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	<title>apple Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>apple Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-aiuti-alla-apple-spaccano-i-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 14:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La Stampa, nell'edizione di domenica 4 settembre 2016, dà risalto alla lettera aperta del viceministro Zanetti al Presidente FLE Giuseppe Benedetto.[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-aiuti-alla-apple-spaccano-i-paesi-ue/">Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La Stampa</em>, nell&#8217;edizione di domenica 4 settembre 2016, dà risalto alla lettera aperta del viceministro Zanetti al Presidente FLE Giuseppe Benedetto.</p>
<p>Il vaso scoperchiato dall’Unione Europea con il caso Apple in Irlanda rischia di provocare importanti ripercussioni politiche. Tra i Paesi Ue monta l’irritazione verso Dublino, che dopo la crisi finanziaria si era risollevata proprio grazie al piano di salvataggio europeo. La decisione di ricorrere contro il verdetto della Commissione, peraltro già annunciata, non è piaciuta per niente. Ma l’Irlanda ha scelto di continuare l’alleanza con Apple e di sfidare l’Ue, contestando l’esito dell’indagi.</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/09/Gli-aiuti-alla-Apple-spaccano-i-Paesi-Ue.pdf">Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/gli-aiuti-alla-apple-spaccano-i-paesi-ue/">Gli aiuti alla Apple spaccano i Paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Apple, il Governo chiede nuove norme anti elusione fiscale</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/apple-il-governo-chiede-nuove-norme-anti-elusione-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 11:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Il Giornale del 4 settembre 2016 riporta le dichiarazioni del Vice Ministro Zanetti sul caso "Apple-Irlanda", espresse in una lettera aperta al Presidente FLE Giuseppe Benedetto[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/apple-il-governo-chiede-nuove-norme-anti-elusione-fiscale/">Apple, il Governo chiede nuove norme anti elusione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Giornale</em> del 4 settembre 2016 riporta le dichiarazioni del Vice Ministro Zanetti sul caso &#8220;Apple-Irlanda&#8221;, espresse in una lettera aperta al Presidente FLE Giuseppe Benedetto</p>
<p>In attesa degli sviluppi sul ricorso presentato dall’Irlanda contro la decisione della Commissione Europea, secondo cui il colosso di Cupertino deve versare nelle casse di Dublino 13 miliardi (e 4,8 miliardi di interessi) di imposte non versate, interviene il Vice Ministro dell’Economia<span class="text_exposed_show"> Enrico Zanetti: «No a nuove tasse sul digitale, sì a una specifica norma anti fiscale».</span></p>
<div class="text_exposed_show">
<p>In una lettera aperta scritta al Presidente della Fondazione Luigi Einaudi Giuseppe Benedetto (<a href="http://goo.gl/zoZTtz" target="_blank" rel="nofollow">http://goo.gl/zoZTtz</a>) sul caso Apple e Irlanda e sulla tassazione di favore (un’aliquota dello 0,05% rispetto al 12,5%) applicata da Dublino, Zanetti punta il dito non sul «diritto di ogni Stato sovrano di stabilire in piena autonomia il livello di tassazione che vuole applicare sui redditi delle imprese che operano sul suo suolo nazionale», quanto sulla necessità di introdurre «norme anti elusive specifiche».</p>
<p>Nella questione, sottolinea il viceministro, non va dimenticato poi il tema del «reddito generato in Europa da Apple». E se questo «possa essere realmente considerato per intero in Irlanda e non, per quota parte, nei diversi paesi ove le vendite avvengono per il tramite di negozi e reti distributive sparse nella Ue».</p>
<p>Articolo tratto dal<em> Giornale</em> di domenica 4 settembre 2016</p>
<p><a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2016/09/Articolo-Il-Giornale.pdf">Articolo Il Giornale</a></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/apple-il-governo-chiede-nuove-norme-anti-elusione-fiscale/">Apple, il Governo chiede nuove norme anti elusione fiscale</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Caso Apple, Irlanda, Ue: Benedetto vs Cerasa</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caso-apple-iralnda-ue-benedetto-vs-cerasa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Benedetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2016 09:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Il Presidente della Fondazione Einaudi e il Direttore de Il Foglio incrociano le sciabole, anzi il fioretto, su un tema di grande attualità[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caso-apple-iralnda-ue-benedetto-vs-cerasa/">Caso Apple, Irlanda, Ue: Benedetto vs Cerasa</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, e il Direttore de Il Foglio Claudio Cerasa incrociano le sciabole, anzi i fioretti sul tema di grande attualità che vede coinvolti Apple, Irlanda e UE. Riportiamo le due posizioni pubblicate sul Foglio del 2 settembre 2016.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giuseppe Benedetto </strong>(Presidente Fondazione Luigi Einaudi)</p>
<p>&#8220;Sgombriamo subito il campo da un equivoco. Anzi, direi meglio, da una bufala. La vicenda Apple/Irlanda/UE non c&#8217;entra nulla con la millenaria battaglia tra liberisti e statalisti. Chi lo afferma o non sa quel che dice o decide di dire stupidaggini. Non riteniamo di dover ricevere lezioni di liberismo da <strong>Tim Cook</strong>, anche se tanto abbiamo da imparare in materia dai maestri del liberalismo. Cook fa quello che più conviene alla sua azienda e fa benissimo a farlo.</p>
<p>Premetto che sono un famelico consumatore di prodotti Apple e credo che, se la mia tesi prevarrà, li dovrò pagare di più. Tuttavia non posso esimermi, anche perché in tanti in queste ore chiedono un parere al riguardo alla <strong>Fondazione Einaudi</strong>, dall&#8217;esprimere delle perplessità sulle modalità con cui viene approcciata la questione.</p>
<p>I presunti liberisti issando il vessillo &#8220;meno tasse si pagano meglio è&#8221;, acriticamente sostengono le ragioni dell&#8217;<strong>Irlanda</strong> e dell&#8217;<strong>Apple</strong>, criticando di converso la cattiva UE allorchè si intromette in questioni che non dovrebbero riguardarla. Ebbene, non è proprio così.</p>
<p>Un professionista italiano produttore di reddito e di ricchezza (posti di lavoro, consumi, ecc.) vittima di tassazione che sfiora, e in alcuni casi sfora, il 70%, non capisce più la differenza tra tassazione e vessazione. Si sente soffocato, nel senso che gli manca l&#8217;aria e ha forte la tentazione di mandare tutto proprio &#8220;all&#8217;aria&#8221;. Avverte che lo Stato non è più regolatore di nulla, ma semplicemente un nemico da cui difendersi. Ecco questa, ad esempio, è la situazione della tassazione ai giorni nostri in Italia.</p>
<p>Ma quando si apprende che il colosso Apple paga in Irlanda &#8211; Paese della UE, che gode dei benefici di farne parte &#8211; un&#8217; aliquota dello 0.005 % (non è un refuso) cosa deve pensare quel povero cittadino di un altro Paese Europeo ?L&#8217;Irlanda non è un&#8217; isoletta del Pacifico, ma uno Stato Europeo che virtuosamente ha un&#8217; aliquota del 12,5 % sui redditi prodotti dalle imprese. Paese felice e governanti lungimiranti, quelli che impongono tasse eque a chi produce e investe sul loro territorio.</p>
<p>Ma quando quello stesso governo decide di derogare all&#8217;aliquota d&#8217;imposta ad ogni livello concordata e, <em>ad personam</em> si direbbe in Italia, decide di far pagare una cifra irrisoria di tasse &#8211; perché di questo si tratta &#8211; ad un&#8217;impresa che opera attraverso un Paese europeo sul più importante mercato del mondo, in quel caso ce ne corre dal virtuosismo fiscale.</p>
<p>Una qualche <strong>distorsione del mercato</strong> a me pare proprio venga a crearsi in quel caso. Poi si può e si deve discutere sul principio dell&#8217;irretroattività: se possibile o meno applicarla; da quando decorre; come ci si dovrà regolare da ora in avanti. Altrettanto andrà fatto sulla spropositata somma da richiedere ad Apple da parte dell&#8217;Irlanda; anche questo è un aspetto legato alla retroattività.</p>
<p>Ma su una cosa siamo intransigenti: non ci prendano in giro, liberismo e statalismo in questa vicenda non c&#8217;entrano nulla.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Claudio Cerasa </strong>(Direttore Il Foglio)</p>
<p>&#8220;Caro presidente, capisco il suo ragionamento, ma non mi convince, e le confesso che mi convince di più uno spunto formidabile offerto ieri da un bravo commentatore economico del <em>Telegraph</em>, Allister Heath. Il <em>Telegraph</em>, che ha sostenuto la campagna pro Brexit, sostiene, a ragione, che la scelta della <strong>Commissione europea</strong>, scelta protezionista, caro presidente, rafforza la decisione degli elettori ingle-si di uscire dall&#8217;Unione europea.</p>
<p>&#8220;Ci sono sempre state &#8211; scrive Heath &#8211; due tendenze in moto nell&#8217;Ue. Una pro concorrenza, pro mercato e pro libertà individuale. Un&#8217;altra centralista, iper interventista, iper protezionista. Quest&#8217;ultima tendenza ha vinto, in modo spettacolare. Da una parte lo si vede con l&#8217;accordo commerciale, ormai morto, tra America ed Europa. Dall&#8217;altra lo si vede con la guerra contro la concorrenza fiscale portata avanti dalla Commissione europea&#8221;.</p>
<p>Heath, sostenendo che tutti gli inglesi dovrebbero essere grati a Bruxelles per aver mostrato, ancora una volta, il motivo per cui è stato giusto lasciare l&#8217;Unione europea, &#8220;un&#8217;entità ormai irrimediabilmente impostata su un percorso di declino a lungo termine&#8221;, fa un passo in avanti rispetto al suo ragionamento. Dice, giustamente, che il vero intento dell&#8217;Unione europea è quello di preservare il modello sociale democratico che tiene in vita, si fa per dire, l&#8217;Europa di oggi, con una <strong>forte pressione fiscale</strong> molto diffusa che è condizione essenziale per non intaccare i vecchi modelli di welfare dei paesi europei.</p>
<p>E aggiunge, giustamente, che un sistema come quello europeo che introduce il criterio della retroattività delle sanzioni allontanerà sempre di più le grandi imprese dall&#8217;Unione europea. Domanda retorica del <em>Telegraph</em>: &#8220;How many City firms would, under such circumstances, still mull relocating anythimg more than trivial number of their staff to Ireland or Luxembourg?&#8221;.</p>
<p>Il problema dell&#8217;Europa non è quello di avere paesi che hanno tasse troppo basse. Il problema dell&#8217;Europa è quello di essere incapace di seguire l&#8217;u-nico modello che permetterebbe ai paesi di abbassare le tasse: aprire il mercato e fare non meno ma più leggi pro concorrenza.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Caro Presidente, sono con te al 100%&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-presidente-sono-con-te-al-100/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2016 05:52:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Zanetti]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Zanetti interviene sulla vicenda Apple- Irlanda-Ue e  si schiera con il Presidente Benedetto[:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-presidente-sono-con-te-al-100/">&#8220;Caro Presidente, sono con te al 100%&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Caro Presidente, chi dice che l’<strong>Antitrust Ue</strong>, con la sua decisione su Apple, mina la libertà di un paese di stabilire livelli di tassazione sulle imprese assai più bassi di quelli praticati dagli altri paesi Ue, pregiudicando così la possibilità di una positiva concorrenza fiscale e difendendo gli interessi degli Stati “più tassatori”, non sa di cosa parla oppure fa la solita campagna antieuropeista a priori.</p>
<p>L’Antitrust Ue non mette affatto in discussione il diritto di ogni Stato sovrano di stabilire in piena autonomia il livello di tassazione che vuole applicare sui redditi delle imprese che operano sul suo suolo nazionale. L’Irlanda applica una <strong>aliquota del 12,5%</strong> ed è senz’altro modello invidiabile cui guardare e cui, infatti, con invidia guardiamo. Non a caso la nostra IRES scenderà l’anno prossimo dal 27,5% al 24% e altri passi dovranno essere fatti in futuro per scendere ancora (il 12,5% del medio periodo non è realistico, ma il 20% si, se si ha un ordine di priorità chiaro).</p>
<p>Nel fisco, come in tanti altri ambiti, la concorrenza fa bene e innesta processi virtuosi di efficienza: lunga vita alla concorrenza. Allo stesso modo, però, nel fisco come in qualsiasi altro ambito, la concorrenza non va affatto bene se diventa sleale. E questo, non altro, è appunto l’oggetto dell’intervento dell’antitrust Ue.  Se, stabilendosi in <strong>Irlanda</strong>, Apple pagasse sui propri utili il 12,5% di tasse, cioè l’aliquota irlandese, nessuno potrebbe aprir bocca e hi lo farebbe sarebbe per davvero un inguardabile tassatore invidioso.</p>
<p>Se però, nonostante una aliquota al 12,5%, ad Apple viene fatto pagare solo lo 0,05%, grazie a un’interpretazione ad aziendam della amministrazione finanziaria irlandese che esenta da tassazione la quasi totalità del reddito ivi prodotto, ecco che la mancata tassazione rispetto a quello che pagano le altre imprese stabilite in Irlanda diventa un aiuto di Stato e la misura assume i connotati della <strong>concorrenza (fiscale) sleale</strong> sia tra la Apple e le altre imprese irlandesi, sia nel rapporto tra diversi paesi web. Da questo punto di vista, l’unico appunto che può essere mosso all’Europa è di aver sollevato soltanto ora la questione. Meglio tardi che mai. C’è poi la questione ulteriore se tutto il reddito generato in Europa da Apple possa essere realmente considerato per intero in Irlanda e non, per quota parte, nei diversi paesi ove le vendite avvengono per il tramite di negozi e reti distributive ivi ubicate. L’amministrazione finanziaria italiana, lavorando in questo caso assai meglio e prima delle altre, e già riuscita lo scorso anno ad ottenere che anche Apple riconoscesse finalmente che la risposta è no, incassando per il passato oltre 300 milioni di imposte che Apple non aveva sino ad allora versato.</p>
<p>C’è infine la questione, separata, ma collegata, dei criteri di individuazione del Paese in cui considerare prodotti i redditi (e conseguentemente in cui vanno tassati) derivanti da transazioni on line. Nonostante un cantiere perennemente aperto, le regole internazionali continuano ad essere insoddisfacenti e consentono ampi margini di elusione.</p>
<p>Per questo serve quanto prima introdurre non già nuove tasse sul digitale, ma norma anti elusive specifiche che rendano più facile impedire queste pratiche. Un impegno che, anche su forte sollecitazione di Scelta Civica, il governo aveva espressamente preso con orizzonte 2017. Un impegno che sarebbe opportuno onorare.”</p>
<p><strong>Enrico Zanetti</strong>, <em>Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-presidente-sono-con-te-al-100/">&#8220;Caro Presidente, sono con te al 100%&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Bruxelles, il Superstato che non c&#8217;è</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/bruxelles-e-la-follia-suicida-del-superstato-che-non-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 06:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli per la lettura]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]La vicenda Apple - Irlanda rischia di isolare il Vecchio continente e bloccarne la ripresa. L'analisi di Carlo Lottieri [:]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/bruxelles-e-la-follia-suicida-del-superstato-che-non-ce/">Bruxelles, il Superstato che non c&#8217;è</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Carlo Lottieri, dal Giornale del 31 agosto 2016</em></p>
<p>C&#8217;è davvero molto di spropositato nella multa che l&#8217;Unione europea, dopo tre anni di indagini, ha comminato all&#8217;<strong>Apple</strong>, non sufficientemente tassata dall&#8217;Irlanda e quindi considerata destinataria di un aiuto di Stato: in contravvenzione delle regole comunitarie.</p>
<p>E a essere spropositata è non solo la somma che il colosso americano dovrà ora versare a Dublino, ma anche la pretesa che si cela dietro alla costante strategia degli eurocrati. Lo schema è chiaro: passo dopo passo, si vuole gestire il Vecchio Continente come un unico Stato, anche se esso non è tale ed è bene che non lo sia. È proprio questa progetto irragionevole che connette tale episodio a molti altri: alla storica battaglia condotta dall&#8217;allora commissario Mario Monti contro la <strong>Microsoft</strong>, ma anche alle contestazioni degli accordi tra <strong>Ryanair</strong> e varie autorità locali, all&#8217;ostilità per le politiche attrattive adottate dal Lussemburgo, alla costante pressione operata sulla Svizzera, eccetera.</p>
<p>La super-multa contro la Apple la dice lunga sulla logica dell&#8217;Unione, che in un&#8217;economia europea oppressa dalle tasse prende di mira questo o quello Stato membro non già quando ha prelievi troppo elevati (come nel caso dell&#8217;Italia), quando invece cerca di tenere basse le aliquote e attirare investimenti. In Europa, insomma, o hai una <strong>tassazione</strong> che distrugge le imprese e inibisce i capitali, oppure finisci nel mirino della Commissione. Il motivo è che le classi politiche dei Paesi maggiori, incapaci di riformare la propria finanza pubblica, malsopportano la competizione di chi è in grado di offrire condizioni migliori a capitali e imprese.</p>
<p>L&#8217;argomento degli aiuti di Stato, con il suo richiamo al principio di universalità (secondo il quale nessuno deve ricevere trattamenti privilegiati), fa poi sorridere di fronte alla constatazione che chi punta il dito vara costantemente politiche discrezionali. Né gli eurocrati si sono mai davvero mossi per impedire, in Italia, il finanziamento della Rai o per eliminare una volta per tutte le condizioni speciali riservate ai monopoli pubblici, da Poste Italiane a Ferrovie dello Stato.</p>
<p>Per giunta, questa guerra contro la<strong> bassa tassazione irlandese</strong> su Apple comporta il rifiuto di un&#8217;evidenza: del fatto che un Paese storicamente piagato da fame ed emigrazione sia riuscito a imporsi quale modello di successo (con redditi più alti di quelli italiani). A Bruxelles hanno sempre ostacolato le strategie fiscali di Dublino, che ha creato porti franchi per richiamare investimenti. Le sagge politiche irlandesi non sono mai state apprezzate dall&#8217;Europa, perché ai tartassatori non piace questa idea di un potere che restringe i propri spazi, contenendo spese ed entrate.</p>
<p>C&#8217;è poi da aggiungere che tale vertenza con l&#8217;economia americana ha luogo proprio nel momento in cui l&#8217;Unione ha perso in larga misura il mercato russo, a causa delle sanzioni successive alla crisi ucraina. Così, dopo il fallimento decretato da francesi e tedeschi del trattato di libero scambio con gli Usa, c&#8217;è il rischio che si restringa ulteriormente l&#8217;interconnessione tra europei e nordamericani. Con ripercussioni che sarebbero dolorose: anche in termini di posti di lavoro.</p>
<p>Va infine ricordato che, prendendo tutto il tempo che gli è necessario a fare le cose per bene, il Regno Unito sta per lasciare l&#8217;Unione. Far fallire il Ttip e colpire in tal modo Irlanda ed Apple può solo favorire sotto certi punti di vista proprio i britannici, che presto si troveranno nella condizione della Svizzera o della Norvegia, e che non vedono l&#8217;ora di aprirsi il più possibile al mercato nordamericano.</p>
<p>È comprensibile che il piccolo <strong>imprenditore italiano</strong>, oppresso da imposte che talvolta gli tolgono l&#8217;80% del reddito, possa gioire di fronte a questa stangata ai danni della multinazionale. Dobbiamo però essere consapevoli che un&#8217;ingiustizia universalizzata non è meno ingiusta e che il miracolo irlandese si basò su esenzioni che vennero in seguito estese a tutti e favorirono lo sviluppo. L&#8217;Europa non l&#8217;intende e va nella direzione opposta, ma siamo sicuri che stia operando al meglio?</p>
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