<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Aldo Giannuli Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<atom:link href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/aldo-giannuli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/aldo-giannuli/</link>
	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 Feb 2019 16:16:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo-tondo-cerchio-bianco-32x32.png</url>
	<title>Aldo Giannuli Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
	<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/tag/aldo-giannuli/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Caro Giannuli, il M5S non è il nuovo. Ecco perché</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-giannuli-il-m5s-non-e-il-nuovo-ecco-perche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Corrado Ocone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jul 2017 12:17:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Giannuli]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://35.159.32.14/?p=10252</guid>

					<description><![CDATA[<p>Che la classe politica, e anzi forse la classe dirigente tutta, del periodo della cosiddetta “prima Repubblica”, fosse “superiore”, più all’altezza dei suoi compiti, di quella successiva, è affermazione incontrovertibile e persino banale. Così come lo è quella, ad essa connessa, del relativamente rapido declino generale del nostro Paese, che era arrivato ad essere la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-giannuli-il-m5s-non-e-il-nuovo-ecco-perche/">Caro Giannuli, il M5S non è il nuovo. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che la classe politica, e anzi forse la classe dirigente tutta</strong>, del periodo della cosiddetta “prima Repubblica”, fosse “superiore”, più all’altezza dei suoi compiti, di quella successiva, è affermazione incontrovertibile e persino banale. Così come lo è quella, ad essa connessa, del relativamente rapido declino generale del nostro Paese, che era arrivato ad essere la quinta potenza industriale del mondo, negli anni della “seconda” e della “terza Repubblica”.</p>
<p><strong>Non me la sento però di salvare in toto</strong>, e nemmeno in buona parte, gli anni precedenti alla rivoluzione giudiziario-politica del 1993-94. Né di segnare una frattura o una profonda discontinuità fra il prima e il poi, come ha fatto ieri <strong style="font-style: inherit;">Aldo Giannuli</strong> <a style="font-style: inherit;" href="http://formiche.net/gallerie/aperithink-giannuli-foto-pizzi/"><strong>nel corso dell’Aperithink organizzato dalla rivista</strong></a> <em style="font-weight: inherit;">Formiche</em>.</p>
<p><strong>Ora, a parte il fatto che la storia non fa salti</strong>, in particolare mai come in questo caso si può dire, a mio avviso, che il prima era già gravido di tutte le conseguenze del dopo. E lo era non solo perché una involuzione sempre più marcata si era verificata già a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, ma per un “difetto di origine” per così dire.</p>
<p><strong>Questo difetto è costituito dalla Costituzione stessa</strong> su cui la Repubblica era stata fondata. Che la Carta fondamentale, così come emerse dal lavoro dell’Assemblea Cosrituente, non avesse storicamente alternative, e che fosse un nobile e persino alto compromesso fra le molto eterogenee forze politiche che davano vita al nuovo Stato, è indubbio.</p>
<p><strong>Ma che quello fosse un equilibrio molto precario e gravido</strong> delle conseguenze dell’oggi, è invece aspetto a mio avviso non troppo considerato. E che su cui occorre invece riflettere. Come è noto, le forze costituenti trovarono un collante in un elemento che venne a rappresentare l’ideologia di fondo su cui si resse poi tutto il periodo repubblicano: l’antifascismo.</p>
<p><strong>Dico ideologia nel doppio senso del termine</strong>: sia come orizzonte ideale, o cultura politica di sfondo, sia in quello di perimetro legittimante che assunse presto le fattezze di un dogma esclusivo ed escludente (tanto che <strong style="font-style: inherit;">Ennio Flaiano</strong> sarcasticamente osservava che in Italia i fascismi erano due e l’antifascismo era uno di essi).</p>
<p><strong>Fra le tante convenzioni implicite</strong> che ressero il primo periodo repubblicano ci furono pertanto, da una parte, quella che (per motivi geostrategici) escludeva dal potere politico centrale<strong> il Partito Comunista</strong>, che pure era stata una delle più importanti forze politiche costituenti; dall’altra, quella che imponeva al discorso pubblico ufficiale, e a quello che aveva corso nei sistemi di potere culturale, una visione evolutiva e progressista, molto sbilanciata “a sinistra”, delle cose del mondo e della società.</p>
<p><strong>In Italia una visione democratica (o meglio liberale)</strong> coerentemente anticomunista, oltre che antifascista, fu nel discorso pubblico per molto tempo quasi impossibile praticarla. Si poteva essere, e in tanti furono, non comunisti, ma non si poteva essere anticomunisti.</p>
<p><strong>Chi coerentemente, cioè in punta di logica (liberale)</strong>, aveva il coraggio di definirsi anticomunista, veniva etichettato come “fascista” senza troppi problemi o ulteriori approfondimenti.</p>
<p><strong>La conseguenza di tutto ciò</strong> è stata la formazione di una struttura mentale o di pensiero che è apparsa come spontanea e “naturale” pur non essendolo affatto. Essa ha giustificato le idee, i miti, i tic di pensiero più irriflessi, che hanno dominato il campo.</p>
<p><strong>E che hanno portato a vedere la stessa Costituzione</strong>, pure quando ad un certo punto è risultata palesemente datata e “superata”, come “la più bella del mondo”. E hanno altresì portato a considerare i ritardi, veri o più spesso presunti, che l’Italia accumulava come un “tradimento” della Costituzione stessa o come l’attestazione di una Costituzione ancora “incompiuta” o “da realizzare”.</p>
<p><strong>L’“ideologia italiana” si è così fatta poco alla volta anche realtà effettuale</strong>, segnatamente e simbolicamente negli anni 1968, 1969 e 1970: con la rivolta giovanile, che ha visto il nuovo nientemeno che nella <strong>vecchia tradizione movimentista di sinistra</strong> e nella contestazione di ogni principio di autorità (e autorevolezza); con l’“autunno caldo” e la successiva affermazione di una massiccia sindacalizzazione di tutti i rapporti produttivi e della stessa burocrazia statale; con l’istituzione (secondo dettato costituzionale) delle regioni con la connessa frammentazione localistica del potere e l’aumento dei centri di spesa incontrollati.</p>
<p><strong>In questa storia che continua, o in questo passato che non passa</strong>, si è da ultimo inserito il Movimento 5 stelle. Il quale, a mio avviso, è solo in apparenza un fattore di novità radicale nella storia del Paese, come Giannuli, con molto ottimismo, continua a credere. A me sembra piuttosto che, almeno nella fascia di persone che l’ha votato, il movimento non sia affatto “trasversale”, come lo si voglia fare apparire.</p>
<p><strong>Esso è invece il figlio ultimo e particolarmente degenere</strong> (perché nasce da ampie sacche di “mezza cultura” o incultura di massa) di quella che ho definito l’ “ideologia italiana”. Una sorta di post-sessantottismo diffuso e confuso che si richiama a un democraticismo astratto e totale che è l’esatto opposto della possibilità di affermazione di una classe dirigente. La quale, per principio, e per l’appunto, non può non formarsi che su qualche principio di autorità/autorevolezza. [spacer height=&#8221;20px&#8221;]
<p>Corrado Ocone, <a href="http://ht.ly/EEpK30dPpyo">formiche.net </a>22 luglio 2017</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/caro-giannuli-il-m5s-non-e-il-nuovo-ecco-perche/">Caro Giannuli, il M5S non è il nuovo. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
