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	<title>carta penna Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>carta penna Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Dallo schermo al libro, in tutt&#8217;Europa si discute su come limitare l&#8217;uso degli smartphone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alzate di spalle, lievi sarcasmi e una valanga di insulti fomentata sui social da alcuni blogger dei videogiochi. Quando, nel giugno del 2021, presentammo la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva che promossi in commissione Istruzione del Senato sull’impatto del web sul benessere psicofisico dei più giovani, le reazioni furono perlopiù critiche. Sulla base di un ampio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Alzate di spalle, lievi sarcasmi e una valanga di insulti fomentata sui social da alcuni blogger dei videogiochi. Quando, nel giugno del 2021, presentammo la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva che promossi in commissione Istruzione del Senato sull’impatto del web sul benessere psicofisico dei più giovani, le reazioni furono perlopiù critiche. Sulla base di un ampio ciclo di audizioni di psicologi, psichiatri, neurologi, pedagogisti e via elencando, la Commissione sostenne senza riserve e all’unanimità la pericolosità dell’abuso di social e videogiochi per i bambini e per gli adolescenti. Da quel lavoro trassi un libro,”CocaWeb, una generazione da salvare”; presentai anche un disegno di legge per vietare l’uso degli smartphone ai minori di 14 anni. Fummo, allora, accusati di antimodernismo: i soliti politici scollegati dalla realtà, propensi a lanciare allarmi infondati pur di attirare l’attenzione.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il clima, in Italia e nel mondo, da allora è molto cambiato. Non passa giorno senza che un qualche centro di ricerca nazionale o internazionale, un giornale o un esperto non lancino analoghi allarmi. L’ultimo, nei giorni scorsi, è stato promosso dal pedagogista Daniele Novara e dallo psicoterapeuta Alberto Pellai: una raccolta di firme per chiedere, ma guarda un po’, la messa fuori legge degli smartphone per i minori di 14 anni e il divieto di iscrizione ai social per i minori di 16. Divieto che, peraltro, è contemplato in una direttiva europea che l’Italia ha recepito al ribasso, fissando la soglia non ai 16, ma ai 13 anni. Una norma che, essendo i due terzi dei minori di 13 anni iscritti ai social, con tutta evidenza nessuno sta facendo rispettare.</div>
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<div dir="auto">Che lo spirito del tempo rispetto alle “magnifiche sorti e progressive” del digitale stia cambiando, lo dimostra il dibattito pubblico in corso nelle principali democrazie occidentali.</div>
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<div dir="auto">I liberali svedesi stanno conducendo un’importante campagna dal titolo “Dallo schermo al libro“ che, in coerenza con la decisione del ministro dell’Istruzione Lotta Edholm di eliminare smartphone e iPad dalle scuole primarie per reintrodurre la carta e la penna, fa del ritorno all’antico il veicolo per la libertà dell’individuo. Così come disposto dal nostro ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il primo ministro norvegese, Jonas Garr Store, ha voluto intestarsi un provvedimento che vieta l’ingresso degli smartphone nelle scuole di ogni ordine e grado. Analoga misure è stata introdotta in via sperimentale in quasi 200 scuole francesi, con l’intenzione di renderla definitiva e generalizzata dal 1 gennaio 2025. In Canada, il Québec e la Columbia Britannica hanno imposto un identico divieto da ormai più di un anno. Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, laburista, ha annunciato la prossima introduzione di un divieto di utilizzo degli smartphone per i più giovani. Unico dubbio, se fissare la soglia ai 14 o ai 16 anni. Un simile dibattito è in corso nel parlamento francese. Nove stati americani hanno ritirato i dispositivi digitali dalle scuole, introducendo, cosa che nella cultura statunitense è quasi rivoluzionaria, la scrittura a mano in corsivo…</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L’elenco potrebbe continuare, ma sarebbe inutile.</div>
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<div dir="auto">Sta semplicemente accadendo che la politica, con il consueto ritardo che la caratterizza, si sta allineando a quello che la comunità scientifica e le principali autorità sanitarie internazionali vanno sostenendo da ormai diversi anni: l’esposizione ai social, l’abuso di tecnologia digitale e la perdita della manualità sono le principali cause della crescita esponenziale del malessere giovanile (suicidi, autolesionismo, ansia, depressione, disturbi alimentari…), oltre che della non meno preoccupante perdita di facoltà intellettuali essenziali (capacità di attenzione, memoria, spirito critico, l’empatia…). Discuterne, per cercare di governare il fenomeno e arginarne le derive, non significa essere reazionari: significa essere responsabili.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Giova constatare che tale discussione sia stata avviata anche in Italia. Lo testimoniano i tanti appelli che si levano dalla società civile e della comunità scientifica cui corrispondono iniziative parlamentari degne di rilievo. Va in questa direzione la prossima, annunciata costituzione di un intergruppo parlamentare in difesa, appunto, della scrittura a mano in corsivo e della lettura su carta nel sistema scolastico e, più in generale, nella pratica quotidiana dei giovani e di noi adulti, troppo spesso calati inconsapevolmente nel ruolo di cattivi maestri.</div>
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<div dir="auto"><a href="https://www.huffingtonpost.it/cultura/2024/09/12/news/meno_smartphone_per_i_ragazzi_lo_sta_facendo_tutto_il_mondo-16887336/"><strong><em>HuffingtonPost</em></strong></a></div>
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		<title>Vietare gli smartphone ai bambini? Parliamone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2024 18:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carta penna]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sean Parker, cofondatore e primo presidente di Facebook: “Solo Dio sa i danni che i social network hanno arrecato alla mente dei nostri figli”. Tim Kendall, ex direttore della monetizzazione di Facebook: “I nostri servizi stanno uccidendo le persone e le stanno spingendo a suicidarsi”. Tristan Harris, ex dirigente di Goggle: “Abbiamo creato un Frankestein [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sean Parker, cofondatore e primo presidente di Facebook: “Solo Dio sa i danni che i social network hanno arrecato alla mente dei nostri figli”. Tim Kendall, ex direttore della monetizzazione di Facebook: “I nostri servizi stanno uccidendo le persone e le stanno spingendo a suicidarsi”. Tristan Harris, ex dirigente di Goggle: “Abbiamo creato un Frankestein digitale incontrollabile che sta erodendo la mente dei più giovani”. La lista dei “pentiti del Web” è lunga, l’assunto comune: l’uso, che il più delle volte si trasforma in abuso, di social e videogiochi sta minando le capacità mentali dei più giovani e, come ha sostenuto il rapporto World Happines presentato nel 2019 alle Nazioni Unite, li sta privando del diritto alla spensieratezza. Uno degli estensori del rapporto, l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs, l’ha messa così: “Dall’introduzione del primo iPhone in poi, abbiamo avuto un deterioramento misurabile nella felicità, soprattutto tra i giovani. Crescono le manifestazioni di ansia, stress, perdita di sonno, depressione. Peggiorano le interazioni sociali. Non è solo un problema giovanile, ma per quelle generazioni il tempo passato sugli schermi degli smartphone sta sostituendo il tempo di vita. Si può essere dipendenti da sostanze, ma c’è anche una dipendenza comportamentale le cui conseguenze sono altrettanto distruttive”. I dati sul malessere giovanile e quelli sulla sistematica perdita di facoltà mentali degli adolescenti confermano tali opinioni.</p>
<p>Alle stesse evidenze giunse l’indagine conoscitiva che promossi in commissione Istruzione del Senato nel 2019, i cui atti ho poi raccolto nel volume “CocaWeb, una generazione da salvare”. Il lavoro parlamentare si concluse con una relazione molto dura che, cosa piuttosto rara, fu approvata all’unanimità. Fu il segno di un’evidenza che non si prestava ad interpretazioni né a distinguo politici. In effetti, i neurologi, gli psicologi, i pedagogisti, i grafologi, i linguisti, gli insegnanti e gli addetti delle forze dell’ordine che ascoltammo tracciarono, ciascuno dal proprio punto di vista professionale e sulla base di dati oggettivi, un quadro agghiacciante. Quasi tutti gli esperti auditi si dichiararono favorevoli all’introduzione un divieto di utilizzo degli smartphone per i minori di 13, 14 anni. Presentai, allora, un disegno di legge in tal senso che naturalmente rimase lettera morta.</p>
<p>È di ieri la notizia che la Repubblica di San Marino ha disposto il divieto di vendita e utilizzo degli smartphone per i minori di 11 anni. Dalla Francia al Regno Unito molti parlamenti si stanno ponendo il problema e stanno dibattendo su norme del genere.</p>
<p>I divieti non sono mai una bella cosa, e questo sarebbe pure di difficile applicazione, Ma quando si tratta di minori i divieti sono spesso giustificati. L’educazione è fondamentale, certo, ma con bambini e adolescenti non sempre la riteniamo sufficiente. Nessun genitore si stupisce del fatto che la legge vieti ai minori di una certa età di bere alcolici, di fumare sigarette, di guidare la macchina, di viaggiare da soli; non tutti i genitori hanno capito che il danno subito dai propri figli a causa dell’esposizione esorbitante a social e videogiochi è di gran lunga superiore al rischio a cui li esporrebbero le pratiche suddette. Nessun genitore lascerebbe il proprio figlio di 10-12 anni girare da solo per strada la notte; quasi tutti i genitori lasciano che di notte i propri figli percorrano da soli le vie virtuali, non meno insidiose di quelle reali, del Web.</p>
<p>I divieti non sono mai una bella cosa, ma, come ha dimostrato un’inchiesta pubblicata nel 2011 dal New York Times, divieti assoluti di utilizzo di smartphone e videogiochi vengono imposti dalla maggior parte dei top manager dei Giganti del Web ai propri figli in famiglia. Chiediamoci perché, e cominciamo quantomeno a ragionare sul tema senza preconcetti né conformismi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2024/01/21/news/coca_web_social_e_videogames_demoliscono_la_felicita_dei_nostri_figli-14863220/"><em><strong>Huffington Post </strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/vietare-gli-smartphone-ai-bambini-parliamone/">Vietare gli smartphone ai bambini? Parliamone</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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