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	<title>ambiente Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>ambiente Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Crisi automotive: è Bruxelles a mettere i bastoni tra le ruote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 10:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Profondo rosso per i conti del primo trimestre di Volkswagen, grande malato della locomotiva tedesca che ha smesso di correre. Il colosso ha infatti registrato un utile operativo in calo del 40% rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche i margini, ben al di sotto delle aspettative, si comprimono sotto il peso di due zavorre: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/crisi-automotive-e-bruxelles-a-mettere-i-bastoni-tra-le-ruote/">Crisi automotive: è Bruxelles a mettere i bastoni tra le ruote</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Profondo rosso per i conti del primo trimestre di Volkswagen, grande malato della locomotiva tedesca che ha smesso di correre. Il colosso ha infatti registrato un utile operativo in <a href="https://www.milanofinanza.it/news/volkswagen-utile-operativo-giu-del-40-nel-primo-trimestre-2025-pesano-norme-ue-e-dazi-usa-202504101147105337">calo del 40%</a> rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche i margini, ben al di sotto delle aspettative, si comprimono sotto il peso di due zavorre: i dazi di Trump, certamente, ma soprattutto il dogmatismo e l’intransigenza delle normative ambientali di Bruxelles, di cui l’automobile diviene sempre più l’agnello sacrificale. La crisi strutturale del settore in Europa trova conferma negli allarmanti dati di Stellantis, che ha chiuso il 2024 con un <a href="https://www.milanofinanza.it/news/stellantis-l-utile-crolla-del-70-nel-2024-a-5-5-miliardi-dividendo-piu-che-dimezzato-da-1-55-a-0-68-202502260827436298">crollo dell’utile del 70%</a> e la cui produzione italiana, nel primo trimestre del 2025, ha registrato una <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/25_aprile_08/stellantis-fim-produzione-in-italia-a-35-5-nel-primo-trimestre-ai-minimi-dal-1956-a9b89314-4f8f-4591-ac70-a308c0bd2xlk.shtml">flessione del 35%</a>: mai così bassa dal 1956.</p>
<p>Il gruppo tedesco, già impegnato in un severo ridimensionamento da oltre <a href="https://www.autoblog.it/post/volkswagen-per-fronteggiare-la-crisi-chiesti-altri-tagli-al-personale">35.000 esuberi</a>, si vede ora costretto ad accantonare 600 milioni di euro per l’imminente arrivo di nuove sanzioni, causa il mancato raggiungimento degli implausibili obiettivi UE sulle emissioni di CO₂ e sulla vendita di veicoli elettrici, in un mercato ancora predominato dai motori termici, anche per l’inadeguatezza della rete elettrica e delle infrastrutture di ricarica del Vecchio Continente. Una cifra che ritrae fedelmente il salato conto dell’adeguamento all’intransigenza climatica europea: un sistema mortificante e diabolico, totalmente incurante della concreta possibilità per le aziende di adattarsi alle direttive. Infine, a infierire sulla precaria condizione del gruppo, vi sono i dazi al 25% sull’importazione di automobili europee negli States, attualmente messi in pausa da Trump, ma con cui Volkswagen ha subito una <a href="https://www.wsj.com/livecoverage/stock-market-trump-tariffs-trade-war-04-10-25/card/auto-tariffs-trigger-vehicle-writedowns-at-volkswagen-t0HzVecv3V3g3pCaAj7U?utm_source=chatgpt.com">svalutazione di 300 milioni</a> su veicoli già spediti oltreoceano.</p>
<p>“Stagflazione e rigidità sociale”. Così recita il sottotitolo di “Ascesa e declino delle nazioni”, opera tristemente profetica dell’economista Mancur Olson, figura chiave per lo sviluppo della teoria della <em>public choice</em>. Un’analisi che aderisce perfettamente all’attuale scenario europeo, martoriato da crescita asfittica, inflazione, regolamentazione opprimente e interventismo distorsivo del mercato.</p>
<p>“La Cina supporta l’industria, gli Stati Uniti incentivano, l’Europa regolamenta”. Questo il monito lanciato nel marzo 2024 da Luca De Meo, amministratore delegato del gruppo Renault, nella sua <a href="https://media.renaultgroup.it/luca-de-meo-lettera-alleuropa-marzo-2024/?lang=ita">“Lettera all’Europa”</a>: un grido d’aiuto a nome dell’intero segmento che, aggiunge il manager italiano, rischia complessivamente <a href="https://www.repubblica.it/motori/2024/09/07/news/norme_ue_sulle_emissioni_lallarme_di_de_meo_le_case_europee_rischiano_multe_per_15_miliardi_ecco_perche-423484533/">15 miliardi di sanzioni</a>. Infatti, nonostante l’automotive europeo generi un <a href="https://www.anfia.it/it/comunicazione/notizie-e-comunicati/comunicati-stampa/mercato-vetture-europa/nonostante-un-dicembre-positivo-4-1-il-mercato-auto-europeo-chiude-il-2024-con-quasi-3-milioni-di-veicoli-in-meno-rispetto-al-2019">indotto pari al 7% del PIL continentale</a> e impieghi 13 milioni di lavoratori, per via della rigidità ideologica di Bruxelles è attanagliato dalla pressione interna di un ambientalismo incurante delle ragioni delle aziende ed esterna, da parte di concorrenti cinesi e americani che operano in quadri normativi e fiscali non punitivi e che, al contrario, incentivano l’innovazione e la produzione.</p>
<p>Il risultato è paradossale: l’<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_emissioni_di_CO2">UE, che inquina sempre meno</a>, costringe il suo automotive a cedere il passo all’industria del Paese più inquinante al mondo. La Cina, infatti, ha riportato un aumento delle emissioni del 262% dal 2000 a oggi. Nel frattempo, la <a href="https://www.transportenvironment.org/te-italia/articles/un-veicolo-elettrico-su-quattro-venduto-nel-2024-in-europa-sara-prodotto-in-cina">quota di mercato europea dei veicoli elettrici prodotti nella Repubblica Popolare</a> è rapidamente cresciuta al 25% ed è destinata a salire ulteriormente nei prossimi anni. Come il Titanic, avvertito per radio da altre navi della presenza dell’iceberg sulla sua rotta, Bruxelles sembra ostinata a perseguire ricette fallimentari, sacrificando sull’altare di una presunta sostenibilità ambientale la sostenibilità economica e la competitività del proprio tessuto produttivo</p>
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		<title>CO2 e paradosso ambientalista: l’Italia fa bene ma rischia salasso UE da 25 miliardi</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/co2-e-paradosso-ambientalista-litalia-fa-bene-ma-rischia-salasso-ue-da-25-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Venanzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 07:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati ISPRA, le emissioni italiane di gas serra sono diminuite del 26% dal 1990. Un risultato ragguardevole, ma il legislatore europeo non sembra essere dello stesso avviso. L&#8217;Italia, infatti, ha ecceduto gli intransigenti parametri stabiliti dal Regolamento Effort Sharing dell’UE per il terzo anno consecutivo. Il rischio concreto, come stimato dal think tank [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/co2-e-paradosso-ambientalista-litalia-fa-bene-ma-rischia-salasso-ue-da-25-miliardi/">CO2 e paradosso ambientalista: l’Italia fa bene ma rischia salasso UE da 25 miliardi</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/istituto-informa/comunicati-stampa/anno-2025/emissioni-di-gas-serra-nel-2023-in-calo-del-26-rispetto-al-1990">i dati ISPRA</a>, le emissioni italiane di gas serra sono diminuite del 26% dal 1990. Un risultato ragguardevole, ma il legislatore europeo non sembra essere dello stesso avviso. L&#8217;Italia, infatti, ha ecceduto gli intransigenti parametri stabiliti dal Regolamento Effort Sharing dell’UE per il terzo anno consecutivo. Il rischio concreto, come <a href="https://quifinanza.it/green/emissioni-italia-multa-ue/900870/">stimato dal think tank ECCO</a>, è che il nostro Paese si trovi costretto a sborsare la cifra <em>monstre</em> di <strong>25 miliardi di euro</strong> per acquistare le quote di CO2 in eccesso: una somma grosso modo pari a quella di una <a href="https://www.agendadigitale.eu/documenti/legge-di-bilancio-2025-cosa-bisogna-sapere-digitale-imprese-5-0-sanita-e-fisco/#:~:text=dell'ordinaria amministrazione.-,Legge di bilancio 2025%2C le principali novità,il sostegno delle famiglie numerose.">manovra finanzia</a>.</p>
<p>La normativa, infatti, imporrebbe al nostro Paese una riduzione del 43,7% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai valori misurati nel 2005, in settori chiave quali i trasporti, gli immobili e l’agricoltura: un obiettivo implausibile, eccessivamente ingeneroso e che mortifica gli sforzi profusi di un Paese le cui emissioni contribuiscono a malapena allo <a href="https://www.voronoiapp.com/climate/China-India-and-the-US-Account-for-52-of-Global-CO2-Emissions-197">0,9% dei livelli di CO2 globali</a>. Il tutto, in un contesto in cui le nazioni più inquinanti al mondo, Cina e India, registrano rispettivamente <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_emissioni_di_CO2">aumenti vertiginosi del 262% e 197%</a> delle emissioni dal 2000 a oggi.</p>
<p>A riprova dell’assoluta severità delle politiche climatiche comunitarie, faranno probabilmente compagnia all’Italia nello sforamento tutti gli altri Paesi europei, ad eccezione della Spagna. Non a caso, <a href="https://www.reuters.com/sustainability/cop/eu-considering-international-co2-credits-meet-new-climate-goal-sources-say-2025-04-07/">la Commissione starebbe valutando</a> un ritocco verso il basso dell’ancor più utopico target di riduzione delle emissioni del 90% rispetto al 1990 entro il 2040, sotto le pressioni di governi e interi segmenti dell’industria. Il solo automotive, infatti, lamenta che le multe a cui sarebbe soggetto per il mancato raggiungimento degli obiettivi assegnati al settore ammonterebbero a <a href="https://www.reuters.com/sustainability/climate-energy/eu-proposes-looser-rules-automakers-co2-emissions-targets-2025-04-01/">circa 15 miliardi</a>. Mercato, quello automobilistico, su cui già grava l’incombenza di una transizione energetica forzata, con il totale <a href="https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20221019STO44572/il-divieto-di-vendita-per-le-nuove-auto-a-benzina-e-diesel-nell-ue-dal-2035#:~:text=page%3A Cambiamento climatico-,Il divieto di vendita per le nuove auto a benzina,dovranno produrre emissioni di CO2.">divieto, a partire dal 2035, di immatricolazione di veicoli a benzina e diesel</a>.</p>
<p>La procedura di Bruxelles, insomma, sarebbe un salasso immeritato, espressione di un dogmatismo climatico oltranzista, che non tiene minimamente conto di una congiuntura economica e geopolitica estremamente sfavorevole. Così, l’intransigenza del legislatore europeo perde di vista la genuina tutela dell’ambiente e delle sue risorse e mina la competitività delle nostre aziende, già messe a dura prova dai dazi di Trump e dalla concorrenza di merci, prevalentemente asiatiche, prodotte secondo normative sensibilmente meno stringenti.</p>
<p>“<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_25_964">Proteggere i nostri interessi e le nostre industrie</a>”, come dichiarato dal Presidente Von Der Leyen, è ambizione inconciliabile con politiche ideologiche e che rifuggono ogni forma di sano pragmatismo. <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2025/01/22/tusk-lancia-un-appello-al-parlamento-europeo-per-uneuropa-armata-e-inveisce-contro-il-gree">Per dirla con il Premier polacco Donald Tusk,</a> “se andiamo in bancarotta, nessuno si preoccuperà più dell’ambiente”. Al suo appello di sospendere il <em>Green Deal</em> europeo si è <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/04/07/crollano-i-future-di-wall-street-trump-i-dazi-sono-una-cura-necessaria_7a135ccf-7c58-4310-a7e1-a5fca302b491.html">unita la Presidente Meloni</a>, nella speranza di fare fronte comune per ristabilire un pizzico di buon senso.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pichetto Fratin al convegno della Fondazione Luigi Einaudi: “La decarbonizzazione è un’opportunità per la nostra economia”</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/pichetto-fratin-al-convegno-della-fondazione-luigi-einaudi-la-decarbonizzazione-e-unopportunita-per-la-nostra-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 16:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energy communities]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L’Unione europea si è data obiettivi sfidanti di decarbonizzazione di medio e di lungo periodo e l’Italia condivide la necessità di ‘decarbonizzare’ il sistema, anche perché per la nostra economia può essere un’opportunità: ridurre l’indipendenza dai combustibili fossili vuol dire da un lato incrementare la nostra indipendenza e la sicurezza energetica e dall’altro restituire competitività [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“L’Unione europea si è data obiettivi sfidanti di decarbonizzazione di medio e di lungo periodo e l’Italia condivide la necessità di ‘decarbonizzare’ il sistema, anche perché per la nostra economia può essere un’opportunità: ridurre l’indipendenza dai combustibili fossili vuol dire da un lato incrementare la nostra indipendenza e la sicurezza energetica e dall’altro restituire competitività al nostro sistema”. È quanto ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso del convegno “PPAs and Energy Communities: Opportunities and Challenges for Europe”, organizzato in Senato dalla Fondazione Luigi Einaudi, durante il quale sono state presentate due pubblicazioni sul ‘Green Deal’ realizzate dalla Fondazione in collaborazione con European Liberal Forum.</p>
<p>“Quello presentato oggi alla Fondazione Einaudi è uno studio importante, realistico”, ha aggiunto il ministro, “che dà un contributo al percorso che abbiamo iniziato e che stiamo perseguendo con determinazione e con realismo. Il raggiungimento di un’economia net-zero al 2050 e un primo step di abbattimento del 55% al 2030 sono gli obiettivi per cambiare la &#8216;pelle&#8217; energetica del Paese facendolo diventare anche un brand, qualificando i nostri prodotti e il nostro sistema di produzione”.</p>
<p>Dopo i saluti scritti del Senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, ha aperto l’incontro il segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Cangini. “Abbiamo preso atto con infantile stupore che è stato un errore metterci nelle mani di una Russia con vocazione imperiale per quanto riguardava il gas, non vorrei che replicassimo l’errore consegnandoci mani e piedi all’impero Cinese per l’elettrico”, ha detto Cangini. “Sui materiali necessari alla costruzione di batterie e pannelli solari la Cina ha quasi il monopolio globale, rompere quel monopolio è importante tanto quanto rispettare le scadenze del Green Deal”. Hanno partecipato Marco Mariani, vicepresidente di European Liberal Forum, Tsvetelina Penkova, parlamentare europea, Paolo Arrigoni, presidente di GSE, Francesco Grillo, presidente di Vision, Chicco Testa, presidente di Assoambiente, e la coordinatrice del dipartimento Politiche Ambientali della Fondazione Einaudi, Simona Benedettini, in veste di moderatrice e di curatrice dei paper.</p>
<p>“Non si è padroni del proprio futuro, del proprio sistema produttivo, del proprio peso geostrategico, se non si è sovrani nel produrre l’energia indispensabile a far marciare il mondo nel quale viviamo”, ha detto il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto. “Troppo facilmente, ha aggiunto, “l’Italia ha creduto di poter fare a meno del nucleare. Il mix energetico, l’avere diverse fonti, è la sola garanzia di sovranità”. Serve buon senso, ha concluso, “abbandonare il ‘cretinismo ideologico’, educare al pensiero critico chi ha come unico modello pensiero, quello alla Greta Thunberg”.</p>
<p><a href="https://formiche.net/2023/10/la-decarbonizzazione-e-unopportunita-per-la-nostra-economia/"><em><strong>Formiche.net</strong></em></a></p>
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		<title>Meteoropatici</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/meteoropatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2023 14:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[grandine]]></category>
		<category><![CDATA[incendi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fondo monetario internazionale e la Banca d’Italia, non isolati e solitari, calcolano il danno economico e la mancata crescita dovuti a un clima che colpisce la produzione e la vita civile. Lo spirito del Green Deal europeo è l’opposto, ovvero fare di questi disagi un’occasione di crescita tecnologica e produttiva. Gli elevati costi di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Fondo monetario internazionale e la Banca d’Italia, non isolati e solitari, calcolano il danno economico e la mancata crescita dovuti a un clima che colpisce la produzione e la vita civile. Lo spirito del Green Deal europeo è l’opposto, ovvero fare di questi disagi un’occasione di crescita tecnologica e produttiva. Gli elevati costi di questa operazione, la massa finanziaria che è necessario mobilitare, sono un’occasione per ottenere anche maggiore integrazione nell’Unione europea, generando debito comune destinato a farvi fronte. È la sola chiave per vivere il cambiamento climatico senza abbandonarsi al panico o alle litanie penitenziali. La colpa non è quel che si è fatto (nella nostra Ue la produzione di gas che alterano il clima è scesa ben più che altrove), ma quel che non si sarebbe in grado di fare.</p>
<p>Posto che i roghi che devastano il Sud sono favoriti dal clima, ma innescati da criminali, e che gli alberi che cascano sono sì fatalità, ma favorite dalla mancata cura delle piante in ambito cittadino, non è possibile che tutta la discussione sulle conseguenze delle bizzarrie climatiche si concentri sui risarcimenti o sui soldi per non lavorare. La Covid economy ha avvalorato l’idea che bastino una legge e un ristoro per far fronte a tutto, occultando il fatto che i finanziatori sarebbero i contribuenti – quindi il sistema produttivo e i cittadini – con l’esclusione degli evasori fiscali. Ragioniamo piuttosto su cosa fare ora, per affrontare i nuovi problemi.</p>
<p>Per ragionare dobbiamo sgomberare il campo dalle impuntature. Le ideologie del secolo scorso fornirono a moltissimi una spiegazione del mondo, salvo far fare loro la figura dei cretini che credevano a cose inesistenti e quando esistenti mortifere. Il complottismo succeduto alle smentite ideologiche serve a giustificare i propri fallimenti, imputandoli alle forze del male. L’odio contro gli “altri” serve a far credere a chi non ha niente da dire di poter dire qualche cosa. Millenaristi e strafottenti sono accolite d’inutili invasati. Certo che il dubbio e il dubitare sono premessa di ricerca e ragionevolezza, ma non hanno nulla a che vedere con l’ignavia e la rassegnazione inerte.</p>
<p>Qualsiasi misura di contenimento delle cause, o supposte tali, dei cambiamenti climatici richiede tempo. Quindi non sono un tempo inaccettabile i 10-15 anni necessari per far partire centrali nucleari di ultima generazione, che non emettono un fiato climalterante. Non c’è bisogno di convocare alcun referendum, si tratta di avere la responsabilità di operare. Subito. Il referendum, semmai, lo convochino i contrari. A questo giro sarà più difficile difendere il mondo a carbone e petrolio.</p>
<p>Nel frattempo non sarà cancellata la tropicalizzazione dei fenomeni, ma si può ben lavorare e investire nel salvare le acque per la siccità e nell’imbrigliarle quando piove troppo. Si tratta della stessa cosa. Si possono avere acquedotti decenti e non i colabrodo malanno comune. Si può fiscalmente favorire l’investimento privato teso a rendere energeticamente più sicure le abitazioni e ad assicurarle. Si può rendere operativi gli investimenti in fonti rinnovabili, visto che quel che si rinnova è l’eterna ed estenuante chiacchiera su impianti e permessi. Si può utilizzare la spinta del Pnrr per non perdere colpi e vantaggi nella corsa verso la sicurezza a terra e la vivibilità metropolitana. Si possono rendere esistenti le colonnine per ricaricare le vetture elettriche o ibride, senza animare l’insulsa rissa su se quei motori siano popolari o elitari (il trasporto pubblico sarebbe degno di città vivibili).</p>
<p>Che l’allarme sia de sinistra mentre lo strafottersene sia de destra è divisione che può esistere solo in culture in cui la destra e la sinistra anticapitaliste e antimercatiste sanno soltanto produrre pregiudizi e miseria. Degne discendenti dei padri criminali del secolo scorso. Non ci serve un mondo che soffre il clima, meteoropatico: servono idee e classi dirigenti che il futuro lo sappiano immaginare a partire dal presente reale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giornale.laragione.eu/giornale/580"><strong><em>La Ragione</em></strong></a></p>
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		<item>
		<title>Smaltire</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/smaltire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2022 08:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il provvedimento non ha fatto notizia, non ha destato clamore, magari pensando che si tratti dell’ennesimo codicillo per maniaci del diritto amministrativo. Che, di suo, assopisce il pubblico. Ma è una colpevole sottovalutazione, perché dietro l’apparente tecnicismo si cela un mondo e si dischiude una prospettiva. Prima particolarità: s’interviene per decreto legge. In questo caso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il provvedimento non ha fatto notizia, non ha destato clamore, magari pensando che si tratti dell’ennesimo codicillo per maniaci del diritto amministrativo. Che, di suo, assopisce il pubblico. Ma è una colpevole sottovalutazione, perché dietro l’apparente tecnicismo si cela un mondo e si dischiude una prospettiva.</p>
<p>Prima particolarità: s’interviene per decreto legge. In questo caso varato dal Consiglio dei Ministri di giovedì 7 luglio. Non una novità, oramai si legifera quasi solo per decreto legge. Solo che è una stortura, una anomalia, nonché una responsabilità di forze politiche che dei provvedimenti di legge fanno oggetto di propagande tribali, ma raramente di decisioni finali. Il decreto in questione interviene su un tema giurisdizionale, il che amplifica l’anomalia.</p>
<p>Da noi qualsiasi atto amministrativo è appellabile al Tribunale amministrativo regionale, che può decidere di sospenderlo in attesa di discuterlo. Non annoiatevi, è anche divertente: la settimana scorsa il Tar pugliese aveva sospeso la realizzazione di un nuovo nodo ferroviario, perché l’apposito comitato locale aveva lamentato possibili danni a taluni ulivi e carrubi.</p>
<p>Al prossimo frontale sul binario unico nessuno se ne ricorderà. Ma già alla fine del 2021, sempre per decreto, il governo aveva avvertito che per le gare relative ai fondi europei, al Pnrr, il Tar avrebbe dovuto fare in fretta. Mica si possono perdere soldi perché ci vuol tempo a decidere! Giusto. Giovedì è andato oltre: neanche li si può perdere per i ricorsi amministrativi sui lavori legati al Pnrr, quindi, come per le gare, fate in fretta: prima udienza utile dopo trenta giorni.</p>
<p>Al Tar, però, non langue solo l’Italia del Pnrr, ci s’impantana tutta. E intervenire per decreto su una questione di giustizia ha dell’ardito. Siccome, però, sappiamo che è necessario, siccome il sistema non funziona: amen. Ma, allora, procediamo anche oltre.</p>
<p>Solo a Roma, che annega nel pattume, mandare fuori l’indifferenziata che non si riesce a trattare costa 180 milioni l’anno. Nei termovalorizzatori, che non ci sono, si smaltisce il 6% della spazzatura, contro il 60 di Parigi, il 58 di Londra e il 46 di Berlino. L’Italia è costantemente sotto procedura d’infrazione per l’inciviltà delle discariche.</p>
<p>Usiamo i sistemi più dannosi per l’ambiente e più costosi per i cittadini (che non evadono). Non è neanche una generica vergogna, ma una puteolente schifezza. E non prendiamoci in giro: non si è in grado di provvedere, mancando coraggio, capacità e inceppandosi tutto nei ricorsi. E allora che eccezione sia e facciamola finita: commissario unico per la monnezza, decisioni centralizzate, soldi non distribuiti, ma investiti. E se qualcuno ricorre al Tar: si sbrighi, un mese o viene smaltito.</p>
<p>Dario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, ricorda quel che qui abbiamo tante volte scritto: parliamo di siccità, ma intanto i nostri acquedotti perdono il 42% dell’acqua che trasportano, facendone scempio e spreco, contro l’8% tedesco; la materia è gestita da una giungla di 2.500 operatori pubblici incapaci di investire, talché a quello dedichiamo la metà della media europea.</p>
<p>Un letterale colabrodo senza speranza. Anche qui: basta. S’è santificata la spartitocrazia municipalizzata con apposito referendum demagogico, è ora di raccontare la verità agli italiani, responsabili dell’abboccare a tutte le minchionerie. Commissario unico etc. etc..</p>
<p>So benissimo che lo stato d’eccezione porta male, che il diritto non può essere storto senza conseguenze profonde e il mercato violentato senza generare bastardi, ma il fallimento del tutto fermo in tribunale è talmente evidente da far dire: non sblocchiamo solo il Pnrr (che è già tanto), disincagliamo l’Italia e aiutiamola a smaltire la lunga sbornia di costosa incapacità. E facciamolo ora, prima che tutto torni nelle mani di falso bipolarismo e vera inconcludenza.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/tutti-i-numeri/sabato-9-luglio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
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		<title>Il clima fra i giovani</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/il-clima-fra-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2019 20:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarebbe ingenuo supporre che i cortei giovanili, che hanno animato tante città nel mondo, siano frutto di spontanea e autopromossa adesione alla protesta di una giovane svedese. Eroina per taluni e manipolata per altri. Sarebbe non meno ingenuo immaginare che tutto sia frutto di una suggestione e induzione mediatica, genuina o artificiale che sia. Mettiamola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe ingenuo supporre che i cortei giovanili, che hanno animato tante città nel mondo, siano frutto di spontanea e autopromossa adesione alla protesta di una giovane svedese. Eroina per taluni e manipolata per altri. Sarebbe non meno ingenuo immaginare che tutto sia frutto di una suggestione e induzione mediatica, genuina o artificiale che sia. Mettiamola così: una più diffusa coscienza ambientale è solo che bene e se tanti si sono mossi è segno che c’era una non soddisfatta domanda d’impegno civile, d’ideali.</p>
<p>Si cerchi, però, di non affogare tutto nel luogo comune. Tanto più che i governanti del nostro mondo hanno accolto con gioia la protesta, favorendola. Il che dovrebbe indurre a riflettere. Segnalo alcuni punti, sperando che i più giovani abbiano voglia di farne oggetto di opinioni loro e originali.</p>
<ol>
<li>La crescita economica non ha portato solo guasti, ma enormi benefici. Grazie alla globalizzazione sono diminuiti drasticamente i morti di fame nel mondo. Si vive meglio e più a lungo. 2. Mai affermare: lo dice la scienza. Non è una setta. Ci sono scienziati che documentano il cambio climatico e individuano nell’uomo la causa, come ce ne sono che sostengono l’opposto. La scienza è ricerca, verifica, confronto. Non verità da deglutire acriticamente. 3. Nessuna manifestazione in Cina. Ciò pone il problema della libertà, ma anche quello dello sviluppo energivoro di chi è indietro. 4. Parlando di furto del futuro, magari, buttiamo un occhio anche al debito pubblico. 5. Noi italiani sporchiamo soprattutto per la (non) gestione della spazzatura. Li facciamo o no, gli impianti per trattarla?</li>
</ol>
<p>Comunque la si veda il tema ambientale è serissimo. Nonché occasione di ricerca, innovazione e crescita economica. Se ne faccia tema di progresso, non predicazione di regresso.</p>
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		<title>Sullo sciopero degli studenti riguardo il riscaldamento climatico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sullo-sciopero-degli-studenti-riguardo-il-riscaldamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaello Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 21:37:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[greta thunberg]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non va preso sottogamba lo sciopero degli studenti di venerdì 27 sul clima. Né sul metodo né sul merito, ambedue aspetti di grande rilievo e non positivi. L’aspetto di metodo è che il ministro dell’Istruzione sponsorizza lo sciopero, in contrasto con la funzione della scuola. Che non è quella di  agevolare spettacoli emotivi secondo la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sullo-sciopero-degli-studenti-riguardo-il-riscaldamento-climatico/">Sullo sciopero degli studenti riguardo il riscaldamento climatico</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non va preso sottogamba lo sciopero degli studenti di venerdì 27 sul clima. Né sul metodo né sul merito, ambedue aspetti di grande rilievo e non positivi.</p>
<p>L’aspetto di metodo è che il ministro dell’Istruzione sponsorizza lo sciopero, in contrasto con la funzione della scuola. Che non è quella di  agevolare spettacoli emotivi secondo la moda. La funzione della scuola è formare i singoli studenti. Sviluppare lo spirito critico individuale. Renderli capaci di conoscere il noto  al momento. Dotarli del più ampio ventaglio di esperienze. Metterli in grado di affrontare i problemi della vita di ciascuno.</p>
<p>Stupisce molto che lo faccia un docente d’esperienza internazionale. Certo, lui cita la Montessori e don Milani ma non segue la loro lezione. Liberare l’anima dello studente non significa affatto schermarne la percezione delle difficoltà della vita. E lo stesso lo testimonia il severo rigore praticato a Barbiana.  Lo sciopero degli studenti ha un senso su temi come attentati alla libertà, non rispetto dell’uguaglianza nei diritti, minare le condizioni economiche violando i patti. Qui sono chiari i soggetti responsabili e gli studenti, qualora lo vogliano,  manifestano il loro no. Non ha invece alcun senso uno sciopero su un tema come il clima, ove le responsabilità  includono tutti i cittadini e ove i rimedi  sono in larga parte assai nebbiosi se non  ancora ignoti (da cui la scorciatoia di imporre stili di vita detti virtuosi).  Viene agitato un problema senza preoccuparsi di risolverlo. La vicenda non è una buona prova del M5S che vuol cambiare per aiutare il cittadino.</p>
<p>L’aspetto di merito è che Greta Thunberg non è spuntata all’improvviso nella lotta al pericoloso riscaldamento climatico. E’ il frutto di una campagna dell’Associazione svedese “Non abbiamo  tempo”  fondata nel 2016 da ricchi finanzieri, tra cui Ingmar Rentzhog. La 16enne Greta è figlia di attori svedesi di cui la donna è stata dichiarata eroina ambientalista (anno ’17). Dopo l’incontro ad una conferenza sul clima, ad agosto ’18   Rentzhog fece fotografare dall’Associazione Greta sola scioperante al Parlamento e postò su facebook. Quattro giorni dopo uscì un’autobiografia di Greta che mescola la crisi nervosa personale con quella del clima. L’indomani il più venduto quotidiano svedese  fece una pagina sul libro.  Evidente il fine della campagna. Influenzare la politica contro il riscaldamento climatico. E’ legittimo. Non lo è mobilitare gli studenti e farli sentire inarrestabili. Perché non contribuisce a risolvere la questione.</p>
<p>Lo sciopero del 27 non va preso sottogamba perché interessarsi al proprio destino non è risolutivo. La priorità è capire il meccanismo alla base e trovare il rimedio. Scioperare e non stare in classe,  provoca due illusioni (che la scienza conosca fonte e tempistica del riscaldamento, che sia nota la terapia efficace) ed è un grave errore educativo (che studiare e sperimentare al fine di risolvere i problemi di vita, non sia decisivo).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/sullo-sciopero-degli-studenti-riguardo-il-riscaldamento-climatico/">Sullo sciopero degli studenti riguardo il riscaldamento climatico</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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		<title>Liberalizzazioni, mercati energetici, concorrenza e tutela dei consumatori</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liberalizzazioni-mercati-energetici-concorrenza-e-tutela-dei-consumatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Ortis]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[:it]Conferenza di Alessandro Ortis del 19 dicembre 2011[:]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="sommario_cut">Conferenza di Alessandro Ortis dal titolo <em>Liberalizzazioni, mercati energetici, concorrenza e tutela dei consumatori, </em>Roma 19 dicembre 2011</p>
<p>Sono intervenuti: <strong>Enrico Morbelli</strong> (giornalista), <strong>Alessandro Ortis</strong> (presidente dell&#8217;Autorità per l&#8217;Energia Elettrica e il Gas).</p>
<p>Sono stati discussi i seguenti argomenti: Ambiente,</span><span id="sommario_all" class="sommario-inline"> Autorita&#8217;, Carbone, Chimica, Clima, Concorrenza, Consumatori, Consumi, Cooperazione, Costi, Durban, Economia, Effetto Serra, Elettricita&#8217;, Energia, Eni, Euratom, Europa, Fonti Rinnovabili, Gas, Geopolitica, Globalizzazione, Governo, Liberalismo, Liberalizzazione, Mercato, Monti, Nucleare, Parlamento, Petrolio, Politica, Qualita&#8217; Della Vita, Ricerca, Roma, Societa&#8217;, Sole, Storia, Sviluppo, Tecnologia, Trasporti, Ue, Vento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.radioradicale.it/scheda/342094/scuola-di-liberalismo-2012-liberalizzazioni-mercati-energetici-concorrenza-e-tutela">La registrazione audio di Radio Radicale</a></p>
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