<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>bankitalia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/bankitalia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/bankitalia/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2023 12:02:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>bankitalia Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/bankitalia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L’economia italiana cresce più del previsto: una lezione ai catastrofisti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leconomia-italiana-cresce-piu-del-previsto-una-lezione-ai-catastrofisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Cerasa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario]]></category>
		<category><![CDATA[indice Gini]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=62396</guid>

					<description><![CDATA[<p>Perché i dati sorprendenti sull&#8217;economia italiana (ma va?) ci ricordano che l&#8217;ottimista non è altro che un pessimista bene informato &#160; Ha detto ieri il Fondo monetario che la crescita italiana, nel 2023, sarà superiore alle ultime previsioni, passando da una stima, di ottobre, pari a meno 0,2 per cento a una stima di oggi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leconomia-italiana-cresce-piu-del-previsto-una-lezione-ai-catastrofisti/">L’economia italiana cresce più del previsto: una lezione ai catastrofisti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Perché i dati sorprendenti sull&#8217;economia italiana (ma va?) ci ricordano che l&#8217;ottimista non è altro che un pessimista bene informato</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha detto ieri il Fondo monetario che la crescita italiana, nel 2023, sarà superiore alle ultime previsioni, passando da una stima, di ottobre, pari a meno 0,2 per cento a una stima di oggi pari a più di 0,6 per cento. Ha detto quattro giorni fa Bankitalia che negli ultimi due anni l&#8217;Italia ha creato qualcosa come un milione di nuovi posti di lavoro. Ha detto pochi giorni fa l&#8217;Istat che il tasso di occupazione in Italia, pari al 60,5 per cento, non è mai stato così elevato, che la crescita delle retribuzioni contrattuali nel 2022 è stata pari a un più 1,1 per cento, che l&#8217;aumento dell&#8217;export dell&#8217;Italia verso i paesi extra Ue, nonostante la guerra, ha registrato una crescita del 20,2 per cento, che la diseguaglianza in Italia, misurata attraverso l&#8217;indice Gini, è passata dal 30,4 per cento al 29,6 per cento e che il rischio di povertà è passato dal 18,6 per cento al 16,8 per cento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le notizie sorprendentemente positive che da qualche tempo arrivano sulla nostra economia dovrebbero spingere i catastrofisti di professione a porsi alcune domande delicate sulla natura del pessimismo italiano. Lo psicologo canadese Laurence Peter, conosciuto per aver formulato il famoso &#8220;principio di incompetenza&#8221;&#8216;, sosteneva che l&#8217;economista moderno è &#8220;un esperto che domani sarà in grado di spiegare perché le cose che ha predetto ieri non sono accadute oggi&#8221;. E probabilmente Laurence Peter oggi non si troverebbe a disagio nel passare in rassegna i molti profeti di sventura che negli ultimi sette mesi, prevedendo recessioni inevitabili, razionamenti ineluttabili, scontri sociali inesorabili, disoccupazioni fulminanti, hanno sottovalutato la capacità dell&#8217;Italia di prendersi cura di se stessa anche nei momenti di difficoltà. Su questo giornale sono mesi che invitiamo i lettori a non lasciarsi coinvolgere dalla narrazione catastrofista e a dedicare all&#8217;Italia reale, quella che vive nei numeri e non nelle previsioni, un&#8217;attenzione non inferiore a quella che di solito viene dedicata alla decodificazione di un&#8217;Italia percepita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le buone notizie, lo sappiamo, faticano a trovare spesso spazio sui grandi giornali perché molti quotidiani considerano un fatto &#8220;notiziabile&#8221; solo quando esso risponde alle cattive aspettative alimentate. E d&#8217;altronde non potrebbe che essere così: se si dedica tanta energia a costruire una domanda così forte di notizie drammatiche, offrire notizie che vanno in una direzione diversa rischia di disorientare i lettori e di mettere a rischio un&#8217;industria, come quella del catastrofismo, che da anni ormai, tra pubblicazioni, sceneggiati e casi editoriali, produce un fatturato comunque degno di nota. Quello che spesso però non viene compreso è che un giornalista che asseconda, senza farsi domande, un racconto aprioristicamente negativo dell&#8217;Italia non è un giornalista che compie in modo impeccabile il suo &#8220;scomodo&#8221; mestiere di <em>watchdog</em>, ma è viceversa un giornalista che sceglie di alimentare in modo scientifico e acritico una retorica che ha a sua volta delle conseguenze. anche dal punto di vista economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A metà gennaio, tanto per dirne una, l&#8217;Istat ha registrato un dato significativo e apparentemente contraddittorio. Da un lato, una diminuzione del clima di fiducia dei consumatori (da 102,5 a 100,9). Dall&#8217;altro un aumento del clima di fiducia delle imprese (da 107,9 a 109,1). L&#8217;Istat ha spiegato che il ripiegamento della fiducia dei consumatori non è dovuto solo al caro prezzi &#8211; anch&#8217;esso, benzina a parte, in via di miglioramento &#8211; ma è dovuto a un&#8217;evoluzione negativa delle opinioni relative alla propria situazione e a quella del paese. La valorizzazione dell&#8217;Italia percepita su quella reale ha un suo impatto questo sì recessivo e oggi forse persino Oscar Wilde avrebbe buone ragioni per correggere la sua definizione di pessimista. Wilde sosteneva che il pessimista non è nient&#8217;altro che un ottimista ben informato. I fatti di questi mesi ci dicono in modo inequivocabile che l&#8217;ottimista non è altro che un pessimista bene informato. Viva l&#8217;ottimismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://edicola.ilfoglio.it/newsstand/index.php"><em><strong>Il Foglio</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/leconomia-italiana-cresce-piu-del-previsto-una-lezione-ai-catastrofisti/">L’economia italiana cresce più del previsto: una lezione ai catastrofisti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La storia insegna, mai sfidare Bankitalia</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-storia-insegna-mai-sfidare-bankitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 17:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Nenni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.fondazioneluigieinaudi.it/?p=60898</guid>

					<description><![CDATA[<p>Giorgia Meloni e molti dei suoi “uomini forti” amano la storia. Un po’ di memoria storica a inizio legislatura può evitargli errori fatali Dal leader socialista Pietro Nenni, che nei primi anni Sessanta scoprì che “la stanza dei bottoni” a palazzo Chigi non esiste, a Silvio Berlusconi, che si illudeva di poter amministrare l’Italia con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-storia-insegna-mai-sfidare-bankitalia/">La storia insegna, mai sfidare Bankitalia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong>Giorgia Meloni e molti dei suoi “uomini forti” amano la storia. Un po’ di memoria storica a inizio legislatura può evitargli errori fatali</strong></h3>
<p>Dal leader socialista Pietro Nenni, che nei primi anni Sessanta scoprì che “la stanza dei bottoni” a palazzo Chigi non esiste, a Silvio Berlusconi, che si illudeva di poter amministrare l’Italia con i poteri di un amministratore delegato come fosse “una grande Mediaset”, a Metteo Renzi, che sin dal discorso per la fiducia in Parlamento sfidò “le alte burocrazie pubbliche”, che ne fu sconfitto e che per ripicca nel 2017 presentò alla Camera una mozione parlamentare che avrebbe dovuto decapitate l’allora e l’attuale governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, la storia repubblicana insegna che nel Belpaese il potere non è mai stato né mai poterebbe essere assoluto. Non è concentrato, è “concertato”.</p>
<p>E, per chi non ha il carisma e/o la forza di un de Gaulle, una quota significativa tanto vale riconoscerla subito a coloro che in effetti la detengono: le alte burocrazie pubbliche e la filiera Bankitalia.</p>
<p>A Pietro Nenni, Lelio Basso la spiegò così: “Non esiste nessuna stanza dei bottoni perché il potere nasce da un sistema estremamente complesso di forze di cui le più importanti sono certamente al di fuori delle stanze dei ministri e, più ancora, del Parlamento”.</p>
<p>Era vero allora, è ancor più vero oggi. La logica, com’è ovvio, è quella dei vasi comunicanti: più la politica esprime parlamentari e uomini di governo “deboli”, più naturalmente si rafforza questo antico potere che dello Stato italiano ambisce a rappresentare l’ossatura di fondo. E in vacanza d’altro la guida.</p>
<p>Giorgia Meloni e molti dei suoi “uomini forti” amano la storia. Un po’ di memoria storica, dunque, a inizio legislatura può evitargli errori fatali. Tipo pensare di cacciare direttori generali arroganti ma ipercompetenti senza averne di migliori, e men che meno di più accreditati, per poterli rimpiazzare. Tipo prendere per lesa maestà la, in effetti rigorosa e dunque rigorosamente critica, analisi che la Banca d’Italia ha fatto della legge di bilancio. Un monito del potere tecnico al potere politico. Un’utile messa in guardia per evitare passi falsi con la Commissione europea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://formiche.net/2022/12/la-storia-insegna-mai-sfidare-bankitalia-la-versione-di-cangini/"><strong><em>Formiche</em></strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-storia-insegna-mai-sfidare-bankitalia/">La storia insegna, mai sfidare Bankitalia</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
