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	<title>carlo nordio Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>carlo nordio Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Resistere, resistere, resistere&#8230; alle pressioni di chi vuole strappare il cuore alla Separazione delle carriere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2025 16:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[separazione delle carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resistere, resistere, resistere. Il ministro Carlo Nordio è asserragliato a via Arenula, protetto dalla guardia pretoria di Forza Italia comandata dal viceministro Francesco Paolo Sisto e insidiato da nemici tanto esterni quanto interni al suo dicastero. C’è la farà? Riuscirà il ministro della Giustizia a resistere alle pressioni, sia a quelle evidenti e macroscopiche, sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Resistere, resistere, resistere. Il ministro Carlo Nordio è asserragliato a via Arenula, protetto dalla guardia pretoria di Forza Italia comandata dal viceministro Francesco Paolo Sisto e insidiato da nemici tanto esterni quanto interni al suo dicastero. C’è la farà? Riuscirà il ministro della Giustizia a resistere alle pressioni, sia a quelle evidenti e macroscopiche, sia a quelle occulte e sottili, di chi in queste ore si sta adoperando con ogni mezzo per scardinare la riforma sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti?</p>
<p>Oggetto del contendere non è la riforma in quanto tale, ma la norma che della riforma rappresenta il cuore pulsante: lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura. Prevedere, come fa il Disegno di legge Nordio, due Csm è infatti l’unica maniera per spezzare la catena di interessi personali declinati in forma di carriere che da sempre fa di giudici e pubblici ministeri un’unica corporazione usa spartirsi le cariche e gli incarichi con logica da cosca. Leggere il libro-intervista dell’ex presidente dell’associazione nazionale magistrati Luca Palamara per convincersene.</p>
<p>Prevedere due Consigli superiori della magistratura, i cui membri togati vengono indicati per sorteggio come nella Atene di Pericle, significa scardinare un sistema di potere ormai consolidato. Ovvio che i diretti interessati facciano di tutto per evitarlo, e quel “di tutto” comincia ad allarmare anche gli uomini di governo più vicini a Giorgia Meloni. Primo tra tutti, il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ex magistrato. Forte della sponda con i magistrati distaccati a via Arenula e strategicamente dislocati nei gangli vitali del ministero della Giustizia, Mantovano starebbe esercitando tutte le pressioni di cui è capace per rivedere la norma sul doppio Csm.</p>
<p>L’Associazione nazionale magistrati fa, ovviamente, il tifo per lui. E non c’è da illudersi su quale sarà l’atteggiamento del neo presidente Cesare Parodi. È vero che il procuratore aggiunto di Torino appartiene alla corrente moderata di Magistratura indipendente, ma la natura delle correnti conta ormai poco e ancor meno contano ormai le inclinazioni politiche dei singoli magistrati: la magistratura organizzata è divenuta un corpo unico, compattamente determinato a preservare il proprio potere discrezionale sugli incarichi e gli assetti dell’ordine giudiziario.</p>
<p>Nei giorni scorsi è circolata la voce che l’offensiva avesse avuto successo e che il ministro fosse pronto a capitolare sul Csm. Non era vero. Chi, col fiato sospeso, ha telefonato a Carlo Nordio chiedendo spiegazioni si è sentito rassicurare: “Ma quando mai? Nessun cedimento c’è stato né<br />
ci sarà”. Sollievo tra i garantisti, e in modo particolare tra i ranghi di Forza Italia, che questa riforma l’ha voluta più di tutti. Paradossalmente, è diventata la riforma di Giorgia Meloni. Ora che l’autonomia differenziata cara alla Lega è stata fatta a pezzi dalla Consulta e il premierato caro Fratelli d’Italia è finito su un binario morto per paura del referendum, l’unica riforma di sistema che i partiti della maggioranza e il governo potranno esibire all’elettorato è, infatti, quella sulla separazione delle carriere.</p>
<p>Semmai dovesse saltare la norma sullo sdoppiamento del Csm, esibirebbero una scatola vuota. A chi gioverebbe farlo? Naturalmente, la partita non è finita. La riforma deve ancora approvata da un ramo del parlamento e se dovesse vedere la luce così com’è le resistenze corporative si scateneranno nel buio del ministero quando sarà il momento di scrivere i relativi decreti attuativi. È successo anche con la riforma Cartabia, in buona parte smontata dai magistrati in servizio permanente effettivo presso il ministero della Giustizia.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2025/02/19/news/la_riforma_meloni_che_non_piace_a_mantovano-18470120/"><em><strong>HuffingtonPost</strong></em></a></p>
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		<title>Brunello Cucinelli riceve il Premio Einaudi 2024: “Ridiamo dignità al lavoro dell’operaio”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 17:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[cucinelli]]></category>
		<category><![CDATA[premio einaudi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Agisci considerando l’umanità sia per te stesso che per gli altri non come semplice mezzo ma come nobile fine”, citando il filoso Immanuel Kant, Brunello Cucinelli ha aperto questa sera la sua lectio magistralis che ha tenuto nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi, prima di ritirare l’edizione 2024 del Premio Einaudi. In questi versi, ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Agisci considerando l’umanità sia per te stesso che per gli altri non come semplice mezzo ma come nobile fine”, citando il filoso Immanuel Kant, Brunello Cucinelli ha aperto questa sera la sua lectio magistralis che ha tenuto nell’Aula Malagodi della Fondazione Luigi Einaudi, prima di ritirare l’edizione 2024 del Premio Einaudi. In questi versi, ha aggiunto il celebre stilista, “ho ritrovato quella legge morale di cui mio padre mi ha sempre parlato. Su questi fondamentali ho costruito la mia vita”. Tornare a credere negli ideali, tornare a vivere secondo misura, suggerisce. “Penso che ci sia un’intelligenza da studio e un’intelligenza dell’anima. Dobbiamo tornare a dare grande dignità al lavoro dell’operaio, un lavoro, per natura, molto difficile”. Come fare? Se un’impresa, ad esempio, “decidesse di rinunciare a un 1% di profitti, potrebbe fare un’enorme differenza nelle vite degli operai”.</p>
<p>Lo stilista umbro, fondatore dell’omonimo brand vera eccellenza del Made in Italy nel mondo, ha ricevuto l’ormai famosa mezza pera bronzea, si legge nelle motivazioni, &#8220;in ragione della coerenza di una vita spesa nella diffusione di alti principi etici di libertà e responsabilità nel solco degli insegnamenti di Luigi Einaudi”.</p>
<p>“Quando ho deciso di creare questa piccola azienda”, ha detto, “volevo da una parte fare i giusti utili, con etica, dignità e morale, e dall’altra volevo lavorare il cashmere e non arrecare danni al Creato, o perlomeno il meno possibile”. Tanti i partecipanti nell’aula gremita, e tante le personalità del mondo della politica, delle istituzioni e dell’impresa venute ad ascoltare lo “stilista illuminato”. In platea, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il suo vice a via Arenula, Francesco Paolo Sisto, il Procuratore generale della Corte di Cassazione, Luigi Salvato, il Procuratore generale aggiunto della Corte di Cassazione, Alfredo Viola, l’ambasciatore bulgaro in Italia, Todor Stoyanov, il Magnifico Rettore dell’Università di Perugia, Oliviero Maurizio, e numerosi parlamentari e capi di gabinetto dei ministeri dell’attuale esecutivo.</p>
<p>Nell’indirizzo di saluto iniziale, citando Luigi Einaudi, il Presidente della Fondazione, Giuseppe Benedetto, ha sottolineato come l’economista piemontese ebbe sempre una grande simpatia per la classe lavoratrice: per la sua elevazione morale, culturale e sociale, prima ancora che economica. Come le immortali pagine einaudiane delle “Lezioni di politica sociale” stanno a dimostrare.</p>
<p>“Per oltre trent’anni”, ha aggiunto Cucinelli, “noi genitori abbiamo inculcato ai nostri figli l’obbligo di aver paura e invece io penso che i giovani non ne debbano avere. Le nuove generazioni hanno il sacrosanto diritto a sperare, a credere nei grandi ideali e a coltivare i valori fondamentali dell’umanità. Il mio più sincero auspicio, allora, è che i nostri amati giovani possano sostituire la paura con la speranza poiché una vita che ne è priva non ha alcun senso. Aiutiamoli in questo percorso, proviamo a donare loro la fiducia che meritano”.</p>
<p>A Cucinelli va così il premio, nato in ricordo del celebre articolo con cui Ennio Flaiano sul Corriere della Sera sottolineò lo spirito parsimonioso e informale dell’allora presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, che in passato è stato conferito al professor Sabino Cassese, alla professoressa Elsa Fornero e al presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. &#8220;Un riconoscimento più che meritato a una persona che, spinta dall’intuizione di colorare il cashmere, ha investito anno dopo anno tempo, passione e risorse fino a fare della propria creatura imprenditoriale l’attuale icona del lusso campione del Made in Italy”, ha commentato Andrea Cangini, Segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
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		<title>Nordio: la politica ha rinunciato a svolgere il proprio ruolo</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nordio-la-politica-ha-rinunciato-a-svolgere-il-proprio-ruolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Hoara Borselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 17:21:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è al centro delle polemiche. E lui, ex magistrato, che deve riformare la magistratura. E contro di lui volano le frecce degli ex colleghi. Mentre il governo è sotto attacco Nordio consegna a Libero in esclusiva la sua verità. Ministro, l&#8217;accusano di essersi accorto dell&#8217;incongruità della norma sull&#8217;imputazione coatta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è al centro delle polemiche. E lui, ex magistrato, che deve riformare la magistratura. E contro di lui volano le frecce degli ex colleghi. Mentre il governo è sotto attacco Nordio consegna a <em>Libero</em> in esclusiva la sua verità.</p>
<p><strong>Ministro, l&#8217;accusano di essersi accorto dell&#8217;incongruità della norma sull&#8217;imputazione coatta solo dopo che questa norma ha danneggiato un sottosegretario del suo governo&#8230;</strong><br />
«Allora questa incongruità l&#8217;ho criticata già dal 1997, nel mio primo libro sulla giustizia e l&#8217;ho ripetuta varie volte in mie pubblicazioni successive».</p>
<p><strong>Qual è la ragione?</strong><br />
«È una ragione squisitamente tecnica perché il codice Vassalli che abbiamo recepito nell&#8217;88/89 ha mantenuto il controllo giurisdizionale del giudice, in questo caso del Gip, sull&#8217;attività del pubblico ministero come faceva una volta il giudice istruttore. Io ho fatto il giudice istruttore e se il giudice istruttore mandava a giudizio l&#8217;imputato anche contro il parere del pubblico ministero che ne avesse chiesto l&#8217;assoluzione, in tribunale arrivava tutto il fascicolo processuale. Quindi i giudici potevano farsi un&#8217;idea di quelle che erano le tesi dell&#8217;accusa, della difesa e dello stesso giudice istruttore perché avevano davanti l&#8217;intero fascicolo. Con il codice Vassalli, e questo è il punto cruciale in tribunale, ammesso che si faccia il processo, non arriva nulla, il giudice è completamente vergine. Il fascicolo è vuoto. Vi è solo il certificato penale e se c&#8217;è, un&#8217; incidente probatorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma è raro. E nel caso di Delmastro non c&#8217;è. Allora cosa succede, qual è la contraddizione che il giudice si trova ad avere davanti un fascicolo vuoto? Il suo unico interlocutore non è il gip che ha fatto l&#8217;ordinanza ma è il pubblico ministero stero al quale il giudice chiederà: &#8220;Signor pubblico ministero esponga le ragioni dell&#8217;accusa&#8221;. E il pubblico ministero in questi casi dirà che non ci sono ragioni dell&#8217;accusa tanto è vero che verrà chiesto il proscioglimento e quindi il processo è inutile, è contraddittorio. A meno che il giudice non cominci lui a fare tutta una serie di attività&#8230; ma questo è in contrasto con il sistema accusatorio dove la prova viene fornita dal dibattito, dal contraddittorio tra accusa e difesa. Torniamo ai principi del vecchio sistema, quando il presidente del tribunale faceva le domande lui, cosa che ancora oggi di tanto in tanto si fa ma questo è irragionevole, è irrazionale perché in contrasto con il sistema accusatorio. Quindi è una questione squisitamente tecnica. Lo dico da anni».</p>
<p><strong>È vero che è pronta una riforma del sistema degli avvisi di garanzia?</strong><br />
«Il disegno di legge che è stato presentato e che adesso va al vaglio dopo la bollinatura e dopo il transito al Quirinale andrà al Parlamento, alla Commissione Giustizia. Il mio lavoro è già stato fatto e non dipende più da me questo. In Parlamento potrà essere modificato, approvato o altro&#8230; In questo primo pacchetto che abbiamo presentato visto che volevamo dare un termine ragionevole, entro i primi 8 mesi di governo, abbiamo dato un segnale forte di riforma. Ma c&#8217;è una parte che riguarda l&#8217;informazione di garanzia ed essenzialmente la sua segretezza. È già stata istituita una commissione per la riforma del codice di procedura penale. Il nostro obbiettivo è attuare integralmente quella che era la volontà del professor Vassalli e realizzarla completamente, ovvero fare un codice di stampo accusatorio anglosassone. Quindi sarà cambiata anche la struttura del registro degli indagati e dell&#8217;informazione di garanzia.</p>
<p><strong>Santanchè, Delmastro, La Russa&#8230; È in corso un attacco di un pezzo di magistratura al governo? Attaccano per fermare la riforma secondo lei?</strong><br />
«No, secondo me no. Sono fatti tra loro indipendenti e mi rifiuto di pensare a dei magistrati che vogliono interferire nell&#8217;azione governativa attraverso azioni giudiziarie. Non si può però negare che ogni volta che si sia provato a fare una riforma della giustizia è sempre stata bloccata con interventi giudiziari. È vero e anche questo io lo scrivo da 25 anni. La colpa però non deriva da una serie di attacchi della magistratura che possono essere di ordine tecnico, o di ordine politico. La colpa è della politica che ha rinunciato al suo ruolo preminente e che si è chinata davanti alle critiche della magistratura. Nessuno vuole impedire alla magistratura di commentare le leggi sotto il profilo tecnico visto sono loro che le applicano. La colpa della politica è stata quella di aderire o meglio inchinarsi alla magistratura senza dire questo:&#8221;Noi ascoltiamo le vostre opinioni ma alla fine decidiamo noi e solo noi perché abbiamo un mandato che secondo la Costituzione deriva dal popolo&#8221;».</p>
<p><strong>È vero che sta per proporre una legge costituzionale per la separazione delle carriere?</strong><br />
«Noi fino a questo momento non l&#8217;abbiamo proposta. Esiste una proposta in Parlamento depositata da altre forze politiche. Una separazione netta delle carriere esigerebbe una riforma costituzionale, come una riforma netta del consiglio superiore della magistratura. Questo è però nel programma di governo».</p>
<p><strong>Ministro, il reato di abuso d&#8217;ufficio sarà cancellato?</strong><br />
«Io mi sono battuto fortemente perché venisse cancellato. La proposta è stata accettata dopo ampi dibattiti nell&#8217;ambito delle forze politiche della coalizione. È stata approvata dal consiglio dei ministri.<br />
Questo disegno di legge non va sovvertito. Potrà essere ritoccato ma rimane nel suo impianto e quindi io sono certo che il reato d&#8217;abuso verrà cancellato. Tra le tante inesattezze che ho ascoltato in questi giorni ci sarebbe quella di una contrarietà dell&#8217;Europa. Io già 20 giorni fa in Lussemburgo e l&#8217;altro giorno a Tokyo ho incontrato personalmente il commissario per la glustizia in Europa Didier Renders che si è dichiarato perfettamente soddisfatto delle spiegazioni che ho fornito io e non vi è ragione di dubitare che l&#8217;Europa abbia qualcosa da dire. Non avremo problemi con l&#8217;Europa. Quasi tutti i sindaci italiani, compresi quelli del Pd, soprattutto governatori come De Luca ed Emiliano, si siano dichiarati d&#8217;accordo sul fatto che questo reato ha combinato tanti e tanti e tali danni che l&#8217;unicomodo è abolirlo».</p>
<p><strong>E non andrebbe cancellato anche il reato fantasma quello di concorso esterno?</strong><br />
«Sul concorso esterno la Commissione per la riforma del Codice Penale che è stata istituita nel 2002 e che era indegnamente presieduta da me aveva all&#8217;unanimità deciso che il reato in concorso esterno in associazione mafiosa fosse un reato evanescente e andava completamente rimodulato secondo i criteri di &#8220;concorso di persona nel reato&#8221; e quindi, in prospettiva, andrà rimodulata. Naturalmente senza interferire minimamente o ridurre la lotta alla mafia»</p>
<p><strong>L&#8217;Anm accusa il presidente del Consiglio di delegittimare la magistratura. È un&#8217;accusa che secondo lei ha qualche fondamento?</strong><br />
«No. Intanto non mi pare che la presidente del Consiglio abbia pronunciato una sola parola contro la magistratura. Queste reazioni di voler delegittimare i magistrati quando si criticano alcune loro iniziative è quasi una reazione automatica da parte dell&#8217;associazione. Lo hanno fatto anche con me un mese fa. Al che io ho risposto che se i magistrati si arrabbiano quando noi critichiamo il loro operato, allora anche i politici hanno ragione ad arrabbiarsi quando vengono inquisiti dai magistrati. Nel mio mondo ideale i magistrati non dovrebbero criticare le leggi e i politici non dovrebbero criticare le sentenze. Una settimana fa ho incontrato i rappresentanti dell&#8217;Anm e Santalucia al Ministero».</p>
<p><strong>Che incontro è stato?</strong></p>
<p>«Da un punto di vista personale estremamente cordiale. Abbiamo cercato di individuare i punti che ci uniscono che di più di quelli che ci dividono. A noi interessa essenzialmente una giustizia effciente, rapida ed equa»</p>
<p><strong>Un membro del Csm, Tullio Morello, ha riproposto l’amnistia. Lei è favorevole?</strong></p>
<p>«No. Io credo che in questo momento sia prematuro parlare di amnistia e parlare anche in generale di affievolimento delle pene.<br />
Il garantismo ha due volti: uno è l&#8217;enfatizzazione della presunzione di innocenza ma l&#8217;altro eguale e simmetrico è quello della certezza della pena. Bisognerebbe prendere in considerazione l&#8217;idea che la pena che dev&#8217;essere certa, immediata e proporzionata, può anche non coincidere necessariamente con il carcere per i reati minori. E in questo senso noi stiamo lavorando sia sulle pene alternative, sia soprattutto sulla possibilità di ristrutturare delle carceri per detenuti non pericolosi dove ci sia grande spazio per il lavoro e anche per lo sport ai fini anche di un reinserimento nella società secondo il principio della Costituzione.<br />
Per fare questo le nostre carceri necessitano di spazio. Non tutte lo hanno quindi stiamo cercando di recuperare delle caserme dismesse che garantiscano le misure di sicurezza di un carcere, dove poter dirottare i detenuti meno pericolosi e lavorare sul loro recupeго».</p>
<p><strong>Secondo lei il caso La Russa indebolirà la maggioranza?</strong><br />
«No perché la maggioranza guarda ai contenuti del programma di governo che sono condivisi in modo omogeneo da tutti. Ritengo che le vicende delle singole persone sono purtroppo vicende della vita che devono essere commentate nei luoghi opportuni ma che non possono e non devono avere conseguenze politiche».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://edicola.liberoquotidiano.it/newsstand/index.php"><strong><em>Libero</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/nordio-la-politica-ha-rinunciato-a-svolgere-il-proprio-ruolo/">Nordio: la politica ha rinunciato a svolgere il proprio ruolo</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fisc(hi)o</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2023 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il senso dell’incontro a Palazzo Chigi è chiaro e positivo: il governo non può arretrare, rispetto al programma esposto in tema di giustizia, al tempo stesso non può avanzare rompendo a testate il fuoco di sbarramento acceso con polemiche strumentali e infondate, provando a mettere in bocca al ministro Nordio cose che non ha mai [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fischio/">Fisc(hi)o</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il senso dell’incontro a Palazzo Chigi è chiaro e positivo: il governo non può arretrare, rispetto al programma esposto in tema di giustizia, al tempo stesso non può avanzare rompendo a testate il fuoco di sbarramento acceso con polemiche strumentali e infondate, provando a mettere in bocca al ministro Nordio cose che non ha mai detto, quindi ribadisce gli obiettivi e il punto più rilevante e decisivo, ovvero la separazione delle carriere oltre quanto già disposto dalla riforma Cartabia, ma abbassa i toni, allunga i tempi e apre al dialogo. L’ultima cosa è anche una perfida ironia, visto che il ministro è magistrato da una vita e lo rimarrà intellettualmente a vita, diciamo che farà un giro d’ascolti fra le correnti, mentre il problema politico vero resta in capo al Partito democratico: se non coglie l’occasione di dare una mano a un’impostazione civile e responsabile, non prona alle corporazioni, si ritroverà in futuro, magari con diverso nome, prigioniero di quel che ancora lo tiene in vincoli.</p>
<p>Sul fronte della scuola, dopo avere iscritto il “merito” nella carta intestata ministeriale, si trovano a dover guadare il fiume del rinnovo contrattuale. Se riusciranno a metterci meccanismi e somme premiali per gli insegnanti meritevoli, avranno fatto un ottimo lavoro. Altrimenti potranno contare sul trofeo impagliato che ogni ministro mette sulla propria scrivania: la modifica degli esami di maturità. La più inutile, frequentata e velocemente abbandonata riforma della storia, dal 1861 ad oggi. Avere approcciato il tema con l’evocazione delle gabbie salariali, quando le scuole meno qualificate si trovano dove il costo della vita è inferiore, è stato gesto di generosa imperizia. Circa i rapporti internazionali, la solidarietà atlantica e la collocazione europea, conti e vincoli compresi, siamo nel campo della continuità. Come è bene che sia. Certo che si possono introdurre novità (magari si riuscisse a stabilizzare la Libia, il che comporta sintonia con Francia e Ue, ma anche sponda Usa per gli altri Paesi coinvolti nell’area), ma non modificherebbero la sana continuità. Chi temeva o sperava in sfracelli, ne prenderà<br />
atto.</p>
<p>Il tema su cui il governo può far risuonare un fischio di scossa e novità, conciliando la propria identità politica con l’assennatezza delle proposte, il tema su cui, al tempo stesso, potrebbe sentirsi un fischio di fine dei giochi preliminari, è quello fiscale. Sì, è vero che il punto di partenza è la “flat tax”, che non ci sarà, ma qui le riforme di oggi possono camuffarsi con la propaganda di ieri, lavorando sulla “flat” per questo o quel gruppo di contribuenti, per un determinato reddito o un altro, che è l’opposto della “flat”, in realtà è un regime forfettario come altri già ne sono stati varati, ma il travestimento può riuscire. Più interessante quel che viene presentato come uno stadio di passaggio, ma è in sé già sostanza, ovvero la riduzione del numero delle aliquote.</p>
<p>In qualsiasi modo lo si realizzi comporta che, nelle aree a cavallo dell’aliquota cancellata, ragionevolmente le intermedie, qualcuno pagherà di meno e qualcuno dovrà pagare di più. Non meno interessante vedere come ci si muoverà sul lato delle detrazioni e degli adempimenti, in modo che il fisco non sia oltraggioso oltre che esoso. Il governo non potrà permettersi sgravi che generino un calo delle entrate e quando tocca riformare “a gettito costante” è evidente che non si susciterà la felicità, ma sarebbe già molto la ragionevolezza e la serenità. Il governo prenda il tempo necessario. Non senta la fregola dell’intervista e dell’annuncio. Non consenta la gara di visibilità fra colleghi ministri e fra alleati di maggioranza. Energia sprecata che consuma le batterie. Fin qui è stata proprio la moderazione nell’esibizione a farne il tema più promettente e affidabile. Cancellare un’aliquota non è la rivoluzione, ma è un apprezzabile gesto verso quei (troppo pochi) italiani che pagano il conto per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-28-gennaio-2023/"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/fischio/">Fisc(hi)o</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Arginare Nordio? Dubito. Contro di lui assedio giustizialista &#8211; Il Dubbio</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/arginare-nordio-dubito-contro-di-lui-assedio-giustizialista-il-dubbio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 10:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla Giuseppe Benedetto, avvocato e presidente della Fondazione Einaudi: «Lo attaccano perché può scardinare il sistema» Giuseppe Benedetto, avvocato e presidente della Fondazione Einaudi, del cui consiglio di amministrazione Carlo Nordio è stato componente dal 5 dicembre 2018 fino alla sua nomina a ministro della Giustizia: che impressione ha di questi primi mesi del Guardasigilli a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Parla Giuseppe Benedetto, avvocato e presidente della Fondazione Einaudi: «Lo attaccano perché può scardinare il sistema»</em></p>
<p><strong>Giuseppe Benedetto, avvocato e presidente della Fondazione Einaudi, del cui consiglio di amministrazione Carlo Nordio è stato componente dal 5 dicembre 2018 fino alla sua nomina a ministro della Giustizia: che impressione ha di questi primi mesi del Guardasigilli a via Arenula?</strong></p>
<p>Senz’altro positiva. Sottoscriviamo tutto quello che il ministro ha annunciato e ci auguriamo che presto si possa passare alla concreta realizzazione di una riforma della giustizia che attendiamo da anni. Qualche timida ma positiva indicazione è venuta dalla Cartabia, ora è necessario che da Nordio venga quella spinta per procedere oltre.</p>
<p><strong>Ci sono spinte diverse all’interno del governo in tema di giustizia, tant’è che sarebbe in atto un tentativo di contenere il ministro, così come riportano le cronache giornalistiche. Nordio rischia di essere messo ai margini?</strong></p>
<p>A me piace parlare per fatti concludenti e non per interpretazioni giornalistiche. Ogni giorno leggo di rappresentanti dei vari partiti della maggioranza che prendono le distanze da Nordio. Non possiamo metterci seriamente a seguire voci, impressioni o illazioni. Valutiamolo con i provvedimenti. Certamente se da qui a sei mesi nessuno dei propositi annunciati da Nordio sarà sulla via della realizzazione ne trarremo delle conclusioni, che probabilmente non saranno lusinghiere per questo governo. Ma siamo ancora alle prime battute e limitandoci alle dichiarazioni dico che sono positive.</p>
<p><strong>C’è un aspetto che in molti evidenziano: il suo essere stato per tutta la vita fuori dai palazzi e, in particolare, fuori da quelli romani. Questo suo “spaesamento” è un limite o un vantaggio?</strong></p>
<p>La distanza dai palazzi e dalle sue logiche può essere un vantaggio. Lo svantaggio è che la macchina complessa di un ministero &#8211; e in particolare uno come quello di via Arenula &#8211; per essere governata ha bisogno o di un’esperienza pregressa o di un accelerato corso di “formazione”. Nordio stesso ha sempre detto che non si è mai occupato, in questo senso, di pubblica amministrazione e dunque il tempo glielo dobbiamo concedere. Ma ripassando le storie personali e politiche di tutti i precedenti ministri della Giustizia non so quanti avessero l’esperienza necessaria.</p>
<p><strong>La giustizia è sempre il terreno di scontro privilegiato tra i partiti ma forse anche quello sul quale, alla fine, si interviene di meno. La fondazione Einaudi, anche insieme allo stesso Nordio, ha più volte proposto delle ricette ed indicato urgenze ed emergenze. Che suggerimenti dà al ministro?</strong></p>
<p>Come ripeto quotidianamente, la riforma delle riforme necessaria per il Paese è quella della separazione delle carriere. Ci ho scritto anche un libro, la cui prefazione è di Carlo Nordio, dal titolo “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere”. Oggi con i magistrati alcuni temi non sono più un tabù, però su questo non si può avere un confronto civile, approfondito e chiarificatore. La risposta è sempre: “Non è quello il problema”. Ma se per la Fondazione Einaudi, per l’Unione delle Camere penali &#8211; assieme alla quale abbiamo depositato parecchi anni fa una proposta di legge costituzionale &#8211; e i Radicali questo tema è fondamentale, perché i magistrati non vogliono affrontarlo? Dalla separazione delle carriere si dipanano mille cunicoli spesso invisibili e sotterranei. Ne dico solo uno: le valutazioni dei magistrati. Come ben sa si valutano tra di loro e la valutazione è sempre l’eccellenza. Il fascicolo delle performance, tra le riforme più semplici della Cartabia, ha addirittura provocato uno sciopero. Com’è possibile? Perché in Italia la casta è questa. I magistrati sono gli unici che ritengono di non poter essere valutati da nessuno. E dunque, la separazione delle carriere e il doppio Csm &#8211; perché noi non vogliamo un pm sottoposto al governo o a qualcun altro &#8211; servirebbero, ad esempio, per evitare questo genere di intrecci. Perché anche se si tratta di persone perbene può venire il dubbio che oggi il giudizio lusinghiero dell’uno possa servire per ottenere un domani un giudizio altrettanto lusinghiero dell’altro.</p>
<p><strong>E come si realizza questa separazione?</strong></p>
<p>La Fondazione Einaudi ha proposto una snella assemblea costituente per la riforma complessiva della seconda parte della Costituzione. Siamo molto scettici sulla possibilità che una bicamerale, viste le sorti infauste di tutte le bicamerali, possa essere la soluzione. Bisogna dare la parola agli elettori per eleggere 100 costituenti che possano mettere mano complessivamente, senza sbrindellarla a pezzetti, alla nostra Costituzione.</p>
<p><strong>Ha avuto modo di confrontarsi col ministro in questi mesi?</strong></p>
<p>Nelle settimane scorse Nordio, assieme al professore Sabino Cassese, ha partecipato alla presentazione del mio libro a Roma e ha ribadito che il suo essere ministro non gli fa cambiare idee. Certo, il suo ruolo comporta anche momenti di comprensibile equilibrio, perché fa parte di una maggioranza e ha delle responsabilità, ma ha ribadito che se gli fanno fare le cose in cui crede bene, altrimenti si dimette. Beh, è strano che un ministro dica questo subito dopo essere stato nominato: questo è il segno della determinazione di Nordio.</p>
<p><strong>Quindi per tornare alla domanda sui presunti tentativi di arginamento mi sembra che la risposta sia: è difficile che lo consenta.</strong></p>
<p>Non ho motivo di ritenere che Nordio pensi una cosa e ne dica un’altra. Ma lo constateremo empiricamente.</p>
<p><strong>Il tema più divisivo, in questo momento, è quello delle intercettazioni e il ministro è sotto attacco per le sue idee. Lei condivide la sua posizione?</strong></p>
<p>Le intercettazioni, per come sono in Italia, sono una vera indecenza e negare che siano state usate anche per fini poco nobili sarebbe offendere l’intelligenza degli italiani. Nordio è stato netto sul fatto di non voler toccare le intercettazioni, anche le più invasive, purché rispettose della persona umana, contro i reati di mafia. Ma solo chi non è mai entrato in un’aula di giustizia o non abbia mai avuto parte ad un processo può difendere questo sistema. Stiamo attenti, delle intercettazioni si può fare strame, inoltre non sono una prova, ma un mezzo di ricerca della prova. Ma a quanti processi assistiamo, ogni giorno, in cui gli unici elementi di prova portati a giudizio dall’accusa sono solo le intercettazioni? Le indagini non si fanno più e negare questo è violentare barbaramente la verità. Contro Nordio si sta creando un fronte compatto di manettari, tagliagole, giustizialisti di ogni specie perché vedono in lui l’uomo che può scardinare il sistema. Ma a me piacerebbe vivere in un Paese in cui Nordio è la normalità, non l’eccezione.</p>
<p>Simona Musco, Il Dubbio, pagina 1 e 2 del 21 gennaio 2023</p>
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		<title>Intercettazioni, le falsità dei giustizialisti sulla Cartabia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Barbano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 17:11:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[giustizialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
		<category><![CDATA[riforma Cartabia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La manina nascosta, la velina velenosa, la gran cassa che amplifica senza discernimento, l’agente incursore nei talk, i mazzieri della menzogna negli editoriali dei quotidiani più faziosi, e la riforma della giustizia diventa una vergogna nazionale, di cui indignarsi. Missione compiuta. Il giustizialismo di lotta e di governo ha colpito all’unisono, dimostrando quanto fragile e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La manina nascosta, la velina velenosa, la gran cassa che amplifica senza discernimento, l’agente incursore nei talk, i mazzieri della menzogna negli editoriali dei quotidiani più faziosi, e la riforma della giustizia diventa una vergogna nazionale, di cui indignarsi. Missione compiuta. Il giustizialismo di lotta e di governo ha colpito all’unisono, dimostrando quanto fragile e incerta sia, nella politica e nel giornalismo allo stesso modo, la cultura delle garanzie e l’accertamento della veridicità dei fatti. La prima mossa è un notizia confezionata chiavi in mano: riferisce che la mancanza della querela fa impuniti ladri, sequestratori e picchiatori. Chi, e come, la faccia giungere alle redazioni dei giornali è un mistero. Però dai giudiziaristi viene rilanciata, com’è costume dei tempi, senza alcun fact cecking.</p>
<p>In realtà la riforma Cartabia ha esteso la procedibilità a querela per le ipotesi meno gravi di alcuni reati, tra cui violenza privata, furto non in casa, sequestro di persona semplice e lesioni personali, puniti dal legislatore con sei mesi o poche settimane nel minimo. Negli ultimi quarant’anni è accaduto quattro volte, nel 1981, nel 1999, nel 2018 e adesso, sempre con lo stesso obiettivo: consentire alla macchina della giustizia di concentrare le proprie risorse sui delitti più pericolosi. Tra il 2015 e il 2021 trentunomila furti sono andati impuniti per «particolare tenuità del fatto», riconosciuta in primo o in secondo grado dopo anni e anni di udienze. La riforma si propone di evitare il processo tutte le volte in cui l’interesse della vittima viene meno, o perché risarcita o perché disinteressata. La querela rimette l’azione penale in connessione con l’offensività del reato, cioè con la concreta lesione di un bene giuridico. La quale, nel caso del furto, è il danno subito per la sottrazione della cosa. La misura di questo non può prescindere dalla rappresentazione che la vittima esprime del fatto con una manifestazione di volontà. Non si può qualificare il furto senza una percezione soggettiva della sottrazione della cosa, o il sequestro di persona senza una percezione soggettiva della compressione della propria libertà, fuori dai casi in cui possa ravvisarvi una violenza che coarta all’inerzia la volontà della vittima. In questo senso la querela riporta la fattispecie in asse con i principi di un diritto penale liberale.</p>
<p>Senonché a Jesolo due ladri, pizzicati a rubare in un hotel, vengono scarcerati perché il titolare è un oligarca russo, che non è nella condizione di presentare querela. A Vicenza la storia si ripete con una società di noleggio, il cui rappresentante legale è assente. Ciò che viene meno è l’arresto in flagranza, non certo l’azione penale nei confronti degli autori, la quale si ferma per improcedibilità solo se entro tre mesi la querela non giunge. Eppure gli allarmi che connotano queste notizie parlano d’impunità. Sarà per il malinteso senso della sanzione penale, che ormai nella percezione collettiva coincide con la custodia cautelare. «Se proprio la si volesse disporre &#8211; spiega ai giornali il giurista Gian Luigi Gatta, già consigliere di Marta Cartabia – basterebbe prevedere che la querela giungesse nelle 48 ore che passano tra il fermo del pm e la convalida del gip». Ma è più utile gridare all’impunità e dire, come fa il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, che «la riforma Cartabia fa solo gli interessi dei delinquenti. Mi auguro che finisca in soffitta».</p>
<p>Può un rappresentante del governo attaccare una legge del Parlamento senza subire alcuna conseguenza disciplinare? La risposta è sì. Può farlo perché la nostra ha smesso di essere una democrazia parlamentare per somigliare a uno Stato di polizia. Dove i poliziotti sono irresponsabili non solo per quello che fanno, ma anche per quello che dicono. Prendete il super poliziotto Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro e oracolo di molti talk televisivi, dove sdottoreggia senza contraddittorio sullo scibile umano, sollecitato da giornalisti compiacenti. Dopo aver detto che il governo Draghi ha fatto disastri nella lotta alla mafia, adesso fa l’agente incursore contro la riforma Cartabia: «È un disastro – ripete -, non degno di un Paese civile». E rilancia la confusione tra mancati arresti e impunità, arrivando a sostenere che da oggi in poi i ladri aggrediranno i beni degli stranieri, lontani dall’Italia, essendo certi di farla franca. L’artificio dialettico del magistrato è una sineddoche: si racconta una parte, del tutto residuale ed eccezionale, per il tutto, allo scopo di demolire il tutto.</p>
<p>Ma al peggio non c’è fine. «Riforma Cartabia, il caso scarcerazioni: a Palermo salvi tre boss, nessuno denuncia», recita il titolo di un grande quotidiano. In realtà è accaduto che, sollecitati da un imprenditore che subiva di continuo assalti nei suoi negozi, i tre mafiosi abbiamo individuato, sequestrato e picchiato gli autori delle rapine, ottenendo da questi anche la promessa di restituire quanto portato via dalla cassa. Per questo sono stati condannati rispettivamente a sedici, tredici e cinque anni di carcere. La mancata querela delle vittime, indotta dalla paura, fa cadere la meno grave accusa di sequestro. Ma nessuna scarcerazione è mai avvenuta, né mai avverrà. Perché gli imputati rispondono, come normalmente accade in contesti mafiosi, anche dei reati tipici della criminalità organizzata, che erano e restano &#8211; anche dopo la riforma &#8211; procedibili d’ufficio: associazione mafiosa ed estorsione. È del tutto improbabile che un mafioso a cui è contestato un reato comune e non grave (sequestro di persona semplice, lesioni personali lievi) non abbia a suo carico anche i classici e più gravi reati di criminalità organizzata, come l’associazione per delinquere semplice e di tipo mafioso, l’estorsione, l’usura, il sequestro di persona a scopo di estorsione, l’omicidio, le lesioni personali, anche lievi, commesse da più persone (anche solo due), oppure con armi. Tutti reati che erano e restano procedibili d’ufficio. In ogni caso il governo ha rinviato la riforma di due mesi per correggere eventuali criticità. Sé queste c’erano, sia pure nell’ipotesi di casi eccezionali, c’è da chiedersi perché non abbia adempiuto prima al suo impegno. Avrebbe evitato di dare ai mazzieri della menzogna l’occasione di gridare all’impunità e di lanciare l’allarme inesistente di un’ondata di scarcerazioni, chiedendo, come fa Marco Travaglio sul «Fatto Quotidiano», un esame psichiatrico per quei magistrati che, come Carlo Nordio, «vanno in pensione e poi diventano ministri della giustizia». Gli fa eco Maurizio Belpietro su «La Verità»: «Con la riforma Cartabia – scrive – delinquenti subito liberi».</p>
<p>Il disegno occulto non si vede ma c’è. Marta Cartabia ha tolto il microfono dalle mani dei procuratori showman, riaffermando la presunzione di innocenza per gli indagati, ha staccato la spina della prescrizione «sine die», ha chiamato i pm alla responsabilità con un primo abbozzo di valutazione e imponendo loro un giudizio di probabilità di condanna su chi portano a processo, ha cercato di svuotare il buco nero delle carceri, simboli del totalitarismo giudiziario. Nordio ha detto di voler rendere tassativo il codice penale, compiuti il rito accusatorio e la separazione della carriere, inappellabili le sentenze di assoluzione di primo grado, inservibili le intercettazioni come mezzo di gogna giudiziaria. Ce n’è quanto basta per metterli entrambi alla gogna, da destra e da sinistra, dai giornali e dai talk, dai giudici e dai prefetti. Il partito dello sfascio non ha colore né ideologia, ma una concrezione di poteri, pregiudizi e interessi diversi che si tengono insieme. I suoi protagonisti, palesi e nascosti, non hanno bisogno di consultarsi, perché difendono tutti la stessa ditta, a danno del Paese e della sua necessità di cambiare. C’è un solo filtro che potrebbe fermare il loro assalto alla democrazia liberale: un giornalismo non supino, ma indipendente, capace di sottrarsi al fascino dell’emergenza. È merce rara.</p>
<p><a href="https://www.ildubbio.news/giustizia/sulla-riforma-cartabia-una-pioggia-di-menzogne-e-malizie-scatenata-da-pm-e-media-faziosi-de6h0v4v"><strong><em>Il Dubbio</em></strong></a></p>
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		<title>L&#8217;occasione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/loccasione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 09:46:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[azione]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se le parole di Carlo Nordio fossero state pronunciate da lui stesso, ma nella eventuale veste di ministro della giustizia di un governo di sinistra, la destra sarebbe insorta. Se la cancellazione dell’ergastolo ostativo avesse trovato posto fra i provvedimenti di un governo diverso dall’attuale, la destra avrebbe gridato allo scandalo. Lasciando da parte il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se le parole di Carlo Nordio fossero state pronunciate da lui stesso, ma nella eventuale veste di ministro della giustizia di un governo di sinistra, la destra sarebbe insorta. Se la cancellazione dell’ergastolo ostativo avesse trovato posto fra i provvedimenti di un governo diverso dall’attuale, la destra avrebbe gridato allo scandalo. Lasciando da parte il tema della coerenza, quella che abbiamo di fronte è una occasione. Per la giustizia.</p>
<p>Quelle parole sono una novità solo per chi non abbia mai letto o ascoltato Nordio. Le ripete da anni. Afflitto da una malattia minoritaria: la coerenza aggravata da memoria. Di sicuro l’ex procuratore non è un uomo di sinistra, ma non lo è neanche di destra. È un liberale conservatore che non ha mai fatto mistero delle proprie opinioni da quando, lasciata la toga, si è sentito libero di esporle. Chi lo ha scelto come ministro le conosceva. Lo stesso Nordio, del resto, con amara ironia, ha più volte osservato che nell’Italia di oggi ancora vige il codice penale firmato da Mussolini, mentre il codice di procedura penale che porta la firma di una medaglia d’oro della resistenza, Giuliano Vassalli, è stato continuamente modificato e scassato. Lo osservava sottolineando gli aspetti illiberali del codice penale.</p>
<p>La separazione delle carriere o la non obbligatorietà dell’azione penale, per non dire del profluvio dissennato e improprio delle intercettazioni, sono considerati concetti scontati, ovvi in qualsiasi sistema penale accusatorio. Non esiste che l’accusatore e il giudice siano colleghi. È pura ipocrisia pensare che obbligando a perseguire tutto si eviti la scelta in capo alla procura, semmai la si priva di criteri e controlli. Le intercettazioni possono essere utili a indagare, ma depositarle e diffonderle è non solo barbarie, ma suicidio processuale, perché da sole non provano il reato. Cose ovvie. Da noi considerate bestemmie perché si è confuso il giustizialismo con la giustizia. Salvo annegare tutto nell’ipocrisia, quando non nel falso conclamato.</p>
<p>Anche la destra giustizialista, anche chi oggi è al governo, ragionò diversamente quando gli “inquisiti” erano amici. Mentre la sinistra, oggi, non insorge più per difetto di forze che per digerita ammissione dei tanti anni sbagliati. Il colpevolismo giustizialista non è la giustizia, ma una macchina infernale che genera professionisti dell’accusare senza l’onere di dovere dimostrare e senza la pena di dovere pagare per gli errori commessi. La sinistra c’è cascata perché si è trovata comunista, dalla parte sbagliata della storia, al partire di inchieste giudiziarie con le quali si sterminava anche la sinistra che si trovava dalla parte giusta della storia. E se la destra aveva il giustizialismo nel corredo genetico, la sinistra ha abdicato al diritto per divenire la copertura politica del corporativismo togato, ricevendone in cambio la copertura per sgomberare la strada verso il potere.</p>
<p>La scelta di Meloni mette la destra nelle condizioni di dovere cambiare. Non esiste, lo sappia la presidente del Consiglio, il “garantismo” in giudizio e il “giustizialismo” della pena, come ha erroneamente affermato. Posizione impossibile, perché il “garantismo” non è l’innocentismo che loro stessi praticarono con i loro amici, ma il rispetto del diritto, ergo anche la certezza della pena. La sinistra può scegliere: mugugnare malmostosa, incapace di autocritica, sperando ancora di potere ritravestirsi senza il coraggio di svestirsi, oppure riconoscere diritto e diritti e costringere la destra alla coerenza. Questa sembra la scelta di Azione, che somiglia al fare opposizione seria assai più del porsi in una sterile posizione pregiudiziale.</p>
<p>L’occasione è lì. A portata di mano. L’opposizione può aiutare il giustizialismo del campo largo e pentastellato o lavorare al diritto. Magari ricordando che il pessimo decreto “rave” sta all’opposto delle parole di Nordio. Questa è la scelta politica, non il sesso della segreteria.</p>
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<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-8-dicembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Diserzioni in aula. Gli alibi dei docenti che offendono la categoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 16:19:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sappiamo se, alla prossima riapertura delle scuole, ci saranno tutte le aule e i banchi. Peggio ancora, non sappiamo se ci saranno tutti gli insegnanti e gli alunni. Per questi ultimi è assai allarmante che molti genitori si rifiutino di sottoporli al tampone, visto che si tratta di iniziative a tutela della salute dell’intera famiglia. Per i primi invece la questione è anche più seria.</p>
<p>Pare infatti che circa un terzo di docenti accampi problemi di rischio dovuti all’età, peraltro neanche tanto avanzata, visto che si parla di 55 anni, e che un’analoga percentuale rifiuti i test diagnostici per motivi di riservatezza o più semplicemente «di principio».</p>
<p>Se a ciò si aggiunge il timore di dover rispondere personalmente se qualche allievo venisse contagiato, la prospettiva di una massiccia diserzione è abbastanza reale. Sarebbe un disastro per la scuola, e soprattutto per l’immagine del Paese, che dopo avere sopportato con dignità e disciplina vari mesi di forzati arresti domiciliari, vedrebbe ora franare le stesse fondamenta educative su cui si regge e su cui dovrebbe costruire il suo futuro.<br />
E sarebbe anche un funesto messaggio sulla figura degli insegnanti, che in fondo hanno subito meno di tante altre categorie le devastazioni economiche e professionali dell’epidemia e darebbero ora una dimostrazione di pavido e irragionevole egoismo.</p>
<p>Va detto, per doverosa imparzialità, che insegnanti e presidi hanno alcuni motivi per essere preoccupati. Ma non per i rischi del virus che, con le opportune cautele, possono essere, se non esclusi, consapevolmente gestiti, quanto per quelli della responsabilità penale e civile, che traggono origine dalla vetustà della nostra legislazione e dal sostanziale disinteresse dello Stato nel tutelare i suoi collaboratori.</p>
<p>I nostri codici penale (del 1930) e civile (del 1942) prevedono infatti la responsabilità di chi vigila sui minori, se questi subiscono un danno mentre sono affidati alla loro tutela. Senonché all’epoca della promulgazione di queste norme &#8211; in pieno fascismo &#8211; all’onere di vigilanza era connesso il potere disciplinare, quello “ius corrigendi” che talvolta si estrinsecava in modeste pene corporali, come il righello del maestro o i sassolini dietro la lavagna.<br />
Il potere degli insegnanti era virtualmente assoluto, e quasi sempre assistito dalla solidarietà degli stessi genitori.</p>
<p>Oggi, se un maestro bacchettasse un bambino, finirebbe dritto davanti al tribunale dell’infanzia, ed anche un innocuo rimprovero verbale susciterebbe le ire delle mamme e delle loro benemerite associazioni. Questo non significa che si debba reintrodurre il frustino. Significa che gli insegnanti hanno le stesse responsabilità di un tempo senza avere i poteri di impedire l’evento dannoso.</p>
<p>Non è tutto. Presidi e insegnanti non corrono il rischio di finire in prigione. Se un bambino si ammalasse bisognerebbe dimostrare che ha contratto il virus a scuola, e non a casa o altrove: una “probatio diabolica” che nessuno sarebbe in grado di fornire. Tuttavia corrono il rischio di una denuncia, che chiunque può fare senza neanche la spesa della carta bollata. E poiché da noi non esiste sanzione per la denuncia temeraria, e molti avvocati si prestano a patrocinare anche le cause più incredibili nella speranza di qualche risarcimento transattivo, possiamo star certi che molti presidi e docenti riceveranno un’informazione di garanzia, subiranno lo stress di un’indagine e quello, anche più lacerante, delle spese legali. Qui lo Stato deve fare qualcosa subito. Anche se non può, per ragioni di tempo e di tecnica normativa, cambiare le leggi vetuste, può assicurare i suoi collaboratori che non subiranno nessuna conseguenza professionale da queste aggressioni giudiziarie, e soprattutto che sarà lui, lo Stato, a pagare le parcelle dei difensori.</p>
<p>Con queste garanzie, verrebbero meno anche gli alibi un po’ meschini che, per colpa di una minoranza, gettano un’ombra funesta sulla categoria degli insegnanti. Per verità non solo su di loro, visto che un analogo ostruzionismo serpeggia un po’ dappertutto, dai genitori, come s’è detto, fino agli agenti penitenziari, alcuni dei quali si sarebbero rifiutati di rilevare la temperatura di chi accede ai tribunali perché questo esulerebbe dalla loro competenza.</p>
<p>Ora, sarebbe davvero paradossale se proprio adesso, mentre si avvertono segnali di ripresa, i primi sintomi di sgretolamento civile arrivassero proprio dalle categorie che, a titolo diverso, dovrebbero garantire la formazione dei ragazzi e la sicurezza di tutti. E sarebbe un oltraggio a quelle migliaia di medici e operatori sanitari che nei mesi passati hanno rischiato, e spesso sacrificato la vita, senza indugiare sui sofismi della privacy o delle competenze contrattuali. L’auspicio è che lo Stato mandi a tutti l’energico messaggio di Nelson a Trafalgar: «Il Paese si aspetta che ognuno faccia il proprio dovere». E naturalmente che sia Lui, lo Stato, a darne per primo il buon esempio.</p>
<p><a href="https://www.ilmessaggero.it/editoriali/primopiano/scuola_covid_prof_diserzioni_ultima_ora_11_settembre_2020-5454912.html"><strong>Il Messaggero</strong></a></p>
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		<title>Carlo Nordio: Il bonus preso a sua insaputa e la figuraccia in Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 06:14:54 +0000</pubDate>
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		<title>Carlo Nordio: Le chiusure che il governo deve spiegare in Parlamento</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2020 09:13:15 +0000</pubDate>
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