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	<title>25 aprile Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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	<description>Per Studi di Politica, Economia e Storia</description>
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	<title>25 aprile Archivi - Fondazione Luigi Einaudi</title>
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		<title>La festa della libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Bozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 16:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[riFLEssioni]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul quotidiano “Il Dubbio” del 25 aprile u.s. è comparso un articolo del prof. Dino Cofrancesco dal titolo “Il 25 aprile è una ricorrenza divisiva, la vera festa degli italiani deve essere il 2 giugno”. Ritenendo che la titolazione fosse dovuta ad una sintesi giornalistica volutamente provocatoria, incuriosito, mi sono affrettato a leggere il testo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/la-festa-della-liberta/">La festa della libertà</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul quotidiano “<em>Il Dubbio</em>” del 25 aprile u.s. è comparso un articolo del prof. Dino Cofrancesco dal titolo “Il 25 aprile è una ricorrenza divisiva, la vera festa degli italiani deve essere il 2 giugno”.</p>
<p>Ritenendo che la titolazione fosse dovuta ad una sintesi giornalistica volutamente provocatoria, incuriosito, mi sono affrettato a leggere il testo constatandone, non senza sorpresa, la piena corrispondenza con il titolo.</p>
<p>L’autore afferma che il 25 aprile è “un giorno di lutto e di dolore legato a una sciagura nazionale” ed è quindi una “festa profondamente divisiva indigesta ad una parte ampia di persone” per cui soltanto il 2 giugno è la festa unitaria del popolo italiano da celebrare.</p>
<p>A me sembra che all’illustre autore sfugga che il <strong>referendum istituzionale e le libere elezioni dell’Assemblea Costituente</strong>, svolte per la prima volta con l’allargamento del suffragio alle donne, sono figli del 25 aprile in cui culminò la resistenza, quale lotta di liberazione dall’occupazione tedesca e dei valori che essa espresse (si veda tra la vasta bibliografia sul tema l’aureo volume <strong>“Lettere di condannati a morte della resistenza italiana”</strong>, Einaudi, 1952.</p>
<p>La resistenza non fu certo una sciagura bensì un fenomeno, composito ma unitario nella condivisione degli <strong>ideali di libertà</strong>, capace di mobilitare un vasto arco di forze politiche. In essa si riconobbero, al di là delle singole appartenenze politiche e sociali, con sentimento patriottico unitario, operai e intellettuali, esercito regio e volontariato, giovani e anziani, uniti e ispirati dall’insegnamento di Benedetto Croce della libertà come ideale etico e civile.</p>
<p>Senza la condivisione di questi valori non sarebbe nata la democrazia liberale, fondata sulla <strong>Costituzione, garante della libertà e dei diritti di tutti.</strong> Proprio gli eventi del 2 giugno e il loro antecedente costituito dalla mobilitazione dei resistenti, consentirono agli italiani di superare lo smarrimento identitario provocato dalla tragedia dell’8 settembre (“La morte della Patria”) e di recuperare un legame collettivo e il senso comunitario di un’esperienza condivisa all’insegna della libertà ritrovata.</p>
<p>Con gli eventi del 2 giugno, che non sono un fatto isolato e senza radici, si chiuse quella parentesi della storia patria che Croce vide nel ventennio delle libertà negate e represse, delle guerre coloniali, dell’aggressione alla Grecia, dell’alleanza con la Germania nazista, delle leggi razziali, e l’Italia riprese il suo cammino riallacciandosi con nuove sensibilità all’eredità del Risorgimento.</p>
<p><strong>Piero Calamandrei</strong> spiegando la Costituzione agli studenti di Milano evocava gli echi di voci lontane nel tempo, ma presenti e vive nello spirito e nella lettera della Carta repubblicana: nell’articolo 2, che garantisce e tutela i “doveri inderogabili di solidarietà” risonava la voce di Mazzini; la voce di Cavour echeggiava nell’art. 8 sull’eguale libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge; la voce di Cattaneo spirava nell’articolo 5 che promuove le autonomie nell’unità della Repubblica; et cetera.</p>
<p>In una fase difficile e problematica, come è quella che stiamo vivendo, caratterizzata da una sfiducia politica generale, dall’influsso di un populismo demagogico, da un Parlamento esautorato, da un Governo che in nome di uno stato di emergenza invade e lottizza la sfera economica e produttiva, comprime le libertà costituzionali con un’alluvione di atti amministrativi privi del controllo parlamentare e si profila incombente, se non già in atto, una post democrazia autoritaria, trovo singolare che si evochino antiche e antistoriche divisioni, proprie della storiografia e della memorialistica dell’estrema destra, superate dalla coscienza collettiva, come è stato dimostrato dalla celebrazione ampiamente partecipata sia pure a distanza del 25 aprile.</p>
<p><strong>E’ urgente invece riflettere sui rimedi liberali contro l’abuso dell’autorità governativa per evitare l’incipiente crepuscolo della democrazia rappresentativa consentendo il ritorno alla Costituzione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*titolare della cattedra di Diritto civile presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli di Roma e componente del comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi</p>
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		<title>Liberali, forse</title>
		<link>https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liberali-forse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fondazione Luigi Einaudi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Apr 2017 09:27:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicono di Noi]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Ricolfi, Bobbio a stato un Maestro. Ma come teorico del liberalismo è ben lontano da Aron Nel suo ultimo libro, Sinistra e popolo, Luca Ricolfi, che ritengo la mente pin lucida della sociologia-politologia italiana, scrive che Norberto Bobbio spese la parte centrale della sua vita nel &#8220;tentativo, tanto appassionato quanto vano di convincere i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it/liberali-forse/">Liberali, forse</a> proviene da <a href="https://www.fondazioneluigieinaudi.it">Fondazione Luigi Einaudi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Caro Ricolfi, Bobbio a stato un Maestro. Ma come teorico del liberalismo è ben lontano da Aron</em></p>
<p><strong>Nel suo ultimo libro, <em>Sinistra e popolo</em>, Luca Ricolfi</strong>, che ritengo la mente pin lucida della sociologia-politologia italiana, scrive che Norberto Bobbio spese la parte centrale della sua vita nel &#8220;tentativo, tanto appassionato quanto vano di convincere i comunisti dell&#8217;alto valore delle istituzioni liberali, del carattere tutt&#8217;altro che formale delle libertà &#8216;borghesi'&#8221;.</p>
<p><strong>Bobbio è stato, in campo intellettuale</strong>, uno di miei più importanti &#8220;ufficiali istruttori&#8221; &#8211; per le sue analisi concettuali, per le sue magistrali letture dei classici del pensiero politico, per le sue lezioni di metodo &#8211; ma, come teorico del liberalismo, non l&#8217;ho mai collocato sullo stesso piano di un Raymond Mon o di un Isaiah Berlin.</p>
<p><strong>Difese, a vero, le libertà &#8220;borghesi&#8221;</strong>, sostanzialmente screditate (quando non dileggiate) dall&#8217;intellighenzia marxista &#8211; comunista e socialista precraxiana &#8211; ma, per adoperare une metafora architettonica, le considerò una sorta di Sagrada Familia &#8211; l&#8217;opera che Antoni Gaudi iniziò nel 1883 e che forse sarà completata solo nel 2026 &#8211; non una Basilica di San Pietro, ovvero un monumento in sé compiuto e non bisognoso di integrazioni e modifiche rilevanti.</p>
<p><strong>Fuor di metafora, per lui la democrazia liberale</strong> (certo irrinunciabile) era l&#8217;inizio di un lungo, sofferto, cammino che avrebbe dovuto realizzare, attraverso le &#8220;generazioni dei diritti&#8221;, quell&#8217;eguaglianza che forse gli stava molto pin a cura della libertà.</p>
<p><strong>Questo carattere di &#8220;incompiutezza&#8221; conferito alla &#8220;forma di governo&#8221;</strong> nata dalle rivoluzioni atlantiche, non va sottovalutato o riguardato come un accademico contenzioso all&#8217;interno della <em>Repubblica delle Lettere</em>, giacché introduceva una dimensione, p.c.d&#8230; &#8220;sostanzialistica&#8221; nell&#8217;interpretazione che ne dava it maitre-a-penser torinese.</p>
<p><strong>In altre parole, per ricordare la critica – definitiva ed esemplare – di Benedetto Croce al &#8220;socialismo liberale&#8221;, per Bobbio</strong>, il pane delle libertà borghesi doveva essere integrato da un companatico senza di che il primo sarebbe stato quel pane condito solo dalla fantasia che il maresciallo Antonio Carotenuto (Vittorio De Sica) vide in bocca al povero manovale, nel grande film, di Luigi Comencini, &#8220;Pane, amore e fantasia&#8221; (1953).</p>
<p><strong>Non è questione di parole, giacché dalla &#8220;filosofia politica&#8221;</strong>, che aveva in mente Bobbio, poteva derivarsi – come mostrano i percorsi di tanti suoi allievi torinesi e non – la delegittimazione etica (e persino giuridica, nel pensiero dei pasdaran della &#8220;Costituzione pin bella del mondo&#8221;) di ogni Sagrada Familia i cui lavori fossero interrotti dalla vittoria elettorale della -conservazione&#8221;.</p>
<p><strong>Per non farla troppo lunga, per la sinistra gramsciazionista</strong>, se dai diritti politici&#8221; non si procede spediti sulla via che porterà all&#8217;eguaglianza &#8211; grazie ai &#8220;diritti sociali&#8221; &#8211; ci si troverà sempre dinanzi a una democrazia azzoppata e ingannevole, al servizio dei poteri forti e degli egoismi di classe.</p>
<p><strong>A contare è la forma, non la sostanza.</strong> Il cuore dei liberaldemocratici, al contrario, batte non per la &#8220;sostanza&#8221; ma per le &#8221;forme&#8221;, per il rispetto delle regole del gioco, che importa molto di più della squadra (progressista e conservatrice) che vincerà la partita.</p>
<p><strong>Forse è difficile, per i popoli latini</strong>, appassionarsi per le &#8220;forme&#8221; e non esultare, ad esempio, per un&#8217;elezione truccata che facesse vincere le Forze del Bene ma, per un liberale &#8220;vero&#8221;, la vittoria di una buona causa ottenuta con mezzi illeciti non è una vittoria ma una sconfitta umiliante.</p>
<p><strong>La libertà è un valore assoluto che va difeso</strong> anche se non porta (subito o non porta affatto) all&#8217;eguaglianza. Nel suo ultimo libro, <em>Nazione, sviluppo economico e questione meridionale in Italia</em> (Rubbettino), Guido Pescosolido ricorda che Gaetano Salvemini rifiutò il risultato elettorale che lo vedeva vincente, avendo saputo che era stato ottenuto con gli imbrogli.</p>
<p>&#8220;Il fine giustifica i mezzi&#8221; solo per i lettori superficiali del grande Segretario fiorentino.</p>
<p><strong>Dino Cofrancesco</strong>, <em>Il Foglio</em> 25 aprile 2017</p>
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