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	<title>azione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>azione Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Terzopolisti immaginari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 16:39:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il carattere non c’entra niente. Assume un peso quando la politica se ne è già andata via. In quello che, temerariamente, ha accettato di farsi chiamare “Terzo polo”, la gara a chi comanda è appassionante solo per chi vi partecipa. Per tutti gli altri è solo una ragione ulteriore per non andare a votare o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il carattere non c’entra niente. Assume un peso quando la politica se ne è già andata via. In quello che, temerariamente, ha accettato di farsi chiamare “Terzo polo”, la gara a chi comanda è appassionante solo per chi vi partecipa. Per tutti gli altri è solo una ragione ulteriore per non andare a votare o acconciarsi a votare altro. Il modo in cui si sono infilati in questo vicolo cieco mi fa pensare che siano stati ciechi alla storia e sordi alla politica. Di voti ne hanno presi tanti, ma non basta. Se ne può prendere il quintuplo, contare nulla e sparire in fretta. Se la storia li avesse guidati e la politica assistiti avrebbero dovuto dire: no, non siamo un Terzo polo. Per le seguenti ragioni.</p>
<p>C’è un ricordo, che conserviamo fra le cose care. Un comizio per la chiusura della campagna referendaria, nel 1974, a favore del divorzio. La Malfa, Malagodi, Nenni e Saragat si tengono per mano. Perché non furono mai un partito unico? Perché quando s’univano, liberali e repubblicani o socialisti e socialdemocratici, prendevano meno voti che separatamente? Perché quella era la logica del sistema proporzionale. Dove, aprano le orecchie gli odierni identitaristi, non è che contassero le “identità”, ma la rappresentanza degli interessi e le idealità: per un liberale i lamalfiani erano praticamente socialisti, per un repubblicano i malagodiani dei contabili conservatori. Unendosi perdevano una quota di riottosi. Eppure si deve a loro un miracolo: l’Italia è un Paese conservatore, che vota destra e statalista, ma che deve la sua ricchezza alle riforme della sinistra democratica e il suo sistema produttivo al rigorismo della destra liberale. Poi ci si tiene per mano, in nome di una battaglia comune.</p>
<p>Se si resta in un sistema proporzionale le forze intermedie sono diverse fra loro, se si fa finta di passare a un sistema maggioritario non esistono terzaforzismi. In Germania c’è il sistema proporzionale e ci sono liberali e verdi. In Inghilterra c’è il maggioritario e non ci sono. Nel proporzionale ci si rappresenta da sé, nel maggioritario si lavora a modificare e colonizzare i due schieramenti.</p>
<p>Una politica intermedia, oggi e qui, può funzionare se apre un confronto-scontro a destra sul Pnrr e le riforme che mancano e un confronto-scontro a sinistra per l’uscita dal falso maggioritario. In questo modo provando a liberare la destra dal pauperismo protezionista e la sinistra dal masochismo dell’alleanza con il proprio becchino. Se, invece, si manovra a pescar fuoriusciti e organizzare sorprese parlamentari si rinuncia a fare politica e si usa la dote elettorale non per rappresentare un elettorato ancora più vasto, ma per giocarselo ballando la taranta del trasformismo altolocato.</p>
<p>Il carattere delle persone è quel che resta quando tutto il resto è perso. Il che è di nessun interesse politico e attiene all’egolatria imitativa di chi è in terapia intensiva. Miniature pretensiose.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-13-aprile-2023/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>L&#8217;occasione</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/loccasione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2022 09:46:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[azione]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
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		<category><![CDATA[separazione carriere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se le parole di Carlo Nordio fossero state pronunciate da lui stesso, ma nella eventuale veste di ministro della giustizia di un governo di sinistra, la destra sarebbe insorta. Se la cancellazione dell’ergastolo ostativo avesse trovato posto fra i provvedimenti di un governo diverso dall’attuale, la destra avrebbe gridato allo scandalo. Lasciando da parte il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se le parole di Carlo Nordio fossero state pronunciate da lui stesso, ma nella eventuale veste di ministro della giustizia di un governo di sinistra, la destra sarebbe insorta. Se la cancellazione dell’ergastolo ostativo avesse trovato posto fra i provvedimenti di un governo diverso dall’attuale, la destra avrebbe gridato allo scandalo. Lasciando da parte il tema della coerenza, quella che abbiamo di fronte è una occasione. Per la giustizia.</p>
<p>Quelle parole sono una novità solo per chi non abbia mai letto o ascoltato Nordio. Le ripete da anni. Afflitto da una malattia minoritaria: la coerenza aggravata da memoria. Di sicuro l’ex procuratore non è un uomo di sinistra, ma non lo è neanche di destra. È un liberale conservatore che non ha mai fatto mistero delle proprie opinioni da quando, lasciata la toga, si è sentito libero di esporle. Chi lo ha scelto come ministro le conosceva. Lo stesso Nordio, del resto, con amara ironia, ha più volte osservato che nell’Italia di oggi ancora vige il codice penale firmato da Mussolini, mentre il codice di procedura penale che porta la firma di una medaglia d’oro della resistenza, Giuliano Vassalli, è stato continuamente modificato e scassato. Lo osservava sottolineando gli aspetti illiberali del codice penale.</p>
<p>La separazione delle carriere o la non obbligatorietà dell’azione penale, per non dire del profluvio dissennato e improprio delle intercettazioni, sono considerati concetti scontati, ovvi in qualsiasi sistema penale accusatorio. Non esiste che l’accusatore e il giudice siano colleghi. È pura ipocrisia pensare che obbligando a perseguire tutto si eviti la scelta in capo alla procura, semmai la si priva di criteri e controlli. Le intercettazioni possono essere utili a indagare, ma depositarle e diffonderle è non solo barbarie, ma suicidio processuale, perché da sole non provano il reato. Cose ovvie. Da noi considerate bestemmie perché si è confuso il giustizialismo con la giustizia. Salvo annegare tutto nell’ipocrisia, quando non nel falso conclamato.</p>
<p>Anche la destra giustizialista, anche chi oggi è al governo, ragionò diversamente quando gli “inquisiti” erano amici. Mentre la sinistra, oggi, non insorge più per difetto di forze che per digerita ammissione dei tanti anni sbagliati. Il colpevolismo giustizialista non è la giustizia, ma una macchina infernale che genera professionisti dell’accusare senza l’onere di dovere dimostrare e senza la pena di dovere pagare per gli errori commessi. La sinistra c’è cascata perché si è trovata comunista, dalla parte sbagliata della storia, al partire di inchieste giudiziarie con le quali si sterminava anche la sinistra che si trovava dalla parte giusta della storia. E se la destra aveva il giustizialismo nel corredo genetico, la sinistra ha abdicato al diritto per divenire la copertura politica del corporativismo togato, ricevendone in cambio la copertura per sgomberare la strada verso il potere.</p>
<p>La scelta di Meloni mette la destra nelle condizioni di dovere cambiare. Non esiste, lo sappia la presidente del Consiglio, il “garantismo” in giudizio e il “giustizialismo” della pena, come ha erroneamente affermato. Posizione impossibile, perché il “garantismo” non è l’innocentismo che loro stessi praticarono con i loro amici, ma il rispetto del diritto, ergo anche la certezza della pena. La sinistra può scegliere: mugugnare malmostosa, incapace di autocritica, sperando ancora di potere ritravestirsi senza il coraggio di svestirsi, oppure riconoscere diritto e diritti e costringere la destra alla coerenza. Questa sembra la scelta di Azione, che somiglia al fare opposizione seria assai più del porsi in una sterile posizione pregiudiziale.</p>
<p>L’occasione è lì. A portata di mano. L’opposizione può aiutare il giustizialismo del campo largo e pentastellato o lavorare al diritto. Magari ricordando che il pessimo decreto “rave” sta all’opposto delle parole di Nordio. Questa è la scelta politica, non il sesso della segreteria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/giovedi-8-dicembre-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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