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	<title>aborto Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>aborto Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>Se il pregiudizio etico ispira il posizionamento politico</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/se-il-pregiudizio-etico-ispira-il-posizionamento-politico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cangini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 16:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[contestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roccella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attendere 48 ore dai fatti per vedere se tesi nuove si fossero mai affacciare nel dibattito pubblico e infine rassegnarsi di fronte all’inesorabile ripetizione del sempre uguale. Due assunti: le opinioni prescindono regolarmente dai fatti; il pregiudizio etico ispira regolarmente il posizionamento politico, a dimostrazione della tesi, in verità acclarata da tempo, che la società [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Attendere 48 ore dai fatti per vedere se tesi nuove si fossero mai affacciare nel dibattito pubblico e infine rassegnarsi di fronte all’inesorabile ripetizione del sempre uguale. Due assunti: le opinioni prescindono regolarmente dai fatti; il pregiudizio etico ispira regolarmente il posizionamento politico, a dimostrazione della tesi, in verità acclarata da tempo, che la società e la politica italiana sono quanto di più lontano dalla sensibilità e dal metodo liberale. L’avversario è dunque un nemico, ed è un nemico non per ragioni politiche ma per ragioni etiche.</p>
<p>I fatti sono quelli del Salone del libro di Torino. Ma i fatti, in Italia, sono regolarmente subornati dalle opinioni. L’opinione, a sinistra, è che la destra sia “fascista”. Elly Schlein, Matteo Orfini, Roberto Saviano e Michela Murgia, ovvero i rappresentanti politici e gli ispiratori ideologici dell’odierna sinistra con ambizioni di governo, hanno, con accenti diversi, in fondo detto la stessa cosa: che la destra non accetta il dissenso e che perciò è una destra autoritaria.</p>
<p>Premesso che chi scrive è animato da uno spirito laico tanto dal punto di vista religioso quanto dal punto di vista politico, alcuni fatti balzano agli occhi. Il primo fatto attiene al contesto. Un contesto non politico, il Salone del libro di Torino, dove Eugenia Roccella interveniva non in quanto ministro della Famiglia in carica, ma in quanto autore di un libro. Il libro, edito da Rubettino si intitola “Una famiglia radicale”. È un libro su suo padre, Franco Roccella, e sulla storia umana e politica del Partito radicale da lui fondato assieme a Marco Pannella. Come spesso accade ai figli, vige anche in questo caso il sospetto che abbiano tradito le idee dei padri. Ma ciò attiene, semmai, alla dimensione familiare e nulla toglie al fatto che contestare Eugenia Roccella al Salone di Torino e in occasione della presentazione di un libro sui radicali sia in effetti un fuor d’opera. Il segno che la polemica politica è degradata dalle idee alla persona. Il che non è mai, oggettivamente parlando, un buon segno.</p>
<p>Comunque sia, la contestazione c’è stata, e la sinistra politica e culturale italiana di cui sopra ne ha tratto spunto per dire che Eugenia Roccella era lì per provocare (Saviano) e, che anziché lasciare la sala col chiaro fine di erigersi a martire, avrebbe dovuto accettare il confronto (Schlein, Orgini e Murgia). È il segno che chi, e, tra giornalisti, intellettuali e politici, ve ne sono stati anche molti altri oltre ai quattro citati, ha formulato tale giudizio l’ha fatto prescindendo radicalmente dai fatti.</p>
<p>A scorrere i numerosi video dell’evento, si apprende infatti che Eugenia Roccella ha dato la parola ai propri contestatori e dopo avergli lasciato la ribalta per esprimere le proprie opinioni li ha invitati ad un pubblico confronto. È stato allora che la contestazione, il che, come è stato correttamente osservato da tutti gli interventi “di sinistra”, fa parte di quelle sgradevolezze che chi ambisce a governare deve accettare, si è trasformata nei fatti in violenza. Una cosa, in effetti, è interrompere un evento pubblico per poter mettere in luce le proprie tesi. Altra cosa è tambureggiare senza sosta le proprie tesi fino ad impedire che l’evento pubblico si svolga. È questo che è accaduto.</p>
<p>Intendiamoci, non è una tragedia. È però un segno. O, per meglio dire, è un sintomo. Il sintomo di una malattia che, non certo da oggi, ma in fondo da sempre, affligge, sia detto per verità storica e senza intenti meloniani, la nostra nazione. Ovvero la tendenza ad inquadrare le opinioni opposte alle proprie non sul piano politico ma sul piano etico. Delegittimandole, di conseguenza, in radice.</p>
<p>Cerchiamo di capirci con un esempio. A differenza di Eugenia Roccella, chi scrive è favorevole all’aborto, ma riconosce che si possa essere contrari per ragioni di principio senza per questo essere dei mostri o dei “fascisti”. Non è questo l’approccio mainstream. Sì che, per quanto sia chiaro a ciascuno che questo governo non sovvertirà mai la volontà popolare espressa nel referendum del 1981 promosso dai radicali, ci si comporta come se così fosse. O, peggio, come se nessun dissenso culturale rispetto al diritto di abortire fosse legittimo.</p>
<p>Non è un approccio “politico”. Men che meno è un approccio liberale o “laico”. È un approccio etico. Un approccio forse naturale nell’Italia che si è lasciata per oltre cinquant’anni rappresentare da due chiese: la Dc e il Pci.</p>
<p>È questa, evidentemente, la nostra natura. È questa la nostra condanna.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/05/22/news/dalla_parte_di_roccella_non_e_stata_contestazione_ma_un_atto_di_violenza-12184580/"><strong><em>Huffington Post</em></strong></a></p>
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		<title>Aborto abortito</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/aborto-abortito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[corte suprema usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni hanno bisticciato con la realtà, ma a preoccupare sono i tanti che ne hanno costruita una parallela, supponendo la storia sia non uno spartito da scrivere, ma una marcia al cui ritmo avanzare. Così s’è sollevata un’onda di critica acritica. Sostenere che la recente sentenza della Corte suprema statunitense sia “contro le donne”, o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni hanno bisticciato con la realtà, ma a preoccupare sono i tanti che ne hanno costruita una parallela, supponendo la storia sia non uno spartito da scrivere, ma una marcia al cui ritmo avanzare. Così s’è sollevata un’onda di critica acritica.</p>
<p>Sostenere che la recente sentenza della Corte suprema statunitense sia “contro le donne”, o dimostri che gli Usa e la loro Corte “odiano le donne”, non è solo arbitrario, ma ignora che a determinare quel risultato è stata anche una giudice donna. Cancella il fatto che le tre ultime nomine di giudici sono state fatte da un presidente eletto con milioni di voti, fra i quali milioni di votanti donne. Il fatto che si ritenga sbagliata quella sentenza (ci arriviamo) non comporta il poterla mettere nel conto di un sentimento anti femminile, perché in questo modo si operano due insensatezze: a. si pretendono inesistenti i voti delle donne che a quella sentenza sono favorevoli; b. si suppone che il sesso determini un modo di pensare, che è anche peggio, perché imputando ad altri una discriminazione di genere si istituisce una specie di prigione di genere.</p>
<p>E la radice dell’errore è ancora più profonda: si ritiene che la storia proceda in una direzione, dall’arretratezza al progresso, dal buio alla luce, dal peccato alla redenzione. Assumendo di potete stabilire, ora e per sempre, cosa sia il bene e cosa il male. Non solo la storia non corre sui binari che a taluni sembrano belli e giusti, ma nelle democrazie a determinare la direzione di marcia sono le maggioranze elettorali. E se va a votare sempre meno gente, quel compito sarà assunto dalle minoranze meno minoritarie. Non sta scritto da nessuna parte che le maggioranze abbiano sempre ragione, ma supporre che l’abbiano le minoranze è il modo migliore per demolire le democrazie. Il che non somiglia ad un pensare incline alla libertà e al diritto.</p>
<p>Si dirà: ma la maggioranza è favorevole alla regolazione dell’aborto, non a negarlo. Sarebbe (è) giusto e promettente. Ma questo comporta che vi siano forze politiche e proiezioni elettorali che incarnino quella maggioranza, perché in assenza il minimo che si può dire è che la maggioranza s’è dimenticata d’essere e farsi valere come tale, che le sue espressioni politiche si sono dimenticate di presidiare quel terreno. Mentre essere contro leggi che regolano l’aborto può non essere da me condiviso, ma questo non mi autorizza a ritenere incivili e dispotici quanti la pensano diversamente.</p>
<p>Veniamo al merito della sentenza. La statuizione precedente, ovvero la copertura federale di un diritto, era a sua volta frutto di una sentenza (1973). E le leggi, come le sentenze, possono essere ribaltate, altrimenti non avrebbe senso né votare né giudicare, in un colpo solo cancellando democrazia e diritto. In tanti anni di vigenza della precedente sentenza il legislatore è venuto meno al dovere (o alla voglia?) di tradurre la sentenza in legge federale. S’è fidato e affidato alla sentenza. Oggi che cambia se la prenda con sé stesso. Dietro questa nuova sentenza non c’è solo l’arroganza reazionaria, ma anche una scuola di pensiero, denominata “originalismo”. Secondo quella scuola la Costituzione è un testo, che va preso per quello che c’è scritto, non per quello che avrebbe inteso o quel che si dovrebbe leggerci. Si può discutere, ma difficile negare che abbia un fondamento. A ingannare è stata l’idea deterministica della storia, il progresso (o supposto tale) come unica traiettoria. Un pregiudizio che pensa di vestire i panni della (sola) morale e, in realtà, indossa i vestiti del moralismo.</p>
<p>(Un dettaglio tecnico: la Costituzione statunitense prevede che i giudici siano nominati dal presidente e restino in carica a vita. Se qualche giudice liberal vuol morire alla Corte e qualche suo avversario decide di dimettendosi prima di tirare le cuoia, va a finire che Trump ne nomina tre).</p>
<p>Le manifestazioni di piazza ricordano i tanti giovani che le riempirono dopo Brexit, nel Regno Unito: intervistati informavano di non essere andati a votare. Per il futuro, provino a ricordarsene. La democrazia è conflitto perpetuo, in cui ci di deve battere, non un destino su cui adagiarsi.</p>
<p>La Ragione</p>
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		<title>Diritto e diritti</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diritto-e-diritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2022 16:04:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il diritto non è l’album di quelli che ciascuno o i più considerano diritti. Il diritto non procede, nel tempo, secondo un tracciato lineare, denominato “progresso”, talché ogni diverso tragitto possa essere considerato “regresso”. L’annuncio di una possibile sentenza della Corte Suprema statunitense, in tema di aborto, ha innescato reazioni che possono essere condivise o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il diritto non è l’album di quelli che ciascuno o i più considerano diritti. Il diritto non procede, nel tempo, secondo un tracciato lineare, denominato “progresso”, talché ogni diverso tragitto possa essere considerato “regresso”. L’annuncio di una possibile sentenza della Corte Suprema statunitense, in tema di aborto, ha innescato reazioni che possono essere condivise o meno, si può pensarla in un modo o nell’altro, ma mettono in evidenza una certa confusione culturale.</p>
<p>Da quando si è imparato a non far discendere dalla divinità il potere e la legittimità, si è dovuto anche imparare a stabilire i principi inderogabili della convivenza. Un gran passo in avanti. Ma, a dimostrazione che la storia non è un binario fissato e con stazioni in successione stabilita, una volta archiviata (non ovunque, le teocrazie esistono ancora) l’idea che uno sa quel che vuole dio e tutti gli altri fanno quello che vuole lui (salvo accopparlo), s’è traslocata l’etica del diritto dalle scritture più o meno sacre allo Stato. Gran bella cosa, peccato che sul tragitto il treno è passato da robaccia come il comunismo e il nazismo. Le abbiamo alle spalle (si spera).</p>
<p>Quei principi fondamentali li abbiamo messi nelle costituzioni, salvo poi farli vivere nella concretezza di leggi e scelte, accettando che taluno ne contesti la coerenza con la Costituzione. Siccome una cosa simile non la si può decidere a maggioranza, altrimenti il più forte distrugge il diritto, sono nate le Corti. Quella statunitense ha un lunga e nobile tradizione.</p>
<p>Occhio: non sono tribunali ed è ovvio che abbiano impronta politica, visto che sono in gran parte o totalmente scelte dalla politica, ma sono autonome, intoccabili. Se una loro decisione fosse considerata insopportabile allora si deve tornare al metodo democratico e con quello cambiare quella parte della Costituzione. Politico, però, non è sinonimo di partitico. Per intendersi: Trump voleva che la Corte riconoscesse l’illegittimità delle elezioni e neanche se lo sono filato.</p>
<p>Una sentenza stabilì che abortire sia un diritto. Lo è anche da noi. Ma va regolato. Essendo materia statale (gli Usa sono federali), vi sono leggi più permissive e leggi più restrittive. Se si togliesse il paletto del diritto federale non per questo sarebbe illegittimo abortire, ma una legge statale potrebbe diventare ancora più restrittiva (un margine di ammissibilità esiste anche nelle legislazioni più rigide). Tema da battaglia politica.</p>
<p>Ma, si dice: è un ritorno al medio evo. Non so cosa quella stagione della storia abbia fatto a tanti, che non la conoscono, ma suppongo intendano: si torna all’inciviltà che nega i diritti. Solitamente l’affermazione è accompagnata da una data: ancora nel 2022 si discute di &#8230; questo o quello. Perché no? Sono favorevole alla regolazione dell’aborto, ma non credo che il mondo ideale sia quello in cui tutti possano abortire a piacimento, semmai quello in cui non abortisce nessuno, usando gli anticoncezionali.</p>
<p>Ma siccome non esiste il mondo ideale, la faccenda va regolata. Altri, però, la possono pensare diversamente, considerando incivile abortire e un progresso proibirlo. E allora? E allora ci si conta. Una maggioranza non deve mai potermi imporre come pensarla o proibirmi di dirlo (e su questo le Costituzioni democratiche sono chiarissime), ma il rispetto delle minoranze non comporta che la legge è civile solo se c’è scritto quello che voglio io.</p>
<p>In ogni caso: pare che l’ampia maggioranza sia favorevole all’aborto. Bene, le strade del diritto le consentono di mantenerlo, quale che sia la sentenza. Su quelle strade, però, non si vive di rendita e addormentandosi, occorre costruire ogni giorno il consenso.</p>
<p><a href="https://laragione.eu/pdfviewer/5-maggio-2022/"><em><strong>La Ragione</strong></em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/diritto-e-diritti/">Diritto e diritti</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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