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	<title>chiesa Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>chiesa Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Sì global, quello che Bergoglio non capì del capitalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 08:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giorno della sua morte, il Wall Street Journal ha così formulato l’epitaffio di Papa Francesco: “Si batteva per i poveri, favorendo idee che li mantenessero poveri”. C’è del vero. Il libero arbitrio e il principio della responsabilità individuale sono alla base dell’etica capitalista, che ha fatalmente condotto alla globalizzazione dei mercati. Ma capitalismo e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/si-global-quello-che-bergoglio-non-capi-del-capitalismo/">Sì global, quello che Bergoglio non capì del capitalismo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno della sua morte, il Wall Street Journal ha così formulato l’epitaffio di Papa Francesco: “Si batteva per i poveri, favorendo idee che li mantenessero poveri”. C’è del vero. Il libero arbitrio e il principio della responsabilità individuale sono alla base dell’etica capitalista, che ha fatalmente condotto alla globalizzazione dei mercati. Ma capitalismo e globalizzazione sono state le bestie nere del Papa.</p>
<p>“Questa economia uccide”, ha scritto Francesco nel suo primo documento programmatico, la Evangelii Gaudium. “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. […] L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un grave attentato ai diritti umani e all’ambiente”, ha aggiunto. Nell’enciclica sociale Fratelli tutti, pubblicata nel 2020, in piena pandemia, papa Francesco ha preso di mira il pensiero Liberale: “Il dogma neoliberale è povero, ripetitivo e inefficace… Il mercato da solo non risolve tutto, anche se a volte vogliono farci credere a questo dogma di fede neoliberale”. Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, del 2013, ha affermato: “Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equità esige qualcosa di più della crescita economica”. In un incontro del 2024 con giovani economisti ad Assisi, ha dichiarato: “Il mondo dell’economia ha bisogno di un cambiamento”. Nel messaggio al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2024, Francesco la mise così: “Com’è possibile che in un mondo globalizzato ci siano ancora persone che muoiono di fame, sfruttate, escluse, private dell’istruzione e dell’assistenza sanitaria di base?”. La globalizzazione, dunque non come cura ma come causa ai mali del mondo.</p>
<p>I dati, però, mal si conciliano con i giudizi papali. Così, alla rinfusa.</p>
<p>Secondo la Banca Mondiale, la povertà estrema è passata dall&#8217;85% nel 1800 al 9% odierno. La mortalità infantile è scesa dal 44% nel 1800 al 4%. Milioni di persone, in particolare in Asia orientale e nell’Africa subsahariana, hanno beneficiato della crescita economica legata all’apertura dei mercati globali. La Cina, che ha abbracciato gradualmente forme di economia di mercato pur mantenendo un sistema politico autoritario, ha tolto dalla povertà oltre 800 milioni di persone negli ultimi 40 anni. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’aspettativa di vita è aumentata ovunque: a livello globale, si è passati da circa 52 anni nel 1960 a oltre 72 anni nel 2020. Anche l’alfabetizzazione ha visto un netto miglioramento: nel 1950 solo il 56% degli adulti sapeva leggere e scrivere; oggi, il tasso globale ha superato l’86% (Unesco, 2023). La mortalità infantile è crollata. Secondo l’Unicef, il numero di bambini morti prima dei 5 anni si è ridotto da 12,5 milioni nel 1990 a 5 milioni nel 2021. Secondo la Fao, la percentuale di persone denutrite nel mondo è scesa dal 19% negli Anni ’90 a circa il 9,2% nel 2022, nonostante l’aumento della popolazione globale. Secondo la Banca Mondiale, il Pil globale pro capite è più che raddoppiato dal 1990 ad oggi.</p>
<p>L’integrazione commerciale ha favorito la crescita economica nei Paesi in via di sviluppo. Ad esempio, il Vietnam ha visto un aumento del Pil pro capite di oltre 8 volte dal 1990 al 2020 grazie alle esportazioni e agli investimenti internazionali. I vaccini contro malattie come il morbillo, la poliomielite e l’epatite B hanno salvato milioni di vite grazie a partenariati pubblico-privati e finanziamenti internazionali (GAVI, OMS). I decessi per malaria sono diminuiti del 47% tra il 2000 e il 2015 (WHO), in parte grazie alla cooperazione internazionale e alla disponibilità di farmaci a basso costo. Il lavoro minorile è diminuito del 38% dal 2000 a oggi (ILO, 2022).  La frequenza scolastica globale nella scuola primaria è salita dal 75% nel 1990 ad oltre il 90% oggi (Unesco). La percentuale della popolazione mondiale con accesso all’elettricità è salita dal 71% nel 1990 al 91% nel 2021 (Banca Mondiale). Secondo l’Oms, tra il 2000 e il 2020 oltre 2,6 miliardi di persone hanno avuto accesso a fonti sicure di acqua potabile grazie ad investimenti infrastrutturali e alla cooperazione internazionale. Il numero di persone con accesso a servizi igienico-sanitari adeguati è cresciuto di oltre 1,8 miliardi tra il 2000 e il 2020. Dai dati Unesco, risulta che il tasso globale di istruzione femminile nella scuola primaria è oggi quasi pari a quello maschile, con un rapporto di 0,97. Nei Paesi a basso reddito, la partecipazione delle donne alla forza lavoro è salita dal 32% nel 1990 al 45% nel 2020. La mortalità materna globale è calata del 38% tra il 2000 e il 2017 (OMS) grazie all’accesso a cure sanitarie moderne. Secondo l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) dell’Onu, dal 1990 al 2021 oltre 130 Paesi hanno registrato miglioramenti continui. Paesi come Bangladesh, Etiopia e Ghana hanno compiuto progressi notevoli grazie alla crescita economica e alla liberalizzazione del commercio. Secondo l’Indice di Libertà Economica della Heritage Foundation, i Paesi con maggiore apertura al libero mercato hanno un reddito medio pro capite oltre sette volte superiore rispetto a quelli non liberi.</p>
<p>Insomma, il capitalismo e la globalizzazione hanno radicalmente migliorato la qualità della vita degli “ultimi” cari papa Francesco nelle “periferie” del mondo da lui più volte evocate. Si può discutere, naturalmente, degli effetti che la globalizzazione ha sortito nei paesi cosiddetti ricchi. Effetti perlopiù devastanti. Ma non erano questi l’oggetto della “cura” del Papa “terzomondista”.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/05/03/news/si_global_quello_che_bergoglio_non_capi_del_capitalismo-19093999/"><strong><em>Huffington Post</em></strong></a></p>
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		<title>In ricordo di Giordano Bruno, nella dotta ricostruzione storica e filosofica di un incredibile vita, fatta da Carlo Nordio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 09:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Giordano Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra due giorni, il 17 febbraio, ogni intelletto liberale e libertario ricorderà la morte di Giordano Bruno, scrittore, filosofo ed eretico frate domenicano, spedito al rogo dall&#8217; Inquisizione Romana nell&#8217; anno 1600. Fu una pagina buia nella storia della Chiesa, allora dominata dall&#8217; austera figura del Cardinal Bellarmino, che tanta parte avrebbe poi avuto nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/in-ricordo-di-giordano-bruno-nella-dotta-ricostruzione-storica-e-filosofica-di-un-incredibile-vita-fatta-da-carlo-nordio/">In ricordo di Giordano Bruno, nella dotta ricostruzione storica e filosofica di un incredibile vita, fatta da Carlo Nordio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="articolomobile">
<p class="disable">Tra due giorni, il 17 febbraio, ogni intelletto liberale e libertario ricorderà la morte di Giordano Bruno, scrittore, filosofo ed eretico frate domenicano, spedito al rogo dall&#8217; Inquisizione Romana nell&#8217; anno 1600. Fu una pagina buia nella storia della Chiesa, allora dominata dall&#8217; austera figura del Cardinal Bellarmino, che tanta parte avrebbe poi avuto nel processo a Galileo. Per la condanna di quest&#8217; ultimo, il Papa ha ammesso l&#8217; errore. Per quella di Bruno, ha solo espresso rammarico. Quanto a Bellarmino, è stato santificato.</p>
<p class="disable">Filippo Bruno era nato a Nola nel 1548, e cambiò nome in Giordano quando, a 17 anni, entrò in monastero a Napoli. Non era una scelta di fede, ma di convenienza, perché il giovane aveva già maturato forti perplessità sulla teologia cristiana, ma il convento offriva la tranquillità e la biblioteca propizie allo studio che tanto lo appassionava. Fu affascinato dalla mitologia pagana, dall&#8217; atomismo di Democrito e di Lucrezio, dagli scritti di Avicenna e Averroè, dal misticismo medico di Paracelso e dall&#8217; occultismo di Cornelio Agrippa.</p>
<p class="disable">La sua mente, intimamente agitata da tensioni passionali, era inadatta a ordinare questo mélange in una visione coerente, e il suo fisico intemperante non la aiutava in uno studio sistematico. Era ossessionato dall&#8217; erotismo, e vide nella sessualità una sorta di forza insopprimibile, che, opportunamente manipolata, poteva agire come arma di seduzione universale. Alcuni secoli dopo qualche psicanalista avrebbe accolto queste idee stravaganti.</p>
<p class="disable">LE CORTI EUROPEE</p>
<p class="disable">Abbandonò presto la tonaca (che avrebbe episodicamente recuperato in prosieguo), e cominciò a peregrinare per l&#8217; Itala e l&#8217; Europa accattivandosi il favore di nobili e di sovrani con il magnetismo della sua personalità, l&#8217; arditezza delle sue teorie e la potenza della sua memoria. Seguendo il consiglio di Cicerone, (memoria minuitur nisi eam exerceas) imparò ad allenare questo muscolo cerebrale con risultati sorprendenti, che la neurofisiologia oggi conferma, indicando nell&#8217; attività mentale un buon antidoto alle degenerazioni senili. Stupì in questo modo le Corti di Londra e Parigi che gli aprirono le porte delle università di Oxford e della Sorbona. Per un momento, fu considerato il più geniale intelletto europeo.</p>
<p class="disable">Nel frattempo scriveva con foga incandescente. Maturò una visione quasi estetica del mondo, dominato da un&#8217; energia divina, infinita ed eterna, che di cristiano non aveva più nulla. La Chiesa cominciò ad allarmarsi, mentre calvinisti e luterani, ancor più intolleranti dei papisti, ne pretendevano l&#8217; arresto, o almeno l&#8217; espulsione, ovunque mettesse piede. Bruno reagì con il suo eroico furore, definendosi professore della più pura ed innocua saggezza in un mondo di asini, di opportunisti e di turlupinatori.</p>
<p class="disable">L&#8217; inganno maggiore, secondo lui, risiedeva nel cristianesimo, e l&#8217; imperterrito frate auspicò lo spaccio, cioè la rovina, della bestia trionfante, che molti identificarono nella Chiesa cattolica. Il Santo Uffizio decise di intervenire. Minacciato di arresto, Bruno nel 1591 lasciò Francoforte e si recò a Venezia, che allora aveva fama di relativa libertà religiosa, e, come l&#8217; Impero Romano, tollerava le fedi diverse purché non interferissero negli affari statali.</p>
<p class="disable">GLI ASINI IPOCRITI</p>
<p class="disable">Tuttavia la Serenissima era pur sempre una terra cristiana. Se Bruno avesse tenuto una condotta prudente, nessun lo avrebbe toccato. Ma l&#8217; imperterrito esule continuò a tempestare il mondo di libelli offensivi e blasfemi: definiva i frati asini ipocriti, negava la Trinità, assimilava Cristo e gli Apostoli ai fraudolenti prestigiatori, ed esaltava un coribantico delirio sessuale.</p>
<p class="disable">Il suo ospite, Giovanni Mocenigo, allarmato da queste pericolose provocazioni, lo consegnò all&#8217; inquisizione locale, il Senato veneziano, che dopo qualche esitazione, e rilevando che Bruno era cittadino di Napoli e non di Venezia, il 27 febbraio 1593 lo spedì a Roma in catene.</p>
<p class="disable">Qui cominciò il suo lungo calvario. Fu tenuto in stretto isolamento, ripetutamente interrogato e forse torturato. Bellarmino non voleva farne un martire, e si sarebbe accontentato di una ritrattazione formale. Ma il prigioniero non cedette, ed anzi rilanciò con maggior vigore le sue tesi. Papa Clemente VIII, esasperato, ordinò una sollecita sentenza.</p>
<p class="disable">La condanna fu inevitabile, e Giordano Bruno impenitente, ostinato e pertinace, dopo essere stato consegnato al braccio secolare fu portato nudo a Campo dei Fiori, e arso vivo.</p>
<p class="disable">Che dire di lui? Non fu un filosofo, perché gli mancò una sistematica speculativa dove inserire la sua moderna visione del mondo. E non fu uno scienziato, perché la sua intelligenza febbrile era troppo offuscata dalla magìa e dai pregiudizi. Tuttavia anticipò l&#8217; astrofisica moderna, definendo l&#8217; Universo un insieme di mondi infiniti, e lo stesso Einstein, affermando l&#8217; interconnessione, e quindi la relatività, dello spazio, del tempo e del moto. Oggi anche questi concetti sembrano vacillare, e alcuni sostengono che l&#8217; Universo sia limitato, in mezzo ad altri Universi paralleli, e che anche la teoria di Einstein, come la geometria euclidea, valga solo a certe condizioni. Le verità della scienza sono sempre provvisorie.</p>
<p class="disable">IL PANTEISMO</p>
<p class="disable">In realtà Bruno era un mistico poeta della Natura, roso e corroso da un&#8217; emotività incontenibile, che tra banalità ed esaltazioni gli ispiravano una nebulosa confusione di dogmi e di superstizioni.</p>
<p class="disable">Il suo stesso panteismo (o meglio pan-enteismo) non ebbe la formulazione solenne di Spinoza e si perdette in elucubrazioni tanto eccentriche quanto quelle che combatteva. Il nostro eretico domenicano credeva nell&#8217; influenza dei pianeti, nelle qualità occulte di oggetti e di numeri, nella natura demoniaca delle malattie e nella loro guarigione attraverso amuleti o improbabili rituali. La sua sfrenata sessualità gli impedì la quieta riflessione del saggio, e le immagini torbide che lo ossessionarono per tutta la vita si trasferirono nell&#8217; astio delle sue polemiche e nell&#8217; oscurità del suo linguaggio.</p>
<p class="disable">Come tutti gli eretici fu di incorreggibile intolleranza e di inaudita violenza verbale. Nessun dubbio che se fosse stato al posto del Cardinal Bellarmino si sarebbe comportato con severità assai maggiore. E tuttavia questo predicatore apocalittico, anche se non ci ispira simpatia, ci impressiona per il suo vigore e la sua indipendenza. Le parole indirizzate ai carnefici &#8211; Forse voi che pronunciate la sentenza siete in maggior tema di me che la ricevo &#8211; anche se non fossero vere sono verosimili, perché in sintonia con la forza morale del condannato ribelle.</p>
<p class="disable">Cosicché oggi, ogniqualvolta passiamo in Campo de Fiori, guardiamo con rispetto quella statua un po&#8217; lugubre come l&#8217; anima del suo rappresentato, e ci inchiniamo riverenti davanti a un uomo che ha difeso con la vita le proprie idee, per quanto singolari.</p>
</div>
<div>Articolo pubblicato su Il Messaggero del 15.02.2020</div>
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		<title>Quel 9 febbraio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-9-febbraio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 19:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica romana]]></category>
		<category><![CDATA[risorgimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Roma. Repubblica. Venite”. Neanche più nei quiz lo si ricorda, forse è considerata una domanda troppo difficile. Il messaggio fu lanciato da Goffredo Mameli (sì, proprio quello che scrisse l’inno della nazionale di calcio) ed indirizzato a Giuseppe Mazzini. Era successo l’incredibile. Poche settimane prima, a Milano, il copione era stato diverso. Ad agosto, del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-9-febbraio/">Quel 9 febbraio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Roma. Repubblica. Venite”. Neanche più nei quiz lo si ricorda, forse è considerata una domanda troppo difficile. Il messaggio fu lanciato da Goffredo Mameli (sì, proprio quello che scrisse l’inno della nazionale di calcio) ed indirizzato a Giuseppe Mazzini. Era successo l’incredibile.</p>
<p>Poche settimane prima, a Milano, il copione era stato diverso. Ad agosto, del 1848, il coraggioso Carlo Alberto aveva chiesto ai milanesi di lasciarsi invadere dagli austriaci ed il popolo gli aveva gridato del traditore. Popolo non certo più coraggioso, se è vero che così si rivolgeva a Radetzky: “Heil Radetzky! Semm minga staa num, hin staa i sciouri”. Ma le Cinque Giornate avevano effettivamente mobilitato il popolo, e tutti popolani erano i trecento morti elencati da Carlo Cattaneo (trecento insorti, a fronte dei quattromila morti nelle fila austriache).</p>
<p>Mazzini non volle piegarsi alla resa, si unì a Garibaldi, poi riparò in Svizzera. Anche nella confederazione venne inseguito dalle proteste austriache ed espulso.  Sotto falso nome fu a Marsiglia, da qui s’imbarcò per Livorno. I giorni della riscossa erano vicini. L’oscurantismo papalino non tardò a reagire e Pio IX, da Gaeta dove era scappato si rivolse ai romani: “I liberali, i giacobini, i carbonari, i repubblicani non sono che sinonimi. Essi vogliono disperdere la religione e tutti i ministri. Noi dobbiamo invece disperdere sino le ceneri della loro razza”, che come dimostrazione d’amore cristiano, davvero, non c’è male.</p>
<p>I romani accolsero invece Mazzini, che per la prima volta metteva piede nella città sognata, entrando il 5 marzo dalla Porta del Popolo, il 9 febbraio l’Assemblea aveva proclamato la Repubblica Romana. Al centro della piazza, sull’obelisco, era stato posto il berretto frigio. La Roma che trovò ben rappresentava la sana amministrazione papalina, i cui emuli non si sono ancora estinti, benché non più papalini: era sporca, puzzolente, malsana, piena di mosche ed escrementi, con le rovine imperiali abbandonate a pascoli e vandalismi. Scrive Romano Bracalini che “Roma era una città di preti, di mignotte e di morti di fame la cui vita media non superava i trent’anni”. Lo Stato Pontificio aveva 2.732.000 abitanti, di questi 32.000 erano preti, i quali assorbivano un reddito di 85 milioni di scudi. Gli altri, i 2.700.000, dovevano dividersi 31 milioni. Giacomo Leopardi, pochi anni prima, aveva scritto al padre di sentirsi in pace ed al sicuro una volta giunto a Firenze, che a Roma, invece, non si poteva esser sicuri di rincasare vivi.</p>
<p>E se il papato non assicurava il benessere, le cose andavano anche peggio in quanto a giustizia. I preti non pagavano imposte e non potevano essere portati innanzi ad un tribunale, essendo quello ecclesiastico l’unico competente al loro riguardo. I cardinali, poi, non potevi neanche denunciarli al tribunale ecclesiastico, se non con il loro consenso. In questa situazione non è difficile comprendere il perché nessuno sentì la mancanza di Pio IX.</p>
<p>Certo, il papa manteneva una sua influenza internazionale, ed il primo sintomo preoccupante, per la Repubblica Romana, fu che un solo paese straniero la riconobbe: gli Stati Uniti d’America, che, però, non avevano l’influenza d’oggi.</p>
<p>Mazzini rifiutò i pieni poteri (era fumatore, ma non si hanno notizie sull’eventualità che abbia mai assaggiato il Mojito), non volle fare il dittatore e nacque il triunvirato, con Aurelio Saffi e Carlo Armellini. A Roma affluirono volontari e patrioti da ogni parte d’Italia e d’Europa. Cominciò il governo repubblicano, con il suo capo che lavorava a palazzo della Consulta e aveva preso casa a via Due Macelli, a due passi. Tutto in una modestia assoluta e maniacale, con ogni centesimo dedicato alla cosa pubblica, e con un unico elemento di dolcezza: fiori freschi tutti i giorni, sul tavolo, dono di una delle sue ammiratrici. Le prime decisioni furono simboliche ed importanti: abolita la pena di morte (il papa mandava volentieri gli oppositori al creatore); abolita la tortura; abolito l’arresto indiscriminato, possibile solo in flagranza di reato; abolito il tribunale del Sant’Uffizio, dispensatore generoso delle prime tre cose. Libertà d’espressione del pensiero e di stampa, naturalmente estesa ai giornali dell’opposizione che, difatti, non smisero mai di calunniare. Libertà religiosa, con rispetto dei cattolici e liberazione di quanti erano stati da loro perseguitati e rinchiusi, ebrei in testa. Pio IX reagiva dando a Mazzini del “comunista”, ma il triunviro rispondeva in modo più pacato e sensato di quanto non fecero poi altri, che comunisti effettivamente furono: “Il papa deve sapere che il comunismo (…) è avversato dai più fra i repubblicani e tenuto da noi siccome concetto antiprogressivo, ostile alla libertà umana”. Sapeva veder lontano, l’esule in Patria.</p>
<p>Dopo più recenti cerimonie ampollose e cretinerie profuse a sazietà, mi pare opportuno ricordare una decisione, diciamo così, extraterritoriale della Repubblica Romana: il Po fu dichiarato “fiume nazionale”.</p>
<p>La Repubblica fu tradita, dai francesi. Mazzini non lo avrebbe mai creduto possibile. Il papa li chiamò a difendere la cristianità e Luigi Napoleone, nipote del grande, sia pure affrontando una certa opposizione interna, accorse per garantirsi un impero. La storia lo ricorderà come “Napoléon le petit”. Le truppe francesi, capitanate da Oudinot, attaccarono il 30 aprile, ma a Porta cavalleggeri seimila francesi armati di tutto punto furono respinti e da Porta San Pancrazio Garibaldi uscì per attaccarli a colpi di baionetta. Una resistenza eroica, che costrinse i galli ad alzare bandiera bianca ed a ritirarsi. I romani caduti furono 69, mentre 250 i francesi, con 400 feriti e 300 prigionieri. Una disfatta. Ma qui Mazzini commise un errore di generosità, volendo credere alla lealtà di chi era anch’esso repubblicano ed anch’esso schierato sotto ad un tricolore.</p>
<p>Garibaldi avrebbe voluto inseguire i francesi e farli definitivamente a pezzi, Mazzini impose la moderazione, la trattativa, giunse a restituire i prigionieri, dopo averli curati ed assistiti, dopo averli rispettati come “bravi soldati della repubblica sorella”. L’eroe dei due mondi, imbufalito, si dedicò al fianco sud ed andò a sconfiggere i borboni di Napoli, che schieravano quasi solo mercenari.</p>
<p>I francesi finsero di trattare, presero tempo, mandarono spie a documentarsi sulle difese romane, alla fine, ed a tradimento, attaccarono la notte del 3 giugno. Morirono Dandolo, Masina, Mameli, Manara. L’eroismo dei romani non poté fermare il nemico del quale ci si era fidati, che tagliava le condutture d’acqua, che non si faceva scrupolo di colpire chiese ed ospedali. Il 3 luglio, dopo un mese furioso ed eroico, i francesi presero possesso della città. Conquistata, ma non domata, che seppe ancora parlare, come solo i romani sanno fare, per bocca di Pasquino:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Allons, enfants de sacrestie,</p>
<p>le jour de la hont est arrivé!</p>
<p>Par vous main de la tyrannie</p>
<p>L’étendard sanglant est sauvé …</p>
<p>Aux armes, sacristains! formez vos bataillons!</p>
<p>Marchons! Le pape est roi de droit de nos canons.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E nulla di peggio poteva cantarsi sull’aria della gloriosa marsigliese.</p>
<p>Il papa non brillò per coraggio, volle essere sicuro di non correre rischi e di non mettere a repentaglio il suo alto magistero, pertanto rientrò a Roma nell’aprile del 1850. Si congedò dal borbone Ferdinando chiamandolo figlio e ringraziandolo per la protezione. Ferdinando: un figlio degno del padre, un uomo che la storia ci consegna come “re bomba”, colui che nel 1848, per reprimere le rivolte siciliane, non aveva esitato a dar ordine di sbudellare i bambini, violentare le donne, distruggere le chiese, bombardare Messina, ridurre in macerie Catania.</p>
<p>Mazzini, al contrario del papa che tornò in ritardo, esitava ad andarsene, rimase anche dopo l’arrivo dei francesi, rimase per vedere quel che succedeva, per non separarsi dal sogno della Roma repubblicana. Temeva più per le proprie idee che per la propria pelle, al contrario del pontefice, che annetteva un sacro valore alla seconda.</p>
<p>Sì, lo sappiamo, son cose da polveroso museo risorgimentale, da visitarsi in gita scolastica e da dimenticare ancor prima di essere usciti. Onorare, al giorno d’oggi, la Repubblica Romana?  Ma è roba da pazzi!  Eccoci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/quel-9-febbraio/">Quel 9 febbraio</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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