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	<title>alberto brambilla Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>alberto brambilla Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Alberto Brambilla: Metadone sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2020 06:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
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		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Stato di emergenza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Nel Paese aleggiano alcune convinzioni molto pericolose alimentate più o meno consciamente dal governo tanto fortunato quanto poco capace: la prima che i soldi per superare la crisi siano infiniti; la seconda che lo Stato, finora ignorato dai più debba intervenire distribuendo risorse a tutti perché tutti hanno diritti (di doveri neppure l&#8217;ombra) e hanno avuto problemi dal Covid; terzo che comunque l&#8217;Europa, vituperata dai più, ci darà tanti, tanti soldi eliminando le odiate regole di Maastricht e i vincoli all&#8217;indebitamento; quarto che si possa campare anche senza lavoro. E questo Governo, tra i più fortunati degli ultimi 20 anni perché l&#8217;Unione, pur di bloccare i &#8220;populisti&#8221; avrebbe fatto qualunque cosa, ha beneficiato della temporanea sospensione dei vincoli di bilancio e dei molti soldi europei di cui nessun governo precedente aveva goduto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Eppure come ha ben evidenziato il presidente di Confindustria nell&#8217;intervista su questo giornale, corre il rischio di sprecare questa occasione &#8220;unica&#8221; sperperando denari in bonus, incentivi inutili (escluso il 110% che è persino troppo) in monopattini e bici, acquisti discutibili (banchi scuola a rotelle) e eccessivi ammortizzatori sociali per non parlare del blocco dei licenziamenti e del pericoloso prosieguo dell&#8217;inutile stato di emergenza, unico Paese in Ue. Un Paese immobile che continua a rinviare tutto il che, come affermato da Bonomi, potrebbero farci entrare in una crisi poco reversibile. La sola attività utile e cioè progetti, progetti, progetti, nonostante la pompa magna degli &#8220;stati generali&#8221; è inesistente e pensare che con poca fantasia si potrebbe creare lavoro diretto e indotto di enormi dimensioni.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Proviamo a fare qualche esempio concreto. Pensiamo agli oltre 7900 Comuni d&#8217;Italia che hanno municipi, scuole, biblioteche e altre strutture pubbliche bisognose di tanta manutenzione; pensiamo agli asili nidi, agli ormai necessari centri per la valorizzazione e integrazione sociale della terza età che in Italia varrà un terzo della popolazione nel 2030 cioè domani (la silver economy); e che dire delle strade provinciali e comunali. Affidando con budget, schemi e regole precise ai sindaci, ai responsabili delle province questi progetti, si aprirebbero più di 16 mila piccoli cantieri che potrebbero occupare oltre 100 mila lavoratori e creare un indotto robusto con un parallelo aumento dei consumi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E poi ci sono i medi e grandi progetti che potrebbero essere affidati alle regioni e alle amministrazioni centrali: tribunali (alcuni sono addirittura inagibili), carceri, poli scolastici, acquedotti, completamento delle autostrade, alta velocità, trasporto pubblico, riconversioni green, tutte iniziative indispensabili per il Paese ma soprattutto per il non rinviabile sviluppo del Sud. Secondo l&#8217;Ance ogni miliardo investito potrebbe generare 17 mila posti di lavoro e un indotto di oltre 3 miliardi; 70 miliardi genererebbero 1,2 milioni di posti di lavoro, esattamente il numero previsto di nuovi disoccupati e altri almeno 140 miliardi di indotto. E&#8217; la stessa storia dei banchi di scuola che se pensati in modo industriale e cioè facendo un prototipo con scheda di qualità e costo a cui tutti i fornitori si devono attenere e dando la responsabilità della richiesta pubblica al sindaco o al provveditore, avrebbero fatto lavorare, come ha suggerito Renzo Piano, 16 mila falegnami italiani che in 5 settimane avrebbero prodotto 800 mila banchi; altro che bando pubblico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">E invece continuiamo a distribuire soldi presi a debito per la lotta alla povertà quando ormai è noto che gran parte della povertà economica deriva dalla povertà educativa e sociale di cui soffrono, dati Istat, quasi 10 milioni di connazionali (i veri poveri), affetti da alcol e tossicodipendenze, ludopatia, problemi legati alla errata alimentazione, obesi, o a problemi alimentari, anoressici, bulimici. Come ha risposto finora in generale il sistema pubblico? Nel modo più sbagliato possibile e cioè elargendo soldi: reddito di cittadinanza, reddito di ultima istanza e i più svariati bonus senza neppure scalfire la povertà che anzi aumenta ogni anno. Nel 2008 per l&#8217;assistenza lo Stato spendeva 73 miliardi l&#8217;anno; nel 2019 sono 114; 41 miliardi in più strutturali. Nello stesso periodo la povertà assoluta e relati-va anziché diminuire è aumentata da 8,6 milioni del 2008 agli oltre 14 milioni del 2018. Ma quel che più preoccupa è l&#8217;adagiarsi di molti lavoratori, anche giovani, al &#8220;metadone sociale&#8221; dell&#8217;assistenza: cassa integrazione, Naspi, Dis-coll, RdC, di emergenza, sussidi vari per disoccupati e inoccupati e così via. Se è fuor di dubbio che alcuni di questi strumenti sono stati indispensabili per i primi mesi di pandemia, oggi non lo sono più, anzi corriamo il rischio di &#8220;addormentare l&#8217;economia&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">Proviamo a quantificare i costi di questa <em>helicopter money</em> sostenuti fino a fine agosto: cominciamo con il bonus da 600 euro che secondo i dati Inps al 3 agosto ha avuto 5,1 milioni di soggetti beneficiari per un costo di 12,3 miliardi che potrebbero diventare 15 considerando anche agosto. La Naspi e la Dis-coll, per i circa 700 mila disoccupati dipendenti e collaboratori costano fino ad agosto, compresi i contributi figurativi circa 4 miliardi; per la cassa integrazione ordinaria, in deroga e il Fis (fondo di solidarietà) sono state autorizzate oltre 2 miliardi di ore anche se poi quelle effettivamente utilizzate sono state circa il 34%; ne hanno beneficiato per singoli periodi circa 7 milioni di lavoratori ed è costata compresi i contributi figurativi, circa 5 miliardi. Escludendo i bonus Renzi (9,5 miliardi), il bonus baby sitter, bebè, i finanziamenti alle Pmi a fondo perduto, i 4 miliardi di Irap e altri sussidi, la spesa assistenziale è ammontata a oltre 25 miliardi, cui si dovrebbero aggiungere circa 24 miliardi di mancate restituzioni dei finanziamenti garantiti da Sace (Garanzia Italia) e dal Fondo di Garanzia che hanno erogato in totale poco più di 80 miliardi, se, come si dice, il 30% delle attività beneficiarie di sussidi e finanziamenti garantiti non riaprirà più i battenti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">La differenza degli occupati tra luglio 2019 e luglio 2020 è di circa 700 mila in meno; cosa succederà quando finirà il blocco dei licenziamenti? Se ne prevedono altri 500 mila ma a quel punto i soldi per Cig, Naspi e bonus saranno tutti finiti senza aver prodotto alcun posto di lavoro. Se il Governo non cambia registro e non fa partire da subito cantieri, lavori pubblici e le infrastrutture al Sud, sarà un inverno difficile aggravato dalla epidemia influenzale che senza reagenti e macchine per l&#8217;analisi che ancor oggi mancano, potrebbe di nuovo bloccare il nostro Paese.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;">*Centro Studi Itinerari Previdenziali</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>Alberto Brambilla</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt; font-family: 'times new roman', times, serif;"><strong>La Stampa, 29/08/20</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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		<title>Alberto Brambilla: I veri costi del Covid</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/alberto-brambilla-i-veri-costi-del-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2020 06:31:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#BuonaPagina]]></category>
		<category><![CDATA[alberto brambilla]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Siamo al 27 gennaio quando il premier Giuseppe Conte afferma che l&#8217;Italia è &#8220;prontissima&#8221; a fronteggiare l&#8217;emergenza avendo adottato &#8220;misure cautelative all&#8217;avanguardia&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Nel contempo tutte le tv mondiali trasmettono le drammatiche immagini di Wuhan dove si vedono chiaramente a personale medico e infermieristico  con tutte le protezioni e la gente bloccata in casa o con mascherine e visiere. Il 31 gennaio dopo aver bloccato i voli da e verso la Cina, Conte firma il decreto che proclama lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi. Ma dopo aver visto per settimane quello che stava accadendo in Cina, nessuno tra il Governo e le tante istituzioni si è posto la semplice domanda: &#8220;Se accadesse anche da noi, saremmo pronti?&#8221;. Evidentemente non si sono posti queste domande se fino alla fine di aprile mancavano ancora le mascherine, disinfettanti, tamponi e ancora a giugno mancavano reagenti e test virologici, senza i quali le Fasi 2 e 3 sono rallentate dalla paura psicologica del contagio.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">In questi giorni, ancora senza una spiegazione plausibile, si propone di estendere lo stato di emergenza fino a fine anno: perché? E con quali disastri ancora per la nostra economia? Quali turisti vorranno venire nel solo Paese in stato di emergenza Covid- 19? E qui veniamo al problema principale della nostra riflessione: se per tutto il mese di febbraio, nonostante lo stato di emergenza, non è stato fatto nulla, ci si sta oggi, in fase di reiterazione dello stato di emergenza, ponendo il problema di ciò che potrà succedere tra novembre e dicembre quando da un lato dovrebbe iniziare una timida ripresa delle attività e dell&#8217;occupazione e dall&#8217;altro inizierà l&#8217;annuale epidemia influenzale. Nel nostro Paese ogni anno gli &#8220;influenzati&#8221; variano trai 5 e gli 8 milioni di persone e, a seconda delle stagioni, l&#8217;inizio della epidemia arriva intorno a novembre con circa un milione di persone infettate. Questi soggetti penseranno che si tratta di una normalissima influenza o, sentite tutte le più astruse teorie sui pericoli delle &#8220;seconde ondate&#8221;, crederanno di aver contratto il Covid-19?</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">L&#8217;unica possibilità per sapere se è una semplice influenza, anche in presenza della ventilata vaccinazione obbligatoria per gli over 60, sarà fare tamponi; tanti tamponi, almeno tre milioni, oltre ai familiari e &#8220;congiunti&#8221;, in meno di 40 giorni pena mandare a monte l&#8217;intero mese di Natale e Capodanno dove dovrebbe verificarsi l&#8217;agognato picco dei consumi e di ripresa delle attività.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Il Governo, oltre allo stato di emergenza ci sta pensando a questo problema? Se ancora oggi mancano i reagenti e riusciamo a mala pena a processare circa 60 mila tamponi al giorno in tutt&#8217;Italia con macchinari insufficienti, disporremo per quel periodo di protezioni e dei test necessari? A oggi no, salvo il Veneto che i reagenti se li è fatti da solo. E cosa potrebbe succedere: con una febbre di oltre 37,5 gradi si potrà uscire di casa o si correrà il rischio di passare per untore? Si potrà andare al lavoro? E negozi, attività commerciali, aziende e uffici, cosa faranno? Se si replicherà quanto accaduto nei primi mesi del Covid, e le premesse ci sono tutte, ci sarà un altro &#8220;look down”? Sarà davvero difficile applicare la metodica, peraltro molto corretta, della neutralizzazione dei focolai infettivi perché l&#8217;influenza può colpire ovunque e qualunque persona. Per prevenire questi rischi occorrerebbe già da oggi prevedere una riqualificazione del parco di strumentazioni per dei tamponi magari non dipendenti dalle case produttrici dei reagenti, atti averso acquisti pianificati di queste macchine come avvenuto in Veneto: basta copiare. Poi occorre produrre in Italia reagenti e tutti i Dpi e smetterla con la dipendenza dai prodotti cinesi. Certo gli annunciati kit per effettuare i tamponi con una semplice operazione individuale e a casa propria, aiuterebbero ma ci si sta pensando? Ma soprattutto bisognerebbe partire con una campagna a tappe-to di test sierologici per verificare quanta parte della popolazione ha contratto, anche inconsapevolmente, il virus; l&#8217;esperimento dei 150 mila test a livello nazionale lascia il tempo che trova.</span></p>
<p><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Dobbiamo a tutti i costi prevenire una nuova crisi anche perché sarebbe oltre che il danno, una beffa se dovessimo chiudere tutto per una banale influenza. Già gli effetti della crisi avranno un pesante impatto sul bilancio pubblico italiano; il nostro Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, lo scorso 20 marzo, supponendo che la crisi fosse durata fino a maggio e considerando un parziale recupero negli ultimi 6 mesi (non superiore al 20%) aveva previsto una perdita di Pil pari all&#8217;11% (- 200 miliardi) da 1.800 a 1.600 miliardi; l&#8217;aumento del nostro debito pubblico di almeno 100 miliardi, dagli gli attuali 2.360 a 2.460 miliardi. Pertanto il rapporto debito-Pil si attesterà al 153,7%. Il bilancio lnps registrerà per il 2020 un disavanzo di quasi 48 miliardi contro i 21 del 2018 e i 25 de12019 che comprende gli effetti di quota 100, mentre l&#8217;impatto sul mondo del lavoro sarà devastante con una perdita di almeno 1.500.000 lavoratori con oltre 100 mila attività che non riapriranno. Se la politica del Governo non terrà conto di quello che potrà succedere in autunno, la situazione peggiorerà a causa della psicosi da influenza/Covid e per il Paese potrebbe essere un colpo mortale.</span></p>
<p><em><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">*Presidente Centro Studi Itinerari Previdenziali</span></em></p>
<p><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">Alberto Brambilla</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 14pt;">La Stampa, 25/07/2020</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>#BuonaPagina &#8211; Votazione chiusa.</p>
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