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	<title>carabinieri Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>carabinieri Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Sottosopra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 07:34:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carabinieri condannati per la morte di Stefano Cucchi e Italia condannata per la morte di un bambino. Dietro due storie orrende, fra loro lontane, s’intravvede un problema enorme, collettivo, che inspiegabilmente non riesce ad imporsi all’opinione pubblica, quindi alle forze politiche, per quel che è. Il problema della giustizia. Due Carabinieri sono sicuramente colpevoli di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sottosopra/">Sottosopra</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Carabinieri condannati per la morte di Stefano Cucchi e Italia condannata per la morte di un bambino. Dietro due storie orrende, fra loro lontane, s’intravvede un problema enorme, collettivo, che inspiegabilmente non riesce ad imporsi all’opinione pubblica, quindi alle forze politiche, per quel che è. Il problema della giustizia.</p>
<p>Due Carabinieri sono sicuramente colpevoli di omicidio preterintenzionale, per altri due deve essere riformulata la pena. Significa che non intendevano uccidere, ma l’hanno ucciso con i loro maltrattamenti. Prima di andare oltre è necessario fissare un punto: è del tutto ininfluente cosa abbia fatto o non fatto Cucchi, come è barbarie intrattenersi sul suo stile di vita o le sue condizioni fisiche (che, semmai, imponevano cure, non botte), è ininfluente perché l’incolumità fisica deve essere garantita a chiunque sia custodito nelle mani dello Stato. Sempre. Le donne e gli uomini in divisa non smettono d’essere persone con le loro emozioni, ma la divisa impone loro il controllo delle reazioni e impone a noi l’obbedienza ai loro ordini. Chi ha torto o ragione lo stabilirà un giudice. Cucchi il suo giudice non lo ha mai incontrato, è stato ammazzato prima.</p>
<p>Ma questa è solo una premessa, perché dietro c’è molto altro. L’omicidio è del 2009. I familiari denunciarono immediatamente l’accaduto. Io stesso, in un incontro pubblico, sostenni quel che sosterrei ancora: non potevano dar del colpevole a chi ancora doveva essere processato. Lo impone il diritto e la civiltà. Ma diritto e civiltà vengono massacrati se per accertare una roba simile si deve aspettare tredici anni. È inammissibile.</p>
<p>A questo si aggiunga che taluni esponenti dell’Arma dei Carabinieri si mostrarono non propriamente collaborativi. In queste ore sono stati condannati per l’azione di depistaggio, ma si tratta di una sentenza di primo grado e, quindi, come sopra, non siamo autorizzati a dirli colpevoli. Ce la faremo per questo secolo? Nel processo che li riguarda l’Arma si è costituita parte civile. Ha fatto bene. Significa che ritiene il comportamento degli imputati un danno per l’intera Istituzione. Vero. Ma non basta per nulla dire, dopo la sentenza di primo grado, che le loro furono &lt;&lt;condotte lontane dai nostri valori&gt;&gt;. Non basta perché l’Arma ha una catena gerarchica e la responsabilità di vigilare sul rispetto di quei valori. Qui non solo un cittadino è stato ammazzato, ma alti gradi avrebbero depistato. C’è un problema serio, dentro e in capo all’Arma. E più si è convinti, come siamo, che si tratta di una colonna portante dello Stato di diritto, più lo si deve dire chiaro e tondo.</p>
<p>Cucchi è stato ammazzato, ma non è la sola devianza di cui siamo a conoscenza. Anche in casi più recenti abbiamo dovuto assistere sia a condotte inammissibili, in caserma, sia all’esistenza di chat ove ci si esprime da teppisti, più che da Carabinieri. Esiste un problema interno di controllo e un problema di giustizia nella repressione.</p>
<p>I Carabinieri svolgono la loro giusta funzione nell’altra vicenda. Quando si legge che l’Italia è stata condannata, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che non è un organo dell’Unione europea, poniamo un freno all’ignoranza giornalistica), per non avere prevenuto l’uccisione di un bambino, si resta perplessi. Non si può essere responsabili di non avere impedito e neanche di un errore giudiziario. Se ne commettono ovunque e non sono cancellabili. Ma leggendo la sentenza ci si rende conto che il problema è un altro: una madre si rivolge ai Carabinieri, ripetutamente denunciando le violenze del marito; i Carabinieri riferiscono all’autorità giudiziaria; la procura non provvede. Il problema non è non avere prevenuto, ma considerare un pericolo manco pervenuto. La giustizia inerte, questo è il problema. Ne prendano atto quelli che sostengono l’obbligatorietà dell’azione penale sia l’antidoto a quel che quotidianamente succede.</p>
<p>Condannata è l’Italia, ma mai, dicasi mai, lo Stato procede a rivalersi sul magistrato responsabile. Il che li rende irresponsabili. Questo è il problema.</p>
<p>Ora mettete cose come queste a confronto con l’animato e sconclusionato dibattito politico e corporativo su quale debba essere il sistema per eleggere i membri del Consiglio superiore della Magistratura, che sarebbe dovuto essere presidio costituzionale d’indipendenza ed è finito presidiato dalla correntocarzia politica e spartitoria.</p>
<p>E non è un problema di destra e sinistra, ma di sopra o sotto il minimo della civiltà e del diritto.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Il guasto nel sistema produce il sacrilegio di Piacenza</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-guasto-nel-sistema-produce-il-sacrilegio-di-piacenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Nordio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 09:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[piacenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il guasto viene prima e va oltre la caserma di Piacenza: “In Italia il senso del rispetto delle regole e la considerazione stessa del Diritto sono state relativizzate fino al punto di spingerle nel campo della metafisica. Tutti chiedono il rispetto delle regole per gli altri, ma quando si trovano al cospetto dei doveri imposti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-guasto-nel-sistema-produce-il-sacrilegio-di-piacenza/">Il guasto nel sistema produce il sacrilegio di Piacenza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il guasto viene prima e va oltre la caserma di Piacenza: “In Italia il senso del rispetto delle regole e la considerazione stessa del Diritto sono state relativizzate fino al punto di spingerle nel campo della metafisica. Tutti chiedono il rispetto delle regole per gli altri, ma quando si trovano al cospetto dei doveri imposti dalla legge domandano l’eccezione. Quando questo principio viene accettato e legittimato, non solo nella società ma anche nelle istituzioni, il problema diventa di sistema e si apre la strada a comportamenti scandalosi come quelli dei magistrati del caso Palamara, oppure criminali come quelli dei carabinieri di Piacenza. In entrambi i casi, siamo davanti a un sacrilegio nei confronti dello stato di diritto”.</p>
<p>Da ex magistrato di formazione liberale, Carlo Nordio confessa lo “sgomento” che prova nell’apprendere i fatti – tortura, pestaggi, spaccio di droga – che i magistrati contestano ai carabinieri di Piacenza, e che per la prima volta nella storia italiana hanno portato al sequestro di una stazione delle forze dell’ordine, quella di Levante: “Ho lavorato per anni fianco a fianco con gli agenti dell’Arma dei carabinieri. Ho combattuto il terrorismo con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ho rischiato la vita insieme a molti di loro e ritengo che si tratti di un corpo dello Stato straordinario, un presidio della democrazia italiana. È proprio per la stima che nutro verso l’Arma che lo sconcerto che provo è altrettanto grande. Nella scala etica, un reato commesso da chi ha il compito di reprimerlo è molto più grave di un reato commesso da un cittadino comune, poiché autorizza a pensare: ‘Qui non ci si può fidare più di nessuno’. Per questo, ritengo che non si tratti di un peccato isolato: si tratta di un sacrilegio nei confronti della Repubblica”.</p>
<p><strong>Dunque, non sono solo ‘mele marce’?</strong></p>
<p>L’espressione ‘mele marce’ fa parte di un retorica che non mi appartiene. Premesso che i fatti sono da accertare – e, se accertati, da punire senza esitazioni – ci sono delle riflessioni che si possono fare sui controlli che vengono esercitati nell’Arma dei Carabinieri, della Polizia e della Finanza.</p>
<p><strong>Quali?</strong></p>
<p>Tempo fa, un alto dirigente dell’anti terrorismo venne da me e, quasi scusandosi, mi disse: ‘Non siamo riusciti ad arrestare nessuno’. Gli domandai: “Ma quanti attentati sono stati fatti nel vostro territorio?”. Mi rispose: “Nessuno”.</p>
<p><strong>E allora?</strong></p>
<p>L’errore è nei criteri di valutazione. Lo dissi a quell’ufficiale e lo ripeto. L’idea che più arresti fai, più vieni considerato efficiente, dunque ricevi onorificenze e scatti di carriera, è sbagliato. Per lo Stato, è molto più importante evitare che siano messe venti bombe, che arrestare venti persone che hanno messo venti bombe. L’idea di mandare in galera più gente possibile è una patologia, sulla quale si può innestare anche il sacrilegio dei carabinieri di Piacenza, i cui superiori chiudevano un occhio proprio perché la statistica era dalla loro parte.</p>
<p><strong>C’è una responsabilità anche più in alto?</strong></p>
<p>Le responsabilità penali vanno accertate caso per caso. Man mano che si sale nella gerarchia, però, io credo che si possa parlare di una responsabilità morale, anche questa certamente da verificare, ma che si basa su un dato di fatto: i<br />
controlli dei superiori non hanno funzionato.</p>
<p><strong>Perché, secondo lei?</strong></p>
<p>Perché quando tu sei ossessionato dalle statistiche puoi tendere a trascurare tutti gli altri elementi di valutazione. Pare che tra questi carabinieri ci fosse un appuntato che aveva in garage undici auto e sedici moto. Possibile che nessun<br />
superiore gli abbia chiesto, anche in maniera bonaria: “Scusa, ma tu dove li prendi tutti ‘sti soldi?”. Io ho arrestato carabinieri, poliziotti e finanzieri. E, ogni volta, veniva fuori che su ciascuno di loro ‘girava voce che’. Intervenire prima,<br />
in questi casi, è un atto di tutela nei confronti dell’istituzione, ma anche dei sottoposti, i quali potrebbero essere fermati prima di rendersi indegni di indossare la divisa.</p>
<p><strong>Prima dei carabinieri, c’è stato lo scandalo Palamara. Secondo lei, c’è un problema più generale nelle istituzioni?</strong></p>
<p>Sono d’accordo con Mattia Feltri quando scrive che il problema è di sistema. Noi abbiamo assistito negli ultimi anni a un fenomeno di relativizzazione delle regole. Sia a destra, sia a sinistra, si rivendica sempre di più un principio superiore che consente di scavalcare la legge. A sinistra, abbiamo visto paragonare ad Antigone il gesto di un cardinale che l’anno scorso si è calato in un tombino per riattaccare la corrente elettrica a un palazzo occupato; mentre a destra c’è chi ritiene legittimo dire: ‘Perché dovrei pagare le tasse se poi finiscono nel reddito di cittadinanza, oppure alimentano la corruzione’; più ci sono i mille chissenefrega delle regole che proteggono i detenuti, gli inquisiti, i sospettati. Sono buchi che si scavano nella diga dello stato di diritto e che pian piano la faranno crollare. Nel frattempo, stabilire il principio che le regole si possono violare, scatena nelle persone con maggiore tendenza a delinquere un senso di libertà e impunità. C’è anche questo, in quello che è accaduto nella caserma di Piacenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pubblicato da <a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/dai-carabinieri-a-palamara-sacrilegio-alla-repubblica-intervista-a-carlo-nordio_it_5f1c3737c5b6f2f6c9f721d7">HuffPost</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-guasto-nel-sistema-produce-il-sacrilegio-di-piacenza/">Il guasto nel sistema produce il sacrilegio di Piacenza</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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