: «In verità, io, tra il rosso e il nero, non so riconoscere se non una distinzione ottica: tutto il resto è indiscernibile».</p>
<p><strong>Fu in ambito italiano</strong>, prima (in senso negativo) con Giovanni Amendola e poi (in senso positivo) con <strong>Giovanni Gentile</strong> che fu d’altronde usato per la prima volta, proprio in quegli anni, il termine “totalitarismo”, che dopo il secondo conflitto mondiale i cosiddetti “liberali della guerra fredda”, in primis <strong>Hannah Arendt</strong>, avrebbero reso popolare e introdotto nel comune linguaggio scientifico. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-11043 size-full" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-250x63.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-400x100.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-768x192.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-650x163.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-150x38.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-800x200.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-300x75.png 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-24x6.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-36x9.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/1-48x12.png 48w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />[spacer height=&#8221;20px&#8221;]</a></p>
<p><strong>Nel 1927, dal canto suo, Benedetto Croce aveva affermato</strong>, in un’intervista all’<em>Observer</em>, che giudicava i «nazionalismi e autoritarismi, che si oppongono al socialismo e comunismo, come un’imitazione a rovescio».</p>
<p><strong>Aggiungendo però, da quello studioso profondo che era stato di Marx</strong>, di cui aveva apprezzato la proposta di un canone di interpretazione storica, da usare accanto ad altri e non in modo unilaterale, e il realismo politico (lo aveva definito il “Machiavelli del proletariato”), che, fra i due totalitarismi, «la forma seria e coerente e fondamentale rimane sempre quella marxistica».</p>
<p><strong>Ancora nel 1950, nel pieno della “guerra fredda”, il filosofo napoletano</strong> scriverà che «l’abito della dittatura e della rinunzia alla libertà hanno trovato una nuova forma in un partito che fu avversario del fascismo ma di cui il dittatore italiano, già comunista rivoluzionario, si era nutrito, in modo che la sua era stata un’imitazione del comunismo, dalla quale era agevole risalire all’originale.</p>
<p><strong>Solo gli accidenti e le avventure portarono il Mussolini a diventare nemico del comunismo</strong>, al quale sarebbe volentieri tornato se avesse potuto e se ne avesse avuto il tempo».</p>
<p><strong>Ovviamente, chi più di tutti, nell’ambito della storiografia</strong>, si è impegnato a sottolineare le affinità e la dipendenza genetica fra i due totalitarismi è stato, nel secondo dopoguerra, <strong>lo storico tedesco Ernst Nolte</strong>, che non a caso, dopo aver definito “guerra civile europea” quella scatenata nel 1917 dalla Rivoluzione d’ottobre e durata fino al 1945, ha parlato del secondo dopoguerra, fino alla definitiva caduta nel 1989 del comunismo, come di un periodo di “guerra civile mondiale” ( seppur “fredda”).</p>
<p><strong>Resta così confermato che il “socialismo reale”</strong>, il comunismo realizzato, ha segnato l’intero secolo, con la sua presenza oppressiva e sempre più ampia (interessando molti altri Paesi al di fuori dell’Unione Sovietica).</p>
<p><strong>Esso non solo ha soffocato la libertà individuale</strong> dei cittadini delle nazioni che l’hanno conosciuto, ma non ha nemmeno realizzato nessuna delle promesse di giustizia che aveva fatto.</p>
<p><strong>Non è un caso</strong>: il comunismo, lungi dall’essere «un umanismo di giustizia sociale» (sic!), come ha recentemente scritto una sprovveduta firma del <em>Corriere della sera</em> (Donatella Di Cesare, 17 luglio), è un progetto, nella sua essenza, antivitale e antiumano. E che, pertanto, è corrotto nell’essenza, <em>ab origine</em> (l’autrice, per corroborare le sue tesi, osserva ovviamente che «la corruzione di un progetto non è il progetto stesso»).</p>
<p><strong>Ora, a parte il fatto che Marx non ha inteso mai essere un “puro filosofo”</strong>, e anzi ha instaurato un rapporto di stretto legame dialettico fra teoria e prassi, continuato un po’ da tutti i suoi epigoni, a cominciare da Lenin, non si può certo dire che il comunismo che egli aveva in testa fosse altra cosa rispetto a quello effettivamente messo in pratica dai bolscevichi e in genere nel Novecento. Il quale tutto è da considerare fuorché una perversa deviazione dalla via maestra o da un presunto “comunismo vero” e, casomai, come dicono alcuni, ancora tutto da realizzare.</p>
<p><strong>Certo, instaurando un rapporto necessitante fra pensiero e azione</strong>, è pur vero che Lenin (sulla scia di pensatori come Giovanni Gentile) sviluppa il marxismo in una determinata direzione, che potremmo definire attivistica e rivoluzionaria. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-11044 size-full" src="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2.png" alt="" width="1200" height="300" srcset="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2.png 1200w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-250x63.png 250w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-400x100.png 400w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-768x192.png 768w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-650x163.png 650w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-150x38.png 150w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-800x200.png 800w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-300x75.png 300w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-24x6.png 24w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-36x9.png 36w, https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2017/11/2-48x12.png 48w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />[spacer height=&#8221;20px&#8221;]</a></p>
<p><strong>Quella direzione era però già presente in Marx</strong> come una delle possibili e legittime. Il fatto che il marxismo si sia dimostrato errato, e foriero di fallimenti tragici “in pratica”, chiama in causa la “teoria” e non significa affatto che essa errata non fosse e che in qualche modo possa essere “salvata”.</p>
<p>«Il male nel caso del marxismo &#8211; scrivevo in conclusione del mio <em>Karl Marx </em>pubblicato per Luiss nel 2007 &#8211; non è tanto nella mente e nelle azioni degli epigoni ma è già tutto nel pensiero e nell’azione del suo padre fondatore».</p>
<p><strong>Il “peccato originale” del marxismo</strong> è, da una parte, di ordine logico, dall’altra, di natura antropo- ontologica, diciamo così. Dal primo punto di vista, l’esperienza sovietica ci ha mostrato nella “prassi” ciò che è vero in “teoria”: cioè che ogni “costruttivismo” politico o “economia di piano”, come ci hanno insegnato, fra gli altri e meglio degli altri, i pensatori della “scuola austriaca” dell’economia (da Carl Menger a Ludwig von Mises e Hayek), è tanto impossibile quanto irrazionale.</p>
<p>Oltre a presupporre di necessità l’introduzione di quella forma di coercizione che Marx aveva previsto, definendo <strong>“dittatura del proletariato”</strong>, e che nei paesi del comunismo realizzato è diventata prassi politica comune. Marx e i comunisti, d’altra parte, non hanno però fatto i conti fino in fondo nemmeno con la “natura” dell’essere umano, tanto che, io credo, soprattutto da questo punto di vista,<strong> l’Ottobre deve, a cento anni di distanza, fungere per tutti noi da ammonimento</strong>.</p>
<p>Essi hanno infatti elaborato un sistema di pensiero e di azione “che indica come obiettivo da realizzare una società senza più conflittualità. Un obiettivo non solo irrealistico, ma alla fine nemmeno auspicabile. Una realtà conciliata con sé stessa sarebbe una realtà senza più spirito vitale”, cioè in cui è venuta meno quella molla che fa andare costantemente avanti, ed essere e vivere, l’umanità”.</p>
<p><strong>Spostando poi il discorso, altre domande sorgono naturali</strong>. L’Ottobre ha almeno favorito il progresso delle condizioni materiali e morali delle masse nel mondo intero? Ha contribuito alla diminuzione della povertà assoluta e delle ingiustizie relative a cui pure, fra tante tragedie, abbiamo assistito nel corso del secolo scorso?</p>
<p><strong>In molti, in questi giorni, affermeranno questa tesi</strong>. Ed è indubbio che, tenendosi nella realtà tutto, anche la “rivoluzione comunista”, infiammando e spingendo all’azione, o semplicemente per reazione da parte di chi aveva il potere, ha finito per contribuire ai progressi del secolo.</p>
<p><strong>Ha funzionato come mito e come elemento utopico</strong>, senza dubbio. Quei progressi si sono però tutti o quasi tutti realizzati nella cornice della “società aperta” e delle istituzioni liberal- democratiche.</p>
<p><strong>Non poteva essere altrimenti</strong>. Ed è comunque un fatto, “duro e solido” come era sempre per Marx la realtà. Un fatto che non può continuare ad essere rilevante per tutti gli uomini pensanti e responsabili. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Corrado Ocone</strong>, <em>Il Dubbio</em> 7 novembre 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/maledetto-ottobre-rosso/">Maledetto Ottobre rosso!</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Togliatti e Croce, il comunista vs il liberale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/togliatti-e-croce-il-comunista-vs-il-liberale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 22:12:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[croce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Benedetto Croce, Palmiro Togliatti e i loro rapporti raccontati da Corrado Ocone[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/togliatti-e-croce-il-comunista-vs-il-liberale/">Togliatti e Croce, il comunista vs il liberale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 1942 può essere considerato un anno di svolta nello sviluppo storico del pensiero crociano</strong>. Ovviamente, &#8220;svolta&#8221;, per un pensiero compiutamente storicistico come quello di Croce, non è da intendersi come una frattura radicale, come un &#8220;voltar pagina&#8221; (come volle essere ad esempio la <em>Kehre</em> di Heidegger).</p>
<p>Più concretamente, la svolta consiste in questo caso in un riorientamento del suo pensiero, di una modificazione interna dello stesso svolgentesi <strong>lungo tre assi</strong>: una reinterpretazione del marxismo, che, come è noto, lo aveva interessato sin dagli anni dell&#8217;apprendistato filosofico (se ne era occupato già a fine Ottocento, prima dell&#8217;elaborazione del &#8220;sistema&#8221;); una critica dura alle posizioni liberalsocialistiche e poi azioniste; una riconsiderazione del cristianesimo.</p>
<ol>
<li>
<h3><strong>Critica del marxismo</strong></h3>
</li>
</ol>
<p>Croce aveva sempre distinto le teorie di Marx dal metodo del suo pensiero. Se dal primo punto di vista egli ne aveva messo subito in luce i limiti teorici (teologismo politico, determinismo economico, convinzione della prossima crisi del capitalismo a causa delle proprie contraddizioni interne, ecc.), dal secondo si era detto debitore nei confronti di Marx, che aveva definito il &#8220;Machiavelli del proletariato&#8221;, perché gli aveva insegnato a diffidare delle &#8220;alcinesche seduzioni della Dea Giustizia e della Dea Umanità&#8221;.</p>
<p>Ora, però, <strong>Croce apre un altro fronte</strong>: quello del &#8220;comunismo&#8221;, diciamo così, pratico, o del &#8220;socialismo&#8221; reale o realizzato. E qui il giudizio è critico in maniera così radicale da riproporsi come una critica complessiva non solo dell&#8217;azione, ma anche del pensiero marxista.</p>
<p>Il punto di riferimento principale, per quanto concerne questo aspetto, è costituito dal saggio <em>Per la storia del comunismo in quanto realtà</em> <em>politica</em>, un saggio che Croce stese nel novembre 1941, su cui rimeditò l’anno successivo e infine pubblico, con qualche piccola revisione, nel febbraio 1943.</p>
<ol start="2">
<li>
<h3><strong> Critica del liberalsocialismo e dell&#8217;azionismo</strong></h3>
</li>
</ol>
<p>Come è noto Croce criticò molto presto, cioè proprio nel 1942, in un articolo uscito il 20 gennaio sulla sua rivista (<em>Scopritori di</em> <em>contraddizioni</em>), da un punto di vista filosofico, il programma liberalsocialista elaborato da Guido Calogero e Aldo Capitini.</p>
<p>Per lui, infatti, un concetto empirico come quello di giustizia non può assolutamente accompagnarsi a un concetto ideale, cioè a un valore assoluto, quale è quello della Libertà. Mettere insieme due concetti che operano su piani diversi, e che per una esigenza di igiene mentale e morale vanno tenuti distinti, significa dare vita a una sorta di &#8220;ircocervo&#8221;, cioè a un mostro.</p>
<p><strong>La critica presto da teorica si fece politica</strong>, investendo le idee generali e le politiche concrete del Partito d&#8217;Azione, che intanto, sul tronco del movimento liberalsocialista e dei gruppi clandestini di &#8220;Giustizia e libertà&#8221;, era andato formandosi.</p>
<p><strong>La parte dei suoi diari che prende il nome di Taccuini di guerra</strong>, e che va dal settembre 1943 a tutto il 1944, ha come una sorta di <em>leitmotiv</em> la critica all&#8217;azionismo: una critica continua, quasi ossessiva, a cui spesso si aggiunge la delusione e l&#8217;amarezza nel vedere tanti suoi discepoli e allievi aggregarsi a quel partito e farne proprie le idee.</p>
<p>&#8220;Ho lavorato a dare &#8211; scrive ad esempio il 13 novembre 1943- chiari e saldi concetti su quel che è il liberalismo, purgandolo non solo da miscugli democratico-demagogici che aprono la via alle dittature, ma da tendenze conservatrici e riportandolo alla pura tradizione del Cavour, che non era un conservatore ma un radicale; ed ecco che mi è stato contrapposto un intruglio di colorito liberale ma di realtà comunistica o, a ogni modo, dittatoriale, che, non osando chiamarsi apertamente socialismo e socialismo rivoluzionario, ha adottato il nome di Partito d&#8217;azione. Continuerò a combatterlo nel campo delle idee, perché esso diseduca le menti e le abitua a tenere insieme concetti contraddittori, che possono avere perniciose conseguenze pratiche; ma non è detto che i cervelli deboli e quelli rivoluzionari, o piuttosto confusionari, non abbiano, almeno per qualche tempo, il disopra contro gli spiriti seri e leali e chiari&#8221;.</p>
<ol start="3">
<li>
<h3><strong>  Riconsiderazione del cristianesimo</strong></h3>
</li>
</ol>
<p>Sempre del 1942 è poi il celebre saggio <strong><em>Perché non possiamo non dirci cristiani</em></strong>. Croce fino allora aveva sempre avuto un atteggiamento &#8220;illuministico&#8221; nei confronti del cristianesimo in genere e del cattolicesimo, e della Chiesa cattolica, in particolare, catalogando i primi due fra i miti e le concezioni trascendenti che il pensiero critico, cioè realistico, storico e dialettico insieme, deve smontare; e considerando la Chiesa e le autorità ecclesiastiche come potenze politiche e combattendo ogni forma di clericalismo e temporalismo secondo la più classica posizione laica o laicista.</p>
<p><strong>Ora, rivede tutta la questione dal punto di vista della storia delle idee</strong>, e quindi della concezione morale, finendo però per suggerire sostanziali modifiche e riorientare l&#8217;intero edificio fino allora costruito.</p>
<p><strong>Il cristianesimo viene ora visto come la più grande rivoluzione morale</strong> compiuta dall&#8217;umanità, come la posizione dell&#8217;uomo in quanto uomo, e cioè nella sua universalità, al centro della storia e della realtà. In un processo che il liberalismo avrebbe poi semplicemente continuato e affinato, depurandolo dai residui di trascendenza e secolarizzando le istituzioni e le idee già in germe elaborare da quel suo progenitore.</p>
<p><strong>Il cristianesimo era perciò, in quest&#8217;ottica, non solo, l&#8217;antecedente del liberalismo</strong> ma anche l&#8217;elemento che quest&#8217;ultimo &#8220;superava&#8221; in senso hegeliano, cioè &#8220;conservandolo&#8221;. Indubbio era però poi il senso complessivo di questa riconsiderazione, che veniva giocata in un’ottica del tutto antitotalitaria.</p>
<p>Se per quanto concerne la prima strategia che gli<strong> intellettuali liberali</strong> usavano in quel torno di tempo per combattere il totalitarismo, quella che ne metteva in luce le caratteristiche razionalistiche, costruttivistiche e deterministiche, Croce non solo non aveva nulla da farsi perdonare ma era stato addirittura un antesignano di essa; per quel che concerne la seconda, cioè la messa in luce del carattere pagano o &#8220;barbarico&#8221;, materialista, che aveva segnato la &#8220;crisi della civiltà&#8221; occidentale, imponendo una ripresa della tradizione spiritualistica e cristiana, il filosofo napoletano aveva solo con la <em>Storia d&#8217;Europa</em> cominciato a parlare della Libertà come una &#8220;religione&#8221;, un atto di fede vissuta da coltivare o ripristinare.</p>
<p>Se dal primo punto di vista, Croce si trovava di fatto accanto, nella lotta, a Oakeshott, Popper, Hayek, nel secondo usava motivi che si ritrovano in Ortega y Gasset, Huizinga, o lo stesso suo amico e traduttore inglese Collingwood.</p>
<p><strong>Questo riorientamento del pensiero di Croce</strong>, che finiva per avere potenzialmente un ricasco nella politica, si scontrò presto, e anzi risultò fin dal principio perdente, con la strategia culturale che per l&#8217;Italia avrebbe messo in piedi <strong>Togliatti</strong>. La data simbolica da considerare è, in questo caso, il 27 marzo 1944, allorquando, dopo un lungo viaggio e venticinque anni di esilio sovietico, sbarca nel porto di Napoli, in un apocalittico scenario di pioggia di cenere (c&#8217;era stata nei giorni prima quella che di fatto è a oggi l&#8217;ultima eruzione del Vesuvio) il compagno Ercoli.</p>
<p><strong>Egli prende subito in mano le redini del partito</strong> di cui è leader in un&#8217;ottica di collaborazione con le altre forze politiche antifasciste che stanno cercando di dare un governo all&#8217;Italia (per il momento solo quella meridionale o &#8220;liberata&#8221;): un esecutivo che, in accordo con le forze alleate, prepari la transizione a un democratico assetto istituzionale del Paese.</p>
<p><strong>Togliatti elabora perciò, con i discorsi e gli scritti</strong>, oltre che con l&#8217;azione concreta, in accordo con Mosca, un progetto di &#8220;via nazionale al socialismo&#8221;, dal punto di vista politico, e di &#8220;egemonia culturale&#8221; (da esercitarsi su intellettuali, case editrici, mezzi di comunicazione di massa, accademie, opinione pubblica), dal punto di vista intellettuale. In questa prospettiva, egli sul suo cammino si trova davanti due fronti, come ostacoli, il crociano e il gentiliano, mentre si prepara a utilizzare per i suoi fini, e in qualche modo a &#8220;strumentalizzare&#8221;, il pensiero di Gramsci.</p>
<p><strong>La partita con gli intellettuali già gentiliani</strong>, che avevano un peso effettivo nei centri di potere culturale (e non solo un&#8217;influenza morale come i crociani), si rivela in qualche modo più facile. Sia per certe non effimere affinità politico-culturali fra il prassismo e antiparlamentarismo fascista e comunista, sia per la possibilità di allettarli con rinnovato potere.</p>
<p><strong>Con Croce, per forza di cose, la battaglia dovrà essere più accorta e sottile</strong>, in considerazione soprattutto del fatto che egli era visto e giudicato negli ambienti internazionali come il campione dell&#8217;antifascismo morale e uno dei pochissimi intellettuali che, nel tempo delle ideologie contrapposte, aveva sempre tenuto ferma la barra della libertà senza &#8220;tradire&#8221;.</p>
<p><strong>Il 15 aprile, intanto, in circostanze mai del tutto chiarite</strong>, senza che soprattutto la ricerca storiografica abbia mai potuto stabilire con certezza i mandanti, un nucleo di partigiani comunisti uccide in un agguato a Firenze Gentile. Ma poco importa individuare il mandante materiale dell’assassinio perché Togliatti ne imputa subito, con parole di una violenza inaudita, ai comunisti la responsabilità morale. Manda così un segnale chiaro e inequivocabile a quegli intellettuali ex gentiliani e ex fascisti che spesso erano stati formati intellettualmente e messi in cattedra dal filosofo siciliano, fino all&#8217;ultimo fedele a Mussolini e alla sua Repubblica di Salò.</p>
<p><strong>Il messaggio, nemmeno tanto subliminale, era questo</strong>: &#8220;se venite con noi, non solo non vi sarà rinfacciata alcuna &#8216;colpa&#8217; del passato, fungendo noi da &#8216;lavacro&#8217; delle coscienze, ma presto nuovi onori e cattedre vi saranno restituiti e date&#8221;. Inutile dire che gli &#8220;sciagurati&#8221;, come la monaca di Monza, all&#8217;appello risposero. Tanto che già al funerale del maestro non si presentò nessuno o quasi di essi. Più complicata sarebbe stata, e in qualche modo fu, l&#8217;operazione di messa in scacco di Croce.</p>
<p><strong>Togliatti dapprima tentò il colpo forte</strong>, tentando di screditare moralmente il filosofo napoletano, con cui pure era costretto a collaborare nei governi di liberazione nazionale, toccandolo proprio in quel che a lui tutti, soprattutto all&#8217;estero, gli riconoscevano: la coerenza antifascista, la non compromissione col vecchio regime.</p>
<p><strong>Sul primo numero di <em>Rinascita</em></strong>, che si pubblicò a Napoli con la data di giugno 1944, e che da subito si presentò come il principale strumento della battaglia culturale dei comunisti italiani, Togliatti recensì proprio il suddetto saggio di Croce sulla &#8220;realtà pratica&#8221; del comunismo. Fu una violenta stroncatura che dal piano intellettuale e politico si volse subito al giudizio morale.</p>
<p><strong>Croce esigette la pubblicazione di una rettifica senza commenti n</strong>el secondo numero di &#8220;Rinascita&#8221; e Togliatti, per evidenti motivi politici, non poté non acconsentite. Troppo scaltro era però l&#8217;uomo per pensare però che fosse incorso in un incidente, che non avesse previsto anche la reazione crociana.</p>
<p><strong>Il suo scopo era un altro</strong>: mandare, appunto, un altro preciso messaggio a intellettuali e operatori culturali. Ed esso, anche questa volta, arrivò puntuale a destinazione. Gli intellettuali di area crociana, o comunque da lui influenzati, certo anche per intima convinzione, cominciarono ad abbandonare politicamente il maestro, che voleva ricostituire il vecchio partito liberale, rinnovandolo sì ma tenendolo lontano da quelle contaminazioni socialistiche che invece per loro erano il segno del progresso e della modernizzazione.</p>
<p><strong>Come ricorda Giuseppe Galasso</strong>, in quel frangente si diceva, anche fra gli intellettuali, che &#8220;il mondo va a sinistra&#8221;. Per lo più i suoi allievi aderirono allora al Partito d&#8217;Azione, l&#8217;oggetto degli strali quotidiani del filosofo. Di fatto, il filosofo si trovò isolato: fuori dal nuovo blocco culturale che si andava costituendo in Italia. Un blocco, cementato dall&#8217;antifascismo diventato dogma o ideologia, e che prevedeva sì la possibilità di non essere comunisti ma non quella di essere anticomunisti.</p>
<p><strong>Laddove il liberalismo coerente è antitotalitario</strong>, cioè ugualmente antifascista e anticomunista. Una convinzione, quest’ultima, che, sempre in quel frangente, maturava in ampi strati della cultura mondiale, soprattutto anglosassone, da cui noi invece ci tenevamo lontani.</p>
<p><strong>Croce, ormai ultraottantenne, continuò a fare il suo</strong>, quello che aveva fatto per tutta la vita, intrecciando rapporti intellettuali con i cosiddetti &#8220;liberali della guerra fredda&#8221; (ad esempio Hayek) e recensendo le loro opere (ad esempio, <em>1984</em> di Orwell e <em>Buio a mezzogiorno</em> di Koestler). Opere che, fra l’altro, trovavano ormai ostacoli persino ad essere tradotte in italiano e (e alcune lo sarebbero state solo tanti anni dopo).</p>
<p><strong>L&#8217;immagine che di Croce veniva accreditata</strong>, e che poi si è trasmessa in noi delle generazioni successive, era quella di un pensatore &#8220;retrivo&#8221; e &#8220;provinciale&#8221;. In verità, era l&#8217;esatto opposto. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p><strong>Corrado Ocone</strong>, <em>Il Dubbio</em> 30 maggio 2017</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalle bandiere rosse ai dogmi del politicamente corretto</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/dalle-bandiere-rosse-ai-dogmi-del-politicamente-corretto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 10:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[società di mercato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=7157</guid>

					<description><![CDATA[<p>[:it]Dietro l'ambientalismo, l'animalismo e altre ideologie c'è il rifiuto della società di mercato[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando crollò il <strong>muro di Berlino</strong>, in molti furono portati a pensare che l&#8217;età del socialismo fosse alle spalle e che il materialismo storico fosse destinato a finire nella spazzatura della storia. In parte, le cose sono andate così, se si considera che l&#8217;Unione sovietica si è dissolta velocemente, che la Cina è cambiata in profondità, che ormai gli ultimi fortini di quell&#8217;ideologia sono nelle mani di fratelli o nipoti di quelli che un tempo furono leader carismatici: da Fidel Castro a Kim Il Sung.</p>
<p>Eppure il <strong>comunismo</strong> resta onnipresente, dato che larga parte della cultura contemporanea è pervasa da quella visione del mondo che ancora oggi esercita un potente influsso sulle categorie che utilizziamo per interpretare la realtà: sia nell&#8217;establishment di sinistra, sia nel populismo di destra.</p>
<p>È sufficiente pensare al trionfo dello <strong>stupidario ecologista</strong>. È sicuramente vero che si farebbe fatica a trovare, nel pensiero di <strong>Karl Marx</strong> (proiettato verso il futuro e volto a esaltare il progresso industriale) una qualche legittimazione dell&#8217;ambientalismo dominante e delle nuove parole d&#8217;ordine: animalismo, coltivazione biologica oppure «chilometro zero». Eppure il legame tra il vecchio socialismo ottocentesco e questa nuova sensibilità è chiaro, poiché in entrambi i casi tutto si regge sulla condanna della <strong>società di mercato</strong>.</p>
<p>Anche autori che oggi &#8211; a ragione &#8211; vengono considerati «di sinistra» (da John Maynard <strong>Keynes</strong> a John <strong>Rawls</strong>), definirono le proprie tesi alla ricerca di un&#8217;alternativa moderata e in qualche modo ai loro occhi «ragionevole» tra la pianificazione e il laissez-faire, tra l&#8217;egualitarismo assoluto e l&#8217;ineguale distribuzione conseguente alla lotteria naturale e allo svilupparsi degli scambi. Oggi il marxismo non ha più il peso che aveva quando Bertolt Brecht, Herbert Marcuse o Louis Althusser dominavano la scena culturale, ma le tradizioni ora egemoni si sono definite nel confronto con quelle idee e muovendo dall&#8217;esigenza di dare loro una risposta alternativa.</p>
<p>Non c&#8217;è quindi da stupirsi se il dibattito pubblico e spesso la stessa legislazione tendono a considerare «ineguale» (e di conseguenza ingiusto) ogni rapporto contrattuale che abbia luogo tra soggetti che hanno posizioni economiche differenti. Il <strong>nostro sistema normativo</strong> &#8211; che prevede distinti diritti per i proprietari e per gli inquilini, per i datori di lavoro e per i dipendenti, per i produttori e i consumatori, ecc. &#8211; deriva il suo carattere fortemente discriminatorio dalla tesi secondo cui un dominio dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo non si avrebbe solo quando qualcuno aggredisce o minaccia qualcun altro, ma anche quando due persone liberamente negoziano.</p>
<blockquote><p>il legame tra il vecchio socialismo ottocentesco e questa nuova sensibilità si regge sulla condanna della società di mercato.</p></blockquote>
<p>Siamo tutti in una certa misura <strong>comunisti</strong> perché siamo tutti imbevuti dell&#8217;idea che una società dovrebbe eliminare le diversità, soddisfare ogni bisogno, innalzare i nostri gusti e allontanarci dall&#8217;egoismo, impedire che taluno guadagni miliardi e altri siano indigenti e senza lavoro. Non avremmo mai avuto alcuna legittimazione della coercizione statale, quando è strumentale a modificare l&#8217;ordine sociale emergente dalla storia e dalle interazioni sociali, senza il successo del pensiero socialista e senza un intero secolo di riflessione «scolastica» (con eresie, glosse e innesti di ogni tipo) attorno alle opere di Marx.</p>
<p>Se il <strong>nazismo</strong> è ovunque condannato senza «se» e senza «ma», ben pochi esprimono la medesima riprovazione nei riguardi del <strong>socialismo</strong>: che pure ha causato un numero di morti innocenti perfino superiore. E questo si deve al fatto che le posizioni culturali mainstream sono in larga misura una revisione e una rilettura di temi di ascendenza socialista. S&#8217;intende certamente seguire altre strade, ma non è detto che gli obiettivi siano poi tanto diversi.</p>
<p>Un dato da tenere ben presente è che se il marxismo è stato certamente una teoria a tutto tondo, sul piano storico-sociale esso è stato anche il catalizzatore di spinte tra loro diverse, ma accomunate dal voler esprimere un rifiuto radicale della realtà, identificata &#8211; a torto o a ragione &#8211; con la società capitalistica. Con argomenti variamente comunitaristi, egualitaristi, ecologisti, pseudocristiani e altro ancora, per molti anni gli spiriti rivoluzionari si sono ritrovati sotto le bandiere rosse essenzialmente per esprimere il più radicale <strong>rigetto delle libertà di mercato</strong> e di ogni ipotesi di un ordine economico-sociale senza una direzione prefissata. E se oggi, come sottolinea spesso Olivier Roy, circa un quarto dei terroristi islamisti francesi non ha genitori musulmani né ha radici nei Paesi arabi, questo probabilmente si deve al fatto che oggi il fondamentalismo incanala, in vari casi, un&#8217;analoga volontà nichilistica di distruggere ogni cosa.</p>
<p>Le stesse librerie ci dicono, anche semplicemente osservando le copertine dei volumi in commercio, quanto il comunismo sia vivo e vegeto. In effetti, il successo di autori come Thomas Piketty, Naomi Klein, Thomas Pogge o Slavoj iek (solo per citare qualche nome à la page) può essere compreso unicamente a partire da un dato elementare: e cioè dal riconoscimento che l&#8217;Occidente è diviso al proprio interno da posizioni diverse, ma quasi ogni famiglia culturale si concepisce quale profondamente avversa alla proprietà, al libero scambio, all&#8217;anarchia dell&#8217;ordine spontaneo.</p>
<p>Quando si consideri pure il «<strong>politicamente corretto</strong>», con il suo corredo di censure e proibizioni, è chiaro come si tratti in larga misura di una logica strettamente connessa a quel risentimento che ha alimentato, sin dall&#8217;inizio, l&#8217;egualitarismo socialista e la sua rivolta contro la natura.</p>
<p>È chiaro che oggi nessuno si propone di spedire i dissidenti in Siberia e di disegnare piani quinquennali che governino dall&#8217;alto l&#8217;intera economia, ma il reticolato delle regole approvate dalle assemblee parlamentari delinea un quadro complessivo quanto mai<strong> illiberale</strong>: in cui si discrimina ogni libera scelta estranea al luogocomunismo e si pongono le basi per una società sempre più servile, assoggettata, priva di ogni capacità d&#8217;iniziativa.</p>
<p><strong>Carlo Lottieri</strong>, <em>Il Giornale</em> 23 ottobre 2016</p>
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